sabato 13 febbraio 2010

Lettere, lettere, lettere. Non male la rassegna stampa odierna

Continua il ruolo di osservatorio di Cartellopoli.com relativamente alla visibilità che la stampa quotidiana dà della questione cartellonara. Oggi non ci si può lamentare: Repubblica pubblica ben due lettere sull'argomento sulla prima pagina della cronaca di Roma. Una è di Stefano Barchi e così lucidissimamente recita: "Vorrei protestare con il sindaco in merito alla delibera che ha autorizzato l'installazione di impianti pubblicitari delle più svariate fattezze, in ogni angolo della città , in violazione della sicurezza stradale e dei passaggi pedonali. Neegli ultimi mesi ho visitato Londra, Madrid, Barcellona, Helsinki, Parigi, Berlino, Lisbona. In nessuna di queste città esiste una situazione simile". Insomma, avete capito perché vogliono chiudere l'aeroporto di Ciampino? Perché è la porta della popolazione verso i paesi civili a noi vicini, perché apre gli occhi alla gente, perché mette a repentaglio il malgoverno locale dal momento in cui, tra i milioni di passeggeri in tranito, anche solo l'un per cento inizia a fare confronti. E bravissimo Stefano Barchi. L'altra lettera è di Mario Remoli: "Nonostante le denuncie dei cittadini sulle buche stradali e lo scempio di migliaia di cartelloni pubblicitari installati in tutta la città, i nostri amministratori si dilettano a concedere appalti a "trattativa privata" per motivi di "somma urgenza" per tutt'altre ragioni". E bravo anche Remoli che addirittura accomuna la piaga dei cartelloni a quella delle buche, vero spauracchio dei romani.
Il Corriere della Sera non si tira indietro. Pubblica una amarissima foto di un cartellone disteso in una aiuola e riporta, a firma di Paolo Marchetti: "Siamo all'incrocio tra via Vessella e via Catalani al Salario: anche noi siamo invasi dai cartelloni pubblicitari. Per fortuna ci ha pensato il vento ad abbaterne uno, supplendo a quanto il comune non riesce o non vuole fare. Qualcuno può rimuoverlo ora?". Continuate a scrivere ai giornali, continuate, continuate, continuate, continuate. E' la strada migliore in assoluto. E per ora non abbiamo altre armi.

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