domenica 14 marzo 2010

Ecco la delibera di iniziativa popolare

L'iniziativa è della rete del Mutuo Soccorso. Che si incontrerà, per affinare la bozza che qui riportiamo sotto la relazione illustrativa, lunedì 15 marzo alle ore 18 presso la sede del X Municipio (Piazza di Cinecittà 11, 4° piano). A noi, naturalmente, l'iniziativa piace. Ma è dura, veramente dura intraprendere la strada della delibera di iniziativa popolare. E' un percorso faticoso che richiede l'aiuto da parte di tutti quanti. Dunque partecipazione MASSIVA alla riunione di lunedì. Per rimarcare al massimo l'attenzione verso questa iniziativa, Cartellopoli non pubblicherà più alcuna notizia fino al pomeriggio di domani. Perché fino a domani la notizia è questa.


Relazione illustrativa della delibera di iniziativa popolare


In tutte le principali capitali europee è stata stabilita ormai da tempo tanto la superficie complessiva (espressa in mq.) da destinare alla esposizione pubblicitaria quanto una distribuzione diversificata dei tipi di impianti pubblicitari finalizzata a mantenere (se non addirittura ad aumentare) il decoro della città in tutte le sue varie parti.
Il Comune di Roma deve ancora dotarsi di un Piano Regolatore delle Affissioni Pubblicitarie: anche per causa della mancanza di questo fondamentale strumento di pianificazione, nella Capitale è esploso e sta tuttora imperversando il fenomeno dell’abusivismo, che nel 2001 era stimato ancora in circa 80.000 cartelloni pubblicitari abusivi, scesi l’anno dopo a 50.000 circa.
Con delibera n. 254/1995 l’Amministrazione Comunale adottò una procedura di “riordino” del settore dell’impiantistica pubblicitaria disciplinata poi dalla Giunta Comunale con delibera n. 1689/1997, ma fissata in modo tale da demandare alle ditte l’onere della “prova” (“autocensimento”), dichiarando da un lato la quantità dei propri cartelloni pubblicitari autorizzati e presentando dall’altro lato domanda di “riordino” di quelli ritenuti ormai incompatibili là dove erano stati a suo tempo regolarmente autorizzati, a causa di vincoli paesaggistici o motivi di ordine pubblico subentrati successivamente.
La procedura di “riordino” deve essere a tutt’oggi ancora conclusa e non ha quindi contribuito a mettere “ordine” nel settore: ad essa fece seguito il “Regolamento” in materia di Affissioni e Pubblicità che il Consiglio Comunale approvò nel 2006, abrogando i cartelloni di dimensioni 6 x 3 e congelando di fatto il rilascio delle autorizzazioni di nuovi impianti pubblicitari fino alla adozione del Piano Regolatore delle Affissioni Pubblicitarie.
Con delibera del Consiglio Comunale n. 37 del 30 marzo 2009 sono state apportate al Regolamento approvato nel 2006 una serie di modifiche ed integrazioni che hanno consentito l’installazione di nuovi impianti fino all’adozione del “Piano Regolatore degli impianti e dei mezzi pubblicitari”: per tutte le domande di riordino ancora in fase istruttoria è stata concessa inoltre una norma transitoria che permette alle ditte interessate di ottenere, previa presentazione di apposite istanze da presentare entro il 30 giugno 2009, non solo la sospensione di tutti i provvedimenti di rimozione di loro impianti pubblicitari che erano risultati collocati in posizione diversa rispetto a quella dichiarata nella domanda di riordino, ma anche la ricollocazione degli impianti già rimossi a seguito del rigetto della domanda di riordino.
Attraverso una procedura di “autocertificazione” è accaduto che in cambio del pagamento della tassa dovuta per l’esposizione pubblicitaria, l’Ufficio Affissioni e Pubblicità ha rilasciato un numero di codice identificativo della domanda presentata (che è stato poi affisso sulle cimase dei relativi impianti), senza preoccuparsi minimamente di effettuare alcun controllo preventivo sul rispetto della normativa vigente in materia, che riguarda non solo i vincoli imposti dal Codice della Strada ma anche e soprattutto i vincoli paesaggistici, archeologici e storico-monumentali disciplinati dal “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio" che vietano tassativamente l’installazione di cartelloni pubblicitari.
Gli impianti pubblicitari “autodenunciati” sono stai inseriti dal Comune in una banca dati che secondo gli ultimi dati diffusi dal Comune conta 31.600 impianti censiti.
Con questo meccanismo del pagamento senza nessun controllo a monte, è stata di fatto consentita l’installazione di cartelloni pubblicitari abusivi secondo le leggi vigenti che avrebbero dovuto essere comunque rimossi.
Particolarmente grave risulta il mancato rispetto delle distanze di sicurezza, previste dal Codice della strada, per gli impianti di pubblicità, in prossimità di incroci, semafori, curve pericolose segnaletica stradale, strisce pedonali, etc…
Grazie a questa liberalizzazione selvaggia del mercato sono sorti come funghi e continuano a sorgere dappertutto senza soste nuovi impianti pubblicitari (anche dentro i parchi regionali di Veio e dell’Appia Antica e le riserve naturali regionali di Roma) che hanno prodotto un grave peggioramento dell’inquinamento visivo di cui è da sempre affetta la Capitale, con ulteriori pesanti incidenze negative sull’immagine della città all’estero e quindi anche sull’indotto turistico.
Con l’applicazione distorta della delibera 37/2009 la situazione è precipitata perché il “decoro” della città, già da anni compromesso, oltre ad essere già stato aggravato dagli impianti fino ad oggi installati (sembra in numero complessivo più che triplicato rispetto alla totalità di quelli congelati dalla precedente amministrazione) continua ad essere minacciato ogni giorno che passa da un mercato ormai senza più regole e limiti di tempo, dal momento che sono indefiniti i tempi per l' effettiva adozione da parte del Consiglio Comunale del “Piano Regolatore degli impianti e dei mezzi pubblicitari”.
Va considerato da un lato che non può essere infinito in qualunque città lo spazio da destinare alla esposizione pubblicitaria perché non ne può superare le sue stesse superfici materialmente disponibili: dall’altro lato non è in alcun modo accettabile che la futura redazione del “Piano Regolatore degli impianti e dei mezzi pubblicitari” possa essere del tutto distorta dalla presa d’atto della marea di impianti pubblicitari nel frattempo autorizzati, se verranno considerati titolari di “diritti acquisiti” da regolarizzare comunque in deroga ad ogni più elementare principio di una corretta pianificazione.

Per tutte le ragioni sopra esposte, si rende necessario procedere:

alla sospensione immediata nell'installazione di nuovi impianti e mezzi pubblicitari fino all'approvazione del Piano Regolatore previsto dalla delibera stessa, ponendo così fine alla prassi dell’autocertificazione;
alla verifica di tutti gli impianti “autorizzati” fino ad oggi, esigendo la più sollecita rimozione di tutti quelli vietati dal Codice della Strada o ricadenti in aree vincolate con divieto di affissione;
alla redazione in tempi brevi di un “Piano regolatore degli impianti e dei mezzi pubblicitari” che stabilisca soprattutto il tetto massimo dell’esposizione pubblicitaria della nostra capitale.

Con queste finalità si ritiene necessario procedere alla più sollecita abrogazione delle modifiche e delle integrazioni apportate con la delibera consiliare n. 37/2009 che hanno già provocato e continuano a provocare un grave danno all’immagine della città di Roma.



Proposta di delibera di iniziativa popolare per la modifica della deliberazione consiliare n. 37 del 30 marzo 2009 riguardante il Regolamento comunale recante le norme in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni.

Oggetto: modifica della deliberazione consiliare n. 37 del 30 marzo 2009 recante “Modifiche ed integrazioni alla deliberazione consiliare n. 100 del 12 aprile 2006 riguardante il Regolamento comunale recante le norme in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni.”

Articoli 6 e 8 dello Statuto del Comune di Roma; articoli 2, 3 e 4 del Regolamento per gli istituti di partecipazione approvato con Deliberazione C.C. n. 101 del 14 giugno 1994.


Premesso che con delibera del C.C. n. 100 del 12 aprile 2006 è stato adottato a norma dell’articolo 52 del Decreto Legislativo n. 446 del 15 dicembre 1997, il nuovo Regolamento comunale recante le norme in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni.

Che l’articolo 62 del medesimo Decreto dispone che i Comuni possono, con Regolamento, sottoporre le iniziative pubblicitarie, in quanto incidenti sull’arredo urbano o sull’ambiente, ad un regime autorizzatorio assoggettandole al pagamento di un canone in base a tariffa.

Che l’adozione di tale Regolamento si era resa necessaria anche ai fini della unificazione e semplificazione della normativa comunale in materia, costituita da numerosi provvedimenti succedutisi nel tempo, e della definizione dei criteri per la redazione del Piano Regolatore degli impianti e dei mezzi pubblicitari, avente lo scopo di regolare l’inserimento degli impianti e mezzi in relazione alle diverse caratteristiche delle aree della Città.

Che la deliberazione del C.C. n. 37 del 30 marzo 2009 ha apportato modifiche ed integrazioni alla deliberazione consiliare n. 100 del 12 aprile 2006 sulla premessa che in sede di concreta applicazione di alcune norme regolamentari concernenti il settore di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni fossero emerse criticità, la cui natura non veniva in alcun modo specificata.

Che la citata deliberazione n. 37 del 2009 introduceva la norma di cui all’art. 33bis, in forza della quale diveniva possibile presentare, alle condizioni ivi previste, istanze di autorizzazione di nuovi impianti su area privata.

Che, inoltre, la norma di cui al successivo art. 34 della citata delibera, così come integrata, prevedeva:
1. l’autorizzazione della pubblicità pittorica di attività e di soggetti economici locali, fino ad un massimo di due unità per il medesimo committente, realizzata con impianti a tipologia di palina di formato metri 1x1 posti su spazio comunale (comma 3bis);
2. la sospensione dell’esame delle domande di riordino e, alle condizioni ivi previste, della rimozione degli impianti oggetto di domanda di riordino collocati in posizione diversa rispetto a quella dichiarata (comma 5bis);
3. la ricollocazione, su domanda da presentare entro il 30 giugno 2009, termine poi prorogato a dicembre 2009, nella posizione originaria degli impianti rimossi a seguito del rigetto dell’istanza di riordino (comma 5bis);
4. il rilascio di nuove autorizzazioni temporanee della durata massima di un anno per l’esposizione pubblicitaria su suolo pubblico o privato (comma 14);

Considerato che l’art. 19 della deliberazione C.C. n. 37 del 2009 non prevede alcun termine per l’adozione del Piano regolatore e dei Piani di localizzazione degli impianti e dei mezzi pubblicitari;

Rilevato, inoltre, che le citate modifiche alla deliberazione C.C. n. 100 del 2006 insieme alla prassi di autocertificazione hanno prodotto in pochi mesi una repentina e incontrollata proliferazione degli impianti pubblicitari in tutta la città, registrata e documentata dalla stampa locale.

Ritenuto che la corrente prassi consistente nel rilascio di un codice identificativo dietro mera presentazione di una domanda accompagnata dal pagamento del canone e dell’imposta, senza alcuna verifica della concreta ubicazione degli impianti da parte degli uffici preposti, abbia contribuito a determinare il concreto rischio che gli impianti venissero installati in zone sottoposte a vincolo di varia natura o con modalità lesive della sicurezza stradale e dei pedoni, come ampiamente documentato dagli organi di stampa locale.

Valutato che la previsione di tempi lunghi per l’adozione dei Piani di cui all’art. 19 rischia di compromettere per il futuro l’interesse pubblico preminente sotteso allo strumento regolatorio e pianificatorio in materia, consistente nella tutela del decoro e della sicurezza degli spazi cittadini comuni dalla presenza indiscriminata di forme di pubblicità invasive e sfregianti, sia perché la rivendicazione di diritti da parte degli attuali e futuri titolari di autorizzazione renderà giuridicamente estenuante la rimozione degli impianti installati, sia perché, laddove gli ostacoli giuridici saranno comunque faticosamente rimossi, si renderanno necessarie risorse straordinarie per procedere alle inevitabili rimozioni coattive.

Ritenuto che, nelle more dell’adozione dei piani di cui all’art. 19 della delibera n. 37/2009, sia necessario, al fine di tutelare la città storica, le aree e le zone sottoposte a vincolo nonché la sicurezza stradale e il decoro delle periferie dall’invasione indiscriminata dei cartelloni pubblicitari, procedere all’abrogazione delle disposizioni contenute della delibera n. 37/2009 che hanno determinato le criticità evidenziate.

Tanto premesso,

IL CONSIGLIO COMUNALE

per i motivi espressi in narrativa,

- impegna il Sindaco e la Giunta Comunale a procedere alla verifica di tutti gli impianti autocertificati dalle società pubblicitarie di cui è stata consentita l’installazione fino ad oggi, esigendo la più sollecita rimozione di tutti quelli ricadenti in aree vincolate con divieto di affissione e di tutti quelli che violano il Codice della Strada;

- delibera di approvare tutte le modifiche ed integrazioni alla deliberazione consiliare n. 37 del 30 marzo 2009 necessarie a determinare una sospensione nell'installazione di nuovi impianti e mezzi pubblicitari fino all'approvazione del Piano Regolatore previsto dalla delibera stessa, ponendo così fine alla prassi dell’autocertificazione.

A tal proposito in particolare delibera le modifiche alla deliberazione 37di seguito riportate:


- Art. 18, comma 1, aggiungere dopo la lett. g) le parole “h) nelle zone sottoposte a vincolo archeologico o paesistico”
- Art. 19 comma 1, aggiungere dopo le parole “Il Piano Regolatore degli impianti e dei mezzi i pubblicitari è redatto” le parole “entro sei mesi dall’entrata in vigore delle modifiche sulla delibera n. 37”.
- Art. 19 comma 3 è abrogato.
- Art. 20 comma E) capoverso 4) è abrogato.
- Art. 31 aggiungere dopo il comma 17 le parole “18. Con cadenza mensile il Comune provvede a pubblicare sul proprio sito istituzionale l'elenco delle sanzioni irrogate, dei titolari degli impianti abusivi e dei soggetti pubblicizzati sanzionati”.
- Art. 33 bis, è abrogato.
- Art. 34, commi 3 bis, 5 bis e 14 sono abrogati.



Paragrafi da utilizzare eventualmente per Relazione Illustrativa

Che, secondo quanto risulta da articoli pubblicati sulla stampa locale, l’adozione e l’entrata in vigore delle nuove norme avrebbero comportato il passaggio dai 6.000 impianti “congelati” dalla precedente Amministrazione Capitolina a ben 20.000 impianti, senza nessun controllo preventivo sulle società richiedenti e sulla posizione dei nuovi impianti installati;

Che dalle risultanze della nuova Banca Dati del Comune, così come riportate dalla stampa locale in una intervista all’Assessore alle Attività Produttive, sarebbero da quantificare (a tutto il 15 settembre 2009) in un numero complessivo di 31.636 gli impianti pubblicitari nella città di Roma, di cui 7.454 abusivi;

Che, quindi, i cartelloni pubblicitari “legittimi” sarebbero 24.182 e che quindi – rispetto ai circa 6.000 impianti congelati dalla Giunta Veltroni – sarebbero triplicati (cioè 18.000 circa) quelli “autorizzati” dall’attuale amministrazione comunale in appena 5 mesi, cioè dal 30 marzo 2009 (data di approvazione delle modifiche e delle integrazioni al Regolamento in materia di affissioni e pubblicità) al 15 settembre 2009 (data del censimento): con una media di circa 3.600 impianti autorizzati al mese.

Che per rimuovere 36.500 cartelloni già in passato accertati come abusivi ci sono voluti ben 7 anni, con una media di 5.200 impianti all’anno, pari a 430 circa al mese;

Che dei 18.000 impianti nuovi impianti autorizzati dal Comune in forza delle nuove norme regolamentari approvate con delibera del C.C. n. 37 del 30 marzo 2009 appare legittimo chiedersi, considerato il breve lasso di tempo intercorso, quanti siano quelli collocati, in assenza di qualsiasi verifica preventiva da parte dell’Amministrazione, in zone vincolate (dove per legge vige il divieto più assoluto di installare cartelloni pubblicitari) e che, alla luce delle norme tutt’ora vigenti, vanno quindi considerati come “abusivi”;

Che le cronache cittadine degli ultimi mesi hanno evidenziato l’emersione del preoccupante fenomeno della installazione di cartelloni pubblicitari in zone a vario titolo vietate, come per esempio persino nel parco di Veio o in quello dell’Appia Antica;

Che, per combattere il fenomeno dell’abusivismo, il Comune deve pagare le ditte incaricate della rimozione “d’ufficio” degli impianti abusivi, facendosi carico di una spesa che per ogni cartellone abusivo di mt. 6 x 3 comportava l’anticipazione ca. 450-500 € e che comunque dovrebbe essere sempre rimborsata da parte del responsabile dell’abuso tramite una ordinanza-ingiunzione di pagamento del Prefetto;

Che, al contrario, quasi mai si riesce ad ottenere il rimborso delle spese sostenute per la rimozione, perché per lo più non viene chiesto dal Prefetto, ma dai Municipi competenti con atti amministrativi (contro cui le ditte fanno ricorso al T.A.R., se non altro per ritardare strumentalmente il pagamento) oppure perché richiesto con molto ritardo oppure perché non esigibile, in quanto le ditte risultano per lo più sconosciute agli indirizzi “ufficiali” delle loro sedi sociali;

Che anche la riscossione coattiva delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dalle norme in materia, la cui afflittività non è tale da costituire in astratto un valido deterrente contro la violazione delle norme in materia di pubblicità abusiva, va incontro alle medesime difficoltà descritte per il recupero delle spese di rimozione dei cartelloni abusivi e, quindi, non garantisce la protezione degli interessi a tutela dei quali le sanzioni sono previste;

1 commento:

  1. va bene, ma sappiate che esiste una simile iniziativa da parte di Athos de Luca che ha già raccolto migliaia di firme. La mano destra deve sapere cosa fa la mano sinistra. C'è un grande bisogno di collegare tutte le realtà che stanno lottando contro il "Grande "Scempio", andare in ordine sparso non porta da nessuna parte, secondo me, e i maledetti cartellonari continuano a saccheggiare la città. Anche stanotte! Invierò documentazione..(Villa Pamphili e Via della Pineta Sacchetti..ANCORA!!!)

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