domenica 28 marzo 2010

Guardo Milano e mi vergogno d'esser romano


A Milano ci sono parecchie metropolitane (dove prende il telefono e si può lavorare al computer), nelle strade non ci sono i cassonetti, sono davvero pochissime le zone afflitte dalla piaga dei graffiti, la città è assai pulita e viene ogni notte disinfettata dagli operatori ecologici del comune, i semafori sono tutti a led e i pali pubblici non sono pieni di locandine e di affittasi e vendesi.
Ma è soprattutto ai 'cultori' della cartellopoli romana che un giro a Milano farà venire un vero e proprio colpo. Pur raccogliendo tradizionalmente oltre il doppio dei milioni di Roma dalle concessioni per la cartellonistica, Milano sembra praticamente priva di spazi outdoor per la pubblicità. Pulita, libera: le affissioni ci sono, ma non creano inquinamento, stanno negli spazi dove devono stare, non sono disordinate, non ingombrano marciapiedi, bordi di giardini, spartitraffico. Si fatica a credere che queste due città siano entrambe nello stesso paese. Si fatica a credere che, in quel paese, siano le due città più rappresentative. E la differenza non sussiste soltanto in centro: andate nell'estrema periferia di Milano e non troverete un impianto posizionato in contrasto con il codice della strada.

Ultimamente però c'è una novità. Una novità che sta montando proprio in questi giorni tanto che molti piccoli cantieri di montaggio sono aperti. Clear Channel sta montando degli impianti un po' in tutta la città. Guardatene l'estetica, la qualità dell'ancoraggio a terra, la tipologia di inserzionisti (mica i centri dimagranti sobrino...) e, soprattutto, la scritta che portano alla base. Come per doversi giustificare di queste lastre di cristallo che arredano (e illuminano) la città: "questo impianto finanzia il servizio di BikeMi". Perché a Milano non sarebbe accettabile, da parte dei cittadini, una nuova pubblicità ad ingombrare la città senza nulla in cambio. Questa è la cultura che sta alla base delle affissioni esterne: devono essere gradevoli, legali e servire a qualcosa. In questo caso questi impianti, ce lo si scrive anche sopra, servono a finanziare il bellissimo (e utilissimo) servizio bike-sharing di Milano.
La pubblicità che distrugge Roma a che serve? Cosa ci dà in cambio? Quale servizio ci restituisce rispetto allo spazio ed alla vista che ci ruba? Se dovessimo essere risarciti dalla vergogna delle affissioni a Roma dovremmo avere tutti quanti un vitalizio da 10mila euro al mese. Uno stipendio cospicuo per sopportare una indecenza che non ha eguali al mondo.

10 commenti:

  1. Milano incassa il doppio di Roma per la pubblicità, pur avendo un ventesimo degli impianti. Senti senti...

    Propongo di passare all'azione distribuendo volantini sulle buche delle lettere dei condomini dei romani. Un volantino semplice, con poche parole, che spieghi ai romani la vergogna della cartellopoli romana. Tutti devono sapere. Uno dei fondatori del nostro blog lavora in una copisteria, fare fotocopie non è un problema. Cominceremo a diffonderle a tappeto e senza sosta, abbiamo lettori un po' in tutti i quartieri di Roma. Almeno daremo la sveglia ai romani dormiglioni, e metteremo cartellonari e comune alle strette. E poi vediamo che succede.

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  2. L'impressione è che si tratti non di un ventesimo, ma di un cinquantesimo, o addirittura di un centesimo. Non esistono gli impianti pubblicitari, non esistono i parapedonali, non esistono negli incroci, nelle rotatorie, nei giardini, sui marciapiedi...

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  3. buona l'idea del volantino da mettere nelle buche facendo in modo che richiami l'attenzione e non sembri (sarebbe il colmo) un volantino pubblicitario !!! si deve chiarire bene il danno per la città a causa del numero clamorosamente alto, la bruttezza degli impianti, la loro pericolosità per pedoni, auto, per la circolazione stradale, sono barriere architettoniche, il FATTO CHE PRIMA SONO STATI TAGLIATI MIGLIAIA DI ALBERI E AL LORO POSTO SULLE STRADE CI SONO CARTELLI, il business miliardario che c'e dietro ma che non da niente ai cittadini, parlare anche delle indagini precedenti della magistratura e delle minacce ricevute dall'allora sindaco veltroni. Evidenziare che a milano la pubblicita è di classe e finanzia progetti utili ai cittadini. Mettere foto significative dell'ammucchiata di cartelli sulle aree verdi, a ridosso di architetture, immagini di degrado altro che decoro urbano che propaganda il COmune. Chiarire che le strade sono dei cittadini e non dei cartellonari.

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  4. Sul volantino: una foto, uno slogan a caratteri cubitali e una breve spiegazione. Due righe, non di più. Siamo pronti ad andare a distribuirli porta a porta se necessario. Non abbiamo problemi a dedicare all'iniziativa intere giornate, possiamo rimediare una ventina di volontari.

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  5. D'accordo per il volantino con rigoroso "Non gettare in terra" a piè di pagina.
    A volte mi chiedo cosa abbiamo fatto di male per avere i peggiori cartelloni al mondo, quale perfida congiunzione astrale ha permesso ciò?

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  6. se vanno nelle buche delle lettere non credo ci sia bisogno di scriverci "non gettare in terra".

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  7. sposo appieno l'idea (da me già molte volte ribadita...) del volantino. è l'unico modo per svegliare gli zombi che abitano questa città.

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  8. organizzare una mostra del degrado urbano con le foto dei lettori e chiamare la stampa, puo' essere fatta anche itinerante, prima location l'entrata del maxxi 8 e 9 aprile con gli architetti internazionali...in anteprima vanno mandati a tali architetti, in primis fuksas che è romano ma anche a renzo piano una bella email corredata di foto significative.

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  9. Avete mai pensato a fare delle "cartoline promozionali" ??

    In stile di quelle pubblicictarie che si trovano nei pub con le pubblicità della vodka, di autombili, etc etc..

    Sono cartoline gratuite distribuite nei loro dispenser..

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  10. Certo che ci abbiam pensato, ma sono gratuite per chi le piglia, non per chi le stampa e le distribuisce. In soldoni: costa un fottio realizzarle. Se qualche ditta pubblicitaria "seria" (tipo Clear Channel, appunto) vuole sponsorizzarci...

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