giovedì 25 marzo 2010

Sostiene Cartellopoli. Qualche riflessione sul post di ieri

E dunque siamo chiamati ad una riflessione relativamente alle rivelazioni pubblicate ieri nel post intitolato "Sostiene Paciello". Si tratta della versione del Comune sull'aumento della cartellonistica pubblicitaria in città.

La prima cosa che ci viene in mente (queste riflessioni scaturiscono da una mailing list che si è svolta tra i contributors di Cartellopoli -associazioni, singoli cittadini, comitati- negli scorsi 7 giorni) è la seguente: ma se il Comune è così estraneo come dice alla invasione cartellonara, se ha svolto il suo ruolo nella massima correttezza e se le modifiche che si sono ritenute necessarie sono state solo orientate ad un guadagno erariale per l'amministrazione, allora perché la cosa non è stata mai spiegata alla stampa. Tutta la stampa cittadina è nemica del Comune? Tutta la stampa è interessata a travisare? Perché non si è tentato di fare chiarezza (specie in un momento di confusione), magari convocando una conferenza stampa che spiegasse la totale estraneità del Comune, dell'Assessorato e del Dipartimento dall'invasione cartellonara?

Il meccanismo che si descrive è insomma il seguente: le ditte pagano una imposta per l'esposizione di pubblicità. Questa imposta gli dà diritto ad esporre un codice. Questo codice non è tuttavia un'autorizzazione, ma semplicemente una certificazione di aver pagato la tassa. L'autorizzazione verrà in una fase successiva, solo quando il Comune, con i suoi incaricati (Vigili Urbani, presumibilmente) si sarà accertato che quell'impianto per il quale è stata pagata l'imposta può legittimamente stare dove sta viceversa verrà rimosso (speriamo) oppure ricollocato altrove (temiamo).

A questo punto sorgono spontanee alcune domande.

Come mai, dal momento che ci si è accorti che le Ditte si approfittavano del lasso di tempo intercorrente tra il pagamento della tassa e l'effettiva istruttoria di autorizzazione, non si è optato per azzerare questo tempo?

Come mai, ad esempio, non si è imposto alle ditte di potere raccogliere effettivamente la pubblicità sugli impianti dichiarati, esclusivamente dopo la buona afine dell'istruttoria di autorizzazione?

Come mai si è optato per un impianto di autocertificazione che ha consentito, con grande facilità e senza grandi intoppi, alle ditte di autocertificare un numero di impianti incredibilmente maggiore rispetto a quelli effettivamente posseduti prima del marzo 2009, data della Delibera 37?

Rispetto alle richieste di pagamento di imposta, come mai non si è utilizzato e ancora non si utilizza come prova tutto il vasto archivio offerto dalla società Google che ha monitorizzato e fotografato l'intera città alla data della primavera 2008? Sarebbe uno strumento incontrovertibile nel dimostrare che le Ditte hanno profittato dell'autocertificazione.

Se gli impianti che hanno pagato l'imposta saranno comunque tutti prima o dopo autorizzati (magari dopo un ricollocamento) non si pensa che si arriverà ad un affollamento pubblicitario in termini di mq senza paragoni al mondo? Inoltre non si considera che -se si vorrà, come ci auguriamo, tener conto del Codice della Strada e del Codice del Paesaggio- nel territorio comunale non vi è spazio fisico sufficiente per ospitare tutte le installazioni?

Come mai non si è attesa la redazione dei Piani Particolareggiati sui mezzi e gli impianti pubblicitari per effettuare modifiche al regolamento Comunale? Ad oggi teoricamente (e neppure tanto teoricamente) tutti gli spazi esclusi quelli vietati dalle varie leggi potrebbero essere saturati poiché non esiste un documento ufficiale che sancisca i limiti e le occupazioni massime in base alle lunghezza delle strade.

Come mai, ancora, non si è pensato a segnalare una differenza di qualsiasi sorta tra gli impianti che hanno soltanto pagato l'imposta e gli impianti che invece sono stati pienamente autorizzati? Ad oggi questa differenza non è assolutamente visibile al cittadino: resta sempre il solito codice fiscale che tutti conosciamo e basta.


Per altre domande, questioni, dubbi, richieste di chiarimento e riflessioni, bhe, c'è spazio nei commenti, no? Quanto a queste domande, ed a molte altre, ci piacerebbe rivolgerle in una ampia intervista al dirigente comunale per le affissioni Francesco Paciello, dandogli così l'ampia possibilità di spiegarsi e di spiegarci.

9 commenti:

  1. Credo che la priorità del comune sia ad oggi, solo quella di fare cassa ed evitare che si sappia del danno erariale imputabile al comune stesso! una trafila così lunga come quella prevista per il controllo(cioè autocertificazione, pagamento tassa, codice fiscale, controllo del luogo della messa in opera dell'impianto), sia volutamente lunga per fare in modo che sia un'altra amministrazione a doversene occupare....ormai ne son certa perchè in questa organizzazione non c'è una logica..saranno anche a personale ridotto al comune ma spero che non siano a cervello ridotto quelli che ci lavorano! poi certo la malafede e le mazzette fanno il resto..ma non ci sono altre spiegazioni.

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  2. Sul sito dell'Ufficio Affisioni e Pubblicità del Comune di Roma è possibile scaricare il format della "DOMANDA PER L' AUTORIZZAZIONE TEM PORANEA AL'ESPOSIZIONE PUBBLICITARIA (Art.34 c.14 Deliberazione C.C.n.100/06, come modificata dalla Deliberazione CC 37/09).
    Orbene, se leggete con attenzione i requisiti (che debbono essere ampiamente documentati con allegati) vi renderete conto di come praticamente tutte le affissioni non rispettino le condizioni richieste. In particolare dopo la formula CHIEDE si legge "il rilascio dell'autorizzazione ad installare temporaneamente dal..al...(Max 1 anno):...impianto/i di m...x...non ancorato stabilmente al suolo".

    QUINDI GLI IMPIANTI (TUTTI,TUTTI,TUTTI) NON DEVONO ESSERE ANCORATI STABILMENTE AL SUOLO

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  3. Perfetto questo conferma definitivamente la mia idea...tutto ciò è finalizzato solo a batter cassa...

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  4. cari bloggers, conoscete un'altra città occidentale in cui si può installare un cartellone dove ci pare?
    Io no, voi?

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  5. Sono daccordo con cate, è solo un problema di soldi. Se veramente fosse interessato a questa amministrazione il decoro e la legalità, sarebbe bastato sospendere l'impianto di ogni cartellone fino a nuovo ordine (leggasi delibera e/o piano regolatore), come - per esempio - fu fatto per i parcheggi a pagamento appena il sindaco si insediò.

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  6. ma se il Comune non sa quanti sono i cartelloni come si fa a sapere i soldi che vengono raccolti e a quanti impianti corrispondono??? Cosi è facile fare la cresta no? Mi sembra una procedura assurda e fuori controllo che fa danni ore a li farà in futuro perchè questi si opporranno alla rimozione degli impianti innescando una marea di contenziosi. Puo' essere che la Giunta se ne freghi di cio'... intanto lasciano fare i comodi alle dittarelle amiche e poi se la vedrà la prossima giunta...E del decoro della città e della qualità delle vita dei cittadini chissene frega...E' stato un business tagliare migliaia di alberi con la scusa che erano pericolosi e si sono lasciati installare decine di migliaia di cartelli piu' pericolanti degli alberi!!!!!!!!!!! E gli handicappati che devono fare lo slalom tra i pali dei cartelli??? alla faccia delle barriere architettoniche.

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  7. E' necessario che la stampa locale e nazionale se ne occupi. Riempite di mail le redazioni del messaggero (cronaca@ilmessaggero.it)e degli altri giornali. non è possibile che solo la repubblica ogni tanto faccia un articoletto (oggi). Divulghiamo il verbo anti-cartelloni. Divulghiamo, divulghiamo....a tutti ...io oggi l'ho detto al mio dentista.

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  8. Il Comune ha scelto di ignorare completamente l'argomento, nonostante i ripetuti sputtanamenti sui giornali, nonostante i demolition day, le scritte ABUSIVO spruzzate sui già orrendi cartelloni e gli A3 di protesta. Se fossero estranei alla vicenda, una parolina ce l'avrebbero spesa.

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  9. Ma avete letto la lettera pubblicata il 23 Marzo dal Corriere della Sera nelle pagine di Roma? Ce l'hanno tutti con quella correttissima azienda apistica..che gentaglia sti romani!

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