mercoledì 24 marzo 2010

Sostiene Paciello. I cartelloni? Il comune non ha colpa...

Fermi lì, non saltate sulla vostra seggiolina. Prima leggiamo. Approfondiamo. Cerchiamo di capire. Perché il contenuto, il materiale, è assai interessante. Rimandiamo ai commenti (e ad una riflessione, domani) una analisi di queste rivelazioni che non ci aspettavamo. Segnaliamo, inoltre, che questi passaggi, vergati da parte di chi ha incontrato il dirigente comunale Paciello, erano inseriti in un documento più ampio relativo a delle 'pratiche' afferenti a cartelloni illeciti nel Parco di Veio, chi volesse l'intero documento originale può richiederlo a vas.roma@alice.it.



A seguito di un incontro con i rappresentanti del circolo di Roma della onlus VAS (Verdi Ambiente Società) che avevano presentato un esposto a causa di cartelloni abusivi non rimossi nella zona del parco di Veio, il Dott. Francesco Paciello (direttore dell’ufficio affissioni del Comune) ha tenuto a far sapere in particolare quanto di innovativo rispetto al passato è stato fatto sotto la sua Direzione, anche per evitare l’accusa di danno erariale, senza che il suo operato fosse correttamente riportato dai mass media, che hanno contribuito ad alimentare una generale disinformazione al riguardo.
Il D.Lgs. n. 507 del 15 novembre 1993 ha disciplinato la "Revisione ed armonizzazione dell'imposta comunale sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche dei comuni e delle province>> ed ha introdotto (art. 9) l’obbligo di pagamento di un’imposta comunale per la pubblicità fatta tramite cartelloni, stabilendo la tariffa per anno solare e per ogni mq. di superficie di esposizione pubblicitaria.
L’imposta comunale suddetta è comunque dovuta a monte dell’intero procedimento, per il semplice fatto che un cartellone sta sul territorio comunale (anche se in proprietà privata) ed è quindi indipendente dalla natura dell’impianto pubblicitario, nel senso che è dovuta non solo per i cartelloni regolari (come “canone”), ma anche per quelli accertati o autodenunciati come abusivi (in tal caso come “indennità).
Oltre al suddetto obbligo, l’art. 19 del D.Lgs. n. 507/1993 ha stabilito che "per l'effettuazione delle pubbliche affissioni è dovuto in solido, da chi richiede il servizio e da colui nell'interesse del quale il servizio stesso è richiesto, un diritto, comprensivo dell'imposta sulla pubblicità, a favore del comune che provvede alla loro esecuzione" e che lo concretizza in veri e propri contratti ad uso commerciale della durata di anni 5 + 5, con pagamenti annui.
Sembra che la precedente Amministrazione Comunale non abbia mai riscosso l’imposta comunale per lo spazio occupato sul territorio a fini pubblicitari, creando un enorme danno erariale alle casse del Comune, dovuto anche e soprattutto al fatto che da un certo momento in poi si è reso impossibile stabilire quali e quante fossero le Ditte proprietarie di impianti installati sul territorio del Comune di Roma.
A seguito infatti della decisione del Comune di Roma di informatizzare il Servizio Affissioni e Pubblicità, nel 1994 sono state inserite (da ignoti dipendenti comunali) nel programma informatico numerose autorizzazioni false, senza alcun riscontro cartaceo agli atti (contratti, provvedimenti autorizzativi, risultanze di protocollo ecc.) da cui fosse desumibile l’effettivo rilascio dei titoli abilitativi: quando è stato scoperto l’imbroglio, sono stati sottratti (sempre da ignoti individui) quantomeno 190 titoli autorizzativi cartacei.
Il furto di fatto non ha più consentito il confronto tra la documentazione cartacea e quella informatizzata, per stabilire in tal modo l’esatto numero degli impianti a quel momento “regolari”.
Per dare una soluzione a quanto accaduto e sopra descritto (informatizzazione alterata dolosamente e furto delle autorizzazioni cartacee, per non consentire più la comparazione) con delibera n. 254/1995 l’Amministrazione Comunale ha adottato una procedura di “riordino” del settore dell’impiantistica pubblicitaria disciplinata poi dalla Giunta Comunale con delibera n. 1689/1997, che è stata comunque fissata in modo tale da demandare alle ditte l’onere della “prova” (“autocensimento”), dichiarando da un lato la quantità dei propri cartelloni pubblicitari autorizzati e presentando dall’altro lato domanda di “riordino” di quelli ritenuti ormai incompatibili là dove erano stati a suo tempo regolarmente autorizzati, a causa di vincoli paesaggistici o motivi di ordine pubblico subentrati successivamente.
L’utilizzo che è stato fatto di tale procedimento si è rivelato spesso del tutto illegittimo: la mancata istruzione delle domande di “riordino” da parte del Comune è stata impugnata presso il TAR per farla riconoscere come “silenzio-assenso”, che è stato poi sfruttato dalle ditte interessate per sentirsi “legittimate” ad installare i propri cartelloni nei luoghi in cui avevano presentato domanda di sistemarli, anche se ricadenti in zona vincolata.
Oltre alla violazione del divieto assoluto di affissioni pubblicitarie in zone vincolate, si è arrivati all’assurdo di cartelloni pubblicitari che sono stati installati sul fronte opposto della strada o comunque in un sito diverso da quello richiesto, perché già occupato nel frattempo da un altro impianto installato abusivamente.
Il meccanismo del presunto “silenzio-assenso” è stato sfruttato da diverse ditte anche in modo più truffaldino: su diversi cartelloni pubblicitari installati abusivamente sono state strumentalmente messe targhette che facevano riferimento a presunte procedure di “riordino” rivelatesi poi del tutto inventate, ma che sono servite quanto meno a ritardare i tempi dell’accertamento, consentendo così alle ditte di “lucrare” illecitamente per un periodo maggiore.
Il Dott. Francesco Paciello, non appena insediato, si è preoccupato subito di evitare il danno erariale, aumentando capillarmente il controllo a monte sul territorio per accertare la totalità degli impianti presenti tenuti comunque a pagare l’imposta comunale, indipendentemente dalla loro natura e quindi anche se abusivi: tutti gli impianti per i quali è stata pagata l’imposta comunale sono stati “censiti” con un numero di codice (di tipo meramente “fiscale”) che è identificativo solo della loro presenza sul territorio e non anche della “autorizzazione” che viene rilasciata solo e soltanto a seguito "dell’avvenuta regolarizzazione dei pagamenti dovuti per l’esposizione pubblicitaria", relativi cioè al "diritto, comprensivo dell'imposta sulla pubblicità, a favore del comune".
Stando a quanto assicurato personalmente dal Dott. Francesco Paciello, il rilascio di ogni “autorizzazione” da parte dell’Ufficio Affissioni e Pubblicità avviene non solo a seguito dell’avvenuto pagamento, ma anche e soprattutto a seguito di una istruttoria finalizzata ad accertare che l’impianto di cui viene richiesta l’installazione non ricada dove vige un qualche divieto di affissione imposto dal Codice della Strada o da vincoli paesaggistici oppure dalle misure di salvaguardia delle aree naturali protette.
La stessa scrupolosa “istruttoria” è stata assicurata sempre dal Dott. Francesco Paciello anche per le ditte che si autodenunciano di avere installato impianti abusivi, per i quali presentano domanda di regolarizzazione, dopo avere preventivamente pagato l’imposta comunale dovuta (come “indennità”) per il fatto di avere occupato una parte del territorio comunale ed essere stati comunque “registrati” con un numero di codice identificativo.
Se l’istruttoria accerta un qualunque divieto di affissione, prescritto dall’intera normativa vigente in materia, il relativo impianto autodenunciato viene rimosso ad opera del diretto interessato o a cura e spese del Comune, che chiede poi il risarcimento delle spese affrontate: differentemente, all’impianto installato abusivamente viene rilasciata regolare “autorizzazione” dopo l’avvenuto pagamento annuo del contratto quinquennale sottoscritto per l’esposizione pubblicitaria.
La spinta sempre maggiore alla “autodenuncia” da parte delle ditte dei propri impianti installati abusivamente è venuta dalla azione intrapresa proprio nei loro confronti dal Dott. Francesco Paciello, che – in forza del diritto che ai sensi del D.Lgs. n. 507/1993 è dovuto “in solido” – per tutti gli impianti abusivi scoperti ha imposto il pagamento entro 10 giorni a tutti i soggetti che si sono serviti volta per volta di quegli stessi impianti e che si sono rivalsi nei confronti delle Ditte proprietarie degli impianti, rifiutandosi di pagare le rispettive fatture, creando loro un rilevante danno economico che le ha costrette ad autodenunciarsi proprio per ripararlo.
Per tutti gli impianti di cui viene invece fatta richiesta di nuova installazione, dopo la dovuta istruttoria sulla assenza di qualunque divieto di affissione sul luogo richiesto, viene rilasciata direttamente l’autorizzazione dopo l’avvenuto pagamento per il “diritto” quinquennale all’esposizione pubblicitaria.
Con questo procedimento è stata costruita una Banca Dati che sta “registrando” solo tutti i cartelloni (sia regolari che abusivi) che man mano si riescono a “censire” assegnando loro fiscalmente un numero di codice identificativo e che avrebbe permesso di quantificare (a tutto il 15 settembre 2009) un numero complessivo di 31.636 impianti pubblicitari, di cui 7.454 abusivi.
Dalle informazioni fornite dal dott. Francesco Paciello deriva che la presenza di una targa affissa a qualunque cartellone pubblicitario con il numero di codice identificativo assegnato dall’Ufficio Affissioni e Pubblicità attesta il sicuro avvenuto pagamento della imposta comunale per lo spazio occupato sul territorio a fini pubblicitari, ma non è anche prova della avvenuta autorizzazione a mantenere sul posto quello stesso impianto per 5 anni.
Dai chiarimenti forniti dal Dott. Francesco Paciello emerge sostanzialmente che l'aumento vertiginoso dei cartelloni pubblicitari non è dovuto soltanto alle autorizzazioni legittimamente rilasciate dal Comune a seguito della riapertura del mercato, permessa dalle modifiche ed integrazioni apportate al Regolamento, ma è stato comunque incentivato (in modo del tutto indipendente da quanto consentito dal nuovo Regolamento) anche e soprattutto dalla azione intrapresa dal Direttore dell’Ufficio AA.PP finalizzata ad evitare il rischio di una accusa di danno erariale, perché ha fatto scoprire alle Ditte di avere la possibilità (e la conseguente convenienza economica) anche di autodenunciarsi e di poter lasciare in tal modo installati sul territorio tutti i propri impianti (sia legittimabili che abusivi) quanto meno per il tempo dell'istruttoria necessaria a stabilire i divieti di affissione e fissare la conseguente loro rimozione.
Proprio perché il D.Lgs. n. 507/1993 non lo prevede espressamente, il Dott. Francesco Paciello non ha spostato a monte dell'intero procedimento l'istruttoria sulla legittimità o meno di tutti gli impianti (sia regolari che abusivi) che è riuscito finora e che continua a far accertare ed identificare con l’assegnazione di un numero di codice “fiscale” (aggiornando continuamente la Banca Dati) grazie alla sua azione capillare di controllo sul territorio e non ha così contestualizzato (assieme al pagamento comunque dovuto del "canone" o della "indennità") il rilascio della autorizzazione o il provvedimento di rimozione.
Il meccanismo che si è venuto conseguentemente a determinare, sfruttando il lasso di tempo che intercorre tra l'assegnazione del numero di codice identificativo (previo pagamento del "canone" o della "indennità") ed il rilascio della autorizzazione o il provvedimento di rimozione, e che può essere anche infinito, è stato sfruttato in termini speculativi dalle Ditte per farsi attribuire il numero di codice fiscale identificativo dei cartelloni già installati sia regolarmente che abusivamente, nonché dei cartelloni rilocalizzati e dei cartelloni installati ex novo a proprio libero piacere e convenienza.
Se da un lato l’Amministrazione Comunale non è responsabile di autorizzazioni che non ha rilasciato né poteva rilasciare nel pieno rispetto di tutti i diversi tipi di divieti di affissione prescritti dalle leggi, dall’altro lato la massa di cartelloni pubblicitari che sono stati installati proprio dove c’è il divieto tassativo di affissione e che continuano a far lucrare illecitamente le Ditte che ne continuano ad avere la disponibilità per tutto il tempo che burocraticamente occorre per arrivare a provvedere alla loro obbligatoria rimozione, rende quanto meno corresponsabile del mancato rispetto immediato delle norme non solo il Comune di Roma, ma anche gli Enti Parco e la Regione Lazio nella misura in cui ritardano i provvedimenti di rimozione nell’ambito delle rispettive dovute competenze


Cartellopoli ha chiesto già da alcuni giorni, via e-mail sia al dirigente stesso sia al suo staff, una intervista a Francesco Paciello. Per ora non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Non nascondiamo che ci piacerebbe potere intervistare il dirigente, con l'obbiettivo ultimo di aumentare la consapevolezza e la conoscenza del settore presso più cittadini possibile. Un conto è vedersi circondati di cartelloni, un altro conto è vedersi di circondati di cartelloni e per lo meno capire cosa realmente ha portato a ciò.

12 commenti:

  1. Norme mai rispettate, sanatorie, condoni. Certo è una situazione che deriva dal passato, che è stata "ereditata": perchè ne dobbiamo pagare noi le conseguenze ? Perchè se in passato non sono stati riscossi i canoni, ora ci dobbiamo sorbire questa indecenza ? I politici cercano di rispettare, tardi e male, le regole, e provando a sanare le situazioni fanno ancora più danni. Ma al cittadino ci pensa qualcuno ?!? La risposta è no, siamo solo un voto, che ha senso al momento delle elezioni

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  2. Cartellopoli è un'emergenza.
    Ne va dell'immagine e dell'economia romana.
    Bisogna iniziare a rimuovere i cartelloni abusivi, il prima possibile.

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  3. nei fatti tutte le cose dette appaiono come chiacchiere e di fatto sono una copertura per gli abusi. Facciamo una prova, parcheggiamo tutti in doppia e tripla fila sui marciapiedi dentro il passo carrabile dove abita il Sindaco, ci lasceranno stare li pagando la tariffa orario a forfait???? O chi cacceranno magari col l'intervento dei Carabinieri?

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  4. Bene iniziano a venire fuori i nomi...quello dell'assessore...quello del dirigente responsabile..e chi altri? E con chi interagiscono??? I cavilli giuridici che enunciano a cosa realmente servono? A chi? Quale danno erariale potrà concretizzarsi quando le migliaia di cartelli in esubero dovrà essere rimosso e le ditte faranno causa al Comune e magari la vinceranno? Chi paga i danni all'immagine della città e agli operatori turistici? Quali servizi hanno i cittadini in cambio della cessione del suolo della propria città, monumenti compresi, a vantaggio delle ditte pubblicitarie?

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  5. Non dimentichiamo gli incidenti stradali. Che ci saranno. Anche mortali purtroppo. Eccome se ci saranno. Ad ogni modo i nomi non escono grazie a Cartellopoli. Il nome dell'assessore, del sindaco e dei dirigenti sono da sempre noti a tutti e sono pubblicati sul sito del comune che è osceno, ma le informazioni le contiene grossomodo tutte.

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  6. Ma chissenefrega, buttiamoli giù tutti e non se ne parla più!

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  7. Io so solo che oramai Roma è completamente SATURA di cartelloni pubblicitari: stanno devastando ogni angolo possibile immaginabile. Mi viene da ridere. Ieri andavo sulla strada dietro il Colosseo, quella che poi , girando a destra porta a via Cavour. Ebbene, sul marciapiede, a sinistra, un cartellone pubblicitario. A pochi passi dal Colosseo! E cosa hanno fatto? Lo hanno abbassato, rendendolo non più alto delle piante, in modo tale da non offuscare completamente il luogo... Ma dico, il Comune cosa fa??

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  8. Sono più preciso, la strada si chiama via Nicola Salvi ed il cartellone pubblicitario abbassato (sai le craniate, sul marciapiede, per i turisti...) è sulla sinistra, prima dell'incrocio con via delle Terme di Tito.

    Ho aperto Street View di Google, per osservare se c'era tempo fa: ebbene, nulla. Un altro piccolo trofeo per chi deturpa la nostra Città, proprio a due passi dal Colosseo. Guadagni? Tanti, per la ditta, immagino. Per il cittadino? Si, eccome. Autorizzato? E chi lo sa, immagino di si, no? Che tristezza.

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  9. DUnque se ho capito bene la questione è questa: l'amministrazione per pararsi il culo a fronte dei furti e degli errori passati ha pensato bene di rilasciare delle autorizzazioni fiscali a fronte di un pagamento...in parole povere: Prima che qualcuno scopra che c'è un buco di milioni di euro, facciamo pagare la tassa per l'occupazione del suolo pubblico...poi a dimostrare che le affissioni siano abusive o no e alla loro conseguente rimozione ci penserà un'altra amministrazione...ho capito male? i soldi prima di tutto!

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  10. Abbiamo una ottima occasione sabato e domenica prossima: facciamo capire che Aledanno è una BUFALA peggio di ualter. MANDIAMO A CASA LA BEFANA POLVERINA E DIAMO UN BEL SEGNALE AD ALEDANNO.

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  11. si ottima idea quella di pararsi il culo concedendo a tutti di piantare cartelli ovunque..La stessa strategia è per la sosta dove si lascia fare e non pagare per ingraziarsi gli automobilisti (ma non è danno erariale?), dove si fanno le corsie preferenziali si spendono miliardi per metterci le telecamere e poi si autorizza il transito a tutti...Si fanno le isole pedonali e siccome le strade scoppiano si lascia che le si trasformino in garage a cielo aperto...Fate come ve pare tanto noi politici magnamo e bevemo e quando andiamo in giro per la città passiamo a sirene spiegate e voi morite dentro le auto intrappolati nel caos, pero' vi potete leggere i cartelloni pubblicitari per passare il tempo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Mo arriva pure la Befana Polverina (se porta fortuna come l'ha portata alla lazio due domiche fa....)

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  12. A chi va presentato l'esposto contro l'abusivismo di cartelli pubblicitari? mi indicate un modello di esposto?

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