mercoledì 21 aprile 2010

Il Consiglio di Stato ci corre in aiuto...

La sentenza n.2000 del 9/4/2010 del Consiglio di Stato (appello al ricorso di una ditta pubblicitaria vs il Comune di Milano, per mancata autorizzazione di impianti pubblicitari che il Comune di Milano aveva ritenuto essere installati abusivamente), ribadisce che l'occupazione di suolo pubblico ai fini dell'effettuazione di attività pubblicitaria mediante cartellonistica, non può prescindere dall'autorizzazione dell'ente proprietario, nella fasttispecie il Comune per le strade comunali.
Insomma trattandosi in sostanza di patrimonio indisponibile dello Stato, riteniamo che l'occupazione dello stesso richieda, necessariamente, un provvedimento di concessione da parte dell'ente proprietario della strada, non a caso secondo questa decisione del Consiglio di Stato sarebbe completamente da escludersi il silenzio assenso per l'installazione di cartellonistica pubblicitaria su suolo pubblico.
Il comune di Roma invece nella delibera 37/2009 sta de facto realizzando esattamente la fattispecie opposta, concedendo una sorta di silenzio assenso nelle more del procedimento autorizzativo, procedimento che però, è quello che ci aspettiamo, prevedibilmente avrà durate bibliche, pertanto perpetuando una situazione di palese contrarietà a quelle che sono le, ora chiarissime, statuizioni della sentenza n.2000.

Se è vero che una sentenza amministrativa del Consiglio di Stato non ha diretti effetti normativi, è parallelamente vero che il dipartimento Affissioni del Comune di Roma non potrà non tenerne conto ai fini dell'eventuale contenzioso che potrebbe svilupparsi, appunto, dai futuri ricorsi delle ditte cui, alla fine del procedimento concessorio, venga appunto negata la concessione per determinati impianti pubblicitari.
Insomma prevediamo, tanto per cambiare, un disastroso contenzioso futuro (proprio quello che l'attuale amministrazione ha dichiarato ai quattro venti di voler superare !), ed una situazione attuale nella gestione delle domande per l'installazione di nuovi impianti pubblicitari, che già mostra il fianco a pesantissimi rilievi di legittimità. Ad ogni modo la giurisprudenza che ci proviene dal Consiglio di Stato parla chiaro: anche se il comune ha riscosso l'imposta, la cosa non dà nessun diritto alla ditta di poter lasciar posizionato un impianto che dovesse poi ravvisarsi illegale e rimuovibile.

L'intero testo della sentenza, per chi lo desiderasse, è in nostro possesso. Inviatoci dagli amici del Sole24Ore - Enti Locali, che evidentemente seguono Cartellopoli.

2 commenti:

  1. Una buona notizia. Nulla invece sul fronte Magistratura/Athos De Luca?

    SuD

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  2. Prendendo spunto dalla proposta del consigliere del II municipio, voi di cartellopoli potreste farvi latori, presso il comune o i municipi, di una uguale proposta per cui nell'affidamento lavori di rifacimento strade, marciapiedi, etc. sia prevista la disintallazione dei cartelloni abusivi (cioé tutti) da parte delle ditte appaltatrici. A seguito della disintallazione, un delegato municipale effettua il censimento dei cartelloni regolari e ogni qualvolta venga rilevato un abuso, venga comminata una multa salata alla ditta abusiva con relativo obbligo di ripristino della situazione ex-ante.

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