venerdì 2 aprile 2010

Perché APA non ci risponde?

Ci siamo rimasti proprio male. Apa, la compagnia di affissioni di cui qualche volta abbiamo parlato qui su Cartellopoli anche pizzicandola per alcuni impianti posizionati in luoghi secondo noi non regolari, ci ha come sapete inviato una diffida da parte del suo studio legale. Tutto bene, abbiamo rimosso le parti che loro ritenevano diffamanti (sebbene non lo fossero) e siamo andati avanti.
Dopodiché, da parte dei responsabili di questa compagnia, è arrivata una telefonata. A dire il vero abbastanza cordiale, se così si può dire. Apa ci ha fatto capire che fa parte di quel gruppo di operatori che cercano di comportarsi onestamente, pur in un settore difficile. Ci ha anche detto che il ruolo di Cartellopoli può essere importante nella riforma e riqualificazione di questo settore, ma che questo ruolo va orchestrato oculatamente, non attaccando tutto e tutti indiscriminatamente. La responsabile di Apa ci ha confessato di sentirsi fin troppo attaccata da noi, di sentirsi presa di mira. Abbiamo confermato che non c'è stato mai e mai ci sarà alcuna volontà di accanimento contro alcuno e che la nostra mission è esclusivamente quella di cercare di migliorare la città in cui viviamo, da cittadini, dal basso. Ci siamo detti d'accordo su queste posizioni e, per permettere ad Apa (spesso attaccata nei commenti del blog) di spiegarsi appieno ci siamo salutati rimandando il tutto ad una intervista, da pubblicare su Cartellopoli.
Ci siamo impegnati nella redazione dell'intervista, abbiamo perso il nostro tempo e fatto perdere ad altri che l'hanno integrata, corretta, aggiustata. L'abbiamo inviata ad Apa ricevendo, in tutta risposta, uno stizzito rifiuto a rispondere come se non avessimo programmato alcunché, come se non ci fossimo salutati con una promessa di continuare il nostro dialogo mettendolo a disposizione di tutti i lettori. "L'intervista è strumentale e provocatoria", ci hanno detto quando abbiamo insistito per avere le dovute risposte. Ci hanno, dopodiché, inviato una ulteriore lettera da parte dei loro legali perché -nel richiedere l'intervista- abbiamo a loro modo di vedere "infastidito".
Ci siamo rimasti male. Ci auguriamo in seguito di potere collaborare con Apa per l'obbiettivo comune della normalizzazione del settore delle affissioni a Roma che ad oggi non premia gli operatori di qualità e devasta la dignità della città e dei suoi abitanti. Per ora tutto quello che possiamo fare (sperando che anche questo non venga considerato un tentativo di diffamazione da parte nostra, visto che è lungi dall'esserlo) è mettere a disposizione a tutti i 'soci' del Comitato Cartellopoli questa sfilza di domande che ci è costato fatica partorire. Bhe, secondo voi sono così terribili? Secondo voi era il caso di concordare una intervista e poi non rispondere? Secondo voi è logico ripondere a dei cittadini che cercano di capire con delle lettere da parte di studi legali? Ecco le domande della discordia.




Ditta Apa, dateci la vostra versione dei fatti: cosa sta succedendo nel mondo delle affissioni a Roma da un anno a questa parte?

Insomma, una festa grande per tutto il settore cartellonaro. Oppure ci sono luci ed ombre?

In un momento di grande crisi economica, con la pubblicità che decresce su tutti i mezzi, avere subito nel vostro settore una moltiplicazione degli spazi disponibili che conseguenze ha avuto? Avete dovuto abbassare i prezzi?

Il giochetto dell’autocertificazione, ovvero il lavorare sul tempo che intercorre tra il pagamento dell’imposta e l’effettiva autorizzazione comunale, ha generato il disastro che viviamo tutti i giorni. Vi siete avvalsi anche voi di questo trucco?

Come mai, a suo modo di vedere, avendo notato che il sistema spingeva le società a dichiarare molto di più di quanto effettivamente avevano installato, il Comune non ha interrotto l’emorragia e anzi l’ha prorogata?

Quali sono le vostre ‘paure’ imprenditoriali in un momento particolare come questo per il settore?

Quali sono le sue previsioni rispetto al futuro. Roma riuscirà a restare l’unica città europea con il comparto affissioni in questo stato o si provvederà a fare dei cambiamenti radicali?

Quale è il sentimento di società che si definiscono serie come la vostra e che lavorano da decenni, nel lavorare in una città distrutta dalla presenza della pubblicità outdoor? Sicuramente, essendo esperti del settore, saprete bene quale è la situazione internazionale: all’estero, in ogni città d’occidente, le società che gestiscono le affissioni sono pochissime, la città guadagna in bellezza e in design dagli impianti e, oltretutto, le agenzie conferiscono alla città parte delle risorse che guadagnano permettendo la realizzazione di arredi urbani di qualità oppure di servizi fondamentali come il bike-sharing, a Parigi interamente pagato da Decaux e a Milano da Clear Channel, per fare un esempio.

Prendiamo uno dei vostri nuovi impianti in metallo. Quanto costa un anno di canone, quanto incide il prezzo vivo di installazione e realizzazione del manufatto e quanto si guadagna all’anno sul singolo impianto? Cerchi di darci dei numeri reali, per consentirci di capire meglio le caratteristiche del vostro business.

Impianti come i vostri, molto vicini a terra, sono fatti oggetto di abusivismo selvaggio soprattutto da parte delle affissioni dei politici. Non è allora migliore una formula fatta da pochi impianti, ma di qualità, ma illuminati, ma vetrati e con una manutenzione garantita? Un esempio sono le fermate degli autobus di Clear Channel. Insomma: non è meglio avere pochi impianti, ma pregiati e manutenuti e, con un inquinamento visivo infinitamente minore, guadagnare di più? Perché società come la vostra non fanno pressione verso l’amministrazione per arrivare ad un risultato simile che poi significherebbe semplicemente copiare quanto accade a Madrid, a Parigi ecc… ?

Veniamo a qualche segnalazione di Cartellopoli che vi ha fatto –a nostro avviso ingiustamente- arrabbiare. Dunque, il 3x2 a Piazza Alessandria: occlude in parte una chiusura del mercato e questo è assai vietato dal Regolamento Comunale. Cosa ci dice?

Andiamo avanti: il cartello a Via Gramsci\Galleria Nazionale d’Arte Moderna: ma davvero quella non sarebbe zona tutelata a vostro avviso? E la distanza dall’incrocio? E la distanza dalle strisce pedonali?

Ancora: il cartellone subito dentro la ZTL, in Corso Vittorio Emanuele. Già, ma il Regolamento Comunale dice che è vietato installare dentro la ZTL. E poi le distanze tra cartellone e cartellone? Dovrebbero essere 25 metri, per impianti di queste dimensioni…

Infine l’impianto a Via Luisa di Savoia. Pure questo è installato a regola d’arte secondo la vostra agenzia?

Per concludere ce la fate una promessa? Le sostituisce nel sito nel foto che fanno vedere i vostri 4x3 ad impallare la vista di un acquedotto romano e i vostri parapedonali che hanno alla base il marciapiede tutto spaccato?

13 commenti:

  1. Forse pensavano che l'intervista sarebbe stata una cosa tipo TG1: "Gentile APA, ci parli di un argomento a piacere."

    Mah.

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  2. Sono domande chiare, perciò scomode.
    Io credo che tutte le 176 ditte che lavorano nel business del cartellone, non abbiano alcun interesse nel rispetto delle regole, l'hanno già dimostrato.
    Giorno dopo giorno, le ditte di cartelloni si spartiscono il territorio controllandosi a vicenda, fanno pressioni sui municipi, minacciano le persone che gli fanno domande.
    E' sotto gli occhi di tutti l'infiltrazione criminale nel settore e la fortuna per questi signori è che i giornalisti li lasciano in pace.
    Se i giornali si svegliano e cominciano a parlare dei cartelloni, per loro è la fine.
    La cosa che stupisce è che nessuna ditta di cartelloni si è dissociata dall'illegalità.
    Questa è una sconfitta di un settore importantissimo come la pubblicità, che potrebbe rendere molto di più economicamente alla città, e invece fa arricchire soltanto le ditte di cartelloni.
    Non solo si arricchiscono alle spalle dei romani ma si permettono di rovinare il paesaggio della nostra amata Roma, vanno fermati prima che sia troppo tardi.

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  3. Al di là dell'evidente ed intollerabile assalto alla vivibilità e decoro della città e al crescente danno al settore del Turismo internazionale, sua principale fonte di reddito diretto ed indiretto,

    non dovrebbe essere difficile sapere NUMERICAMENTE quant'è la differenza fra l'OBOLO dato al Comune per "legittimare" lo SCHIFO ABUSIVO e quanto s'incassa concretamente

    e poi i costi per impiantare sommariamente la struttura alla canopenis rispetto ai costi PUBBLICI per un' auspicabile abbattimento da effettuarsi invece con regole e in sicurezza.

    I maligni parlano di forbici e differenze di 100 a 1...qualcuno ne sa di più con esempi certi?

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  4. Sono moltiplicatori simili a quelli della droga e delle armi. Non è un caso, dunque, che in questo settore si concentri l'attenzione della criminalità. Solo che i settori droga e armi vengono repressi quanto più possibile dalla polizia, il settore cartelloni viene coadiuvato dal comune. Ecco lo scandalo.

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  5. Tutta la mia stima ed ammirazione a Voi gente di questo Forum.
    Lotto anch'io con Voi! Questa città ne ha davvero bisogno.
    Continuiamo così!
    McDaemon

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  6. Allora come già scritto da altro utente, io sono pronto, anche in forma anonima, a dare un contributo economico a Cartellopoli perchè si possano attuare maggiori iniziative, oppure più in profondità.

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  7. Le pensiline sono l'unica cosa che mi ricorda di essere in una città europea normale. Nonostante le lunghe attese per il bus le pensiline hanno manutenzione e sono spesso pulite e con la pubblicità inserita bene.

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  8. Mi sorge un pensiero: il paragone con altre città europee di "inferiore" importanza storico-culturale rispetto a Roma ma di differente sentire civico, è improponibile. Il perchè? Perchè lì la pubblicità "outdoor", i cartelloni pubblicitari sono ZERO. Non ci sono. Con tutto vantaggio del decoro urbano e di una vivibilità decisamente superiore.

    Queste ditte, ovviamente, temono di perdere il loro "business" qui a Roma, la NOSTRA Roma, la CAPITALE d'ITALIA, dove ogni giorno sbucano DOVUNQUE, dal nulla, nuovi cartelloni pubblicitari in palese violazione di norme e regolamenti.

    Ma davvero siamo oramai così assuefatti a questo SCEMPIO generalizzato di cartellonistica pubblicitaria? Si cammina per strada, una qualunque, fate voi, e ogni 5 metri trovi una pubblicità davanti ai tuoi occhi, su spartitraffico, marciapiedi, aiuole, recinti etc.

    Se l'APA, dopo i dovuti controlli, ha installato cartelloni pubblicitari illegittimi, non autorizzati, in palese contrasto con norme e regolamenti, va sanzionata e gli impianti non consentiti rimossi. E così, anche tutte le altre ditte.

    O io, se mai dovessi parcheggiare in doppia fila o in divieto di sosta, sono forse esente da una multa? E i responsabili del decoro urbano della Capitale, cosa fanno?? I vigili?

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  9. Ne riparleremo quando arriverà la prima tromba d'aria post-estiva. A quel punto si farà la conta dei morti.

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  10. Penso che il primo contatto che Apa ha avuto con voi (grandi) fosse mirato ad un accordo stile mafioso, della serie facciamo i gentili e chiariamo che nessuno deve interferire nei loschi traffici della mafia cartellonara (le lacrime di coccdrillo). Quando hanno fiutato la seria intenzione di chiarimenti oggettivi si sono tirati indietro. Segno che pian piano gli stiamo rovinando la festa!!! Anvanti così .
    Spiace il fatto che la stampa abbia mollato la presa sul fenomeno. Diamo una sveglia pure ai giornali!!!

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  11. redazione Cartellopoli4 aprile 2010 00:48

    Non esageriamo coi termini per favore. Come avete visto queste società sono pronte a tutto, anche a denunciare dei semplici cittadini come noi. Non è il caso di offendere gratuitamente: non vi è stato alcun tentativo di accordo mafioso.

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  12. Infatti sono solo intuizioni: palesi violazioni della legge + palese disinteresse di chi dovrebbe vigilare = ??????
    Cosa vi viene in mente per prima cosa?
    E qui diciamo che siamo nel campo della battuta, della fin troppo facile ironia.
    Il dubbio, semmai, è un altro: come mai nella città dove hanno sede il maggior numero di quotidiani nazionali e questa notizia te la sbattono letteralmente in faccia tutti i giorni non c'è ancora una inchiesta degna di questo nome?

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