lunedì 14 giugno 2010

Denuncia del terrificante meccanismo delle rimozioni con diritto alla ricollocazione

A nome della associazione VAS in data 10.6.2010 Rodolfo Bosi ha inviato al Comune di Roma una lunga “memoria” che di fatto mette a nudo i vizi di legittimità del procedimento di rimozione degli impianti pubblicitari abusivi e della loro ricollocazione in altre parti della città.
Vista la complessità tecnico-giudica delle questioni sollevate, di difficile comprensione per i più, abbiamo chiesto a Bosi di spiegarci in maniera più discorsiva i termini del problema. Crediamo che il testo non richieda ulteriori commenti per come ci trasmette, in maniera limpida, il contesto in cui si sta appalesando la svendita anzi il regalo della città alla camorra cartellonara.



In un'intervista pubblicata sulla cronaca di Roma del quotidiano "La Repubblica" del 14 maggio scorso l'Assessore Davide Bordoni ha dichiarato che “in caso di impianti illegali … facciamo togliere il cartellone entro 48 ore, altrimenti decade il titolo”.
A fronte della evidente contraddizione tra la totale illegalità di un cartellone pubblicitario installato abusivamente ed il “titolo” che non può di certo avere proprio per la sua stessa natura abusiva, ho chiesto per telefono alla responsabile delle rimozioni del Servizio Affissioni di chiarirmi meglio la dichiarazione dell’Assessore e sono venuto a sapere che lei provvede ogni volta a trasmettere alle Ditte una lettera-diffida a rimuovere i propri impianti abusivi per l'appunto entro 48 ore: se le Ditte rispettano la scadenza dei 2 giorni hanno il diritto di ricollocare eventualmente gli impianti rimossi in altre parti della città.
La circostanza mi è stata confermata anche dalla direttrice e da un funzionario dell’Ente Parco dell’Appia Antica.
Il responsabile dell’Ufficio dello Sportello Unico del Servizio Affissioni mi ha fatto sapere per telefono che ad avere a priori il diritto alla ricollocazione sarebbero però soltanto tutti gli impianti a cui è stato assegnato un numero di codice identificativo del Servizio Affissioni.
Il “diritto acquisito” a ricollocare gli impianti verrebbe concesso quindi solo ai titolari degli impianti di cartelloni che sono stati comunque “registrati” nella Banca Dati, ma che ai sensi del 4° comma dell'art. 34 del Regolamento approvato con delibera n. 37/2009 debbono essere stati autorizzati in applicazione del cosiddetto “procedimento per il riordino”: nei confronti invece degli impianti installati del tutto abusivamente, senza quindi nessun numero di codice identificativo, si procederebbe con la diffida alla Ditta alla rimozione nelle forme e nei modi stabiliti dal Regolamento e perciò senza “diritto” a nessuna ricollocazione, ma dopo aver fatto pagare per essi la dovuta “indennità” ed averli conseguentemente “registrati” presumibilmente con l’assegnazione di un numero di codice identificativo.
Metto in risalto che la disposizione è riferita esclusivamente agli “impianti pubblicitari autorizzati in applicazione del procedimento per il riordino” e non può quindi riguardare i cartelloni installati abusivamente oggi o che non rientrano comunque in nessuna procedura di riordino.
In tali casi il Regolamento comunale dispone comunque che il soggetto interessato provvede alla rimozione dell’impianto assentito entro e non oltre 120 giorni dalla comunicazione del relativo provvedimento (e quindi non entro 2 giorni), presentando istanza di ricollocazione sulla quale entro i 3 mesi successivi l’Ufficio comunale, sulla base del vigente Regolamento, “assume ogni conseguente determinazione per autorizzare l’eventuale trasferimento in altra collocazione dell’impianto stesso”.

Faccio presente al riguardo che per tutto l’anno 2009 sono state accettate, oltre alle “autocertificazioni”, anche “autodenunce” di cartelloni pubblicitari abusivi, per i quali – dopo che è stata fatta pagare la dovuta “indennità” – è stato rilasciato un numero di codice identificativo che oggi darebbe loro il “diritto” di essere ricollocati in un luogo scelto dalle Ditte titolari che verrebbe “legittimato” nel caso che risultasse conforme alla normativa vigente in materia: in tal modo si verrebbe a fare di fatto una operazione di vera e propria “sanatoria” di un “abuso” che non poteva e non doveva essere condonato né nel luogo originario né in nessun altro sito.

Alla responsabile delle rimozioni del Servizio Affissioni ho contestato ad ogni modo, sempre per telefono, che lo stesso Direttore Avv. Francesco Paciello mi aveva confermato che alla data del 31 dicembre 2009 sono scadute senza essere state rinnovate tanto le concessioni degli impianti di proprietà comunale quanto le autorizzazioni quinquennali sui cartelloni di proprietà privata, per cui non mi era chiaro a che “titolo” venissero concesse le “ricollocazioni”: mi ha risposto che il comma 14 dell'art. 34 del vigente Regolamento comunale dispone che, fino a quando non entrerà in vigore il Piano Regolatore delle Affissioni ed i relativi Piani di localizzazione, il Servizio Affissioni può rilasciare autorizzazioni temporanee della durata massima di 1 anno.
Mi ha anche assicurato che per ognuno degli impianti rimossi a proprie cure e spese, la Ditta titolare farebbe istanza di ricollocazione in un luogo da lei prescelto, di cui verrebbe verificata la legittimità tramite apposita istruttoria di un tecnico e solo dopo rilasciata una autorizzazione temporanea per un solo anno: allo stesso riguardo il responsabile dell’Ufficio dello Sportello Unico mi ha precisato che le autorizzazioni temporanee vengono rilasciate addirittura senza assegnazione di un nuovo numero di codice identificativo, in contrasto con la prassi vigente, che obbligherebbe ad una targhetta identificativa quanto meno con la scritta finale “T” (= temporaneo) al posto della solita scritta “P” (=permanente).

Questo meccanismo delle lettere-diffida a rimuovere i cartelloni “illegali” o comunque abusivi entro 48 ore, a cui le Ditte per lo più "obbediscono" ben volentieri perché viene loro comunque data la possibilità di ricollocare tutti gli impianti rimossi, non appare legittimato da nessuna norma e risulta comunque in contrasto con le disposizioni vigenti di legge: infatti tanto il Codice della Strada quanto lo stesso Regolamento del Comune dispongono che va fatta una lettera-diffida all’autore della violazione e al proprietario o possessore del suolo privato a rimuovere l’impianto entro e non oltre 10 giorni (e non entro 2), senza soprattutto nessun “diritto” alla ricollocazione.

A questo riguardo debbo mettere in risalto che la ricollocazione degli impianti rimossi, benché autorizzata temporaneamente solo per un anno, dà comunque alle rispettive Ditte la possibilità di far valere un “diritto acquisito” riconosciuto dal Comune e di pretendere quindi di rimanere definitivamente nel luogo assegnato: in tal modo si vengono a condizionare a priori le scelte finali che spetta di prendere esclusivamente al Piano Regolatore delle Affissioni, che viene messo così in condizioni di non poter decidere liberamente o come si suol dire “a bocce ferme”.

La norma transitoria dettata dal comma 14 dell’art. 34 del Regolamento potrebbe spiegare perché, malgrado il mancato rinnovo di tutte le autorizzazioni scadute il 31.12.2009, in forza del combinato anche del precedente comma 4 continuino a spuntare come funghi anche nel 2010 cartelloni con il numero di codice identificativo assegnato dal Comune direttamente prima della loro effettiva installazione e non dopo, quando cioè ne sia stata accertata la natura totalmente abusiva e sia stato imposto alle Ditte titolari il pagamento della dovuta “indennità”.
Ma da un funzionario del Servizio Affissioni, contattato sempre per telefono, sono venuto a sapere ad ogni modo che le “ricollocazioni” autorizzate nel 2010 ammonterebbero soltanto ad una ventina circa di unità: non si capisce quindi perché a Roma continuino a proliferare impianti pubblicitari installati dopo il 1 gennaio 2010 in un numero cento volte superiore.

Con la lettera trasmessa lo scorso 10 giugno ho chiesto di sapere se le ragioni di questo fenomeno che non si riesce a fermare siano le stesse dovute a suo tempo alla mancata istruzione delle domande di “riordino” da parte del Comune che è stata impugnata presso il TAR per farla riconoscere come “silenzio-assenso”, riconosciuto in varie sentenze e sfruttato poi dalle ditte interessate per sentirsi “legittimate” ad installare i propri cartelloni nei luoghi in cui avevano presentato domanda di sistemarli, anche se ricadenti in zona vincolata: ho chiesto espressamente di sapere se anche per le domande inevase di “ricollocazione” si sia attivato un analogo meccanismo da parte delle Ditte di autentica quanto incontrollata anarchia.
Nella lettera dello scorso 10 giugno ho anche denunciato il sistema delle camere stagne non comunicanti dei vari uffici del Servizio Affissioni, che di fatto non consente una immediata quanto efficace azione di repressione nei confronti del sempre più dilagante fenomeno dell’abusivismo commerciale.
L’Ufficio del Servizio Affissioni dello Sportello Unico dove vengono accettate le “autodenunce” di impianti abusivi (registrati con un numero di codice identificativo assegnato dopo l’avvenuto pagamento della “indennità”) non sembra avere l’obbligo o comunque la competenza di segnalare contestualmente ogni cartellone abusivo all’Ufficio Vigilanza per l’avvio della procedura di rimozione, che in tal modo avviene materialmente in tempi burocraticamente molto lunghi e senza provvedere quasi mai all’oscuramento della pubblicità irregolare o al sequestro cautelare dell’impianto abusivo: a tal ultimo riguardo la Responsabile delle rimozioni del Servizio Affissioni ha affermato che non spetta a lei tale incombenza e che non sa addirittura nemmeno quale sia l’Ufficio che ne abbia la competenza.

14 commenti:

  1. A leggere le ultime righe viene da chiedersi in che caspita di mani si è consegnata Roma.

    Nel mentre, CONTINUANO a installare cartelloni pubblicitari anche in questi giorni, senza ritegno alcuno ed in quartieri non periferici.

    M'auguro che la Magistratura faccia chiarezza.

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  2. E' uno SCHIFO: leggi fatte per tutelare le mafie cartellonare anzichè i cittadini e il decoro urbano.
    D'altronde non è che i politici sono lì per govarnare e fare gli interessi della cittadinanza.

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  3. A questo punto mi chiedo e vi chiedo a cosa serviranno tutti gli sforzi che si stanno profondendo nella raccolta firme per la Delibera Popolare. Non posso non pensare che dietro il ginepraio così chiaramente descritto da Rodolfo Bosi si nasconda la mente raffinata e perversa di qualche legale al servizio della Mafia cartellonara e dei suoi amici in Campidoglio.
    Continuiamo pure la raccolta, ormai il treno è in piena corsa..ma mi chiedo sinceramente e senza voler apparire un provocatore o un violento se di fronte a tanta arroganza, prepotenza, lucido disegno spietato di massacrare Roma per i propri luridi profitti (come altri profitti..ci siamo capiti)non sia ormai il caso di cominciare una vera azione di boicottaggio e oscuramento dei cartelloni maledetti.
    Io sono pronto

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  4. Dal 16 febbraio scorso avevo denunciato a nome di VAS ben 63 cartelloni pubblicitari installati illecitamente dentro il Parco di Veio, tutti individuati in un apposito dossier fotografico risalente al 1.12.2009 che ne riportava anche i numeri di codice identificativo assegnati addirittura a 54 di essi.
    A distanza di circa 4 mesi, alla mia richiesta di immediata rimozione - benché sollecitata con una nuova lettera del 14 maggio scorso - ha ritenuto di rispondere solo il Dirigente del XX° Gruppo del Corpo di Polizia Municipale, con una nota trasmessa il 25 maggio anche a VAS per conoscenza (ma ricevuta solo oggi, grazie ad un ottimo servizio di posta, con tanto di timbro sulla busta di 10 giorni fa)con cui "trasmette un elenco degli impianti monitorati nella zona di che trattasi, specificando che gli impianti corredati da numero NBD sono autodenunciati presso il Dipartimento VIII-Ufficio AA.PP. del Comune di Roma, mentre quelli privi di tale contrassegno sono stati sanzionati ai sensi della normativa vigente e si sta procedendo ad effettuare ulteriori accertamenti".
    Questo significa che rispetto ai 63 impianti segnalati da VAS, solo nei confronti di 9 di essi sarebbe stato avviato un procedimento sanzionatorio di vera propria rimozione, mentre i rimanenti 54 cartelloni che portano un proprio numero di codice identificativo - se rimossi dalle ditte entro 2 giorni dalla lettera-diffida trasmessa dal Comune - acquisterebbero il diritto di essere ricollocati dove farà meglio piacere alle Ditte, tappando così un buco da una parte per aprirne un altro(magari più grosso) da un altra parte della città.
    Alla data dello scorso 7 giugno 2010 risulta ad ogni modo che dentro il Parco di Veio sono stati finora rimossi una trentina circa di impianti, tutti da parte delle Ditte a seguito di lettere-diffida trasmesse prima dall'Ente Parco di Veio e poi dal Comune.
    Quasi tutti avevano un numero di codice identificativo assegnato dal Comune e quindi avranno il "diritto" di essere ricollocati: andranno così a fare comunque danno in chissà quale altra parte della città, anche se regolarmente autorizzati per 1 anno in un luogo che quantunque pienamente legittimo verrà a condizionare le scelte finali che dovrebbero spettare invece solo al futuro Piano Regolatore delle Affissioni e che si spera saranno prese nel rispetto delle "regole" dettate dalla delibera di iniziativa popolare.

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  5. Il problema è all'origine, è l'Ufficio Affissioni.
    Bisogna commissariarlo subito.

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  6. Fatta la legge, trovato l'inganno !
    Leggi accrocco, servono per coprire comportamenti poco chiari, spesso illeciti. Leggi fatte ad hoc, ovviamente con la compiacenza di chi stà alle istituzioni, di chi dovrebbe controllare e non lo fa, di chi dovrebbe sanzionare e non lo fa.
    L'esempio del regolamento sui cartelloni è fin troppo chiaro, i risultati sono davanti agli occhi di tutti.
    Intanto proviamo a modificarlo con la raccolta firme

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  7. Denunciamo queste scimmie:

    http://www.facebook.com/album.php?aid=2047310&id=1008423448&ref=mf

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  8. E' comunque chiaro che se il sindachetto e l'assessrore ai cartelloni abusivi volessero cambiare le regole a beneficio della città e della cittadinanza intera, lo potrebbero fare. Il loro appoggio ai cartellonari ne decreta la loro piena resposabilità di questo scempio unico al mondo. Si meritano di tornare nei sottoscala della politica.

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  9. E' davvero una SITUAZIONE ALLUCINANTE : NEANCHE IN UN FILM DI WOODY ALLEN si vedono cose del genere!!

    INQUIETANTE IL PERMANENTE SILENZIO DEL COMUNE DI ROMA: hanno proprio la coscienza sporca.

    POVERA ROMA!!
    Mc Daemon!

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  10. Ma questi contributi cosi ben strutturati si riesce a farli avere al magistrato che sta indagando? anche le documentazioni fotografiche, cosi come le dichiarazioni di bordoni che con faccia tosta prende in giro l'interlocutore con la solita frase "ma come non l'hanno ancora rimosso ???????????". Tutto serve per capire il contesto di malaffare e connivenza nel quale maturano simili violenze ai danni della città e contro l'interesse dei cittadini. Questi sanno che dovranno fare le valigie ma nel frattempo fanno razzia..
    carlo

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  11. All'anonimo delle ore 19,15 faccio sapere che la nota VAS prot. n. 28 del 10.6.2010, che aveva come oggetto la "Ricollocazione degli impianti pubblicitari abusivi rimossi a Roma ed in particolare all’interno del Parco di Veio", é stata trasmessa per conoscenza anche al Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma Dott.ssa Ilaria Calò perché sembra che stia svolgendo le indagini nell'ambito della inchiesta penale innescata dalla denuncia del cons. comunale Athos De Luca: nella nota (che fa seguito alla denuncia del 16 febbraio 2010 di ben 63 cartelloni) segnalo 9 ulteriori cartelloni installati del tutto abusivamente dentro il Parco di Veio ma con tanto di numero di codice identificativo che non si sa se fasullo e se veramente assegnato dal Servizio Affissioni, chissà comunque a quale titolo).
    Ho chiesto al P.M. di voler accertare gli eventuali estremi di reato ravvisabili nei confronti delle Ditte che si sono rese responsabili di questo comportamento, specie se recidivo (come ad es. quello della ditta "Nevada" che dal 2000 ad oggi ha installato quanto meno 9 cartelloni abusivi dentro il Parco di Veio, tutti puntualmente denunciati da VAS e tutti sistematicamente rimossi, anche se con ritardo).
    A Pasquino delle ore 16,57 faccio invece notare che fin dal procedimento del "riordino" le Ditte hanno sfruttato la mancata istruttoria delle loro domande di ricollocazione per farla giudicare come "silenzio-assenso" dal TAR del Lazio e far diventare Roma peggio del Far West, decidendo loro dove sistemarsi al meglio, al punto che - se nel luogo indicato nella domanda era stato installato un altro cartellone da parte di una ditta concorrente - si piazzavano sul lato opposto della via o comunque dove ritenevano più opportuno.
    Dal momento che a fronte di un certo numero di cartelloni effettivamente rimossi (forse meno di un migliaio) le "autorizzazioni temporanee" di ricollocazione rilasciate nel 2010 sarebbero comunque una ventina, con la nota dello scorso 10 giugno ho chiesto al Comune di sapere proprio se sta continuando ancora oggi questo Far West, a cui si potrà porre un freno definitivo con un Piano Regolatore redatto in base alle "regole" ed ai "correttivi" proposti nella delibera di iniziativa popolare, che diventa a questo punto essenziale fare approvare.

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  12. basta basta

    e ora di cominciare a buttare già da soli questi cartelloni

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  13. esplodiamoli

    abdul

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  14. Serve la delibera, servono tutti gli strumenti legali.

    Servono per mettere il Comune di fronte a una scelta CHIARA e NETTA. Ora fanno finta di essere contro i cartelloni; di fronte a delibera e richieste di rimozione dovranno dimostrare di esserlo davvero.

    Se non lo faranno, saranno travolti. Anche a loro interessa la carriera politica, ed essere mandato a casa a calci alle prossime elezioni comunali non piace a nessuno.

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