domenica 26 settembre 2010

Così parlò il Comitato Promotore

COMUNICATO STAMPA DEL COMITATO PROMOTORE DELLA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE CONTRO CARTELLONE SELVAGGIO

Il Comitato promotore della delibera di iniziativa popolare contro “cartellone selvaggio” in relazione alle dichiarazioni rilasciate alla stampa il 22 c.m. dal Sindaco Gianni Alemanno e dall’assessore al Commercio e Attività produttive Davide Bordoni esprime soddisfazione per il pieno, seppur tardivo, riconoscimento della gravità del problema della selvaggia proliferazione di impianti pubblicitari in tutto il territorio urbano in spregio delle norme del Codice della strada, dei vincoli paesaggistici e ambientali e delle leggi regionali di tutela dei parchi.
Rileva che le operazioni di rimozione degli impianti illegali e/o abusivi messe in atto in questi ultimi mesi sono assolutamente insufficienti e che l’enfasi con cui vengono comunicate tende a propagandare un attivismo del Comune che, per ora, non corrisponde alla realtà.
Devono essere ripristinate condizioni di legalità degne di una società civile ed è doverosa una rapida ed incisiva inversione di tendenza con adozione di regole certe per tutti gli operatori del settore.
Sottolineiamo che nelle zone oggetto di rimozioni nei giorni passati (ad esempio Auditorium e Viale Marconi e dintorni) sono ricomparsi, a volte dopo poche ore, nuovi cartelloni abusivi dotati paradossalmente, in alcuni casi, di targhetta identificativa della banca dati comunale e questo dimostra, a nostro parere, la mancanza assoluta di controllo del territorio da parte dell’Amministrazione.
Ricordiamo che la normativa comunale vigente in materia di affissioni (delibera 37/2009) consente di sanzionare sia le ditte titolari di impianti abusivi che gli inserzionisti e a tale proposito esigiamo che la spesa di 663.000 € impegnata per le rimozioni non ricada sui contribuenti romani in quanto si configurerebbe sicuramente un danno erariale.

CHIEDIAMO

a) lo stop immediato a tutte le installazioni e/o ricollocazioni di impianti;
b) di procedere all’oscuramento e successivamente alla rimozione di tutti i cartelloni abusivi o illegali,iniziando da quelli denunciati da tempo al Comune, all’Ente Roma Natura e alla Procura della Repubblica di Roma da parte di cittadini e associazioni ambientaliste, in particolare da VAS – Verdi, ambiente e società;
c) di applicare senza indugi la norma del Regolamento comunale che consente la revoca parziale o totale delle autorizzazioni alle ditte colpevoli di installazioni abusive.

Comunichiamo infine che insieme all’associazione ambientalista VAS e con la collaborazione del presidente dell’XI Municipio Andrea Catarci, abbiamo promosso una conferenza cittadina su “cartellone selvaggio” a cui sono stati invitati il Sindaco Alemanno, i presidenti e i consiglieri dei 19 municipi romani e i rappresentanti delle associazioni ambientaliste e per il decoro urbano.

Roma, 25/09/2010


*Purtroppo il Comitato promotore della Delibera di Iniziativa Popolare, da cui Cartellopoli -è bene ricordarlo- si è immediatamente sfilato vista la malaparata- continua a giocare abbastanza bene la partita, ma a non essere efficace sulla tre quarti, quando si tratta di insaccare il pallone nella rete. Cosa sarebbe costato ai comitati aggiungere un punto D dove si sollecitava il Comune ad approvare, sottoponendoli prima ai cittadini, i Piani Regolatori degli Impianti? E cosa sarebbe costato un punto E dove si indicava la strada, dopo i Piani Regolatori, di un bando internazionale che avrebbe finalmente risolto alla base il problema senza tema di smentita? Questo avrebbe fatto sentire ancor più il fiato sul collo al Comune, avrebbe sottolineato la presenza di associazioni lucide, con le idee chiare e con un obbiettivo reale che NON E' banalmente quello di togliere dalle strade i cartelloni non rispondenti al Codice della Strada (in questo caso occorrerebbe toglierli TUTTI, risultato che in tutta evidenza NON E' ottenibile neppure se a capo dei comitati si ponesse Joseph Ratzinger in persona), bensì quello di riformare il settore facendo in modo che venga gestito così come è gestito in tutte le capitali civili del mondo. La domanda è: i comitati "non c'arrivano" a proporre delle linee guida che davvero siano spina nel fianco dell'amministrazione comunale oppure lo fanno apposta? Considerando quante volte -anche nei giorni scorsi, a monte della diramazione del presente comunicato- abbiamo sottolineato la necessità di una comunicazione meno piatta e più volitiva, ci tocca propendere per la seconda ipotesi.
E dunque cui prodest? Chi ci guadagna a proporre al Comune una strada che senz'altro è necessaria, ma assolutamente non è sufficiente a risolvere il problema?
E' come se, dovendo attaccare una amministrazione che lascia ogni inverno allagare il proprio territorio da un bizzoso torrente, si indichi come obbiettivo quello di liberare le strade dal fango, ma non si faccia menzione alcuna sulla necessità di costruire gli argini affinché l'alluvione non si ripeta più...
A noi -e con ogni probabilità anche a chi legge- questa strategia sembra fuori dalla grazia di dio.

15 commenti:

  1. Bisogna chiedere l'inasprimento delle sanzioni per i cartelloni abusivi.

    Bisogna chiedere all’assessorato i dati delle rimozioni (quelli veri) suddivisi PER CATEGORIA di impianti rimossi.

    Bisogna chiedere lo stop delle ricollocazioni di quelle ditte particolarmente in auge con questa amministrazione (tipo la SCI) quando queste sono in deroga all’ Art. 23 del codice della strada (ossia quasi sempre).

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  2. Personalmente avrei molto piacere che Cartellopoli- e lo dico con tutta la stima ormai comprovata per il fondatore di Cartellopoli e di tutti gli attivisti- tornasse ad aderire al Comitato Promotore della Delibera di Iniziativa Popolare.
    Semplicemente perchè sono convinto che -soprattutto in un contesto come questo- l'unione faccia la forza- seppur con le diverse visioni che si possono avere del fenomeno, di cui sarebbe bello poter discutere all'interno di un fronte vasto e compatto.
    Abbiamo l'occasione di fare "DIGA" per resistere all'esondazione di merda che alcuni incivili ci vogliono costringere ad ingoiare. FACCIAMO DIGA INSIEME!

    Mc Daemon

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  3. Caro McDaemon,

    viviamo una inondazione. Noi diciamo che bisogna fare una diga (e possibilmente farla gestire a dei professionisti, sennò è inutile visto quanto è delicato il funzionamento di una tale opera ingegneristica), altri dicono che bisogna togliere l'acqua col cucchiaino. Siamo noi a dovere ricondurci a più miti consigli oppure sono loro a tuo avviso?

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  4. Credo solo sia un peccato non restare uniti di fronte almeno ai punti fondamentali ("siamo tanti e vi siamo contro") di qusta guerra.

    Mc Daemon

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  5. Sui punti fondamentali SIAMO d'accordo: non ci stanno bene i cartelloni così come sono e notiamo che tutto quello che si sta facendo passare alla città sia uno schifo.

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  6. Chiariamo una volta per tutte gli equivoci in cui incorre sistematicamente Massimiliano Tonelli (ed assieme a lui il Comitato Promotore) ed in cui ci vorrebbe far incappare il Comune per bocca del Dott.Paciello.
    Esiste anzitutto un solo ed unico Piano Regolatore (e non i Piani Regolatori che lascia intendere Tonelli), il quale non potrà non rispettare come preciso obbligo di legge non solo i divieti di affissione prescritti nelle zone vincolate e nelle aree naturali protette, ma anche e soprattutto le distanze minime imposte dal Codice della Strada, che secondo Tonelli non sarebbero state rispettate da tutti i cartelloni installati a Roma per cui sarebbe possibile rimuoverli tutti solo grazie al ricorso ad una ditta privata di pubblicità.
    Dovrebbe essere lapalisiano che sarà il Piano Regolatore, una volta adottato, ad imporre la demolizione di tutti i cartelloni installati in luoghi non previsti da tale strumento.
    Se così sarà comunque, che senso ha denunciare oggi gli impianti abusivi ?
    L'altro equivoco che non é stato considerato é quanto detto dallo stesso Dott.Paciello nella 2° riunuione del Tavolo Tecnico dello scorso 27 luglio, secondo cui dal censimento verranno fuori un certo numero di impianti comunque regolari in ogni Municipio per i quali nel futuro Piano Regolatore, se non ne potrà essere mantenuta l'installazione in quel Municipio, verrà valutata la possisbilità di ricollocarli in un altro Municipio.
    Questo ragionamento non ha né capo nè coda per il semplice fatto che il Piano Regolatore stabilirà il numero massimo degli impianti installabili in ogni Municipio e non consentirà di per sé nessuna possibilità di ricollocazioni in ambiti territoriali già pieni.
    Le denunce di oggi servono dunque non solo per esigere l'immediata rimozione di impianti comunque abusivi, ma di non lasciar permettere "diritti acquisiti" a nessuno.
    L'ultimo equivoco da chiarire riguarda le forme ed i modi che il Comune di Roma riterrà di adottare da un lato per la rimozione di tutti gli impianti che sono "abusivi" anche per il Piano Regolatore e dall'altro lato per la futura gestione degli impianti previsti dal Piano Regolatore stesso.
    Il Regolamento vigente prevede l'affidamento a gara solo per gli impianti comunali, ma non anche per quelli privati: é qui che sarebbe più opportuno affidare a bando anche la gestione di quest'ultimi, come propone ossessivamente Tonelli, chiedendo alle Ditte che lo vinceranno anche una "collaborazione" nella rimozione di tutti gli impianti abusivi, senza nessun affidamento esclusivo, se non altro perché non previsto attualmente dalla normativa vigente in materia.

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  7. Occorre chiarire una volta per tutte la serie di equivoci in cui incorre sistematicamente Massimiliano Tonelli riguardo alla materiale impossibilità da parte del Comune di rimuovere tutti i cartelloni pubblicitari abusivi.
    Il Piano Regolatore delle Affissioni (e non i Piani Regolatori degli impianti di cui si parla nel post) dovrà essere redatto nel più pieno rispetto non solo dei vincoli paesaggistici e storico-monumentali e delle aree naturali protette, ma anche delle distanze minime imposte dal Codice della Strada (non rispettate secondo Tonelli da TUTTI gli impianti), per cui la sua adozione comporterà l'automatica individuazione di tutti i cartelloni installati in difformità da esso ed il conseguente obbligo della loro rimozione.
    Se é vero da una parte che la rimozione di tutti gli impianti abusivi comporterà sicuramente tempi lunghi, é altrettanto vero dall'altra parte che il Comune potrà ed anzi dovrà provvedere all'immediato oscuramento di tutti gli stessi impianti, impedendone il prosieguo di una pubblicità irregolare ed additandoli così alla cittadinanza allo stesso modo di come in certi stati arabi ai ladri vengono ancora tagliate le mani affinché tutti possano vedere di che reato si sono resi colpevoli.
    Il vigente Regolamento prevede l'affidamento a gara soltanto degli impianti di proprietà comunale e non anche di quelli privati: se anche questi venissero affidati a gara, solo a questo punto potrebbe essere messa in atto la proposta di Tonelli di far finire lo scandalo-cartelloni con un bando, imponendo - nelle stesse condizioni del bando - la "collaborazione" delle ditte che lo vinceranno ai fini della rimozione di tutti gli impianti abusivi (e non certo l'affidamento esclusivo di tale compito che non é previsto dalla normativa vigente in materia).

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  8. io penso che bisogna fare un passo alla volta:
    1. alla fine di questo giro di rimozioni, dimostrare che i cartelloni sono quanti e + di prima;
    2. far decadere la famosa delibera di legalizzazione degli impianti;
    3. controllare il testo del nuovo piano regolatore (non sia mai che con tutte le dritte che sono state date al pizzicagnolo, questi le usi contro di noi... tipo derogare ai vincoli sulle aree vincolate come l'area del foro italico, flaminio auditorium;
    4. procedere alla rimozione degli impianti alla luce del nuovo piano, a carico delle ditte;
    5. bando di gara per il servizio di affissione.
    TOTALE = 15 anni.

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  9. A wanderobo che mi risponde curiosamente con lo stesso linguaggio che userebbe sessorium, per arrivare a sostenere che ci vogliono 15 anni per far finire lo scandalo-cartellopoli, rispondo punto per punto.
    1 - Per dimostrare che alla fine di questo "giro" di rimozioni inaugurato dal Comune i cartelloni sono quanti e + di prima occorrerebbe calcolare esattamente quali e quanti altri nuovi impianti siano stati installati dalla data di inizio delle rimozioni in poi: per avvicinarci a questa cifra con una buona attendibilità, senza tener conto degli impianti totalmente abusivi, il Servizio Affissioni dovrebbe far sapere quanti numeri di codice identificativo ha assegnato dalla data di inizio delle rimozioni in poi.
    2 - E' ormai quasi certo che per la gran massa dei nuovi impianti privati installati con contestuale numero di codice identificativo non c'é stata né la dovuta istruttoria né la corrispondente "autorizzazione" per 5 anni, ma é avvenuto solo il pagamento del C.I.P. che é comunque dovuto anche nel caso di impianti abusivi e che serve al Comune per fare cassa: la decadenza quindi della delibera n. 37/2009 non farebbe affatto decadere il dilagare dei nuovi impianti installati con questo perverso meccanismo.
    3 - Nella 2° riunione del Tavolo Tecnico dello scorso 27 luglio il Dott. Paciello ha fatto capire che il censimento di ogni Municipio porterà ad accertare un certo numero di impianti comunque "regolari" che - se non saranno previsti dal Piano Regolatore nella stessa quantità e nello stesso Municipio - potranno eventualmente essere "ricollocati" in altro Municipio, in deroga magari agli indici di affollamento. Dal momento che da un lato tutte le "autorizzazioni" hanno comunque una durata al massimo di 10 anni e che dall'altro lato il Piano Regolatore deve partire da zero, senza tener conto della situazione esistente, non potranno né dovranno esistere "diritti acquisiti" per nessuna ditta.
    4 – La rimozione degli impianti abusivi è sempre a carico delle ditte, a cui viene comunque imputata la spesa in caso di rimozione forzosa ad opera del Comune, ma per individuare quali e quanti sono da buttar giù non c’è bisogno di aspettare il Piano Regolatore: basti pensare ad es. ai 492 impianti che l’Ente Parco Roma Natura ha chiesto di rimuovere o tutti quelli privati di cui VAS ha chiesto l’immediata rimozione sia singolarmente che in massa (perché installati in vaste aree soggette a vincolo paesaggistico), anche e soprattutto per non permettere di accampare per essi nessun “diritto acquisito” preteso in forza di un numero di codice identificativo “comprato con il pagamento di un CIP.
    5 – La rimozione degli impianti abusivi costituisce un preciso obbligo di legge per il Comune, per assolvere al quale non c’è bisogno di aspettare l’affidamento a gara alla ditta che lo vince anche di una “collaborazione” nella rimozione degli impianti abusivi, che a quel momento dovranno essere stati fatti rimuovere in buona parte, con le buone (ad opera del Comunque) o con le cattive (ad opera di un commissario ad acta nominato a seguito di una Class Action).
    CONCLUSIONE = non ci vogliono affatto 15 anni

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  10. A wanderobo che mi risponde curiosamente con lo stesso linguaggio che userebbe sessorium, per arrivare a sostenere che ci vogliono 15 anni per far finire lo scandalo-cartellopoli, rispondo punto per punto.
    1 - Per dimostrare che alla fine di questo "giro" di rimozioni inaugurato dal Comune i cartelloni sono quanti e + di prima occorrerebbe calcolare esattamente quali e quanti altri nuovi impianti siano stati installati dalla data di inizio delle rimozioni in poi: per avvicinarci a questa cifra con una buona attendibilità, senza tener conto degli impianti totalmente abusivi, basta che il Servizio Affissioni faccia sapere quanti numeri di codice identificativo ha assegnato dalla data di inizio delle rimozioni in poi.
    2 - E' ormai quasi certo che per la gran massa dei nuovi impianti privati installati con contestuale numero di codice identificativo non c'é stata né la dovuta istruttoria né la corrispondente "autorizzazione" per 5 anni, ma é avvenuto solo il pagamento del C.I.P. che é comunque dovuto anche nel caso di impianti abusivi e che serve al Comune per fare cassa: la decadenza quindi della delibera n. 37/2009 non farebbe affatto decadere il dilagare dei nuovi impianti installati con questo perverso meccanismo.
    3 - Nella 2° riunione del Tavolo Tecnico dello scorso 27 luglio il Dott. Paciello ha fatto capire che il censimento di ogni Municipio porterà ad accertare un certo numero di impianti comunque "regolari" che - se non saranno previsti dal Piano Regolatore nella stessa quantità e nello stesso Municipio - potranno eventualmente essere "ricollocati" in altro Municipio, in deroga magari agli indici di affollamento. Dal momento che da un lato tutte le "autorizzazioni" hanno comunque una durata al massimo di 10 anni e che dall'altro lato il Piano Regolatore deve partire da zero, senza tener conto della situazione esistente, non potranno né dovranno esistere "diritti acquisiti" per nessuna ditta.
    4 – La rimozione degli impianti abusivi è sempre a carico delle ditte, a cui viene comunque imputata la spesa in caso di rimozione forzosa ad opera del Comune, ma per individuare quali e quanti sono da buttar giù non c’è bisogno di aspettare il Piano Regolatore: basti pensare ad es. ai 492 impianti che l’Ente Parco Roma Natura ha chiesto di rimuovere o tutti quelli privati di cui VAS ha chiesto l’immediata rimozione sia singolarmente che in massa (perché installati in vaste aree soggette a vincolo paesaggistico), anche e soprattutto per non permettere di accampare per essi nessun “diritto acquisito” preteso in forza di un numero di codice identificativo “comprato con il pagamento di un CIP.
    5 – La rimozione degli impianti abusivi costituisce un preciso obbligo di legge per il Comune, per assolvere al quale non c’è bisogno di aspettare l’affidamento a gara alla ditta che lo vince anche di una “collaborazione” nella rimozione degli impianti abusivi, che a quel momento dovranno essere stati fatti rimuovere in buona parte, con le buone (ad opera del Comunque) o con le cattive (ad opera di un commissario ad acta nominato a seguito di una Class Action).
    CONCLUSIONE = non ci vogliono affatto 15 anni

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  11. A wanderobo che mi risponde curiosamente con lo stesso linguaggio che userebbe sessorium, per arrivare a sostenere che ci vogliono 15 anni per far finire lo scandalo-cartellopoli, rispondo punto per punto.
    1 - Per dimostrare che alla fine di questo "giro" di rimozioni inaugurato dal Comune i cartelloni sono quanti e + di prima occorrerebbe calcolare esattamente quali e quanti altri nuovi impianti siano stati installati dalla data di inizio delle rimozioni in poi: per avvicinarci a questa cifra con una buona attendibilità, senza tener conto degli impianti totalmente abusivi, baste che il Servizio Affissioni faccia sapere quanti numeri di codice identificativo ha assegnato dalla data di inizio delle rimozioni in poi.
    2 - E' ormai quasi certo che per la gran massa dei nuovi impianti privati installati con contestuale numero di codice identificativo non c'é stata né la dovuta istruttoria né la corrispondente "autorizzazione" per 5 anni, ma é avvenuto solo il pagamento del C.I.P. che é comunque dovuto anche nel caso di impianti abusivi e che serve al Comune per fare cassa: la decadenza quindi della delibera n. 37/2009 non farebbe affatto decadere il dilagare dei nuovi impianti installati con questo perverso meccanismo.
    (per esigenze di spazio seguita nel commento successivo)

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  12. (seguito del commento delle ore 15,54)
    3 - Nella 2° riunione del Tavolo Tecnico dello scorso 27 luglio il Dott. Paciello ha fatto capire che il censimento di ogni Municipio porterà ad accertare un certo numero di impianti comunque "regolari" che - se non saranno previsti dal Piano Regolatore nella stessa quantità e nello stesso Municipio - potranno eventualmente essere "ricollocati" in altro Municipio, in deroga magari agli indici di affollamento. Dal momento che da un lato tutte le "autorizzazioni" hanno comunque una durata al massimo di 10 anni e che dall'altro lato il Piano Regolatore deve partire da zero, senza tener conto della situazione esistente, non potranno né dovranno esistere "diritti acquisiti" per nessuna ditta.
    4 – La rimozione degli impianti abusivi è sempre a carico delle ditte, a cui viene comunque imputata la spesa in caso di rimozione forzosa ad opera del Comune, ma per individuare quali e quanti sono da buttar giù non c’è bisogno di aspettare il Piano Regolatore: basti pensare ad es. ai 492 impianti che l’Ente Parco Roma Natura ha chiesto di rimuovere o tutti quelli privati di cui VAS ha chiesto l’immediata rimozione sia singolarmente che in massa (perché installati in vaste aree soggette a vincolo paesaggistico), anche e soprattutto per non permettere di accampare per essi nessun “diritto acquisito” preteso in forza di un numero di codice identificativo “comprato con il pagamento di un CIP.
    5 – La rimozione degli impianti abusivi costituisce un preciso obbligo di legge per il Comune, per assolvere al quale non c’è bisogno di aspettare l’affidamento a gara alla ditta che lo vince anche di una “collaborazione” nella rimozione degli impianti abusivi, che a quel momento dovranno essere stati fatti rimuovere in buona parte, con le buone (ad opera del Comunque) o con le cattive (ad opera di un commissario ad acta nominato a seguito di una Class Action).
    CONCLUSIONE = non ci vogliono affatto 15 anni

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  13. (seguito del commento delle ore 15,54)
    3 - Nella 2° riunione del Tavolo Tecnico dello scorso 27 luglio il Dott. Paciello ha fatto capire che il censimento di ogni Municipio porterà ad accertare un certo numero di impianti comunque "regolari" che - se non saranno previsti dal Piano Regolatore nella stessa quantità e nello stesso Municipio - potranno eventualmente essere "ricollocati" in altro Municipio, in deroga magari agli indici di affollamento. Dal momento che da un lato tutte le "autorizzazioni" hanno comunque una durata al massimo di 10 anni e che dall'altro lato il Piano Regolatore deve partire da zero, senza tener conto della situazione esistente, non potranno né dovranno esistere "diritti acquisiti" per nessuna ditta.
    4 – La rimozione degli impianti abusivi è sempre a carico delle ditte, a cui viene comunque imputata la spesa in caso di rimozione forzosa ad opera del Comune, ma per individuare quali e quanti sono da buttar giù non c’è bisogno di aspettare il Piano Regolatore: basti pensare ad es. ai 492 impianti che l’Ente Parco Roma Natura ha chiesto di rimuovere o tutti quelli privati di cui VAS ha chiesto l’immediata rimozione sia singolarmente che in massa (perché installati in vaste aree soggette a vincolo paesaggistico), anche e soprattutto per non permettere di accampare per essi nessun “diritto acquisito” preteso in forza di un numero di codice identificativo “comprato con il pagamento di un CIP.
    5 – La rimozione degli impianti abusivi costituisce un preciso obbligo di legge per il Comune, per assolvere al quale non c’è bisogno di aspettare l’affidamento a gara alla ditta che lo vince anche di una “collaborazione” nella rimozione degli impianti abusivi, che a quel momento dovranno essere stati fatti rimuovere in buona parte, con le buone (ad opera del Comunque) o con le cattive (ad opera di un commissario ad acta nominato a seguito di una Class Action).
    CONCLUSIONE = non ci vogliono affatto 15 anni

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  14. (seguito del commento delle ore 15,54)
    3 - Nella 2° riunione del Tavolo Tecnico dello scorso 27 luglio il Dott. Paciello ha fatto capire che il censimento di ogni Municipio porterà ad accertare un certo numero di impianti comunque "regolari" che - se non saranno previsti dal Piano Regolatore nella stessa quantità e nello stesso Municipio - potranno eventualmente essere "ricollocati" in altro Municipio, in deroga magari agli indici di affollamento. Dal momento che da un lato tutte le "autorizzazioni" hanno comunque una durata al massimo di 10 anni e che dall'altro lato il Piano Regolatore deve partire da zero, senza tener conto della situazione esistente, non potranno né dovranno esistere "diritti acquisiti" per nessuna ditta.
    4 – La rimozione degli impianti abusivi è sempre a carico delle ditte, a cui viene comunque imputata la spesa in caso di rimozione forzosa ad opera del Comune, ma per individuare quali e quanti sono da buttar giù non c’è bisogno di aspettare il Piano Regolatore: basti pensare ad es. ai 492 impianti che l’Ente Parco Roma Natura ha chiesto di rimuovere o tutti quelli privati di cui VAS ha chiesto l’immediata rimozione sia singolarmente che in massa (perché installati in vaste aree soggette a vincolo paesaggistico), anche e soprattutto per non permettere di accampare per essi nessun “diritto acquisito” preteso in forza di un numero di codice identificativo “comprato con il pagamento di un CIP.
    5 – La rimozione degli impianti abusivi costituisce un preciso obbligo di legge per il Comune, per assolvere al quale non c’è bisogno di aspettare l’affidamento a gara alla ditta che lo vince anche di una “collaborazione” nella rimozione degli impianti abusivi, che a quel momento dovranno essere stati fatti rimuovere in buona parte, con le buone (ad opera del Comunque) o con le cattive (ad opera di un commissario ad acta nominato a seguito di una Class Action).
    CONCLUSIONE = non ci vogliono affatto 15 anni

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  15. (seguito del commento delle ore 15,54 del 27.9.2010)
    3 - Nella 2° riunione del Tavolo Tecnico dello scorso 27 luglio il Dott. Paciello ha fatto capire che il censimento di ogni Municipio porterà ad accertare un certo numero di impianti comunque "regolari" che - se non saranno previsti dal Piano Regolatore nella stessa quantità e nello stesso Municipio - potranno eventualmente essere "ricollocati" in altro Municipio, in deroga magari agli indici di affollamento. Dal momento che da un lato tutte le "autorizzazioni" hanno comunque una durata al massimo di 10 anni e che dall'altro lato il Piano Regolatore deve partire da zero, senza tener conto della situazione esistente, non potranno né dovranno esistere "diritti acquisiti" per nessuna ditta.
    4 – La rimozione degli impianti abusivi è sempre a carico delle ditte, a cui viene comunque imputata la spesa in caso di rimozione forzosa ad opera del Comune, ma per individuare quali e quanti sono da buttar giù non c’è bisogno di aspettare il Piano Regolatore: basti pensare ad es. ai 492 impianti che l’Ente Parco Roma Natura ha chiesto di rimuovere o tutti quelli privati di cui VAS ha chiesto l’immediata rimozione sia singolarmente che in massa (perché installati in vaste aree soggette a vincolo paesaggistico), anche e soprattutto per non permettere di accampare per essi nessun “diritto acquisito” preteso in forza di un numero di codice identificativo “comprato con il pagamento di un CIP.
    5 – La rimozione degli impianti abusivi costituisce un preciso obbligo di legge per il Comune, per assolvere al quale non c’è bisogno di aspettare l’affidamento a gara alla ditta che lo vince anche di una “collaborazione” nella rimozione degli impianti abusivi, che a quel momento dovranno essere stati fatti rimuovere in buona parte, con le buone (ad opera del Comunque) o con le cattive (ad opera di un commissario ad acta nominato a seguito di una Class Action).
    CONCLUSIONE = non ci vogliono affatto 15 anni

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