giovedì 14 ottobre 2010

Bosi-segnala: ancora sotto scacco il Parco di Veio

Con nota prot. n. 3023 del 15 settembre 2010 (che si rimette in allegato per opportuna conoscenza) il Direttore dell’Ente Parco di Veio, Arch. Salvatore Codispoti, ha trasmesso al Direttore del Servizio Affissioni e Pubblicità del Comune di Roma, Dott. Francesco Paciello, il censimento di 33 impianti pubblicitari installati “in prossimità” del Parco di Veio sul lato sinistro della via Cassia uscendo da Roma tra il Km. 14,600 ed il Km. 16,300, nel tratto La Giustiniana-La Storta.

La nota fa seguito alla richiesta formulata nella riunione del 5.5.2010 di “inviare i dati relativi alla attuazione delle procedure di delocalizzazione e/o di rimozione degli impianti pubblicitari nel parco di Veio”.

Il Parco Regionale di Veio, all’interno del quale vige il tassativo divieto di affissione di cartelli pubblicitari, fa parte delle aree tutelate per legge ai sensi della lettera f) del 1° comma del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, emanato con D.Lgs. n. 42/2004, e costituisce quindi ope legis un “bene paesaggistico”: il successivo art. 153 dispone che “nell’ambito ed in prossimità dei beni paesaggistici … é vietata la posa in opera di cartelli o altri mezzi pubblicitari se non previa autorizzazione dell’amministrazione competente, che provvede su parere vincolante, …, del soprintendente”.

Si deve far presente che i suddetti impianti pubblicitari risultano collocati sul lato opposto della via Cassia a ridosso della quale ricade la perimetrazione provvisoria del Parco di Veio che esclude però l’abitato del quartiere “La Giustiniana” ed allontana di fatto la “prossimità” di tali impianti, ma al tempo stesso si deve evidenziare anche che tutto il lato destro della via Cassia (che uscendo da Roma va da via Volusia a via di Isola Farnese) fa da confine del vincolo paesistico relativo al Parco di Veio emanato con deliberazione della Giunta Regionale del Lazio n. 338 del 31 gennaio 1989: va messo altresì in risalto che il suddetto vincolo paesistico raggiunge, all’altezza del Km. 14,600 circa della via Cassia, il perimetro di un altro vincolo paesistico che segue totalmente per tutta la parte posta a destra della via Cassia e che è stato imposto con D.M. del 6 novembre 1975 a tutela della località “La Spizzichina”.

Ne deriva che tutti i suddetti 33 impianti pubblicitari ricadono comunque “in prossimità” di beni paesaggistici e che quelli collocati all’altezza dell’incrocio con via della Torre delle Cornacchie risultano addirittura del tutto ricompresi all’interno del vincolo imposto nel 1975 a tutela delle località a cavallo della via Cassia all’altezza dei chilometri 14-15.

Si mette in evidenza che non risulta che per i suddetti 33 impianti sia stata preventivamente rilasciata l’autorizzazione paesaggistica da parte del Direttore Regionale dell’Area Urbanistica e Beni Paesaggistici del Comune di Roma e Progetti Speciali, Arch. Maria Teresa Longo, né che sia stato espresso il parere vincolante di competenza del Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici per il Comune di Roma, Arch. Maria Costanza Pierdominici: si chiede ad ogni modo di averne conferma e di sapere quali azioni in tal caso intendano intraprendere riguardo agli impianti di cui all’oggetto.

A tal ultimo riguardo si fa presente al Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici per il Comune di Roma, Arch. Maria Costanza Pierdominici, che il Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio, Arch. Federica Galloni, con nota prot. n. 0014695 del 10 settembre 2010 ha dato seguito alla nota prot. n. 21 del 20 maggio 2010 con cui questa associazione aveva fatto presente tanto al Ministro per i Beni e le Attività Culturali On. Sandro Bondi quanto ai suoi diversi organi periferici che “il Ministero per i Beni e le Attività Culturali è in primis l’Ente tutore di tutti i vincoli imposti nel territorio del Comune di Roma” ed aveva chiesto “alle SS. LL., ciascuna nell’ambito delle rispettive competenze, di far predisporre il più sollecitamente possibile la richiesta al Comune di Roma di rimuovere immediatamente tutti i cartelloni ricadenti nelle aree tutelate sia come beni culturali che come beni paesaggistici, in forza anche della delibera del Commissario Straordinario n. 45/2008”: si mette in evidenza che una analoga richiesta è stata avanzata da questa associazione alla Regione Lazio con nota prot. n. 22 del 20 maggio 2010, indirizzata anche alla Direzione Regionale dell’Area Urbanistica e Beni Paesaggistici del Comune di Roma, Arch. Maria Teresa Longo, che a tutt’oggi non risulta aver dato nessun seguito alla istanza di VAS.

In precedenza, alle segnalazioni di VAS prot. n. 5 del 16 febbraio 2010 e n. 11 del 19 marzo 2010, la Regione Lazio ha dato un seguito interlocutorio con nota prot. n. 64289 del 28 aprile 2010, a firma dell’Arch. Patrizia Colletta, facendo sapere che all’Area Vigilanza Urbanistica Edilizia e Lotta all’Abusivismo era stata affidata per competenza l’azione di vigilanza.

L’Arch. Galloni ha chiesto anche all’Arch. Pierdominici di fornire informazioni e “di relazionare circa … le eventuali azioni intraprese e/o che intende intraprendere”: VAS si associa a questa richiesta, che estende anche all’Arch. Maria Teresa Longo ed all’Arch. Patrizia Colletta.

C’è anche da far presente che gli impianti pubblicitari censiti dall’Ente Parco di Veio sul lato sinistro della via Cassia che uscendo da Roma va da largo della Giustiniana fino alla località di Borghetto San Carlo risultano collocati a ridosso della linea ferroviaria FM3 “San Pietro –La Storta”.

Ai sensi del 5° comma dell’art. 23 del Codice della Strada emanato con D.Lgs. n. 285/1992, “i cartelli e gli altri mezzi pubblicitari posti lungo le sedi ferroviarie, quando siano visibili dalla strada, sono soggetti alle disposizioni del presente articolo e la loro collocazione viene autorizzata dalle Ferrovie dello Stato, previo nulla osta dell'ente proprietario della strada”.


Non risulta che per i suddetti 33 impianti sia stata rilasciata la preventiva ed obbligatoria autorizzazione ai sensi del D.P.R. n. 753 dell'11 luglio 1980 da parte di RFI S.p.A. che gestisce la linea ferroviaria Roma-Cesano-Viterbo: si chiede ad ogni modo di averne conferma e di sapere quali azioni in tal caso intendano intraprendere riguardo agli impianti di cui all’oggetto.

Per quanto concerne il “nulla osta” dell’ente proprietario della strada, che stando alla nota dell’Ente Parco di Veio con verbale del 13 luglio 2005 sarebbe stata ceduta dalla Regione Lazio al Comune di Roma, si fa presente che 4 dei 33 impianti pubblicitari non hanno nemmeno un numero di codice identificativo assegnato dal Servizio Affissioni, per cui se ne deve dedurre la loro totale natura abusiva.

Per i rimanenti 29 impianti risulta assegnato un numero di codice identificativo, che attesta il pagamento del Canone Iniziative Pubblicità (C.I.P.) ma non anche una automatica “autorizzazione” che – quand’anche rilasciata – risulterebbe viziata di legittimità, per violazione dei divieti di affissione sopra detti.

Si chiede pertanto di far provvedere, nell’ambito delle rispettive competenze, alla più sollecita rimozione di tutti i 33 impianti: si chiede la rimozione espressamente ai sensi dei commi 13-bis e 13-ter dell’art. 23 del Codice della Strada (D.Lgs. n. 285/1992), così come prescrive anche il 5° comma dell’art. 31 del nuovo Regolamento approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 37/2009.

Nelle more della materiale rimozione dei suddetti impianti, l’amministrazione comunale può e deve provvedere anche e soprattutto "alla copertura immediata della pubblicità irregolare" ed al "sequestro cautelare" di tutti gli impianti abusivamente utilizzati, così come prescrive il 6° comma dell’art. 31 del nuovo Regolamento approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 37/2009.

Per le ragioni sopra dette, l’assegnazione di un numero di codice identificativo non può e non deve significare un “diritto” alla ricollocazione di quegli impianti muniti di codice identificativo che venissero rimossi a cura e spese delle ditte titolari entro 48 ore dalla data della lettera-diffida loro trasmessa dal Servizio Affissioni.

Si resta in attesa di un cortese riscontro scritto, che anche se per via telematica si richiede ai sensi degli articoli 2, 3 e 9 della legge n. 241/1990.


Dott. Arch. Rodolfo Bosi

- Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) –

5 commenti:

  1. stai pensando hai cartelloni ai confini con il psrco o ai cartelli sulla cassia , vai a guardare dentro al parco che ci sono le baraccopoli dei rumeni , e' una cosa bella !!!!!!!!!

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  2. Anonimo alle baraccopoli pensaci tu, o forse ci abiti?

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  3. Grazie ancora all'Arch. Bosi. E' una vera fonte di ispirazione per chi come me ha ancora un senso della legge.

    A livello personale, tuttavia, mi sembra che queste segnalazioni siano sempre più lunghe e complicate, il che riflette naturalmente la devastazione quotidiana del panorama di Roma e l'inerzia delle istituzioni. Non sarà per caso sproporzionato lo sforzo fatto e l'effetto ottenuto? Non staremo per caso facendo il gioco dei cartellonari andando ad inseguire il singolo cartellone quando è evidente che i soliti noti consentono invece spudoratamente l'installazione di interi circuiti pubblicitari completamente abusivi?

    Io onestamente che pure di segnalazioni ne faccio da tempo, stento a vederne gli effetti ma soprattutto faccio sempre più fatica (anche per ovvie ragioni di tempo) a scrivere agli uffici pubblici quando questi sono gli stessi che "tollerano" l'intollerabile...

    Sarei curioso di leggere la sua opione in merito e di conoscere la sua strategia.

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  4. il solo guardare la sua faccia mi rovina la giornata. VERGOGNA BORDONI. VERGOGNA.

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  5. A pinco panco delle ore 15,39 faccio presente anzitutto che il sottoscritto é odiato da molte amministrazioni pubbliche anche per la lunghezza delle sue istanze, perché non badano a "delegare" nessuno (del tipo ti "segnalo" soltanto e poi vedi un pò di pensarci tu), ma "istruiscono" di fatto la pratica, individuando oggettivamente i vizi di legittimità e mettendo chi di dovere nell'obbligo di "provvedere" una volta accertato che risponde a verità quanto ho segnalato.
    Non c'é nessuna "strategia" nascosta dietro questo modo di procedere, ma solo l'utilizzo trasparente di quel che mi consente questo Stato di diritto.
    Per essere ancor più chiaro, se entro un congruo termine di tempo non saranno stati rimossi i cartelloni di cui ho dimostrato la natura abusiva da parte non solo del Comune, ma anche di chi sta sopra di lui ed é pienamente competente ad intervenire nell'esercizio dei poteri sostitutivi, la "strategia" che mi rimane e mi consente sempre questo Stato di diritto é una Class Action finalizzata alla nomina di un Commissario ad acta incaricato di rimuovere lui gli impianti abusivi oppure un dettagliato esposto-denuncia alla Procura della Repubblica per abuso d'ufficio nella omisisone di atti dovuti.

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