sabato 30 ottobre 2010

La rassegna stampa dell'altro giorno, i rilievi di Bosi (e le nostre note)

Un commento alla rassegna stampa da noi pubblicata l'altro ieri. Una lettera che Rodolfo Bosi ha scritto al presidente del XI Municipio Andrea CatarciCon riferimento alla dichiarazione che Lei, Sig. Presidente, ha rilasciato e che è riportata sul quotidiano “Il Messaggero” di oggi riguardo agli attuali gestori degli impianti pubblicitari, secondo la quale “forse ne basta uno che si occupi delle affissioni: oggi ce ne sono 310, troppi”, per cui “nessun piano regolatore può servire se non si bonifica la città” e quindi “bisogna pensare a qualche forma che regoli il mercato”, faccio anzitutto presente che appare in sintonia con l’affermazione di Massimiliano Tonelli riportata sul quotidiano “La Repubblica” sempre di oggi, secondo cui “il piano regolatore è propedeutico all’assegnazione delle concessioni tramite bando, così la repressione sarà a carico dei privati e non sarà onere del Comune”.
Metto in risalto in secondo luogo che l’ipotesi di affidare la repressione dell’abusivismo commerciale ad un unico soggetto privato, sul modello che è stato adottato a Napoli, è stata ventilata dallo stesso Dott. Francesco Paciello in occasione della presentazione del Piano Regolatore, senza che poi ne siano state precisate forme e modi nella illustrazione fatta dall’ing. Andrea Giura Longo.
Metto in evidenza in terzo luogo che lo stesso cons. Athos De Luca, nell’intervento da lui tenuto nel corso dell’incontro pubblico di ieri pomeriggio, ha segnalato non solo che i tempi del Piano Regolatore saranno necessariamente lunghi per cui è indispensabile mantenere viva l'attenzione e continuare a pretendere che almeno le norme vigenti vengano fatte rispettare, ma anche e soprattutto le probabili difficoltà a recuperare una situazione in cui vi sono dei diritti acquisiti da parte delle ditte che potrebbero comportare lunghi e complicati contenziosi nei tribunali: quest’ultimo aspetto è stato evidenziato anche dai Presidenti del Municipio IX (Susi Fantino) e del Municipio XVII (Antonella De Giusti) .
Al fine dichiarato di cercare di portare una conoscenza più approfondita del quadro normativo entro cui si dovrebbero incasellare tutte le suddette dichiarazioni per renderne effettivamente praticabile le soluzioni che sono state auspicate, mi sento in dovere di fare i seguenti rilievi.

1 – L’AFFIDAMENTO A GARA PUBBLICA DELLA GESTIONE DEGLI IMPIANTI - Premesso che gli impianti pubblicitari possono essere di proprietà comunale o di proprietà privata e che l’art. 10 del Regolamento vigente, approvato con la delibera n. 37/2009, stabilisce che sia per gli uni che per gli altri le autorizzazioni rilasciate hanno una durata di 5 anni, eventualmente rinnovabili per altri 5 (senza obbligo di disdetta alla scadenza del 2° quinquennio), l’art. 7 del medesimo Regolamento prevede l’affidamento della pubblicità sugli impianti SPQR di proprietà comunale a chi vincerà l’apposita gara pubblica per ognuno dei 4 lotti territoriali in cui è stato suddiviso il territorio comunale ai sensi del comma 1 bis del medesimo art. 7: significa che la gestione degli impianti SPQR può essere affidata tutt’al più a 4 singole ditte e al massimo per 10 anni, trascorsi i quali vanno ripetute le 4 gare pubbliche.
Per gli impianti invece di proprietà privata il successivo art. 8 non prevede un analogo affidamento tramite 4 distinte gare pubbliche per gli stessi 4 lotti territoriali, ma un “apposito avviso contenente le quantità delle superfici autorizzabili ed eventuali prescrizioni”, sulla base delle quali ogni ditta può presentare tuttora regolare domanda al competente Ufficio dell’Amministrazione comunale, che la esamina nell’ordine cronologico di presentazione e che nega o rilascia l’autorizzazione quinquennale entro 90 giorni dalla ricezione della domanda, senza che possa trovare applicazione l’istituto del silenzio-assenso.
Questo spiega perché, la Banca Dati del Servizio Affissioni arrivi a registrare 310 ditte, che sono destinate ad un sicuro aumento con un tipo di mercato libero come questo, che però viene ignorato sia da Tonelli che da Lei, sig. Presidente, senza proporre una modifica del vigente Regolamento che possa rendere effettivamente praticabile la soluzione proposta più come “slogan” d’effetto che come vera e propria “disposizione” giuridica sostitutiva da introdurre.
Si fa presente ad ogni modo che quanto meno le “superfici autorizzabili” in linea di massima dovranno essere stabilite dal Piano Regolatore, mentre ai Piani di Localizzazione dovrebbe spettare il compito di fissare non solo il numero esatto degli impianti di proprietà privata, ma anche la loro precisa collocazione sul territorio (oltre che la tipologia ed il formato), nel pieno rispetto delle distanze fissate dal Codice della Strada ai fini della sicurezza di tutti i cittadini, siano essi pedoni o automobilisti: appare conseguentemente di tutta evidenza che la suddetta disposizione dell’art. 8 del Regolamento risulta in difformità da una corretta pianificazione dei cartelloni pubblicitari e non consente per di più anche l’affidamento della gestione degli impianti di proprietà privata ad ognuna delle ditte che si aggiudicherà la gara pubblica per ognuno degli stessi 4 lotti territoriali in cui è stato suddiviso il territorio comunale.
Si evidenzia che il 4° comma dell’art. 9 consente che “il Piano di Localizzazione per singole strade comunali correnti in territorio non urbanizzato può essere presentato con intervento diretto da parte dei privati”: si mette in maggiore evidenza che il Piano Regolatore prevede addirittura che tutti i Piani di Localizzazione possano essere di promozione privata, anche qui in deroga dal 2° comma dell’art. 19 del Regolamento, ai sensi del quale “i Piani di Localizzazione sono approvati dalla Giunta, sentito il parere dei Municipi ”.
Per rendere quindi effettivamente realizzabile la proposta del bando di gara per l’affidamento della gestione degli impianti di proprietà privata, occorre ipotizzare da un lato che dapprima i Piani di Localizzazione siano redatti esclusivamente dal Comune e stabiliscano la quantità esatta di tali impianti, ma anche la loro precisa collocazione sul territorio (oltre che la tipologia ed il formato), e che dall’altro lato l’art. 8 della delibera n. 37/2009 venga modificato poi in modo da “disciplinare” la gestione degli impianti di proprietà privata affidandola alla ditta che vincerà ognuna delle 4 gare pubbliche espletate per ognuno dei 4 lotti territoriali in cui è stato suddiviso il territorio comunale: a tal fine è necessario che la stessa identica “disciplina” sia prescritta quanto meno nelle Norme dei Piani di Localizzazione, se non anche nelle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore.

2 – LA RIMOZIONE DEGLI IMPIANTI DA PARTE DI UNA UNICA DITTA PRIVATA - Al riguardo va messo in risalto che il compito di reprimere l’abusivismo spetta in primis alla pubblica amministrazione che può tutt’al più avvalersi nell’azione di rimozione anche dell’aiuto di ditte private, prescrivendolo nelle condizioni del bando stesso: ribadisco che non mi risulta al momento nessuna norma che consenta invece di affidare in esclusiva il compito delle rimozioni ad un soggetto privato, ma che - se ci fosse veramente - allora andrebbe bene anche l’affidamento in esclusiva.
Per quanto riguarda l’onere delle rimozioni, per eseguire le quali secondo il sig. Tonelli ci vorrebbe l’esercito ed una finanziaria apposita, ma che per gli stessi costi esorbitanti dovrebbe essere a totale carico della ditta privata che vincerà l’unico bando da lui proposto, va fatto presente che non dovrebbe essere a carico né del pubblico né del privato, perché la spesa delle rimozioni forzose deve essere addebitata non solo alle ditte stesse che si sono rese responsabili della installazione di impianti abusivi, anticipandole dalle sanzioni pecuniarie applicate che debbono costituire un fondo cassa “a partita di giro”.
Si ricorda infatti che ai sensi dell’art. 13-bis dell’art. 23 del Codice della Strada “l'ente proprietario provvede ad effettuare la rimozione del mezzo pubblicitario e alla sua custodia ponendo i relativi oneri a carico dell'autore della violazione e, in via tra loro solidale, del proprietario o possessore del suolo”: si fa presente altresì che anche il 5° comma dell’art. 321 della delibera n. 37/2009 prescrive che “con determinazione dirigenziale viene disposta la eventuale rimozione forzata d’Ufficio, a spese del trasgressore”.

3 – IL PIANO REGOLATORE ED I PRESUNTI DIRITTI ACQUISITI – Oltre al cons. Athos De Luca anche i Presidenti del Municipio IX (Susi Fantino) e del Municipio XVII (Antonella De Giusti) hanno ipotizzato delle probabili difficoltà a recuperare una situazione in cui vi sono dei diritti acquisiti da parte delle ditte che potrebbero comportare lunghi e complicati contenziosi nei tribunali. Riguardi a tali timori si fanno i seguenti rileivi.
Rispetto all’esistente, le Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore dovrebbero avere efficacia immediata e scattare quindi fin dalla sua “adozione” se non altro come “misure di salvaguardia”: come tali dovrebbero valere le Norme Tecniche in generale fino alla adozione ed approvazione dei singoli Piani di Localizzazione, nonché fino all’espletamento dei bandi di gara.
Le Norme dovrebbero quindi prescrivere la rimozione immediata, a cura e spese delle ditte titolari, e solo in subordine ad opera del Servizio Affissioni, di tutti quegli impianti che risultassero collocati dove il Piano Regolatore avrà stabilito il divieto di affissione: a tal riguardo le ditte non potranno accampare alcun “diritto acquisito”, perché – ora come allora – risultano comunque in violazione di una normativa per lo più nazionale e quindi sovraordinata.
Per quanto riguarda invece gli impianti installati prima della approvazione della delibera n. 37/2009, che per lo più rientrano nella procedura di riordino, se al 31.12.2014 scadono definitivamente le "concessioni" che come sembra riguardano esclusivamente gli impianti comunali SPQR, mentre le "autorizzazioni" (quelle cioè rilasciate agli impianti di proprietà privata che fanno parte del procedimento di riordino) scadono definitivamente per decorrenza dei 10 anni al prossimo 31 dicembre 2010, basterà che le Norme Tecniche di Attuazione prescrivano quanto meno che siano dichiarate definitivamente scadute tutte le “autorizzazioni” che hanno raggiunto il 10° anno di durata, proprio per aspettare di entrare "a regime".
Per tutti i rimanenti impianti che siano stati regolarmente “autorizzati” nel 2009 e nel 2010 (comunque in quantità minime) e che siano ritenuti quanto meno “compatibili” sempre dal Piano Regolatore, le Norme Tecniche di Attuazione potrebbero consentire la permanenza sul territorio fino all’espletamento del bando.
Le Norme Tecniche di Attuazione dovrebbero anche prescrivere il congelamento del rilascio di ogni nuova “autorizzazione” fino alla approvazione dei Piani di Localizzazione, che stabiliranno il numero e la posizione esatta di ogni impianto sul territorio.
L’ulteriore passaggio ineludibile, che potrebbe essere sancito nelle Norme Tecniche di Attuazione del Piano di Localizzazione e/o nelle condizioni dello stesso bando di gara, diventa quello della automatica decadenza delle autorizzazioni di tutti i cartelloni esistenti di proprietà delle ditte che non avranno vinto il bando di gara, con la perdita immediata del conseguente “diritto acquisito”.
La ditta che si aggiudica una gara vince il diritto ad installare esclusivamente un numero fisso di impianti che vengono autorizzati solo per 10 anni, trascorsi i quali si procede ad un nuovo bando per la gestione di uno stesso numero di impianti.
A quel momento, quand'anche per assurdo sul territorio rimanessero tutti gli impianti attualmente installati (sia regolari che abusivi), non appena espletato il 1° bando di gara con l'assegnazione di un'unica ditta vincitrice per quel lotto territoriale, tutte le altre ditte dovranno a loro cura e spese rimuovere i propri impianti, a pena di successiva rimozione forzata ad opera del Comune e con la collaborazione della ditta che ha vinto il bando: è sufficiente e necessario che le Norme stabiliscano questa disciplina.

4 – OBBLIGO IMMEDIATO DI RIMOZIONE DEGLI IMPIANTI ABUSIVI, SENZA ALIBI O RIMANDI AL PIANO REGOLATORE – I tempi comunque non immediati di approvazione del Piano Regolatore con le contestuali modifiche della delibera n. 37/2009 che ne debbono legittimare le deroghe, così come della proposta di delibera di iniziativa popolare, non esimono il Comune di Roma dall’obbligo di rimuovere immediatamente tutti gli impianti pubblicitari installati in violazione delle norme vigenti in materia.
A tal riguardo si evidenzia che l’ipotesi caldeggiata da Massimiliano Tonelli ed ora fatta propria dallo stesso dott. Francesco Paciello di affidare la repressione dell’abusivismo commerciale ad un unico soggetto privato, sul modello che è stato adottato a Napoli, non autorizza nella maniera più assoluta il Comune di Roma a rimandare all’espletamento del bando di gara un obbligo di effettuare poi rimozioni che vanno invece eseguite oggi e non può quindi essere assunto come “alibi” per giustificare una eventuale inerzia del Servizio Affissioni a provvedere.

Cordiali saluti

Dott. Arch. Rodolfo Bosi


***

Bosi su molti passaggi ha ragione, tuttavia, ma questa è l'ultima volta che glielo diciamo perché il concetto è talmente semplice che non può essere necessario ripeterlo ancora, deve capire che è normale, dal momento che ci si augura la riforma di un settore per un DOMANI, che OGGI le norme che regolano quel settore non comprendano ancora le possibilità di quella riforma. Altrimenti che riforma sarebbe?

Riteniamo folle, oggi, chiedere rimozioni al Comune. Sono state già fatte ed abbiamo visto a cosa sono servite. A nulla salvo che a foraggiare le ditte incaricate: i cartelloni sono tornati dopo 48 ore, più di prima. Cosa bisogna fare? Accelerare il più possibile l'assegnazione degli spazi pubblicitari tramite bando, inserendo nel bando l'obbligo per le ditte vincitrici (ci auguriamo la stessa su tutte le partizioni) di bonificare completamente il territorio di competenza prima di installare i loro impianti. Nel frattempo occorre chiedere al Comune di oscurare, non di rimuovere. Oscurare ha una tripla valenza: lascia il cartellone oscurato in piazza, a fare bella mostra di se dando ai cittadini una immagine chiara della situazione; permette ai cittadini di misurare la quantità di sanzioni (dopo 4 sanzioni una ditta deve sparire); evita salassi economici al comune.

Si, Bosi, salassi economici. Perché quando si ha a che fare con ditte che hanno a capo badanti russe come prestanome, bhe, ha senso sperare di ottenere il pagamento di qualche multa. A Roma le multe riescono a non pagarle le persone normali, vuoi che le paghino questi banditi, questi criminali, questi camorristi? Non è quella la strada percorribile, purtroppo.

11 commenti:

  1. Caro Tonelli, anch'io per l'ultima volta ti faccio notare l'estrema contraddizione in cui continui a volerti incaponire nel sostenere l'inutilità delle rimozioni oggi, peraltro inaccettabile se si pensa di stare ancora in una democrazia dove non può regnare la regola del "tutti colpevoli, nessun colpevole" o peggio ancora della rassegnazizone e della arrendevolezza di fronte alla delinquenza.
    Riguardo ai tuoi presunti "salassi economici" hai dimenticato del tutto il passo dell'intervento che mi hai pubblicato ieri sul Blog in cui ho parlato di "sanzioni cumulative (da applicare anche e soprattutto agli inserzionisti e non solo alle ditte titolari degli impianti) che ammonterebbero ad una cifra superiore al guadagno illecito fin lì ricavato e funzionerebbero quindi da deterrente a continuare ad installare cartelloni abusivi, perché non più lucrativi": con questi stessi ricavi si anticiperebbero i costi delle rimozioni, senza alcun sperpero di denaro pubblico.
    Anche riguardo al preventivo oscuramento degli impianti accertati come abusivi, che solo ora ti sei messo a caldeggiare (rispetto a me che l'ho richiesto in quasi tutte le segmnalazioni), hai dimenticato che nello stesso suddetto intervento ho evidenziato che l'oscuramento dei cartelloni aabusivi non rende urgente più di tanto la loro rimozione, perché da un lato impedisce comunque indistintamente a tutti il prosieguo dello sfruttamento della pubblicità e dall’altro lato li “addita” ai cittadini un po’ come i ladri a cui è stata tagliata la mano.
    Hai anche dimenticato che riguardo agli impianti abusivi il Direttore del Servizio Affissioni dott. Francesco Paciello dovrebbe dichiarare decadute nella misura del 5%, del 20%, del 50% o del 100% le “autorizzazioni” regolarmente rilasciate ad una ditta che si sia resa responsabile rispettivamente di una, due, tre o più violazioni, per cui ad una ditta che abbia 100 cartelloni regolarmente autorizzati e ne installi uno abusivamente dovrebbero essere rimossi ben 6 impianti.
    Questa é nell'immediato la strada percorribile, da pretendere che imbocchi il Comune con le buone o con le cattive, nel rispetto delle sue stesse regole che si é dato: quella che tu proponi equivale ad una resa incondizionata del tutto inaccettabile tanto alla prepotenza delle ditte abusive quanto all'inerzia del Servizio Affissioni, che dovrebbe durare addirittura per tutto il tempo che non si arrivi al bando (senza peraltro la certezza matematica che ci si arrivi).
    Rodolfo Bosi

    RispondiElimina
  2. Caro Rodolfo, sulla decadenza delle autorizzazioni nella misura indicata dal Regolamento sono con te. E' un tasto che spingeremo il più possibile nei prossimi giorni perché è una battaglia giusta, un'arma potentissima. Ma abbiamo bisogno di dati. Perché Media2000 è stata radiata? Quante contravvenzioni ha preso? E' stata davvero quella che ha preso più contravvenzioni? Esiste una lista delle contravvenzioni? E' possibile visionare questi atti? Perché ditte che hanno preso molte contravvenzioni non vengono radiate? Non è che Media2000 dava fastidio a qualcuno di importante (nelle nostre telefonate con alcuni cartellonari ricorrevano le rimostranze verso questa ditta, guardacaso!)? Insomma su questo ci siamo.

    Ma sulle rimozioni no. Non hanno senso, in questa fase. Costano e vengono vanificate dopo poche ore: mi dici che significato ha effettuarle? Tu dici: bhe, tanto si possono recuperare i soldi dalle multe. Ma come puoi dare per scontato che questa gente paghi le multe? Come puoi pensare che ditte che evadono il cip o sono addirittura totalmente anonime e inesistenti (vedi cosa succede sulla Salaria, iniziano vista l'atmosfera a comparire decine di cartelloni privi del benché minimo codice, se li rimuovi a chi addebiti la multa?)? Chi paga le multe secondo te Rodolfo, Liudmilla Cartellova residente a Vladivostok e sicuramente nullatenente?

    Non si combatte con il fucile contro gli insetti infestanti, si combatte con un potente insetticida.

    E poi vuoi mettere gli impianti oscurati. Vuoi mettere che pubblicità meravigliosa per gli inserzionisti che finalmente la FINIREBBERO di investire su questi mezzi. Vuoi mettere quante migliaia e migliaia di cittadini finalmente comprenderebbero cosa sta succedendo? Non dimentichiamo che il 90% della popolazione ancora non si è accorta di niente, è assuefatta al degrado, non vede, non nota cambiamenti, è stata artatamente abituata all'inquinamento visivo, al caos totale. Dobbiamo svegliargli e qualche centinaio di impianti oscurati farebbero davvero al caso nostro.

    Ecco cosa dobbiamo chiedere all'assessore ed al direttore giovedì prossimo: oscuramenti, oscuramenti e ancora oscuramenti. Su quelli non ci possono rispondere "non ci sono soldi". Andiamo tutti uniti su questo punto. Chiedere rimozioni, ora, significa fare il gioco loro, cadere nella trappola dei cartellonari e di chi in Comune e nella Polizia Municipale li protegge.

    RispondiElimina
  3. In base alla legge 241/1990 tutti gli atti dell'Amministrazione Comunale sono pubblici (ad eccezione di quelli riservati per espressa, tassativa indicazione di legge) e un apposito regolamento assicura ai cittadini, singoli ed associati, il diritto di accesso agli atti amministrativi e, in genere, alle informazioni di cui è in possesso l'Amministrazione.

    RispondiElimina
  4. Per essere ancora più chiari, a scanso di equivoci, la molla che spinge una serie di ditte senza scrupoli ad installare inpianti pubblicitari abusivi non é la pura delinquenza, ma solo il Dio denaro, per cui senza questa molla sparisce magicamente il fenomeno dell'abusivismo commerciale.
    La normativa vigente in materia (che deve essere fatta applicare a chi per primo la deve rispettare e far rispettare da tutti (cioé il Comune di Roma), prescrive 2 procedimenti che se venissero messi in atto sempre e comunque scaricherebbero proprio la molla che porta alla speculazione economica.
    Il 1° é l'oscuramento immediato di tutti gli impianti accertati come abusivi, che impedisce sul nascere il prosieguo della pubblicità irregolare e ridurrebbe ad una inezia il guadagno illecito fin lì percepito e annullerebbe quindi la convenienza ad installare ulteriori impianti abusivi, a maggior ragione se ottenuto per via giudiziaria, perché sottoporrebbe i responsabili delle ditte anche ad un processo penale.
    Il 2° procediemtno prevede che, se anche non oscuri gli impianti e procedi alla loro rimozione nei tempi burocratico-fisiologici del Servizio Affissioni, devi applicare (anche qui sempre e comunque) le sanzioni pecuniarie non solo alle ditte che li hanno installati, ma anche a tutti (ripeto tutti) gli inserzionisti che si sono succeduti nel farvi la propria pubblicità (documentati in modo inoppugnabile da foto scattate dalla Polizia Municipale), nonché dagli stessi soggetti o società che producono i beni reclamizzati: in tal modo, quand'anche un impianto venisse rimosso dopo 6 mesi, la somma delle sanzioni che si sono accumulate nello stesso tempo dovrebbe sicuramente tale da superare o comunque ridurre di brutto il guadagno illecito fin lì percepito dalla ditta, perché contro di essa farebbero una immediata rivalsa tutti i soggetti sanzionati, facendo passare loro la voglia di riprovarci non solo per il contenzioso giudiziario che si verrebbe ad innescare nei loro confronti, ma anche e soprattutto per la perdita economica futura dal momento che tutti i soggetti colpiti dalle sanzioni FINIREBBERO di investire su questi mezzi.
    Questa é la legge da far rispettare assolutamente, perché in un caso come nell'altro non può non portare a sconfiggere il fenomeno della speculazione: non é accettabile nessun'altra scappatoia o rimando ad un domani indefinito che possa peraltro avvalorare il detto secondo cui "fatta la legge, trovato l'inganno".
    Rodolfo Bosi

    RispondiElimina
  5. Sbagli Rodolfo a parlare di "domani indefinito". Anzi, è il contrario se ci pensi: proprio in una città disseminata di impianti oscurati, pronti per essere rimossi SENZA SPENDERE SOLDI PUBBLICI (preferisco che i quattrini delle multe, semmai verranno incassati, vengano investiti in altre cose che per le rimozioni dei cartelloni), si creerà ancora una maggiore domanda per la riforma del settore, per l'indizione di un bando pubblico per la bonifica della città.

    Capisco quello che forse vuoi dire in quest'ultimo tuo commento: rimuoviamoli con i soldi delle multe APPENA -e non PRIMA- riusciamo a ottenerne l'esazione. Bhe, già andiamo meglio, significa che almeno il Comune non deve ANTICIPARE dei soldi che probabilmente non torneranno mai indietro e che dunque dovranno essere sottratti da altri capitoli di spesa. Ad oggi abbiamo speso oltre 600mila euro. Quanti banchi nelle elementari? Quanti bambini in più negli asili nido? Ebbene non è giusto. E non perché le rimozioni non siano egualmente importanti, come il funzionamento di scuole e asili, per la qualità della vita della gente, ma perché sono efficaci. Perché la ndrangheta dei cartelloni è tornata sul posto, come abbiamo DI-MO-STRA-TO, dopo quarantottore!!!

    E allora? E allora li si oscurano. Li si multano. Li si lasciano lì facendo sapere all'opinione pubblica che appena verrà fatta una regolare gara d'appalto saranno tolti A SPESE DEL VINCITORE. E così si creerà una "domanda civica" per questa benedetta gara che ormai pure mi zio in cariola è d'accordo essere la naturale risoluzione del problema (aho, che fatica, fino a un mese fa sembrava che ero io il fissato, mo l'ha capito pure Mister Cepu...). E semmai, caro Rodolfo, arriveranno poi i soldi delle famose multe, li si usi per qualcosa d'altro, sempre nel "mondo" dell'inquinamento visivo della città. Magari contro i graffiti o contro le affissioni abusive, ma le rimozioni le devono pagare i privati. E' successo così in grandi sistemi urbani come Napoli e Mestre e deve succedere lo stesso da noi. Come fai ad essere contrario a questo disegno? Hai paura di aspettare due o tre anni con i cartelloni sequestrati e oscurati in mezzo alla strada a marcire? E che male c'è? Non farebbero guadagnare nessuno e sarebbero dei monumenti alla Cartellopoli romana in via di estinzione. La migliore pubblicità per la nostra protesta, le nostre personalissime affissioni, un contrappasso insopportabile per tutto il settore che perderebbe ancora clientela e andrebbe ulteriormente in crisi rendendo ancor più facile il passaggio ad un operatore unico (o al massimo uno per ogni macrosettore).

    Ti ripeto Rodolfo: andiamo in assessorato a chiedere questa strategia e mettiamo gli amministratori nella condizione di non poterci dire di no dal momento che chiediamo soluzioni a costo quasi zero.

    Scriviamo un solo documento SCRITTO E PUBBLICATO SUI BLOG DEL MOVIMENTO e consegnamo quello. Chiedendo l'inizio degli oscuramenti e la fine della presa per i fondelli delle rimozioni. Salvo, ovviamente, in casi di cartelli che possano nuocere in maniera immediata alla pubblica incolumità. Tutti gli altri li facciamo rimuovere a spese dei privati che si candideranno per gestire la pubblicità in città. Paghino loro, se ci tengono a lavorare a Roma, non noi. Così la riforma e la regolarizzazione del sistema diventerà una esigenza ancora più impellente, altro che domani indefinito...

    RispondiElimina
  6. Continui a commettere l'errore di sempre nell'interrogarti e risponderti da solo, come se i fatti poi dovessero verificarsi esattamente come ti piace prevederli oggi, per sostenere (solo ora) l'unica strada dell'oscuramento.
    Dimentichi che ho dato anch'io la priorità all'oscuramento preventivo e non sai (perché non c'eri) che proprio su questo nella 2° riunione del Tavolo Tecnico dello scorso 29 luglio mi sono scontrato con il Dott. Francesco Paciello.
    Non consideri che quello delle sanzioni é un passaggio obbligato per legge anche oscurando preventivamente gli impianti abusivi, che serve proprio per costituire un apposito fondo da cui pescare per anticipare i costi delle rimozioni forzose ad opera del Comune: anche a tale riguardo ignori che la legge prescrive dapprima la rimozione a cura e spese della ditta responsabile dell'abuso, con una lettera diffida a farlo non entro le 48 ore illecite (perché non previste dalla normativa) di cui si é vantato l'Assessore Bordoni e senza alcun diritto alla ricollocazione (altrettanto illecito se l'impianto é del tutto abusivo).
    Sui SOLDI PUBBLICI CHE NON VANNO SPESI, nel caso invece di rimozione forzosa ad opera del Comune, dimostri di dimenticare quanto già mi hai pubblicato, che cioé i costi delle rimozioni per legge debbono essere pagati dalle ditte che hanno installato abusivamente i cartelloni, anticipandoli dai ricavi delle sanzioni: per questi stessi motivi, i ricavi dalle suddette sanzioni costituiscono nel bilancio del Comune una "partita di giro" e non possono essere quindi stornati per impiegarli in opere pubbliche o di pubblica utilità (come piacerebbe anche a me).
    Sul documento SCRITTO E PUBBLICATO SUI BLOG DEL MOVIMENTO ti faccio presente infine che con nota VAS prot. n.40 dell'11 settembre scorso, che il Comitato Promotore non ha voluto condividere e mi ha costretto ad agire d'ora in poi in totale piena autonomia, ho definito i termini per un corretto rapporto di confronto e di collaborazione, che non fa nessuno sconto, perché li pone come "condizioni ineludibili per il prosieguo della partecipazione alle riunioni future del Tavolo Tecnico Permanente in uno spirito teso ad instaurare un corretto rapporto di collaborazione reciproca, finalizzata unicamente all’interesse dell’intera città di Roma".
    Dato che eri presente lo scorso 22 ottobre, dovresti ricordarti che ho preteso una precisa risposta su tutte le questioni da me sollevate a partire dal prossimo 5 novembre da parte tanto dell'Assessore Bordoni che del Direttore Dott. Paciello.

    RispondiElimina
  7. Una risposta a Rodolfo Bosi ed a Massimiliano Tonelli.
    Sono ancora l'operatode le settore, di Mantova.
    Il comune di Bologna, ha un sistema di controllo che identifica un cartello di nuova installazione in meno di una settimana, poichè gli impianti devo riportare una traghetta con gli estremi dell'autorizzazione è facile identificare un cartello abusivo.
    Una volta identificato come abusivo, dipinge il cartello di vernice nera ed applica una stampa:
    CARTELLO ABUSIVO, l'amministrazione non tollera tali installazioni.
    Credo che a bologna non vi sia un solo cartello abusivo.
    Per la riscossione delle multe, in un post di pochi minuti fà, dicevo che il cliente pubblicizzato è responsabile in solido, pertanto paga lui se non paga l'installatore; automaticamente avverrà una selezione commerciale, perchè è vero che paga il cliente, ma l'installatore non becca un quatrino.
    Il risultato, dove applicato, è garantito.
    Grazie a tutti

    RispondiElimina
  8. PER L'AMICO OPERATORE DELL'EMILIA: sei il benvenuto e grazie del tuo contributo. Spazio per te su Cartellopoli tutte le volte che lo vorrai, anzi mi piacerebbe pubblicare un articolo-testimonianza su come operatori di altre città vedono Roma dall'esterno. Sarebbe quanto meno divertente, naturalmente ti è garantito l'anonimato se lo vorrai.

    PER RODOLFO BOSI: Bosi, mi stai dicendo che le esazioni dalle multe per i cartelloni abusivi devono, per regolamento, essere utilizzate ESCLUSIVAMENTE per le rimozioni degli stessi? E' così che sta scritto?

    RispondiElimina
  9. Faccio presente a Tonelli che mi sta chiedendo una cosa che riguarda la mia replica al suo commento delle ore 18,35 del 30.10.2010, che lui ha evidentemente letto, ma che per 4 volte il Blog mi ha dichiarato pubblicata ed é poi misteriosamente sparita.
    Per l'utilità della discussione, oltre che per correttezza, gli chiedo quindi di inserire nei commenti questa replica di cui gli ho trasmesso il testo per posta elettronica.
    In tale replica ho comunque scritto che i costi delle rimozioni per legge debbono essere pagati dalle ditte che hanno installato abusivamente i cartelloni, anticipandoli dai ricavi delle sanzioni (proprio per non sperperare il denaro pubblico): per questi motivi, i ricavi dalle suddette sanzioni costituiscono nel bilancio del Comune una "partita di giro" e non possono essere quindi stornati per impiegarli in opere pubbliche o di pubblica utilità (come piacerebbe anche a me).
    Il 1° comma dell'art. 22 del Regolamento stabilisce che é tenuto al pagamento del canone sulla pubblicità non solo il soggetto titolare della autorizzazione, ma "solidalmente" anche il soggetto che richiede la pubblicità e il soggetto che produce o vende la merce o fornisce i servizi oggetto della pubblicità.
    Il successivo 2° comma dispone che, nel caso di installazione di mezzi pubblicitari o di effettuazione di pubblicità abusiva, é tenuto al pagamento dell'indennità pari al canone, oltre alle sanzioni previste dalle vigenti normative, il proprietario del mezzo pubblicitario o colui che dispone a qualsiasi titolo del mezzo attraverso il quale il messaggio pubblicitario viene diffuso: sono tenuti "solidalmente" al pagamento dell'indennità gli stessi soggetti sopra detti che debbono pagare il canone.
    La stessa disposizione é ribadita dal 1° comma dell'art. 31 del Regolamento.
    Rodolfo Bosi

    RispondiElimina
  10. cartellopli censura l'architetto Bosi ? Se fosse vero sarebbe incredibile...!

    RispondiElimina
  11. All'operatore del settore di Mantova faccio presente quanto già precedentemente detto che pure a Roma il vigente Regolamento consente di sanzionare in solido anche gli inserzionisti.
    Per quanto riguarda invece le targhette, il numero di codice identificativo che si é inventato il Servizio Affissioni (peraltro in modo difforme tanto dal Regolamento comunale quanto dal Regolamento di attuazione del Codice della Strada) non riporta gli estremmi della "autorizzazione" e non consente quindi di individuare oggi in tal modo i cartelloni abusivi in meno di una settimana come a Bologna. A tal ultimo riguardo si é parlato più volte di applicare ad ogni impianto un cip elettronico che consenta di controllarne tutti i dati in ogni momento e di intervenire immediatamente - per esclusione - su tutti quelli che non sono dotati del cip del Comune.
    Ma a regime, quando cioé saranno stati approvati tutti i Piani di Localizzazione che abbiano stabilito in scala opportuna sul territorio la collocazione esatta ed il formato di ogni impianto, verrà immediatamente individuato ogni cartellone che venisse installato in posizione diversa da quelle fissate dal Piano di Localizzazione: se poi sarà stato espletato il bando che per quel lotto territoriale ha visto vincere una certa ditta, sarà ancor più facile individuare un cartellone instaalto abusivamente da una ditta diversa.
    La differenza tra Roma e Bologna sta dunque, quanto meno per l'oggi, nel differente comportamento delle rispettive amministrazioni comunali: per il domani si spera che non ci sia più questa differenza.

    RispondiElimina