mercoledì 31 marzo 2010

La corrispondenza di Gianluca

Mail, contromail, risposte, repliche, attese. Vigili Urbani -che dovrebbero decisamente pensare ad altro- costretti a dare risposte imbarazzate alla massa dei cittadini che si ritrovano un cartellone orrendo davanti alla finestra. O nel vialetto dove portavano fuori il cane o a spasso il passeggino della figlia. Spese per le rimozioni, personale distolto ad altre attività. Chili e chili di energie perdute per star dietro ad un problema che si è decuplicato. Perché? Chi paga? Quando arriveranno le dovute punizioni? La magistratura -lo ripeteremo fino alla fine- sta lavorando su questa che è la questione del momento in città oppure il Tribunale di Roma conferma di essere un famigerato porto delle nebbie? Pubblichiamo gli scambi di e-mail di un nostro lettore del III Municipio con gli organi competenti. L'argomento è sempre il solito: cartelloni abusivi da togliere quanto prima. Le risposte dicono molto e confermano molto su quanto stiamo imparando ad apprendere in questi giorni.

DOMANDA
Mail del 24 Novembre 2009 a decoro.urbano@comune.roma.it

Buongiorno, mi chiamo Gianluca, sono residente nel III Municipio. Vi scrivo dopo avervi contattato telefonicamente nel mese di Settembre (senza poi avere avuto alcuna risposta). Negli ultimi mesi a Piazza Bologna, di fronte l'Ufficio Postale, edificio di pregio architettonico, sono stati installati cartelloni pubblicitari. Stessa sorte è toccata a Viale delle Provincie. Anche su piazzale delle Provincie, era comparso un grande cartellone di colore blu, poi rimosso, ma del quale sono rimasti piantati al suolo i pali di sostegno!!! Tutti questi impianti pubblicitari, da piazza Bologna a via Tiburtina, sono diversi tra loro per forma, dimensione e colore. Sono, in alcuni casi, molto vicini tra loro. Nelle ultime settimane anche viale Ippocrate è stato interessato dal fenomeno. In particolare il 6/11 alle 23 circa, all'altezza del civico 42 (incrocio con via Morichini), è stato installato un grande cartellone pubblicitario sorretto da tre grossi pali. Questo impianto pubblicitario insiste al centro di viale Ippocrate. Per poter piantare i pali di sostegno sono stati rimossi vari sampietrini che abbellivano una protezione alle strisce pedonali. Questi cartelli pubblicitari sono tutti legali ed autorizzati? In attesa di un gentile riscontro porgo distinti saluti.

RISPOSTA
La mail passa dal Decoro Urbano (Gabinetto del Sindaco) il 24 novembre viene inoltrata al Comando della Polizia Municipale che lo inoltra il 5 dicembre al III Gruppo della stessa che risponde il 3 febbraio 2010. No comment sui tempi: due mesi e mezzo per ottenere una risposta ad una mail.

In esito a quanto esposto si comunica che l'impianto in Viale Ippocrate è stato sanzionato, così come altri nell'area indicata (è stato sanzionato anche quello di Piazza Bologna). La maggior parte di questi impianti comunque, pur se non propriamente autorizzati, sono in qualche modo "legittimati" dall'inserimento in una banca dati del Comune in attesa di entrare o no a far parte del futuro piano regolatore degli impianti pubblicitari. Ad oggi è possibile sanzionare solo gli impianti in palese contrasto con il codice della strada. Con l'occasione si comunica inoltre che per i due pali, da Lei precedentemente segnalati in Ple delle provincie, si è proceduto nei confronti del responsabile.
U.O. III GRUPPO P.M.


REPLICA
Mail del 13 febbraio a daniela.buccarella@comune.roma.it (III Gruppo della Polizia Municipale)

Buongiorno,
Vi segnalo che in P.le delle Provincie sui due pali segnalati nella precedente email è stato rimontato un cartellone pubblicitario. Vi prego di intervenire definitivamente in merito.
Cordiali saluti
Gianluca


RISPOSTA

SI COMUNICA CHE IL CARTELLONE PUBBLICITARIO DA LEI INDICATO E' QUELLO NEI CONFRONTI DEL QUALE SI E' PROCEDUTO. LE OPERAZIONI DI RIMOZIONE DEGLI IMPIANTI ABUSIVI DEVONO SEGUIRE COMUNQUE UN ITER BURACRATICO CHE NON SEMPRE SI RISOLVE IN TEMPI BREVI.

E adesso?

E adesso chi darà man forte ai Municipi di buona volontà impegnati nella rimozione dei cartelloni abusivi? E adesso quale amministrazione farà una legge regionale che contribuisca a trasformare l'immondo oceano cartellonaro romano in qualcosa che abbia una parvenza di civiltà? Quale presidente di Regione potrà essere aperto alle segnalazioni di chi gli mostra l'unica città al mondo ridotta come Roma è ridotta dall'advertising outdoor? Adesso come si risolverà lo spoil system tra i dirigendi dei parchi e delle aree protette? Adesso l'amministrazione immonda di Alemanno avrà una spina nel fianco in più o un alleato in più nel compiere le proprie più che evidenti malefatte? E adesso che rischiamo di avere all'assessorato regionale al commercio uno dei quelle facce di culo che campeggiavano sui 4x3 abusivi-ma-tollerati-perché-hanno-pagato-una-marca-da-bollo? Non per fare politica, cosa che ci interessa meno di zero, ma realmente e senza retorica ci chiediamo: e adesso?

martedì 30 marzo 2010

Bocciatura solenne per il Sindaco dei cartelloni


Saranno molti di più di nove i punti di sutura che dovrà farsi mettere il primo malcapitato cittadino che si troverà a girare per Roma durante il primo tornado estivo e che si piglierà in fronte il primo cartellone crollato. Per intanto nove sono i punti che il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, quello che resterà nella storia per aver ricoperto la città di cartelloni, ha pigliato tra capo e collo nella città di Roma.
La Polverini ha stravinto dovunque. Rieti, Viterbo, per non parlare di Latina (andate a vedervi il dato di Fondi, e rifletteteci su) e di Frosinone. Ma a Roma no. In provincia è andata benino (a dimostrazione che non è questione di lista PDL o non-lista PDL), ma nel Comune di Roma il risultato è stato netto, chiaro, squillante. A favore della Bonino. Ora a noi non ce ne frega un ficosecco ne della Bonini ne della Polverino, giusto per confondere un po' le acque, ma ce ne frega assai che -per una volta- il voto dei cittadini romani è stato capace di certificare l'incapacia, la cattiva fede, l'insipienza, la totale mancanza di logica, di buon senso e di qualità di una amministrazione.
E ci piace pensare che la vergogna di consegnare una intera città ad una imprenditoria in grande parte criminale e prepotente abbia pesato molto, anzi moltissimo, sul risultato elettorale. Il sindaco di Cartellonia è stato sonoramente battuto. Se ne faccia una ragione. E tenti, nei tre anni che ahinoi gli rimangono da governare, a far tornare un pizzico di dignità sulle strade della città. Inizi con il restituirci il nostro sole, il nostro panorama, il nostro cielo. Inizi a farci smettere di vergognarci di essere romani semplicemente aprendo la finestra e trovandoci al cospetto di una sciangai di paletti, pannelli, carte, manifesti, inserzionisti sempre e immancabilmente di merda. Inizi a considerare che vi sono dei cittadini che si vergognano di invitare i parenti, in questa capitale disastrata.
Caro Alemanno, hai preso una città mal ridotta e hai pensato bene di metterti di buzzo buono a massacrarla definitivamente. Continua così e nel 2013 il distacco con il tuo avversario (anche fosse Sbirulino) sarà non di 9, ma di 90 punti.









Ci siamo davvero lustrati gli occhi quando un lettore ci ha inviato questo bel reportage dalla zona di Via Ramazzini, Piazza del Bel Respiro e dintorni. Cittadini esasperati, a quanto pare, hanno reagito come potevano di fronte all'invasione criminale di impianti tutti rigorosamente illeciti, illegalmente installati, assurdamente non rimossi.
Dall'alto non ci sono speranze che questo problema -che vede Roma come l'unica città al mondo ostaggio di una fortesta di cartelloni- venga risolto. Si tratta dunque di agire dal basso. Ecco perché situazioni come questa ci rimpiono il cuore di speranza. L'invito è a continuare così.

lunedì 29 marzo 2010

Ed arrivò un'altra diffida

Oggetto: Nuovi Spazi S.r.l. / blog www.cartellopoli.com - Richiesta di rimozione espressioni diffamatorie e/o pregiudizievoli contenute nell’articolo del 17/03/2010 “Come era la situazione e come è adesso. I fatti del 2004, da non dimenticare mai”

In nome e per conto della Nuovi Spazi S.r.l., dal cui amministratore e socio di maggioranza sig.ra Liudmila Tikhomirova ho ricevuto espresso mandato, Vi invito e diffido a rimuovere dal Vs. blog, con effetto immediato dalla ricezione della presente, ogni riferimento diffamatorio e/o pregiudizievole della reputazione e dell’immagine della suddetta società e della sua legale rappresentante.

Si fa specifico riferimento alle frasi contenute nel commento di apertura dell’articolo “Come era la situazione e come è adesso. I fatti del 2004, da non dimenticare mai” del 17 u.s., considerata la totale estraneità della società e della sua rappresentante alle vicende in esso riportate e commentate, nonché a qualsiasi altro articolo o commento che leda la reputazione e l’immagine delle medesime.

La Nuovi Spazi S.r.l. e la sua legale rappresentante sig.ra Liudmila Tikhomirova sono totalmente estranee alle vicende oggetto dell’articolo a firma MASSIMO LUGLI, relativo a fatti del 2004, da Voi riportato e commentato nell’articolo “Come era la situazione e come è adesso. I fatti del 2004, da non dimenticare mai” del 17 u.s., articolo nel cui commento di apertura si fa espresso riferimento alla Nuovi Spazi S.r.l.;

La Nuovi Spazi S.r.l. è titolare di impianti ex Nevada Pubblicità S.r.l. già oggetto di autorizzazioni e/o concessioni comunali e, comunque, suscettibili di reinstallazione ai sensi della Del. C.C. 37/09, impianti per i quali viene pagato il relativo canone al Comune di Roma.

Nel caso in cui non provvediate alla rimozione di quanto richiesto, con effetto immediato dalla ricezione della presente, sarò costretto ad agire senza indugio a tutela dei diritti ed interessi della Nuovi Spazi S.r.l. e della sua legale rappresentante dinanzi alle competenti Autorità giurisdizionali.

Distinti saluti
Avv. Emiliano Ro****to

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Gentile Avvocato,
abbiamo approntato le modifiche che ci chiede nell’articolo in questione. Se quello che abbiamo scritto non era corretto, ci sembra assolutamente opportuno rimuoverlo. Così come andrebbero rimossi, per lo stesso principio, impianti pubblicitari installati in contrasto con le norme vigenti, codice della strada in particolare. Proprio in questo senso non ci dispiacerebbe –lo stiamo facendo con altre ditte- poter rivolgere una intervista alla signora Tikhomirova. Il tutto nello spirito del blog Cartellopoli, che è quello di comprendere questo particolare settore economico della città, spiegarlo ai lettori, rifletterci, farci una ragione del dover vivere in una città unica al mondo nel suo essere completamente recintata di pubblicità.
Grazie.


PS. andateci piano coi commenti, qua sotto...

Porta Minore

Grazie alle bellissime foto, davvero professionali (cliccate per ingrandirle, guardate che belle), del lettore Vincenzo. Torniamo sullo stato in cui è stata ridotta negli ultimi mesi Porta Maggiore. La più importante, la più monumentale, la più incredibile delle porte della cinta delle Mura Aureliane. Oggi praticamente invisibile dietro la coltre di cartelloni. Perché la Soprintendenza non parla? Perché l'Unesco non parla? Perché l'assessorato al turismo non parla e non si rende conto come questa vergogna allontani per sempre i flussi turistici di qualità da questa città? Perché l'assessorato alla cultura non parla?




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domenica 28 marzo 2010

Guardo Milano e mi vergogno d'esser romano


A Milano ci sono parecchie metropolitane (dove prende il telefono e si può lavorare al computer), nelle strade non ci sono i cassonetti, sono davvero pochissime le zone afflitte dalla piaga dei graffiti, la città è assai pulita e viene ogni notte disinfettata dagli operatori ecologici del comune, i semafori sono tutti a led e i pali pubblici non sono pieni di locandine e di affittasi e vendesi.
Ma è soprattutto ai 'cultori' della cartellopoli romana che un giro a Milano farà venire un vero e proprio colpo. Pur raccogliendo tradizionalmente oltre il doppio dei milioni di Roma dalle concessioni per la cartellonistica, Milano sembra praticamente priva di spazi outdoor per la pubblicità. Pulita, libera: le affissioni ci sono, ma non creano inquinamento, stanno negli spazi dove devono stare, non sono disordinate, non ingombrano marciapiedi, bordi di giardini, spartitraffico. Si fatica a credere che queste due città siano entrambe nello stesso paese. Si fatica a credere che, in quel paese, siano le due città più rappresentative. E la differenza non sussiste soltanto in centro: andate nell'estrema periferia di Milano e non troverete un impianto posizionato in contrasto con il codice della strada.

Ultimamente però c'è una novità. Una novità che sta montando proprio in questi giorni tanto che molti piccoli cantieri di montaggio sono aperti. Clear Channel sta montando degli impianti un po' in tutta la città. Guardatene l'estetica, la qualità dell'ancoraggio a terra, la tipologia di inserzionisti (mica i centri dimagranti sobrino...) e, soprattutto, la scritta che portano alla base. Come per doversi giustificare di queste lastre di cristallo che arredano (e illuminano) la città: "questo impianto finanzia il servizio di BikeMi". Perché a Milano non sarebbe accettabile, da parte dei cittadini, una nuova pubblicità ad ingombrare la città senza nulla in cambio. Questa è la cultura che sta alla base delle affissioni esterne: devono essere gradevoli, legali e servire a qualcosa. In questo caso questi impianti, ce lo si scrive anche sopra, servono a finanziare il bellissimo (e utilissimo) servizio bike-sharing di Milano.
La pubblicità che distrugge Roma a che serve? Cosa ci dà in cambio? Quale servizio ci restituisce rispetto allo spazio ed alla vista che ci ruba? Se dovessimo essere risarciti dalla vergogna delle affissioni a Roma dovremmo avere tutti quanti un vitalizio da 10mila euro al mese. Uno stipendio cospicuo per sopportare una indecenza che non ha eguali al mondo.

sabato 27 marzo 2010

Carlo said. I nostri lettori scrivono a Guidi, delegato per l'handicap

Il lettore Carlo scrive al delegato del sindaco per le politiche dell'handicap Antonio Guidi (delegatohandicap@comune.roma.it) e ci invia anche a noi la lettera che volentieri pubblichiamo.
Forse sarebbe opportuno che Guidi, per essere sensibilizzato a dovere, riceva non solo una mail, ma qualcuna di più. Che dite?





Egr. dott. Guidi,
voglio segnalarle la situazione che si sta verificando a Roma a causa della liberalizzazione delle installazioni di impianti pubblicitari di ogni dimensione che oltre a rovinare il decoro urbano comincia anche a costituire una clamorosa barriera architettonica. Impianti di ogni tipo e misura vengono giornalmente installati su strade, piazze, marciapiedi, spesso in mezzo a marciapiedi strettissimi, in corrispondenza di attraversamenti pedonali, addirittura addosso ai percorsi pedonali tattili per non vedenti!!! Si rischia di finire addosso a pali solo per camminare o attraversare la strada. Oltre al fatto che la selva di cartelli spesso nasconde la segnaletica e comunque riduce la percezione della stessa distraendo gli automobilisti agli incroci con conseguente rischio per chi attraversa la strada.
Tutte installazioni vietate dal Codice della Strada. Moltissime sono le lettere ai giornali per protestare contro questa indecorosa invasione senza regole. Vi è addirittura un sito che raccoglie segnalazioni e proteste di migliaia di romani: http://www.cartellopoli.com/.
Le allego anche una foto, ma sono migliaia le situazioni del genere, basta fare attenzione andando in giro.
Cordiali saluti
Carlo

Andrea's Version. I lettori ci scrivono







Bene, mi sono deciso. Sabato ho fatto una passeggiata al Flaminio con la macchina fotografica per documentare lo scempio, in quello che dovrebbe essere il parco delle architetture del novecento. Presto mi sono dovuto rendere conto che è pressocché impossibile fotografarli tutti, sono troppi anche lungo un percorso di poche centinaia di metri! Vi mando alcuni esempi (ma ne ho documentati molti di più) che riguardano Piazza Cardinal Consalvi-Ponte Milvio (Torretta del Valadier occultata dal recentissimo cartellone giallo, più molti altri di varia anzianità), Piazza Apollodoro, tra il Palazzetto dello Sport e lo Stadio di Nervi, la statua dei lottatori al Villaggio Olimpico, l’Auditorium di Piano. Vicino a quest’ultimo, tra una selva di cartelloni collocati anche nella rotatoria, un cartello dei più piccoli reclamizza i sui spazi per soli 100 euro al mese… Fatte le debite proporzioni, i conti sono da capogiro.
Le decine di migliaia di impianti sparsi per tutta Roma creano un giro d’affari multimilionario, a fronte di costi quasi inesistenti. Non è da paese civile che questo “affare” sia gestito con le attuali regole: è sostanzialmente consentito alle aziende del settore di decidere in assoluta libertà come e dove collocare i loro impianti sul suolo pubblico (che è di tutti), anche perché l’eventuale, del tutto ipotetica, rimozione dell’impianto, avverrebbe dopo tempo, consentendo comunque di conseguire lucrosi profitti. Sono indignato: perché se non è, giustamente, permesso ad un edicolante o barista di piantare un chiosco su un marciapiede senza autorizzazione o verifica preventiva dei requisiti, tutto è invece consentito ai cartellonari?
Andrea

venerdì 26 marzo 2010

Qualcuno faccia qualcosa.

E comunque, anche se si riuscisse a togliere il catafalco, non esistono in nessuna parte d'Europa edicole così...

Questa non ce la dobbiamo far scappare

L'occasione, per divulgare le nostre idee e per segnalare il caso-Roma relativamente ai cartelloni (abusivi e non, poco importa), non può essere la più ghiotta.
Il Comune di Roma invita a convegno i più grandi architetti del mondo in una due giorni di talk sui "Modelli di Trasformazione Urbana". Nulla di più facile nel presentare una serie di foto dei nostri "prima e dopo" e urlare a carattere 40: ECCO IL MODELLO DI TRASFORMAZIONE URBANA DELLA NOSTRA CITTA'.
Senza inutili riferimenti ad Alemanno, senza alcuno scopo politico. Con l'unico intento di denunciare la situazione affinché venga presa di petto e risolta una volta per tutte.
Nel volantino che distribuiremo, in tanti, dovrà essere evidenziato come i cartelloni, ormai, oscurino tutte le architetture contemporanee della città. Non c'è un architetto che si salva, ormai. Libera, Vitellozzi, Nervi, Piano, Hadid, Del Debbio, Piacentini. Nessun grande progettista del novecento (e del duemila!) è più visibile. Tutti sono nascosti dietro ad una inutile e insensata coltre di cartelloni. Qui sotto il comunicato stampa. E come al solito, CERCHIAMO VOLONTARIIIIIIIIIIIIII.



L’8 e il 9 aprile tavolo di confronto all’Auditorium Parco della Musica
ROMA 2010-2020:NUOVI MODELLI
DI TRASFORMAZIONE URBANA
La conferenza cittadina coinvolgerà le più alte personalità dell'urbanistica e dell’architettura nazionale e internazionale

L’8 e il 9 aprile il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, organizza una conferenza cittadina che coinvolgerà le più alte personalità dell’urbanistica e dell’architettura internazionale. Il primo giorno sarà dedicato al riutilizzo delle aree dismesse della città storica e il secondo alle periferie.
La due giorni si inserisce all’interno del Progetto Millennium, lanciato dall’Amministrazione capitolina il primo dicembre scorso, che mette in campo risorse ed energie finalizzate alla realizzazione di 10 progetti strategici per la città di Roma. Il filo conduttore è quello di ripensare e ridisegnare insieme il futuro di Roma nei prossimi dieci anni.
Per sviluppare un tavolo di confronto di idee e raccogliere indirizzi ipotesi progettuali su questo tema, il Sindaco di Roma ha voluto invitare a confrontarsi alcuni fra i rappresentanti più prestigiosi dell’architettura italiana e internazionale.
L’8 e il 9 aprile saranno due giorni di confronto intenso in cui poche e selezionate personalità dell’architettura, dell’urbanistica e della sociologia esporranno le loro idee e si confronteranno con il Sindaco di Roma alla presenza di un pubblico di addetti ai lavori e cittadini.
Renzo Piano, Massimiliano Fuksas, Santiago Calatrava, Richard Meier, Zaha Hadid, Peter Calthorpe, Richard Burdett, Leon Krier, solo per citare alcuni dei partecipanti, ipotizzeranno lo sviluppo della Capitale da qui al 2020.
In particolare due temi, più di altri, sono all’attenzione dell’Amministrazione capitolina, sia per l’importanza che rivestono a livello urbano e sociale e sia perché possono rappresentare un terreno importante di riprogettazione e qualificazione della città esistente, coinvolgendo zone anche di prestigio della Capitale: la città storica e l’insieme di aree dismesse che gravitano dentro i suoi confini (che per estensione e collocazione possono rappresentare i nuovi vettori economici di sviluppo urbano e grandi opportunità di progettazione) e le periferie che, con la loro riprogettazione, possono costituire l’occasione per una nuova prospettiva di sviluppo e definizione di identità.
L’obiettivo degli incontri è quello di raccogliere contributi e suggerimenti dai più importanti rappresentanti dell’architettura e dell’urbanistica contemporanea che siano frutto della più ampia libertà creativa, cioè espressi a partire dalle loro esperienze e dalla loro concezione della città e della loro idea di Roma. Tali suggestioni ed indirizzi potranno essere la base per formulare successivi bandi di idee o progetti da sottoporre all’attenzione internazionale e condurre così alla realizzazione di opere contemporanee di qualità architettonica che possano arricchire il patrimonio della città e la cui fruizione possa incidere positivamente sulla qualità della vita dei cittadini.
Queste giornate di incontro costituiscono uno dei tanti tasselli a sostegno della più ampia pianificazione strategica del Comune, avviata con l’approvazione del Nuovo Piano Regolatore. Inoltre il loro contributo può assumere un ruolo rilevante di supporto alla definizione integrata delle priorità d’intervento sul territorio.
Questa è la quinta delle tappe del Progetto Millennium, un percorso iniziato a marzo 2009 con la presentazione del secondo Polo Turistico della Capitale, proseguita con la presentazione del nuovo sistema aeroportuale romano (14 ottobre 2009), con la Conferenza Cittadina sul Piano Strategico per la Mobilità sostenibile (28 e 29 ottobre 2009), e con il workshop tenutosi dal 4 al 6 dicembre 2009 con Jeremy Rifkin sul Piano di azione energetico e ambientale per la Città di Roma.
Questo appuntamento è un ulteriore passaggio verso il Piano di Sviluppo Strategico di Roma Capitale. Obiettivo ribadito in più occasioni dal sindaco Alemanno, a partire dalla rilevanza riservata alla programmazione strategica della Città nel programma elettorale e nelle linee programmatiche della Giunta, fino ad arrivare ai primi due DPF (che fanno esplicito riferimento alle tappe della programmazione strategica), ma soprattutto all’istituzione – dopo cinque mesi dall’insediamento dell’attuale Giunta – della Commissione per il Futuro di Roma Capitale, presieduta dal Prof. Antonio Marzano.

giovedì 25 marzo 2010

Giocate anche voi a "Tutti in una foto"

"Tutti in una foto" è il gioco che Cartellopoli dedica alle grandi concentrazioni di cartelloni ben diffuse sul nostro territorio. Ai grumi di illegalità, criminalità e abusivismo. Alla follia più totale degli operatori che gestiscono il settore ed alla follia ancora più grande di quegli idioti degli inserzionisti che comprano e pagano spazi che nessuno fi-si-ca-men-te può e vuole vedere.

Ebbene qualche giorno fa pubblicammo una foto con ben 12 impianti. Oggi facciamo di più, pur restando in zona Laurentina. Nello scatto qui sopra tra spartitraffico (tutti impianti abusivi) e marciapiede retrostante siamo a 15 impianti: record!!!
Ingrandite la foto: merita. Ricordatevi poi che i cartelloni devono stare a 25mt l'uno dall'altro, devo stare distanti di 30 metri dalle intersezioni e non possono stare sugli incroci di traffico canalizzato (ovviamente, qui infatti tolgono tutta la visibilità con enormi pericoli). Notate, dunque, che qui tutti i cartelloni andrebbero sradicati.

Sostiene Cartellopoli. Qualche riflessione sul post di ieri

E dunque siamo chiamati ad una riflessione relativamente alle rivelazioni pubblicate ieri nel post intitolato "Sostiene Paciello". Si tratta della versione del Comune sull'aumento della cartellonistica pubblicitaria in città.

La prima cosa che ci viene in mente (queste riflessioni scaturiscono da una mailing list che si è svolta tra i contributors di Cartellopoli -associazioni, singoli cittadini, comitati- negli scorsi 7 giorni) è la seguente: ma se il Comune è così estraneo come dice alla invasione cartellonara, se ha svolto il suo ruolo nella massima correttezza e se le modifiche che si sono ritenute necessarie sono state solo orientate ad un guadagno erariale per l'amministrazione, allora perché la cosa non è stata mai spiegata alla stampa. Tutta la stampa cittadina è nemica del Comune? Tutta la stampa è interessata a travisare? Perché non si è tentato di fare chiarezza (specie in un momento di confusione), magari convocando una conferenza stampa che spiegasse la totale estraneità del Comune, dell'Assessorato e del Dipartimento dall'invasione cartellonara?

Il meccanismo che si descrive è insomma il seguente: le ditte pagano una imposta per l'esposizione di pubblicità. Questa imposta gli dà diritto ad esporre un codice. Questo codice non è tuttavia un'autorizzazione, ma semplicemente una certificazione di aver pagato la tassa. L'autorizzazione verrà in una fase successiva, solo quando il Comune, con i suoi incaricati (Vigili Urbani, presumibilmente) si sarà accertato che quell'impianto per il quale è stata pagata l'imposta può legittimamente stare dove sta viceversa verrà rimosso (speriamo) oppure ricollocato altrove (temiamo).

A questo punto sorgono spontanee alcune domande.

Come mai, dal momento che ci si è accorti che le Ditte si approfittavano del lasso di tempo intercorrente tra il pagamento della tassa e l'effettiva istruttoria di autorizzazione, non si è optato per azzerare questo tempo?

Come mai, ad esempio, non si è imposto alle ditte di potere raccogliere effettivamente la pubblicità sugli impianti dichiarati, esclusivamente dopo la buona afine dell'istruttoria di autorizzazione?

Come mai si è optato per un impianto di autocertificazione che ha consentito, con grande facilità e senza grandi intoppi, alle ditte di autocertificare un numero di impianti incredibilmente maggiore rispetto a quelli effettivamente posseduti prima del marzo 2009, data della Delibera 37?

Rispetto alle richieste di pagamento di imposta, come mai non si è utilizzato e ancora non si utilizza come prova tutto il vasto archivio offerto dalla società Google che ha monitorizzato e fotografato l'intera città alla data della primavera 2008? Sarebbe uno strumento incontrovertibile nel dimostrare che le Ditte hanno profittato dell'autocertificazione.

Se gli impianti che hanno pagato l'imposta saranno comunque tutti prima o dopo autorizzati (magari dopo un ricollocamento) non si pensa che si arriverà ad un affollamento pubblicitario in termini di mq senza paragoni al mondo? Inoltre non si considera che -se si vorrà, come ci auguriamo, tener conto del Codice della Strada e del Codice del Paesaggio- nel territorio comunale non vi è spazio fisico sufficiente per ospitare tutte le installazioni?

Come mai non si è attesa la redazione dei Piani Particolareggiati sui mezzi e gli impianti pubblicitari per effettuare modifiche al regolamento Comunale? Ad oggi teoricamente (e neppure tanto teoricamente) tutti gli spazi esclusi quelli vietati dalle varie leggi potrebbero essere saturati poiché non esiste un documento ufficiale che sancisca i limiti e le occupazioni massime in base alle lunghezza delle strade.

Come mai, ancora, non si è pensato a segnalare una differenza di qualsiasi sorta tra gli impianti che hanno soltanto pagato l'imposta e gli impianti che invece sono stati pienamente autorizzati? Ad oggi questa differenza non è assolutamente visibile al cittadino: resta sempre il solito codice fiscale che tutti conosciamo e basta.


Per altre domande, questioni, dubbi, richieste di chiarimento e riflessioni, bhe, c'è spazio nei commenti, no? Quanto a queste domande, ed a molte altre, ci piacerebbe rivolgerle in una ampia intervista al dirigente comunale per le affissioni Francesco Paciello, dandogli così l'ampia possibilità di spiegarsi e di spiegarci.

mercoledì 24 marzo 2010

Domani sveglia e in marcia verso la difesa dell'Appia Antica. Leggete, leggete cosa succede nell'XI Municipio

Certo il buon Catarci a fare azioni dimostrative (mica tanto dimostrative però, qui si tratta di togliere cartelloni pericolosi e ingiuriosi della bellezza di uno dei più bei parchi del mondo) cinque minuti prima delle elezioni se l'è andata un po' a cercare. Però leggete un po' qua sotto cosa è successo al XI che domani doveva rimuovere dei cartelloni (secondo round delle rimozioni già effettuate) e che invece... li rimuoverà lo stesso ma con qualche bastone tra le ruote in più... Insomma, Cartellopoli pubblica e divulga il comunicato stampa del Presidente dell'XI Municipio. E per chi volesse essere della partita, domani, l'appuntamento è alle 9.30 del mattino all'inizio di Grotta Perfetta. Una "delegazione" di Cartellopoli sarebbe assolutamente opportuna.


DEMOLITION DAY
IL COMANDANTE DELLA POLIZIA MUNICIPALE PROVA A BLOCCARE LE RIMOZIONI


“Dopo l’abbattimento della scorsa settimana di oltre 20 impianti pubblicitari abusivi nell’Appia Antica, il Municipio Roma XI si è preparato a replicare l’azione anche domani, giovedì 25 marzo, per eliminare altre strutture 3x3 e 4x3 in un’altra area del Parco. La task force, composta dal Municipio stesso, dalla Regione Lazio, dalla Soprintendenza e dall’Ente Parco, ha dovuto fare i conti con l’ennesimo atto di ostruzionismo perpetrato dall’Amministrazione comunale.

Non bastava l’inerzia colpevole dell’Assessorato comunale al Commercio con i relativi uffici, che hanno tollerato e addirittura stimolato lo scempio della città. Non bastava la pantomima di interventi di rimozione che neanche si vedono, tanto sono inefficaci di fronte alle selvagge e quotidiane installazioni di mega cartelloni.

Ora il Comandante cittadino della Polizia Municipale, Angelo Giuliani, in nome di qualche circolare interna blocca il sostegno fornito dal locale Gruppo alla rimozione di impianti palesemente pericolosi per la pubblica incolumità e totalmente illegali, come da dichiarazioni della Soprintendenza di Stato, che ne richiede l’eliminazione, e della polizia giudiziaria dell’Ente Parco che li ha sanzionati con appositi verbali.

Siamo oltre ogni limite: Alemanno e l’Assessore Bordoni pensano di poter sanare impianti abusivi persino su aree super-vincolate come la Regina Viarum e strade limitrofe?
Ma la Giunta che parla di legalità per i poveri disgraziati e che pratica l’impunità per i potenti, non ci fermerà nell’indispensabile azione finalizzata a garantire la sicurezza della cittadinanza e il decoro urbano”.

Il Presidente del Municipio Roma XI
Andrea Catarci




E adesso qualcuno -qualche avvisaglia già c'è stata- ci dirà che siamo un comitato politicizzato perché pubblichiamo i comunicati di Catarci. Ma si sbagliano di grosso. La poltica è la cosa più distante da questo blog. Se domani ci arriva il comunicato stampa, uguale a questo, di un presidente di centro destra noi non solo lo pubblichiamo, ma andiamo con lui a strappare i cartelloni coi denti. Tutti sono i benvenuti, fascisti e comunisti, stalinisti e franchisti, falangisti e ss. Tutti sono i benvenuti nella campagna civile contro l'obbrobrio cartellonaro.

Un grande movimento d'opinione

Non abbiamo altro potere se non quello di divulgare il nostro verbo. Siamo, noi che seguamo e che scriviamo su Cartellopoli, tra i pochi cittadini che vedono il degrado. Che lo notano. Che fanno confronti tra città e città. Che distinguono la normalità dallo schifo più profondo e malvagio. Per gli altri è assolutamente trasparente.

Non possiamo fare altro che far notare a tutti la situazione delle affissioni esterne a Roma. E la cosa dà delle soddisfazioni. Poiché persone che fino ad oggi risultavano (come tutti i romani) assuefatti al degrado, magicamente si svegliano. "Oh, ma lo sai che da quando mi ci hai fatto fare caso... Ma che schifo. Ma che scandalo. Io li butto giù a spallate". Insomma, ecco cosa dobbiamo fare: SVEGLIARE QUANTA PIU' GENTE POSSIBILE.

Lo abbiamo già detto: deve diventare un movimento d'opinione. E per farlo abbiamo bisogno di tutti i mezzi leciti. Uno di questi è Facebook: il gruppo è già nato, occorre iscriversi e soprattutto fare iscrivere più persone possibili. Dobbiamo arrivare alle migliaia. Datevi da fare, il nome del gruppo, naturalmente, è CARTELLOPOLI.

Sostiene Paciello. I cartelloni? Il comune non ha colpa...

Fermi lì, non saltate sulla vostra seggiolina. Prima leggiamo. Approfondiamo. Cerchiamo di capire. Perché il contenuto, il materiale, è assai interessante. Rimandiamo ai commenti (e ad una riflessione, domani) una analisi di queste rivelazioni che non ci aspettavamo. Segnaliamo, inoltre, che questi passaggi, vergati da parte di chi ha incontrato il dirigente comunale Paciello, erano inseriti in un documento più ampio relativo a delle 'pratiche' afferenti a cartelloni illeciti nel Parco di Veio, chi volesse l'intero documento originale può richiederlo a vas.roma@alice.it.



A seguito di un incontro con i rappresentanti del circolo di Roma della onlus VAS (Verdi Ambiente Società) che avevano presentato un esposto a causa di cartelloni abusivi non rimossi nella zona del parco di Veio, il Dott. Francesco Paciello (direttore dell’ufficio affissioni del Comune) ha tenuto a far sapere in particolare quanto di innovativo rispetto al passato è stato fatto sotto la sua Direzione, anche per evitare l’accusa di danno erariale, senza che il suo operato fosse correttamente riportato dai mass media, che hanno contribuito ad alimentare una generale disinformazione al riguardo.
Il D.Lgs. n. 507 del 15 novembre 1993 ha disciplinato la "Revisione ed armonizzazione dell'imposta comunale sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche dei comuni e delle province>> ed ha introdotto (art. 9) l’obbligo di pagamento di un’imposta comunale per la pubblicità fatta tramite cartelloni, stabilendo la tariffa per anno solare e per ogni mq. di superficie di esposizione pubblicitaria.
L’imposta comunale suddetta è comunque dovuta a monte dell’intero procedimento, per il semplice fatto che un cartellone sta sul territorio comunale (anche se in proprietà privata) ed è quindi indipendente dalla natura dell’impianto pubblicitario, nel senso che è dovuta non solo per i cartelloni regolari (come “canone”), ma anche per quelli accertati o autodenunciati come abusivi (in tal caso come “indennità).
Oltre al suddetto obbligo, l’art. 19 del D.Lgs. n. 507/1993 ha stabilito che "per l'effettuazione delle pubbliche affissioni è dovuto in solido, da chi richiede il servizio e da colui nell'interesse del quale il servizio stesso è richiesto, un diritto, comprensivo dell'imposta sulla pubblicità, a favore del comune che provvede alla loro esecuzione" e che lo concretizza in veri e propri contratti ad uso commerciale della durata di anni 5 + 5, con pagamenti annui.
Sembra che la precedente Amministrazione Comunale non abbia mai riscosso l’imposta comunale per lo spazio occupato sul territorio a fini pubblicitari, creando un enorme danno erariale alle casse del Comune, dovuto anche e soprattutto al fatto che da un certo momento in poi si è reso impossibile stabilire quali e quante fossero le Ditte proprietarie di impianti installati sul territorio del Comune di Roma.
A seguito infatti della decisione del Comune di Roma di informatizzare il Servizio Affissioni e Pubblicità, nel 1994 sono state inserite (da ignoti dipendenti comunali) nel programma informatico numerose autorizzazioni false, senza alcun riscontro cartaceo agli atti (contratti, provvedimenti autorizzativi, risultanze di protocollo ecc.) da cui fosse desumibile l’effettivo rilascio dei titoli abilitativi: quando è stato scoperto l’imbroglio, sono stati sottratti (sempre da ignoti individui) quantomeno 190 titoli autorizzativi cartacei.
Il furto di fatto non ha più consentito il confronto tra la documentazione cartacea e quella informatizzata, per stabilire in tal modo l’esatto numero degli impianti a quel momento “regolari”.
Per dare una soluzione a quanto accaduto e sopra descritto (informatizzazione alterata dolosamente e furto delle autorizzazioni cartacee, per non consentire più la comparazione) con delibera n. 254/1995 l’Amministrazione Comunale ha adottato una procedura di “riordino” del settore dell’impiantistica pubblicitaria disciplinata poi dalla Giunta Comunale con delibera n. 1689/1997, che è stata comunque fissata in modo tale da demandare alle ditte l’onere della “prova” (“autocensimento”), dichiarando da un lato la quantità dei propri cartelloni pubblicitari autorizzati e presentando dall’altro lato domanda di “riordino” di quelli ritenuti ormai incompatibili là dove erano stati a suo tempo regolarmente autorizzati, a causa di vincoli paesaggistici o motivi di ordine pubblico subentrati successivamente.
L’utilizzo che è stato fatto di tale procedimento si è rivelato spesso del tutto illegittimo: la mancata istruzione delle domande di “riordino” da parte del Comune è stata impugnata presso il TAR per farla riconoscere come “silenzio-assenso”, che è stato poi sfruttato dalle ditte interessate per sentirsi “legittimate” ad installare i propri cartelloni nei luoghi in cui avevano presentato domanda di sistemarli, anche se ricadenti in zona vincolata.
Oltre alla violazione del divieto assoluto di affissioni pubblicitarie in zone vincolate, si è arrivati all’assurdo di cartelloni pubblicitari che sono stati installati sul fronte opposto della strada o comunque in un sito diverso da quello richiesto, perché già occupato nel frattempo da un altro impianto installato abusivamente.
Il meccanismo del presunto “silenzio-assenso” è stato sfruttato da diverse ditte anche in modo più truffaldino: su diversi cartelloni pubblicitari installati abusivamente sono state strumentalmente messe targhette che facevano riferimento a presunte procedure di “riordino” rivelatesi poi del tutto inventate, ma che sono servite quanto meno a ritardare i tempi dell’accertamento, consentendo così alle ditte di “lucrare” illecitamente per un periodo maggiore.
Il Dott. Francesco Paciello, non appena insediato, si è preoccupato subito di evitare il danno erariale, aumentando capillarmente il controllo a monte sul territorio per accertare la totalità degli impianti presenti tenuti comunque a pagare l’imposta comunale, indipendentemente dalla loro natura e quindi anche se abusivi: tutti gli impianti per i quali è stata pagata l’imposta comunale sono stati “censiti” con un numero di codice (di tipo meramente “fiscale”) che è identificativo solo della loro presenza sul territorio e non anche della “autorizzazione” che viene rilasciata solo e soltanto a seguito "dell’avvenuta regolarizzazione dei pagamenti dovuti per l’esposizione pubblicitaria", relativi cioè al "diritto, comprensivo dell'imposta sulla pubblicità, a favore del comune".
Stando a quanto assicurato personalmente dal Dott. Francesco Paciello, il rilascio di ogni “autorizzazione” da parte dell’Ufficio Affissioni e Pubblicità avviene non solo a seguito dell’avvenuto pagamento, ma anche e soprattutto a seguito di una istruttoria finalizzata ad accertare che l’impianto di cui viene richiesta l’installazione non ricada dove vige un qualche divieto di affissione imposto dal Codice della Strada o da vincoli paesaggistici oppure dalle misure di salvaguardia delle aree naturali protette.
La stessa scrupolosa “istruttoria” è stata assicurata sempre dal Dott. Francesco Paciello anche per le ditte che si autodenunciano di avere installato impianti abusivi, per i quali presentano domanda di regolarizzazione, dopo avere preventivamente pagato l’imposta comunale dovuta (come “indennità”) per il fatto di avere occupato una parte del territorio comunale ed essere stati comunque “registrati” con un numero di codice identificativo.
Se l’istruttoria accerta un qualunque divieto di affissione, prescritto dall’intera normativa vigente in materia, il relativo impianto autodenunciato viene rimosso ad opera del diretto interessato o a cura e spese del Comune, che chiede poi il risarcimento delle spese affrontate: differentemente, all’impianto installato abusivamente viene rilasciata regolare “autorizzazione” dopo l’avvenuto pagamento annuo del contratto quinquennale sottoscritto per l’esposizione pubblicitaria.
La spinta sempre maggiore alla “autodenuncia” da parte delle ditte dei propri impianti installati abusivamente è venuta dalla azione intrapresa proprio nei loro confronti dal Dott. Francesco Paciello, che – in forza del diritto che ai sensi del D.Lgs. n. 507/1993 è dovuto “in solido” – per tutti gli impianti abusivi scoperti ha imposto il pagamento entro 10 giorni a tutti i soggetti che si sono serviti volta per volta di quegli stessi impianti e che si sono rivalsi nei confronti delle Ditte proprietarie degli impianti, rifiutandosi di pagare le rispettive fatture, creando loro un rilevante danno economico che le ha costrette ad autodenunciarsi proprio per ripararlo.
Per tutti gli impianti di cui viene invece fatta richiesta di nuova installazione, dopo la dovuta istruttoria sulla assenza di qualunque divieto di affissione sul luogo richiesto, viene rilasciata direttamente l’autorizzazione dopo l’avvenuto pagamento per il “diritto” quinquennale all’esposizione pubblicitaria.
Con questo procedimento è stata costruita una Banca Dati che sta “registrando” solo tutti i cartelloni (sia regolari che abusivi) che man mano si riescono a “censire” assegnando loro fiscalmente un numero di codice identificativo e che avrebbe permesso di quantificare (a tutto il 15 settembre 2009) un numero complessivo di 31.636 impianti pubblicitari, di cui 7.454 abusivi.
Dalle informazioni fornite dal dott. Francesco Paciello deriva che la presenza di una targa affissa a qualunque cartellone pubblicitario con il numero di codice identificativo assegnato dall’Ufficio Affissioni e Pubblicità attesta il sicuro avvenuto pagamento della imposta comunale per lo spazio occupato sul territorio a fini pubblicitari, ma non è anche prova della avvenuta autorizzazione a mantenere sul posto quello stesso impianto per 5 anni.
Dai chiarimenti forniti dal Dott. Francesco Paciello emerge sostanzialmente che l'aumento vertiginoso dei cartelloni pubblicitari non è dovuto soltanto alle autorizzazioni legittimamente rilasciate dal Comune a seguito della riapertura del mercato, permessa dalle modifiche ed integrazioni apportate al Regolamento, ma è stato comunque incentivato (in modo del tutto indipendente da quanto consentito dal nuovo Regolamento) anche e soprattutto dalla azione intrapresa dal Direttore dell’Ufficio AA.PP finalizzata ad evitare il rischio di una accusa di danno erariale, perché ha fatto scoprire alle Ditte di avere la possibilità (e la conseguente convenienza economica) anche di autodenunciarsi e di poter lasciare in tal modo installati sul territorio tutti i propri impianti (sia legittimabili che abusivi) quanto meno per il tempo dell'istruttoria necessaria a stabilire i divieti di affissione e fissare la conseguente loro rimozione.
Proprio perché il D.Lgs. n. 507/1993 non lo prevede espressamente, il Dott. Francesco Paciello non ha spostato a monte dell'intero procedimento l'istruttoria sulla legittimità o meno di tutti gli impianti (sia regolari che abusivi) che è riuscito finora e che continua a far accertare ed identificare con l’assegnazione di un numero di codice “fiscale” (aggiornando continuamente la Banca Dati) grazie alla sua azione capillare di controllo sul territorio e non ha così contestualizzato (assieme al pagamento comunque dovuto del "canone" o della "indennità") il rilascio della autorizzazione o il provvedimento di rimozione.
Il meccanismo che si è venuto conseguentemente a determinare, sfruttando il lasso di tempo che intercorre tra l'assegnazione del numero di codice identificativo (previo pagamento del "canone" o della "indennità") ed il rilascio della autorizzazione o il provvedimento di rimozione, e che può essere anche infinito, è stato sfruttato in termini speculativi dalle Ditte per farsi attribuire il numero di codice fiscale identificativo dei cartelloni già installati sia regolarmente che abusivamente, nonché dei cartelloni rilocalizzati e dei cartelloni installati ex novo a proprio libero piacere e convenienza.
Se da un lato l’Amministrazione Comunale non è responsabile di autorizzazioni che non ha rilasciato né poteva rilasciare nel pieno rispetto di tutti i diversi tipi di divieti di affissione prescritti dalle leggi, dall’altro lato la massa di cartelloni pubblicitari che sono stati installati proprio dove c’è il divieto tassativo di affissione e che continuano a far lucrare illecitamente le Ditte che ne continuano ad avere la disponibilità per tutto il tempo che burocraticamente occorre per arrivare a provvedere alla loro obbligatoria rimozione, rende quanto meno corresponsabile del mancato rispetto immediato delle norme non solo il Comune di Roma, ma anche gli Enti Parco e la Regione Lazio nella misura in cui ritardano i provvedimenti di rimozione nell’ambito delle rispettive dovute competenze


Cartellopoli ha chiesto già da alcuni giorni, via e-mail sia al dirigente stesso sia al suo staff, una intervista a Francesco Paciello. Per ora non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Non nascondiamo che ci piacerebbe potere intervistare il dirigente, con l'obbiettivo ultimo di aumentare la consapevolezza e la conoscenza del settore presso più cittadini possibile. Un conto è vedersi circondati di cartelloni, un altro conto è vedersi di circondati di cartelloni e per lo meno capire cosa realmente ha portato a ciò.

martedì 23 marzo 2010

Perché la stampa non parla (o parla poco) anche se è lei a rimetterci?

E' una delle chiavi del successo di pubblico (francamente clamoroso, non ce lo saremo mai aspettato) di Cartellopoli. Ehggià perché qui e solo qui si riesce a fare una riflessione critica su uno dei maggiori problemi, delle maggiori piaghe (e di gran lunga la più vergognosa, perché prelude ad un guadagno illecito ed a interessi abnormi da parte di gruppi di potere non esattamente assimilabili al concetto di onestà), dei più osceni risultati del malgoverno.
Se ne parla solo qui. E non riusciamo a capire il perché? Ancora una volta: le minacce di questi criminaletti da strapazzo riescono a tappare la bocca a corazzate come Repubblica e Corriere della sera? A quanto pare sì. Il nostro impegno nel coinvolgere Striscia la Notizia, Iene e soprattutto Report sta proseguendo e vediamo che risultati scaturirà. Ma è evidente che manchi una vera campagna d'opinione da parte dei giornali e delle relative cronache locali.
Per carità, la stampa di tanto in tanto affronta la questione, ma non c'è lucidità, non c'è continuità, non c'è la volontà di spiegare ai lettori quanto sia grave la situazione.

Grave, si badi bene, non solo per lo stato comatoso in cui la città -interamente trafitta- viene lasciata. Uno stato, ripetiamolo fino allo sfinimento, unico al mondo. Grave soprattutto perché i giornali e la stampa in generale paiono non rendersi conto del danno economico sconfinato che ricevono da questa situazione. In tutte le città occidentali, infatti, la pubblicità che le ditte locali e nazionali vogliono farsi sul territorio metropolitano, va a finire nei giornali. Questo ha come precipitato giornali più sani economicamente, una informazione di maggiore qualità per i lettori ed una offerta di testate maggiore. Pensate a New York (città completamente priva di advertising outdoor) dove il mercato della pubblicità permette l'esistenza non solo di grandi quotidiani, ma anche di importanti settimanali urbani che orientano le tendenze, aggiornano sulle nuove aperture, indirizzano il consumo culturale. Strumenti di informazione fondamentale che fanno girare l'economia, che innescano percorsi virtuosi, che stimolano i consumi. Se a New York la pubblicità di piccole e grandi aziende venisse drenata da cartelli e cartellucci a prezzi low cost, nulla rimarrebbe per sostenere prodotti importantissimi per i cittadini di quella città (e per i turisti!) come Time Out, New York Magazine, The New Yorker. Per non parlare della pletora di freepress come il Village Voice, The L Magazine, il Brooklyn Rail.
Roma è forse l'unica grande capitale turistica occidentale a non avere un settimanale urbano. La capacità editoriale della città è limitata a prodotti della caratura di Trovaroma e di Roma c'è. Time Out ha provato e si è subito ritirata.
Questa è una delle conseguenze (una delle tante, al di là dell'umiliazione estetica della città) che ci regala la situazione attuale della pubblicità esterna. Sembra un settore tecnico, un settore per addetti ai lavori, ma interviene sulla vita di tutti noi.
L'offerta editoriale della città, abbiamo visto. Ma anche il semplice attendere il bus: lo sapete che i cartellonari -con i loro soliti mezzi di persuasione- stanno facendo di tutto affinché Clear Channel non installi le previste (e bellissime) pensiline bianche dove finalmente si può attendere l'autobus al coperto ed in un ambiente illuminato? Lo sapete che è per colpa del mercato cartellonaro che Roma si avvia ad essere l'unica città priva di bike-sharing, fondamentale strumento che rivoluziona e sovverte la mobilità urbana e che altrove (Parigi, Milano) è pagato dalla pubblicità esterna? Lo sapete perché Roma è così scandalosamente priva di bagni pubblici risultando -soprattutto d'estate- la città più puzzolente del globo? Perché questi servizi di arredo urbano sono solitamente frutto del negoziato tra amministrazioni serie e grandi multinazionale dell'advertising outdoor, peccato che a Roma (e solo a Roma) le multinazionali, pur presenti, sono invischiate in mezzo a 170 altre società piccole e piccolissime, alcune mafiosissime, alcune criminalissime, tutte abusivissime.

Le conseguenze sulla vita di tutti i giorni, oltre al dato estetico. Non ci avevate mai pensato, eh?

Faranno proprio così

Sapete come faranno? Faranno proprio così. State a sentire. Dunque non si sa bene perché, il sindaco, l'Assessore al Commercio e i suoi dirigenti hanno deciso, un annetto fa, di pagare un fee al mondo dei cartellonari. Hanno optato per incentivarlo. Poco importa che aumentare gli spazi per le affissioni outdoor signfica massacrare l'estetica e la dignità della città; poco importa che la stragrande maggioranza delle 176 ditte intente a far questo lavoro sono società di dubbia legalità; poco importa che non vi sia altra città al mondo dove il settore è ridotto nel degrado profondo in cui è ridotto da noi: con la scusa di non sapere come conteggiare gli impianti, il Comue si inventa l'autocertificazione. Ditemi quanti impianti avete, pagate per ciascuno e poi io controllo se posso stare dove mi dichiarate che stanno. Ovvio che le ditte che avevano 100 impianti, hanno dichiarato di averne 1000, hanno pagato per mille (una iniezia rispetto a quanto si guadagna) e i 900 che così si erano trovati in abbuono li hanno piazzati a cazzo di cane in giro per la città annusando aria di sanatoria.

Sanatoria che, vedrete, ci sarà. Almeno fin quando qualche amministrazione degna di questo nome (ma succederà mai?) siederà al Campidoglio. Ma con Alemacchio, scommetteteci pure, la sanatoria ci sarà: i vigili, dopo aver raccolto tutte le autocertificazioni, hanno il compito di andare a controllare il posizionamento degli impianti per verificarne la regolarità rispetto soprattutto al Codice della Strada. Procedura che già di per se richiederà uno o due secoli netti. Gli impianti trovati in posizioni non consentite (il 90% e forse di più) saranno... rimossi? Nooooooo. E' qui il bello: saranno ricollocati. Saranno considerati diritti acquisiti tuttalpiù da spostare altrove. Avete capito la genialata che lo scenziato Bordoni ci ha somministrato? Queste sono le voci che provengono dagli uffici dell'assessorato al commercio... Saranno ricollocati. Tutti i mq di pubblicità che ora abbiamo, ce li teniamo. Poco importa che corrispondono a quelli di Londra, Madrid, New York, Berlino e Parigi messi insieme e moltiplicati per trenta.

Questo cosa significa? Significa che la nostra città viene condannata ad avere un comparto-affissioni che non sarà mai, neanche tra quarant'anni, un comparto affissioni normale: condannati al degrado più totale per sempre, per l'eternità. Significa che rimarremo quello che siamo: l'unica città del mondo con cartelloni di ogni forma e ogni foggia spruzzati a cavolo per il tessuto urbano: ai turisti sembra uno scherzo, un set cinematografico. In realtà è una iattura. Una cosa per la quale le facce di tolla di Bordoni e Alemanno rimarranno nella storia di questa città per sempre. Negli annali. Forse l'unico business del mondo in cui non esiste rischio d'impresa, non esistono investimenti, non si pagano tasse, si distrugge il paesaggio, l'arte, l'architettura, il cielo che son cose di tutti, mentre a guadagnare profumatamente restano quel centinaio di prepotenti. E poi la televisione continua a far credere ai babbei che la seguono che le capitali del malaffare sono Napoli, Reggio Calabria e Palermo. Sì, come no...

Ma perché si arriva a questo estremo? Perché il sindaco arriva fino al punto di colpire a morte il territorio che è chiamato ad amministrare pur di far qualche favore a degli "imprenditori" (virgolette d'obbligo) di un settore discusso e discutibile? Cosa deve farsi perdonare? Quale 'dividendo' politico deve pagare? Chi c'è dietro il mondo delle affissioni di così potente da indurre un amministratore pubblico a rovinarsi con le sue mani consegnando ai posteri una città inguardabile e sfregiata? E' tutto solo spiegabile con la nota violenza e con le intimidazioni dei cartellonari? Come mai Alemanno, senza fiatare, sopporta da mesi le proteste dei cittadini (che si faranno sempre più prorompenti)? Le rimozioni della regione? Le manifestazioni dei municipi? Perché è obbligato a farlo? Di chi è ostaggio il sindaco di Roma? Pare di rivivere la storia di Andrini: messo a tutti i costi in un ruolo di responsabilità nell'Ama. Anche qui il sindaco operò contro tutto e contro tutti. E soprattutto contro la logica e il buon senso. Si inimicò la comunità ebraica (che contribuì pochi mesi prima alla sua elezione), sopportò giorni e giorni di 'giornalate' e i bronci degli appartenenti al suo partito. Poi si scoprì che dietro ad Andrini c'era la 'Ndrangheta. Così, per gradire...
Non ci sorprenderemo se un giorno si scoprirà che questo immane scempio inferto alla città sia opera degli stessi poteri occulti. D'altronde fior di inchieste giudiziare hanno già certificato questo sospetto.
Morale della favola? Se si fa il sindaco in una città difficile, lo si fa per contrastare la criminalità organizzata, non per facilitarle la vita, magari ricavandone consenso.

lunedì 22 marzo 2010

Cartellonari che tolgono il disturbo? Anche questo è possibile

Tutto può succedere, nell'indecorosa anarchia cartellonara che l'amministrazione comunale ha regalato a questa città. Tutto può succedere compresi cartellonari che montano impianti abusivi e poi, dopo un po', li smontano senza un vero perché. Leggetevi questa storia sul blog Degrado Esquilino.

Rassegna stampa

E' da qualche giorno che trascuriamo la rassegna stampa. Non perché articoli non ne siano usciti, ma perché ci siamo concentrati su altro.
La scorsa settimana c'è stata una ottima raccolta, comunque. Le azioni di Catarci e della Regione Lazio nel XI Municipio sono state ben coperte da Repubblica (che aveva una sorta di esclusiva) e poi riprese dai freepress Epolis e Metro. In particolare quest'ultimo ha dedicato parte della pagina destinata alle rimozioni nel parco dell'Appia Antica a Cartellopoli.
E sempre a Cartellopoli è dedicato, oggi, un articolone a tutta pagina su Epolis (leggetelo online se non lo trovate in giro: www.epolisroma.it, altro lettissimo freepress che pubblica una collezione di nostre dichiarazioni e le 'decora' con un nostro proverbiale prima-e-dopo: quello del MAXXI. Il MAXXI nei prossimi mesi sarà uno dei posti più internazionali del mondo, sicuramente il più internazionale di Roma. Arriveranno ospiti (all'inaugurazione di Maggio) da tutto il pianeta. E vedranno un museo recintato di cartelloni...

domenica 21 marzo 2010

Inqualificabile



Guardate a che livello sono arrivati i cartellonari. Questo mostro è stato montato su Via Luisa di Savoia. Li infondo -la vista è impallata da questo cartellone illegale- c'è Porta del Popolo e Villa Borghese. Osservate, poi, nel dettaglio, come è stato allestito questo indegno catafalco: due forme di formaggio di cemento dentro dei ridicoli secchielli di latta. I pali sono stati conficcati lì e il tutto è stato appoggiato ad un newjersey di cemento armato. Pronto a cascare addosso a qualche automobile, pronto a provocare incidenti, a tagliare la testa a qualche pedone. Neanche in un campo rom della peggior fatta si vedono accrocchi simili: qui invece siamo nel II Municipio, teoricamente il più elegante di Roma. Le mine vaganti (è proprio il caso di dirlo) dei cartellonari continuano a distruggere la città sotto lo sguardo benevolo dell'amministrazione comunale.
E nella foto qui sopra, invece, vi mostriamo come era questa zona prima della sciagura dell'amministrazione Alemanno. Libera, normale, pulita. Qualcuno, prima di subito, vada a scrivere su questo cartellone la verità: ABUSIVO. Come è abusivo ogni cartellone che si trova in corrispondenza di una intersezione.

La maratona di Cartellonia

Accendete il terzo canale e guardate la diretta della Maratona. E fate il conto che queste immagini le vede tutto il mondo, in visione globale. Tutti vedono i graffiti su ogni muro, tutti vedono le ridicole affissioni abusive dei partiti. Ma soprattutto tutto il modo, nel passaggio della corsa tra tutti i quartieri, vedono la mole inaudita che ha assunto l'invasione criminale e mafiosa dei cartelloni pubblicitari. Marconi? Ricoperto. Mazzini? Ricoperto. Acqua Acetosa? Ricoperta. Moschea? Ricoperta di cartelloni. Dove e dovunque. Notatelo e fatelo notare. Farete caso che la gente, anche la gente per bene, anche la gente colta, anche la gente solitamente attenta, non fa caso a questa piaga. Una piaga che si insinua nell'assuefazione che le persone ormai hanno relativamente al degrado. Ma se glielo fate notare, se gli instillate il dubbio, bhe, le cose cambieranno. Perché il Grande Scempio si mimetizza in una città divorata dal degrado, ma se lo si focalizza, si palesa in tutto il suo schifo. E solo allora si possono avere altri volontari disposti a combatterlo. Insomma: facciamo proselitismo. Insomma: facciamo trasformare questa lotta alla criminalità in una battaglia di opinione.
Signori, solo Roma vive sul suo territorio, sul suo panorama, sotto il suo cielo questa tragedia urbanistica e paesaggistica. Roma è l'unica città brutalizzata da questo sfruttamento ignobile del territorio, dell'aria, del sole, dell'orizzonte. Solo Roma!

sabato 20 marzo 2010

E i cartelloni si presero la prima pistolettata

Ormai il Grande Scempio dell'invasione cartellonara entra anche, involontariamente, nella cronaca nera. E così, in attesa del primo morto per cartelloni che aspettiamo a gloria e che ci sarà presto (alla prossima tromba d'aria) e che finalmente farà muovere quei magistrati che stanno scaldandosi per partire lancia in resta contro i responsabili di questo scandalo nazionale, e così, dicevamo, oggi sulle cronache cittadine i cartelloni sono stati protagonisti di una sparatoria.
Sparatoria tra cartellonari mafiosi e volontari anti-degrado intenti ad imbrattare i panneli abusivi? No. Semplicemente un gioco (un po' pericoloso) che un ragazzi ha fatto dalla finestra con la sua carabina ad aria compressa. Cosa è andato a colpire il proiettile tirato per mostrare agli amici la perfetta mira? Ma naturalmente su un cartellone pubblicitario, come hanno riportato, le agenzie. D'altronde sono ormai talmente tanti che è la cosa più facile da colpire...

Torrino Decima. Sessanta pagine di cartelloni

Molto più simpatici e meno paludati di noi, gli amici del Comitato Torrino Decima hanno fatto proprio una presentazione da 60 e oltre diapositive tutta dedicata ai nostri amici cartelloni. Uno schifo totale che ha completamente deturpato il paesaggio del loro quartiere. Loro, amaramente, ci hanno scherzato su e questo è il link per ridere (di rabbia) assieme a loro. Guardate che roba...

venerdì 19 marzo 2010

Un prima e dopo archeologico... anzi archeoillogico



Quella li dietro, in quel contenitore in perspex largo e basso è la famosa vasca romana (qui una foto) ritrovata qui in Via Cesare Baronio per caso nel 1980.

Chi e come sta mettendo i bastoni tra le ruote a Catarci?


Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dall'XI Municipio. Un Municipio in cui, da l'altro ieri, tutti vorremmo vivere. Un Municipio in cui, in un modo o nell'altro, hanno deciso che i cartelloni pubblicitari sono una cosa che fa schifo e che va abbattuta. Ma è così difficile?



“DEMOLITION DAY” DEL MUNICIPIO ROMA XI
LA GIUNTA ALEMANNO NON OSTACOLI LE RIMOZIONI


“Sta proseguendo anche oggi il Demolition day del Municipio Roma XI, a Via Sartorio e Piazza Lotto, nell’area del Parco dell’Appia Antica, con l’abbattimento di altri 5 impianti pubblicitari abusivi di grandi dimensioni. La task force, composta dal Municipio stesso, dall’Ufficio Antiabusivismo della Regione Lazio, dalla Soprintendenza e dall’Ente Parco, ha infatti raddoppiato l’impegno, perché proprio ieri notte, nelle stesse vie, sono state installate altre strutture 3x3 e 4x3, in ferro e con base in cemento, che sono state immediatamente sanzionate dalla Polizia Municipale e dai Guardiaparco.Il Municipio Roma XI replicherà la prossima settimana, in altre vie del territorio. Giungono ora voci di interferenze e pressioni per bloccare l’operazione da parte di quella Giunta comunale che finora ha tollerato e addirittura stimolato lo scempio della città: non ci si permetta di ostacolare l’indispensabile azione che si sta portando avanti, finalizzata a garantire la sicurezza della cittadinanza e il decoro urbano. Sicurezza, in quanto i mega impianti sono eretti nottetempo, senza nessun progetto che ne garantisca la stabilità e senza rispettare norme basilari del Codice della strada. Decoro, in quanto con il Demolition Day si contrasta lo scempio causato dall’elevatissimo numero di giganteschi cartelloni che hanno inondato intere vie, quartieri e aree di pregio, devastando paesaggi urbani, strade e marciapiedi. Si sta procedendo, infine, a sporgere denuncia per danneggiamenti nei confronti dei responsabili, a causa della rottura del manto stradale, delle buche che poi occorre ricoprire e dell’inutilizzabilità del tratto di marciapiede interessato”.
Il Presidente del Municipio Roma XI
Andrea Catarci

Cartoline da Cartellonia...



E chi lo dice che i lettori di Cartellopoli sono tutti incazzati e antipatici. C'è qualcuno, anzi, che si diverte coi fotomontaggi e le cartoline dal regno di cartellonia. Ah, purtroppo solo la seconda è una ricostruzione virtuale, la prima (12 cartelloni in 60 mt alla Laurentina, passateci!) è verissima:

giovedì 18 marzo 2010

Pineta Sacchetti. Sacchetti di merda sui cartelloni? Sarebbe un'idea...




Questo è un semaforo che stiamo seguendo. Sta facendo progressi, il piccolino, eh? Qualcuno lo avverta che gli impianti pubblicitari sono consentiti, su strade della tipologia di questa, solo a 50 mt prima ed a 25 mt dopo il semaforo.

Prima e dopo artistici





Le condizioni in cui i maledetti* hanno ridotto il Maxxi (dove ancora non sono arrivate sculture, quadri e installazioni, ma già sono arrivati i cartellonari) e la Galleria Nazionale d'Arte Moderna. Due bei prima-e-dopo di cartelloni rigorosamente abusivi* perché in zone tutelate, perché in spartitraffico troppo stretti, perché troppo vicini ad intersezioni e attraversamenti pedonali.

*I termini asteriscati non valgono per la società gestrice del cartellone che, in piena Villa Borghese, umilia e stupra l'ottocentesca mole della Galleria Nazionale d'Arte Moderna.

mercoledì 17 marzo 2010

Come era la situazione e come è adesso. I fatti del 2004, da non dimenticare mai

Ovvero quando le intercettazioni rivelarono che i cartellonari pianificavano l'uccisione del sindaco Veltroni.


Cartelloni abusivi, retata a Roma
Minacce di morte a Veltroni

Pratiche contraffatte per aggirare i divieti con la complicità di un dipendente comunale

di MASSIMO LUGLI


ROMA - "Il signor Veltroni io lo stendo, tanto so dove abita. Polizia non ce n'è, fai presto... Poi, sai, c'è gente che lo fa di mestiere, questo". Una minaccia raggelante al sindaco di Roma, intercettata dai carabinieri durante una maxi indagine sul business dei cartelloni pubblicitari abusivi. Cinque le persone finite in carcere o agli arresti domiciliari: due imprenditori, un avvocato, un geometra del comune, un maresciallo della Guardia di Finanza. Le accuse sono di abuso d'ufficio, falso, calunnia e invasione di terreni ed edifici pubblici e privati. Un giro d'affari milionario se si considera che un cartellone della misura standard di 6 metri per 3 rende, di media, 5 mila euro all'anno e che i carabinieri del colonnello Vittorio Trapani ne hanno individuati ben 2700 illegali, il 70 per cento di quelli istallati dalle ditte coinvolte.

Una ginepraio che il Campidoglio sta cercando di regolare da anni. Negli ultimi anni il comune di Roma ha stabilito una serie di regole e concesso una sanatoria per le pubblicità affisse prima del 31 dicembre '93 o per quelle di cui era stata richiesta l'autorizzazione entro il '94. Ma i titolari delle due ditte coinvolte nell'indagine (le società "Nevada" e "New Team Company") più una serie di altre società fantasma, avevano trovato il sistema di aggirare i divieti con la complicità del geometra comunale: le richieste, infatti, risultavano presentate entro i termini della sanatoria grazie alla documentazione fasulla ritrovata dai carabinieri. Timbri e firme falsi, richieste posticipate e autorizzazioni contraffatte per spostare i cartelloni da una zona ad un'altra. Il funzionario comunale, in odor di intrallazzi, era stato trasferito da oltre un anno.

Non basta: l'avvocato delle due imprese, S. G. 50 anni, aveva scatenato una offensiva giudiziaria contro il dirigente del Servizio Affissioni del comune e il responsabile dell'Ufficio tecnico: una incredibile serie di denunce ed esposti a polizia e carabinieri, presentate tra il 2002 e il 2003 per abuso d'ufficio, mancata esecuzione dolosa di provvedimenti giudiziari e danneggiamento.

Le due società si occupavano anche di pubblicità "itinerante": quei giganteschi cartelloni che vengono trasportati dai camion e che sono stati vietati dal nuovo codice della strada. Grazie alla complicità di alcuni vigili urbani (che sarebbero già stati identificati e sono il prossimo bersaglio degli investigatori) le ispezioni nei garage delle imprese venivano dirottate verso altri automezzi "innocui" o i verbali "aggiustati". Un altro filone dell'indagine è quello dell'evasione e della frode fiscale.

Gli arresti sono il seguito di un'inchiesta di alcuni mesi fa, che spedì dietro le sbarre due imprenditori, padre e figlio, titolari della ditta "Nuova dimensione pubblicitaria" e "NDP Advertising". Nessun collegamento con la "Nevada" e la "New Team Company" anche se il meccanismo era lo stesso.

I cartelloni pubblicitari devono essere autorizzati e rispettare una serie di regole: una distanza minima di 50 metri uno dall'altro, 15 metri dagli spigoli delle abitazioni, 20 metri dai cartelli stradali e via misurando. In realtà, la gran parte della pubblicità stradale è completamente fuorilegge e la maggioranza assoluta non rispetta i limiti. Più di una volta, i cartelloni hanno provocato incidenti stradali, spesso sono stati piazzati vicino a scivoli e passaggi per disabili.

Il Campidoglio, oltre alla sanatoria, ha inaugurato una politica di "tolleranza zero", con una serie di demolizioni a catena (15 mila in tre anni) scatenando la reazione rabbiosa degli imprenditori.

Durante le intercettazioni, i carabinieri hanno ascoltato ogni genere di insulto e di oscenità. Il bersaglio principale erano i responsabili dell'Ufficio affissioni. In più, quella frase che uno degli imprenditori, F. G., pronuncia parlando con un suo dipendente: "Il signor Veltroni io lo stendo...".

"La lotta contro l'abusivismo non rientra solo nei doveri istituzionali di un sindaco, ma anche nelle mie convinzioni più profonde - è la replica di Walter Veltroni - nessuna esitazione: abbatteremo altri 24 mila cartelloni abusivi"

(4 luglio 2004)

La protesta dilaga #2




E intanto a Piazza Bologna, Athos De Luca, Alessandro Ricci e tanti altri amici hanno fatto, ieri mattina, cantare la dolce e save musica del frullino liberando -purtroppo solo in parte- le bellissime poste centrale del Ridolfi dalla morsa del Grande Scempio. E' venuto giù un impianto della SB ARCHITETTURA PUBBLICITARIA S.R.L., peccato che la vera architettura sia quella del palazzo retrostante, non quella dell'inguardabile cartellone.

La protesta dilaga #1

Guardate come era stata ridotta la zona del Parco Regionale dell'Appia Antica (il più bello del mondo? Il più bello del mondo!) all'altezza di via di Grotta Perfetta... E guardate invece come era due anni fa. Ingrandite l'immagine e troverete pochissima roba (sempre grave, per carità, ma non il suq di oggi): praticamente solo il 6x3 sequestrato oggi nascosto tra dieci altri impianti.

Ma perché abbiamo usato il verbo all'imperfetto. Bhe, perché da stamattina -grazie al presidente del XI Municipio Catarci, al responsabile abusivismo della Regione (ovviamente cacciato via dal Comune di Alemacchio) Miglio ed ai Vigili Urbani ed ai Guardia Parco- la situazione è quella che vedete qui sotto: fiamme ossidriche, camion, rimozioni. Ma allora si può...



Cartellopoli? Un nome che è di tutti




No copyright. Cartellopoli non è un marchio registrato: è a disposizione di tutti. Devo averla pensata così anche i mitici cittadini che hanno realizzati questi rudimentali (un po' troppo rudimentali) cartelli attaccati ad alcuni cartelloni in giro per Roma (questi due sono nella zona di Porta Metronia, ma ce ne hanno segnalati anche a Ponte Milvio e altrove).
Hanno utilizzato il nome del nostro blog per far passare un concetto molto corretto: con AleDanno la città è retrocessa a favela da terzo mondo ed è necessario l'intervento degli organismi internazionali. Non so se ci leggete, cari amici autori del blitz, ma possiamo dirvi che siete dei miti? Ecco: ve lo diciamo!