sabato 31 luglio 2010

Zone un tempo pregiate. Via Ludovisi




Si, proprio sotto agli hotel di lusso, alle ambasciate, agli istituti di cultura, proprio sotto al Casino Ludovisi. La società che è stata capace di mettere un 4x3 immenso a un metro da Via Veneto e da Villa Medici? Sci, scatenata da qualche settimana a questa parte nel suo personale palio per la conquista del premio di massacratore numero uno di Roma.

Zone un tempo pregiate. Chi ha trasformato Piazza Esedra in una bacheca della malavita?



Continuano ad installare. Ogni notte e ogni mattina presto. Piazza Esedra, uno dei posti più incredibili del mondo. Con la fontana del Rutelli, con un impianto termale clamoroso ove Michelangelo ha realizzato una basilica. con un palazzo maestoso ottocentesco che sale su, in verticale, sfruttando le esedre (da qui il nome) delle terme stesse, con un grand hotel mitologico, immaginato da Ritz in persona.

La stanno completamente recintando di cartelloni osceni, ne stanno completamente crivellando i maciapiedi ed i lastricati. La stampa internazionale dovrebbe fare uno scandalo, giornalisti: sappiamo che leggete Cartellopoli, cosa aspettate? Una mafia unica al mondo e scandalosa si sta divorando viva Piazza della Repubblica, a Roma, in Europa. Laddove non dovrebbe esserci neppure l'idea di un cartellone pubblicitario. Si sta facendo un danno che potrebbe risultare irreparabile negli anni e nei decenni prossimi. Si stanno facendo fare milioni di guadagno illecito a ditte che non esistono, che non hanno dipendenti, che si presentano con dei prestanome, che non sono perseguibili, che non pagano tasse, non pagano multe. E voi tacete?

Una inchiesta, clamorosa, della stampa internazionale potrebbe rappresentare la svolta vera per questa battaglia. Chi si piglia la responsabilità di tacere?

Se i consiglieri del II Municipio ci fanno sognare. Ecco anche Massimo Inches (con intimidazione compresa nel prezzo)





Prima il PD, poi l'UDC, ora LA DESTRA. Si amplia e di molto il fronte anti-cartellonaro tra i politici romani. Sarà che Cartellopoli Blog tira per la giacchetta (confessiamo di averlo fatto in questo caso), sarà che i 10mila voti della Delibera di Iniziativa Popolare fanno assai comodo, sarà che ormai solo il PDL riesce a difendere l'indifendibile (per quanto?). Nel II Municipio, dopo il post su Alessandro Ricci, ieri, oggi è la volta di Massimo Inches, consigliere ex Pdl oggi a La Destra ex valoroso Vigile Urbano, che ha inviato questo comunicato stampa e che ci fa presagire un rinnovato impegno contro questa che è attualmente la peggiore forma di degrado in città, perdipiù -come si evince anche dalle parole di Inches- ammantata da quel pizzico di atmosfera da crimine organizzato che non guasta. Anzi, che guasta molto. Bhe, leggetevi il comunicato stampa allora. E speriamo, caro Inches, che sia solo il primo su questi toni.

***

Alcuni cittadini residenti nella zona di corso Trieste mi hanno chiamato per farmi constatare la presenza di cartelloni pubblicitari abusivi, di mt. 4,00 x 3,00 piantati sulla zona adibita ad area attrezzata a verde, in aperta violazione alle normative comunali, come previsto dalla Delibera del Consiglio Comunale n. 37 del 30/03/2009.
In tanti anni passati nella polizia municipale, non ricordo di avere mai visto tanti cartelloni piantati in modo così sfacciato in prossimità degli impianti semaforici, sui prati, quasi ad indicare una certa impunità da parte dei gestori, che guadagnano fior di quattrini affittando i loro impianti, certi di farla sempre franca.
Ricordo invece di avere partecipato alla rimozione di tanti cartelloni, scortando gli addetti ai servizio, che provvedevano a rimuoverli, rendendo così giustizia a chi si era rivolto al mio Comando, per pretendere il rispetto della legalità.
Durante il mio sopralluogo ho visto con rammarico che era stato piantato in piazza Istria, sul manto erboso e quasi in corrispondenza dell’incrocio semaforico, un tabellone del Comune di Roma XII Dipartimento; al ritorno nella mia abitazione ho controllato bene la Delibera, ed agli articoli 4 e 18 mi sono riletto più volte le disposizioni: distanza minima “per il posizionamento dei cartelli e degli altri mezzi pubblicitari” metri 25 prima degli impianti semaforici e delle intersezioni, metri 15 dagli attraversamenti pedonali; nei siti “in consegna al Servizio Giardini già attrezzate a verde”. Ho sperato fino all’ultimo di avere saltato qualche periodo nelle numerose pagine che formano il documento, ma ahimè, non ho trovato alcuna deroga in favore delle pubbliche amministrazioni, come nel caso del XII Dipartimento. Ho voluto anche sentire il consiglio di un mio collega, molto preparato in materia di polizia amministrativa, che mi ha senza mezzi termini: “lo voi capì che sui prati non ce po’ sta nessuno?” Ho tentato un’inutile difesa d’ufficio del Comune di Roma, facendo notare che non si trattava di cartellone pubblicitario, ma il mio interlocutore, di cui non farò mai il nome, ha rincarato: “Allora non voi capì, la Delibera cita i mezzi pubblicitari ed anche gli impianti, non fa’ il politico con me! Cerca invece di non andarti ad infilà nelle cose più grosse di te, stati attento”.
Il consiglio del mio collega è andato a vuoto, perché ho deciso con molta serenità di voler contrastare questo malcostume, che oltre a danneggiare l’immagine ed il decoro della nostra splendida Città, lascia mano libera ad un piccolo gruppo di imprenditori strafottenti, che si sentono al di sopra delle leggi, che con cinismo si arricchiscono, affittando i loro impianti a peso d’oro, piantandoli ovunque, probabilmente facendosi pagare anche di più per le posizione strategiche in cui riescono a collocarli. Abbiamo il dovere morale di fermare questo sparuto gruppo di gente senza scrupoli, di abbattere in tempi brevi i loro impianti abusivi, dimostrando che la legalità promessa ai cittadini romani in campagna elettorale è anche questo e CARTELLOPOLI è una parola sconosciuta a noi uomini e donne di Destra.
Massimo Inches
Consigliere de La Destra II Municipio

venerdì 30 luglio 2010

L'incontro del Comitato Promotore con Bordoni? Per ora siamo riusciti a sapere solo questo (e non promette nulla di buono)

"A tutti coloro che chiedono di sapere come è andato il 2° incontro di ieri con Bordoni ribadisco quanto già scritto: spetta al Comitato Promotore dare la dovuta informazione sullo svolgimento della riunione di ieri pomeriggio, che verrà data con un comunicato stampa, se non anche (ma successivamente) con la diffusione del verbale della riunione, dopo che sarà stato approvato da tutti i partecipanti.
In questa sede mi sento in diritto di poter informare chi legge solo sui miei interventi di ieri.
Ho consegnato al Dott. Paciello l'elenco delle 56 segnalazioni e delle 10 lettere trasmesse da VAS, a cui non é stata data per lo più risposta alcuna né da parte sua né da parte dell'Assessore Bordoni, malgrado 3 solleciti del Gabinetto del Sindaco a farlo.
Ho consegnato altresì al Dott. Paciello la richiesta di immediata rimozione:
- di 2 ulteriori impianti installati del tutto abusivamente dalla ditta "Nuovi Spazi" sempre dentro il Parco di Veio ed al suo confine a "compensazione" di 2 cartelloni che le erano stati rimossi;
- dell'impianto della ditta APA installato nella zona vincolata di piazza Apollodoro con contestuale numero di codice identificativo assegnato dal Comune, ma ciò nonostante ugualmente sanzionato dal Comandante dei Vigili del II° Gruppo di Polizia Municipale a seguito della denuncia di VAS;
- di un megaimpianto installato a piazzale Ponte Milvio sopra l'ex scuderia attribuita all'arch. Valadier a fianco della palazzina ottocentesca della "Vigna dei Cardinali", sfruttando i ponteggi di presunti lavori di ordinaria manutenzione.
Ho chiesto alla fine il pieno rispetto del Regolamento vigente, indipendentemente dalla approvazione o meno della delibera di iniziativa popolare e dai tempi occorenti per la redazione del Piano Regolatore delle Affissioni, rispettando in particolare l'obbligo delle rimozioni e soprattutto di oscuramento di tutti i cartelloni pubblicitari abusivi accertati, per impedire loro di continuare a trarre guadagni da una pubblicità irregolare."
Rodolfo Bosi


La riunione del Comitato Promotore della Delibera di Iniziativa popolare con Bordoni si è tenuta il giorno 29 luglio, siamo al 31 luglio e l'unica comunicazione che riusciamo a dare -peraltro pescandola dai commenti- è questa qui sopra. L'unico spaccato sulla importante riunione è questo. Non una sintesi, non un comunicato stampa, niente. L'unico pane per i denti affamatissimi (lo testimoniano dozzine di commenti proprio qui su Cartellopoli) del popolo inviperito contro le mafie cartellonare è questo. Nessun rispetto -a nostro avviso- per i diecimila firmatari della delibera che attendono notizie e non le hanno dopo che è passato un tempo irragionevole. Nessun rispetto per tutti gli altri partecipanti, a vario titolo, a questa lotta che oggi vede un comitato di salute pubblica pigliare le decisioni, decidere chi e come deve partecipare, decidere chi e come va epurato e "può andare della sua strada" (è successo a noi di Cartellopoli, colpevoli solo di aver detto: "perché non proponiamo all'amministrazione romana di fare esattamente come si è fatto in altre amministrazioni ove il problema-cartelloni è solo un brutto ricordo?"), decidere quando e come comunicare, a quali giornali dare le anteprime e quant'altro. Ce ne faremo una ragione, l'obbiettivo è sconfiggere il crimine cartellonaro e non badiamo alle questioni di forma. Badiamo, però, eccome, a quelle di sostanza. E qui l'asino non casca, ma rotola proprio, capitombola, inciampa, scatafascia e sdirupa poverino.
All'Architetto Bosi, sensibile alle moltissime richieste di informazione da parte dei lettori di Cartellopoli, va sia l'apprezzamento per la sensibilità di aver comunicato qualcosa e sia la lode per il suo lavoro indefesso su una porzione di città. Ma un conto sono le battaglie di Bosi (e ce ne fossero centomila di Bosi, per carità), un'altro sono le riunioni con un assessore.
Ma che per davvero siamo andati in assessorato a portare le carte di 56 (cinquantasei!!!) richieste di rimozione (che poi sono ricollocamenti)??? Davvero la riunione si è svolta con questo tipo di organizzazione? Davvero ognuno ha preso la parola per perorare la propria causa (nello specifico Bosi per i cartelloni abusivi nel XX Municipio)? Davvero con un settore intero da riformare, con 150mila cartelloni da rivoluzionare ci si è permessi di parlare di cinquatasei impianti che rispetto al settore che dobbiamo andare a riqualificare significano nulla di nulla di nulla? E' un po' come andare all'Agenzia del Territorio per una fondamentale riunione per trovare la soluzione contro l'abusivismo edilizio e, ad un certo punto, mettersi a parlare di una decina di casupole sorte in zona Magliana: macchissenefotte, se la partita è risolvere l'abusivismo tout court. E' un po' come andare in assessorato alla Mobilità per studiare gli strattagemmi contro la sosta selvaggia e lamentarsi che, sebbene si sia più volte chiamata la municipale, quelle date dieci automobili (riportando naturalmente anche i numeri di targa) non sono mai state multate e quando, quelle rare volte, il pizzardone è arrivato con il fischietto in bocca quelle si sono semplicemente spostate dalla doppia fila in Viale della Regina alla doppia fila in Viale Liegi: macchissenefotte, se la partita è risolvere l'intero problema della sosta in divieto in tutta Roma.

Potremo andare avanti ore con le metafore, ma ci tacciamo perché veramente rimaniamo basiti ancora una volta. Dopo aver mille e ancora mille volte avvertito gli errori di strategia che si stavano compiendo e dopo aver ricevuto solo inviti a tacere da parte del Comitato Promotore che si arroga, in nome di cosa?, il diritto di sbagliare, il diritto di portare -come ripetiamo- sul piatto d'argento a Bordoni la cabeza tagliata di tutti noi. Ma perché? Chi ha deciso gli interventi da Bordoni? Chi, peggio, ha deciso che dovesse esserci più di un intervento? Chi ha acconsentito di dare ad assessore e suo staff una immagine raffazzonata? Qualcuno pensa che i gruppi di pressione -come deve essere il nostro, che siamo il gruppo di pressione più potente perché attuiamo una pressione civica- che vengono ricevuti da un assessore possano permettersi il lusso di scendere nel particolare? Di mettere a fuoco le singole tessere di un mosaico quando il mosaico ancora non si compreso come comporlo? Chi si sta pigliando la responsabilità di indebolire questo formidabile movimento di protesta dal basso che da quasi un anno è esploso in città rappresentandolo presso le istituzioni in maniera non seria, non autorevole, non rigorosa? Ma qualcuno si rende conto che portando -tra le altre- una richiesta di rimozione di cinquantasei (!!!) cartelloni si rischia, tra le altre cose, che quella rimozione venga accordata. E sapete cosa significa? Significa doversi sorbire Bordoni & company che vanno sui giornali a dire "abbiamo fatto quello che ci han chiesto i comitati, ora non ci rompete più la wallere e gli altri 100mila cartelloni ve li tenete". Chi ha messo tutto il movimento in questo potenziale cul de sac che non si palesa solo per la scarsa abilità politica di Bordoni stesso che, se fosse stato un altro, avrebbe fatto un sol boccone di Comitato Promotore, Cartellopoli, Delibera e compagnia cantante?

Per carità -lo diciamo perché tra molti nostri compagni di lotta, abbiamo notato, c'è la moda di pigliarsela sul personale, come se le energie potessero essere sprecate per offendersi (e allora l'epurata Cartellopoli, colpevole solo di aver proposto ciò che altrove ha funzionato, cosa avrebbe dovuto fare? Pigliarsela a morte?) invece che per combattere i mostruosi cartelloni che hanno recintato la città come metastasi di un cancro per cui una e una sola è la medicina- per carità, dicevamo, non è un attacco a Bosi che fa la sua battaglia, gioca la sua partita e la gioca bene. Ma è un problema di opportunità, di momenti e di strategie. Le denunzie di Bosi vanno benissimo (Cartellopoli per prima le ha ospitate), ma non sono certo uno degli argomenti da portare in assessorato dove la posta in palio è benaltra da quella di 56 (fossero anche 5600 sarebbe uguale) cartelloni nel Ventesimo arrondissement romano.

Cartellopoli è davvero molto molto pessimista. Ad un soffio dalla vittoria stiamo vedendo sfumare e perdere di incisività tutta una battaglia che, arrivata al momento di cambiare passo, non ha trovato interpreti capaci di farlo (se dopo due giorni non si riesce neppure a fare un comunicato stampa...). Le buone idee sono state cassate e la protervia nel "dare la parola a tutti" (niente di più sbagliato della democrazia quando quest'ultima si trasforma in anarchia) ha creato anomalie come quella di cui abbiamo parlato, rendendo molto meno pericolose per le istituzioni (a nostro avviso colluse col crimine cartellonaro) le nostre battaglie. Ed esponendoci tutti quanti al ritorno di fiamma della Camorra dei Cartelloni che, lo ripetiamo da giorni e lo dimostrano anche alcuni commenti qui su Cartellopoli, si sta sfregando le mani nel vedere quale topolino stia partorendo la montagna.
Naturalmente felicissimi di sbagliarci, a partire dalla lettura dei comunicati (o del verbale) della riunione, quando arriverà dove ci auguriamo vivamente di dare atto al Comitato Promotore di azioni strategicamente azzeccate. Lo speriamo sinceramente.

Attenzione. E' ufficiale...


Tra le mille caricature che ci arrivano qualcuna dobbiamo pur pubblicarla no? Questa ci sembrava simpatica, se così si può dire...

Alessandro Ricci, un consigliere municipale che fa il suo mestiere. Merce rara...

Interrogazione a risposta immediata


Premesso che via Salaria, nel tratto compreso tra Viale Regina Margherita e via Chiana, è stata interessata da lavori di risistemazione dello spartitraffico centrale;

che nel corso di tali lavori si è accertato che molti pini risultavano malati e che la conseguente condizione di pericolosità ne ha reso necessario l’abbattimento;

che la successiva piantumazione di nuove essenze arboree, costituite da giovani cipressi, ha reso ancora più visibile la presenza di numerose installazioni pubblicitarie collocate sullo spartitraffico centrale;

che negli spartitraffico inferiori ai mt 4 di larghezza ( e comunque a non meno di mt. 1,80 dalla carreggiata, CdS e regolamento comunale), non possono essere installati impianti pubblicitari;

considerato che i lavori descritti in premessa hanno comportato un oneroso impegno finanziario che risulta gravemente compromesso dall’immagine di degrado generata dalla situazione in essere;


Si interroga il presidente del Municipio


per conoscere i tempi e le modalità della rimozione dei manufatti illegalmente persistenti nei luoghi sopradescritti.

Roma, 29 luglio 2010 Consigliere
Alessandro Ricci


***
E dopo il Presidente del XX Municipio che, al Messaggero qualche giorno fa, dichiarava che a Corso Francia (una strada ridotta in una maniera tale che se solo la Republique Francaise lo sapesse, succederebbe una guerra nucleare per l'onta subita) tutti è "tranquillissimo" non c'è alcuna violazione, ora il fronte si sposta sul II Municipio. Sempre governato da una maggioranza che difficilmente può sconfessare l'operato criminale della sua stessa parte politica al Campidoglio. Ma sono fondamentali, anche se nulla si potrà fare (basti vedere lo stato in cui è stato ridotto Corso Trieste) a meno di una mobilitazione da parte dei cittadini che però per il momento sembrano piuttosto sordi, sono fondamentali dicevamo queste azioni di disturbo. Anche se, lo ricordiamo non solo a Ricci ma a tutti coloro (e purtroppo sono tanti anche e soprattutto tra i comitati e le associazioni) che stanno protestando e stanno gestendo i rapporti tra comune e cittadini, parlare di rimozioni attualmente è suicida. Rimuovere un cartello sulla Salaria significa ritrovarsene tre in Via Veneto. Rimuovere un 4x3 all'Auditorium significa ritrovarsi due 3x2 ai Parioli e così via. Non è governabile la situazione e non lo sarà (NON LO SARA') finché all'interesse criminale e malavitoso non verrà contrapposto non un interesse di legalità&civiltà (assurdo parlare di queste astrattezze in un paese che non le rispetta e non le concepisce: equivale a parlare della fame nel mondo. Tutti vogliamo che finisca, ma poi...?), bensì un poderoso interesse economico. La situazione si risolverà allorquando agli affari della mafia si contrapporranno affari uguali e contrari di ditte serie, di multinazionali strutturate. Interessate ad utilizzare le affissioni come veicolo di promozione commerciale, non come veicolo di riciclaggio di denari sporchi con l'unico risultato di massacrare la città. Occorre dunque non rimuovere cartelloni -non è ancora il tempo- occorre invece creare le precondizioni affinché vi sia l'interesse economico per spazzare via i trecento pezzenti che gestiscono oggi il mercato e affinché vengano sostituiti da pochi (pochissimi) operatori qualificati.
Come succede in tutte le capitali occidentali. Ripetete insieme a noi: in tutte le capitali occidentali.

PS. comunque ad oggi Via Salaria, tra cipresso e cipresso, si presta a blitz come poche altre strade in città. Coraggio con quei cazzo di spray...

Sorprese nel nuovo Codice della Strada appena approvato?

Attenzione, lunedì su Cartellopoli -grazie ad un nostro esperto- scopriremo le fondamentali modifiche che il Nuovo Codice della Strada (approvato tre giorni fa dal Parlamento) impone anche al settore della pubblicità outdoor. Ci sono novità non da poco che pubblicheremo lunedì. Sarà già agosto, ma la protesta non farà neppure un giorno di vacanza (e speriamo che anche la resistenza "armata" per le strade faccia lo stesso).

Se la città civile non va in vacanza





La sensazione che ci arriva dal fronte della protesta che in un modo o nell'altro interagisce con Cartellopoli? Bhe, aspettatevi un agosto di fuoco. Ma veramente di fuoco...
Nelle foto Viale Marconi, ma anche Via Laurentina. E sono solo una frazione di tutte quelle che arrivano in redazione. Continuate a inviarci le foto (e soprattutto continuate ad imbrattare chi imbratta Roma). Per la prima volta nella storia esiste un writing civile. Un writing che scarabocchia gli scarabocchiatori. Un writing che insozza chi insozza. Un writing che si sostituisce alle forze dell'ordine.

giovedì 29 luglio 2010

E ora ci si mette pure Carlo Ripa di Meana


Guardatevi questo articolo di Carlo Ripa di Meana, il chiacchierone di Italia Nostra. Quello che ha fatto fuoco e fiamme contro il parcheggio del Pincio e che non ha mai detto una parola contro le 100 auto in sosta selvaggia sul Pincio che mentre scriviamo bivaccano sulle rampe del Valadier. Ne lui, ne Patonza Lante della Rovere, sua moglie.
Insomma un tizio cui non abbiamo alcuna stima e che scondo noi poco comprende e poca lucidità esprime. E dunque se l'ha capito anche lui, allora c'è da star sereni. Cosa? Bhe, andate alla pagina tre di questo lungo articolo su Liberal (o se proprio non riuscite ad esimervi leggetevelo tutto) e capirete il Ripa di Meana pensiero. Dopo averle suonate di cotte e di crude al Sindaco, l'ex ministro dice che Alemagno potrebbe salvare il suo mandato solo attuando una serie di contromisure, poche, rapide e veloci. E tra queste quale ci sarebbe? L'eliminazione dei cartelloni pubblicitari, signori.
Tutto questo per farvi capire a che punto è arrivato il dibattito su questa questione. Come ha permeato l'opinione pubblica anche grazie al nostro lavoro indefesso.

Caro Aledanno hai sentito? Se non vuoi salutarci da "peggior sindaco di Roma di tutti i tempi" sarà bene che tu faccia qualche aggiustamento. Tra le altre cose sarà fondamentale ridare dignità al volto della città. Qualcosa che sia percepibile da tutti e che allontani la sensazione ignobile di abitare dentro una città allo sbando, sporca, triste, massacrata, divorata e spolpata dalla criminalità e dalla corruzione.

E allora piglia la nostra proposta. Aggiusta come vuoi, ma applicala quanto prima. Ti diamo tempo fino alla primevare del 2011. Dopo sarà troppo tardi per Roma, ma soprattutto per te e rimarrai per sempre nella storia come il Sindaco dei Cartelloni. Con una proposta come quella formulata da Cartellopoli potrai invece accrescere gli introiti per la città, eliminare i cartelloni sostituendoli con pochi modelli di qualità. E poi migliorare o risolvere la situazione dei graffiti (altro punto nodale per Ripa di Meana) e di altri abusi.
E ci stai ancora a pensare? E credi ancora che possa servirti a qualcosa continuare a non voler scontentare quattro mafiosetti incalliti? Cosa ti potranno dare in cambio? 1000 voti? 2000? E cosa sono contro le decine e decine di migliaia che stai perdendo ogni mese che passa? E cosa sono contro una reputazione -che ti resterà per tutta la tua carrira politica semmai potrai dopo questa onta a continuare a far politica- che ti vedrà per sempre come amico e protettore delle mafie che stanno mangiandosi Roma? Ma davvero ti conviene continuare a tener bordone (appunto!) a questa gentuncola?

E Bordoni ringrazia


Tra esattamente tre ore, in Via dei Cerchi numero 6, il Comitato Promotore della Delibera di Iniziativa Popolare, andrà a portare sul piatto d'argento all'Assessore Bordoni ed al Direttore Paciello la testa mozzata e sanguinante della protesta.
Gliela offriranno sul piatto d'argento grazie alla loro imperdonabile protervia nello sbagliare clamorosamente strategia.

Andranno dall'assessore e metteranno sul tavolo tutta una gamma di questioni che serviranno all'assessore stesso ed al suo staff per continuare a perpetrare la situazione esattamente come è ora.

Parleranno di rimozioni (non hanno capito che il Comune non ha la minima volontà, il minimo interesse e la minima intenzione di farle, e che se qualche rimozione ci sarà si tratterà di ricollocamenti operati direttamente dalle mafiosissime ditte che attualmente gestiscono il servizio affissioni a Roma), parleranno della banca dati (non hanno capito che è proprio con la scusa di creare una banca dati che l'amministrazione ha acconsentito e accompagnato la quadruplicazione degli impianti in città con tutto vantaggio delle mafiosissime ditte di affissioni), parleranno della visibilità delle targhette sugli impianti, delle targhette cadute, degli impianti senza targhetta, delle targehtte scritte a pennarello e si perderanno in minuzie di questo genere facendo fregare le mani a Bordoni ed alla relativa cricca.

C'è da smantellare (smantellare!) un sistema malavitoso, c'è da raderlo al suolo per ricrearlo da capo, c'è da proporre una riforma radicale del settore come fatto in altre città e di cosa si parla? Di targhette, di rimozioni, di banche dati.

Il Comitato Promotore non si rende conto, purtroppo, che criticando dei punti dell'attuale impianto messo a punto da Paciello e avallato da Bordoni, non fa altro che legittimarlo, non fa altro che renderlo accettato da parte della cittadinanza, non fa altro che dare il destro all'assessore che, politicamente, avrà gioco facile nel dire "come ci hanno chiesto i cittadini abbiamo reso più trasparente l'accesso alla banca dati e abbiamo reso impossibili tutte le ricollocazioni di impianti. Ora non ci rompete più i coglioni e lasciate in pace questi poveri centimila impianti che abbiamo fatto montare in città".

Chiedere, come il Comitato Promotore chiederà, la rimozione di tutti gli impianti installati in contrasto al Codice della Strada ed al Codice dei Beni Culturali è una sottile operazione democristiana e gattopardesca che fa leccare i baffi alle camorre cartellonare. Poiché significa chiedere di rimuovere, de facto, TUTTI gli impianti attualmente installati sul territorio comunale (quelli che ottemperano a tutte le leggi ed a tutti i codici saranno il 5%). Significa, dunque, chiedere al Comune di imbarcarsi in una operazione da 50milioni di euro di spesa e da un miliardo di euro di costi per contenziosi, cause, tribunali e avvocati. Con fine pena mai (le sospensive del Tar si sprecherebbero di qui al 2045) e con una situazione che -per conseguenza- verrebbe cristallizzata allo stato attuale per i prossimi decenni. Un suicidio, una eutanasia per il nostro movimento di protesta.

L'unico modo per mettere davvero all'angolo assessore e staff? Ma l'abbiamo ripetuto mille volte: buttare sul tavolo le esperienze di quelle città -in Italia e all'estero- dove il settore è stato riformato, ha iniziato a funzionare in maniera civile, ha sconfitto l'abusivismo. Napoli è l'esempio più vicino: la gran parte del territorio comunale è stata messa a gara con assegnazione esclusiva ad una ditta, quest'ultima, una volta vinto il bando, ha ripulito l'intera città dai manifesti abusivi, ha installato poi i suoi dopo averli fatti progettare da un grande architetto. Oggi il centro di Napoli è, dal punto di vista delle affissioni, semplicemente un bijoux se paragonato a Roma. Esiste una delibera di un consiglio comunale di una città, esistono dei dirigenti che hanno accompagnato questo processo e che possono essere sentiti. L'unica domanda -ma proprio l'unica!!!- che bisognerebbe andare a fare a Bordoni è la seguente: perché non copiamo chi ha risolto il problema?
Perché non copiamo chi ha risolto il problema?
Perché non copiamo chi ha risolto il problema?
Perché non copiamo chi ha risolto il problema?
Perché non copiamo chi ha risolto il problema?
Perché non copiamo chi ha risolto il problema?
Perché non copiamo chi ha risolto il problema?
Perché non copiamo chi ha risolto il problema?
Perché non copiamo chi ha risolto il problema?

E invece, tra tre ore, un gruppo di persone -seppur in buona fede- andranno dall'Assessore e mettereanno la firma sotto la morte, il suicidio, l'eutanasia del nostro movimento di protesta.

Ci rimangono gli spray su tutti i manifesti, i serci addosso ai nuovi cartelloni con la pubblicità girevole, il cemento nei buchi che ne ospiteranno di nuovi, il taglio con apposite forbici da elettricista dei fili elettrici dei cartelloni retroilluminati, il centro con la mazzafionda delle lucine-antenne.

Saliamo sulle montagne e resistiamo in quanti più possibile. Perché la trattativa politica, che poteva essere risolutiva, è stata condotta senza sentire ragioni da chi non si è pigliato neppure la briga di studiare come un problema assolutamente uguale è stato risolto a 150 chilometri da qui.

Largo dei Cartelloni Albani


Foto da cliccare per ingrandire, e da guardare nei particolari. Cartellopoli ripete: come è possibile che i cittadini i cui appartamenti -pagati fior di mila euro- affacciano su questo slargo non si ribellano? Perché non organizzano sit-in? Perché accettano di vivere in mezzo ad una discarica inaudita? Perché non battono ciglio nel vedere che la loro strada, il loro cielo, il loro sole, la loro sicurezza, il loro panorama sono stati regalati alla mafia? Perché non si trasferiscono a vivere in piazza, con delle tende, fintanto che i cartelloni non verranno rimossi tutti? E il Municipio, l'arcigno Municipio di Susi Fantino, perché non muove un dito? Perché non sollecita la protesta? Cosa diamine ci sono a fare dei Municipi di sinistra, di opposizione, se poi chiudono un occhio e anzi due?

mercoledì 28 luglio 2010

Dopo il cartello, i cartelloni. Un video da non perdere


Un video da vedere, rivedere, vedere ancora. Da spedire a tutti gli amici. Da mostrare all'estero. Ecco la strada della Magliana, uscendo dalla Roma-Fiumicino. La strada che turisti e taxi fanno se vogliono arrivare dall'aeroporto internazionale a, mettiamo, Trastevere.
Il video è forte, raccapricciante, duro, definitivo, meraviglioso. Iniziate la visione con calma, poi piano piano concentratevi. Non vedete niente di particolare? Per forza, fino al secondo 47 il territorio attraversato dall'auto lanciata a tutta velocità è di competenza dell'Anas, la quale evidentemente evita -per ora- collusioni con la 'Ndrangheta cartellonara. Attendete però il fatidico 47. Fateci caso: in quel preciso istante l'auto entra dentro il centro abitato di Roma. C'è il cartello ufficiale: ROMA. Da quel preciso punto le strade non sono più di competenza Anas, la pubblicità, a partire da quel punto, non è responsabilità del presidente dell'Ente delle strada, bensì del buon Bordoni. Ebbene guardate cosa succede. Godetevi la scena. Vi verrà un inizio di risata isterica per ciò che vedrete. Situazioni compromesse come queste, con migliaia di metastasi cancerose che si stanno divorando la città, si risolvono solo in una maniera e noi l'abbiamo descritta in bozza qualche giorno fa. Bisogna solo fare in fretta.

Se l'Udc ci spiega cosa sta combinando Bordoni tra le more della manovra di bilancio comunale


''Sulle affissioni l'assessore Bordoni ha preso un abbaglio clamoroso, e dovrebbe riconsegnare al Sindaco la delega per la pubblicita', ammettendo il totale fallimento''. Lo dichiara in una nota Alessandro Onorato, capogruppo Udc in Campidoglio.

''Nella gestione degli impianti pubblicitari - prosegue - c'e' un'assoluta mancanza di strategia: dalla miriade di cartelloni che devastano la Capitale la giunta Alemanno ricava solo pochi spiccioli. Dal rendiconto 2009 risulta infatti che il Comune di Roma, per le affissioni e la pubblicita', ha incassato solo 2,2 milioni di euro. Altro che far cassa! Tragici anche i risultati sugli arretrati: l'anno scorso e' stato recuperato solo lo 0,24% degli accertamenti relativi al 2002, 2003 e 2004. Di quelli dal 2005 al 2008 nemmeno si ha notizia...''.

''Di fronte a questo quadro sconfortante - continua Onorato - l'assessore Bordoni ha pensato bene di mettere in campo una serie di sconti e promozioni in favore di una categoria gia' ampiamente graziata. Mentre ai romani si continuano a chiedere sacrifici e a propinare aumenti indifferenziati, nella delibera sulle tariffe in discussione oggi pomeriggio in Consiglio si prevedono ribassi fino all'80% per le concessionarie di pubblicita' che si adeguano agli standard 'estetici'del Comune. Questa soluzione, che dimostra la totale miopia dell'assessore , trasformera' Roma in una insensata e improduttiva giungla di manifesti, deturpando la nostra citta' e mettendo in ginocchio il mercato delle affissioni. Altro che citta' delle regole!''.

''Se non verranno stralciati questi assurdi e insensati sconti - conclude il capogruppo dell'Unione di Centro - oggi in consiglio l'Udc portera' avanti un ostruzionismo a oltranza''.


***
Fin qui una agenzia, datata ieri 27 luglio, dell'Udc Alessandro Onorato. Di seguito la nostra mail a Onorato. Ci fa piacere comunque che si discuta, che si inizi a discutere, di una riconsegna delle deleghe da parte di Bordoni. O l'assessore intraprenderà un percorso virtuoso verso una risoluzione di qualità del problema (sulla falsariga della proposta da Cartellopoli formulata qualche giorno fa), oppure -non essendo nelle condizioni politiche ed economiche per porre rimedio all'indicibile disastro provocato- ammetta il proprio fallimento e riconsegni le deleghe, licenzi i suoi collaboratori che l'hanno portato in questa situazione, si dimetta da assessore e abbandoni la vita politica. Eviterà ulteriori vergogne (anche se non eviterà di passare alla storia per quello che è stato capace di fare, questo davvero non glielo toglierà nessuno) e lascerà spazio a qualcuno nelle condizioni di incidere e risolvere. In caso contrario, caro Bordoni, rileggiti la prosta di Cartellopoli e aggrappatici.


Caro Alessandro,
Stiamo seguendo la tua battaglia contro i cartelloni abusivi. Battaglia che è anche la nostra. Abbiamo partecipato alla raccolta firme per la modifica della delibera 37 con una delibera di iniziativa popolare. La raccolta firme è andata non bene, ma benissimo e ora abbiamo bisogno di sponde in Consiglio Comunale per far si che la delibera venga discussa.

Abbiamo poi proposto una soluzione -mutuando le buone pratiche nazionali ed internazionali- sul tema dei cartelloni. Una soluzione a spese zero per il Comune e che porterebbe all'implementazione di una formidabile piattaforma antidegrado in tutta la città. Su questo aspettiamo un tuo parere.

martedì 27 luglio 2010

Un perché grande così...



Si lo so, questo è solo uno dei 10.000 cartelloni messi dentro a uno dei giardini pubblici della città ma a me fa incazzare parecchio.
Perché dove potremmo vedere un pò di verde ci devono piazzare davanti queste brutture? Come è possibile che esista una amministrazione che permetta questa roba? Che abbiamo fatto di male per meritare i peggiori politici del globo? L'unica città al mondo...
Alessandro

Ma secondo voi Istanbul è più degradata di Roma?

Se può succedere ad Istanbul, città dove francamente i beni culturali risultano cento volte meglio sistemati che da noi, non capiamo perché non potrebbe succedere a Roma. Tra monnezza, camion-bar. abusivismo, guide turistiche farlocche, centurioni e soprattutto cartelloni, perché non proviamo a trovare la forza di fare arrivare un dossier all'Unesco?
Leggetevi questo dispaccio di agenzia AdnKronos e diteci un po' cosa ne pensate...

(Aki) - Istanbul, la città sul Bosforo in cui si intrecciano arte e storia di epoca romana, bizantina e ottomana, potrebbe perdere il titolo di Patrimonio mondiale dell'umanità conferitole dall'Unesco. E' l'allarme lanciato da un gruppo di esperti, secondo i quali, nel corso del vertice Unesco che si terrà dal 25 luglio al 3 agosto in Brasile, potrebbe essere adottato un rapporto che chiede la cancellazione di Istanbul dalla lista dei beni culturali più importanti al mondo. La motivazione sarebbe l'incuria con cui l'immenso patrimonio della città è gestito, come l'istituzione con sede a Parigi denuncia da tempo.

lunedì 26 luglio 2010

Bordoni segnati questo nome

Chissà chi ci ceca a noi (come si dice a Roma) a fare da consulenti a costo zero al Comune di Roma. Chissà se ce l'ha ordinato il dottore. Ebbene, eppure lo facciamo. Sotto sotto non vogliamo male a Bordoni, pur sapendo benissimo quello che ha fatto e che sta facendo a questa città. Sotto sotto vogliamo aiutarlo, vogliamo tirarlo fuori dai pasticci. Non perché ci stiamo simpatico o perché ci faccia tenerezza, semplicemente perché sappiamo che il problema si risolve con un assessore forte e saldo, non con un titolare delle deleghe per le affissioni incapace di muoversi, sotto scacco da nemici interni, esterni e con i cittadini col fucile spianato. Ecco perché, più di una volta, gli abbiamo lanciato il nostro calumet della pace. Ecco perché vorremo traformarci in suoi alleati preziosi (preziosissimi, caro Assessore) a patto che lui dimostri la ferma volontà politica dell'amministrazione di portare Roma allo stato di tutte le grandi capitali occidentali per quanto riguarda il comparto delle affissioni.

Ebbene anche questa volta gli lanciamo l'ennesima ancora di salvataggio. Ancora che ha un nome e un cognome. Anzi due. Si tratta di Ida Alessio Vernì. Chi è? Meglio dire chi è stata, perché oggi fa un altro lavoro pur sempre all'interno dell'amministrazione comunale partenopea. La dottoressa Vernì è stata fino a un paio d'anni fa la Direttrice del Servizio Sviluppo commerciale, artigianale e turistico del Comune di Napoli. E' stata lei, durante l'ultima giunta Bassolino, a inventarsi lo strattagemma che ha consentito alla capitale del sud di avere un sistema di affissioni degno del Nord Europa.

Come ha fatto? In un modo molto semplice, che ancora neppure i tanti comitati e i tanti cittadini che protestano contro i cartelloni hanno digerito e hanno adotatto come unica (cazzo, unica!!!) modalità per recuperare lo scempio attualmente in corso per quanto riguarda i cartelloni a Roma. La Vernì, basandosi su una solida zonizzazione del territorio comunale (ad esempio, nella zona centrale -chiamata zona rossa- niente cartelloni, solo arredo urbano, tanto per dirne una...), ha messo a gara il servizio, aggiudicando al miglior offerente e in esclusiva delle intere porzioni di territorio. Ebbene come abbiamo visto qualche giorno fa, Clear Channel che si è aggiudicata in esclusiva tutti i cinque i lotti, non solo ha montato impianti di qualità, dal bel design e dagli ancor più bei colori, ma prima di farlo (prima di farlo!) ha bonificato (bonificato!) a proprie spese (cazzooooooo, a proprie spese!!!) tutta l'area interessata dall'appalto eliminando in quattro e quattr'otto tutti gli impianti che non fossero i suoi.
Vi rendente conto? Questo a Napoli, nella città della Camorra, città dove -come da noi- c'era la presenza di molte ditte piccole o piccolissime, e come da noi dove alcune di queste ditte avevano proprietà, come dire..., discutibili.

Ecco quello che ha fatto la dottoressa Vernì ed ecco perché questa dirigente della pubblica amministrazione potrebbe essere non diciamo trasferita a Roma, ma per lo meno convocata per una ampia consulenza. Questo farebbe una amministrazione davvero in buona fede, una amministrazione che desse retta alla pressione che viene dai cittadini e non a quella che viene dalle lobby criminali, una amministrazione autenticamente vogliosa di risolvere il problema. E allora Bordoni? Sappiamo che ci segui pedissequamente, sappiamo che ci leggi quotidianamente: il nome te l'abbiamo fatto, che scuse hai per non servirtene e -banalmente- copiare Napoli dove il problema è stato brillantemente risolto? Coraggio, fallo e saremo con te: cittadini, blogger, opinione civile, quotidiani, tutti...

Come risolvere il problema-cartelloni (e molti altri ad esso connessi?). Finalmente la proposta di Cartellopoli

INTRODUZIONE
Ferme restando le modifiche che i comitati anti-cartelloni hanno richiesto nella Delibera di Iniziativa Popolare che agilmente ha raggiunto e ampiamente superato l’obbiettivo delle 5mila firme e che dunque dovrà essere quanto prima portata in Aula e approvata per porre i primi correttivi di breve termine alla scandalosa situazione che la città sta vivendo riguardo al comparto affissioni, il Comitato Cartellopoli ha intenzione di porre all’amministrazione questioni di medio periodo, con soluzioni che consentano la risoluzione totale del problema con una allineamento -oggi urgente più che mai- della situazione della città al quadro di tutte le altre città italiane e estere.

La soluzione che proporremo qui di seguito, applicabile nel breve-medio periodo e priva della benché minima controindicazione, permetterà al Comune, alla città, alle ditte, agli inserzionisti e dunque all’economia di Roma una serie notevolissima di vantaggi che vedremo nel dettaglio e che sintetizziamo qui:
-massiccia riduzione dei mq di pubblicità e di conseguenza dell’inquinamento visivo
-massiccio aumento del rendimento dei mq di pubblicità consentiti
-eliminazione totale della pubblicità abusiva non solo attraverso cartelloni, ma anche attraverso locandine, affissioni, manifesti abusivi
-aumento notevole degli introiti per il comune
-miglioramento delle condizioni di sicurezza della città non solo per quanto riguarda il codice della strada, ma anche l’illuminazione
-salvaguardia di tutti posti di lavoro del settore e loro notevole aumento

Quello che proponiamo all’Amministrazione Comunale, attraverso delle pratiche già utilizzate con successo altrove (Napoli, ad esempio), è di cambiare completamente faccia ad una città che oggi è resa letteralmente irriconoscibile a causa di una comparto che è del tutto sfuggito di mano a chi dovrebbe governarlo. Vediamo come fare a sfruttare la situazione di estremo caos per sovvertire l’esistente...

IL BANDO
Il servizio affissioni della città dovrà essere messo a bando nell’ambito di una gara internazionale. Il servizio verrà affidato per 10 anni, comprenderà un limite ben preciso di superfici pubblicitarie sfruttabili, delle caratteristiche ben precise per gli impianti, delle deroghe ben precise rispetto al Codice della Strada, al Codice dei Beni Culturali alle Aree Vincolate. La città verrà suddivisa in un numero di lotti (quattro o cinque) che verranno messi a gara: a partire da un minimo di onere concessorio (cifra comunque assai maggiore rispetto a quanto il Comune incassa oggi) vincerà la gara -come è ovvio- chi offrirà di più al Comune in termini di pagamento della concessione e di qualità del lavoro. L’obbiettivo del bando dovrà essere quello di mettere ordine nel settore e generare molto più reddito di quanto se ne genera oggi a favore dell’amministrazione. Una stessa società potrà vincere più lotti e anche aggiudicarsi tutti i lotti messi a bando (questo è successo a Napoli dove una stessa società ha vinto in tutti e cinque lotti che l’amministrazione aveva messo a gara).
La gara è resa possibile dal fatto che tutte le autorizzazioni attualmente in essere nel territorio del Comune di Roma risultano interamente scadute al 31.12.2009 e esistono solo ed esclusivamente in regime di proroga, gli stessi cartellonari sanno bene che “il destino” del comparto è quello di una gara europea e di una rivoluzione complessiva dell’attuale insostenibile situazione di caos che non può durare un istante di più.

LA BONIFICA DEL TERRITORIO
Una volta espletate le formalità di gara e una volta nominato il vincitore le ditte che attualmente detengono impianti sia su suolo pubblico che su suolo privato avranno 60 giorni di tempo per disinstallare i propri impianti dal territorio. Gli impianti che non risulteranno disintallati allo scadere del sessantesimo giorno saranno considerati abbandonati e saranno oggetto di bonifica da parte della ditta vincitrice del bando per quel dato lotto. La ditta vincitrice potrà iniziare ad installare i propri impianti esclusivamente dopo aver bonificato tutto il territorio. Ognuno dei lotti messi a gara potrà avere un massimo di impianti per ogni tipologia (un massimo di 4x3, un massimo di orologi, un massimo di parapedonali e così via fino a raggiungere i mq complessivi predefiniti) che potranno essere installati soltanto nel momento in cui la ditta vincitrice e dunque titolare della concessione avrà completamente eliminato dall’area tutte le vecchie affissioni sia per quanto concerne gli impianti privati sia per quanto riguarda le plance per le pubbliche affissioni.

LA SCELTA DELLA POSIZIONE DEGLI IMPIANTI
La collocazione degli impianti dovrà essere approvata -lotto per lotto- da una rapida conferenza dei servizi che si terrà nei 60 giorni di tempo che la ditta vincitrice dovrà dare alle ditte preesistenti per bonificare il territorio dai loro impianti. In quell’intervallo di tempo la ditta vincitrice concorderà con soprintendenze, uffici comunali e muncipi il posizionamento degli impianti letti anche i Piani Regolatori degli Impianti che nel frattempo dovranno essere redatti. Non si dovrà trattare, come accade ora, di una guerra di nervi. Gli impianti saranno belli, luminosi, qualificheranno il luogo in cui saranno posizionati invece di squalificarlo. I territori, i quartieri, i comitati faranno a gara per avere il loro impianto che porterà luce notturna, porterà immagine, sarà un arredo urbano gradevole e di qualità. Esattamente come oggi succede a Parigi dove l’inserimento di impianti pubblicitari nel tessuto urbano è elemento di arredo, non di sfregio urbanistico. I negoziati per il collocamento degli impianti, dunque, non dovranno costituire momento conflittuale e, in presenza di una cornice simile, comitati e associazioni civiche vedranno molto meno di cattivo occhio la concessione di deroghe sul Codice della Strada e su altre leggi, deroghe senza le quali -occorre ricordarlo- sarebbe impossibile in un contesto come quello capitolino installare un solo impianto. Il nostro problema non devono essere le deroghe, ma chi se ne avvale. Deroghe offerte ad una ditta seria che fa con grande qualità il lavoro dell’urban outdoor in tutto il mondo hanno un peso, deroghe offerte alla camorra in persona hanno un peso completamente diverso. Per fare un esempio: se è inconcepibile, oggi con la quantità e la bruttezza degli impianti attuali, che vi siano pannelli e cartelli di ogni tipo, materiale e forma nel perimetro delle ville storiche, domani con impianti di qualità estetica studiata e con gestioni trasparenti sarà molto meno inaccettabile derogare a questo. Paradossalmente i luoghi dove poter installare impianti potranno anche aumentare, a patto che gli impianti siano esteticamente gradevoi, qualificanti, realizzati con materiali ed un design di qualità e gestiti nel pieno della legalità penale, amministrativa e fiscale, da società che pagano le tasse e che hanno dipendenti in regola. Le deroghe che oggi sono inaccettabili perché date nelle mani di una economia per la maggior parte criminale, domani -in un contesto di legalità- potranno essere bene accette dai cittadini e accompagnate con indulgenza dai comitati più responsabili.

LE CARATTERISTICHE DEGLI IMPIANTI
Gli impianti dovranno avere -in tutti i lotti indipendentemente dalla ditta vincitrice nel singolo lotto- tutti lo stesso aspetto, le stesse caratteristiche tecniche (meglio con immagini a rotazione a rullo, che consentono di inserire più inserzionisti per volta nel medesimo impianto), gli stessi materiali e la stessa grafica. I modelli in questo senso sono, ad esempio, Parigi e Napoli, città dove tutti gli impianti hanno le medesime caratteristiche, colori, ingombri, grafica e progetto architettonico. In caso di vincitori diversi per i diversi lotti, la scelta della tipologia di impianti dovrà scaturire da una conferenza dei servizi che riunisca le ditte vincitrici, il Comune, la Soprintendenza; in caso di unico vincitore sarà la ditta che si occuperà della pubblicità in tutti i lotti a proporre in sede di gara l’impianto tipo le cui caratteristiche tecnico-estetiche costituiranno uno tra i principali motivi di valutazione.

LE PUBBLICHE AFFISSIONI
Le plance per le pubbliche affissioni, recentemente in parte sostituite con modelli in ghisa di nuova fattura e subito totalmente aggredite dal racket degli attacchini, avranno la stessa sorte degli altri impianti. Verranno bonificate ed eliminate dal territorio essendo -sebbene nuove- motivo di ulteriore degrado per la città. Il Comune, per la propria comunicazione istituziona, potrà disporre di un tot di spazi gratuiti all’anno che il concessionario dovrà mettere a disposizione. Questo prevede la legge la quale dice che le pubbliche affissioni devono essere garantite, ma possono esserlo anche all’interno dell’impiantistica privata gestita da ditte di professionisti del servizio. Ad oggi l’amministrazione comunale non è all’altezza di garantire una comunicazione istituzionale via affissioni: mille volte al giorno le plance per le pubbliche affissioni sono violentate dall’attacchinaggio abusivo, domani anche questo comparto (come ad esempio accade a Napoli o a Parma) sarà gestito dai privati vincitori del bando che avranno l’onere di affiggere (professionalmente) le comunicazioni per conto del Comune, gli annunci mortuari (che a Roma, nel contesto attuale, non possono esistere ed è un ulteriore elemento di inciviltà della città), gli annunci di svendite, le aste pubbliche per i fallimenti e quant’altro. Vi saranno degli impianti dedicati a questo tipo di comunicazione in tutti i quartieri, gestiti con dovizia e professionalità, al riparo da abusi e racket attacchini.

GLI ONERI DEL CONCESSIONARIO: LA REPRESSIONE DELL’ABUSIVISMO
Oltre ai canoni di concessione decisi dal Comune che la ditta vincitrice dovrà corrispondere ogni anno in base alla superficie pubblicitaria in mq che le è stata messa a disposizione (e rispetto alla destinazione dei quali approfondiremo nel capitolo successivo), il concessionario vincitore per il proprio lotto avrà anche degli oneri operativi che avranno una valenza doppia.
Una valenza per il Comune, perché il concessionario sarà incaricato di reprimere ogni forma di pubblicità abusiva in città; una valenza per il concessionario stesso che eliminerà ogni pubblicità effettuata al di fuori dei propri circuiti aumentando la sua utenza potenziale e la potenza commerciale degli spazi da lui gestiti.
In pratica sarà dato mandato agli incaricati ed ai manutentori delle ditte vincitrici nei vari lotti, di mantenere libera la macro-zona affidatagli dalle affissioni abusive . Che siano queste affissioni politiche, affissioni commerciali, comunicazioni di qualsiasi altro tipo (non escluse le piccole favelas che ogni giornalaio -anche qui il caso è unico a livello mondiale- crea o consente di far creare ai distributori intorno al chiosco di vendita). Ad oggi la città di Roma è offesa da inquinamento visivo di questo genere in ogni angolo con una conseguenza estrema di degrado ed insicurezza. Ogni palo pubblico, oggi, è pieno di affissioni di discoteche, locali notturni e feste private; idraulici, ditte di servizi vari, traslocatori, agenzie di ogni tipo ritengono opportuno pubblicizzarsi utilizzando qualsasi superficie a disposizione. Per non parlare delle affissioni della politica che umiliano ampie aree della città ormai non solo durante le campagne elettorali. Il Comune non vuole o non può reprimere e il fenomeno assume contorni inquietanti che non hanno paragoni in nessuna altra città del mondo. Per reprimere questo fenomeno occorre un interesse uguale e contrario, un interesse di buisiness.
Assegnando il settore affissioni, previo gara, a strutturate ditte private, si potrà dare loro l’incarico di mantenere nel decoro il territorio loro affidato. Sarà anche un loro interesse reprimere con puntualità questi fenomeni perché così facendo passerà il concetto che se ci si vuole pubblicizzare (vale anche per un politico) si dovrà passare solo ed esclusivamente per i loro impianti regolamentari. Ecco perché le ditte saranno molto motivate a reprimere questo scempio che ormai esiste solo nella città di Roma e il Comune, a costo zero, potrà ottenere un miglioramento massiccio del decoro della città. Un vero cambio del volto di Roma oggi completamente irriconoscibile a causa dell’oceano di economia abusiva, sommersa, illegale che si palesa con affissioni illecite su ogni superficie.
Ma perché gli abusivi dovrebbero smetterla di imbrattare la città? Per due motivi: sia perché farlo -sapendo che le loro locandine e i loro manifesti verranno sicuramente (sicuramente!) tolti l’indomani dagli appositi incaricati- diventerà attività antieconomica. E sia perché le ditte incaricate di tener pulito avranno una corsia preferenzia per effettuare denunzie verso gli autori delle violazioni. Mensilmente le ditte dovranno corrispondere alla Polizia Municipale -documentando le violazioni anche con apposite fotografie- un quadro delle violazioni sul proprio territorio con uno schema riportante il soggetto che ha effettuato l’abuso, il suo recapito telefonico (oggi tutte le affissioni abusive, incredibilmente, riportano il nome di chi le effettua -pensiamo a concerti, serate, ma anche ai traslocatori, alle agenzie immobiliari o ai politici- e dunque sono di facilissima rintracciabilità) e il luogo in cui l’abuso si è perpetrato.
La sicurezza di essere subito rimossi e la certezza di essere senz’altro sanzionati farà scomparire, banalmente scomparire, l’abusivismo in questo settore. Come in tutte le altre grandi città del mondo, da Milano a New York, da Madrid a Parigi, le affissioni abusive saranno un ricordo, scomparirà questa indecente “moda”, non sarà più sensato farle. Una discoteca, un ristorante, un organizzatore di concerti che vorrà pubblicizzarsi ricorrerà, come accade in tutto il mondo, alla stampa locale, ai periodici dedicati agli eventi. I romani impareranno che per reperire le informazioni su cosa fare la sera o sulla casa da affittare occorre acquistare un giornale, non andare a spigolare gli annunci abusivi sui pali. E tutto il comparto dell’editoria, fondamentale per accompagnare la crescita civile di una metropoli come la nostra, tornerà a rifiatare, nasceranno nuove riviste (vi siete mai chiesti perché New York ha settimanali tipo Time Out e il New York Magazine? Esatto, perché in quella città non esiste pubblicità outdoor...), i quotidiani locali beneficieranno di flussi di inserzionisti molto maggiori di oggi (ecco perché dovrebbero spalleggiare questa nostra proposta) e potranno aumentare la loro diffusione e la loro qualità.

LA DESTINAZIONE DEGLI ONERI CONCESSORI
Gli oneri concessori -ben più dei 20 milioni l’anno attuali- che l’amministrazione comunale potrà ottenere grazie a questo nuovo assetto del comparto, dovranno preferibilmente essere direzionati verso quei settori che hanno direttamente a che vedere con l’inquinamento visivo ed il degrado della città, in “risarcimento” all’occupazione di suolo pubblico e all’inquinamento visivo arrecato dagli impianti pubblicitari.
I tre settori rispetto ai quali le risorse ricavate dal comparto pubblicità potranno veicolarsi sono i seguenti.
contrasto dei graffiti: Roma è la città più imbrattata del mondo, non c’è paragone alcuno con qualsiasi altra città. Il fenomeno si sconfigge non solo con la repressione, ma con il contrasto sul campo. I graffiti devono essere immediatamente ripuliti per evitare che richiamino altri; i palazzi devono essere dotati di una patina (alta fino a 3 metri) che renda la superficie lavabile come da esperimento di successo in altre città d’Italia e del mondo. In questo modo in una città come Parigi -un tempo ridotta come Roma- hanno risolto il problema. Gli investimenti, gli incentivi a ripulire le facciate trattandole con le apposite vernici protettive, potrebbero venire in parte dai soldi ricavati dai canoni pubblicitari.
eliminazione del problema delle antenne: Le antenne sui tetti della città rendono Roma una megalopoli del subcontinente indiano. Le antenne centralizzate sono obbligatorie, ma non vi sono risorse e volontà per far rispettare gli appositi regolamenti comunali. I soldi ricavati dalla pubblicità potrebbero aiutare a creare incentivi e sgravi per i condomini che si mettano in regola, diminuendo drasticamente l’inquinamento visivo della città.
bike-sharing: Infine il bike-sharing. Tradizionalmente, in tutte le città dove questa formula ha letteralmente rivoluzionato la mobilità cittadina, i soldi per la sua gestione derivano dalle società di affissioni. Roma non dovrebbe fare eccezione: la città -nonostante alcune caratteristiche che teoritcamente ostacolerebbero l’utilizzo della bicicletta- ha tutte le carte in regola per avere un grande programma di bike-sharing che decongestioni i mezzi pubblici e che convinca molti cittadini a lasciare il mezzo privato. A Parigi (anche lei è piena di colli e pavè) è andata così, a Barcellona, a Lione, a Torino, a Milano è andata così. Anche a Roma può succedere lo stesso, come accade in queste città, il progetto va portato avanti con i soldi ricavati dalla pubblicità.

POSSIBILI OBBIEZIONI E DUBBI

“le ditte romane così non potranno più lavorare”
Falso! Molte ditte che lavorano a Roma (Apa, Pes, Sci, Gregor) hanno dimensioni e carte in regola per prendere parte alla gara e per vincere in uno ed in tutti i lotti. Le ditte piccole o piccolissime, se lo vorranno, potranno consorziarsi tra loro o unirsi a ditte più grandi creando delle ATI e partecipando al bando con tutte le possibilità di vincerlo. Occorre considerare comunque che in ogni grande città d’Italia e d’Europa le ditte titolate a raccogliere la pubblicità sono poche o pochissime, Roma è l’unica città dove le ditte sono centinaia: è del tutto evidente che questa anomalia non è più governabile e porta solo degrado lasciando aperta la porta alla criminalità, al riciclaggio, all’abusivismo.


“si perderanno tutti i posti di lavoro delle attuali ditte”

Falso! Le società vincitrici nei vari lotti saranno obbligate a riassumere, per espeletare il servizio, manutentori, addetti e impiegati, i lavoratori delle ditte che fino ad oggi hanno avuto le concessioni. Tutti i lavoratori attualmente impiegati (naturalmente solo i lavoratori in regola al 31.12.2009) nel comparto non avranno dunque nulla da temere.

“le ditte vincitrici non ce la faranno a combattere l’abusivismo, sarà per loro troppo oneroso”
Falso! Il problema dell’abusivismo esiste nelle dimensioni in cui lo vediamo perché non è rischioso farlo e perché nessuno lo contrasta. E’ ormai provato possiamo dire scientificamente che eliminare le affissioni abusive in una strada per due o tre volte di fila significa, di fatto, non vederle più ricomparire (questo è stato provato, da numerosi comitati di quartiere, per quanto riguarda le affissioni delle agenzie immobiliari). Insomma: quando gli abusivi -pensiamo agli organizzatori di feste, alle discoteche che brutalizzano ogni semaforo, ogni palo pubblico di segnaletica... - sapranno per certo che le loro affissioni verranno sistematicamente bonificate e che le loro organizzazioni verrano sanzionate, avranno molto meno motivo ad effettuarle e l’abusivismo scomparirà: impareranno a pubblicizzare i loro eventi in maniera più legale e più contemporanea. Più inserzioni su riviste di settore, più lavoro su internet e meno abusivismo. Lo stesso discorso varrà per le affissioni abusive per la politica: gli attacchini abusivi ed i politici che li incaricano al nero dovranno convincersi che la città non è la bacheca per i loro annunci. Se si vorrà annunciare tale convegno o tale comizio, si acquisterà lo spazio pubblicitario necessario e magari si spenderanno gli stessi soldi che oggi si spendono per stampare manifesti e pagare ditte illegali di attacchinaggio selvaggio. Occorre convincersene: la città più cambiare da così a così ed è molto più facile di quanto immaginiamo. Basta avere la lucidità per innescare processi virtuosi e poi davvero le cose andranno da se. Ecco perché Cartellopoli fa così tanta paura alla città illegale...

“i piccoli esercizi non avranno più la possibilità di promuoversi”
Falso! Non esiste città al mondo in cui il calzolaio, il sarto, il negozio di sanitari dietro l’angolo e la pizzeria in fondo al viale acquistano spazi di advertising outdoor. I pannelli1x1 che ingombrano come una selva tutti i nostri marciapiedi spariranno quasi del tutto nel nuovo bando, è vero, ma semplicemente per un motivo: costituiscono un elemento di enorme degrado ed inquinamento visivo, non servono a nessuno commecialmente (salvo a chi ne vende lo spazio) e proprio per questo non esistono in nessuna città del mondo. Per promuovere una piccola attività commerciale le strade sono molte: acquistare una palina sul marciapiede e magari trascurare il fatto di realizzare un buon sito web per il proprio negozio è un errore strategico che si paga caro. Pubblicizzare una piccola attività è cosa adatta da farsi su carta, sui quotidiani locali, sui freepress o sui settimanali locali di piccoli annunci. Roma ha attualmente una editoria cittadina asfittica (non abbiamo un periodico cittadino, come può essere il New York Magazine a New York o Time Out a Londra) proprio perché la pubblicità che dovrebbe far campare prodotti editoriale, viene drenata inopportunamente, fraudolentemente e ingongruamente dalle affissioni stradali. Tutti i quotidiani cittadini, peraltro, avrebbero una decisa boccata d’ossigeno potendo ricominciare a beneficiare di inserzionisti che oggi senza una logica affollano il mercato della pubblicità esterna inquinando massicciamente la città e non ricavandone granché in termini di ritorni ed efficacia commerciale.

CONCLUSIONI
In definitiva l’idea alla base della proposta di Cartellopoli è sfruttare lo stato di estremo caos che le ditte, sfruttando e interpretando i nuovi regolamenti comunali, hanno creato per mettere ordine in maniera massiccia al comparto. Il dispositivo che si propone, poi, non solo “sistema” il settore delle affissioni ponendolo, in maniera in realtà molto semplice, in linea con le altre grandi città italiane ed europee, ma propone anche una serie di conseguenze accessorie che permettono alla città, in un sol colpo, di affrancarsi da alcuni vecchi cancri che la assillano e che ne oscurano e pregiudicano pesantemente la bellezza unica al mondo.
Cartelloni pubblicitari, graffiti, affissioni abusive, antenne, edicole trasformate in slum. Il progetto di riforma porterà chi lo realizza a porsi come il paladino del decoro urbano cambiando letteralmente faccia alla città: una proposta allettantissima per l’attuale amministrazione. Su un piatto della bilancia c’è qualche interesse criminale da scontentare, sull’altro piatto, tuttavia, ci sono centinaia di migliaia di cittadini che vedranno davanti ai loro occhi una Roma che migliora in maniera massiccia nel breve volgere di due o tre anni, consegnando gli autori della grande riforma alla storia della città.
Il tutto, come si vede, non solo a costo zero per il Comune, ma con degli importanti introiti che permetteranno di dare nuovi fondamentali servizi ai cittadini (bike-sharing) e di incrementare le finanze comunali come deve essere, giustamente, in una città commecialmente appetibile come è Roma.
Senza alcuna spesa, ma solo con un processo virtuoso che prende il meglio dalle pratiche già da tempo in corso in altre città, l’amministrazione comunale risolve in un colpo tutta una vasta gamma di problemi aumentando i suoi introiti, conferendo decoro alla città, infliggendo un colpo mortale all’economia criminale ed a quella sommersa (il mondo degli attacchini sparirà convincendo tante persone a trovarsi un lavoro regolare). Si tratterà di un aiuto fondamentale all’economia della città che porterà molteplici settori a creare ricchezza vera, di un aumento considerevole dei posti di lavoro regolari, di una presa di distanza netta nei confronti della criminalità più o meno organizzata che oggi prospera in settori lasciati di fatto in abbandono, si tratterà di un impulso notevolissimo al turismo, soprattutto a quel turismo di qualità (quello che non sale sui bus a due piani, ma che sale negli hotel a cinque stelle) che ha ormai definitivamente abbandonato la città non tollerandone più la trasandatezza. Si tratta di un dispositivo che solo una amministrazione comunale in cattiva fede e collusa con i criminali che sovraintendono all’economia illegale della città potrà rinunziare a porre in essere.

E' del tutto evidente che in mancanza di un direzionamento dell'amministrazione verso questo tipo di approccio, lo scontro si esacerberà da parte delle associazioni. Le richieste di dimissioni dell'Assessore, gli appelli alla Comunità Europea, il fuoco di fila di class action, la richiesta di un commissario ad acta per il settore della cartellonistica. Tutto sarà legittimo allorquando, in presenza di una proposta della qualità di questa, si continuerà a tirare a campare cercando di difendere una situazione indifendibile. Già "in presenza", appunto. Ovvero questa proposta necessita, ora, di essere presentata e di avere la sua visibilità. E qui arriva il bello perché, sorprendentemente, questo dispositivo ha trovato ostruzionismo nel fronte della protesta che si riconosce nel comitato che ha proposto la Delibera di Iniziativa Popolare. Ostruzionismo di coloro che, forse scesi ieri dalla montagna del sapone, non si sono accorti che siamo in Italia, che i tribunali sono porti delle nebbie, che la giustizia non funziona e quando qualche volta funziona lo fa dopo 15 anni di trafile. Cosa vogliono fare? Vogliono risolvere il problema andando dal Comune e dicendogli: ci sono dei cartelloni fuoriposto rispetto al Codice della Strade: toglieteli. Ci sono dei cartelloni dentro le riserve naturali: toglieteli. Tutti questi cartelloni sono secondo noi abusivi: toglieteli. Non hanno capito che questa strategia non solo è sbagliata, è suicida. Non porta da nessuna parte e mette il coltello nelle mani del nostro avversario che, in questo momento, è l'incapace amministrazione comunale (sia questa di Alemanno che le precedenti, se possibile ancor più colpevoli). Bordoni avrà gioco facile a dire che (dopo le opportune deroghe) i cartelloni pubblicitari abusivi di fatto non ci sono (guardate in questo articolo del Messaggero di ieri cosa sono stati capaci di affermare i politici sulla situazione di Corso Francia: è tutto apposto, abbiamo già fatto delle rimozioni, la situazione è tranquilla), in fondo tutti hanno pagato, tutti hanno la targhetta. Concederà targhette più visibili e ammetterà l'accesso alle banche dati da parte dei comitati. Magari, come assurdamente gli si continua a chiedere, interromperà le ricollocazioni. Già, ma i 100mila impianti in giro per la città centomila resteranno. E le decine di ditte mafiose continueranno a far stravincere l'economia della malavita sull'economia sana.
I comitati anti-cartelloni, in questo momento, si stanno comportando come quei cittadini convinti che per sconfiggere la sosta selvaggia siano necessarie le multe e le rimozioni forzate. Niente di più assurdo: occorrerebbe un vigile urbano per ogni abitante e invece ce ne abbiamo uno ogni mille e quasi sempre buono a nulla o corrotto. La verità -e anche qui mille esempi internazionali lo certificano- è che basta allargare i marciapiedi per ridurre la carreggiata a 3,5 metri massimo. E la sosta in doppia fila diventa fisicamente impossibile. Non ci sarà bisogno di leggi, controlli, vigili, esposti e tribunali: semplicemente il problema non si palesa; semplicemente le strade devono essere disegnate affinché sia possibile solo la sosta regolare negli appositi stalli. L'avete capita la metafora, no?
Speriamo la capiscano anche loro, prima di andare dall'assessore -il 29 prossimo- a palesare all'amministrazione l'incapacità strategica del movimento anti-cartelloni nel portare proposte credibili. Risolutive. Adeguate alla situazione di estrema emergenza e di grave e quasi irreversibile pericolo che la città sta vivendo. Abbiamo dopo quarant'anni di schifo in mano la fiche della vittoria e c'è gente che la vuole puntare su qualche rimozione, sul miglioramento dei cartellini, sul blocco dei ricollocamenti. Noi chiediamo che venga puntata sulla definitiva risoluzione del problema. In alleanza con l'amministrazione che, adottando proposte come quella che avete letto qui sopra, potrà recuperare tutto l'enorme consenso perduto (qualcuno del Comitato ha provato a spiegare a Bordoni le decine di migliaia di voti che stanno giocandosi sulla storia dei cartelloni?) e potrà passare alla storia come l'amministrazione che ha portato a soluzione uno dei flagelli più indecenti che una città moderna si sia mai portata con se.

domenica 25 luglio 2010

I lecci tagliati per far posto al cartellone e il nostro controllo del territorio

Degli alberi tagliati in mezzo al cantierino abusivo di un ennesimo mostruoso cartellone in pieno centro-città. Nostri militanti se ne accorgono. Nostri militanti fotografano e mandano al blog per opportuna pubblicazione. Molti blog (Lega Alberi, Respiro) riprendono l'accaduto pubblicando le nostre foto. Altri nostri militanti appongono cartelloni di protesta vicino all'albero ucciso. Noi avvisiamo Legambiente ("perché non fate qualcosa?") e Legambiente... fa. Esce il comunicato di Legambiente e viene ripreso da tutti i giornali e le agenzie. L'assessorato è costretto a rispondere dicendo -ennesima stronza, ma ci siamo abituati- che invierà la Municipale per scoprire chi è stato (e come, di grazia???) per poter punire eventualmente la ditta pubblicitaria che si fosse macchiata del reato. Dichiazione fatta sapendo benissimo che -a meno di una confessione da parte dei vandali mafiosi cartellonari- sarà impossibile pizzicare gli autori del delitto e dunque tantovale annunziare serietà inflessibile quando si sa bene che nessuno ne subirà le conseguenze.

Ad ogni modo l'obbiettivo minimo -viste le nostre forze oggettivamente scarse- è stato raggiunto. Rumore è stato fatto. Ulteriormente. Bastoni tra le ruote della camorra cartellonara sono stati messi. Ancora una volta. E soprattutto si è palesata la nostra filiera di intervento. Il nostro controllo del territorio. La nostra capacità di smuovere le leve della comuncazione e trasformare una fotografia in un qualcosa che ha impatto mediatico.

In parole molto semplici: non vi daremo tregua. Anche noi, come voi, controlliamo la città palmo a palmo. Se voi lo fate per aggredirla e spolparvela viva, noi lo facciamo per difenderla e tutelarla. Si chiama guerra e noi abbiamo l'intenzione, se non di vincerla, almeno di combatterla metro a metro finché non arriverà un ente superiore (una amministrazione comunale lucida e in buona fede, la magistratura) che derimerà la questione. Prima di allora saranno, banalmente, cazzi vostri.

Ricordatevelo: pagherete cara questa umiliazione che avete inferto alla città. Carissima.



Che dire... Piazza della Radio, Viale Marconi... Sicuramente nella top ten delle zone più devastate dalla pubblicità abusiva. Questo è uno scorcio ammirevole del quartiere.
Grazie di cuore Comune di Roma!
Alessandro

Sulle interpretazioni del Codice Penale





Già tutti noi sappiamo che basta fare un girettino di poche centinaia di metri per una qualsiasi strada della città per vedere le cose più assurde, gli abusi più beceri, l'incuria più fastidiosa, la sporcizia più maleodorante ecc. ecc. Nella mia ignoranza legislativa volevo porre un piccolo ironico quesito ai gentili lettori: ma secondo voi è lecito piazzare cartelloni pubblicitari davanti alle facciate di palazzi dove ci sono i divieti d'affissione (tanto più se parliamo di una delle vie centrali per eccellenza di Roma, Via Cavour)? Cioè i manifesti non si possono affiggere, ma invece i cartelloni si possono installare? Ai poster l'ardua sentenza. Mah!
Ciao e grazie per il lavoro, l'impegno e aver pubblicato i miei precedenti contributi
Alessandro

sabato 24 luglio 2010

Se il sindaco risponde (anche quando farebbe bene a tacere)

Salve,
volevo denunciare la realizzazione di una decina di cartelloni abusivi realizzati su Ponte Marconi in entrambi i la ti, nonostante ci siano i posti fissi dei Vigili Urbani. Un cartellone pubblicitatio, come si vede dal la foto, addirittura realizzato all'interno del la pista ciclabile alle spalle del gabiotto dei Vigili Urbani, altri di fronte e dietro il posto fisso dei Vigili Urbani (vedi foto gabiotto), lo stesso risulta ad oggi circondato da cartelloni. E' incredibile perchè sul lato ingresso cinodromo oltre ad un venditore ambu la nte che ha occupato abusivamente tutto il marciapiede ce ne sono davvero tanti, ora mi domando come sia possibile che i Vigili Urbani "quotidianamente" presenti non si siano accorti del la situazione?
Cordiali saluti.

Mauro Cortellazzi

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Gentile Mauro Cortellazzi,


la ringrazio per la sua lettera che testimonia la volontà di partecipare al la vita ed al rilancio del la Città.

In merito al tema che solleva posso dirle che nei mesi scorsi l’Assessore alle Attività Produttive Davide Bordoni e le imprese pubblicitarie autorizzate, hanno concordato iniziative sia per quanto riguarda il controllo e il riordino dei cartelloni sia per quanto riguarda gli spostamenti degli impianti da rimuovere in quanto segnalati dalla polizia municipale.
Inoltre le autorizzazioni degli impianti pubblicitari dati in gestione non saranno rinnovate in modo automatico in quanto le ditte dovranno comunque ripresentare i requisiti necessari.
Abbiamo adottato una linea di tolleranza zero nei confronti dell’abusivismo e del rispetto del codice della strada. Abbiamo instaurato un dialogo con le parti interessate ai fini di un monitoraggio continuo della situazione; in questo modo, rispetto al passato possiamo risolvere le criticità pregresse che da troppo tempo sono rimaste irrisolte. Continueremo le azioni di controllo e tutela sul territorio con particolare attenzione alla rimozione di impianti pubblicitari che violano il codice della strada, dedicando grande attenzione alla riqualificazione e al decoro del territorio. Colpiremo per prima cosa i pubblicizzati, i quali, se vorranno evitare la multa dovranno aiutarci a risalire alla proprietà dell’impianto.
In ogni caso giro la sua segnalazione all’Assessore Bordoni affinché verifichi la situazione da lei segnalata ed adotti, eventualmente, tutte le necessarie iniziative.
Certo che nei tempi più brevi saranno percepibili i miglioramenti anche in questa particolare materia, rinnovo con lei l’impegno ad operare proficuamente affinché si pongano in essere tutte le soluzioni necessarie ed utili per migliorare la vivibilità di Roma e la qualità della vita dei romani.
Un saluto

Gianni Alemanno

Plebiscito d'Iniziativa Popolare

COMUNICATO STAMPA

Nella giornata odierna il Comitato Promotore della Delibera d'iniziativa popolare sul tema dei cartelloni pubblicitari ha depositato presso il Comune di Roma oltre 8500 firme valide, a fronte delle 5000 necessarie per ottenere la discussione della proposta in Consiglio Comunale. Tenendo conto anche delle firme che per motivi vari non sono state ritenute valide, si può considerare che più di 10.000 cittadini sono stati contattati sul problema dei cartelloni pubblicitari e in maniera tangibile hanno dimostrato di non tollerare più di abitare in una città ostaggio di interessi particolari che la offendono e deturpano, mettendone oltretutto a repentaglio la sicurezza.

Associazioni e comitati come la Rete Romana di Mutuo Soccorso, Italia Nostra sez. di Roma, Ass. Verdi Ambiente e Società (VAS), Cartellopoli, Cittadinanzattiva, Comitato per la Bellezza, Legambiente Lazio, ma anche semplici cittadini oltre alla protesta hanno inteso presentare attraverso lo strumento della delibera d’iniziativa popolare proposte costruttive contro questo grave fenomeno.
Vogliamo ringraziare anche le decine di cittadini che si sono resi disponibili a raccogliere le firme insieme a noi e a contribuire a far crescere la coscienza di quanto di sbagliato e di incivile c'è dietro il problema degli impianti pubblicitari che ci hanno prepotentemente invaso la vita di ogni giorno.
Considerati i pochi mezzi a nostra disposizione, sia di comunicazione che logistici, ci riteniamo estremamente soddisfatti del successo dell'iniziativa, ma d'altro canto non possiamo non constatare che tale successo deriva anche dalla profonda insoddisfazione, per non dire indignazione, che la stragrande maggioranza dei cittadini avverte di fronte allo scempio causato dai cartelloni pubblicitari negli ultimi mesi. Il problema esiste ed è grave, ormai nessuno può negarlo.

Terminata la fatica della raccolta delle firme, a questo punto il nostro impegno si sposta su due fronti: da una parte seguire l'iter della proposta di delibera affinché quanto prima venga discussa dall'aula consiliare del Comune di Roma; dall'altra continuare a sollecitare le istituzioni affinché vengano intraprese delle iniziative immediate che diano il segno di una chiara inversione di rotta. Su quest'ultimo punto è nostra intenzione approfittare dell'incontro previsto per giovedì 29 luglio con l'Assessore Bordoni per richiedere interventi che da subito facciano vedere che l'amministrazione comunale riconosce il problema ed è disponibile a lavorare per risolverlo. Capiamo bene che una rivisitazione della normativa ed il piano regolatore degli impianti pubblicitari richiedono tempi non brevi, ma è necessario che l'amministrazione dimostri con interventi urgenti l'intenzione di rientrare in un'accettabile legalità, a cominciare dalla rimozione degli impianti che, installati in contrasto ai tanti vincoli che tutelano la nostra città e alle norme del codice della strada, costituiscono un grave pericolo per pedoni e veicoli.

Il Comitato Promotore
Fabio Depino, Violante Pallavicino, Maria Mosca, Roberto Tomassi, Salvatore Settimi, Stanislao Grazioli, Marcello Paolozza, Aldo Pirone, Elio Graziani, Roberto Crea,
Luca Iozzino, Roberto Caffari, Rita Chierico, Giorgio Tonolini



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Hanno firmato 10mila persone (8500 le firme convalidate, al netto delle imprecisioni, delle firme poco leggibili e quant'altro). Un fiume di gente. Intercettata da persone singole, non da associazioni. Firme reperite da organizzazioni non-organizzazioni, da semplici cittadini esasperati. Non c'è stata di mezzo la politica, con i suoi apparati, ecco perché sono tutte firme autentiche, che valgono 10 volte più del loro numero. Era talmente tanta l'inesperienza che a 20 giorni dalla fine delle operazioni pensavamo... di non farcela per davvero. In realtà -anche grazie al successone, come dire, "mediatico" di questo blog e di mille altri blog che avevano rilanciato la notizia- erano tantissimi i cittadini che si erano presi il loro bel moduletto e lo avevano fatto compilare. Le firme, dunque, sono state enormemente superiori alle 5mila necessarie. Una vittoria clamorosa che solo dei politici e degli amministratori in cattiva fede potranno non considerare. Soprattutto perché tra le firme -chi le ha raccolte lo sa bene- c'è una quantità sconsiderata e enorme di elettori di centro destra letteralmente schifati da un sindaco ed una giunta che ha "sistemato Roma come Calcutta" (per dirla con Dagospia). Sono voti persi che per Alemanno e il suo ignobile gruppo di potere valgono triplo. E che -auguriamocelo- il sindaco e la cricca campidoglia vorranno correre a recuperare mettendosi a governare con qualità. Utopia?

Intanto godiamoci questo succeso che ci permette una serie di chance:

1. Parlare dall'alto in basso con l'amministrazione (ma occorre sapere cosa dirgli, si leggano le nostre perplessità pubblicate ieri).

2. aver sperimentato un modello di mobilitazione anti-degrado (un blog, la raccolta firme, i banchetti) che potrà essere replicato per altre forme di malgoverno in futuro (la camorra dei camion-bar, le affissioni abusive e il racket degli attacchini, le antenne, la sosta selvaggia, la mafia dei lavori pubblici, la vergogna del commercio ambulante). Abbiamo acquisito un know-how che ci dà la possibilità di essere utilizzato per altre battaglie.

3. Aver guadagnato credibilità presso la stampa locale. Non si contano i giornalisti, le testate e le agenzie contattate. Tutte persone che hanno saggiato la nostra competenza e la nostra serietà e che continueranno a darci ascolto e visbilità come meritiamo.

Ora occorre spingere perché la Delibera di Iniziativa Popolare venga prontamente calendarizzata, discussa e approvata. E poi, immediatamente, occorre sollecitare l'amministrazione affinché risolva alla radice il problema mettendo il servizio affissioni a regolare bando (previo Piano Regolatore degli Impianti e opportuna zonizzazione della città), seguendo i felici esempi delle altre città dove la vergogna che Roma sta vivendo ogni giorno è solo un ricordo.
Contestualmente -e questo è davvero importante- non devo fermarsi anzi devono moltiplicarsi le attività di blitz e sabotaggio degli impianti pubblicitari da parte dei tanti liberi cittadini che, anche talvolta in nome di Cartellopoli che coordina ma non organizza, si sono dati da fare nello scrivere sui cartelloni, nel sabotare i cantierini abusivi che ne preparano l'impianto, nell'imbrattare gli abusivi alla stessa stregua di come loro imbrattano la città.
Infine, attività che avrà il sopravvento durante l'estate, occorrerà chiamare tutte (tutte!) le ditte che ancora utilizzano questo ignobile mezzo per pubblicizzarsi spiegando loro, semplicemente, di smetterla. Convincendoli che il danno di immagine che, a Roma, stanno scontando è assai superiore del premio di visibilità che i cartelloni danno. Convincendoli che stanno pagando degli spazi pubblicitari che, invece di promuoverli, deturpano la loro identità di brand. Con il badaglio delle 10mila firme delle Delibra questo convincimento sarà più facile. Chiameremo tutti gli uffici marketing delle grandi aziende, organizzeremo riunioni con tutti, spiegheremo a tutti cosa sta accadendo e distribuiremo a tutti un dossier in pdf che stiamo preparando.
L'antifona sarà: non investite in adv outdoor a Roma fintanto che il settore non verrà sistemato, pena vedervi esposti su cartelloni abusivi, assassini, odiati dai cittadini che, per riflesso, finiranno per odiare anche il vostro marchio.
Che ne dite, come strategia? Pronti tutti a dare una mano? Va da se che abbiamo bisogno di decine e decine di persone per portare avanti, in contemporanea, tutti questi progetti. Scriveteci, scriveteci, scriveteci e mettetevi a disposizione.

Banchettano sulla città spolpandola viva



Le foto si riferiscono a ieri mattina. Placidamente adagiato sulla pista ciclabile, un carro-gru montava l'ennesimo enorme cartellone all'incrocio tra Colombo e Laurentina. Guaradte questo incrocio: la segnaletica è ormai di impossibile riconoscibilità, non la si scorge nella selva dei monumenti. E poi controllate il confronto con Street View. Qui in un tempo non lontanissimo c'era un solo cartellone, oggi è la jungla più totale. Jungla in tutti i sensi: le foto di due anni fa dimostrano anche come si sia interrotta anche la manutenzione dei cigli: il segnale con la freccia per lo Sheraton è completamente avvinto nella vegetazione...

venerdì 23 luglio 2010

Ma quando si fermeranno? La città da stuprare non è ancora finita?





Ve lo ricordate il doppio buco sulla Gianicolense? Doppio buco in parte saturato da alcuni resistenti con del cemento a presa rapida (il primo blitz di questo tipi)? Ebbene, purtroppo ci sono cattive notizie. Come vedete il cartellone è arrivato, più enorme e più brutto che mai.
Naturalmente con il suo tagliando scritto a pennarello e ovviamente privo di identificazione della strada. L'azienda? E' la Sci, una delle società considerate più "serie" del settore. Alla faccia del cazzo, dicono a Lione...
E della Sci probabilmente sranno anche gli altri cantierini, del tutto simili a quello della Gianicolense, che ci sono stati segnalati all'Auditorium ed allo Scalo San Lorenzo. L'invito per tutti è quello di danneggiare quanto più possibile i cantieri, rimepiendoli di ogni sorta di materiale di risulta e saturandoli con cemento a presa rapida. Altrimenti, guardate cosa succede...