martedì 31 agosto 2010

Disintossicazione Cerebrale


Partono da presupposti diversi, ma alla fine combattono la medesima battaglia: quella contro il degrado e soprattutto contro l'inquinamento visivo di una città che si vende al peggior offerente e che non ha neppure la capacità di chiedere qualcosa in cambio.
Hanno riempito i cartelli del centro con un grande foglio beige, sgombro di scritte, di prodotti. E ci hanno scritto un messaggio piuttosto inequivocabile che si porta dietro tutto un approccio politico-etico al problema della pubblicità esterna (un approccio diverso dal nostro, c'è da dirlo) che ci aiuta moltissimo a fare quello di cui la mafia cartellonara ha una gran paura: che la gente, prima o poi, si renda conto come è ridotta Roma. Unica città occidentale divorata e scarnificata dalla camorra dei cartelloni.

Si chiamano Disintossicazione Cerebrale, hanno un bel blog e ci auguriamo davvero tanto che possano continuare a oscurare cartelli, cartellini e cartelloni. Magari aggiungendo ai loro fogli bianchi (cui affiancano anche dei pennarelli per consentire ai cittadini di esprimersi) dei messaggi chiari sullo schifo che sta succedendo in città per quanto riguarda questo comparto.

Perché se domani riusciremo a sensibilizzare anche solo il 10% di tutti i nostri concittadini, ci trasformeremo i un esercito invincibile e la nostra battaglia sarà la cosa con la quale confrontarsi se qualcuno, alle prossime elezioni comunali, vorrà per davvero essere votato.

Cartellopoli si iscrive al Fabrizio Ghera Fun Club


Ma pensate un po' cosa tocca fare a Cartellopoli. Iscriversi niente di meno che al fanclub di Fabrizio Ghera, giovane assessore ai Lavori Pubblici che, per ora, si è distinto solo in lavori stradali portati a termine in maniera approssimativa, sovente senza gara pubblica d'appalto per scegliere la ditta.
Eppure... eppure in questo ampio articolo sul Messaggero Ghera dimostra di avere assorbito, e di essere maturo per divulgare ed esternare ai giornali, una serie di concetti di cui ci facciamo portavoci da mesi.
Innanzitutto che la pubblicità in città (anche in pieno centro, per carità) ci può anche essere, può anche essere un male necessario ma deve essere, appunto, necessario a qualcosa e soprattutto a far guadagnare dei denari all'amministrazione in modo che questa possa permettersi il "lusso", ad esempio, di investire nella riqualificazione urbana, nel rifacimento dei marciapiedi e via così...
Ma Ghera non dice solo questa, non afferma solo questo sacrosanto postulato. Ghera dice anche qualcosa di più grande. Ghera mette il sigillo su uno dei principi che anima il nostro lavoro, la nostra protesta, la nostra tigna quotidiana di fare informazione e controinformazione sul tema della pubblicità esterna in questa città: quando parla di cartelloni stradali e della possibilità di concederne l'installazione in cambio di manutenzione stradale Ghera non solo si rivela molto realista, ma afferma quello che noi affermiamo da sempre. Ovvero che gli interessi criminali dei cartellonari non c'è modo alcuno di combatterli con le armi, spuntatissime, della legge e che bisogna invece combatterli contrapponendo loro un altro interesse. Questa volta legale, questa volta trasparente.


Ecco l'articolo.


di Mauro Evangelisti
ROMA (30 agosto) - Per i lavori di manutenzione di piazza Venezia - dalle aiuole ai sampietrini - servono 2,5 milioni di euro. Dove trovare questi soldi? L’assessore ai Lavori pubblici, Fabrizio Ghera, propone uno strumento innovativo: il cantiere con lo sponsor. «Fino ad oggi - precisa - è stato usato per i monumenti, pensiamo all’iniziativa per il Colosseo, o accompagnando il rifacimento di una facciata di un palazzo con i cartelloni pubblicitari. Ma strade o piazze rifatte grazie al contributo di uno sponsor sarebbero una novità. Secondo me di grande utilità. Certo, potremmo attingere direttamente dai fondi a disposizione per la manutenzione stradale, che però non sono infiniti. Ma se con un bando pubblico troviamo uno sponsor, che può abbinare il suo marchio a un’opera in una zona di pregio della città, possiamo allora risparmiare denaro da investire per la manutenzione e i lavori nella periferia. L’operazione sponsor può essere sperimentata anche in un’altra area che necessita un intervento per i marciapiedi, il Gianicolo».

Andiamo per gradi. Fra alcuni mesi, partiranno i lavori di manutenzione delle strade per i quali ci sono già risorse, in via del Corso (2 milioni di euro di spesa), corso Rinascimento e via Petroselli (1,5). «Per i lavori di corso Rinascimento, adiacenti al Senato, chiederemo anche la collaborazione di Palazzo Madama, quanto meno per il decoro delle vie limitrofe. Un esperimento simile era stato fatto con i lavori nella zona della Camera». Secondo Ghera, tenendo conto anche degli altri interventi già conclusi - da via dei Fori Imperiali a via Nazionale - per arrivare al completamento dell’opera di riqualificazione delle strade e delle aree verdi del centro bisognerà raggiungere anche in piazza Venezia. E qui appunto si pensa allo sponsor. Ma se quando ristrutturi un palazzo puoi usarne la facciata per allestire un maxicartellone pubblicitario, come può un cantiere offrire spazio allo sponsor?

«Pensiamo - replica Ghera - al recinto di protezione del cantiere. Ecco, quella può diventare un’area appetibile, che convince una azienda privata a fare un investimento grazie alla visibilità che può ottenere in un’area così interessante. L’importante è fissare un chiaro termine temporale, dai 3 ai 6 mesi. La strada della collaborazione del privato può essere sfruttata però, con il project financing, anche in periferia». E qui si arriva al secondo progetto di Ghera: quando il Comune deve realizzare una nuova strada o semplicemente deve ammodernarla può chiedere al privato di farlo, in cambio gli concede per un lungo periodo la possibilità di gestire i cartelloni pubblicitari da cui ricavare degli introiti. «In questo modo - è la tesi dell’assessore ai Lavori pubblici - avremo un doppio effetto positivo. Da una parte fisseremo regole certe sui cartelloni pubblicitari, che in passato sono stati caratterizzati da abusi e scempi. Dall’altra il privato che ha la concessione sarebbe il primo a vigilare contro gli abusi, proprio perché dovrebbe difendere il suo interesse economico». Conclusione di Ghera: «In questi mesi abbiamo fatto molto sul fronte della manutenzione stradale, ma è stato calcolato che per recuperare il terreno perso in passato servirebbero 250 milioni di euro ogni anno per cinque anni. E’ inevitabile trovare strumenti nuovi. Intanto, abbiamo raggiunti accordi inediti con le società appaltatrici, che in alcuni casi hanno accettato anche di lavorare al sabato e domenica, rompendo un tabu esistente a Roma».

lunedì 30 agosto 2010

I secoli che ci separano dall'Inghilterra

Cari amici di Cartellopoli,


torno a scrivervi per segnalarvi un articolo pubblicato lo scorso 26 Agosto sul Guardian e che dimostra, se mai fosse ancora necessario, quanti secoli ci separino dagli altri Paesi europei. Un Paese a caso? L’Inghilterra.

Ebbene, chi di voi è stato in Inghilterra sa quanto gli inglesi tengano alla tutela del loro territorio e alla salvaguardia sia dei paesaggi che degli assetti urbani. Ci sono zone, come ad esempio il Lake District, dove servono permessi anche per piantare un chiodo; e ci sono città, come Londra o Manchester, dove i manifesti, seppur presenti, sono pochi e ordinati.

Ebbene, il governo ha appena commissionato una ricerca che si chiuderà la prossima primavera e che mira a stabilire l’impatto della segnaletica verticale (intesa come l’insieme di indicazioni stradali, manifesti pubblicitari e paletti) sia sulla sicurezza stradale che sull’estetica e la “personalità” della città.

Alcuni membri del parlamento denunciano infatti un’invasione di segnaletica che di fatto confonde gli automobilisti, ostruisce i passaggi pedonali e rende la vita difficile ai disabili, oltre a deturpare la città, snaturandone l’aspetto.

Il dipartimento dei trasporti rincara la dose segnalando come la vista della splendida cattedrale di Salisbury sia rovinata da 53 paletti che delimitano il parcheggio antistante e come l’aver ridotto la segnaletica verticale su Kensington High Street a Londra abbia ridotto gli incidenti del 47%.

Il governo inglese si è mosso e se lo riterrà necessario prenderà le dovute precauzioni a tutela della sicurezza e della bellezza dei luoghi.

E da noi? Mi sembra che l’unica ricerca commissionata dal comune sia quella di spazi ancora liberi per piazzare pubblicità. Strade, parchi, palazzi, ponti, colonne, fiancate di autobus e taxi, pali di illuminazione, semafori, tergicristalli delle auto, cassette della posta ed edicole segnalano il tutto esaurito.

Per chi volesse leggere l’articolo, è qui:

http://www.guardian.co.uk/uk/2010/aug/26/signs-bollards-streets-character-eric-pickles

Luigi Ceroli

Quello che resta delle gloriose consolari: la Casilina

domenica 29 agosto 2010

Alla luce del sole


In pieno giorno, verso le ore 13, via Virginia Agnelli, XVI municipio. Chiamati vigili: nessuna risposta. Chiamato lo 060606: deve segnalarlo a via Fabiola.
Traduzione: lasciamo loro fare quello che vogliono.

E' incredibile ma incomincio a rimpiangere la giunta Veltroni che aveva restituito la decenza a questa via e alla vicina via Ramazzini rimuovendo tutti i cartelloni. Oggi via Ramazzini può essere tranquillamente rinominata via dei cartelloni abusivi (ne ho contati 20 in poche centinaia di metri di strada), via Virginia Agnelli farà certamente la stessa fine.
Manfredi Monfreda

sabato 28 agosto 2010

Sogno o son desto?


E' un miraggio o cosa? Una bella canalizzazione del traffico, coni a terra, segnali stradali, un camion che rimuove cartelloni. Nella babele della cartellopoli romana succede anche di questo. O magari, invece, è la ditta che ha trovato una collocazione miglio per il mostro e, ratta ratta, lo sta "ricollocando"?

Esticazzi se il cecato dà 'na capocciata...


Guardate dove vinisce il percorso per i non vedenti... Siamo sotto il viadotto di Corso Francia.

venerdì 27 agosto 2010

Ci piace!


Bello, netto, pulito, chiaro, evidente a tutti. Continuamo a considerare lo spray con la scritta "ABUSIVO", "BASTA CARTELLONI", "BORDONI DIMISSIONI" e compagnia bella la cosa più azzeccata, tuttavia anche questo 'trattamento' (pizzicato a Viale delle Milizie) non ci dispiace affatto...

Togliete sta merda dai nostri marciapiedi




L'ennesimo botto. Questa volta a Via del Corso. E naturalmente pali scheggiati, spunzoni metallici e pezzi di orologio sono stati lasciati li sul posto, assicurati al muro con uno spago. In un campo rom le cose sarebbero state fatte con più perizia.

giovedì 26 agosto 2010

Piazza della Libertà. Non certo libertà dai cartelloni però


E così hanno recintato l'ennesima piazza







lo scorso mese avevo inviato un contributo ed era stato inserito un post dal titolo "Un perché grande così" (http://www.cartellopoli.com/2010/07/un-perche-grande-cosi.html).
Ebbene approfittando di queste calde notti agostane, i nostri beneamati cartellonari colpiti da insonnia hanno pensato bene di arricchire il panorama della piazza in questione (Largo Michele Unia) di un secondo 'perché' e quindi di un nuovo scintillante gioiello d'arredo urbano.
In effetti SCI avrà pensato che, essendoci già lì un cartellone perfettamente abusivo della Nuovi Spazi, un angolino spettasse anche a loro. Milionesimo esempio di abrutimento civile della città, schifosamente oltraggiata da persone senza scrupoli e una amministrazione incapace della benchè minima iniziativa (chissà perché) che meriterebbe il commissariamento. Da notare il bel lavoretto di fino fatto sul marciapiede per poter piantare quella mostruosità. Saranno contenti i residenti della zona e le persone che andranno a sedersi sulle panchine del parco, così potranno godersi a tutto schermo le pubblicità che propineranno.
Alessandro Albanesi

mercoledì 25 agosto 2010

Ancora sulla necessità di un bando pubblico per la gestione delle affissioni

Leggetevi questo articolo del Sole24Ore per un ripasso, ulteriore, sull'importanza dei bandi pubblici nei servizi a rete nelle grandi e medie città. In tutti i servizi pubblici (gas, trasporti, acqua, luce, affissioni) i bandi sono o stanno per diventare obbligatori. La tendenza è quella perché è l'unico sistema per rendere certi settori efficienti, trasparenti, vantaggiosi per l'amministrazione che fa l'affidamento e orientati al cliente.
Non lo dice Cartellopoli, lo dice il Sole24Ore.

Le rimozioni di Bordoni: ne tolgo uno e ne metto due







Da giorni al Flaminio fervono lavori di ripulitura del quartiere, in vista del sopralluogo del Comitato Olimpico. Con l’occasione, rifacendo strade e marciapiedi, è stata data una “sfoltita” ai cartelloni che circondavano il Palazzetto dello sport. Bene, ho pensato, dagli e dagli qualcosa si ottiene..

Pia illusione, stanotte, al posto del cartellone verde 4x3 rimosso dal Comune prima di Ferragosto, ad asfalto ancora fresco, il marciapiede, appena rifatto, è stato bucato per installare un cartellone SCI di nuovo modello. Incidentalmente faccio notare che probabilmente si tratta dello stesso cartellone di cui era spuntato improvvisamente l’alloggiamento a giugno ( nelle foto del periodo si vedono i nastri a strisce rosse che delimitavano i buchi, e le misure corrispondono) e sul quale era stata fatta una azione di civile resistenza con il cemento… Dopo il danno, anche la beffa: ora i cartelloni su quel lato della strada sono due, oltre al magnifico APA giallo sull’altro marciapiede che è stato misteriosamente risparmiato dalle (finte) rimozioni!!

Dalla targhetta comunale il cartellone risulterebbe censito nella banca dati, quindi il Comune è perfettamente consapevole, e responsabile, di autorizzare impianti in zona soggetta a tutela paesistica. Con quale faccia Bordoni all’incontro di settembre con le associazioni sosterrà di avere avviato le rimozioni dei cartelloni abusivi (cioè quelli che non pagano) senza essersi occupato di quelli illegali (cioè quasi tutti, quelli negli incroci, sugli spartitraffico, nelle zone vincolate e così via)? FACCIAMO QUALCOSA!!!
Andrea Santucci


***
La cosa incredibile è che ci si appresta a festeggiare i 50 anni dalle Olimpiadi del Sessanta con la zona olimpica (Foro Italico e area del Flaminio), completamente ostaggio della mafia dei cartelloni. La stampa non può trascurare la cosa.

Via Nazionale come una specie di circotogni


In attesa di compiere il doverosissimo -dopo averlo fatto a Via Veneto- censimento dei ridicoli-cartelloni-orologio lungo tutta Via Nazionale (si accettano scommesse) e sempre nell'attesa di comunicarvi ufficialmente (ci sono volontari per mettersi a lavoro?) la percentuale di orologi che effettivamente segnano un orario quantomeno coerente con l'ora effettiva, vi mostriamo questa chicca. Avete notato?

martedì 24 agosto 2010

Dislivelli


Visto cosa sono stati capaci di inventarsi (IN PIENA VIA DEL TRITONE!!!) i maledetti e mai troppo maledetti gestori di parapedonali?

E domani i devastatori di Roma festeggiano Roma 1960 (quando non c'erano i cartelloni)

Se noi fossimo gente veramente tosta, domani, alle 20, in piazza Campidoglio, in occasione della festa pubblica per l'inizio dei festeggiamenti del cinquantenario di Roma60, le più belle Olimpiadi della storia, ci saremmo organizzati.
Se fossi stati gente seria avremmo preparato (ci si mette 20 minuti) un bel volantino, lo avremmo ciclostilato (pochi soldi) in qualche migliaio di copie e lo avremmo distribuito, pacificamente, a tutti i componenti. Per spiegare a chi interverrà (e ci saranno tutti, da Alemanno al vicepresidente del CIO Mario Pescante, nella foto) come questa amministrazione ha ridotto e umiliato tutte le storiche e meravigliose aree olimpiche. Invitando quanta più gente possibile a venire su Cartellopoli ed a vedere le condizioni in cui è il Foro Italico, il Villaggio Olimpico, lo Stadio Flaminio e il Palazzetto dello Sport. Che dite, ci organizziamo? Scriveteci !!!

C'era una volta il Palatino




Il 'cross' come si dice a New York, era troppo commercialmente appetibile. Via di San Gregorio, con il suo fiume di auto e pullman turistici. Via delle Terme di Caracalla, idem. Via dei Cerchi, con il costante fascio di automobili che prosegue verso il fiume, e Viale Aventino con il passaggio ininterrotto di chi va verso l'Aventino, l'Ostiense, l'Aeroporto.
Poco importa che ad un passo ci sia il Circo Massimo e ad uno sputo il Palatino, i cartelloni nascono anche qui. E l'ennesimo allucinante prima-e-dopo lo certifica. E' e sarà il simbolo della stagione 2010-2011 della gioiosa armata Bordoni: i cartelloni arriveranno anche in zona archeologica, l'obbiettivo è abituare i romani ed i turisti alla loro presenza. Per assuefazione. E allora non bisogna lasciare libero neppure un marciapiede, neppure un incrocio (ricordiamoci che agli incroci i cartelloni sono assolutamente vietati), neppure una piccola e tutelata porzione di città.
Insomma, oggi chi arriva dalle Terme di Caracalle invece di vedere il Palazzo di Domiziano ha la visuale impallata dal centomillesimo cartellino.

Generale Dalla Chiesa, da lassù pensaci tu...





Ecco un paio di "prima e dopo" scattati in Via delle milizie a pochi metri dall'incrocio con Via Barletta e nel tratto compreso appunto tra via Barletta e via Carlo Alberto Dalla Chiesa (eh si proprio il generale protagonista della lotta alla criminalità organizzata...).
Direi piuttosto eloquenti.
Alessandro

lunedì 23 agosto 2010

Scrivere a Bordoni. Prima della fine di agosto dovete farlo tutti


Nonostante le proteste, gli articoli di giornali, iniziative di comitati, con il più totale disprezzo verso la comunità e nel totale disinteresse dell'Amministrazione Comunale vengono orma piantati nella notte tre cartelloni insieme uno a fianco dell'altro (Via della Magliana) dove già ce ne sono a decine. Fino a qualche tempo fa ne mettevano solo due per volta, adesso tre, prossimamente? Le strade sono ormai una schifosa interminabile distesa di cartelloni pubblicitari.
E' una situazione indegna di una città civile. L'Assessore Bordoni è ormai entrato nella storia di Roma, nei libri verrà ricordato come colui che permise una delle tante forme di degrado della Capitale. Se i cartelloni fossero alberi Roma sarebbe una piccola Amazzonia
Massimo Veronesi

inviata a davide.bordoni@comune.roma.it il 18 agosto 2010


Mentre la S.C.I. continua indisturbata (anzi, incoraggiata) a massacrare davvero tuta la città, pubblichiamo volentieri questa lettera che il nostro lettore Veronesi Massimo ha spedito all'assessore Bordoni, vero responsabile del più terrificante sacco di Roma che si ricordi a memoria d'uomo nell'evo moderno. L'uomo che difende strenuamente la mafia dei cartelloni, l'uomo che cura gli interessi della malavita delle bancarelle, portatrici di un degrado sconosciuto a qualsiasi città, l'uomo che sa solo fare distinguo ("eh ma forse mica li possiamo spostare") quando si tratta di parlare del crimine camorristico dei camion-bar, l'uomo insomma che sta dimostrando -ma speriamo di essere ben presto smentiti- di riuscire a fare politica solo con i voti della teppaglia che sta divorandosi la città.
Perché pubblichiamo questa lettera? Per invogliare tutti voi -e, credeteci, siete tantissimi- a fare lo stesso. Scrivete all'assessore, fategli scrivere, sommergetelo di indignazione, mettete sempre in copia anche la mail del sindaco, però. Bordoni ha ragione a regalare la città alla 'Ndrangheta dei cartelloni se poi nessuno protesta, ha meno ragione, invece, se c'è in città una vera opinione pubblica di qualità che fa sentire il suo peso, che inchioda i politici di fronte alle loro responsabilità in questo caso criminali e che reclamano ogni giorno di più l'intervento della magistratura. Fatelo, fatelo, ancora fatelo. Siamo centinaia, se ciascuno di noi parla ad un amico possiamo diventare migliaia e moltiplicarci ogni giorno. Svegliamo le tante persone per bene che vivono in questa città. Facciamogli vedere -visto che hanno gli occhi annullati da lustri e lustri di vita nell'immondizia- cosa sta capitando a Roma. Pensate a voi: uno o due anni fa avevate mai 'visto' la situazione dei cartelloni? Ci avevate fatto caso che c'era una terribile mafia in città che occupava suolo pubblico (e il nostro sole, il nostro cielo, la nostra dignità, il nostro panorama quando apriamo la finestra) rubandoselo per se e per fare un sacco di soldi? Ebbene aprite gli occhi anche agli altri e contestualmente fate sentire tutto il vostro peso di elettori ai mediocri amministratori che ci sono taoccati.
Chissà se alla ventesima lettera sul tenore "sono un elettore di destra, ma mi sto davvero vergognando di avervi votato" qualcuno inizi a capire che sta sbagliando di grosso e sta perdendo decine di migliaia di voti di consenso !?

Continuiamo così. Anzi, meglio



Non possiamo negarlo, continuare a vedere -anche in pieno centro storico- questi impianti pubblicitari assolutamente incongrui (ripetiamo anche per i poveri idioti che ci ritenevano "tifosi" di questa o di quella società, visto che questi 100x90 sono gestiti da Clear Channel: as-so-lu-ta-men-te-in-con-grui!!!) con affissi gli avvisi dei tanti cittadini esasperati dallo schifo di cui è sommersa la città.
E invitiamo tutti (TUTTI!) a continuare a scrivere, scarabocchiare, affiggere, divulgare il 'verbo' della nostra battaglia di civiltà.

Solo un consiglio: piantatela con i messaggi politici, piantatela di parlare del "banana", piantatela di offendere questo o quel partito. La politica non c'entra niente. Questa è una lotta contro il crimine organizzato, contro la prepotenza di società e di aziende che "aziende" non sono degne di essere chiamate. La sinistra ha consentito a questo schifo di palesarsi, la destra ha fatto se possibile ancora peggio, ma la politica non c'entra nulla e non ce la facciamo entrare.

D'altronde cosa c'azzecca la politica quando ci sono, semplicemente, dei cittadini che domandano di poter vivere in una città normale?

Bosi-segnala: fate pulizia in Piazza Esedra. Subito





Si segnala che in Piazza della Repubblica risultanto installati due impianti bifacciali come da foto allegata P1060341.

L'impianto di dimensioni di mt. 2 x 3 circa con cimasa della Ditta APA porta una targa con il numero di codice identificativo presumibilmente assegnato dal Servizio Affissioni 0044/BB587/P (vedi foto P1060344).

L'impianto più piccolo, di dimensioni di mt. 2 x 1 circa, é senza cimasa e nome della ditta, ma porta ben 2 targhette con i seguenti numeri di codice identificativo:
- 0066/AF433/P, scritto a pennarello con l'indicazione di Piazza della Repubblica (come attestato dalla foto P1060343);
- 0066/BF686/P, con riferimento stampato al Servizio Affisisoni e Pubblicità, ma con l'indicazione di Piazzale Flaminio n. 16 (come attestato dalla foto P1060342).

Si mette in evidenza che in base alla Banca Dati del Servizio Affissioni la sigla 0066 di entrambe le targhe affisse sullo stesso impianto corrisponde alla ditta "Nuovi Spazi", che é subentrata alla "Nevada Pubblicità" e di cui questa associazione ha già avuto modo di segnalare il comportamento fortemente recidivo anche alla Procura della Repubblica (che ci legge per conoscenza), perché ha finora installato cartelloni per lo più in modo totalmente abusivo anche dentro il Parco di Veio: l'impianto suddetto con un doppio numero di codice identificativo, se di effettiva proprietà della "Nuovi Spazi", é una conferma diretta del comportamento di questa ditta.

Si mette ad ogni modo in grande evidenza che entrambi i suddetti cartelloni risultano installati in totale difformità del divieto di affissione che é prescritto per tutte le zone soggette a vincolo paesaggistico dall'art. 153 del vigente “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”.

Si fa presente infatti che il Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR), così come adottato dalla Giunta Regionale con deliberazioni n. 556 del 25.6.2007 e n. 1025 del 21.12.2007, ha sottoposto a vincolo paesaggistico il paesaggio del centro e del nucleo storico di Roma, il cui perimetro é riportato nella Tavole B al Foglio n. 374 (Tav. 24): l'art. 29 delle Norme del PTPR riguarda la disciplina del "paesaggio dei centri e nuclei storici con relativa fascia di rispetto".

Il punto 5.5 della Tabella C) allegata all'art. 29 delle Norme é relativo ai "cartelloni pubblicitari" e per essi detta la seguente testuale "norma regolamentare": "NON CONSENTITI, FATTO SALVO SEGNALETICA DI TIPO DIDATTICO".

Si chiede pertanto la più sollecita rimozione di entrambi i suddetti impianti espressamente ai sensi dei commi 13-bis e 13-ter dell’art. 23 del Codice della Strada (D.Lgs. n. 285/1992), così come prescrive anche il 5° comma dell’art. 31 del nuovo Regolamento approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 37/2009.

Nelle more della materiale rimozione dei suddetti impianti, l’amministrazione comunale può e deve provvedere anche e soprattutto "alla copertura immediata della pubblicità irregolare" ed al "sequestro cautelare" di tutti gli impianti abusivamente utilizzati, così come prescrive il 6° comma dell’art. 31 del nuovo Regolamento approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 37/2009.

Si resta in attesa di un cortese riscontro scritto, che anche se per via telematica si richiede ai sensi degli articoli 2, 3 e 9 della legge n. 241/1990.

Distinti saluti.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

domenica 22 agosto 2010

Ancora rassegna stampa: i cartelloni non valgono più nulla e chi ci compra la pubblicità è un demente

IL CASO
L'invasione dei ponteggi fantasma
"Chiarezza sul caso Anemone"


L'interrogazione di De Luca: "Perché nessuno controlla?". E con la manovra ridotto il costo per l'occupazione di suolo pubblico delle impalcature
di LAURA SERLONI

Un'interrogazione al sindaco Alemanno per chiedere chiarezza sul caso dei ponteggi fantasma. E in particolare sul perché l'impalcatura in vicolo del Divino Amore, affidata dal ministero delle Infrastrutture all'impresa Anemone, stia ancora in piedi dopo quasi dieci anni. A presentarla è il consigliere comunale del Pd, Athos De Luca. "La competenza esclusiva su controlli e autorizzazioni è del Campidoglio che ha la prima responsabilità di questo fenomeno di abusivismo che deturpa, crea degrado e problemi di sicurezza nella città - attacca il consigliere - Non sfugge a nessuno che eventuali ritardi, dimenticanze o proroghe ingiustificate degli uffici favoriscono i profitti di qualcuno".

Ecco che allora passeggiando per la capitale si vedono ponteggi dove non c'è mai un operaio, abbandonati per anni e chi paga è spesso il cittadino perché il committente dei lavori è lo stato o gli enti locali. Punta il dito contro le irregolarità, De Luca. "Servono controlli serrati e bisogna verificare le responsabilità degli uffici per i mancati accertamenti, le proroghe concesse e la congruità dei tempi per l'occupazione di suolo pubblico rispetto alla entità dei lavori da eseguire", precisa il consigliere del Pd. E poi lancia una proposta: "Si pubblichino online sul sito del Comune tutte le autorizzazioni, le proroghe, le scadenze e il nome dei titolari delle concessioni. Un modo semplice per dare trasparenza a un settore delle opere pubbliche da cui ne guadagnerebbe il decoro della città e la sicurezza".

Nella manovra economica capitolina se, da un lato, sono stati aumentati tutti i servizi per avere maggiori introiti, dall'altro su richiesta della maggioranza è stato ridotto il costo dell'occupazione di suolo pubblico dei ponteggi per favorire il rifacimento delle facciate dei palazzi. E poi l'accusa contro il business delle impalcature pubblicitarie. "Gli slogan sui cartelloni autorizzati sono in crisi dopo che l'assessore Bordoni per favorire la categoria e fare cassa ha riempito Roma di maxi impianti - continua Athos De Luca - vi è stata una inflazione e una riduzione della domanda, così gli spot sui grandi teloni installati sui ponteggi dei palazzi storici hanno acquistato valore e commesse in quanto garantiscono esclusività e visibilità". Si sarebbe così scatenata da parte delle agenzie pubblicitarie la caccia alle facciate da restaurare. "Si traggono lauti profitti - aggiunge il consigliere - poiché l'impresa di pubblicità chiede per queste location fino a 90 mila euro al mese. E ogni giorno che passa in più la ditta incassa".

Rassegna stampa: oggi Repubblica fa due belle paginone per accogliere i romani di ritorno dalle ferie


Marciapiedi giungla

Monumenti sotto assedio, è la kasbah dei pali

Colosseo, Circo Massimo, Fori, Torre Argentina: città soffocata da centinaia di strutture

Paline colorate, orologi e indicazioni stradali senza regole nelle aree storiche

LAURA SERLONI
È la giungla di pali, paline, orologi e cartelloni pubblicitari. Sono di ogni colore e fattura, ma con una caratteristica in comune: deturpano le aree più pregiate del centro storico e costringono lo sguardo a fare lo slalom pur di godere della maestosità del Colosseo, di ammirare la basilica di Massenzio o di osservare l´imponenza dei Fori. Ne spuntano di nuovi ogni giorno, alcuni costringono i passanti a scendere dal marciapiede mentre altri ormai fatiscenti mettono in pericolo l´incolumità dei pedoni.
L´Anfiteatro Flavio è tra i più bersagliati. Se da una parte le classifiche mondiali lo posizionano tra i dieci monumenti più fotografati e visitati d´Italia, nell´immagine ricordo del turista non mancherà di certo anche la palina arancione del giro turistico "Ciao Roma" o quella verde che promette un tour memorabile per le bellezze capitoline. Da via Nicola Salvi si scattano istantanee da cartolina, ma dal belvedere riuscire a immortale una panoramica del Colosseo è un´impresa ardua. Svettano cartelloni pubblicitari e si contano ben 6 paline dei bus turistici tanto che lo straniero avrà l´imbarazzo della scelta in questa "Kasbah" infinita che invade tutte le aree storiche della città. Senza contare poi la segnaletica stradale selvaggia che nell´arco di 50 metri indica per ben tre volte che per entrare in via del Colosseo, bisogna andare dritti. Coperta la visuale anche sulla basilica di Massenzio: i pali impongono il divieto di ammirare il patrimonio romano, talmente sono tanti a occultare la vista.
Zona che vai, invasione che trovi. È minata l´area intorno a largo Argentina. In via delle Botteghe Oscure i marciapiedi sono stati presi d´assalto da fermate dei bus open, sono 5 e dagli orologi ben quattro a distanza di poche centinaia di metri. E mai nessuno che segnasse l´ora esatta. «Sembra proprio che a Roma non debba mancare un indicatore dell´orario, che poi spesso sono rotti, solo così si giustifica la presenza delle pubblicità in dei luoghi pregiati di Roma - protesta Viviana Di Capua, presidente dell´Associazione abitanti del centro storico - È una vergogna». Lo scandalo è che in largo Argentina spuntano orologi come funghi: sono quindici e ognuno corredato dallo slogan di un ristorante alla moda, dallo sponsor di una marca automobilistica o da una ditta d´abbigliamento. E a questi si deve aggiungere il palo che svetta senza una particolare funzione, le indicazioni stradali posizionate in modo sbagliato e gli slogan su cartelloni. Violate anche viale del Circo Massimo, via del Tritone e via dei Fori Imperiali. Un´invasione pacifica, ma molesta per lo sguardo. E che di giorno in giorno conquista sempre più pezzi di territorio.

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L´iniziativa

La denuncia dei comitati dei residenti: "Durante l´estate aggiunti nuovi maxi impianti abusivi"

Cartellopoli, allarme dal centro alla Magliana "Ora un piano regolatore sulla pubblicità"


Cartelloni selvaggi: estate senza tregua. Se in via Lepanto, in Prati, è stato tranciato un albero per piantare dei pali pubblicitari in via della Magliana c´è stato un blitz notturno e lungo la strada dalla scorsa mattina svettano ben tre assi installati uno a pochi metri dall´altro. E mentre all´alba di venerdì il Comune ha rimosso a Ostia ben mille manifesti abusivi, nel resto della città continua la razzia. Così Cartellopoli che si batte per il decoro della capitale dice: «Basta scempi. A settembre dal Campidoglio ci aspettiamo un piano regolatore per la pubblicità».
L´associazione, che raccoglie oltre cento comitati di quartiere dal centro alla periferia, dopo aver raccolto più delle cinquemila firme previste dalla petizione popolare torna agguerrita per chiedere la modifica della delibera 37 del 30 marzo 2009. L´obiettivo era quello di costituire una nuova banca dati alla quale si poteva accedere tramite una semplice auto certificazione per installare un nuovo impianto, ma l´effetto non è stato quello sperato. E si è moltiplicato così l´abusivismo. «Aspettiamo la discussione in consiglio comunale - sottolinea Lorenzo Santovincenzo, dell´associazione Cartellopoli - Nel corso del 2010 abbiamo combattuto una battaglia apolitica per la tutela della città e da settembre continueremo la nostra lotta».
La raccolta firme è stato soltanto il primo passo che ha investito però tutti i quartieri che si sono mobilitati contro i cartelloni abusivi. Ora, aspettano le prossime mosse dell´amministrazione ma promettono la class action se non dovessero esserci risposte alle loro richieste. «È stato avviato su tutto il territorio del municipio I un censimento degli impianti che dovrà partire anche negli altri municipi - continua il portavoce dell´associazione - Sono state effettuate delle rimozioni, nonostante si continuino a perpetrare nuovi abusi ma soprattutto chiediamo un piano regolatore per la pubblicità. Così che sia fatta certezza su dove e come possono essere installati i cartelloni».
Non si fermano comunque i blitz dei paladini degli impianti fuori legge: c´è chi attacca stencil con la scritta "abusivo" e chi con macchina fotografica alla mano denuncia sui blog lo scempio. «Vogliamo un segnale forte dal Comune - aggiunge Santovincenzo - proprio per questo dopo la raccolta firme, continuiamo ad insistere con le nostre richieste. Non si può non dare ascolto a tutte queste persone». L´idea poi è di coinvolgere anche le ditte affinché controllino dove finisce la loro pubblicità, se su cartelloni regolari o meno. E comunque si pensa di creare un registro consultabile per far capire a quale società ci si affida per fare pubblicità.
(laura serloni)




Importante spazio dato alla nostra battaglia dal quotidiano di Largo Fochetti che, come da tradizione, fa tuttavia un po' di confusione. Mescolando "Cartellopoli" con il "Comitato Promotore" e -brutto vizio- mettendo nello stesso calderone le affissioni abusive (locandine attaccate ai pali, manifesti incollati ai muri) con gli impianti pubblicitari abusivi (ovvero i centomila mostri apparsi in città in un anno). Ad ogni modo, bene così, l'autunno sarà semplicemente senza respiro per questa mafia che immaginava di poter disporre a suo piacimento della città... Eloquenti, su Repubblica, le foto sia sul sito che sul carteceo.

-Cartellopoli

Così è conciata Ostia Antica








Ci sono commenti? Dubitiamo davvero! Aggiungiamo solamente due cose: la zona è di grande, anzi grandissimo, richiamo turistico, dovrebbe essere non tutelata, di più; non tenuta come un fiore, di più; non tirata a lucido, di più. Altra cosa: per le foto dobbiamo ringraziare il blog www.ostiaantica.net, altra realtà che si è svegliata -anche grazie a noi- nella lotta contro lo schifo imperante. Siamo sempre di più, paura eh???

sabato 21 agosto 2010

Laddove nasce il parco cartellonato


Il Comune ha approvato, con un cospicuo stanziamento di quasi un milione di euro, lo stanziamento per realizzare un parco a Garbatella, in quello spiazzo riarso a fianco del palazzone della Regione Lazio.
Una buona notizia se l'appezzamento nel frattempo, e sempre grazie all'indefessa azione a fianco delle mafie cartellonare portata avanti dall'amministrazione, non fosse stato ricoperto e recintato di cartelloni.
Play ground, dune per parare i rumori della colombo, essenze arboree e percorsi per non vedenti. Sarà tutto bellissimo, ma invisibile da chi transiterà dalla Colombo. A fare ombra al parco non ci saranno, come accade in tutti i parchi del mondo, gli alberi, bensì i cartelloni che a decine sono stati ignobilmente e fraudolentemente autorizzati in questo tratto di strada come in tutta la città.
La foto, ovviamente, si riferisce al 2008, ultimo anno prima del Grande Scempio.

Ancora su Torino




Ieri abbiamo parlato male di Torino, oggi parliamo bene di Torino. La situazione in città è molto caotica, per carità: nulla a che spartire, neppure lontanamente, con Roma, però la Prima Capitale d'Italia non si presenta di certo ordinata e pulita ai 150 anni della nazione. Peccato.

Eppure, in occasione delle Olimpiadi del 2006, qualcosa si fece decisamente. Molti marciapiedi vennero riqualificati e furono allargati gli angoli per sconfiggere una volta per tutte la sosta selvaggia. Il tutto a spese di Decaux, una grande multinazionale, che posizionò su alcune 'orecchie' dei gradevolissimi impianti che fanno oggi ancora bella mostra di loro.

Altri impianti, sempre di Decaux, apparvero in città a simboleggiare che anche la pubblicità esterna -quando data in mano a professionisti e non ad "imprenditori" mafiosetti da strapazzo- puo' essere gradevole, migliorare la città, essere presentabile e non cozzare con il buon gusto. Se a Roma ci fossero solo impianti così (retroilluminati, cromati, di un unico colore, con pubblicità girevole sottovetro) avremmo molta, molta più difficoltà a protestare contro l'advertising outdoor.