lunedì 16 maggio 2011

La crescita senza fine del libero mercato delle vacche grasse

Per chi non lo sapesse, da un certo periodo in poi è stato pubblicato l’elenco delle ditte pubblicitarie censite nella nova Banca Dati sul sito ufficiale del Comune, che ne ha fornito man mano gli aggiornamenti.
Chi lo volesse consultare non deve far altro che cliccare qui: gli si apre un elenco aggiornato allo scorso 19 aprile, con a sinistra i numeri di codice assegnati ad ogni ditta pubblicitaria seguiti a fianco dalla loro rispettiva denominazione.
Non bisogna farsi trarre in inganno dall’ultimo numero di codice che è il 403, pensando che siano altrettante le ditte, perché ci sono ogni tanto dei salti nella numerazione progressiva, che portano a 341 la quantità complessiva delle ditte pubblicitarie censite.
A tal riguardo va fatto presente che rispetto all’elenco aggiornato al 14 febbraio 2010 sono stati nel frattempo inseriti una serie di numeri di codice prima mancanti ed ora corrispondenti ad altrettante ditte (come lo 0081, lo 0094, lo 0114, lo 0130, lo 0136, lo 0153, lo 0165 e lo 0174): va per contro fatto rilevare che dall’elenco aggiornato dal 15 febbraio del 2011 in poi è stato inspiegabilmente cancellato il numero di codice 0050 che era invece antecedentemente assegnato alla S.r.l. “Pubblicità Zangari”, di cui l’Ente Parco di Veio ha fatto rimuovere un impianto che aveva istallato all’angolo di via Cassia Vecchia all’altezza del civico n. 3.
Nell’ultimo aggiornamento non c’è il numero di codice 0149 che è invece comparso (ma scritto a pennarello) sui vasi con pubblicità temporanea piazzati scandalosamente in tutta Roma con una striscetta rossa della ditta Clear Channel che però risulta censita al codice 0025 con un procedimento di voltura in corso dalla S.r.l. “Pubblia A”.
Fra le anomalie riscontrate c’è addirittura uno scambio di nominativo da una ditta all’altra.
La ditta “Fox ADV” ad esempio è derivata dalla ditta “Gregor” al punto che in diversi impianti è riportata una cimasa in alto al centro con il nome “Gregor” mentre in alto a destra figura contemporaneamente una targhetta con il nome “Fox”: ciò nonostante nella Banca Dati la “Gregor” S.r.l. risulta registrata con il codice 0074, mentre la “Fox ADV” S.r.l. è censita con il codice 0164, come se fosse quindi una ditta del tutto diversa.
Sul confine del parco di Veio è stato istallato un impianto dalla Ditta “PES” (Pubblicità Esterna Speciale) che in Banca Dati è registrata al codice n. 0006, ma il codice di numero identificativo assegnato al suddetto impianto poi rimosso è 0070/AS161/P dove è registrata la “Pubbliemme Pubblicità” S.r.l. che è comunque legata alla “PES”.
L’elenco aggiornato al 4 febbraio del 2010 consente altri interessanti confronti e fa scoprire anzitutto che vi risultavano censiti solo 125 soggetti, quasi tutti ditte pubblicitarie vere e proprie, che erano diventate già 311 alla data del 12 ottobre 2010, vale a dire 186 in più in appena 8 mesi, con una media di aumento di ben 23 ditte al mese.
Ne deriva per differenza con l’ultimo aggiornamento dello scorso 19 aprile che dopo 14 mesi e mezzo a Roma ci sono ben 216 ditte in più, con una media di mercato che si è abbassata a circa 15 ditte al mese.
Questo significa che in quest’arco di tempo sono stati installati nella capitale quanto meno 216 impianti pubblicitari in più, se si parte dal presupposto matematico indiscutibile che ognuna delle ditte che si sono aggiunte abbia installato almeno un proprio impianto.
Se si va addirittura a guardare quali sono le ditte pubblicitarie che sono aumentate, si verrebbe indotti a pensare che siano veramente pochi tutto sommato i cartelloni che si sono venuti a sommare rispetto al febbraio dell’anno scorso.
La maggior parte dei 216 soggetti aggiunti non sono più società che di mestiere gestiscono il settore della pubblicità, ma singole ditte (per lo più di artigiani e commercianti) che si fanno la pubblicità in proprio: basti dire a titolo esemplificativo che ci sono 4 farmacie diverse e 7 Hotel altrettanto diversi l’uno dall’altro.
Nella realtà non è invece così per due precisi motivi, perché da un lato il vigente Regolamento comunale approvato dal Consiglio Comunale con la delibera n. 37/2009 consente tuttora di rilasciare nuovi titoli fino alla adozione del Piano Regolatore degli Impianti e dei Mezzi Pubblicitari (PRIP), mentre dall’altro lato è continuato e sembra continuare più che mai il meccanismo della “autodenuncia” dei cartelloni istallati abusivamente.
Se quindi si considera che anche e soprattutto le 125 ditte che risultavano giù sul mercato a febbraio del 2010 possono aver chiesto ed ottenuto nel frattempo non solo una regolare “autorizzazione” per l’istallazione di nuovi ulteriori loro impianti, ma possono essersi “autodenunciate” per aver istallato abusivamente dei propri impianti, ottenendone dietro pagamento della indennità l’assegnazione di un numero identificativo in Banca Dati, bypassando così la procedura dell’istruttoria, allora si può fondatamente supporre che sia ben più alto il numero dei cartelloni che dovrebbero essere stati istallati in questi 14 mesi e mezzo.
Si può provare a fare un calcolo approssimativo partendo da una intervista rilasciata a settembre del 2009 dall’assessore al commercio On. Bordoni, in cui ha fatto sapere che gli impianti censiti a quel momento erano 31.636 di cui 7.454 abusivi: già da questo dato si evince che i cartelloni abusivi erano circa il 23% del totale degli impianti.
Dalla “Indagine sul settore affissioni e pubblicità a Roma”, che è stata presentata lo scorso 27 gennaio dalla Agenzia di Roma, si viene a sapere che la Banca Dati “comprendeva alla data del 12 ottobre 2010, un parco di 32.915 impianti dislocati all’interno dei 19 Municipi”.
Ne deriva, per differenza con il dato diffuso dall’assessore Bordoni, che a distanza di un anno circa a Roma sono stati “censiti” quanto meno altri 1.279 impianti, a cui si dovrebbero aggiungere tutti quelli installati del tutto abusivamente e non “autodenunciati”: è la stessa suddetta “Indagine” a riconoscere l’esistenza di una quantità di impianti sfuggiti all’autodenuncia e quindi non presenti nella Banca Dati.
Appare del tutto evidente in conclusione che la crescita dei cartelloni a Roma non può essere senza fine e che a questo libero mercato delle vacche grasse deve esser dato uno stop definitivo dapprima con un PRIP e poi con dei Piani di Localizzazione che fissino per sempre non solo la esatta e definitiva quantità di impianti che debbono essere istallati in tutta Roma, ma anche la posizione esatta di ognuno sul territorio con la rispettiva tipologia e dimensione di impianto. 

Dott. Arch. Rodolfo Bosi 

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