mercoledì 11 maggio 2011

Legale? Manco per niente

Chissà per quanti anni l'ho aggirato distrattamente, ma un giorno ho alzato gli occhi e mi sono chiesta: ma che ci fa un siffatto cartello al centro del marciapiede? Siamo all'angolo tra viale Castrense e piazzale Appio. Secondo voi è legale?

Livia

Livia ci fa sapere poi che l'impianto è munito di targhetta identificativa che riporta l'indirizzo esatto della sua ubizazione (che non ha fotografato credendo non avesse importanza).
Con l'ausilio di Google Street View abbiamo visto che l'impianto nel 2008 non era presente:

Cara Livia proviamo a risponderti noi riguardo i tuoi dubbi sulla legalità dell'impianto con l'aiuto del Dott. Arch. Rodolfo Bosi:


Il punto 4.2.2 del Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU) stabilisce che “le occupazioni di marciapiedi .. non debbono ostacolare la continuità dei percorsi pedonali” e precisa che “in particolare, l’occupazione dei marciapiedi ... , deve lasciare libera per il deflusso pedonale una ampiezza commisurata all’entità dei flussi pedonali e mai inferiore a m. 1,50”.
La presenza del cantiere porterebbe a supporre che l’impianto-orologio sia stato rimosso per causa dei lavori in corso e reinstallato al centro del marciapiede, ma la foto del 2008 fa vedere chiaramente che l’impianto a quell’epoca non c’era e lascia quindi pensare che sia del tutto abusivo: risulta comunque collocato in una posizione che - quand’anche uguale o di poco superiore al metro e mezzo prescritto dal PGTU - appare di chiaro ostacolo per una mamma che dovesse passare di lì con una carrozzina o peggio ancora per un disabile su una seggiola a rotelle: l’impianto inoltre pubblicizza un COMPRO ORO con sfondo giallo che impalla la vista delle Mura Aureliane di Porta San Giovanni.
L’impianto risulta per di più in violazione addirittura della deroga al Codice della Strada concessa dal 5° comma dell’art. 4 del vigente Regolamento comunale, che consente di  collocare nelle strade urbane di quartiere cartelli di dimensione non superiore a mt. 1,20 x 1,80 (quale é in effetti quella dell’impianto in questione) ma ad una distanza minima di 25 metri prima di intersezioni e semafori: l’impianto risulta installato su piazzale Appio a ben meno di 25 metri sia dal semaforo che dall’incrocio con viale Castrense.
Ci é stato riferito che l’impianto é provvisto di targhetta con numero di codice identificativo che riporta l'indirizzo esatto e che si presume assegnato dal Servizio Affissioni del Comune di Roma: ciò non significa che l’impianto sia regolare, non solo per le violazioni sopra dette, ma anche per le seguenti ulteriori ragioni.
La delibera di iniziativa popolare parla ampiamente, criticandolo, del meccanismo della “autodenuncia” di impianti abusivi, per i quali basta pagare una indennità pari al Canone Iniziative Pubblicitarie (CIP) che é dovuto per gli impianti regolarmente autorizzati per ottenere in cambio la “registrazione” in Banca Dati anche dei cartelloni abusivi con l’assegnazione del numero di codice identificativo che si affigge poi nella apposita targhetta, ma che non é di certo sinonimo di “legalità”.
L' “Indagine sul settore affissioni e pubblicità a Roma” che é stata presentata lo scorso 27 gennaio dalla Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma alla pag. 20 dichiara che “l’approvazione del nuovo Regolamento - con l’annessa gestione transitoria del settore fino all’adozione del Piano - è stata criticata da alcuni settori della società civile per aver permesso (di fatto attraverso lo strumento delle autodenunce), un aumento continuo dei manufatti pubblicitari”.
Alla stessa pagina 20 poco dopo si precisa che “la presenza nella maggior parte degli impianti rilevati della targhetta identificativa .. non garantisce la validità del titolo autorizzativo”: le ragioni sono state precedentemente spiegate alla pag. 19, laddove si riconosce che “particolarmente efficace è stata anche l’introduzione della cosiddetta “sanzione al pubblicizzato” che permette di identificare il pubblicizzato quale soggetto al pagamento del canone in solido con l’azienda proprietaria dell’impianto” e si ammette che “tale procedimento ha spinto gli operatori abusivi a corrispondere spontaneamente a Roma Capitale il CIP dovuto (per evitare che tale importo venisse richiesto all’inserzionista) autodenunciando gli impianti installati sul territorio”.



In conclusione anche se questo impianto di pubblica inutilità è munito di targhetta identificativa che riporta l'indirizzo esatto per noi questo impianto NON è assolutamente legale.

7 commenti:

  1. Ah! Quindi anche questo: http://maps.google.it/?ie=UTF8&ll=41.808141,12.444393&spn=0.002847,0.003449&t=h&z=18&layer=c&cbll=41.80835,12.444444&panoid=SVo2dZ5XSh1yDF7Rnd9TTg&cbp=12,104.66,,1,4.83

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  2. Vi ringrazio per la risposta :)
    La prossima settimana cerco di fotografare la targhetta (all'epoca delle foto Cartellopoli era ancora KO e non sapevo che andasse controllata).
    Di spazio ai lati ce n'è in abbondanza ma è proprio brutto (non che il contesto sia migliore).
    Buona lotta a tutti e un inchino al dr. Bosi!

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  3. Qual è il problema legato all'aano di installazione dell'impianto?

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  4. Ma qualcuno di voi si è mai chiesto cosa c'è dietro l'apertura di centinaia di "compro oro" a Roma negli ultimi 2 anni?...
    guarda caso in coincidenza dell'assalto barbarico a Roma dei cartellonari che hanno riscosso quanto dovutogli per aver permesso a questa Destra di cialtroni di vincere le elezioni...

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  5. Ho letto che il Comitato Promotore della Delibera di cui parla Bosi, nelle sue osservazioni ufficiali al PRIP

    http://bastacartelloni.blogspot.com/2011/05/il-nostro-contributo-per-il-prip.html

    propone anche l'abolizione degli impianti con orologio. Non sarà la panacea, ma almeno si toglierebbe da torno questa ulteriore presa in giro mascherata da utilità.

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  6. Gianni Alemanno11 maggio 2011 17:59

    CARTELLONANDO LA STORIA

    A margine della presentazione della mostra “Cartellonando la storia”, organizzata alla Casina Valadier dalla Fondazione per Roma 2020, il sindaco Alemanno ha detto:
    «Le nostre chance di ricoprire tutta la città di cartelloni entro il 2020 sono molte, anche perchè non ci sono grandissime città rivali e Roma grazie a me è guardata con grande simpatia da tutto il racket dei cartelloni presente nel mondo. Dipende solo da noi: se la nostra disonestà sarà credibile e se saremo uniti nell'illegalità ce la possiamo fare».

    http://duepuntozero.alemanno.it/2011/05/11/marcando-la-storia.html

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  7. Commentiamo sul sito del sindaco!

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