mercoledì 6 luglio 2011

Il crollo della pubblicità esterna: investitori, mettete altrove i vostri soldi. I cartelloni non servono. Stiamo spiegandolo a tutti i Centri Media

Nel rapporto presentato da Attilio Redivo, presidente del Centro Studi AssAP, sono stati analizzati altri fattori che incidono sui dati di investimento che portano alla previsione negativa per il 2011: assenza di eventi di richiamo, sportivi o politici; rallentamento degli investimenti nella prima parte dell'anno che ha parzialmente azzerato la crescita positiva di avvio 2010, con una perdita di 63 milioni di euro; contrazione della raccolta del mezzo televisivo, in quanto al calo dei sei principali canali free to air si aggiunge la flessione del comparto satellitare (-5,5%); neanche il trend fortemente in crescita (+120%) della componente digitale terrestre invertirà la tendenza. La contrazione non riguarderà internet che sarà il motore propulsivo del mercato. “Un altro fattore importante - ha puntualizzato Redivo - è la natura sempre più multinazionale delle decisioni di allocazione del budget, quasi come se la competizione fosse con l'estero e uno spender italiano non sapesse se investire in Italia o in un altro mercato dove opera”. Redivo ha avuto parole di preoccupazione anche per Audiradio. “Questa situazione è penalizzante per il mezzo, perché investire senza avere il riscontro di numeri è sempre più difficile”. Nei primi 4 mesi dell'anno, se si considerano i primi 20 top spender che rappresentano quasi il 32% del mercato gli investimenti calano dell'1,9%; tra i primi 100 spender (28,3% del mercato) c'è un +4,2%, mentre per il restante 39,9% gli investimenti calano del 7,3%. Le preferenze degli investitori saranno convogliate su tv (51,9%), stampa (22,5%), digitale (12,6%), esterna (6,3%), radio (6%) e cinema (0,6%), ma le flessioni riguarderanno: Stampa -3,5% (Quotidiani -3,7%; Periodici -3,2%; Free Press -16%); Tv -1,7% con Rai e Mediaset che deterranno oltre l'84% degli investimenti; Radio -7,2% (Radio Nazionali -6,3%; Radio Locali -9,5%); Cinema -7,6% (primo quadrimestre a -15,6%); Esterna -5,3%. In controtendenza Internet che salirà a +18% (Display +20%; Video adv +66%; Search +24%) e Mobile (+8,8%). “In Italia manca il 'countability', quella definizione anglosassone che raccoglie in sé senso di responsabilità e misurazione - ha concluso Redivo -. Che cosa servirebbe? Il 50% di abilità, il 50% di determinazione e il 50% fortuna”. Poco importa se il totale fa 150.
(da Pubblicitaitalia.it)

1 commento:

  1. sono pessimista, per molti motivi: internet è sempre più oggetto di attacchi da parte delle cricche mafiose e governative che la vedono come una grande arma in mano alla libera informazione, quindi la tendenza è quella di non far sviluppare più di tanto la rete con costi ancora alti e una rete ancora poco capillare e piuttosto lenta, il wi-fi è un'altra storiella da propaganda quel poco che c'è non è mai completamente free (in Romania a Bucarest siamo quasi al 40% di copertura). Inoltre il rischio è che se i grandi spender non escono più in esterna non diminuisca il volume di affari o di impianti perchè lo faranno in massa i piccoli locali a costi più bassi il che significa affissioni con grafica orrenda su impianti orrendi, lo schifo al quadrato che spesso avete documentato sul blog

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