mercoledì 10 agosto 2011

Ma cosa van dicendo De Luca e Cassone? Bosi risponde

Lunedì 8 agosto 2011 sul sito www.cartellopoli.net é stato pubblicato un articolo dal titolo “Scaramucce d’agosto in Commissione Commercio” che commenta quanto riportato in due agenzie della ADN KRONOS, relative rispettivamente alla dichiarazione resa dall’On. Athos De Luca, Vicepresidente della Commissione Ambiente, ed alla replica che gli ha voluto dedicare l’on. Ugo Cassone, Presidente della Commissione Commercio.

Dell’On Athos De Luca l’Agenzia ADN KRONOS ha riportato la seguente dichiarazione: “Perché non si applicano le denunce penali per danneggiamento aggravato anche ai cartelloni pubblicitari irregolari? Eppure, visto il fallimento completo di tutti gli annunci dell'assessore Bordoni di lotta al cartellone selvaggio, la denuncia penale potrebbe essere un deterrente molto efficace nei confronti delle ditte che continuano a massacrare la città con i loro impianti. Forse la lobby delle imprese dei cartelloni, gode di uno 'speciale riguardo' da parte del Campidoglio? Forse non si possono pestare i piedi all'assessore Bordoni 'amico' dei cartellonari? Forse il giro di affari dei cartelloni pubblicitari, mette soggezione all'Amministrazione?. Alemanno deve spiegare questo incredibile comportamento del Comune nei confronti di cartellone selvaggio. Per quanto ci riguarda, se il Comune non estenderà agli impianti di pubblicità irregolari la denuncia penale, ci attiveremo con i 'cittadini per il decoro' sporgere, le denunce penali a carico degli impianti pubblicitari irregolari. Confidiamo che il Comune rimedi subito a questa insidiosa scivolata, che metterebbe a nudo l'incoerenza, le contraddizioni politiche e la serietà della campagna per il decoro lanciata dal Campidoglio”.

Dell’On. Ugo Cassone l’Agenzia ADN KRONOS ha riportato la seguente replica: “De Luca dovrebbe sapere che non é possibile per il comune introdurre modifiche di natura penale in una materia disciplinata da normativa specifica. Quello che possiamo fare come amministrazione sul fronte dei manifesti, richiamandoci alle norme generali del codice penale, non possiamo farlo per gli impianti pubblicitari perché già esiste una normativa specifica di livello statale. L'introduzione della denuncia penale può quindi essere fatta soltanto dal legislatore statale. Il vice presidente della Commissione Ambiente sbaglia dunque indirizzo: la Giunta Alemanno sta facendo tutto quello é in suo potere per tutelare il decoro cittadino. De Luca preferisce non ammetterlo ma potrebbe almeno indirizzare le sue critiche nella giusta direzione. In questo caso, il Parlamento".

La querelle é scaturita dalla iniziativa intrapresa dall’Assessore all’Ambiente, On. Marco Visconti, che da quando ha avuto tale importante incarico ha avviato una campagna per il decoro della città
che si é fin qui concretizzata con la rimozione di circa 10 mila pezzi tra locandine, manifesti e adesivi, nonché con una media mensile di circa 1 migliaio di contravvenzioni elevate dai Vigili del Pronto Intervento per il Centro Storico (PICS).

Per tutelare il decoro urbano l’Assessorato all’Ambiente é arrivato anche alla denuncia penale per danneggiamento aggravato, che l’On. Athos De Luca vorrebbe esteso anche ai cartelloni pubblicitari irregolari, ma che secondo l’On. Ugo Cassone non é possibile applicare perché “già esiste una normativa specifica di livello statale”: la replica all’On. De Luca, per come é stata formulata dall’On. Cassone, lascerebbe intendere che per gli impianti pubblicitari abusivi non ci si possa richiamare alle norme generali del Codice Penale, per cui la “introduzione della denuncia penale può quindi essere fatta soltanto dal legislatore statale”.

A fronte delle affermazioni rese da entrambe le parti, ci corre l’obbligo di far presente che ci si può ed anzi ci si deve richiamare alle norme del Codice Penale per gli impianti pubblicitari abusivi, indipendentemente dalla estensione anche ad essi e non solo ai manifesti degli estremi del reato di danneggiamento aggravato, di cui all’art. 635 del Codice Penale.

L’installazione di un impianto pubblicitario abusivo va perseguita non solo con la sanzione amministrativa, dovuta da parte del Comune di Roma ai sensi del 1° comma dell’art. 31 del vigente Regolamento sulle affissioni, ma costituisce sempre e comunque un estremo di rilevanza penale, per tutti i casi seguenti.

- In tutti i casi di installazione di impianti pubblicitari su suolo sia pubblico che privato si incorre nel reato di cui all’art. 633 del Codice Penale che é relativo alla “Invasione di terreni o edifici” e che testualmente dispone: “Chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da euro 103 a euro 1.032”.

– Nei casi invece di installazione di impianti pubblicitari su aree soggette a vincolo paesaggistico, si incorre nel reato di cui all’art. 734 del Codice Penale che é relativo alla “Distruzione o deturpamento di bellezze naturali” e che testualmente dispone: “Chiunque, mediante costruzioni, demolizioni, o in qualsiasi altro modo, distrugge o altera le bellezze naturali dei luoghi soggetti alla speciale protezione dell'autorità, è punito con l'ammenda da euro 1.032 a euro 6.197”.
Si fa presente che anche le aree naturali protette (parchi e riserve naturali, sia statali che regionali) sono soggette a vincolo paesaggistico e tutelate per legge ai sensi della lettera f) del 1° comma dell’art. 42 del D.Lgs. n. 42/2004.

– Nei casi infine di installazione di impianti pubblicitari all’interno o al confine di un’area naturale protetta, come ad es. il Parco di Veio, si incorre nei reati penali di cui al combinato disposto dei commi 1 ed 8 dell’art. 30 della legge n. 394/1991, per violazione tanto delle “misure di salvaguardia” (art. 6 della legge n. 394/1991 ed artt. 8 e 28 della legge regionale n. 29/1997) quanto del Regolamento (art. 11 della legge n. 394/1991 ed art. 27 della legge regionale n. 29/1997).

Il 1° comma dell’art. 30 della legge quadro sulle aree protette n. 394 del 6.12.1991, che é relativo alle “Sanzioni”, dispone testualmente: “Chiunque viola le disposizioni di cui agli articoli 6 e 13 è punito con l'arresto fino a dodici mesi e con l'ammenda da lire duecentomila a lire cinquantamilioni. Chiunque viola le disposizioni di cui agli articoli 11, comma 3, e 19, comma 3, è punito con l'arresto fino a 6 mesi o con l'ammenda da lire duecentomila a lire venticinquemilioni. Le pene sono raddoppiate in caso di recidiva”.

L’art. 6 della legge n. 394/1991 riguarda le “misure di salvaguardia” di un’area naturale protetta nazionale (parco o riserva) ed il 4° comma stabilisce che “dall'istituzione della singola area protetta sino all'approvazione del relativo regolamento operano i divieti e le procedure per eventuali deroghe di cui all'articolo 11”, che é riferito per l’appunto al “Regolamento del parco”: ai sensi della lettera d) del 3° comma dell’art. 11 nei parchi é vietato “lo svolgimento di attività pubblicitarie al di fuori dei centri urbani, non autorizzate dall'Ente parco”.

L’art. 13 della legge n. 394/1991 riguarda invece il rilascio del nulla osta da parte dell’Ente Parco.

Il successivo comma 8 del medesimo art. 30 della legge n. 394/1991 stabilisce testualmente che “le sanzioni penali previste dal comma 1 si applicano anche in relazione alla violazione delle disposizioni di leggi regionali che prevedono misure di salvaguardia in vista della istituzione di aree protette e con riguardo alla trasgressione di regolamenti di parchi naturali regionali”.

Le “misure di salvaguardia in vista della istituzione delle aree protette” regionali (parchi e riserve naturali), non ancora dotate di Piano di Assetto definitivamente approvato (in tal caso valgono le sue Norme tecniche di Attuazione), sono dettate dall’art. 8 della legge regionale n. 29 del 6 ottobre 1997: ai sensi della lettera o) del 3° comma dell’art. 8 all’interno dei parchi regionali é vietata “l'apposizione di cartelli e manufatti pubblicitari di qualunque natura e per qualsiasi scopo, fatta eccezione per la segnaletica stradale di cui alla normativa vigente e per la segnaletica informativa del parco”.

Con il successivo art. 44 della legge regionale n. 29/1997 sono state contestualmente istituite una serie di aree naturali protette, tra cui anche il Parco di Veio: ai sensi del comma 11 dell’art. 44 “fino all'adozione da parte degli organi competenti di specifiche norme di salvaguardia, alle aree protette istituite con il presente articolo si applicano le norme di cui all'articolo 8” e quindi il divieto imposto dalla lettera o) del 3° comma, sopra richiamato.

L’art. 28 della legge regionale n. 29/1997 riguarda il rilascio preventivo ed obbligatorio del “Nulla osta” anche per “impianti” di tipo pubblicitario, in assenza del quale (o in difformità dal Regolamento) il 3° comma prescrive che "il legale rappresentante dell'ente di gestione dispone la sospensione dell'attività medesima ed ordina la riduzione in pristino", vale a dire la rimozione dell’impianto.

Ne deriva che chi installa un cartellone abusivo all’interno o al confine di un parco o di una riserva naturale, senza per di più il preventivo ed obbligatorio rilascio del nulla osta, viola le sue misure di salvaguardia (art. 44, comma 11, ed art. 8, comma 3, lettera o) ed il nulla osta (art. 28), per cui incorre nella pena che prevede l'arresto fino a dodici mesi e l'ammenda da lire duecentomila a lire cinquantamilioni delle vecchie lire.

L’art. 27 della legge regionale n. 29/1997 riguarda il “Regolamento dell’area naturale protetta”: il 2° comma dispone che “in particolare è vietato quanto previsto dall'articolo 11, comma 3, della l. 394/1991” e quindi anche il divieto di svolgimento di attività pubblicitaria prescritto dalla lettera d) proprio del 3° comma.

Ne deriva che chi installa un cartellone abusivo all’interno o al confine di un parco o di una riserva naturale commette una violazione del Regolamento per cui incorre nella pena che prevede l'arresto fino a 6 mesi o l'ammenda da lire duecentomila a lire venticinquemilioni delle vecchie lire.

Ai sensi dell’art. 25 della legge regionale n. 29/1997 al personale guardiaparco è attribuita la qualifica di polizia giudiziaria: la stessa qualifica è ricoperta anche dai Vigili dei diversi Gruppi del Corpo di Polizia Municipale di Roma.

Ne deriva che sia gli uni che gli altri dovrebbero ogni volta segnalare alla Procura della Repubblica tutti i soggetti che a vario titolo si sono resi responsabili della installazione di un impianto pubblicitario abusivo per chiedere di voler accertare se sussistano a loro carico gli estremi dei reati suddetti, singolarmente o cumulativamente.

Sia l'On. Athos De Luca che a maggior ragione l'On. Ugo Cassone, per la carica che ricopre di Presidente della Commissione Commercio, nonché i consiglieri della medesima IX Commissione On. Salvatore Vigna ed On. Gianfranco Zambelli (che leggono per conoscenza) dovrebbero controllare e comunque esigere nell’ambito delle rispettive competenze che la Polizia Municipale per ogni impianto pubblicitario da lei sanzionato trasmetta contestualmente alla Procura delle Repubblica un esposto-denuncia del rappresentante legale della ditta titolare dello stesso impianto.

Si coglie l’occasione per ricordare che ai fini della repressione dovuta dell’abusivismo commerciale sul piano amministrativo, prima ancora del preventivo oscuramento della pubblicità irregolare e della rimozione spontanea (da parte delle ditte) o forzata (da parte del Comune) degli impianti installati abusivamente, deve essere comunque applicata una sanzione amministrativa che é stata aumentata con l'approvazione della legge finanziaria n. 111 dello scorso 15 luglio: con tale nuova norma, che modifica il Codice della Strada, la sanzione minima che era di ridicoli 155 euro é stata aumentata a 1.376,55 euro, mentre la sanzione massima da 624 euro é stata innalzata a 13.765,50 euro.
Con quasi più del doppio di quanto incassava fino all’altro ieri, il Servizio Affissioni del Comune di Roma si può pagare ora non solo la ditta incaricata della rimozione, che oscilla ad ogni modo intorno ai 300 euro, ma anche lo straordinario o comunque l’ulteriore prestazione che è dovuta per il “personale a disposizione” del Comune che deve ogni volta presenziare alle rimozioni forzate eseguite dalle ditte specializzate prescelte.

Ne deriva che il Comune non può più dilazionare sine die la rimozione degli impianti abusivi che è dovuta per legge e che, pur nei tempi burocratici fisiologicamente necessari per la materiale rimozione degli impianti accertati come abusivi, può e deve anzi utilizzare come validi deterrenti non solo le denunce penali per i reati sopra evidenziati, ma anche e soprattutto l’applicazione cumulativa delle sanzioni amministrative maggiorate al pubblicizzato, per indurlo ad una rivalsa nei confronti della ditta titolare dell’impianto da lui utilizzato, che funzionerà da sicuro disincentivo economico, perché comporterà alla fine per le ditte pubblicitarie delle spese maggiori dei guadagni illecitamente lucrati.

Distinti saluti.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi
- Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione “Verdi Ambiente e Società“ (VAS) -

2 commenti:

  1. Bisogna applicare le norme esistenti: Sanzione Amministrativa, eventuale sospensione della licenza, disattivazione utenze e/o siti internet segnalati, nei casi più gravi la denuncia penale. Poi una gara per l'affidamento di tali servizi, per poche società ma buone, sarà loro interesse eliminare l'abusivismo.

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  2. Bisognerebbe che il dott.De Luca studiasse un pò meglio l'art.23.... ha fatto modificare con la finanziaria le multe per i cartelli irregolari invece che per gli abusivi! ora un cartello autorizzato che paga le tasse ma che ha qualche irregolarità è sanzionabile fino a 13.000 euro mentre uno totalmente abusivo fino a 3.000.... complimenti per la competenza!

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