martedì 2 agosto 2011

Proposta di delibera di iniziativa popolare: i motivi della contrarietà del dott. Francesco Paciello e le controdeduzioni ad essi di Rodolfo Bosi

In allegato alla fine del post trovate le 22 pagine di controdeduzioni al parere contrario sulla proposta di delibera di iniziativa popolare inviate da Rodolfo Bosi al dott. Francesco Paciello in data 15 luglio 2011.
Di seguito qualche estratto:

Punto 3, art. 4, commi 4, 5 , 6 e 7 – Si tratta della abrogazione delle “deroghe” che sono concesse dal 6° comma dell’art. 23 del D.Lgs. n. 285 del 30 aprile 1992, con cui è stato emanato il nuovo Codice della Strada, ai sensi del quale "nell'interno dei centri abitati, limitatamente alle strade di tipo E) ed F), per ragioni di interesse generale o di ordine tecnico, i comuni hanno la facoltà di concedere deroghe alle norme relative alle distanze minime per il posizionamento dei cartelli e degli altri mezzi pubblicitari, nel rispetto delle esigenze di sicurezza della circolazione stradale".
Nel vigente “Regolamento” approvato con delibera n. 37/2009 le uniche “deroghe” sfruttate dal Comune di Roma sono:
la facoltà di autorizzare l’installazione di impianti pubblicitari sugli spartitraffico con larghezze superiori a metri 4, ma con distanza dal limite della carreggiata non inferiore a metri 1,80 (4° comma);
la facoltà di derogare da una serie di distanze minime per l’installazione di impianti esclusivamente di dimensioni non superiori a mt. 1,20 x 1,80 solo nelle strade di quartiere (E) e nelle strade locali (F) (5° comma);
la facoltà di non rispettare le distanze minime prescritte dall’art. 51 del D.P.R. n. 495 del 16 dicembre 1992 (con cui è stato emanato il Regolamento di attuazione ed esecuzione del Codice della Strada) "per i cartelli e gli altri mezzi pubblicitari collocati in posizione parallela all’asse stradale e posti in aderenza per tutta la loro superficie ai fabbricati" (comma 7).
Va rilevato che il dott. Paciello ignora la deroga del 4° comma, perché afferma che "l’attuale regolamento di Pubblicità prescrive deroghe solo per gli impianti di dimensione non superiore a metri 1,20x1,80", previsti invece dal successivo 5° comma.  
Con riferimento ad ogni modo ai commi 4, 5 e 6 secondo il dott. Paciello non solo "la ratio della norma è quella di adattare le regole generali del Codice della Strada alle specificità locali", ma "l’abrogazione dei commi in questione, giuridicamente possibile, avrebbe come conseguenza l’impossibilità di installare sul territorio gran parte dei cartelli stante la conformazione del territorio cittadino che presenta una rete viaria molto fitta ed articolata" !
Non si può non rilevare da un lato che è lo stesso dott. Paciello ad ammettere la piena legittimità delle abrogazioni proposte da un punto di vista giuridico, ma dall’altro lato non si può non contestare la minacciata "impossibilità di installare sul territorio gran parte dei cartelli" per “colpa” di come sarebbe fatta una metropoli come Roma, dove non ci sarebbe lo spazio sufficiente per installare impianti pubblicitari di dimensioni non superiori a mt. 1,20 x 1,80 se si rispettassero tutte le prescrizioni dettate sia dal Codice della Strada che dal suo Regolamento di attuazione ed esecuzione !
Si ritiene grave, perché manifestamente infondata, una affermazione del genere soprattutto per i seguenti quattro motivi:
1) La possibilità o meno di installare impianti pubblicitari a Roma, "stante la conformazione del territorio cittadino che presenta una rete viaria molto fitta ed articolata", viene stabilita in termini di superficie espositiva massima dal Piano Regolatore degli Impianti e dei Mezzi Pubblicitari (PRIP) ed ancor più dai Piani di Localizzazione, senza dover essere influenzata a priori dalla “tesi” peraltro non dimostrata del dott. Paciello;
2) una affermazione del genere non appare completamente rispondente alle "ragioni di interesse generale o di ordine tecnico" previste dal 6° comma dell’art. 23, che non sono esattamente equivalenti e comunque sempre commisurabili con quelle che il dott. Paciello definisce invece "specificità locali";
3) l’applicazione delle suddette deroghe nel rispetto del comma 5 non permette quasi sempre di rispettare la circostanza a cui sono subordinate, vale a dire che non sia ostacolata la visibilità dei segnali stradali entro lo spazio di avvistamento;
4) nelle strade di quartiere (E) e nelle strade locali (F), che sono le uniche peraltro a cui si possono applicare le deroghe, se applicate (come di fatto a tutt’oggi si continuano ad applicare) sempre e comunque nella "rete viaria molto fitta ed articolata" della città di Roma, quel che verrebbe sicuramente a mancare sarebbe il rispetto delle esigenze di sicurezza della circolazione stradale, che pure viene prescritto proprio come condizione a monte per poter applicare le deroghe.      
Per quanto concerne il comma 7, che recepisce il 5° comma dell’art. 51 del D.P.R. n. 495/1992, secondo il dott. Paciello "la sua abrogazione non impedirebbe di applicare la relativa prescrizione in quanto la stessa trova origine da una fonte normativa suprema", quale è per l’appunto il Regolamento di attuazione ed esecuzione del Codice della Strada.
La Giurisprudenza ampiamente consolidata in materia ha specificato che la normativa di livello nazionale ha valore di “legge cornice” o “norma quadro” che Regioni, Province e Comuni sono obbligati a rispettare, ma solo nel senso di non poter derogare dai “limiti” massimi che vi sono indicati, mantenendo cioè il pieno diritto e quindi il conseguente potere di impartire prescrizioni più restrittive a tutela del proprio territorio.
Il Comune di Roma ha quindi la piena facoltà di adottare misure più restrittive per Roma nel settore delle affissioni pubblicitarie, non solo abrogando le deroghe attualmente concesse dai commi 4 e 5, ma rinunciando a sfruttare anche e soprattutto la deroga concessa dal 5° comma dell’art. 51 del D.P.R. 495/1992.      
A tal ultimo riguardo va evidenziata la necessità di abrogare il comma 7, sostituendolo però con un testo che tramuti la rinuncia in espressa prescrizione, proprio per togliere alla ditte pubblicitarie la possibilità di chiedere installazioni in forza della deroga concessa a livello nazionale.

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Capoverso 18 – Il dott. Paciello sostiene che "il numero di codice identificativo assegnato non è da conformare a quello di cui all’art. 12 comma 1bis del Regolamento di Pubblicità, in quanto, a differenza di quest’ultimo, non identifica un’autorizzazione amministrativa bensì esclusivamente una posizione contabile e l’avvenuto censimento dell’impianto".
Si premette che il comma 1 bis dell’art. 12 stabilisce testualmente che "gli stessi impianti devono
riportare un apposito elemento di identificazione contenente gli estremi del titolo autorizzativo o di un codice corrispondente dato dal Comune".
Ma a sconfessare quanto asserito dal dott. Paciello è lo stesso sito ufficiale del Comune di Roma dove alla pagina http://www.comune.roma.it/wps/portal/pcr?jppagecode=d_atec_pr_fo_la_eco_aff_ele.wp è testualmente riportato: "Il Regolamento Comunale sulla Pubblicità (Deliberazione C.C. 37/2009) stabilisce che ogni impianto debba essere dotato di un codice fornito dal Comune di Roma (art. 12 comma 1 bis)".

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Quanto al mancato oscuramento dei cartelloni abusivi il dott. Paciello arriva ad affermare che "il Servizio Affissioni e Pubblicità è intervenuto, per competenza, alla copertura della pubblicità abusiva quale forma di contrasto efficace nei casi ritenuti opportuni", che però il dott. Paciello non si è preoccupato di far sapere quali e soprattutto quanti siano.
A questa associazione risulta per certo che l’allora Assessore al Commercio Daniela Valentini, ha effettivamente provveduto – assieme all’allora Direttrice del Servizio Affissioni e Pubblicità Andreina Marinelli - a far oscurare una serie di impianti accertati come abusivi e quindi risponde oggettivamente al vero che per tali casi sia intervenuto l’allora Servizio Affissioni e Pubblicità, mentre non risulta affatto che ciò sia avvenuto da quando è direttore il dott. Paciello: basti dire che tutti gli impianti sopra elencati non sono stati a tutt’oggi oscurati, per cui quand’anche si dimostrasse a posteriori l’avvenuto oscuramento di alcuni impianti, in termini di media matematica (secondo cui l’eccezione fa la regola) non si verrebbe ad alterare affatto la piena rispondenza  al vero di quanto asserito al capoverso 15.

Documento ufficiale parere negativo Dr. Francesco Paciello (da bastacartelloni)

Nota di accompagno delle controdeduzioni

Controdeduzioni ufficiali al parere contrario di Paciello

18 commenti:

  1. cari bosi, tonelli, l'argomento è di una cavillosità e tecnicalità da cui credo sia impossibile uscirne fuori. secondo me sarebbe più semplice abrogare la 37/2009, fissando con nuova Delibera i principi generali, salvaguardia e decoro del paesaggio urbano, paesaggistico, rispetto del codice della strada senza deroghe; impossibilità per un anno di installare cartelloni senza istruttoria di merito preventiva; istruttoria di ammissibilità, in base ai principi generali, di tutti gli impianti censiti alla data di decadenza della 37/2009. Se restiamo sulla punta di diritto il comune e BORDONI, non si faranno certo infinocchiare dai cittadini, e troveranno sempre qualche codicillo, qualche comma, quelche norma del mozambico, che non consente il contrasto ai cartellopoli, ma anzi li favorisce. Ricordo a tutti che tempo fa BORDONI a proposito dei camion bar, per giustificarli e perseverarli, ha tirato fuori un comma di un regolamento anteguerra, con buna pace ovviamente del decoro, sempre invocato e sempre negletto.
    Il PRIP non verrà mai approvato e quan'anche fosse approvato, mancherebbero i piani di localizzazione,altri 100 anni, e alla fine di tutto questo iter, nel 2100, si dirà che non è più possibile intervenire sul pregresso. addio

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  2. 22 pagine per dire che Paciello è un......
    amico degli amici.
    Dubito che ci sia qualcuno della commissione commercio che le leggerà tutte o che almeno riesca a capirne la metà.

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  3. Penso che ormai andrebbe interessata la Procura di Roma. Alcuni fatti sono palesi e compromettono la sicurezza dei cittadini.

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  4. Domanda ingenuotta. Dunque Paciello è il capo responsabile del Servizio Affissioni. Secondo una ampia fetta di cittadini il Servizio Affissiono non fa a pieno il suo dovere. Ci sono ditte che hanno più di 3 sanzioni e non vengono radiate. Ci sono società verbalizzate che non vengono oscurate. Ci sono cartelloni dovunque, sono quintuplicati e mettono a rischio la vita stessa delle persone.

    Ora, domanda ingenua appunto: che margini hanno cittadini come noi di denunziare Paciello? Che pro e contro ci sono? I pro mi paiono evidenti e sono, ipoteticamente, che Paciello venga condannato per omissione d'atti d'ufficio. Ma i contro quali sono?

    Cioè se il nostro parere, di tutti noi, come sembra, è che questo signore venga utilizzato (suo malgrado) dall'amministrazione per fare un lavoro scorretto, cosa ci impedisce di intervenire denunziandolo direttamente come associazioni, comitati, società?

    E' una riflessione ad alta voce che faccio e non vuole essere neppure una cosa personale contro Paciello, che magari con una querela potrebbe essere aiutato a uscire da una situazione che non ho aggettivi per definire.

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  5. Wanderobo io sono, amaramente, sulle tue stesse posizioni. Il mio time table? Il seguente:

    questa amministrazione di amici delle cosche cartellonare toglie le tende nel 2013

    una nuova amministrazione, che avrà questo problema nel programma, inizia a lavorare ad un nuovo regolamento prendendo a modello il servizio affissioni delle città europee

    nel 2014 il Consiglio Comunale approva il nuovo Regolamento che lascia 2 anni di transitorietà e poi indice i bandi.

    nel 2016 bando, vincitori, pulizia della città (totale) e installazione dei nuovi impianti di qualità, pochi, regolari, luminosi.

    2026, secondo bando

    2036, terzo bando

    2046, quarto bando


    tonelli

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  6. Non sarà con queste battaglie di codici e codicilli che si potrà vincere questa battaglia. Ci vuole la volontà POLITICA, qualcuno che dica a Paciello "procedi con le rimozioni e gli oscuramenti, radia tutte le ditte che devi e piantala di rilasciare autorizzazioni, perchè i cittadini si sono rotti il c...o di questo schifo" altrimenti non se ne esce.
    E noi dimostriamogli che ci siamo rotti ...

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  7. Cioe' praticamente paciello dice che la tutela dei diritti della mafia dei cartelloni è preponderante rispetto al rispetto delle leggi e in particolare del codice della strada che è una legge che lavora verso la tutela e la sicurezza dei cittadini. Ma è fuori????

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  8. fermo restando che il PRIP, anche qualora venisse approvato e attuato, fa cagare, come hanno scritto persone più autorevoli "è una fotografia tecnica dell'esistente".
    comnque il PRIP è uno specchietto per le allodole serve solo a dimostrare l'adempienza formale da parte di BORDONI, la sostanza è che i cartelloni prospererarnno vita natural durante, un colpo al cerchio e uno all'anima

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  9. Faccio presente a Wanderobo che i cittadini non hanno il potere di abrogare la delibera n. 37/2009 e di sostituirla a proprio piacimento con un nuovo Regolamento, che peraltro non potrà mai mettere ordine al settore dell'impiantistica pubblicitaria senza il PRIP.
    Ai cittadini spetta solo il compito di partecipare ai procedimenti amministrativi nelle forme e nei modi ad essi permessi, che passano obbligatoriamente nella "cavillosità e tecnicalità" della normativa vigente in materia che si é dato il Comune e che purtroppo non é comprensibile e "digeribile" ai più.
    Quanto alla Commissione Commercio ed ai consiglieri comunali, che secondo l'anonimo non leggeranno né capiranno le mie controdeduzioni, sta sempre a cittadini (e quindi anche al sottoscritto)farsi sentire ottenendo apposite audizioni o confronti singoli con cui cercare di convincere della bontà delle nostre argomentazioni.
    Non sono affatto d'accordo con il "time table" di Tonelli, non solo perché ignora che i bandi vanno fatti su delle "regole" certe e quindi sulla base della pianificazione stabilita dal PRIP, ma soprattutto perché rimanda la soluzione del problema a tempi per me inaccettabili e sul presupposto politicamente altrettanto inaccettabile che a vincere le future elezioni comunali sarà sicuramente un centro-sinistra capace di rimettere magicamente tutte le cose al posto giusto.
    In risposta sia a Wanderobo che a Tonelli faccio presente che esistono di già delle "regole" da rispettare e da far rispettare anche e soprattutto dal Comune più o meno in tempi sicuramente meno lunghi di quelli pronosticati, quanto meno attraverso la Class Action e comunque una continua azione di denuncia di tutte le irregolarità che coinvolga anche le istituzioni superiori che possono sostituirsi all'inerzia del Comune di Roma, riportando il settore ad una situazione di legalità, in attesa del definitivo ordine sancito dal Regolamento modificato ed integrato, dal PRIP e dai Piani di Localizzazione.

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  10. Tutte le repliche di Bosi - che ogni tanto dimostra di avere pregiudizio su di me - sono ricomprese nel mio time table che invece farebbe molto bene a sposare.

    Riguardo ad un eventuale PRIP (non questo, che è immondizia: non sono disposto ad accontenrarmi di una trasformazione dai 4x3 ai 3x2 dentro all'Anello Ferroviario; i 3x2 sono i cartelloni gialli della Nevada: ci piacciono?) se sarà necessario o no io non lo so. Se sarà necessario si dovrà approvare nelle more o in contemporanea a un nuovo regolamento. Certo indubbiamente non questo PRIP, ma un PRIP dalla parte della legalità, della sicurezza, della bellezza della città.

    Ho scritto che le cose devono essere fatte come si sono fatte in tutto il mondo civile eoccidentale. Napoli, Parigi, Madrid, Londra. Hanno un PRIP + un REGOLAMENTO? Facciamo PRIP e REGOLAMENTO. Hanno solo un regolamento? Facciamo un regolamento. E così via.

    Sulla politica poi non penso assolutamente al colore politico della nuova giunta e del nuovo consiglio. Infatti non ne ho parlato. Ho fiducia che chiunque vincerà dovrà correre a risolvere un problema grosso come una montagna che questa giunta contigua al crimine organizzato ha generato. Chi mi dà questa certezza? Le dichiarazioni (dietro le quinte, lontano dai microfoni) che TUTTI i rappresentanti anche dell'attuale centro-destra mi fanno personalmente a me e non solo a me riguardo alla filiera Bordoni-Alemanno-Paciello-Cartellonari. Bisognerebbe registrare cosa si dice dal più alto dirigente, all'assessore, all'ultimo dei consiglieri municipali.
    Inoltre mi dà questa fiducia una dichiarazione non smentita da parte del ministro Giorgia Meloni, in poredicato per correre al posto di Alemanno come sindaco per il centro destra nel 2013: "vabbene, ma solo se posso lavorare in totale discontinuità con Alemanno".

    Ecco perché, vinca la destra o la sinistra, sono certo che la situazione dovrà per forza essere affrontata e risolta. Anzi, forse potrebbe risolverla meglio un onesto nuovo governo di destra, figuriamoci se mi metto a far politica.
    TONELLI

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  11. Non sono per il farwest, ma per pura "scuola", segnalo a Bosi che i mercati, quando sono frequentato da attori in numero congruo, onesti e sani si autoregolano. Specie i monopoli naturali. Come tutti noi abbiamo imnparato nei mesi scorsi, la ditta vincitrice del bando di Napoli si è autoridotta i mq di pubblicità... Non so se mi spiego.

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  12. caro bosi, i cittadini nn hanno il potere di abrogare la 37/2009, il comune sì. secondo me, ma è un'opinione personale, la strada della tecnicalità non è quella giusta perchè ci sarà sempre un tecnicismo in più che da ragione a BORDONI, i cittadini devono lottare sui principi che poi devono essere tradotti in regolamenti dai nostri amministratori. però su una cosa sono d'accordo, le regole esistono già basterebbe applicarle tutte, basterebbe che BORDONI non si inventasse il sotterfugio del censimento in banca dati che secondo lui non è titolo autorizzativo, ma registrazione di una posizione contabile (classico esempio di presa per il culo e da quale parte sta il Comune). da quanti mesiè che leggo il blog? più di un anno, bosi, i comitati, i promotori della delibera stanno facendo tutto il possibile e anche l'impossibile, fino a oggi con quali risultati concreti e visibili? la città è devastata, e più si va avanti a parlare di tecnicismi più la città sarà sommersa fino al punto di non ritorno e quindi di sanatoria generalizzata. la strada dei tecnicismi non porta da nessuna parte, BORDONI a maggio 2010 in un'intervista disse che entro fine anno (2010) la situazione sarebbe stata risolta (oltre a dire che i cartelloni vengono rimossi in 48 ore).

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  13. comunque le deduzioni di paciello mi hanno dato una certezza (che in realtà avevo anche prima): a Roma esistono 2 circuiti autorizzativi:
    uno quello ufficiale, che prevede un'istruttoria sulla ammissibilità dell'impianto;
    un altro, uffciale anche questo ma che avrebbe solo finalità di registrazione di posizioni contabili, è quello della banca dati che, quindi, non è servito a censire il settore, ma a consentire la proliferazione degli impianti.
    PACIELLO/BORDONI, quando dicono le loro cazzate, fanno riferimento al circuito ufficiale e possono dire che solo 30.000 impianti sono autorizzati. Essi fanno affidamento con la confusione che si crea tra i due circuiti, nel senso che a quello della banca dati applicano alcune regole previste per quello ufficiale (ricollocazione per es.), di fatto rendendo ufficila eautorizzata una posizione contabile. se poi qualcuno dice che ai cartelloni della banca dati bisogna applicare le procedure di oscuramento e rimozione loro ti dicono che queste regole non si applicano a cartelloni non autorizzati. Conclusione, tutto è studiato per consentire lo schifo e con i tenicismi non se ne esce.

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  14. PULIZIA TOTALE DI CARTELLONI ABUSIVI ED AMMINISTRATORI CORROTTI, INETTI , MAFIOSI. E POI , AUTORIZAZZIONI PER OGNI SINGOLO CARTELLONE PIANTATO

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  15. I politici non hanno idee i politici non hanno preparazione i politici si rifugiano nell'estremo tecnicismo normativo per confondere tutti e cavarsela con comodi excamotage.
    Quel PRIP somiglia molto al suono onomatopeico che lo caratterizza. Cioè una scorreggia.Anzi scorreggina.
    Infatti non vale niente ed è assolutamente scollato dalla realtà territoriale, ma quel che è peggio inapplicabile sia sotto il profilo urbanistico che sotto il profilo commerciale.
    Loro sparano misure a cacchio: meno di 120 più di 3x2 inferiore a 4x3 senza dare contestualità a quelle misure. Per non parlare delle fogge e dei materiali costruttivi.
    Il piano si può buttare giù in tre mosse e ner rispetto delle tutele del caso. La pubblicità dovrebbe convivere e armonizzarsi con il tessuto della città. Un vestito di un certo stile e non tutto pieno di toppe e toppette.
    Ci sono dei punti delle coste italiane dove natura e insediamenti si sposano benissimo. Vero Architetto Bosi?
    A fare quel piano ci deve essere gente competente disinteressata e civile.
    Non uscirà mai niente di buono dalla testa di un avvocato frustrato come Paciello o di un ex bottegaio come Bordoni.
    Mandateli da un'altra parte.
    Saranno cenni generici i miei ma la sede non mi conseente di dettagliare troppo. Lo spirito però è questo.
    Grazie per lo spazio.
    Anonimo Pentito

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  16. CONCORDO PIENAMENTE CON WANDEROBO...E IL TUTTO FA VERAMENTE INCAZZARE CHI ANCORA CREDE NELLA CIVILTA'!!

    Mc Daemon

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  17. Roma si merita di più di questi amministratori. E' un vero peccato vederla morire x colpa di tali comportamenti. Per me è necessario e vitale l'intervento della Magistratura, vale x ora e per il futuro di chi ci governerà.

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  18. Faccio presente a tutti, e non solo a Wanderobo e Tonelli, che lo Stato di diritto quale si definisce anche il nostro si basa su delle "regole" che sono costituite, come il vigente "Regolamento" comunale sulle affissioni, di quella "tecnicalità" che non può quindi essere giudicata come la strada non giusta.
    Al fine di evitare ulteriori confusioni su ciò che scrivo, metto in risalto che qualunque legge, norma o regolamento scaturisce pur sempre volta per volta dalla maggioranza politica di turno per cui il "tecnicismo" in più che dà ragione o torto a Bordoni é frutto sempre della maaggioranza politica che lo aggiunge a modifica ed integrazione del testo normativo previgente.
    I "principi" su cui devono lottare i cittadini non potranno essere mai tradotti in regolamenti o veri PRIP dai nostri amministratori, quanto meno per loro ignoranza della materia, se quegli stessi "principi" non saranno stati tradotti dai cittadini che credono nella democrazia partecipata dapprima in precise proposte di modifiche ed integrazioni della delibera n. 37/2009 e del PRIP così come approvato dalla Giunta, su cui aprire subito dopo un'opera di dialogo e di convincimento con tutti i consiglieri comunali che le dovrebbero approvare.
    Ma prima ancora di tutto questo, in attesa della approvaziopne di ciò che si propone e che "politicamente" non potrebbe avvenire mai, i "principi" su cui devono lottare tutti quei cittadini che credono veramente nella democrazia partecipata vanno tradotti in una azione immediata e continua di pretesa del rispetto della legalità vigente atttraverso la denuncia dei vizi di legittimità che presentano gli impianti segnalati.
    Non é affatto vero che questa azione non abbia dato e non stia dando dei risultati, anche se non sono quelli desiderati.
    Non vedo personalmente altre strade "giuste" e ritengo ogni altro commento che si discosti da queste senza dare dimostrazione della sua fondatezza una inutile chiacchiera da salotto, comunque non utile ad indicare una seria strada alternativa da percorrere assieme collegialamente per far sì che l'unione che fa la classica forza diventi anche vincente.

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