lunedì 8 agosto 2011

Scaramucce d'agosto in Commissione Commercio. Con una grande verità: della cosa si deve occupare il Parlamento


QUI ATHOS DE LUCA - VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE COMMERCIO | "Siamo d'accordo con la denuncia penale a carico di chi imbratta la citta' annunciata dal Comune, purché alle conferenze stampa seguano i fatti, visto che di annunci di iniziative contro il degrado, ne abbiamo sentiti molti dalla Giunta Alemanno, senza che seguissero i fatti. Ma la cosa che più ci sorprende è che cartellone selvaggio sia inspiegabilmente escluso da questa iniziativa per il decoro della città, malgrado gli impianti pubblicitari siano forse il fenomeno di gran lunga più impattante e causa di degrado, rispetto all'adesivo e al manifesto, che ha devastato l'intera città in questi tre anni". E' quanto dichiara il vicepresidente della Commissione Ambiente Athos De Luca.

"Perché - chiede De Luca - non si applicano le denunce penali per danneggiamento aggravato anche ai cartelloni pubblicitari irregolari? Eppure, visto il fallimento completo di tutti gli annunci dell'assessore Bordoni di lotta al cartellone selvaggio, la denuncia penale potrebbe essere un deterrente molto efficace nei confronti delle ditte che continuano a massacrare la città con i loro impianti. Forse la lobby delle imprese dei cartelloni, gode di uno 'speciale riguardo' da parte del Campidoglio? Forse non si possono pestare i piedi all'assessore Bordoni 'amico' dei cartellonari? Forse il giro di affari dei cartelloni pubblicitari, mette soggezione all'Amministrazione?".

"Alemanno deve spiegare questo incredibile comportamento del Comune nei confronti di cartellone selvaggio - conclude il rappresentante del Pd - Per quanto ci riguarda, se il Comune non estenderà agli impianti di pubblicità irregolari la denuncia penale, ci attiveremo con i 'cittadini per il decoro' sporgere, le denuncie penali a carico degli impianti pubblicitari irregolari. Confidiamo che il Comune rimedi subito a questa insidiosa scivolata, che metterebbe a nudo l'incoerenza, le contraddizioni politiche e la serieta' della campagna per il decoro lanciata dal Campidoglio".


Ed ecco la repentina risposta. Della serie: "Ah De Lù, famme causa..."...

QUI UGO CASSONE - PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE COMMERCIO | "De Luca dovrebbe sapere che non e' possibile per il comune introdurre modifiche di natura penale in una materia disciplinata da normativa specifica". Lo dichiara Ugo Cassone (Pdl) presidente della commissione Commercio di Roma Capitale.

"Quello che possiamo fare come amministrazione sul fronte dei manifesti, richiamandoci alle norme generali del codice penale, non possiamo farlo per gli impianti pubblicitari perché già esiste una normativa specifica di livello statale- continua - L'introduzione della denuncia penale puo' quindi essere fatta soltanto dal legislatore statale".

"Il vice presidente della Commissione Ambiente sbaglia dunque indirizzo: la Giunta Alemanno sta facendo tutto quello e' in suo potere per tutelare il decoro cittadino - conclude - De Luca preferisce non ammetterlo ma potrebbe almeno indirizzare le sue critiche nella giusta direzione. In questo caso, il Parlamento"


QUI DICE QUALCOSA CARTELLOPOLI | Allora, la risposta "immediata" in pieno agosto di Cassone a De Luca sottolinea la tensione sull'argomento. Specie a causa di alcuni tasti giustamente toccati da De Luca. Cassone si ricopre purtroppo di ridicolo quando parla della lotta del Comune di Roma contro il degrado. Cassone, sei un ragazzo di quaranta anni, la tua città è stata trasfigurata, resa inguardabile, svenduta alle peggiori mafie, la gestione dei cartelloni ha fatto penetrare in città (con conseguenze che ogni giorno viviamo) il crimine organizzato, non esiste più profilo, skyline, panorama, monumento. Esistono le immagini di Google Street View -hai quarant'anni, cazzo, non ottantatre, devi sapere di che si parla- che parlano da sole dimostrando come nel 2008 ogni strada, ogni piazza, ogni municipio, ogni consolare aveva cinque volte in meno il numero di cartelloni che vi sono oggi. E tu con che faccia riesci a fare certe affermazioni? A che pro? Con che vantaggi politici, personali, di dignità?
E' tutto da verificare, invece, ciò che Cassone afferma nel merito sulle modalità di perseguimento dei cartellonari più molesti. Denunzia penale? Potrebbe non servire, potrebbe bastare, e il capo della Commissione Commercio, dovrebbe saperlo, applicare il Regolamento che questa amministrazione ha emendato e approvato a marzo del 2009. Applicarlo. Semplicemente applicarlo. Quel regolamento dice che le ditte sanzionate più di 3 volte devono essere cancellate. Oggi purtroppo ci sono decine di ditte ("amiche di..." come dice De Luca) che sono state sanzionate molte più volte di 3 e stanno ancora lì, a distruggere e umiliare la città. La denuncia penale, qui, dovrebbe scattare -a proposito, cosa aspetta De Luca- immediatamente per omissione d'atti d'ufficio probabilmente.

Il discorso di parlarne in parlamento è tuttavia corretto. Ci vuole non solo una legge, ma immediatamente il Legislatore e l'Esecutivo devono conferire al sindaco di Roma (non questo sindaco, per l'amor del cielo, il prossimo, di destra o di sinistra che sia, ma che non sia Alemanno) il ruolo di Commissario per quel settore. Come il traffico, che in questa città è mortale, è commissariato; come i rifiuti che in questa città sono un emergenza sono commissariati; così l'uccisione di Roma mediante 150mila cartelloni abusivi deve essere motivo di commissariamento. E' chiaro o no, caro il nostro Presidente della Commissione Cultura?

E nel frattempo, in attesa che commissariamento sia, si potrebbe fare velocemente, molto velocemente per migliorare le cose: passare le deleghe sulle affissioni da Bordoni a Visconti. Dall'assessorato al Commercio a quello all'Ambiente, vista la pregnanza di reati ambientali e di scempio urbano ed ecologico della città che i cartelloni frequentano. Chiunque sarebbe in grado di fare meglio di Bordoni, ma Visconti in questo momento in particolare.

Come vedi, caro Cassone (e come vedi anche tu, caro De Luca), le strade sono tante prima di arrivare in Parlamento. Tante e immediatamente praticabili...

10 commenti:

  1. Mi permetto di mettere in evidenza che sull'argomento trattato hanno dimostrato di essere tutti dei perfetti "ignoranti" della materia nel senso non offensivo di coloro che non sanno).
    In tutti i casi di installazione di impianti pubblicitari su suolo sia pubblico che privato si incorre infatti nel reato di cui all’art. 633 del Codice Penale che é relativo alla “Invasione di terreni o edifici” e che testualmente dispone: "Chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da euro 103 a euro 1.032".
    Nei casi invece di installazione di impianti pubblicitari su aree soggette a vincolo paesaggistico, si incorre nel reato di cui all’art. 734 del Codice Penale che é relativo alla “Distruzione o deturpamento di bellezze naturali” e che testualmente dispone: "Chiunque, mediante costruzioni, demolizioni, o in qualsiasi altro modo, distrugge o altera le bellezze naturali dei luoghi soggetti alla speciale protezione dell'autorità, è punito con l'ammenda da euro 1.032 a euro 6.197".
    Si fa presente che anche tutte le aree naturali protette sono soggette a vincolo paesaggistico e tutelate per legge ai sensi della lettera f) del 1° comma dell’art. 42 del D.Lgs. n. 42/2004.
    Nei casi infine di installazione di impianti pubblicitari all’interno o al confine di un’area naturale protetta, come ad es. il Parco di Veio, si incorre nei reati penali di cui al combinato disposto dei commi 1 ed 8 dell’art. 30 della legge n. 394/1991, per violazione tanto delle “misure di salvaguardia” (art. 6 della legge n. 394/1991 ed art. 8 e 28 della legge regionale n. 29/1997) quanto del Regolamento (art. 11 della legge n. 394/1991 ed art. 27 della legge regionale n. 29/1997), con previsione di arresto anche fino a 2 anni.
    Il 1° comma dell’art. 30 della legge quadro sulle aree protette n. 394 del 6.12.1991, che é relativo alle “Sanzioni”, dispone infatti testualmente: "Chiunque viola le disposizioni di cui agli articoli 6 e 13 è punito con l'arresto fino a dodici mesi e con l'ammenda da lire duecentomila a lire cinquantamilioni. Chiunque viola le disposizioni di cui agli articoli 11, comma 3, e 19, comma 3, è punito con l'arresto fino a 6 mesi o con l'ammenda da lire duecentomila a lire venticinquemilioni. Le pene sono raddoppiate in caso di recidiva".
    Ai sensi dell’art. 25 della legge regionale n. 29/1997 al personale guardiaparco è attribuita la qualifica di polizia giudiziaria: la stessa qualifica è ricoperta anche dai Vigili dei diversi Gruppi di Polizia Municipale.
    Ne deriva che sia gli uni che gli altri dovrebbero ogni volta segnalare alla Procura della Repubblica tutti i soggetti che a vario titolo si sono resi responsabili della installazione di un impianto pubblicitario abusivo per chiedere di voler accertare se sussistano a loro carico gli estremi dei reati suddetti.
    Sia l'On. Athos De Luca che a maggior ragione l'On. Ugo Cassone, per la carica che ricopre di Presidente della Commissione Commercio, dovrebbero controllare e comunque esigere che la Polizia Municipale per ogni impianto pubblicitario da lei sanzionato dovrebbe contestualmente trasmettere alla Procura delle Repubblica un epsosto-denuncia del rappresentante legale dello stesso impianto.

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  2. Ribadisco un pensiero già espresso precedentemente. Qui, il problema non sta tanto nel ravvedere se vi siano presupposti per far scattare denunce penali( anche se, seppur non direttamente collegati alle affissioni abusive, ma, in modo indotto, sicuramente i cartellonari hanno debordato nell'ambito penale con atti conseguenti alla loro attività, causando danni a cose e persone o deturpando il patrimonio collettivo), ma dal momento che l'attualòe regolamento comunale e regionale viene puntualmente disatteso sia da chi lo dovrebbe applicare sia da chi lo deve rispettare, quello di interessare in maniera pregnante le autorità nazionali per legiferare immediatamente in ordine a una emergenza gravissima quella del degrado da cartelloni,che sta minando la nostra Capitale e dico Capitale con terribile detrimento dell'immagine totale del paese, posto che Roma è metà preminente di tutte le delegazioni politiche del mondo, soprattutto in momenti come il presente ove qualunque carico in tal senso potrebbe avere effetti devastanti. Possibile non ci sia alcuno tra noi in grado di farsi sentire in Parlamento?
    Anonimo Pentito.

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  3. perche? De luca non lo sa? o fa finta di non saperlo. Su Cassone poi,no comment.
    Cosa vanno a cercare? L'uno la vendetta del frustrato, l'altro di difendere la stalla del padrone?
    Non è da loro che c'è da aspettarsi soluzioni.
    Seguiva da....
    Anonimo pentito.

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  4. Ma a cosa ti riferisci? Al fatto che affermo di tanto in tanto che l'amministrazione è in combutta con le mafie dei cartelloni? E che aspettano a denunziare visto che glielo dico da due anni? Forse non gli conviene denunziare perché durante l'inchiesta, poi, qualcuno dovrebbe indagare? Benvenga la denunzia.

    O forse ti riferisci che parlo di "mafia cartellonara" e allora qualcuno potrebbe citarmi per diffamazione sentendosi chiamato in causa? Ma lo faccia, così andiamo sottobraccio io e Giovanni Alemanno, visto che vi sono fior di interviste -mai smentite- in cui il primo cittadino ha parlato di "mafia" in maniera molto più veemente di me. Dunque, anche lì, benvenga la querela per diffamazione.

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  5. Quoto la posizione di Cartellopoli. Manca la volontà poltica per una evidente connivenza tra Roma Capitale e Cartellonari. Non servono leggi del parlamento ancora più restrittive. Basta applicare l'ignobile delibera 37 fino in fondo e non solo nelle parti che fanno comodo alle ditte.
    Tutto il resto venga dopo: dalle denunce penali come chiede De Luca al commissariamento come giustamente propone Cartellopoli. Ma subito, domani, in pieno ferragosto, applichiamo le sanzioni previste nella 37!!

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  6. Cassone non era forse quello che alle ultime elezioni ha riempito la città di manifesti su cartelli stradali, cassonetti e quant'altro?
    Non mi meraviglia la sua risposta, ma il fatto che ricopra una qualsiasi carica di rilievo.

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  7. E' inutile che continui a ripetergli che è un ragazzo di 40 anni, non hai visto la foto?
    Proprio vero che il potere logora.
    Stefano

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  8. certo che fino a quando continueranno ad avvalersi delle deroghe sarà difficile impedirgli di fare il loro porco comodo e difficile dimostrare in sede giudiziaria il reato e l'eventuale dolo, è lo stesso meccanismo che stava per permettere il blitz della protezione civile spa con la quale avrebbero, in deroga, potuto fare di tutto

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  9. Bisogna sempre rimanere nella legalità. Quindi obbligarli ad applicare pedissequamente la normativa già esistente e che, secondo me, è pù che sufficiente a risolvere la questioni. Poi, con la prossima giunta e quindi con altre persone, si potrà cambiare in meglio l'attuale delibera.

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  10. Faccio presente all'anonimo delle ore 11,21 che nel vigente “Regolamento” approvato con delibera n. 37/2009 le uniche “deroghe” sfruttate dal Comune di Roma sono:
    - la facoltà di autorizzare l’installazione di impianti pubblicitari sugli spartitraffico con larghezze superiori a metri 4, ma con distanza dal limite della carreggiata non inferiore a metri 1,80 (4° comma dell'art. 4);
    - la facoltà di derogare da una serie di distanze minime per l’installazione di impianti esclusivamente di dimensioni non superiori a mt. 1,20 x 1,80 solo nelle strade di quartiere (E) e nelle strade locali (F) (5° comma dell'art. 4);
    - la facoltà di non rispettare le distanze minime prescritte dall’art. 51 del D.P.R. n. 495 del 16 dicembre 1992 (con cui è stato emanato il Regolamento di attuazione ed esecuzione del Codice della Strada) "per i cartelli e gli altri mezzi pubblicitari collocati in posizione parallela all’asse stradale e posti in aderenza per tutta la loro superficie ai fabbricati" comma 7 dell'art. 4).
    Ne deriva che non é con queste sole deroghe, peraltro spesso nemmeno rispettate, che il Comune di Roma possa fare il proprio "porco comodo", che va sempre e comunque denunciato ogni volta che si traduce in violazione della normativa vigente in materia, senza dover aspettare la prossima Giunta e le eventuaali altre persone.

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