martedì 20 settembre 2011

I lettori inviano e Bosi segnala: Installazione di 14 impianti pubblicitari in Piazza Flavio Biondo‏


Segnalazione inviata il 16 settembre 2011 a: segnalazioniaffissioni@comune.roma.it; francesco.paciello@comune.roma.it; polmunicipaleseggssu@comune.roma.it; davide.bordoni@comune.roma.it; assessorato.ambiente@comune.roma.it; info@aequaroma.it; picsdecoro@libero.it; polmunicipaleseg16@comune.roma.it; direzionecommerciale@rfi.it; procura.roma@giustizia.it

Si premette che l’art. 9 della legge n. 241/1990 dà facoltà ai portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni, come quindi anche a “Verdi Ambiente e Società” (VAS), cui possa derivare un pregiudizio anche da provvedimenti del Comune di Roma, di intervenire nel procedimento, presentando – ai sensi della lettera b) del successivo art. 10 – “memorie scritte e documenti, che l’amministrazione ha l’obbligo di valutare ove siano pertinenti all’oggetto del procedimento”.

Avvalendosi del suddetto combinato disposto, con il presente documento-memoria si fa preliminarmente presente che il CAPO II del D. Lgs. n. 196 del 30.6.2003 é dedicato ai “REGISTRI PUBBLICI E ALBI PROFESSIONALI” e che il 2° comma dell’art. 61 (relativo alla “Utilizzazione di dati pubblici”) dispone testualmente che “agli effetti dell'applicazione del presente codice i dati personali diversi da quelli sensibili o giudiziari, che devono essere inseriti in un albo professionale in conformità alla legge o ad un regolamento, possono essere comunicati a soggetti pubblici e privati o diffusi, ai sensi dell'articolo 19, commi 2 e 3, anche mediante reti di comunicazione elettronica. Può essere altresì menzionata l'esistenza di provvedimenti che dispongono la sospensione o che incidono sull'esercizio della professione”.

Si ritiene che il “regolamento” citato nella norma suddetta sia nel nostro caso il Regolamento Comunale sulla Pubblicità che è stato approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 37/2009 e che al comma 1 bis dell’art. 12 stabilisce che ogni impianto deve essere dotato di un codice fornito dal Comune di Roma: si ritiene altresì che per “albo professionale” in conformità al suddetto “Regolamento” debba essere inteso nel nostro caso quanto il Comune di Roma ha pubblicato in allegato al suo sito internet, vale a dire l’elenco dei codici assegnati ai soggetti che effettuano pubblicità sul territorio del Comune di Roma (siano essi persone fisiche o persone giuridiche) e che risultano censiti nella NUOVA BANCA DATI, dove risultano menzionate anche le Determinazioni Dirigenziali con cui il Direttore Dott. Francesco Paciello ha dichiarato sia decadute che annullate un certo numero di società.

Ne deriva che anche per tutte le informazioni contenute nella Nuova Banca Dati, se pubblicate sul sito ufficiale del Comune di Roma, non ci dovrebbe essere violazione del trattamento dei dati personali: ciò nonostante, il dott. Francesco Paciello anche nel corso delle riunioni del “Tavolo Tecnico” costituito dall’Assessore alle Attività Produttive, On. Davide Bordoni, ha sempre sostenuto una presunta riservatezza delle informazioni contenute nella Nuova Banca Dati, vietandone di fatto una consultazione “pubblica” da parte dei cittadini, che ha concesso (ma esclusivamente per il Municipio di Roma I) soltanto ai membri del Comitato Promotore della proposta di delibera di iniziativa popolare, con l’obbligo di non poterle diffondere all’esterno.

Una riprova indiretta della “pubblicità” anche dei dati inseriti nella Nuova Banca Dati é venuta dall’elenco degli impianti pubblicitari di una ditta, contenuto in un verbale di partecipazione al procedimento di riordino degli impianti pubblicitari, che é stato trasmesso a questa associazione in allegato ad un messaggio di posta elettronica.

Si coglie l’occasione per chiedere all’Assessore alle Attività Produttive, On. Davide Bordoni, ed al Direttore del Servizio Affissioni e Pubblicità, dott. Francesco Paciello, di voler disporre – ciascuno nell’ambito delle rispettive competenze - la pubblicazione sul sito ufficiale del Comune di Roma anche della Nuova Banca Dati, provvedendo a farne curare gli aggiornamenti con la stessa periodicità con cui vengono curati quelli dell’elenco delle ditte pubblicitarie che risultano censite nella stessa Nuova Banca Dati.

In caso di rifiuto, si chiede di fornire ai sensi del 3° comma della legge n. 241/1990 le ragioni giuridiche che hanno determinato una simile eventuale decisione, dal momento che non consentirebbe quella completa trasparenza che é invece dovuta in tutti gli atti della pubblica amministrazione capitolina non coperti dal segreto d’ufficio: si mette in particolare risalto la portata di questa circostanza con riguardo alle segnalazioni fin qui trasmesse da questa associazione, anche e soprattutto per avere tutte le notizie più esaurienti ricavabili dalla Nuova Banca Dati di cui vorremmo riservarci di persona per il futuro una consultazione “pubblica” dei dati messi on line dal Comune, proprio perché non sono state fin qui sistematicamente fornite da chi doveva.

In data 31 agosto 2001 é pervenuta a questa associazione una segnalazione corredata dalle foto allegate, che ha fatto presente l’installazione di ben 14 impianti pubblicitari monofacciali tutti di mt. 4 x 3 installati in piazza Flavio Biondo (meglio conosciuta come Stazione di Trastevere) nel modo seguente:

- serie n. 6 impianti affiancati sulle pareti superiori dell’edificio al civico n. 345 (vedi foto allegata come “Piazza Flavio Biondo.IMG_9113 small.jpg”);

- serie di n. 8 impianti affiancati ai bordi del marciapiede all’altezza del civico n. 2 A (vedi foto allegata come “Piazza Flavio Biondo.IMG_9097 small.jpg”).

Secondo la segnalazione solo 5 dei suddetti 6 impianti risultano censiti nella Nuova Banca Dati in carico alla ditta “P.E.S. S.R.L. PUBBLICITA' ESTERNA SPECIALE” con i  numeri di codice identificativo 0006/AQ223/P, 0006/AQ224/P,0006/AQ225/P, 0006/AQ226/ e 0006/AQ227/P, per cui
uno dei 6 suddetti impianti pubblicitari secondo la segnalazione sarebbe un “intruso” di natura sicuramente abusiva: s
i chiede ad ogni modo di avere conferma di tutti i suddetti dati, precisando – nel caso che siano rispondenti al vero – quale sia effettivamente il 6° impianto sprovvisto di numero di codice identificativo.

A tal ultimo riguardo, la foto sottostante tratta da Street View di Google Maps attesta ad ogni modo che nel 2008 sulle pareti dell’edificio al civico n. 345 risultavano già installati tutti e 6 gli impianti.

Nell’elenco delle ditte pubblicitarie censite nella nuova Banca Dati del Servizio Affissioni (aggiornato alla data dell’8 settembre 2011) al codice 0006 corrisponde come denominazione la ditta “P.E.S. S.R.L. PUBBLICITA' ESTERNA SPECIALE”: si chiede di sapere se nella stessa Banca Dati risulti effettivamente che i 6 progressivi impianto da AQ 223 ad AQ 227 identifichino effettivamente – in ottemperanza anche al comma 1 bis dell’art. 12 del Regolamento delle Affissioni, approvato con delibera del Consiglio Comunale n. 37/2009 – la tipologia e l'ubicazione di questi specifici cartelloni e corrispondano al titolo autorizzativo rilasciato per  essi,  specificando - in caso affermativo - a che titolo, in che data e nell'ambito di quale procedimento siano stati rilasciati, precisando se si sia trattato di "autodenuncia" o "ricollocazione" o "accorpamento" e soprattutto se ci sia stata una preventiva istruttoria sulla legittimità della posizione degli impianti, dal momento che non risulterebbero collocati nel pieno rispetto della normativa vigente in materia.

La suddetta richiesta é rivolta in particolare alla S.p.A. “Aequa Roma” che stando a quanto da essa stessa pubblicizzato nel proprio sito internet www.aequaroam.it “nell’ambito delle attività riguardanti la disciplina delle affissioni pubblicitarie, Aequa Roma S.p.A. è stata incaricata di svolgere alcune attività a supporto del Servizio Affissioni e Pubblicità di Roma Capitale, al fine di contrastare l’abusivismo e garantire l’acquisizione degli importi dovuti per l’esposizione pubblicitaria”.

Nello stesso sito é precisato che “Aequa Roma S.p.A., in particolare, si occupa della gestione amministrativa degli impianti e dei relativi titoli autorizzativi; dell’acquisizione dei dati sugli importi dovuti e sui pagamenti effettuati dalle Società di pubblicità in merito agli spazi utilizzati; di attività di controllo, svolte sul territorio, ai fini della repressione dell’abusivismo pubblicitario”.

Per quanto riguarda la serie degli altri 8 impianti affiancati ai bordi del marciapiede all’altezza del civico n. 2 A, di cui é stata allegata la foto panoramica “Piazza Flavio Biondo.IMG_9097 small.jpg”, la segnalazione ha fatto presente che si tratta di impianti pubblicitari che hanno i numeri di codice identificativo 0099/BN200/P, 0099/BN201/P, 0099/BN202/P, 0099/BN203/P, 0099/BN204/P, 0099/BN205/P, 0099/BN206/P e 0099/BN207/P.

Come unico esempio per tutti la segnalazione ha allegato la foto “Piazza Flavio Biondo.IMG_9111.jpg”, che mostra una targhetta con il numero di codice identificativo 0099/BN206/P ed una cimasa al centro con il nome della  ditta “CBS” che nell’elenco delle ditte pubblicitarie (aggiornato all’8 settembre 2011) risulta registrata con il codice 0051 e la denominazione ”CBS OUTDOOR S.r.l”: ma nello stesso elenco al codice 0099 corrisponde invece come denominazione la “RETE FERROVIARIA ITALIANA S.p.A.”.

Ai sensi dell’articolo unico della legge n. 132 del 18 marzo 1959 “è riservato allo Stato il diritto di esercitare la pubblicità sui beni demaniali e patrimoniali affidati all'Amministrazione delle ferrovie dello Stato anche quando la pubblicità stessa sia visibile o percettibile da aree o strade comunali, provinciali e statali nonché sui veicoli di proprietà privata circolanti sulle linee”: in recepimento del suddetto disposto normativo, il 5° comma dell’art. 23 del D.Lgs. n. 285/1992 (con cui é stato emanato il nuovo Codice della Strada) stabilisce che “i cartelli e gli altri mezzi pubblicitari posti lungo le sedi ferroviarie, quando siano visibili dalla strada, sono soggetti alle disposizioni del presente articolo e la loro collocazione viene autorizzata dalle Ferrovie dello Stato, previo nulla osta dell'ente proprietario della strada”.

Si chiede pertanto di sapere se “RETE FERROVIARIA ITALIANA (RFI)” abbia autorizzato una “concessione” esclusiva alla “CBS” dei suddetti 8 impianti.

Si chiede ad ogni modo di sapere se nella stessa Banca Dati risulti effettivamente che anche gli 8 progressivi impianto da BN 200 a BN 207 identifichino effettivamente la tipologia e l'ubicazione di questi specifici cartelloni  e corrispondano al titolo autorizzativo rilasciato per  essi,  specificando - in caso affermativo - a che titolo, in che data e nell'ambito di quale procedimento siano stati rilasciati, precisando se si sia trattato di "autodenuncia" o "ricollocazione" o "accorpamento" e soprattutto se ci sia stata una preventiva istruttoria sulla legittimità della posizione degli impianti, dal momento che pur essi non risulterebbero collocati nel pieno rispetto della normativa vigente in materia.

Si chiede di sapere in particolare se in Banca Dati, oltre alla rispondenza al vero dei suddetti numeri di codice identificativo, risulti anche la data di scadenza delle rispettive “concessioni” o “autorizzazioni”, dal momento che da notizie raccolte da più parti, ma a tutt’oggi non ufficialmente confermate, sembrerebbe che ci sia questa grave lacuna: una sua eventuale conferma farebbe intravedere nel rifiuto a pubblicare on line la Nuova Banca Dati non tanto un presunto rispetto della privacy in materia di trattamento dei dati personali quanto una precisa volontà di non far vedere come sia stata compilata la medesima Nuova Banca Dati, che presenterebbe per di più delle gravi lacune su come é stata in particolare impostata riguardo alla data di rilascio e di scadenza di ogni singola “concessione” o “autorizzazione” che dir si voglia.
 
Ai sensi dell’art. 10  del vigente Regolamento approvato con delibera n. 37/2009  “le autorizzazioni all’esposizione di pubblicità con mezzi privati e le locazioni di impianti e altri beni comunali utilizzati per il medesimo fine hanno durata pari a cinque anni rinnovabili per una sola volta per altri cinque anni”: ne deriva che ogni singolo impianto pubblicitario può rimanere installato sul territorio del Comune di Roma tutt’al più solo per 10 anni, dal momento che la sua “concessione” (oggi “autorizzazione”) ha una durata al massimo decennale.
 
Ora il 1° comma dell’art. 55 del Regolamento di attuazione del Codice della Strada, emanato con D.P.R. n. 495/1992, riguarda le “targhette di identificazione” e stabilisce che “su ogni cartello o mezzo pubblicitario autorizzato dovrà essere saldamente fissata, a cura e a spese del titolare dell'autorizzazione, una targhetta metallica, posta in posizione facilmente accessibile, sulla quale sono riportati, con caratteri incisi, i seguenti dati:

a) amministrazione rilasciante;

b) soggetto titolare;

c) numero dell'autorizzazione;

d) progressiva chilometrica del punto di installazione;

e) data di scadenza.

Per i mezzi pubblicitari per i quali risulti difficoltosa l'applicazione di targhette, è ammesso che i suddetti dati siano riportati con scritte a carattere indelebile”.

Il 2° comma precisa che “la targhetta o la scritta di cui al comma 1 devono essere sostituite ad ogni rinnovo dell'autorizzazione ed ogni qualvolta intervenga una variazione di uno dei dati su di esse riportati”.

Il comma 1 bis dell’art. 12 del vigente Regolamento ha recepito la suddetta disposizione stabilendo che “gli stessi impianti devono riportare un apposito elemento di identificazione contenente gli estremi del titolo autorizzativo o di un codice corrispondente dato dal Comune”, che é diventata la targhetta così come da fac-simile pubblicato sul sito del Comune, sotto riportato.

Codice Soggetto
Identifica univocamente la ditta pubblicitaria
Progressivo Impianto
Identifica univocamente la tipologia e l'ubicazione dell'impianto
Tipologia di Impianto
Identifica la tipologia di impianto (P = Permanente / T = Temporaneo

Come si può ben vedere, non é stata prevista la data di scadenza delle vecchie “concessioni” o delle nuove “autorizzazioni”, che non sembrerebbe riportata nemmeno nella Nuova Banca Dati, per cui non é possibile stabilire per ogni impianto pubblicitario quando debba essere definitivamente rimosso per cessata validità della sua “concessione/autorizzazione”.
 
Sotto questo aspetto il dott. Francesco Paciello, nell’esprimere il suo parere di competenza completamente negativo alla proposta di delibera di iniziativa popolare, ha scritto testualmente che “il numero di codice identificativo assegnato non è da conformare a quello di cui all’art. 12 comma 1 bis del Regolamento di Pubblicità, in quanto, a differenza di quest’ultimo, non identifica un’autorizzazione amministrativa bensì esclusivamente una posizione contabile e l’avvenuto censimento dell’impianto”.
 
Non si può non rilevare al riguardo che nella identificazione della sola posizione contabile e dell’avvenuto censimento di un impianto per il tramite di un numero di codice identificativo rientrano tanto i cartelloni per i quali sia stata rilasciata una regolare “concessione” e/o “autorizzazione” previo pagamento del Canone Iniziative Pubblicitarie (CIP) quanto i cartelloni installati abusivamente per i quali sia stata presentata “autodenuncia” previo pagamento di una indennità pari al CIP ed ottenuto in cambio l’assegnazione di un numero di codice identificativo, che così come sopra impostato non lascia di certo far capire nulla al cittadino e non gli permette di distinguere gli impianti perfettamente regolari da quelli abusivi.       
 
Anche a voler ammettere una identificazione della sola posizione contabile e dell’avvenuto censimento di un impianto, che é comunque in difformità dal dettato del Regolamento di attuazione del Codice della Strada, é fuor di dubbio che il numero di codice identificativo è però correlato alla Nuova Banca Dati che a sua volta sembrerebbe non identificare compiutamente una “autorizzazione amministrativa”  dal momento che non registra la data di scadenza di ogni singola “concessione/autorizzazione”, permettendo così di fatto la permanenza sine die sul territorio di Roma di una moltitudine imprecisata di impianti pubblicitari senza più alcun titolo autorizzativo, che ai sensi del 2° comma dell’art. 1 del vigente Regolamento comunale sono da considerarsi abusivi a tutti gli effetti, perché in difetto o in violazione della prescritta autorizzazione.
 
Per quanto riguarda gli impianti pubblicitari che fanno parte del procedimento di riordino, il cui numero complessivo oscilla tra i 30.000 ed i 35.000, si deve far presente che con deliberazione n. 426 del 2 luglio 2004 la Giunta Comunale ha approvato una modifica ed integrazione della deliberazione n. 1689/1997, aggiungendo fra l’altro al
punto 1 dell’art. 14 il seguente testo: “in considerazione dei diversi tempi di attuazione delle varie procedure e per garantire equità di trattamento, per tutte le concessioni il primo quinquennio, rinnovabile, avrà termine il 31 dicembre 2009, mentre per le autorizzazioni il primo triennio, rinnovabile, avrà termine il 31 dicembre 2007”.

Dalla pag. 16 della “Indagine sul settore affissioni e pubblicità a Roma”, presentata lo scorso 27 gennaio dalla Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma, si desume che le “concessioni quinquennali” riguardano gli impianti di proprietà installati su suolo pubblico e quelli di proprietà comunale (SPQR), mentre le “autorizzazioni triennali” riguardano tutti gli impianti installati su suolo privato.

Ne deriva che per i suddetti 14 impianti pubblicitari, se facenti tutti parte della procedura di riordino, indipendentemente dall’anno di rilascio delle rispettive “concessioni quinquennali” o “autorizzazioni triennali”, la scadenza del 1° quinquennio é stata prorogata al 31 dicembre 2009, ma non é dato di sapere se le “concessioni” siano state rinnovate per altri 5 anni, fino cioè al 31 dicembre 2014, mentre la scadenza del 1° triennio é già avvenuta il 31 dicembre 2007, per cui al 31 dicembre 2010 sarebbe scaduta comunque anche l’eventuale rinnovo.  

Il “rinnovo” eventuale per altri 3 o 5 anni è disciplinato dal comma 9 dell’art. 34 del vigente Regolamento comunale (approvato dal Consiglio Comunale con delibera n. 37/2009) il quale dispone che “le concessioni e le autorizzazioni rinnovate, rispettivamente per cinque e per tre anni, all’esito del procedimento di riordino … possono essere rinnovate per ulteriori periodi, ciascuno non superiore, rispettivamente, a cinque e tre anni”.

Ne dovrebbe derivare che il rinnovo per 5 o per 3 anni non possa essere concesso indistintamente a tutti gli impianti, ma soltanto a quelli che sono stati fatti oggetto della procedura di riordino e per i quali si sia pervenuti all’esito della stessa procedura di riordino, cioè ci sia stato ad esempio il rilascio di “concessione” o di “autorizzazione” di cui é stato chiesto il rinnovo: si ribadisce che comunque le “autorizzazioni”, anche ammettendo che siano state automaticamente rinnovate per un altro triennio, dovrebbero essere scadute definitivamente al 31 dicembre 2010, senza nessuna possibilità di ulteriori rinnovi, ma anche che – se la scadenza non risultasse nella Nuova Banca Dati – gli impianti installati su suolo privato o in proprietà non comunale (come nel caso gli 8 impianti di RFI) continuano non solo a rimanere installati sul territorio, benchè da considerare “abusivi” a tuti gli effetti, ma per essi si continua a far pagare il CIP.

Per quanto riguarda invece il rinnovo eventuale  delle “concessioni” scadute al 31.12.2009 e comunque l’applicazione in generale delle disposizioni sopra richiamate del vigente Regolamento, la “Indagine sul settore affissioni e pubblicità a Roma” alla pag. 16 fa sapere che “nel frattempo, l’intervenuto rinnovo di 3.189 impianti privati su suolo pubblico, 60 su suolo privato e 453 impianti di proprietà di Roma Capitale (SPQR), con scadenza 31 dicembre 2014, potrebbe ritardare fino a tale data la piena attuazione alle procedure di gara previste nel regolamento della pubblicità e delle pubbliche affissioni”.       

Ne deriva che di tutti gli impianti inseriti nella “procedura di riordino” é stato concesso il rinnovo fino al 31 dicembre 2014 della “concessione” scaduta il 31.12.2009 soltanto per 3.189 di essi installati su suolo pubblico e per altri 453 impianti di proprietà pubblica (SPQR), per tutti i quali si è evidentemente pervenuti all’esito della stessa procedura di riordino, mentre per 60 soli impianti installati su suolo privato sarebbe stato concesso un rinnovo che dovrebbe essere comunque scaduto lo scorso 31 dicembre.
 
L’importanza di questa circostanza, se accertata, é enorme perché comporta la rimozione quanto meno di 30.000 cartelloni pubblicitari da parte delle rispettive ditte che ne sono titolari, senza alcun onere di spesa da parte del Comune: anche e soprattutto per il modo in cui sarebbe stata impostata la Nuova Banca Dati, non sarebbe dato di sapere se i suddetti impianti della “PES”, qualora facenti parti del “riordino”, rientrino fra i 3.189 per i quali é stata rinnovata la “concessione” fino al 31 dicembre 2014, mentre appare di tutta evidenza che anche nel caso che ci sia stato rinnovo della “autorizzazione” per i cartelloni di “RFI”, qualora facenti parti anch’essi del “riordino, i suddetti 8 impianti pubblicitari sono da considerarsi “abusivi” e vanno comunque rimossi soprattutto per i seguenti ulteriori motivi.


A tal ultimo riguardo si fa presente che, come ben attestano le foto allegate, i 14 impianti risultano installati in violazione delle seguenti disposizioni.

Ai sensi della lettera c) del 4° comma dell’art. 51 del Regolamento di attuazione ed esecuzione del Codice della Strada, emanato con il Decreto del Presidente della Repubblica (in sigla D.P.R.) n. 495 del 16 dicembre 1992, “entro i centri abitati ed entro i tratti di strade extraurbane per i quali è imposto un limite di velocità non superiore a 50 km/h il posizionamento è autorizzato invece nel rispetto della distanza minima di 25 metri dagli altri cartelli e mezzi pubblicitari”: entrambe le serie di cartelli di cui all’oggetto non rispettano affatto la distanza minima di 25 metri l’uno dall’altro.

Ai sensi del comma 6 dell’art. 51 del Regolamento di attuazione ed esecuzione del Codice della Strada, ai sensi del quale “le distanze minime  indicate ai commi 2 e 4, ad eccezione di quelle relative alle intersezioni, non sono rispettate per i cartelli e gli altri mezzi pubblicitari collocati in posizione parallela al senso di marcia dei veicoli e posti in aderenza, per tutta la loro superficie, a fabbricati o comunque, fuori dai centri abitati, ad una distanza non inferiore a 3 m dal limite della carreggiata, ed entro i centri abitati, alla distanza stabilita dal regolamento comunale”: il comma 7 dell’art. 4 del vigente Regolamento ha recepito la suddetta disposizione stabilendo che “le distanze ... non sono rispettate per i cartelli e gli altri mezzi pubblicitari collocati in posizione parallela all’asse stradale e posti in aderenza per tutta la loro superficie ai fabbricati”

La posizione di impianti pubblicitari in aderenza per tutta la loro superficie ai fabbricati riguarda i casi della cosiddetta “parete cieca” di un edifico fabbricato, che tale però deve essere per tutta la sua superficie, dove per l’appunto possono essere installati cartelloni anche di dimensioni superiori ai 12 mq. massimi consentiti: i 6 impianti della “P.E.S. S.R.L. PUBBLICITA' ESTERNA SPECIALE” non risultano installati su pareti completamente cieche dell’edificio al civico n. 345.

Va per di più rilevato che il Regolamento comunale non ha stabilito nessuna diversa distanza dal limite della carreggiata, che rimane quindi di 3 metri, per cui la serie di 8 impianti di RFI non risulta aver rispettato questo limite.

Si fa presente soprattutto che con deliberazione n. 609 del 3 aprile 1981 il Consiglio Comunale ha individuato a scopo di salvaguardia un’area urbana perimetrata, elencando la serie delle strade che ne delimitano i confini ed ha disposto che “le strade all’interno del perimetro sono incluse nel vincolo per l’intera superficie e quelle di confluenza per un tratto di almeno trenta metri dal punto di innesto dell’incrocio”: la Piazza Flavio Biondo ricade all’interno di tale confine.

La perimetrazione della zona urbana del territorio comunale é stata fatta “ai fini dello studio e per la redazione dei piani particolareggiati inerenti la collocazione di impianti pubblicitari su aree pubbliche e private”.

La deliberazione dispone che “a scopo di salvaguardia dell’area perimetrata, onde consentire un razionale studio per una precisa ridefinizione degli impianti pubblicitari in atto installati, per quanto riguarda gli spazi ed aree pubbliche non si procederà ad ulteriori concessioni-autorizzazioni per l’installazione di cartelli pittorici o per affissione di manifesti superiori a mq. 6, riservando gli spazi eventualmente disponibili a manufatti comunali per affissione manifesti”.

La deliberazione n. 609/1981 risulta ribadita dal 1° comma dell’art. 34 del vigente Regolamento di Pubblicità, approvato dal Consiglio Comunale con delibera n. 237/2009, ai sensi del quale fino alla entrata in vigore del Piano Regolatore degli Impianti e dei Mezzi Pubblicitari (PRIP) e dei Piani di Localizzazione “sono confermate tutte le limitazioni disposte dalla deliberazione del Consiglio Comunale n. 609 del 3 aprile 1981”.

Ne deriva quindi che per i 14 cartelloni di cui all’oggetto, se installati dopo il 1981, cioè dopo l’entrata in vigore della delibera n. 609/1981, non era possibile rilasciare la “concessione/autorizzazione”, che sarebbe comunque viziata di legittimità.

Si chiede pertanto di voler accertare la regolarità di tutti e 14 gli impianti di mt. 4 x 3 che superano oggettivamente la superficie massima consentita di mq. 6, provvedendo alla loro immediata rimozione in caso di constatata violazione anche della rimanente normativa sopra richiamata.

Si resta in attesa di un cortese riscontro scritto su tutto quanto richiesto, che anche se per via telematica si richiede ai sensi degli articoli 2, 3 e 9 della legge n. 241/1990.

Distinti saluti.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi
- Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) -

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