lunedì 12 settembre 2011

I cartelli per il bike-sharing? Devono stare dentro al computo del Piano Regolatore, non essere in più


Lo ribadiamo per amor di chiarezza. I cartelli che verranno affidati alle ditte del bike-sharing, il cui numero ci pare correttamente conteggiato, devono essere ricompresi all'interno del computo del Prip e non andare in deroga a questo.

Ci auguriamo che il bike-sharing diventi grande come quelli di Parigi, Barcellona e Milano e dunque che decuplichi le sue dimensioni. Ci auguriamo dunque che i cartelli a disposizione della società che lo gestirà passeranno magari da 350 -tanti sono i cartelli previsti oggi- a 3500, ma sempre entro i mq previsti dal Prip, non certo in aumento rispetto a questi. Non scherziamo!

Riguardo alla presenza di pannelli in aree del centro storico, la situazione è invece molto più complessa di quanto appare. E' vero che in Centro no si possono mettere impianti, ma è altrettanto vero che occorre decidere come considerare questi pannelli. Sono cartelloni pubblicitari o, in alcuni casi, sono entità strutturali ad una stazione del bike-sharing? Posizioni estremistiche, in questo senso, potrebbero portarci, allora, a chiedere anche lo smantellamento delle paline del bus (gestite da Clear Channel), delle eccellenti fermate del bus piene di réclame (gestite da Clear Channel, che in cambio ne cura l'installazione, la produzione e la manutenzione) e presenti pure in pieno centro. O addirittura dei molti impianti -sebbene nel sottosuolo, ma comunque in pieno centro- che stazionano nelle fermate del metro (gestite da IGPDecaux).

Insomma una situazione delicata da studiare una volta letto il bando, senza estremismi e con la consapevolezza che per la prima volta si sta operando con procedure che ci fanno intravedere un barlume d'Europa all'orizzonte: impianti assegnati previo bando, vince il migliore e il ricavo che ottiene dalla pubblicità non viene tutto intascato ma in parte va a finanziare servizi per la collettività.

Non ci risulta che quando sono state installate le paline (zeppe di pubblicità nella facciata retrostante alle indicazioni dei bus) dei mezzi pubblici, si sia richiesto di evitarne la facciata pubblicitaria in area Unesco. Ne ci risulta che nessuno abbia chiesto l'eliminazione delle fermate\pensiline (anche queste totalmente circondate di cartelloni) nel I Municipio. E questo perché c'è un principio, sacrosanto, per cui la pubblicità che dà un servizio è considerabile in un modo, la pubblicità che non dà alcun servizio è considerabile in un altro.

Ricordiamoci tutti che il centro storico, l'area entro le mura, il I Municipio sono pieni non solo di uno sconfinato puntaspilli di cartellini e cartelletti 1x1, ma anche di innumerevoli 4x3 (quattro per tre!!!). Una azione giudiziaria che trascurasse questo accanendosi contro gli impianti funzionali al bike-sharing sarebbe un autogol atroce. E non lo diciamo solo perché siamo stati i primi abbonati del vecchio bike-sharing (gestito da Cemusa. Ovviamente i bike-sharing sono gestiti solo da società dell'outdoor advertising) e saremo i primi abbonati del nuovo bike-sharing.

Dell'argomento si parla oggi su Repubblica. Nell'articolo la voce del Comitato Promotore, scevra dagli eccessi che si leggono invece sul blog Basta Cartelloni, punta più che altro non ad abbattere il dispositivo, ma a far sì che lo stesso dispositivo scaturisca un bike-sharing più ampio e più grande. Una battaglia che non possiamo che condividere. Se con gli stessi cartelloni si riuscirà ad ottenere un numero maggiore di impianti non potremo che goderne. Resta il fatto che il servizio non ha fasi di avanzamento previste, questo è grave e fallace per il suo reale impatto sulla mobilità cittadina. Se si parte con 70 stazioni occorre essere consapevoli che sono una goccia nel mare e prevedere, come è stato fatto a Parigi quando si è partiti, a Barcellona quando si è partiti ed a Milano quando si è partiti, che ci vogliono degli step di ampliamento successivi. E dichiararli e dichiararne la tempistica.

Tutti argomenti sui quali abbiamo una certa difficoltà a parlare ai giornali. Per troppe volte, quando Cartellopoli veniva interpellato, qualcuno chiamava il giornalista "colpevole" di averci dato spazio invitandolo a non farlo più. Alla fine, giustamente, i giornalisti si sono un po' scocciati e per evitare beghe hanno evitato di darci voce. Speriamo che in futuro la pluralità venga garantita perché questo fa bene a tutti. A noi, quando è capitato di intercettare qualche importante filone mediatico, ne abbiamo sempre e rigorosamente condiviso lo "sfruttamento" con più soggetti possibile. Il nostro obbiettivo non è andare sul giornale, è far transitare concetti con la massima efficacia. Presentarsi verso l'esterno come un movimento con una pluralità di voci facilita questa efficacia.

4 commenti:

  1. http://www.clearchannel.it/default.asp?sec=145&ma1=news&newsid=46

    2008 : A Milano 103 stazioni, 1400 bici, 206 impianti pubblicitari da 2 mq bifacciali con tecnologia "scroller"

    tot. 812 mq

    IMPARIAMO !

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  2. heeee hanno ragione i Milanesi a dire che a Roma se magna bene...

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  3. Andate su atac mobilie, guardate quante biciclette bikesharing sono disponibili e ridete amaro

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  4. http://atacmobile.it/atacmobile.php?nav=1&service=bike

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