giovedì 8 settembre 2011

Non c’è violazione del trattamento dei dati personali se nelle segnalazioni anche pubblicate su questo sito si fa il nome della ditta pubblicitaria

Nelle segnalazioni da me trasmesse a nome e per conto di VAS ho sempre descritto i dati visibili da ogni impianto pubblicitario, compresi l’eventuale nome della ditta che vi figurasse ed il numero di codice identificativo, verificando poi il nome della ditta (anche attraverso il rispettivo codice ad essa assegnato) dall’elenco delle ditte pubblicitarie pubblicato sul sito del Comune di Roma (che dà l’ultimo aggiornamento alla pagina http://www.comune.roma.it/PCR/resources/cms/documents/DittePubblicitariePresentiBD_08agosto2011.pdf),  chiedendone comunque ogni volta conferma.

Con riferimento ad una delle tante segnalazioni di VAS pubblicata su www.cartellopoli.net, allo staff del sito è pervenuto per posta elettronica un messaggio di una certa ditta pubblicitaria che ha lamentato la pubblicazione dei suoi dati ed ha chiesto “l’immediata cancellazione di tali dati secondo quanto previsto dalle lettere b) e c) dell'art. 7 comma 3 del D. Lgs. 30/6/2003 n. 196”, ai sensi delle quali “l'interessato ha diritto di ottenere:

b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non é necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati;


c) l'attestazione che le operazioni di cui alle lettere a) e b) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si rivela impossibile o comporta un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato.


Alla suddetta ditta è stato risposto “a termini di legge” in un modo di cui si generalizzano volutamente i contenuti non per rispetto della privacy, ma perché deve valere anche e soprattutto per tutte quelle ditte pubblicitarie che ritenessero pur esse che ci sia violazione del trattamento dei loro dati personali.   

Per motivare la suddetta richiesta è stato richiamato l’art. 7 del D. Lgs. n. 196/2003 ma in un modo che non appare del tutto proprio, dal momento che il 2° comma dell’art. 7 testualmente dispone: “L'interessato ha diritto di ottenere l'indicazione: a) dell'origine dei dati personali; b) delle finalità e modalità del trattamento; c) della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l'ausilio di strumenti elettronici; d) degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell'articolo 5, comma 2; e) dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di rappresentante designato nel territorio dello Stato, di responsabili o incaricati”.

Come diretta interessata, ogni ditta pubblicitaria ha diritto di avere le seguenti risposte ad ogni rispettiva lettera.

a) L’origine dei dati personali, intesa come “fonte” da cui sono stati desunti e che è stata correttamente citata proprio nel rispetto della privacy, è l’elenco delle ditte pubblicitarie censite nella nuova Banca Dati di cui – come sopra detto - è costantemente pubblicato on-line l’aggiornamento sul sito ufficiale del Comune di Roma. Ne deriva che “titolare” e “responsabile legale del trattamento dei dati personali” di ogni ditta pubblicitaria dovrebbe essere il Servizio Affissioni e Pubblicità del Comune di Roma, che dovrebbe quindi essere stato espressamente autorizzato.

b) La finalità e modalità del trattamento da parte della associazione VAS vengono specificate in ogni segnalazione pubblicata sul sito www.cartellopoli.net quasi sempre nel modo seguente: “si chiede di sapere se nella stessa Banca Dati risulti che il progressivo impianto …. identifichi effettivamente – in ottemperanza anche al comma 1 bis dell’art. 12 del Regolamento delle Affissioni, approvato con delibera del Consiglio Comunale n. 37/2009 – la tipologia e l'ubicazione di questo specifico cartellone e corrisponda al titolo autorizzativo rilasciato per esso, specificando - in caso affermativo - a che titolo, in che data e nell'ambito di quale procedimento sia stato rilasciato, precisando se si sia trattato di "autodenuncia" o "ricollocazione" o "accorpamento" o “rinnovo” di autorizzazione nell’ambito della procedura di riordino e soprattutto se ci sia stata una preventiva istruttoria sulla legittimità della posizione dell’impianto in quel luogo, dal momento che sembra essere stato collocato in violazione di diversi divieti imposti dalla normativa vigente in materia”. Come si evince chiaramente dal testo-tipo suddetto, oggetto specifico dell’interesse di VAS è esclusivamente la regolarità dell’impianto pubblicitario più che la ditta che ne risulterebbe proprietaria e di cui si è chiesto ad ogni modo di avere conferma al Servizio Affissioni e Pubblicità del Comune che ne è detentore dei dati.

c) La logica applicata in questo caso di trattamento effettuato con l'ausilio di strumenti elettronici (vale a dire tramite pubblicazione della segnalazione di VAS sul sito www.cartellopoli.net) è quella di far conoscere tutti i presunti vizi di legittimità che presenta volta per volta ogni impianto pubblicitario segnalato, di cui viene per l’appunto chiesto di voler accertare la natura illegale ai diversi soggetti istituzionali preposti, provvedendo in caso di constatata violazione a far sì - ciascuno nell’ambito delle rispettive competenze - che venga immediatamente rimosso.

d) Il 2° comma dell’art. 5 del D. Lgs. n. 196/2003 non riguarda i casi segnalati da VAS, perché esige gli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato al trattamento di dati personali effettuato da chiunque sia stabilito nel territorio di un Paese non appartenente all'Unione europea.

e) Anche i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati, come sono già stati da VAS effettivamente comunicati per competenza, sono per lo più i seguenti indirizzi di posta elettronica: davide.bordoni@comune.roma.it (Assessore alle Attività Produttive del Comune di Roma); segnalazioniaffissioni@comune.roma.it (indirizzo attivato dall’Assessore Bordoni per segnalare proprio gli impianti pubblicitari irregolari); francesco.paciello@comune.roma.it (Direttore del Servizio Affissioni e Pubblicità del Comune di Roma); polmunicipaleseggssu@comune.roma.it (Gruppo Speciale di Sicurezza Urbana della Polizia Municipale); polmunicipaleseg…@comune.roma.it (Gruppo del Corpo di Polizia Municipale volta per volta territorialmente competente); sbap-rm@beniculturali.it (Soprintendente per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per il Comune di Roma arch. Maria Costanza Pierdominici, competente in caso di impianti installati in aree soggette a vincolo paesaggistico); bruno.cignini@comune.roma.it e pierluigi.patane@comune.roma.it (rispettivamente Direttore e collaboratore dell’ex Dipartimento X° del Comune di Roma, ora Dipartimento Tutela Ambiente e del Verde-Promozione dello Sport, competenti al rilascio della “autorizzazioni paesaggistiche”); dr-laz@beniculturali.it (Direttrice Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio arch. Federica Galloni).

La ditta in questione ha chiesto di sapere “se siete in possesso di una nostra dichiarazione con la quale vi autorizziamo al trattamento dei nostri dati personali), resa con le modalità previste dall'art. 13 del D. Lgs. 30/6/2003 n. 196 o dell'art. 10 della Legge 31/12/1996 n. 675 se il nostro consenso vi è stato dato prima dell'1/ 1/2004”: ha chiesto altresì di sapere “se siete in possesso (oltre alle liberatorie precedenti) di una nostra dichiarazione - resa anch'essa con le modalità sopra citate - con la quale la autorizziamo alla diffusione dei nostri dati”.

Entrambi i quesiti “a termini di legge” andrebbero rivolti al Servizio Affissioni e Pubblicità del Comune di Roma, che si è dimostrato “titolare” dei dati relativi ad ogni ditta pubblicitaria.

Quand’anche si volesse ad ogni modo imputare sia a VAS che ai responsabili del sito www.cartellopoli.net di non avere il diritto del trattamento dei dati relativi alle ditte pubblicitarie, sempre “a termini di legge” si fa presente anzitutto che i “dati” personali di cui viene rivendicato il trattamento non sono né “dati sensibili” né “dati giudiziari”, dal momento che secondo le definizioni fornite dall’art. 4 del D. Lgs. n. 196/2003 sono dati sensibili i dati personali idonei a rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché' i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale”, mentre sono dati giudiziarii dati personali idonei a rivelare provvedimenti di cui all'articolo 3, comma 1, lettere da a) a o) e da r) a u), del d.P.R. 14 novembre 2002, n. 313, in materia di casellario giudiziale, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pendenti, o la qualità' di imputato o di indagato ai sensi degli articoli 60 e 61 del codice di procedura penale”.

Si fa presente in secondo luogo che l’art. 19 del D. Lgs. n. 196/2003 detta i “Principi applicabili al trattamento di dati diversi da quelli sensibili e giudiziari”: il 2° comma dispone che “la comunicazione da parte di un soggetto pubblico ad altri soggetti pubblici é ammessa quando é prevista da una norma di legge o di regolamento. In mancanza di tale norma la comunicazione é ammessa quando é comunque necessaria per lo svolgimento di funzioni istituzionali e può essere iniziata se é decorso il termine di cui all'articolo 39, comma 2, e non é stata adottata la diversa determinazione ivi indicata”, mentre il successivo 3° comma stabilisce che “la comunicazione da parte di un soggetto pubblico a privati o a enti pubblici economici e la diffusione da parte di un soggetto pubblico sono ammesse unicamente quando sono previste da una norma di legge o di regolamento”.

Si evidenzia in terzo luogo che il CAPO II dello stesso D. Lgs. n. 196/2003 che è stato invocato a difesa del trattamento dei dati personali é dedicato ai “REGISTRI PUBBLICI E ALBI PROFESSIONALI” e che il 2° comma dell’art. 61 (relativo alla “Utilizzazione di dati pubblici”) dispone testualmente che “agli effetti dell'applicazione del presente codice i dati personali diversi da quelli sensibili o giudiziari, che devono essere inseriti in un albo professionale in conformità alla legge o ad un regolamento, possono essere comunicati a soggetti pubblici e privati o diffusi, ai sensi dell'articolo 19, commi 2 e 3, anche mediante reti di comunicazione elettronica. Può essere altresì menzionata l'esistenza di provvedimenti che dispongono la sospensione o che incidono sull'esercizio della professione”.

Il “regolamento” citato nella norma suddetta è nel nostro caso il Regolamento Comunale sulla Pubblicità che è stato approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 37/2009 e che stabilisce che ogni impianto deve essere dotato di un codice fornito dal Comune di Roma (art. 12 comma 1 bis): per “albo professionale” in conformità al suddetto “Regolamento” va inteso nel nostro caso quanto il Comune di Roma ha pubblicato in allegato al suo sito internet, vale a dire l’elenco dei codici assegnati ai soggetti (persone fisiche e persone giuridiche) che effettuano pubblicità sul territorio del Comune di Roma e che risultano censiti nella NUOVA BANCA DATI, dove risultano menzionate anche le Determinazioni Dirigenziali con cui il Direttore Dott. Francesco Paciello ha dichiarato l’annullamento di un certo numero di società.

Da tutto quanto precedentemente rilevato si ritiene che i dati relativi ad ogni ditta pubblicitaria non siano stati trattati in violazione di legge e che quindi anche ogni eventuale futura richiesta di cancellazione dei dati che riguardano una certa ditta pubblicitaria non sia supportata proprio “a termini di legge”: senza fondamento giuridico appare anche la riserva di rivolgersi all'autorità giudiziaria o di presentare ricorso al Garante per la protezione dei dati personali ai sensi dell'art. 145 del D. Lgs. n. 196/2003.

A conclusione di questa lunga disamina della normativa vigente in materia deriva che da parte del responsabile del sito www.cartellopoli.net non c’è “a termini di legge” nessun preciso obbligo di cancellare i dati personali, che altro non sono peraltro che la denominazione della forma societaria con cui ogni ditta risulta “censita” nell’elenco della nuova Banca Dati del Comune.

Nelle finalità statutarie della associazione “Verdi Ambiente e Società” (in sigla VAS), del cui Circolo Territoriale di Roma sono il Responsabile, e nel ruolo conseguentemente ad essa assegnato c’è esclusivamente la tutela degli interessi diffusi di cui è portatrice, che per ogni impianto segnalato riguarda esclusivamente la regolarità della posizione in cui risulta installato e non certo la “denuncia” e men che mai la eventuale implicita “diffamazione” della ditta titolare dell’impianto che si è resa responsabile della sua installazione, a maggior ragione perché al momento di ogni segnalazione non è dato di sapere soprattutto in base a quale procedimento “amministrativo” l’impianto risulti “autorizzato” o comunque “censito” dal Comune, in un modo che comunque alla fine scarica pur sempre sul Servizio Affissioni e Pubblicità (più che sulla ditta di turno) la diretta responsabilità di non avere sufficientemente “istruito” a dovere l’istanza di installazione dell’impianto in violazione di diverse disposizioni vigenti in materia di affissioni pubblicitarie.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi
- Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) -

18 commenti:

  1. Cioè , fatemi capire: queste facce da culo che hanno massacrato irreversibilmente Roma con il loro comportamento autenticamente criminale (= IN VIOLAZIONE DI LEGGI) hanno il copraggio di venire proprio su questo sito a lamentarsi per la lesione della loro "Privacy" ????!!!

    ORMAI ON C'E' PIU' LIMITE ALLA PURA FOLLIA!!

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  2. Esatto. Le ditte ci chiedono di NON FARE IL LORO NOME!!! Siamo a questo. Intimidazioni pure. Stiamo anche valutando se procedere per lite temeraria...

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  3. Mio Dio, ormai è un incubo assurdo senza fine. Ma l'incubo peggiore e davvero incredibile è la TOTALE ASSENZA DI QUALUNQUE ISTITUZIONE IN QUESTA VICENDA TRISTISSIMA CHE SI TRASCINA ORMAI DA ANNI(!!!!!!!!!!!!!!!!!)E CHE HA DISTRUTTO UNA CITTA' PATRIMONIO MONDIALE, CON LA CONNIVENZA E L'ACCORDO DEGLI AMMINISTRATORI DEL COMUNE DI ROMA!

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  4. BENTORNATI NELLA PREISTORIA!

    Mc Daemon

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  5. Siete un pò ingenui miei cari. Questi si attaccano alla questione che venga violata la loro privacy, che vengano diffusi i loro dati. Ma a che scopo? Non certo per vender attraverso loro qualcosa a qualcuno che non sia già da loro abbondantemente reclamizzato e cioè abuso spinta al degrado e pericolo per la collettività. E voi state ancora a fare ragionamenti e congetture.E' la loro tipica reazione verso tutto ciò che impedisca il procedere dei loro affarucci. Sono pretestuosi e attenzione sono "causisti". Qualcuno si muove con tre o quattro legali di fama.
    Qualcuno dei vostri fedeli amici nel Blog ha invocato ancora una volta l'intervento di una autorità costituita e competente sul caso. Però caro VAS possibile che non riuscite ancora a incidere con le vostre denunce con tutta la mole di prove schiaccianti che state producendo ormai da lungo tempo, sul corpo della magistratura di turno?
    Anonimo Pentito.

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  6. Figli di puttana, e la politica non muove un dito !

    Mafie e corruzioni dietro i cartelloni

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  7. Ma infatti si tratta di passare dalle denunzie agli esposti, e alle querele.

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  8. Che ridere, gente che in cimasa mette ragione sociale e numero di telefono, si attacca alla privacy, meglio del bagaglino !!
    Lo so dove vi attaccherete, prima o poi, ahahah
    Marco1963

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  9. Il problema è che Ghedini sta dalla parte loro..quì si deve ribellare qche politico, meglio qche decina, ma gli conviene ? Al momento non mi pare

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  10. Anonimo pentito delle 23.38
    Ti risulta un certo soprannome, "porto delle nebbie" ?
    Ti risulta chi si definisce abitualmente con quel soprannome ?
    Non serve altro
    Marco1963

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  11. A marco 1963 rispondo che non ho cognizione di quel soprannome. Perchè è così importante tale decodificazione?
    Anonimo pentito.

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  12. Il peggio deve ancora venire. Godiamoci questi ultimi giorni d'estate

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  13. Anonimo pentito, sono certo che ci puoi dare una grande mano. Vediamoci e o sentiamoci su cartellopoli@gmail.com.

    Abbiamo bisogno del contributo di tutti e non solo via commento.

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  14. anonimo delle 0.23, cosa intendi?

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  15. Intendo che la politica sta facendo molto per le Affissioni. Con un lavoro certosino degli ultimi 15 mesi, adesso gestirà direttamente i traffici loschi dell'abusivismo selvaggio.
    Anonimo delle 0:23 ;-)))

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  16. Certo nel caos i furbetti del Comune si muovono a meraviglia.Ogni istallazione, spostamento o accorpamento che sia passa attraverso il setaccio della Direzione, e se il cartello resta in vita o ne nasce uno nuovo bisogna essere grati a Lei.
    Poi però quando l'impianto stanzia sul territorio subentrano i Vigili del GSSU e tocca tenerseli buoni per non essere rilevati in contrasto con le varie norme in deroga.
    Lì proprio non ci si capisce nulla.
    Fatto stà che a oggi invece di avere una banca dati con impianti richiesti prima del 95 e inseriti nella procedura di riordino secondo la delibera 100 e successive.... ormai ci troviamo di fronte ad una mappatura totalmente difforme da quella che, seppur con le sacrosante variazioni dovute a criteri di viabilità e sicurezza,prevedeva la sanatoria dei riordinabili non contemplando invece l'attuale proliferare di nuove strutture emergenti su parti del territorio categoricamente interdette alla posa in opera di cartelli e spessissimo ricadenti in zone vincolatissime.Perchè si è voluto travisare e disattendere quanto era previsto dal Riordino? A chi ha giovato tutto ciò?Infatti si è tornati al caos di cui si parlava,che rispetto alle passate scorribande del" metti e togli" fatte da quei pochi abusivi totali, non è lontanamente paragonabile nè in quantità ne'in qualità.
    Oggi la piaga peggiore non sono neppure gli abusivi di allora quanto le ditte "accreditate" perchè hanno anche più mezzi per scatenarsi in una delirante azione di moltiplicazione degli impianti. Ecco perchè siamo arrivati a 200.000.
    E chi è che consente il perseverare di questo stato di cose, mentre la città và in malora?
    Per me il reato penale c'è.

    Anonimo pentito

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