martedì 25 ottobre 2011

L'emblematico caso degli orologi pubblicitari di Milano

Ebbene sì, continuiamo a parlare di Milano. Come a lungo abbiamo parlato di Napoli. E lo facciamo perché può sembrare troppo esotico riferirsi a Londra, Parigi o New York, ma diventa davvero difficile, per la mafia cartellonara e gli ignobili politici che la supportano, rispondere quando si parla di città che stanno nel nostro paese, che rispondono alle stesse leggi nazionali, agli stessi regolamenti. Di Napoli abbiamo già parlato. Di Milano torniamo a parlare per la terza volta in pochi giorni a riguardo degli orologi pubblicitari. Presenti in forze lì come a Roma (ovviamente non nelle proporzioni ridicole come quelle capitoline), a Milano gli orologi, come è ovvio che sia, fin dagli anni venti sono di proprietà di una sola società (a Roma griderebbero al monopolio, come talvolta hanno fatto anche alcuni comitati e cittadini sedicenti anticartellonari: non capiscono che l'alternativa al monopolio è il crimine). Il fatto che questa società li gestisca da ottant'anni a questa parte, poi, non ha impedito l'amministrazione comunale a assegnare le concessioni per concorso perché così dice non solo la logica e il buon senso, ma anche una legge nazionale sugli appalti che data 2006 e che invitiamo tutti gli esperti del settore (Bosi in primis) a analizzare.
Lasciate stare i contorni burocratico-italioti del resto di questo articolo (http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/10/22/news/in_citt_l_ora_esatta_un_ricordo_tutta_colpa_di_un_ricorso_al_tar-23644105/?rss) che parla dell'argomento. Prendete il dato principale che farebbe bene a mettere il terrore nelle teste bacate dei cartellonari nostrani: a Milano tutti gli orologi sono sempre stati gestiti da un'unica azienda; questa azienda dopo alcune leggi non poteva più gestire gli impianti a meno di non vincere una gara; questa gara è stata indetta ed effettuata. E non siamo all'estero: siamo in Italia.
Tutto questo che significa? Significa che qualsiasi imprenditore, anzi qualsiasi cittadino, facendo un ricorso come cristo comanda contro il Comune di Roma, potrebbe obbligare l'amministrazione, che viceversa violerebbe le più basilari leggi della concorrenza, a mettere a bando di gara le postazioni pubblicitarie concesse che non possono essere appaltatea vita ad una stessa società. E' chiaro? Paura eh...?

1 commento:

  1. Una comic strip sui cartelloni:
    http://singloids.com/2011/10/25/striscia-855/

    RispondiElimina