mercoledì 23 novembre 2011

Catarci: sconfiggere lo scandalo cartellopoli con l'aiuto delle aziende. Anche di questo si parlerà all'incontro pubblico di domani 24 novembre all'XI° Municipio


Roma non può più essere Cartellopoli, il mondo imprenditoriale ci aiuti
Roma continua ad essere violentata da decine di migliaia di impianti pubblicitari di tutte le dimensioni. Mostri di ferro e cemento che comportano insicurezza e pericoli per la cittadinanza, perché installati nottetempo in barba alle garanzie più elementari di stabilità e perché messi in violazione del Codice della Strada aumentando il rischio di incidenti, deturpano il paesaggio urbano noncuranti di aree di pregio e monumenti, impongono l’ulteriore e odioso insulto del danneggiamento di strade e marciapiedi, talvolta impedendo il passaggio, specie per disabili e passeggini.
Le responsabilità di Roma Capitale sono enormi. Ad un’inadeguata azione di regolamentazione svolta negli anni precedenti, la Giunta Alemanno ha fatto seguire quella Delibera 37/2009 con cui si è irresponsabilmente favorita la diffusione delle strutture pubblicitarie, per poi vivacchiare tra l’impotente e il connivente negandone i guasti evidenti e permettendo ogni abuso alle aziende di affissione, che non sono state sottoposte nemmeno alle sanzioni della stessa Delibera. Tutto è stato permesso, prima, durante e dopo le installazioni, versando un piccolo obolo si è deciso in proprio quanti cartelloni mettere e dove, all’insegna della deregulation completa! La stessa stesura del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (Prip) non si propone di intervenire con decisione sulla tragicomica realtà documentata dall’azione di decine di comitati, associazioni, blog, dagli stessi Enti municipali. Spacciato per la soluzione, esso è in realtà un sistema di regole generiche pressoché inattuabili, assolutamente non sufficienti. Basterebbe approvare Piani di localizzazione decenti, con numeri ragionevoli, per poi fare dei bandi pubblici con cui selezionare operatori ‘ufficiali’ in maniera trasparente, assegnando loro come primo compito la bonifica dell’esistente e regolamentando quella anomalia, tutta romana, determinata dalla presenza di 404 ditte impegnate nel settore. Ma il pragmatismo non alberga in Campidoglio e il coraggio non si vende al mercato. Per questi motivi la maggioranza dei Municipi ha bocciato la proposta della Giunta Alemanno, che però si è rifiutata di invertire la rotta liquidando le critiche come pretestuose e sfoggiando il consueto menefreghismo per le istanze democratiche territoriali. Persino dopo l’incidente mortale di Via Tuscolana si persiste nella propaganda, con un Sindaco che scopre l’acqua calda delle infiltrazioni mafiose e che invece della Dia (Direzione Investigativa Antimafia) manda la Polizia municipale presso l’Ufficio Affissioni capitolino e con un piano straordinario di demolizioni che l’esperienza ci ha dimostrato costose quanto inefficaci, in assenza di provvedimenti per impedire che ad uno eliminato ne corrispondano dieci nuovi.
Al contrario dei vertici capitolini, nel mondo imprenditoriale c’è chi si è reso conto dello stato indecente in cui versa il sistema pubblicitario su strada nella Capitale e, come Telecom Italia e IGP Decaux, si è dichiarato disposto a rinunciare ad utilizzare i cartelloni. E’ vero, come ha affermato il Presidente di Telecom, Franco Bernabè, Roma è la peggiore città al mondo per quanto riguarda le affissioni, una metropoli del sottosviluppo in cui non viene tutelato il decoro e l'importanza storica e archeologica degli innumerevoli siti, nè la sicurezza dei cittadini. Negli ultimi dieci anni la situazione è peggiorata, negli ultimi due è diventata devastante, portandoci ancora più lontano dai livelli civili di megalopoli come San Paolo e Pechino, dove l’intervento pubblico ha prodotto una regolamentazione che funziona. Comprare spazi in città significa sovente finanziare la malavita organizzata e contemporaneamente squalificare la propria immagine, infangare il brand che si vorrebbe proporre. Oltre che, è opportuno ripeterlo, rischiare di vedere associato il proprio marchio a incidenti, morti, manifestazioni di protesta, con pochissimi strumenti di autotutela se non quelli legati alla rescissione degli impegni sottoscritti. Nell’assenza di politiche pubbliche degne di questo nome, uno dei modi più efficaci per imporre un cambiamento di tendenza è colpire i fatturati delle aziende di affissione, con la rinuncia in massa di realtà imprenditoriali, in particolare grandi e medie, a perpetrare gli sfiguranti meccanismi odierni.
E’ per questi motivi che dai Municipi romani ci siamo decisi a chiedere impegni simili a quelli assunti da Telecom Italia e IGP Decaux anche a altre imprese. A Roma non tutta la struttura politico-amministrativa è piegata agli interessi dei devastatori e in tanti territori si sta ingaggiando da tempo un duro braccio di ferro con chi maltratta i nostri quartieri, come con chi permette di farlo impunemente. Il mercato della pubblicità esterna è strategico per ogni sistema urbano evoluto e non può essere dominato da imprese abusive, che mangiano il territorio, non forniscono servizi e alimentano l’illegalità. Su questo piano si ha bisogno di alleati altrettanto convinti dell’importanza di un cambiamento radicale, nell’interesse della città e nell’ottica di un suo rilancio.
Per questi motivi nell’incontro pubblico di giovedì 24 novembre 2011, presso la sala consiglio del Municipio XI, in via Benedetto Croce, 50, alle ore 17, organizzato da undici Enti municipali e decine di comitati nella Sala del Municipio Roma XI, oltre a parlare dell'incredibile caso del sequestro del blog Cartellopoli, delle conseguenze che questa situazione ha sull'economia, della necessità di un bando europeo per l'assegnazione degli spazi, dei raffronti internazionali che ci fanno vergognare della nostra città, si proporrà al mondo imprenditoriale di stringere un’alleanza strategica, puntando sul senso di responsabilità sociale e sull’azione contagiosa di moral suasion.

Andrea Catarci, Presidente Municipio Roma XI

Nessun commento:

Posta un commento