lunedì 7 novembre 2011

I lettori inviano e Bosi segnala: a "LGT.RE ACQUA CETOSA" siamo a 1032

 
 
 
 

Segnalazione inviata il 2 novembre 2011 a: polmunicipaleseg02@comune.roma.it, segnalazioniaffissioni@comune.roma.it, davide.bordoni@comune.roma.it, polmunicipaleseggssu@comune.roma.it, francesco.paciello@comune.roma.it, assessorato.ambiente@comune.roma.it, info@aequaroma.it, picsdecoro@libero.it, procura.roma@giustizia.it, sbap-rm@beniculturali.it, dr-laz@beniculturali.it, procura.roma@giustizia.it 

In data 31 ottobre 2011 é pervenuta a questa associazione una segnalazione corredata dalle foto allegate, che fa presente un impianto pubblicitario di mt. 3 x 2 installato in Lungotevere dell’Acqua Acetosa (vedi foto allegata come “Via Acqua Acetosa. P1110245.jpg”) all’altezza dell’incrocio con via Venezuela (vedi foto allegata come “Via Acqua Acetosa. P1110247.jpg”), a ridosso del parco di Villa Glori.

La segnalazione allega la foto “Via Acqua Acetosa-prima.jpg”, tratta da Street View di Google Maps, che lascia vedere che nel 2008 l’impianto pubblicitario non era stato ancora installato.

La segnalazione allega anche la foto “Via Acqua Acetosa. P1110249.jpg” che mostra una targhetta affissa sulla sinistra del montante che riporta un numero di codice identificativo 0066/BZ047/P e la scritta “VIA VENEZUELA, SC ANG. LGT.RE ACQUA CETOSA”, riguardo alla quale la segnalazione evidenzia che l'abbreviazione di Lungotevere è LGT e non LGT.RE e mette in risalto che la città viene falcidiata da gente che scrive “CETOSA” invece di “ACETOSA”.
Nell’elenco delle ditte pubblicitarie censite nella nuova Banca Dati del Servizio Affissioni (aggiornato alla data dell’8 settembre 2011) al codice 0066 corrisponde come denominazione la ditta “NUOVI SPAZI SRL”: a tal riguardo si mette in grande evidenza che nell’elenco delle ditte pubblicitarie censite nella nuova Banca Dati del Servizio Affissioni fino all’aggiornamento del 19 settembre 2010 al codice 0066 ha figurato la scritta “NEVADA PUBBLICITA' (in corso procedimento di voltura a NUOVI SPAZI SRL) S.r.l.”, mentre nel successivo aggiornamento del 19 aprile 2011 allo stesso codice 0066 corrispondeva come denominazione ancora la ditta “NEVADA PUBBLICITA' S.r.l.”, ma con la precisazione posta fra parentesi di un “procedimento di voltura a NUOVI SPAZI SRL rigettato con DETERMINAZIONE DIRIGENZIALE NUM. 3552 DEL 17/11/2010”.

Senza dare alcuna spiegazione al riguardo, il successivo aggiornamento del 20 maggio 2011 (di appena un mese dopo) dell’elenco delle ditte pubblicitarie al codice 0066 riportava solo la ditta “NUOVI SPAZI SRL”, dando quindi come avvenuta la voltura di cui era stata invece rigettata la richiesta: si chiede pertanto al Direttore del Servizio Affissioni e Pubblicità, Dott. Francesco Paciello, che dovrebbe avere adottato la Determinazione Dirigenziale n. 3552 del 17 novembre 2010 di rigetto del procedimento di voltura, di voler fornire le motivazioni che dovrebbero aver portato ad annullare di fatto il provvedimento da lui adottato ed aver determinato il ribaltamento della situazione, chiarendo in particolare se ci sia stato un ricorso vincente al TAR del Lazio da parte della S.r.l. “Nuovi Spazi”.

Si fa presente che la ditta “Nuovi Spazi” si é resa responsabile della installazione di molti impianti pubblicitari abusivi, per lo più segnalati da questa associazione e rimossi in numero sicuramente maggiore di 3 violazioni, che avrebbe dovuto comportare l’applicazione del comma 14 dell’art. 31 del vigente Regolamento comunale (approvato dal Consiglio Comunale con delibera n. 37/2009) ai sensi del quale l’ulteriore violazione oltre la terza deve dar luogo alla pronuncia di decadenza di tutte le “autorizzazioni” rilasciate alla “Nuovi Spazi” S.r.l. ed al conseguente annullamento dal mercato di tale società tramite apposita Determinazione Dirigenziale che non risulta essere stata invece emanata.

A tal ultimo riguardo la segnalazione allega la foto “Via Acqua Acetosa. P1110248.jpg” per evidenziare che all’impianto di cui all’oggetto é stato assegnato il n. 1032, che lascia intendere che la “Nuovi Spazi” avrebbe installato in tutto il territorio di Roma quanto meno un numero simile di impianti pubblicitari.

Si chiede comunque di sapere se nella stessa Banca Dati risulti che il progressivo impianto BZ 047 identifichi effettivamente – in ottemperanza anche al comma 1 bis dell’art. 12 del Regolamento delle Affissioni, approvato con delibera del Consiglio Comunale n. 37/2009 – la tipologia e l'ubicazione di questo specifico cartellone e corrisponda al titolo autorizzativo rilasciato per esso, specificando - in caso affermativo - a che titolo, in che data e nell'ambito di quale procedimento sia stato rilasciato, precisando se si sia trattato di "autodenuncia" o "ricollocazione" o “spostamento” o "accorpamento" o “rinnovo” di autorizzazione e soprattutto se ci sia stata una preventiva istruttoria sulla legittimità della posizione di tale impianto.

Le suddette richieste sono rivolte anche e soprattutto alla S.p.A. “Aequa Roma” che stando a quanto da essa stessa pubblicizzato nel proprio sito internet www.aequaroma.it “nell’ambito delle attività riguardanti la disciplina delle affissioni pubblicitarie, Aequa Roma S.p.A. è stata incaricata di svolgere alcune attività a supporto del Servizio Affissioni e Pubblicità di Roma Capitale, al fine di contrastare l’abusivismo e garantire l’acquisizione degli importi dovuti per l’esposizione pubblicitaria”.

Nello stesso sito é precisato che “Aequa Roma S.p.A., in particolare, si occupa della gestione amministrativa degli impianti e dei relativi titoli autorizzativi; dell’acquisizione dei dati sugli importi dovuti e sui pagamenti effettuati dalle Società di pubblicità in merito agli spazi utilizzati; di attività di controllo, svolte sul territorio, ai fini della repressione dell’abusivismo pubblicitario”.

La richiesta é ancor più motivata dalla constatazione che l’impianto pubblicitario risulta installato all’altezza di un incrocio, a ridosso di un semaforo e di un doppio attraversamento pedonale.

Per quanto riguarda l’incrocio tra Lungotevere dell’Acqua Acetosa e via Venezuela ed il relativo impianto semaforico, la lettera a) del 4° comma dell’art. 51 del Regolamento di attuazione ed esecuzione del Codice della Strada, emanato con il D.P.R. n. 495/1992, stabilisce che “entro i centri abitati ed entro i tratti di strade extraurbane per i quali è imposto un limite di velocità non superiore a 50 km/h il posizionamento è autorizzato invece nel rispetto della distanza minima di 50 metri prima degli impianti semaforici e delle intersezioni ... lungo le strade urbane di scorrimento e le strade urbane di quartiere”.

Il suddetto 4° comma dell’art. 51 del D.P.R. n. 495/1992 fa salva la possibilità di deroga concessa ai Comuni dal 6° comma dell’art. 23 del Codice della Strada, emanato con Decreto Legislativo (in sigla D.Lgs.) n. 285 del 30 aprile 1992: di tale deroga si è avvalso il Consiglio Comunale che al 5° comma dell’art. 4 del vigente Regolamento approvato con la delibera n. 37/2009 ha disposto che le distanze minime per il posizionamento dei cartelli pubblicitari entro il centro abitato, limitatamente alle strade di quartiere (E) ed alle strade locali (F) debbono essere, ma solo per impianti di dimensione non superiore a metri 1,20 x 1,80, di 25 metri prima degli impianti semaforici e delle intersezioni lungo le strade urbane di quartiere.

Come lasciano ben vedere le foto allegate, l’impianto pubblicitario – che é ad ogni modo di dimensioni superiori a mt. 1,20 x 1,80 – non sembra aver rispettato nemmeno la minore distanza di 25 metri concessa in deroga.

Per quanto riguarda gli attraversamenti pedonali all’altezza dell’impianto semaforico, il 4° comma dell’art. 51 del Regolamento di attuazione ed esecuzione del Codice della Strada stabilisce che “entro i centri abitati ed entro i tratti di strade extraurbane per i quali è imposto un limite di velocità non superiore a 50 km/h il posizionamento il posizionamento è autorizzato invece nel rispetto della distanza minima di 50 metri prima dei segnali di prescrizione degli attraversamenti pedonali lungo le strade urbane di scorrimento e le strade urbane di quartiere [lettera a) del 4° comma], di 30 metri prima dei segnali di prescrizione degli attraversamenti pedonali lungo le strade locali [lettera b) del 4° comma] e di 25 metri dopo i segnali di prescrizione sempre degli attraversamenti pedonali [lettera c) del 4° comma]”.

In deroga il 5° comma dell’art. 4 del vigente Regolamento approvato con la delibera n. 37/2009 ha disposto che le distanze minime per il posizionamento dei cartelli pubblicitari entro il centro abitato, limitatamente alle strade di quartiere (E) ed alle strade locali (F) debbono essere (ma solo per impianti di dimensione non superiore a metri 1,20 x 1,80) di 15 metri prima degli attraversamenti pedonali lungo le strade urbane di quartiere.

Come lasciano ben vedere le foto allegate, l’impianto pubblicitario – che é ad ogni modo di dimensioni superiori a mt. 1,20 x 1,80 – non sembra aver rispettato nemmeno la minore distanza di 15 metri concessa in deroga.

Ma la violazione maggiore che si riscontra é quella derivante dalla installazione dell’impianto di cui all’oggetto in un’area che ricade all’interno del vincolo paesaggistico denominato “Valle del Tevere” emanato con deliberazione della Giunta Regionale n. 10591 del 5 dicembre 1989, ai sensi della legge n. 1497/1939, nonché del vincolo paesaggistico della fascia di rispetto di 150 metri di entrambe le sponde del fiume Tevere, imposto ai sensi della lettera c) del 1° comma dell’art. 142 del D.Lgs. n. 42/2004 con cui é stato emanato il “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”.

Si fa presente che le aree tutelate in tal modo ai sensi del “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” costituiscono un “bene paesaggistico”: l’art. 153 dispone che “nell’ambito ed in prossimità dei beni paesaggistici … é vietata la posa in opera di cartelli o altri mezzi pubblicitari se non previa autorizzazione dell’amministrazione competente, che provvede su parere vincolante, …, del soprintendente”.

Per collocare ad ogni modo cartelli pubblicitari nell'ambito e in prossimità dei beni paesaggistici (soggetti cioè a vincolo paesistico imposto ex lege 1497/1939 oppure ope legis 431/1985 oppure ancora con deliberazione della Giunta Regionale del Lazio) prima ancora del materiale rilascio del nulla osta da parte del Comune, occorre avere il rilascio preventivo ed obbligatorio della “autorizzazione paesaggistica” che spetta al Dipartimento X° del Comune di Roma, ora Dipartimento Tutela Ambiente e del Verde-Promozione dello Sport (nell’esercizio del potere di subdelega conferito ai sensi della legge regionale n. 59/1995) il quale a sua volta deve avere il previo parere favorevole vincolante della Soprintendenza competente per territorio ai sensi del 1° comma dell’art. 153 del D.Lgs. n. 42/2004, che spetta in tal caso alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per il Comune di Roma.

Ai sensi del comma 4 dell’art. 146 del D.Lgs. n. 42/2004 “l'autorizzazione paesaggistica costituisce atto autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire o agli altri titoli legittimanti l'intervento urbanistico-edilizio”, quale é anche la installazione di un impianto pubblicitario.

Ne deriva che in mancanza di quest’atto preventivo ed obbligatorio l’installazione di un impianto é viziata di legittimità: si mette in evidenza che non risulta che per l’impianto in questione sia stata preventivamente rilasciata l’autorizzazione paesaggistica da parte del Direttore del Dipartimento Tutela Ambiente e del Verde-Promozione dello Sport, dott. Bruno Cignini, né che sia stato espresso il parere vincolante di competenza del Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici per il Comune di Roma, Arch. Maria Costanza Pierdominici.

Se ne chiede ad ogni modo conferma.

Si mette in evidenza che il vincolo della “Valle del Tevere”  é stato riconosciuto anche dal Piano Regolatore degli Impianti e dei Mezzi Pubblicitari (PRIP) che é stato adottato lo scorso 2 febbraio 2011 dalla Giunta Comunale e che alla Tav. A2.a vengono graficizzati i confini di entrambi i 2 suddetti vincoli paesaggistici, di tipo rispettivamente “dichiarativo” e ricognitivo di legge”.

Particolare della Tav. A2.a del PRIP
(Sintesi del Piano Territoriale Regionale Paesaggistico Regionale – Beni paesaggistici)
 
Alla Tavola A1.a il PRIP riporta la sintesi del Piano Territoriale Regionale Paesaggistico Regionale (PTPR) che destina l’area su cui é stato collocato l’impianto a “sistema del paesaggio naturale”, dove é tassativamente vietata  l’installazione di cartelloni pubblicitari, anche per la vicina presenza del Parco di Villa Glori. 


Particolare della Tav. A1.a del PRIP
(Sintesi del Piano Territoriale Regionale Paesaggistico Regionale - Sistemi ed ambiti di paesaggio)
 
Alla Tavola di zonizzazione e tipi stradali 1.07 il Lungotevere dell’Acqua Acetosa é destinato a “zona A” che secondo lo schema normativo “include le aree in cui é vietata l’installazione di impianti pubblicitari e di impianti per pubbliche affissioni”.
Particolare della Tavola 1.07 del PRIP (Zonizzazione e tipi stradali)
 
 
In occasione della presentazione alla stampa del PRIP l’Assessore alle Attività Produttive On. Davide Bordoni ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Ad ogni modo, fin d'ora, l'approvazione della Giunta, spiega Bordoni, "consente di intervenire nelle aree tutelate" (dal sito www.ilcorrierelaziale.it di mercoledì 2 febbraio 2011).
Si chiede all’On. Davide Bordoni di essere pienamente coerente con quanto da lui dichiarato e di voler far disporre l’immediata rimozione a cura del Direttore del Servizio Affissioni e Pubblicità dell’impianto di cui all’oggetto, una volta che ne siano stati accertati tutti i vizi di legittimità sopra evidenziati.

Si resta in attesa di un cortese riscontro scritto, che anche se per via telematica si richiede ai sensi degli articoli 2, 3 e 9 della legge n. 241/1990.

Distinti saluti.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi
- Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) -

4 commenti:

  1. Bosi eroe. Una giunta al governo della nostra città allucinante. VERGOGNA.

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  2. Caro Bosi, sei un grande...ma forse è quasi eccessiva la tua precisione nelle segnalazioni....questo impianto è a rimuovere, come centinaia di migliaia, perchè violano le norme del codice della strada riguardo incroci, semafori e strisce pedonali....creando una situazione di grande pericolo per la pubblica incolumità....la valle del Tevere esiste, ma una semplice diffida alle autorità a rimuovere immediatamente l'impianto in quanto mette in pericolo la pubblica incolumità sarebbe forse sufficiente...magari specificando che tali autorità si ritengono responsabili di eventuali danni (anche mortali) che l'impianto non rimosso potrebbero arrecare ai cittadini........andiamoci giù pesanti caro Bosi, tanto questi delinquenti ambientali non meritano altro che essere perseguitati.......ciao. manusardi@tiscali.it

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  3. La precisione dell'Arch. Bosi è fondamentale per poter denunciare per bene questi banditi. Vai Bosi !
    PS: quando vedremo la povera Liudmila ar gabbio?

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  4. quante cazzate dice BORDONI, in confronto Berlusconi è un uomo morigerato

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