domenica 27 novembre 2011

Il rovescio della medaglia dell’ordinanza del sindaco

Con Ordinanza n. 263 del 24 novembre 2011 (vedi allegato), che ha per oggetto “Misure in materia di impiantistica pubblicitaria”, il Sindaco Gianni Alemanno ha ordinato, testualmente, “ai Responsabili degli Uffici e Servizi dell’Amministrazione Capitolina competenti per materia:
  • di sospendere il rilascio di autorizzazioni di nuovi impianti pubblicitari, nonché di ogni autorizzazione relativa allo spostamento e alla ricollocazione degli impianti pubblicitari, nelle more dell’approvazione da parte dell’Assemblea Capitolina del Piano Regolatore degli Impianti e dei Mezzi Pubblicitari;
  • di sospendere, altresì, l’efficacia delle autorizzazioni già rilasciate relative ad impianti pubblicitari non ancora installati, nelle more dell’approvazione da parte dell’Assemblea Capitolina del Piano Regolatore degli Impianti e dei Mezzi Pubblicitari.
Tale provvedimento non si applica alle istanze per esposizione pubblicitaria su ponteggi e su recinzioni di cantiere” (eccezione quest’ultima che è stata fatta salva dal Comune anche per assicurarsi la pubblicità sul decoro della città promossa dall’Assessore all’Ambiente Marco Visconti) .
Nel merito del provvedimento preso dal Sindaco occorre entrare dopo che si è spiegato come e perché Gianni Alemanno è arrivato a prendere questa decisione.
Nella mattinata di mercoledì del 23 novembre scorso sono continuate a piazza Barberini le rimozioni degli  impianti pubblicitari abusivi che erano iniziate il giorno prima a piazza Meucci, stavolta alla presenza dello stesso Sindaco, dell’Assessore Davide Bordoni e del Vicecomandante Antonio Di Maggio: ha presenziato alle operazioni di rimozione anche un membro del Comitato Promotore della delibera di iniziativa popolare, avvertito non si sa da chi, che è riuscito ad avere una animata discussione soprattutto con il Sindaco e l’Assessore, filmata interamente e poi riportata su www.youreporter.it e ripresa anche da www.roma.corriere.it.
Se ne riportano di seguito i passi più significativi, con le dovute considerazioni esplicative per alcuni di essi.
Il Sindaco ha detto che “il problema è quello di sconfiggere o chi lavora sull’abusivismo totale oppure sposta, magari capito, c’ha l’autorizzazione in un giardino e la mette su quell’altro”.
Il Sindaco ignora che nei giardini e comunque nelle aree attrezzate a verde date in consegna al Servizio Giardini il vigente Regolamento approvato con delibera n. 37/2009 prescrive il divieto di collocare impianti pubblicitari.
Il membro del Comitato Promotore gli ha obiettato che “la città è piena di nuove installazioni” per cui “se non fermate le nuove installazioni congelando la situazione, allora serve un provvedimento, serve un provvedimento. Se non si congela la situazione, con la scusa delle ricollocazioni o delle movimentazioni loro continueranno a farlo ovunque, ovunque, anche alla luce del sole. Se non si fa un provvedimento per fermare queste ricollocazioni, queste rimozioni, da un lato benedette, saranno inutili perché domani …”.
Il vigente Regolamento (artt. 33 e 33 Bis) consente il rilascio di autorizzazioni per la installazione di nuovi impianti pubblicitari esclusivamente su suolo privato, per cui non c’è da “congelare” un bel nulla riguardo alla installazione di nuovi impianti su suolo pubblico, cioè lungo le strade pubbliche e le pubbliche piazze, perché già vietata dalla normativa in vigore.
Va invece messo in grande evidenza che il Comune consente di fatto l’installazione di tutti quei nuovi impianti pubblicitari che vengono installati del tutto abusivamente sul suolo pubblico del Comune di Roma, cioè sulle strade di cui lui è l’Ente proprietario, ed autodenunciati dalle ditte pubblicitarie che ne fanno oggetto di “autocertificazione” ai sensi del D.P.R. n. 445/2000, pagando una indennità pari al Canone Iniziative Pubblicitarie (CIP) ed ottenendo di essere “registrati” nella Nuova Banca Dati con tanto di assegnazione di un numero di codice identificativo.
Il vigente Regolamento consente però al comma 1 Bis dell’art. 6 il rilascio di autorizzazioni per “l’esposizione pubblicitaria su manufatti costituenti elementi di arredo urbano, funzionali a servizi di mobilità alternativa, collocati nell’ambito della Città Storica, come definita in sede di pianificazione del territorio”: si fa presente per inciso che la suddetta disposizione è stata sfruttata dalla Giunta Comunale per autorizzare addirittura in tutta la città 1.500 mq. di esposizione pubblicitaria (non previsti dal PRIP) a chi si aggiudicherà il bando di gara per la gestione del Bike Sharing in tutta Roma.
Le “ricollocazioni” sono invece previste come “norme transitorie” dal 4° comma dell’art. 34 del vigente Regolamento ai sensi del quale “ove gli impianti pubblicitari autorizzati in applicazione del procedimento per il riordino degli stessi risultino in contrasto con norme legislative ovvero con il presente regolamento …., il soggetto autorizzato provvede, entro e non oltre 120 giorni dalla comunicazione dei relativi provvedimenti, … alla rimozione del medesimo. Entro tre mesi da tale rimozione, il competente Ufficio comunale, sulla base del presente regolamento…, su istanza del medesimo soggetto, assume ogni conseguente determinazione per autorizzare l’eventuale trasferimento in altra collocazione dell’impianto rimosso”.
Ma le “ricollocazioni” di qualsiasi impianto pubblicitario (e non solo quindi di quelli inseriti nel cosiddetto procedimento di riordino) erano state disciplinate prima ancora della approvazione della delibera n. 37/2009 dalla attuale Giunta Comunale che il 3 dicembre 2008 con delibera n. 395 ha approvato le procedure per gli spostamenti degli impianti pubblicitari e la relativa modulistica, poi disciplinata dal dott. Francesco Paciello con Determinazione Dirigenziale n. 3312 del 23 dicembre 2008.
Ne deriva che, come riportato sullo stesso sito internet del Comune, “fino all'adozione dei Piani di Localizzazione, possono essere consentite ricollocazioni di impianti, in caso di installazioni in contrasto con le norme inderogabili del Codice della Strada oppure per mutato stato dei luoghi, per intervenuto diniego dell'Ente tutore del vincolo o per perdita di possesso dell'area privata”.
Va però messo in evidenza che la stessa home page del sito del Comune riguarda gli “spostamenti” di impianti pubblicitari: ne deriva una certa confusione tra il termine “ricollocazione” che è opportuno riferire quindi soltanto al 4° comma dell’art. 34 del vigente Regolamento ed il termine “spostamento” che riguarda esclusivamente le procedure o “movimentazioni” che dir si voglia (per usare lo stesso linguaggio con cui si è espresso il membro del Comitato Promotore) approvate dalla Giunta Comunale con la delibera n. 395/2008. .
Proseguendo con il racconto di quanto è successo a piazza Barberini lo scorso 23 novembre, al Sindaco che ha chiesto al Vicecomandante Di Maggio come possono essere autorizzate queste “ricollocazioni”, ha risposto invece l’Assessore Bordoni spiegando che “queste ricollocazioni vengono fatte se un impianto autorizzato, per spostarlo, se in contrasto con il Codice della Strada però è autorizzato viene ricollocato in un posto dove non è in contrasto con il Codice della Strada. La ricollocazione è prevista solo in questo modo e lo deve fare la ditta a sue spese, quando l’amministrazione manda un fax da regolamento entro 48 ore lo deve fare”.
L’On. Davide Bordoni ha evidentemente dimenticato del tutto la delibera n. 395 che a dicembre del 2008 ha votato anche lui e con una ignoranza (nel senso non offensivo di chi non sa) che è comunque del tutto inammissibile per la carica che ricopre fa una gran confusione con la procedura che viene utilizzata invece per la rimozione degli impianti pubblicitari abusivi, che dimostra per di più di non conoscere nemmeno bene.
In un'intervista pubblicata sulla cronaca di Roma del quotidiano "La Repubblica" del 14 maggio 2010 l'Assessore ha dichiarato che “in caso di impianti illegali … facciamo togliere il cartellone entro 48 ore, altrimenti decade il titolo”: l’On. Davide Bordoni è rimasto evidentemente ad un anno e mezzo fa, ignorando che in caso di impianto pubblicitario accertato come abusivo e quindi comunque da rimuovere (e non certo da “ricollocare”) va trasmessa alla ditta pubblicitaria che ne è titolare una diffida con cui ai sensi del 5° comma dell’art. 31 del vigente Regolamento “il trasgressore è invitato a rimuovere l’impianto abusivo o difforme entro dieci giorni dalla notificazione” e non due (48 ore) come più volte sostenuto dall’Assessore, per cui “decorso inutilmente tale termine …, con determinazione dirigenziale viene disposta la eventuale rimozione forzata d’Ufficio, a spese del trasgressore”.
Con nota prot. n. 28 del 10 giugno 2010, trasmessa per conoscenza anche al Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma Dott.ssa Ilaria Calò, ho fatto presente a nome di VAS il vizio di legittimità di quel procedimento, perché “la lettera-diffida va trasmessa sempre e comunque con invito alla rimozione entro 10 giorni, per cui l’invito alla rimozione entro 2 giorni con la contestuale acquisizione di un ‘titolo’ alla ricollocazione non appare ‘legittimato’ da nessuna norma”: dopo di allora il dott. Francesco Paciello è arrivato a firmare delle lettere-diffida in cui assegna 10 giorni alla ditta responsabile dell’impianto abusivo per “procedere alla rimozione spontanea dello stesso, in mancanza del quale si procederà in esecuzione forzata” ed “anticipa che in caso di rimozione forzata il numero identificativo sopra riportato verrà dichiarato decaduto ai sensi dell’art. 7 comma 3 del Regolamento di Pubblicità” che riguarda per l’appunto le cause di decadenza di diritto dall’autorizzazione, nonché inoltre che “si applicherà l’art. 31 comma 14 del Regolamento di Pubblicità, il quale prevede la decadenza in percentuale anche per gli altri impianti pubblicitari”.
Ogni lettera-diffida precisa anche che “solo per gli impianti rimossi spontaneamente entro il termine suddetto, l’Amministrazione potrà valutare eventuali richieste di ricollocazione, a valere come osservazioni in applicazione dell’art. 10 Bis della legge n. 241/1990, sospendendo temporaneamente i numeri identificativi ”: come si può ben vedere, non si parla più né di 48 ore né di diritto ad una “ricollocazione” anche in caso di rimozione spontanea.
Se invece si tratta di impianti abusivi che fanno parte del riordino e che possono essere “ricollocati”, allora la loro rimozione spontanea da parte della ditta può essere eseguita entro 4 mesi dalla comunicazione del Servizio Affissioni..
Riprendendo il racconto di quanto è successo a piazza Barberini lo scorso 23 novembre, il membro del Comitato Promotore ha obiettato all’Assessore Bordoni che “con questo meccanismo le ditte, diciamo le peggiori, ne approfittano per fare nuove installazioni che poi a posteriori dovrebbero essere controllate…. Sentite, non perché siamo i più bravi, ma sono mesi che ci lavoriamo…”.
È stato interrotto dal Sindaco che gli ha detto: “Mi faccia capire. Lei dice che ci sono delle nuove autorizzazioni, cioè loro hanno dei fogli di carta di tipo autorizzatorio ..”.
Non si può non rilevare come il Sindaco, soprattutto per il quale vale la regola che la legge non ammette ignoranza, specie da parte di un amministratore pubblico, si metta a chiedere come funzioni esattamente la normativa che lui stesso si è dato con la delibera di Giunta n. 395/2008 ad un cittadino che a sua volta la ignora, ma che ciò nonostante dà per buona la conoscenza parziale che ha della normativa vigente in materia.
Il membro del Comitato Promotore gli ha infatti risposto che “questo è quello che ci dicono i cittadini che sono riusciti a far intervenire la polizia quando c’erano queste ricollocazioni. Più in generale, siccome ci sono queste ricollocazioni, quindi alcuni nuovi impianti … se un impianto è in violazione però è autorizzato, alla ditta si chiede mettilo in un posto dove non viola il Codice della Strada”.
Al Vicecomandante Di Maggio che ha fatto presente che “questo è normale” il membro del Comitato Promotore ha proseguito nel seguente modo: “Questo però significa che se io vedo che stanno istallando un impianto non lo so se quell’impianto è frutto.. cioè se quella movimentazione è perché è una ricollocazione o ne stanno approfittando per metterne uno nuovo. Secondo noi, visto che c’è il piano in approvazione e … fermare e congelare la situazione .. in modo che se si assiste ad una movimentazione su strada, quella è illegale, sicuro, e non può essere una ricollocazione, non c’è niente da controllare …. Congelare la situazione e lavorare sul piano. ”.
Il Sindaco ha ipotizzato una “moratoria del regolamento” e si è rivolto all’Assessore Bordoni chiedendogli se “potrebbe essere una soluzione “.
L’Assessore Bordoni ha obiettato che “si può fare, però se noi abbiamo un cartello in contrasto con il Codice della Strada, rimane in contrasto”.
Il membro del Comitato Promotore gli ha fatto presente che “però quello si può togliere e non verrà rimesso”.
La discussione in piazza Barberini si è conclusa con la seguente dichiarazione del Sindaco: “La proposta è buona. Se è possibile fare un'ordinanza di pubblica sicurezza per una moratoria sulla ricollocazione dei cartelloni fino all'approvazione del piano regolatore, la faremo sicuramente”.
Tenendo conto anche di tutte le considerazioni esplicative sopra riportate, veniamo ora ad esaminare il merito del provvedimento del Sindaco, da cui emerge purtroppo un rovescio della medaglia che mette in luce più di un aspetto negativo.
Come già sopra rilevato, il “sospendere il rilascio di autorizzazioni di nuovi impianti pubblicitari” comporta la moratoria solo per i nuovi impianti pubblicitari che si volessero installare su suolo privato o comunque su beni non di proprietà comunale e che costituiscono una percentuale infinitesimale del fenomeno di cartellopoli visibile invece lungo le strade pubbliche ed ai bordi delle pubbliche piazze, dove invece la moratoria non frenerà di certo la installazione abusiva di impianti pubblicitari che poi si regolarizzano con l’autodenuncia ed il pagamento della indennità pari al CIP in cambio della assegnazione anche di un numero di codice identificativo, che le ditte equiparano ad un “titolo” di tipo autorizzatorio.
La moratoria blocca invece il Bike Sharing, perché si avvale della possibilità di rilasciare nuove autorizzazioni per l’esposizione pubblicitaria su manufatti costituenti elementi di arredo urbano, funzionali a servizi di mobilità alternativa, collocati nell’ambito della Città Storica.
Sempre come già sopra rilevato, il “sospendere il rilascio di ogni autorizzazione relativa alla ricollocazione degli impianti pubblicitari” comporta il blocco totale delle richieste di ricollocazione degli impianti che fanno parte della procedura del riordino e che sono stati regolarmente autorizzati prima e risultati solo dopo in contrasto con il Codice della Strada, per i quali le ditte pubblicitarie che ne sono titolari accamperanno il pieno diritto di far rimanere installati i loro impianti là dove si trovano ora, anche se mettono a rischio la sicurezza della circolazione stradale.
Sempre come già sopra rilevato, il “sospendere il rilascio di ogni autorizzazione relativa allo spostamento comporta il blocco totale anche e soprattutto delle procedure semplificate relative a qualunque tipo di impianto (riordino compreso), consentite dalla delibera di Giunta n. 395/2008 con cui impianti pubblicitari regolarmente autorizzati magari prima dell’entrata in vigore del Codice della Strada si trovano in contrasto ora con le disposizioni dettate proprio dal Codice della Strada e dal suo Regolamento di attuazione, se non anche dal vigente Regolamento comunale, e non possono essere spostati per causa dell’Ordinanza del Sindaco in aree conformi a tutta la normativa vigente in materia, costringendoli a rimanere installati soprattutto in posizioni di alto pericolo per la sicurezza stradale: mi riferisco, per rendere meglio il concetto, al mio dossier relativo ai 60 impianti pubblicitari installati su uno spartitraffico centrale di molte vie che presenta la stessa larghezza di quello in via Tuscolana, su cui era installato l’impianto che ha provocato la morte di due persone.
Per rendere ancora meglio il concetto, mi riferisco anche ai 56 cartelloni collocati sullo spartitraffico centrale di via Tiburtina compreso tra il Portonaccio e via dei Monti Tiburtini (nel territorio del V Municipio) che sono stati fatti addirittura oggetto di una interrogazione urgente da parte del cons. Antonino Torre (della Lista Civica per Alemanno) a cui sono stati fatti pervenire da Cittadinanzattiva, alias proprio dal Comitato Promotore che non si è reso conto (in perfetta buona fede) del lato negativo che avrebbe comportato il congelamento poi proposto ed accettato dal Sindaco.
Il membro del Comitato Promotore che alla obiezione di Bordoni ha fatto presente che un eventuale impianto installato in contrasto con il Codice della Strada “però si può togliere e non verrà rimesso”, nella evidente convinzione di stare a parlare esclusivamente di impianti abusivi comunque da rimuovere, non si è reso conto che non sarà affatto così, specie per tutti quei cartelloni regolarmente autorizzati prima e risultati solo dopo in contrasto con il Codice della Strada, ma anche per tutti quelli per i quali bene o male le ditte accamperanno dei “diritti acquisiti” per il solo fatto di aver pagato il CIP o una indennità pari ad esso e di essere regolarmente registrati nella Nuova Banca Dati.
Ammesso e non concesso che si forzino le procedure, superando le opposizioni delle ditte pubblicitarie, e si riesca a far considerare “legittimate” le rimozioni soprattutto degli impianti che mettono a rischio la sicurezza della circolazione stradale e vengono considerati “abusivi”, ma si calcola che i tempi di rimozione saranno mediamente superiori agli 8 mesi che non sono bastati per togliere dallo spartitraffico centrale di via Tuscolana l’impianto che ha provocato la morte di due persone, c’ è ora l’alto rischio di nuovi incidenti mortali anche per causa dell’Ordinanza del Sindaco: facciamo i dovuti scongiuri.
Il Sindaco ha disposto che l’Ordinanza sia valida fino al 31 gennaio del 2012, presupponendo che entro i prossimi due mesi il PRIP venga approvato dal Consiglio Comunale: a parte la forzatura dei tempi che si vorrebbe imporre per l’approvazione di un Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari che per l’importanza che riveste dovrebbe impegnare il Consiglio Comunale in un dibattito quanto meno più lungo di quello che ha comportato l’approvazione del regolamento di disciplina del servizio dei taxi, sarebbe opportuno che il Sindaco – nel rispetto proprio delle premesse del suo stesso provvedimento laddove si afferma che “l’installazione dei suddetti impianti pubblicitari, in particolare sulle vie consolari, in prossimità di carreggiate o su spartitraffico, può comportare rischi per la sicurezza stradale, ove violate le prescrizioni inderogabili del codice della strada” e che “il presente provvedimento è dettato dalla opportunità di intraprendere ogni azione utile a concorrere nel garantire la sicurezza stradale ” - modifichi ed intergi l’Ordinanza che ha emesso, consentendo almeno lo spostamento di tutti quegli impianti che risultino collocati in posizioni di alto pericolo per la sicurezza della circolazione stradale, ma non possono essere soltanto rimossi perché non assimilabili del tutto ad impianti di natura abusiva.
Sarebbe una buona occasione per obbligare chi del Servizio Affissioni o della S.p.A. “Aequa Roma” è incaricato di svolgere questo compito a fare finalmente una verifica della conformità delle asseverazioni allegate alle richieste di spostamenti, che vengono troppo spesso effettuati in posizioni altrettanto in contrasto con il Codice della Strada di cui a nome di VAS ho dovuto fare diverse segnalazioni, lamentando proprio l’apparente mancato controllo sia prima (entro i 30 giorni dalla data della presentazione della istanza) sia dopo (ad avvenuta installazione di cui è stata data semplice “comunicazione” al Servizio Affissioni, registrata passivamente come tale nella Nuova Banca Dati).
Dott. Arch. Rodolfo Bosi 

Ordinanza Alemanno 263-2011.pdf 

7 commenti:

  1. Anche se gli impianti sugli spartitraffico non sono di natura abusiva, li possono considerare illegali, anche se presenti in banca dati e quindi essere rimossi ? Non andrei a vedere gli articoli che ne difendono la presenza, quanto la possibilità del sindaco di intervenire, se nelle sue competenze.

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  2. Da quanto dice e scrive Bosi. si comprende bene una cosa sola:
    E' davvero troppo difficile mettere ordine in questo marasma legislativo. Bisognerebbe lasciare decadere tutte le autorizzazioni (per evitare contenzioso) e ripartire da zero...senza questi buffoni alla regia, è chiaro!

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  3. quoto competamente l'anonimo precedente, e l'ho già detto 1000 volte,non è possibile avere una normativa così cmplicata per una materia che sarebbe molto semplice:
    si lascia decadere tutto, si azzera la situaizone e si riparte da pochi principi chiari (tutela ambiente e paesaggio, CDS), divieto di affisioni pubblicitar, divieto di cartellidi pubblica utilità, etc., bando di gara e pochi cartelli che possonom essere messi solo in precisi punti.
    Torando all'odg:
    non credo che ci sia stao un baratto tra delibera e odg, però il Comitato si è fatto infinocchiare ben bene;
    BORDONI e Paciello stanno godendo come ricci, dopo essere stati messi all'angolo, ne sono usciti alla grande, come portatori degli interessi dei cittadini e non come lobbisti della peggior specie;
    il PRIP è la legittimazione dell'esistente e non serve a una mazza se non a dare certezza che puoi ficcare un cartello dove ti pare;
    ALemanno non sa neanche di cosa stiamo parlando;
    DI mAGGIO crede che la ricollocazione sia un procedimento "normale" e io qui stendo un velo pietoso, quinid se io vado a fare una rapina in banca e mi fermano prima, poi sono autorizzato ad andare a fare una rapina a un'altra banca!.

    L'unica cosa che mi consola è che in questa materia le chiacchere stanno a zero, la sitauzione devastante è sotto gli occhi di tutti e sono sicuro di una cosa: tra un anno e mezzo, 2 anni, sarà tutto peggio di prima, e allora avremo di fronte agli occhi le cure miracolistiche del PRIP, che per me deve essre bocciato! i comitati devono far approvare al posto del PRIP un ODG in cui si dice che il settore va rifondato completamete su altre basi.

    BORDONI: lo conosciamo, venderebbe la madre per risucire a far piantare un cartellone in più anche dentro al colosseo, non so come si faccia afarsi infinocchiare da questi personaggi, lui l'ha sempre detto, il suo interesse è "tutelare" le ditte che lavorano nel settore, e così sta facendo.
    W BORDONI W i CRTELLONI ABUSIVI REGOLARTIZZATI, RICOLLOCATI

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  4. All'anonimo delle ore 0,13 del 28.11.2011 faccio presente che ai sensi del 2° comma dell'art. 1 del vigente regolamento sono da considerare abusivi a tutti gli effetti soltanto gli impianti pubblicitari in difetto o in violazione della prescritta autorizzazione ovvero comunque non contemplati dal Regolamento e non anche gli impianti pubblicitari autorizzati ma installati in violazione delle norme inderogabili del Codice della Strada.
    Anche l'art. 31 prevede le rimozioni soltanto "nei casi di installazione di mezzi non autorizzati".
    Per di più va sempre richiesta prima con una lettera-diffida la rimozione spontanea da parte delle ditte pubblicitarie, che possono impugnare l'atto amministrativo presso il TAR del Lazio accampando come "diritti acquisiti" la regolarizzazione dei pagamenti e la registrazione nella Nuova Banca Dati.
    Da questa situazione prima se ne usciva con lo "spostamento" in generale per tutti gli imopianti e la "ricollocazione" in particolare solo dei cartelloni facenti parte del riordino: dopo l'Ordinanza di Alemanno che blocca entrambi dovrebbe essere lo stesso Sindaco a far demolire gli impianti pubblicitari non altrimenti rimuovibili che mettono ad alto rischio la sicurezza della circolazione stradale (e di cui gli ho peraltro trasmesso un elenco di quelli segnalati da VAS anche alla Procura della Repubblica).
    Lo può fare emanando delle Ordinanze motivate dall'art. 32 della Costituzione secondo il quale la Repubblica (di cui il Comune di Roma é parte)"tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività".
    In subordine, ad ordinare la immediata rimozione di tutti questi impianti potrebbe essere, se non dovrebbe addirittura nell'esercizio dei poteri sostitutivi, il Ministero dei Trasporti che é obbligato al controllo del rispetto delle norme del Codice della Strada e che é stato già da me chiamato in causa, ma che però é fino ad adesso intervenuto solo con un sollecito inviato esclusivamente al Dipartimento Mobilità e Trasporti del Comune di Roma.

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  5. 2 SEMPLICI PROPOSTE AL COMITATO:

    1) SCRIVERE AL P.M. CHE STA INDAGANDO SULL'OMICIDIO COLPOSO DI CUI ALL'INCIDENTE SUL CARTELLONE DI VIA TUSCOLANA, PER SPIEGARGLI QUAL'E' LA SITUAZIONE E PER CHIEDERE L'EMISSIONE DI UNA MISURA PREVENTIVA DI "CONGELAMENTO" DI TUTTO IL COMPARTO DELLA CARTELLONISTICA A ROMA, ONDE EVITARE IL REITERARSI DEL REATO DI CUI SOPRA;
    2) FARE LA STESSA COSA CON IL PREFETTO.

    Mc Daemon

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  6. Come spiegato dall'Arch Bosi,
    le leggi ci sono, fin troppe, e molte non vengono rispettate o fatte rispettare, come nel caso del Ministero dei Trasporti.
    Ora credo sia giusto mettere un punto fermo, e soprattutto farlo rispettare.
    Chiedo se è praticabile l'emendamento alla delibera 43, per non gravare il bilancio del Comune dei costi di rimozione.

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  7. All’anonimo delle ore 8,45 del 28.11.2011 faccio presente che l’azzeramento che lui propone è proprio quello che ho proposto nelle osservazioni presentate al PRIP trasformando lo schema normativo in norme tecniche di immediata attuazione che non considerano “diritti acquisiti” i titoli che hanno a qualunque livello tutti gli impianti pubblicitari attualmente esistenti a Roma: lo invito ad andarsele a leggere nel mio post sul miracolo che fa il PRIP, pubblicato sabato 21.11.2011.
    A WANDEROBO che lo quota, ma poi arriva a dire (spero in perfetta buona fede) che il PRIP non serve ad una mazza e va addirittura bocciato per far approvare al suo posto un ordine del giorno “in cui si dice che il settore va rifondato completamente su altre basi”, debbo far presente che appare fortemente contraddittorio con quanto affermato poco prima, perché ritiene che non ci sia stato “un baratto tra delibera e odg, però il Comitato si è fatto infinocchiare ben bene”, lasciando intendere comunque che quell’ordine del giorno approvato è stato sostitutivo ma non serve a niente, mentre quello che lui propone ora darebbe soluzione a tutti i mali e sarebbe comunque sostitutivo del PRIP.
    Gli debbo a questo punto far notare che il settore dell’impiantistica romana non si mette in regola con delle mere “dichiarazioni di intenti” (quali sono gli ordini del giorno) che quand’anche rispettati comportano sempre e comunque l’obbligo di darsi delle regole, quelle stesse su cui si regge il nostro Stato di diritto.
    Sono d’accordo con lui che il PRIP, così come adottato e poi controdedotto e licenziato dalla IX Commissione per il Commercio, è la legittimazione dell’esistente, ma ciò non significa che la scelta alternativa sia quella del tutto sbagliata già seguita dai Presidenti dei Consigli dei Municipi di centro-sinistra di non esprimere nessun parere sul PRIP perché a loro giudizio inemendabile e di chiederne quindi addirittura il ritiro, che guarda caso non c’è stato: invito anche WANDEROBO ad andarsi a leggere quanto ho proposto io a nome di VAS ed a dirmi in piena coscienza se le modifiche ed integrazioni che io ritengo necessarie farebbero diventare il PRIP un vero piano “regolatore” della materia.
    WANDEROBO deve tenere conto da un lato che, quand’anche si approvasse e poi si rispettasse pure l’ordine del giorno da lui auspicato, le “altre basi” di cui parla dovranno essere pur sempre e comunque solo e soltanto che un Piano Regolatore e dall’altro lato che il PRIP non è stato ancora approvato definitivamente dal Consiglio Comunale per cui non é ancora dato di sapere quale sarà quello definitivo approvato: ne deriva che l’opposizione non può ripetere il grave errore commesso dai Presidenti dei Municipi di centro-sinistra di assentarsi del tutto dalla lotta, permettendo alla attuale maggioranza di “legittimare” l’attuale sfacelo senza colpo ferire.
    Si tratta di un preciso obbligo istituzionale che ogni consigliere si è assunto e che lo chiama a dare il suo contributo per la migliore definizione del PRIP, recependo le proposte di modifiche ed integrazioni necessarie per farlo diventare un vero piano.
    Vedremo alla fine se la votazione sul PRIP sarà dello stesso tipo di quella che ha bocciato la proposta di delibera di iniziativa popolare.
    Faccio comunque presente a tutti che le disposizioni normative da me proposte riguardo al rapporto con lo stato dell’impiantistica esistente, anche se non dovessero diventare parte integrante del PRIP, perché bocciate dal Consiglio Comunale, sono già esistenti e comunque da rispettare in forza proprio della normativa vigente in materia, per cui dovranno essere rimossi con le buone o con le cattive (ed indipendentemente dal PRIP) tutti gli impianti collocati nelle zone vincolate così come i circa 30.000 impianti del riordino con il titolo autorizzatorio definitivamente scaduto .

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