mercoledì 2 novembre 2011

Proposta di Delibera di Iniziativa Popolare: considerazioni sull'iter che è stato fin qui malamente seguito e che si intende ancor più malamente seguire

Il 23 luglio 2010 il Comitato Promotore ha depositato presso la Segreteria Generale del Comune di Roma circa 8.600 firme convalidate, a fronte delle oltre 10.000 raccolte, a sostegno della proposta di delibera di iniziativa popolare che era stata presentata il precedente 27 aprile ed a cui è stato assegnato il n. 122/2010.
A quel punto si sarebbe dovuto seguire l’iter stabilito dal “Regolamento per gli Istituti di Partecipazione e di Iniziativa Popolare” (approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 101 del 14.6.1994), dal nuovo “Statuto del Comune di Roma” (approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 122 del 17.7.2000)  e dal “Regolamento del Consiglio Comunale”  (approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 100 del 25.7.2002 e successivamente modificato fino al 2009 da altre 5 deliberazioni consiliari).  
Il 2° comma dell’art. 8 dello Statuto del Comune di Roma dispone cheil Consiglio Comunale e la Giunta Comunale si determinano, secondo le rispettive competenze, sul progetto di iniziativa popolare entro sei mesi dal deposito”.
Ne deriva che entro la seconda metà del mese di gennaio 2011 il Consiglio Comunale e la Giunta Comunale si sarebbero dovuti pronunciare sulla proposta di delibera di iniziativa popolare: non è avvenuto niente di tutto questo.
Il 1° comma dell’art. 54 del “Regolamento del Consiglio Comunale” stabilisce a sua volta che “le proposte di iniziativa popolare … sono presentate al Presidente del Consiglio Comunale mediante deposito, a cura dei proponenti, presso la Segreteria Generale che provvede ad inviarle, entro il termine di cinque giorni dalla data di presentazione, al Sindaco, all’Assessore competente ed ai competenti uffici i quali esprimono i prescritti pareri entro il termine indifferibile di quindici giorni.
Ne deriva che la Segreteria Generale dovrebbe aver provveduto ad inviare entro il 28 luglio 2010 la proposta di delibera di iniziativa popolare, oltre che al Presidente del Consiglio Comunale, On. Marco Pomarici (PDL), al Sindaco Gianni Alemanno, all’Assessore alle Attività Produttive Davide Bordoni e quanto meno al Dirigente del Servizio Affissioni e Pubblicità, dott. Francesco Paciello, che ha espresso poi parere contrario con nota prot. n. 75824 del 19 ottobre 2010. 
Il 1° comma dell’art. 4 del “Regolamento per gli Istituti di Partecipazione e di Iniziativa Popolare” dispone che “il presidente, sentita la conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari, …., assegna il progetto di iniziativa popolare alla competente commissione consiliare e fissa il termine, non superiore a 2 mesi, entro il quale deve essere concluso l'esame”.
Il 1° comma dell’art. 54 del “Regolamento del Consiglio Comunale” stabilisce a sua volta che “le proposte sono trasmesse, sempre a cura della Segreteria Generale, alle competenti Commissioni Consiliari le quali esprimono il loro parere entro il termine di quindici giorni dalla ricezione salvo richiesta di proroga motivata da parte del Presidente della Commissione.
Non è dato di sapere se On. Marco Pomarici abbia effettivamente sentito la conferenza dei presidenti dei Gruppi Consiliari per decidere a quali Commissioni Assembleari dovesse essere assegnata la proposta di delibera di iniziativa popolare, che è stata comunque trasmessa soltanto alla IX Commissione Assembleare (Commercio), ma che per i temi trattati avrebbe quanto meno dovuto essere assegnata anche alle Commissioni IV (Ambiente) ed VIII (Urbanistica): il Comitato Promotore non ha fatto alcuna pressione in tal senso, pur dovendo sapere che un esame della proposta allargato a più Commissioni avrebbe sicuramente comportato una presa di coscienza dei problemi da risolvere da parte di un numero ben maggiore di consiglieri, predisponendoli ad un voto finale sulla delibera un po’ più responsabile.

Non risulta nemmeno che l’On. Marco Pomarici abbia fissato alcuna scadenza alla Commissione Commercio.
Il 1° comma dell’art. 54 del “Regolamento del Consiglio Comunale” precisa che “ciascun Presidente di Commissione può chiedere al Presidente del Consiglio che la proposta sia assegnata anche alla Commissione da lui presieduta se competente per materia.
Solo dopo che la proposta di delibera di iniziativa popolare è stata messa all’ordine del giorno dei lavori della seduta del Consiglio Comunale del 20 ottobre 2011 nel modo di cui si dirà più avanti, il Presidente della X Commissione Assembleare (Personale e Statuto), On. Paquale De Luca (PDL), si è avvalso a scoppio ritardato della suddetta precisazione per invitare con propria nota prot. n. 298 del 20.10.2011 “il Presidente dell'Assemblea Capitolina a voler ritirare dall'ordine dei lavori dell'Assemblea la proposta di delibera n. 122/2010 fintante che la stessa non sarà inoltrata alla competente Commissione Statuto e Regolamenti e quest'ultima non avrà espresso il dovuto parere nei tempi previsti” (vedi allegato). 
Il 3° comma dell’art. 8 dello “Statuto del Comune di Roma” stabilisce che “uno o più rappresentanti, in numero massimo di tre, del comitato promotore hanno facoltà di illustrare la proposta alla commissione consiliare competente e alla Giunta Comunale”.
Il Comitato Promotore non ha mai ritenuto di chiedere alla Giunta Comunale di essere ricevuto per illustrare la proposta di delibera di iniziativa popolare, benché sollecitato a farlo dal sottoscritto fin dal mese di agosto del 2010 in considerazione anche e soprattutto del fatto che è stato l’On. Davide Bordoni a presentare a suo tempo la proposta di delibera, poi approvata con modifiche ed integrazioni  dal Consiglio Comunale come n. 37 del 30.3.2009.
Il 2° comma dell’art. 4 del “Regolamento per gli Istituti di Partecipazione e di Iniziativa Popolare” dispone che “un rappresentante dei Comitato promotore ha facoltà di illustrare la proposta alla commissione”.
Il 2° comma dell’art. 54 dello “Statuto del Comune di Roma” dispone a sua volta che “il  Presidente della Commissione Consiliare, in sede di esame della proposta, invita un rappresentante del Comitato Promotore …  ad illustrare la proposta alla Commissione stessa”.
L’allora Presidente della IX Commissione Assembleare, On. Massimiliano Parsi (PDL), non ha mai “invitato” alcun rappresentante ad illustrare la proposta di delibera di iniziativa popolare né il Comitato Promotore gli ha fatto presente il proprio diritto di illustrarla alla IX Commissione: è successo così che sono trascorsi utilmente 7 mesi e che il 17 febbraio scorso l’On. Parsi è morto dopo una lunga malattia e si è perso altro tempo per arrivare a sostituirlo con l’attuale Presidente On. Ugo Cassone (PDL), che a sua volta non si è mai sognato di “invitare” almeno un rappresentante del Comitato Promotore ad illustrare la proposta di delibera di iniziativa popolare. 
L’On. Ugo Cassone si è deciso a concedere una audizione per il 13 luglio 2011 (a distanza praticamente di un anno dal deposito delle firme) solo dopo che gli è stata sollecitata con grave ritardo dal Presidente del Comitato Promotore Fabio Depino, che ha così illustrato la proposta di delibera di iniziativa popolare davanti ad una Commissione Assembleare che quel giorno non aveva raggiunto nemmeno il numero legale, dal momento che erano presenti solo 4 membri  su un totale di 13.
Solo quel giorno, cioè ben 9 mesi dopo, tanto i membri de Comitato Promotore quanto il sottoscritto sono stati portati a conoscenza del parere contrario del dott. Francesco Paciello il 19 ottobre del 2010.
Sulla serie delle argomentazioni che hanno motivato il parere negativo del dott. Francesco Paciello il sottoscritto a nome di VAS ha redatto immediatamente le sue “controdeduzioni” poi allegate ad una nota di accompagno trasmessa per posta elettronica il 15 luglio 2011 e ritrasmessa per posta ordinaria il 5 settembre 2011: altrettanto ha fatto il Comitato Promotore che il 26 luglio scorso ha trasmesso le sue “considerazioni” sul parere espresso dal Direttore del Servizio Affissioni e Pubblicità.   
Quella del 13 luglio risulta essere stata l’unica ed ultima riunione ufficiale che la IX Commissione presieduta dall’On. Ugo Cassone ha tenuto  sulla proposta di delibera di iniziativa popolare: ne deriva che, per causa della mancata convocazione al riguardo da parte del loro Presidente,  i 13 membri della Commissione non sono stati messi in condizione di discutere collegialmente né delle “controdeduzioni” di VAS né delle “considerazioni” del Comitato Promotore.   
Ma il comportamento dell’On. Ugo Cassone è andato ben oltre, come si dirà più avanti.
Il 3° comma dell’art. 4 del “Regolamento per gli Istituti di Partecipazione e di Iniziativa Popolare” stabilisce che “il Presidente sottopone al voto del Consiglio Comunale il progetto di iniziativa popolare, accompagnato dalla relazione della commissione consiliare, entro i 4 mesi dal deposito del progetto”.
Ne deriva che entro il 27 novembre 2010 il Presidente dell’Assemblea Capitolina On. Marco Pomarici avrebbe dovuto sottoporre al voto la proposta di delibera di iniziativa popolare, su cui nel rispetto dei tempi come sopra prescritti il 19 ottobre 2010 si è pronunciato il Dirigente dell’Ufficio competente, dott. Francesco Paciello: la proposta di delibera di iniziativa popolare è stata messa all’ordine del giorno dei lavori del Consiglio Comunale 15 mesi dopo il suo deposito, anziché dopo 4 mesi e senza nemmeno essere accompagnata da alcuna “relazione”  della IX Commissione Assembleare. 
Il 3° comma dell’art . 54 dello “Statuto del Comune di Roma” dispone a sua volta che “acquisito il parere delle Commissioni ovvero scaduto il termine sopra indicato, il Presidente del Consiglio Comunale dispone l’iscrizione della proposta all’ordine del giorno del Consiglio, stabilendo, d’intesa con la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi, la successiva iscrizione della medesima, accompagnata dal parere delle Commissioni Consiliari, all’ordine dei lavori che ha luogo entro il termine di sessanta giorni dal deposito della proposta”.
Non è avvenuto niente di tutto quanto sopra disposto, dal momento che l’iscrizione della proposta di delibera di iniziativa popolare all’ordine del giorno dei lavori del Consiglio Comunale è avvenuta per ben altre cause.
L’11 novembre 2010 era stata depositata presso il Segretariato di Roma Capitale un’altra proposta di delibera di iniziativa consiliare del PD, pur essa di modifica della delibera n. 37/2009:  è stata presentata dall’On. Athos De Luca (PD) e dai consiglieri sempre del PD Marroni, Valeriani, Panecaldo, Cirinnà, nonché dal cons. dell’API Vigna.
Athos De Luca aveva partecipato alla conferenza stampa che il 10 .12.2009 è stata tenuta dal sottoscritto a nome di VAS assieme ad Italia Nostra e Fabio Depino: in quell’occasione ha  proposto la raccolta delle firme per la delibera di iniziativa popolare che il Comitato Promotore ha poi presentato ufficialmente il 6 maggio 2010.
Athos De Luca ha partecipato anche a questa conferenza stampa, nel corso della quale è intervenuto per affermare che "dopo la battaglia per raccogliere le firme, ci sarà quella per far discutere la delibera, ma sarà uno dei nostri impegni principali".
Ma invece di sostenere e far sostenere dal suo gruppo politico la proposta di delibera del Comitato Promotore, ha preferito poi presentare una propria proposta di delibera (divenuta la n. 139/2010) che è stata a mio giudizio del tutto inopportuna sia nel metodo, perché ha costituito un doppione che è stato dovuto istruire anche con il parere espresso dai Consigli dei 19 Municipi di Roma, comportando una "disattenzione" e quanto meno un ritardo burocratico dei tempi di licenziamento della delibera di iniziativa popolare, che ancor più nel merito, perché appare una proposta molto diversiva e per giunta frutto di una inammissibile ignoranza di diversi aspetti della materia.

Anche al cons. Athos De Luca è stato concesso di illustrare la sua proposta di delibera il 13 luglio scorso, un’ora prima della audizione concessa al Comitato Promotore:  in assenza de
i 2 consiglieri del PD MirKo Coratti e Gianfranco Zambelli, benché membri della IX Commissione Commercio, la proposta è stata illustrata dal solo Athos De Luca, dal momento che anche gli altri 4 consiglieri firmatari della proposta (così come pure gli altri 7 dei 14 consiglieri del PD) non hanno ritenuto nemmeno di presenziare a tale seduta, che è stata onorata dal solo cons. Vigna.
Di fronte alla inerzia del Presidente Ugo Cassone, che dopo quel giorno non ha più riunito la IX Commissione su entrambe le proposte di delibera di iniziativa popolare e di iniziativa consiliare, nella seconda metà dello scorso mese di settembre l’On. Athos De Luca ha presentato un esposto al  prefetto di Roma Dott. Pecoraro, che ha poi inviato un richiamo al Comune di Roma, per chiedere che nel rispetto dei regolamenti siano poste in discussione le due delibere relative alle modifiche del Regolamento sulle affissioni.
Il cons. Athos De Luca ha preferito la “strategia politica” di cercare di mandare direttamente in aula di Consiglio Comunale entrambe le proposte di delibera per porle in discussione, nella pia illusione che così facendo l'attuale maggioranza venga fulminata sulla strada di Damasco e miracolosamente approvi  tutte le modifiche e le integrazioni proposte dal Comitato Promotore più che da lui e dagli altri 5 consiglieri.
Senza che ci sia stato il dovuto confronto ed un conseguente convincimento della bontà delle proposte presentate con la delibera di iniziativa popolare, che deve iniziare proprio in sede di istruzione da parte della Commissione Commercio, è semplicemente folle pensare che la maggioranza del Consiglio Comunale rinneghi buona parte della delibera n. 37 che ha approvato nel 2009 su proposta per giunta dell'Assessore Bordoni.
Considero ancor più inaccettabile l'iniziativa se addirittura in questa “ strategia politica” c'è la piena consapevolezza che entrambe le delibere verranno sicuramente bocciate dal Consiglio Comunale, ma ad Athos De Luca ed al PD rimarrà comunque di trarne il vantaggio di poter continuare a criticare l'operato di Alemanno e della sua Giunta, specie in prospettiva di prossime elezioni comunali.
In un commento pubblicato www.bastacartelloni.blogspot.com ho invitato caldamente il cons. Athos De Luca (con cui mi conosco personalmente da molti anni) a subordinare le sue strategie e quelle del suo partito ad una Real Politik basata soprattutto sulle effettive possibilità di stare a fare gli interessi della città di Roma e dei suoi cittadini, prima ancora che dei propri e di quelli del suo partito.
La traduzione pratica dell'invito era quella di farsi tramite attivo (se non altro come Vicepresidente della Commissione Ambiente) per sollecitare la IX Commissione per il Commercio ad esprimere il suo parere su entrambe le proposte di delibera, se ancora non l'avesse fatto, oppure di farsi promotore di una serie di incontri con i consiglieri di tutte le forze politiche per stimolare un approfondito confronto sui contenuti delle 2 delibere proposte, prima che vengano chiamati a darne un giudizio definitivo attraverso il loro voto.
Come si dirà più avanti, l’On. Athos De Luca si è adoperato in senso esattamente opposto, appoggiato in questo addirittura dal Comitato Promotore, che l’ha seguito a ruota nella sua “strategia politica”, inviando il 3 ottobre 2011 una lettera-diffida per sottoporre la proposta di delibera di iniziativa popolare direttamente  al voto del Consiglio Comunale: per tali ragioni è stata trasmessa soltanto al Sindaco Gianni Alemanno, al Presidente dell’Assemblea Capitolina Marco Pomarici, al Capo di Gabinetto Sergio Basile  ed al Segretario-Direttore Generale Liborio Iudicello, ma non anche al Presidente della Commissione Commercio Ugo Cassone.

In data 6.10.2011 sul sito www.roma.corriere.it è stato pubblicato un articolo a firma di Carlotta De Leo che ha dato notizia della lettera del 3.10.2011 con cui il Comitato Promotore della proposta di delibera di iniziativa popolare ha lamentato il grave ritardo e la conseguente mancata discussione sulla proposta e sulla sua votazione finale in aula di Consiglio ed ha invitato e diffidato  a provvedere immediatamente a questo adempimento.
Benché la lettera-diffida non fosse stata espressamente indirizzata anche al Presidente della IX Commissione Commercio,  l’On. Ugo Cassone ha voluto dare personalmente alla notizia data sul sito www.roma.corriere.it un seguito immediato, nello stesso giorno della sua pubblicazione, attraverso un comunicato stampa che la giornalista Carlotta De Leo ha fatto oggetto di un articolo pubblicato ancora sul sito www.roma.corriere.it alle ore 19,37 sempre del 6.10.2011.
Vi si dichiara testualmente: “La delibera di iniziativa popolare contro i cartelloni abusivi depositata in Campidoglio nel luglio del 2010 è stata esaminata dagli Uffici il 19 ottobre 2010, quindi, quasi un anno fa. Sulle proposte avanzate all’interno della delibera da parte del comitato promotore, sono comunque stati riscontrati notevoli elementi di illegittimità rispetto alla normativa vigente, sia di carattere statale che regionale; tuttavia, la mozione popolare si è rivelata di ulteriore stimolo per l’approvazione del Piano presentato dall’Amministrazione”.
Con nota VAS prot. n. 7 del 10 ottobre 2011, trasmessa anche a tutti i membri della IX Commissione ho fatto presente che “la dichiarazione riportata nel comunicato stampa deve essere intesa come un preciso “giudizio” dell’On. Ugo Cassone, che è del tutto inammissibile oltre che inaccettabile perché è stato dato anzitempo a livello personale e per giunta come “sentenza” inappellabile senza alcuna dimostrazione in qualità di Presidente della Commissione Commercio, che in tal modo viene ad influenzare il voto dei membri della Commissione quando saranno chiamati ad approvare la “relazione” di accompagno relativa alla proposta di delibera di iniziativa popolare”.
Il “giudizio-sentenza” dell’On. Ugo Cassone non tiene peraltro conto dei pareri di competenza dei 19 Municipi, 5 dei quali non si sono pronunciati, mentre i rimanenti 14 hanno si sono espressi tutti in modo favorevole, senza rilevare i “notevoli elementi di illegittimità rispetto alla normativa vigente” che riscontra solo ora il Presidente della IX Commissione Commercio.
A conclusione della nota ho invitato e diffidato “la IX Commissione Commercio ad approvare il più sollecitamente possibile la dovuta “relazione” di accompagno alla proposta di delibera di iniziativa popolare, prima di esaminare ed esprimere la pronuncia di propria“.
Va messo in evidenza che il Comitato Promotore non ha ritenuto di ribattere alla grave dichiarazione di Cassone, lasciando che lo facesse solo il sottoscritto, limitandosi solo a  pubblicare la mia nota sul blog www.bastacartelloni.blogspot.com , che non è stata nemmeno degnata di un commento.
Ma ciò nonostante la proposta di delibera di iniziativa popolare è stata ugualmente iscritta all’ordine dei lavori della riunione del Consiglio Comunale del 20 ottobre, senza la “relazione” di accompagno della IX Commissione Commercio, ai cui membri non è stata data nemmeno una copia della mia nota del 10.10.2011.
Non è stata invece messa all’ordine del giorno dei lavori del Consiglio Comunale la proposta n. 139/2010 del cons. Athos De Luca, che anche per tali ragioni ha cercato e sta tuttora cercando di ottenere il consenso su una ipotesi alternativa che punta di fatto a non far votare la proposta di delibera di iniziativa popolare.         
Il 24 ottobre 2011 Radio Popolare Roma ha tenuto una trasmissione sulla proposta di delibera di iniziativa popolare, a cui hanno partecipato anche il cons. Athos De Luca ed il Gen. Antonino Torre,  attuale consigliere di maggioranza della Lista Civica per Alemanno, che ha lamentato quello che lui ha chiamato “intasamento burocratico-amministrativo”, provocato a suo giudizio da ben tre proposte presentate rispettivamente dall’Assessore alle Attività Produttive On. Davide Bordoni (su un non meglio precisato “Regolamento”), dal Comitato Promotore (proposta n. 122/2010, secondo lui di “grandissimo valore”) e dal cons. Athos De Luca assieme ad altri 5 consiglieri D (proposta n. 139/2010).
Per superare il suddetto presunto “intasamento” l’On. Antonino Torre ha fatto sapere che si sta lavorando per concordare un “ordine del giorno” che fissi almeno dei paletti.
Al riguardo il 1° comma dell’art. 67 del “Regolamento del Consiglio Comunale” dispone che “prima che inizi la discussione di una proposta o di un argomento o nel corso della discussione medesima, possono essere presentati da ciascuna Consigliera e ciascun Consigliere ordini del giorno, vale a dire dichiarazioni di intenti mediante le quali sono espressi indirizzi attuativi, concernenti esclusivamente la materia della proposta o dell’argomento in discussione, depositandone, anche per il tramite dei Segretari del Consiglio, il testo scritto e firmato alla Presidenza. Tali ordini del giorno sono votati secondo l’ordine di presentazione, subito dopo la chiusura della discussione. Uno dei presentatori può illustrare l’ordine del giorno per non più di cinque minuti. Sono ammesse dichiarazioni di voto per non più di tre minuti da parte di un Consigliere per ciascun Gruppo”.
Sul presupposto che sarebbero state recepite alcune osservazioni del Comitato Promotore, l’On. Athos De Luca ha dichiarato a Radio Popolare Roma che l’ordine del giorno potrebbe mettere almeno alcuni paletti, come abrogare  le deroghe e fissare un numero degli impianti attualmente esistenti pari ai 126.000 mq. stabiliti dal PRIP. 
Sulla opportunità di arrivare a concordare un ordine del giorno di questo tipo, oltre all’On. Torre, si è pronunciato anche il Presidente del Comitato Promotore, Fabio Depino, dando (almeno al sottoscritto) la netta impressione di una “strategia politica” già preordinata che si fascia la testa prima ancora di essersela rotta.
Alla trasmissione di Radio Popolare Roma è stato chiamato a partecipare anche il sottoscritto, che ha fatto presente che l’ordine del giorno finché rimane in vigore non ha comunque nessuna valenza giuridica, per cui non ha il potere di imporre nessuno dei “paletti” di cui hanno parlato sia l’On. Torre che l’On. De Luca perché costituisce una mera “dichiarazione di intenti”.
Ho messo in grande rilievo che il PRIP deve pianificare il territorio del Comune di Roma partendo da zero, come se non ci fosse installato nemmeno un impianto pubblicitario, perché spetta al piano  - assieme poi ai Piani di Localizzazione - di decidere dove e quali e quanti impianti andranno installati, per cui non è accettabile nella maniera più assoluta la proposta dell’On. De Luca di fissare addirittura nell’ordine del giorno un numero di impianti pubblicitari pari ai 126.000 mq. previsti dal PRIP, se non altro perché darebbe loro dei “diritti acquisiti” che non hanno assolutamente.
In contemporanea con la trasmissione si svolgeva nell’aula Giulio Cesare l’ennesima seduta del Consiglio Comunale sul Regolamento Comunale per la disciplina dei taxi, che è tuttora in discussione: vi hanno assistito alcuni membri del Comitato Promotore che sono riusciti a parlare con l’On. Ugo Cassone, che – sul presupposto del parere contrario del dott. Francesco Paciello e dei presunti “notevoli elementi di illegittimità rispetto alla normativa vigente” – sta facendo spargere la voce che la delibera di iniziativa popolare deve essere votata in blocco, senza alcuna possibilità quindi di approvare solo una parte delle proposte, bocciando le altre.
L’on. Ugo Cassone interpreta a suo modo il  4° comma dell’art. 54 del  “Regolamento del Consiglio Comunale” che dispone che “in nessuna fase del procedimento di esame è ammessa la presentazione di emendamenti in ordine alle proposte di iniziativa popolare” e precisa che “il Consiglio approva o respinge tali proposte nel testo depositato e nel loro complesso”.
Diversi consiglieri di centro-destra stanno così facendo capire che, dato il parere negativo espresso dal dott. Paciello, il loro voto a favore della delibera potrebbe essere preso come uno sgarbo alla maggioranza.
Per ribattere alla messa in giro di notizie quanto meno strumentali, con un messaggio di posta elettronica trasmesso il 21 ottobre scorso ho fatto presente al Comitato Promotore che i consiglieri di maggioranza ignorano del tutto sia le controdeduzioni di VAS che le considerazioni del Comitato Promotore fatte sul parere contrario di Paciello, che utilizzano peraltro come “alibi” morale del tutto contraddittorio, perché fanno parte anch’essi della stessa maggioranza, per cui lo “sgarbo” lo farebbero caso mai a se stessi.
La constatazione da un lato di questo fatto e dall’altro lato dei tempi ormai molto scarsi per riuscire ad avere direttamente degli incontri-confronti con tutti i consiglieri, per far cambiare le carte in tavola, mi ha convinto della necessità di sopperire a tutto questo con una iniziativa che ho proposto al Comitato Promotore di mettere in atto assieme fin dalla prossima riunione del Consiglio Comunale di lunedì 24 ottobre o tutt’al più da quella successiva di giovedì 27 ottobre: si tratta di consegnare a mano ad ogni consigliere comunale una copia di tutti i documenti che dovrebbe leggersi ed esaminare per farsi un giudizio personale compiuto che non sia più invece per partito preso. 
In allegato al messaggio del 21.10.2011 ho rimesso una nota di accompagno che motivava le ragioni di quella iniziativa (vedi allegato).
Il presidente del Comitato Promotore Fabio Depino mi ha risposto solo dopo che sono stato io a chiamarlo per telefono, dichiarando una sua disponibilità a trasmettere caso mai per posta elettronica a tutti i consiglieri la documentazione, con la stessa nota di accompagno, facendomi anche presente che il Comitato Promotore preferiva piuttosto distribuire un volantino sintetico, perché secondo lui nessun consigliere avrebbe letto documenti così lunghi.
Gli ho fatto allora notare che in genere la maggioranza dei consiglieri nemmeno apre la propria posta elettronica e gli ho quindi controproposto di trasmettere comunque la documentazione ritenuta necessaria, partecipando poi alle sedute del Consiglio Comunale che si stanno tenendo a ripetizione sul Regolamento dei taxi, per avvertire di persona i consiglieri di aver trasmesso ad essi documenti che sono tenuti a conoscere e per distribuire contestualmente un volantino che molto sinteticamente fa sapere dell’iniziativa.
Fabio Depino ha detto che mi avrebbe fatto sapere quanto prima: la sua “risposta” é stata invece l’invito tassativo ad aderire ad un appello, che mi ha rivolto il 29 ottobre scorso.
Il giorno dopo gli ho fatto sapere per posta elettronica che non mi sento di condividere l’appello sia nel “metodo” che nel “merito”, perché trovo il suo testo impreciso in diversi punti (basti dire a titolo di esempio che non esistono vincoli “storico ambientali”, ma vincoli “storico-monumentali”) e soprattutto estremamente contraddittorio, perché sembra ignorare del tutto che il 30 marzo 2009 a votare a favore della delibera n. 37 sono stati ben 31 consiglieri che dovrebbero ora “rinnegarsi” per il semplice fatto di aver rivolto loro un “appello”, senza per giunta portarli a conoscenza delle controdeduzioni al parere negativo di Paciello, che mi sembra a questo punto di capire che non vogliano essere trasmesse non tanto per la lunghezza quanto per il fatto che sono state presentate dal sottoscritto e non dal Comitato Promotore.
Gli ho fatto sapere di ritenere pertanto opportuno l’appello solo a condizione di renderlo pienamente cosciente di starsi a rivolgere a chi dovrebbe ricredersi rispetto a quanto da lui votato nel 2009 e di tramutarlo anche in nota di accompagno alla documentazione che va consegnata parimenti ad ogni consigliere e che ho ridotto a quella essenziale: gli ho quindi trasmesso il testo dell’appello così come da me modificato nelle parti ritenute imprecise ed integrato anche con il testo della nota di accompagno che avevo già proposto (vedi allegato).
Anziché degnarsi di rispondermi, se non altro per educazione e soprattutto per rispetto della mia persona, ieri mattina 1 novembre 2011 il Comitato Promotore ha pubblicato sul suo blog l’appello con lo stesso testo originario che mi era stato trasmesso e che presenta una ulteriore grave contraddizione.
L’appello ripete pari pari i contenuti della proposta di delibera di iniziativa popolare, che è depositata agli atti e che ogni consigliere é quindi tenuto a conoscere, per cui non se ne capisce la ragione di richiamarli: se per giunta il suo Presidente Fabio Depino è convinto che ogni consigliere non legge comunque ciò che gli si trasmette, non si capisce l’utilità di inviargli un appello che non verrà letto se non nell’ottica della “strategia politica” contenuta in chiusura dell’appello stesso, laddove si dice che “i cittadini sapranno ben giudicare il pronunciamento di ogni singolo componente l’Aula Giulio Cesare sulla delibera da loro proposta”, con un chiaro riferimento alle prossime elezioni comunali.
A conclusione di questa lunga disamina su tutto quanto si poteva fare e non é stato fatto (specie dal Comitato Promotore) per tentarle tutte nel modo migliore per far approvare la proposta di delibera di iniziativa popolare, porto le ultime 2 seguenti considerazioni personali.
Per le ragioni sopra dette di ordine strategico-politico, e non certo per risentimento personale,  a nome di VAS non posso aderire all’appello così come impostato, perché non intendo far parte di quella categoria di persone che alla fine, di fronte ad una probabile sconfitta subita anche e soprattutto per avere fatto troppo poco per evitarla, riterrà  di consolarsi affermando che “ne abbiamo prese tante, ma quante gliene abbiamo dette”.
Per le stesse ragioni a nome di VAS non accetterò mai come triste conclusione di questa vicenda che il Consiglio Comunale arrivi ad approvare, anziché la proposta di delibera di iniziativa popolare, un ordine del giorno che non sarà altro che un “contentino” perché costituirà una semplice “dichiarazione di intenti”.
Se - come sembra - il Comitato Promotore accetterà di accontentarsi soltanto di un “ordine del giorno”, commetterà nuovamente un errore ben più grave di quello già commesso accettando la “collaborazione” con il Comune, rivelatasi alla fine del tutto fallimentare, ma soprattutto avrà tradito la fiducia dei circa 10.000 cittadini che hanno messo la loro firma perché si votasse comunque in un senso o nell’altro la proposta di delibera di iniziativa popolare e non certo perché si votasse invece una “dichiarazione di intenti” sostitutiva  che sarebbe ben peggiore di una bocciatura della proposta, dal momento che costituirebbe un “alibi politico” utile tanto alla maggioranza (perché le evita di prendersi la responsabilità di bocciare la proposta) quanto all’opposizione (perché maschera le colpe di non aver fatto nulla per far approvare la proposta).
Da un punto di vista “politico” che sia al di fuori o comunque al di sopra di tutte le parti e non faccia quindi il gioco di nessun partito sia di maggioranza che di opposizione, una bocciatura della proposta di delibera di iniziativa popolare avrebbe una risonanza ben maggiore della approvazione di un “ordine del giorno” e produrrebbe effetti ben più deflagranti e comunque positivi.        
Accontentarsi di una “dichiarazione di intenti” significherebbe tradire proprio gli “intenti” che si  prefiggeva la proposta di delibera di iniziativa popolare.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

1 commento:

  1. BOSI, l'istituto della delibera di inziativa popolare ha una tale procedura contorta che il comune mai si sarebbe aspettato di riceverne una!!! direi che qualsiasi voto negativo da parte del consiglio è inficiato a monte da vizio di forma, quantomeno

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