mercoledì 2 maggio 2012

Il decollo del Bike Sharing a Roma: storia di un servizio dal destino molto incerto

Tralasciando i benefici per l’ambiente e la salute personale, andare in bici costa poco ed ora come ora negli attuali tempi di piena recessione da un lato e di aumento vertiginoso della benzina dall’altro lato sarebbe anche estremamente molto utile in termini di risparmio di spese: nella capitale gli spostamenti brevi nel raggio di 3-4 chilometri potrebbero essere tranquillamente coperti in bicicletta (come facevano già i nostri nonni) ma la mancanza di un sufficiente numero di piste ciclabili, la perenne congestione del traffico veicolare e soprattutto la carenza di servizi di mobilità sostenibile come il Bike Sharing rendono pericoloso e proibitivo l'uso delle due ruote.
Lo Stato italiano si è dato delle “norme per il finanziamento della mobilità ciclistica” più di 13 anni fa con la legge n. 366 del 19 ottobre 1998, che impegna fra l’altro i Comuni a dotare ogni strada di nuova costruzione per il suo intero sviluppo di una pista ciclabile adiacente.
Ma l’idea di una mobilità sostenibile a Roma tramite Bike Sharing si deve far risalire al gennaio del 2006 quando il Comune di Roma ha ottenuto un finanziamento per lo svolgimento del Progetto Spicycles nell’ambito della sezione STEER del programma EIE (Intelligent Energy Europe) riguardante le iniziative relative a tutti gli aspetti energetici del trasporto: parte sostanziale del progetto Spicycles per la città di Roma, oltre che lo studio di fattibilità per l’istituzione di un servizio di Bike Sharing nelle aree centrali della città, era anche un documento metodologico per la predisposizione dell’attività di monitoraggio del servizio Bike Sharing.
Ma il decollo vero e proprio del servizio è avvenuto due anni dopo: con Determinazione Dirigenziale n. 181 del 21 febbraio 2008 l’allora Dipartimento X – Politiche Ambientali e delle Risorse Agricole ha approvato il progetto del servizio sperimentale di Bike Sharing nel centro Storico di Roma ed ha fissato in 6 mesi la durata della sperimentazione con decorrenza dall’attivazione del servizio.
L’intero progetto é stato voluto e pensato dall'amministrazione Veltroni ma è stato però inaugurato il 12 giugno 2008, alla presenza del neo-eletto sindaco On. Gianni Alemanno: con disciplinare di attivazione, gestione, monitoraggio e raccolta dati del servizio di “Bike Sharing” e sponsorizzazione, il Comune di Roma ha assegnato alla S.r.l. “CEMUSA” (società spagnola che è leader internazionale nel settore della pubblicità esterna e che fa parte di un gruppo multinazionale leader nel mercato delle costruzioni e dei servizi) la realizzazione ed erogazione, in favore della stessa Amministrazione Comunale, di un servizio sperimentale di noleggio di biciclette, definito “Bike Sharing” con decorrenza dall’attivazione del servizio.
A fronte dell’erogazione di tale servizio, il Comune di Roma ha riconosciuto alla “CEMUSA”, quale corrispettivo per la sua prestazione, di pubblicizzare il proprio marchio, il proprio nome e la propria attività con le modalità previste nel contratto: come contrattualmente pattuito, la “CEMUSA” ha installato a propria cura e spese n. 19 impianti all’interno del I° Municipio ed ha apprestato i beni necessari al suddetto servizio, erogato dal 13 giugno 2008 fino al 13 dicembre 2008 con circa 200 biciclette a disposizione dei romani, che avrebbero dovuto avere la possibilità di iscriversi presso uno dei 7 PIT (Punti di Informazione Turistica) abilitati.
Le postazioni per il prelievo e riconsegna delle bici sono state dislocate nel centro storico, presso i più importanti punti di attrazione turistica e della vita amministrativa della Capitale, tra cui Piazza di Spagna, Fontana di Trevi, Via del Corso, il Parlamento, il Pantheon, Piazza Navona.
Ma molte sono state le critiche mosse alla nascita del servizio: il ridotto numero di stalli, situati per lo più in zone centrali, la difficoltà nel reperire le tessere, la mancanza di un progetto globale di mobilità cui integrare l’uso delle biciclette a beneficio dei cittadini riducendo il più possibile l’uso dell’auto privata.
La “CEMUSA” doveva gestire il servizio in attesa che il Comune indicesse una gara pubblica o prospettasse una soluzione alternativa, decisa poi con deliberazione n. 112 del 16 aprile 2009 della Giunta Comunale che ha individuato in ATAC S.p.A. il soggetto idoneo per dare continuità al servizio sperimentale di Bike Sharing nella Zona a Traffico Limitato (ZTL) del Municipio fino al 31 dicembre 2010, stabilendo come tariffa sperimentale per l’utilizzo del servizio il costo orario di 1 euro: ATAC ha dato la propria disponibilità a dare continuità al servizio, subentrando alla “CEMUSA” senza oneri aggiuntivi per il Comune di Roma, alle condizioni di acquisizione di tutti i proventi da tariffazione del servizio e utilizzazione a fini informativi e/o pubblicitari, direttamente e/o mediante affidamento a terzi degli appositi spazi dislocati in prossimità degli impianti e sulle biciclette del servizio di Bike Sharing.
Così nel giugno del 2009 la gestione del servizio di Bike Sharing è stata tolta alla “CEMUSA” e ceduta alla “ATAC S.p.A.”, senza però nessun miglioramento anche se ATAC ha provveduto a fornire la città di 27 ciclo-posteggi con 150 biciclette di colore verde a disposizione degli utenti: l’utilizzo del servizio è stato organizzato attraverso l’attivazione di una tessera elettronica ricaricabile di € 10,00 (5 per la tessera e 5 come prima ricarica), disponibile a tutto il mese di novembre del 2010 in una delle 10 biglietterie ATAC autorizzate presenti nelle stazioni della Metro A e B, con un costo del servizio di € 0,50 ogni mezz’ora (compresa la prima che era invece precedentemente gratuita) e con la possibilità di servirsi del mezzo per un massimo di 24 ore consecutive.
Le successive ricariche, effettuabili sempre in una delle dieci biglietterie ATAC, sono di libero importo: i 10 punti – Termini, Lepanto, piazza di Spagna, Anagnina, Ottaviano, Cornelia, Battistini, Ponte Mammolo, Eur Fermi, Laurentina – sono operativi nei feriali dalle 7 alle 20, nei festivi tra le 8 e le 20.
Fra le critiche piovute su questo modo di gestire il servizio c’è stata la difficoltà di un turista che alloggia nel centro di Roma di doversi spostare in uno dei tre centri dove vengono vendute le tessere, perdendo ore preziose del suo soggiorno per attivare una procedura che prevede anche di far firmare a ciascun utilizzatore un contratto e che inibisce l’uso non ai bambini, ma addirittura ai minorenni.
Sono stati portati a confronto i servizi di Bike Sharing che a quell’epoca già funzionavano più che bene in altre città, soprattutto europee.
A Parigi è stato realizzato il Vélib, “vélo en libre”: chi ha l’abbonamento annuale (effettuabile anche on-line), deve semplicemente recarsi in una delle 750 stazioni e prelevare la bici dopo il riconoscimento della tessera, mentre chi preferisce fare una pedalata per una sola ora, o solo un giorno, deve solo introdurre la carta di credito nella colonnina (al costo di un euro per un giorno, 5 euro per una settimana) la carta di credito, su cui sia verificata una disponibilità di 150 euro (a titolo precauzionale).
La stessa regola vale per il più recente servizio di bike-sharing che è stato realizzato a Londra: nelle ormai 400 stazioni sparse per la capitale britannica basta inserire la carta di credito nel totem per accedere al servizio (1 sterlina per una giornata, 5 sterline per la settimana, con la prima mezz’ora gratuita).
Un’altra soluzione è suggerita dal servizio di Bike Sharing realizzato a Milano, dove per usufruire del servizio “Bikemi” offerto da quel Comune, oltre alla sottoscrizione dell’abbonamento annuale, è possibile effettuare quello giornaliero, a 2,50 euro, prenotabile preventivamente on-line sul sito www.bikemi.com: un volta completata la procedura, si ottiene un codice che si può digitare in qualsiasi colonnina per avere la bici, senza ulteriori spostamenti in cerca di biglietterie e tessere.
Nel frattempo con deliberazione di Giunta Comunale n. 244 del 29 luglio 2009 è stata istituita la “Agenzia Roma Servizi per la Mobilità”, che è un ramo distaccato della azienda gestore “ATAC S.p.A.”, a cui è stato poi affidato a partire dal 1 gennaio 2010 il servizio di Bike Sharing, che a tutto il mese di novembre del 2010 poteva contare su 29 stazioni e su un numero di biciclette passato dalle 150 del 2009 alle circa 300 del 2010 (le colonnine a luglio del 2010 erano 271).
Con deliberazione n. 162 del 29 dicembre 2010 la Giunta Capitolina ha approvato la proroga dell’affidamento alla “Agenzia Roma Servizi per la Mobilità” del servizio sperimentale di Bike Sharing fino al 31 gennaio 2011, poi portato fino al 31 marzo 2011 con deliberazione n. 17 del 26 gennaio 2011 e fino al 30 giugno 2011 con deliberazione n. 99 del 1° aprile 2011, senza oneri per l’Amministrazione Comunale.
La nuova gestione sperimentale del servizio di Bike Sharing, realizzata dalla “Agenzia Roma Servizi per la Mobilità”, ha consentito di aprire il servizio anche ai non residenti, rendendolo attivo 24 ore su 24 (in precedenza era attivo dalle ore 7 alle ore 23), di estendere il servizio Bike Sharing anche nei Municipi XIII (dal 4 agosto 2009 con le 3 ciclostazioni di Porto, Stazione Vecchia e Venezia), III (dal 9 ottobre 2009 con le 4 ciclostazioni di Verano, Bologna, Torlonia e Moro) e II (dal 29 luglio 2010 con 2 nuove postazioni in piazzale Flaminio) e di aumentare il numero delle postazioni dalle 19 iniziali alle attuali 29 postazioni.
Ciò nonostante il servizio ha continuato ad arenarsi anche a causa delle numerose biciclette rubate (a fine giugno del 2009 se ne contavano 50 sparite in appena tre settimane): mentre a Roma le biciclette sparivano e gli stalli erano convertiti a parcheggi per scooter, sino a diventare il deserto più assoluto, in altre città italiane ed europee il Bike Sharing mostrava nello stesso periodo un’ottima salute.
A tutto il mese di luglio del 2010 a Londra esistevano di già 12 “superstrade delle biciclette” (Cycle superhighways) a fare da assi di collegamento tra il centro e le periferie della megalopoli, 300 parcheggi realizzati (oggi portati ai 400 progettati) con gli stalli pronti ad accogliere fino a 6 mila due-ruote ecologiche noleggiabili 24 ore al giorno 7 giorni su 7.
Mentre a Londra si registrava un servizio di Bike Sharing ormai pienamente realizzato, a Roma il Comune si trovava ancora a livello di mera programmazione.
Con deliberazione n. 36 del 16 marzo 2010 il Consiglio Comunale ha approvato le linee d’indirizzo del “Piano Strategico della Mobilità Sostenibile” (PSMS) che si propongono di dare un nuovo assetto al sistema romano dei trasporti, garantendo meno inquinamento atmosferico e acustico anche attraverso un corretto sviluppo del sistema ciclabilità.
Con deliberazione n. 87 del 24 marzo 2010 la Giunta Comunale ha poi adottato il “Piano Quadro della Ciclabilità del Comune di Roma” che prevede tra le diverse azioni previste per lo sviluppo della ciclabilità urbana l’espansione del Servizio di Bike Sharing cittadino: a distanza di quasi 2 anni il “Piano Quadro della Ciclabilità del Comune di Roma” è stato approvato dal Consiglio Comunale lo scorso 24 aprile 2012.
I tratti realizzabili a breve scadenza sono quelli nelle zone Appia, Tor de’ Cenci, Caffarella e Roma-Fiumicino: per agevolare la mobilità sulle due ruote, infine, sono previsti stalli per le biciclette nei nodi di scambio come stazioni metro e ferroviarie, parcheggi e aree davanti alle scuole.
Il Parlamento Europeo ha più volte sollecitato l’amministrazione capitolina a passare da 225 a 1.200 chilometri di rete ciclabile (oggi 115 chilometri sono nel verde e solo 110 su strada), da 29 a 350 stazioni per il Bike Sharing, con nuovi parcheggi nei nodi di scambio: ad oggi risultano finanziati solo 65 chilometri di nuovi itinerari.
Nel “Piano Quadro della Ciclabilità del Comune di Roma” la rete ciclabile principale è composta da 361 chilometri di piste, di cui 70 esistenti, 50 finanziate e il resto da finanziare: la rete ciclabile locale ha invece circa 40 chilometri di piste già realizzate, 17 già finanziate e circa 550 pianificate.
Nell’anno 2010 il Ministero dell'Ambiente ha intanto stanziato 14 milioni di euro per il "finanziamento di progetti che prevedano la realizzazione di progetti di Bike Sharing insieme ad interventi di efficienza energetica e all’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile”.
Alla fine del 2010, a fronte di una spesa annuale di un milione e settecentomila euro, la “Agenzia Roma Servizi per la Mobilità” aveva incassato dal servizio solo centomila euro: ma l’allora Assessore all’Ambiente On. Fabio De Lillo ha dichiarato che il Bike Sharing non solo non sarebbe stato chiuso ma sarebbe stato implementato grazie al finanziamento di oltre un milione di euro che il Comune di Roma aveva chiesto ed ottenuto dal Ministero dell’Ambiente e che sarebbe servito per espandere il servizio arrivando a 70 postazioni.
Va messo in evidenza che l’aumento delle postazioni del Bike Sharing è stato promesso solo perché il Comune di Roma aveva ottenuto un finanziamento dal Ministero dell’Ambiente, in proporzione del quale è stato previsto un aumento fino a 70 postazioni, per cui è più che legittimo chiedersi se il Comune di Roma avrebbe pensato di potenziare il servizio anche senza quel finanziamento.
Se si considera che poi il Comune di Roma ha in seguito deciso, come si dirà nel dettaglio più avanti, di affidare il servizio di Bike Sharing a privati che si dovranno accollare anche i costi di realizzazione delle 70 postazioni (per 2 milioni e centomila euro), c’è da chiedersi che fine abbiano fatto i soldi pari ad oltre un milione di euro che il Comune di Roma ha incassato dal Ministero dell’Ambiente.
A novembre del 2010 Il sindaco di Londra Boris Johnson, in trasferta nella Città Eterna per una vacanza romana, ha incontrato in forma privata il suo omologo capitolino, Gianni Alemanno, a cui ha suggerito di aumentare le bici in centro.
Ma il Comune di Roma, malgrado il finanziamento ottenuto dal Ministero dell’Ambiente, ha taciuto sino al giugno del 2011, quando l’assessore all’ambiente Marco Visconti (subentrato all’On. Fabio De Lillo) ha presentato un nuovo progetto di Bike Sharing, con cui ha proposto la stessa identica formula di partenza: spazi pubblicitari in cambio della gestione del servizio, concepito solo e sempre per il centro della città.
Con deliberazione n. 284 del 3 agosto 2011 la Giunta Comunale ha infatti deciso di affidare alla “Agenzia Roma Servizi per la Mobilità” il servizio di gestione e sviluppo del Bike Sharing tramite gara ad evidenza pubblica: la deliberazione prevede che la società vincitrice della gara dovrà provvedere al “rinnovo delle n. 29 postazioni esistenti”, alla “realizzazione delle n. 36 postazioni” che sono state “già concordate con la Soprintendenza ai Beni Architettonici di Roma, da realizzare nei Municipi I e XVII del Comune (Centro storico, Monti, Trastevere, Prati)” e alla “progettazione e realizzazione di ulteriori 5 postazioni al fine di completare il sistema costituito da 70 postazioni, 1000 colonnine ed un parco di 850 biciclette”.
La deliberazione prevede anche l’introduzione di modalità di abbonamento, con il giornaliero a 2,50 euro, il mensile a 6 euro e l’annuale a 35 euro, mentre rimane invariata la tariffa di 50 centesimi ogni 30 minuti: la prima mezz’ora sarà però gratuita e le ore successive alla seconda costeranno 2 euro.
Si potrà pagare, oltre che con la tessera ricaricabile, anche con carta di credito o con un sms e i totem saranno alimentati, dove possibile, con pannelli solari: sono state in pratica recepite molte delle critiche ed accolte le proposte avanzate sulle modalità di pagamento del servizio.
Ma gli affezionati al servizio dovranno rassegnarsi ad aspettare tempi biblici, perché la prima postazione dimostrativa dovrà essere realizzata entro 2 mesi dall’aggiudicazione della gara, mentre entro 12 mesi partirà il servizio sperimentale sulle 29 postazioni esistenti e solo entro i 18 mesi “il servizio dovrà essere implementato fino al completamento delle stazioni”: ci vorranno quindi almeno due anni.
Visti “gli alti costi non solo per la fornitura ed installazione delle postazioni e delle biciclette ma soprattutto per la gestione del servizio, necessari per garantire un servizio di Bike Sharing di qualità”, la Giunta Comunale ha pensato di offrire come “contropartita economica” alla società, che probabilmente farà una convenzione con l’Agenzia per la Mobilità, “la possibilità di gestire nuovi impianti pubblicitari sull’intero territorio comunale” per un totale di 1.500 metri quadrati di pannelli pubblicitari di mt. 1,20 x 1,80.
Da più parti sono state portate critiche proprio su questo punto considerato anzitutto un baratto “poco equo”: basti dire che per le 20.600 biciclette previste dal Velib' a Parigi nel 2006/2007 sono stati messi in palio 1.280 cartelloni da 2 mq e 348 cartelloni da 8 mq., che fanno complessivamente 0,25 mq a bicicletta, mentre per le 850 biciclette previste dal Bike Sharing di Roma si mettono in palio 1.500 mq di impianti pubblicitari, che fanno 1,76 mq a bicicletta.
Il Coordinamento dei ciclisti romani “Di traffico si muore” ha chiesto che “venga concessa una bici per ogni metro quadrato di pubblicità: ergo 1.500 nuove biciclette. Così, forse, riusciremo a far decollare seriamente il servizio”.
Il 10 settembre 2011 l’allora Comitato Promotore della proposta di delibera di iniziativa popolare sul suo blog www.bastacartelloni.it/2011/09/e-una-sola-la-delibera-sul-bike-sharing.html ha rilevato sulla delibera n. 284/2011 e sul Disciplinare di Incarico le seguenti 5 “magagne”.
1 - Illegittimità della deroga al PRIP per la tipologia degli impianti, dal momento che delle dimensioni di mt. 1,20 x 1,80 sono previsti solo cartelli o cassonetti, plancia, vetrina o tabelle che non sono equiparabili ai “pannelli” di cui parla invece la delibera n. 284/2011 e che non sono comunque ammessi nel centro storico.
2 – Illegittimità dei nuovi impianti, dal momento che la pubblicità si può fare solo sulle colonnine del Bike Sharing, sulle pensiline, sulle rastrelliere delle biciclette, sui cartelli o paline che indicano la collocazione del servizio e le istruzioni e su tutti gli altri elementi di arredo urbano funzionali, cioè direttamente connessi strumentalmente al servizio di Bike Sharing e inerenti le postazioni dello stesso, mentre invece nel testo della delibera 284­/2011 è affermato che "con il termine ‘funzionali’ si intendono anche quegli impianti pubblicitari collocati disgiuntamente dalle postazioni”.
3 – Illegittimità ed incongruità del valore della contropartita economica. Dividendo la somma dei 2.100.000 euro di investimento per i 12 anni di durata dell’appalto si ha il valore annuo dei 1.500 mq concessi dal Comune: in sostanza al vincitore del bando i 1500 mq di impianti costeranno € 175.000, ovvero € 116 all’anno a metro quadro, quando il canone vigente secondo le tariffe comunali per il tipo di impianto previsto dal bando (120 X 180 con illuminazione) è di circa € 130 al mq.
4 – Illegittimità della durata dell’autorizzazione alle affissioni, prevista per 12 anni, in contrasto con l’art.10 del Regolamento vigente (approvato con delibera 37/2009), giacché questo prevede, senza possibilità di deroga, la durata dell’autorizzazione in cinque anni rinnovabile per una sola volta in altri cinque, per un totale di dieci.
Più o meno con gli stessi motivi di censura il successivo 28 novembre 2011 il Comitato Promotore della proposta di delibera di iniziativa popolare ha presentato ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per l’annullamento previa sospensione dell’esecuzione della delibera della Giunta Comunale n. 284 del 3 agosto 2011.
Lallora Comitato Promotore della proposta di delibera di iniziativa popolare ha fatto presente la necessità di modificare ed integrare la delibera 284/2011 con alcune disposizioni ritenute assolutamente indispensabili per la buona riuscita del progetto, ovvero:
- utilizzare gli impianti di proprietà comunale già presenti sul territorio, senza prevedere la collocazione di nuovi, oppure far rientrare nella quota di superficie già prevista dal PRIP i 1.500 mq di nuovi impianti, evitando deroghe;
- predisporre il piano di localizzazione, prima della pubblicazione bando, a cura degli uffici competenti e sottoporre il progetto con il previsto procedimento di partecipazione a cittadini e comitati;
- rivedere la valutazione della contropartita economica e quindi il numero di postazioni, di bici;
- inserire e stabilire stringenti requisiti di partecipazione alla gara nonché di criteri di selezione delle imprese;
- disporre che la redazione del bando venga realizzata unitamente al Dipartimento Affissioni.
Il 4 novembre 2011 il Presidente della Commissione Trasparenza del Comune di Roma, On. Massimiliano Valeriani (PD) in una lettera inviata agli assessori comunali all'Ambiente e alla Mobilità, Marco Visconti e Antonello Aurigemma, e alla “Agenzia Roma Servizi per la Mobilità” ha contestato la parte del provvedimento che affida alla società che si aggiudicherà il servizio anche 1.500 metri quadrati di spazi pubblicitari per dodici anni, perché anche da lui ritenuti illegittimi, dal momento che i nuovi impianti andranno in deroga al vigente Regolamento sulle affissioni e al futuro Piano Regolatore degli Impianti e dei Mezzi Pubblicitari (PRIP).
Per l’On. Valeriani la pubblicità finora connessa al Bike Sharing è stata permessa solo sulle colonnine, sulle pensiline, sulle rastrelliere e sulle biciclette stesse, mentre nella delibera 284/2011, con cui il Comune ha incaricato la “Agenzia Roma Servizi per la Mobilità” di sviluppare il nuovo servizio affidandolo tramite bando alla gestione di una società esterna, è spuntata una formula con cui si concedono gli impianti separati dalle postazioni delle bici: anche l’On. Valeriani si chiede come mai non sia stata valutata la possibilità di utilizzare i 27.000 metri quadri di impianti comunali evitando così l'installazione di nuovi cartelloni.
Per le suddette ragioni il consigliere Pd ha chiesto il ritiro della delibera e il blocco della pubblicazione del bando.
Noncurante di tutte le suddette critiche, la S.r.l. “Roma Servizi per la Mobilità” ha indetto il bando n. 5/2011 che è stato pubblicato il 21 novembre 2011 alle seguenti principali condizioni:
- versamento di una cauzione provvisoria di 428.000,00 euro;
- dimostrazione di una capacità economico finanziaria pari ad una cifra d’affari globale, realizzata negli ultimi tre esercizi, di imposto complessivo non inferiore a 40 milioni di euro, nonché di una cifra di affari, realizzata sempre negli ultimi tre esercizi, relativa alla commercializzazione di spazi pubblicitari negli ultimi tre anni non inferiore a 20 milioni di euro;
- dimostrazione come capacità tecnico-organizzativa di aver sottoscritto, nel triennio precedente la data di pubblicazione del bando, almeno un contratto avente per oggetto la gestione e lo sviluppo di servizi di Bike Sharing (comprensivi di fornitura del sistema, manutenzione e gestione dello stesso) con un numero minimo di stazioni, non inferiore a 40, nonché di avere sostenuto un costo medio per personale dipendente, nel triennio precedente la data di pubblicazione del bando, non inferiore a 2 milioni e 500.000 euro.
Le offerte andavano presentate entro e non oltre le ore 12,00 del 13 gennaio 2012, ma il 23 dicembre 2011 sono stati rettificati gli articoli 4 e 7 del Capitolato Speciale d’Appalto e gli articoli 5 e 11 del Contratto: in base all’art. 4 così come rettificato la durata dell’affidamento non è più di 12 anni, ma di 5 anni, eventualmente rinnovabili una sola volta per altri 5 anni, a decorrere dalla data di autorizzazione definitiva e contestuale di tutti gli impianti pubblicitari di mt. 1,20 x 1,80.
Con avviso pubblico n. 7/2011 i termini di scadenza del bando per la ricezione delle offerte sono stati poi prorogati alle ore 13 del 13 febbraio 2012: la data di apertura delle offerte é stata prorogata al 15 febbraio 2012.
La “Agenzia Roma Servizi per la Mobilità” ha motivato la proroga sostenendo che “molte aziende candidate hanno chiesto una proroga per organizzarsi meglio” e che si tratta di uno “scivolo concesso per garantire il massimo della partecipazione”.
Con successivo avviso pubblico n. 2/20012 i termini di scadenza del bando per la ricezione delle offerte sono stati poi ulteriormente prorogati alle ore 13 del 28 febbraio 2012: la data di apertura delle offerte é stata prorogata al 1 marzo 2012.
La proroga di altre 2 settimane è stata concessa per consentire a tutte le potenziali concorrenti di recepire i chiarimenti del testo del bando pubblicati sul sito dell'Agenzia della Mobilità, che è la stazione appaltante
Entro il 4 gennaio 2012 era infatti possibile richiedere, tramite fax, eventuali chiarimenti a cui é stata data risposta sul sito internet di Roma Servizi per la Mobilità S.r.l. alla pagina www.agenziamobilita.roma.it/bandi-di-gara/bando-n.-5-2011.html: risultano essere stati presentati 16 quesiti a cui sono state date le seguenti risposte.
Con la risposta al quesito n. 1 è stato confermato “che gli unici motivi di non ammissione alla gara, …, sono esclusivamente quelli indicati al punto 10 del Capitolato Generale Amministrativo” e che “la cauzione provvisoria … dovrà essere costituita per un importo non inferiore a quello indicato dal bando di gara”.
Con la risposta al quesito n. 2 è stato spiegato che lo “sviluppo” del servizio di Bike Sharing è riferito alla espansione da 29 ciclostazioni ad 80.
Come si può vedere il numero totale delle postazioni previste è salito da 70 ad 80, perché alle 29 già esistenti ed alle 36 già individuate, quelle da individuare sono passate da 5 a 15.
Con la risposta al quesito n. 3 relativo alle “Capacità Economico Finanziarie” è stato chiarito che “i requisiti di capacità economico finanziaria indicati nel bando di gara … devono intendersi come sommatoria del fatturato globale e del fatturato da commercializzazione di spazi pubblicitari, realizzato negli ultimi tre esercizi”.
Con la risposta al quesito n. 4 relativo al pagamento degli oneri tributari è stato specificato che “l’aggiudicatario dovrà corrispondere il Canone CIP a tariffa piena”, quindi ai circa 130 €/ mq. stimati dall’allora Comitato Promotore per la proposta di delibera di iniziativa popolare.
Con la risposta al quesito n. 5 relativo ai costi di allacciamento delle linee elettriche è stato chiarito che “saranno a carico dell’aggiudicatario tutti gli oneri relativi alla installazione delle ciclo stazioni… qualora non fosse possibile l’installazione di pannelli fotovoltaici per l’alimentazione della stazione”.
Con la risposta al quesito n. 6 relativo agli introiti delle 19 stazioni operanti è stato precisato che “il servizio, realizzato con n. 29 ciclostazioni esistenti, ha totalizzato, nell’anno 2010, un introito totale di € 62.969,50, suddivisi in € 22.470,00 per nuove iscrizioni e 40.499,50 in ricariche. Nell’anno 2011, fino al mese di luglio, ha totalizzato un introito di € 24.388,00, suddivisi in € 7.660,00 per nuove iscrizioni e 16.782,00 in ricariche. Tutti gli importi suindicati devono intendersi IVA inclusa”.
Con la risposta al quesito n. 7 relativo al numero complessivo degli impianti e soprattutto a “come verranno autorizzati i 1.500 mq. di impianti posto che la Delibera 254/95 e successive modifiche, la Delibera 37/2009 (Regolamento Comunale) non consente all’Amministrazione il rilascio di nuove autorizzazioni fino alla redazione del Piano Regolatore per Impianti Pubblicitari” è stato chiarito che “i 1.500 mq. vanno considerati per superficie esposta”, per cui si avrebbero 347 impianti bifacciali di mt. 1,20 x 1,80, “autorizzati con un'unica Determinazione Dirigenziale definitiva e contestuale”: ne deriva che in caso di utilizzo di impianti monofacciali di mt. 1,20 x 1,80 si avrebbe l’installazione ex novo sul territorio di 694 impianti.
In correlazione con la suddetta risposta è quella al quesito n. 9 che con riguardo alla “autorizzazione definitiva e contestuale di tutti gli impianti pubblicitari” ha chiesto ed ottenuto la seguente serie di chiarimenti.
- “I concorrenti non dovranno produrre, contestualmente all’offerta, alcun piano distributivo delle localizzazioni pubblicitarie prescelte”.
- “Il procedimento autorizzativo sarà effettuato attraverso un’unica Conferenza dei Servizi, che emetterà un unico provvedimento autorizzativo per tutti gli impianti pubblicitari comprendente tutti gli aspetti relativi alla loro installazione, compreso quello impiantistico ”.
- “La data di decorrenza del contratto sarà necessariamente quella di autorizzazione definitiva e contestuale di tutti gli impianti pubblicitari, al fine di avere un’unica data di riferimento per tutti gli adempimenti successivi”.
- “Il meccanismo di rinnovo del contratto è automatico, nel caso siano stati rispettati tutti gli standard di prestazione previsti”.
Riguardo alla Conferenza dei Servizi si fa presente che l’art. 5 del Disciplinare di Incarico stabilisce che “la localizzazione e il tipo di impianto luminoso dovrà essere validata … dallo Sportello Unico U.O. Affissioni e Pubblicità, dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici di Roma, dalla Polizia Municipale, dal Municipio Competente, dalla Sovrintendenza Comunale e dall’Ufficio Città Storica”: ne deriva che l’unica Conferenza dei Servizi dovrebbe essere tenuta con tutti i suddetti soggetti istituzionali ai sensi dell’art. 14 della legge n. 241 del 7 agosto 1990.
Non si tiene in alcun conto però l’eventualità di un eventuale dissenso espresso da parte soprattutto di una “amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico artistico, che ai sensi dell’art. 14-Quater della legge n. 241/1990 costringerebbe a rimettere ogni decisione ben più in alto, vale a dire al Consiglio dei Ministri o alla Conferenza Stato-Regioni oppure ad una Conferenza unificata.
Correlata all’argomento precedente è la risposta al quesito n. 11 che ritiene corretta la sua interpretazione data del punto 3 del Capitolato Speciale d’Appalto, laddove di parla di “Corrispettivo del Contratto” e di individuazione dei 1500 mq. di pubblicità che è parte del corrispettivo a favore dell’aggiudicatario, secondo la quale “l’individuazione delle posizioni da individuare a tale scopo e prevista nel bando debba avvenire a cura dell’aggiudicatario stesso con il coordinamento della Società Roma Servizi per la Mobilità S.r.l., .. e di concerto con la Soprintendenza ai Beni Architettonici di Roma, in conformità alle previsioni dell’art. 6.1 bis del Regolamento comunale … ed in modo da assicurare l’individuazione di posizioni pubblicitarie di prestigio tali da garantire l’equilibrio economico finanziario dell’affidamento”.
Il comma 1bis dell’art. 6 del Regolamento parla di “manufatti costituenti elementi di arredo urbano, funzionali a servizi di mobilità alternativa, collocati nell’ambito della Città Storica, come definita in sede di pianificazione del territorio”: ma lo stesso Regolamento alla lettera E) del 1° comma dell’art. 20 parla di “COMPONENTI E COMPLEMENTI DI ARREDO URBANO”, sui quali può essere esposta la pubblicità, “fatta eccezione per il Municipio I e con valenza rispetto alle nuove autorizzazioni”, che può avvenire fra l’altro su “pensiline e paline del servizio di trasporto pubblico urbano ed extraurbano”, nonché sui “contenitori di rifiuti solidi urbani, … con esclusione … di applicazione di pannelli e simili”: ne deriva che la deroga potrebbe valere anche come tipi di impianto per i “pannelli” se intesi comunque come “componenti e complementi di arredo urbano”, non collocabili però nel Municipio I, vale a dire nel centro storico, non in contrasto quindi con quanto dispone il comma 1 bis dell’art. 6, dal momento che si riferisce alla “Città Storica”, che così come individuata dal vigente P.R.G. di Roma è di 5.000 ettari e quindi è ben più estesa del solo centro storico di appena 1.400 ettari.
In considerazione di quanto sopra rilevato risulta correlata in un certo modo sempre all’argomento del quesito n. 9 anche la risposta al quesito n. 15 che ritiene corretta la sua interpretazione data secondo la quale “tutte le strutture che verranno installate … , …, sono da assimilare alle pensiline attesa bus e quindi alle stesse verrà accordato il medesimo trattamento che viene riservato alle attrezzature di fermata al Servizio del Trasporto pubblico locale sia per ciò che attiene all’applicazione delle distanze di cui si tener conto nel posizionamento, alle deroghe normative in generale, alla zonizzazione delle localizzazioni nonché nell’applicazione di eventuali strumenti attuativi di futura approvazione”.
Va messo in evidenza l’equivoco in cui si incorre con il termine generalizzato di “strutture” da installare che a rigore dovrebbe essere riferito alle 70 stazioni, in tal caso assimilabili correttamente alle pensiline di attesa dei bus, e non anche ai 347 o 694 impianti pubblicitari non assimilabili invece quanto meno soltanto alle pensiline del trasporto pubblico, se non altro perché non ancora esattamente localizzati sul territorio.
Con la risposta al quesito n. 8 relativo al trasferimento alla scadenza del contratto della proprietà degli impianti (biciclette, stazioni, mezzi e attrezzature hardware e software ed impianti pubblicitari) è stato confermato che “a scadenza del contratto l’Aggiudicatario dovrà trasferire, senza alcun onere, la proprietà di tutti gli impianti oggetto del contratto (ciclostazioni, stalli e sistema di gestione”.
Con la risposta al quesito n. 10, relativo al numero delle colonnine (1.080) ritenuto ampiamente sottostimato rispetto al numero di biciclette previste (circa 900), è stato chiarito che “il numero di colonnine non può essere incrementato” e che “il numero di bici .. è stato individuato affinché l’aggiudicatario ne utilizzi una parte quale riserva per future integrazioni a causa di possibili furti e/o danneggiamenti”.
Ne deriva che a disposizione dei cittadini verranno messe meno delle 850 biciclette complessivamente previste.
Con la risposta al quesito n. 11 si ritiene corretta l’interpretazione del punto 3 del Capitolato Speciale d’Appalto, laddove di parla di “Corrispettivo del Contratto” e di individuazione dei 1500 mq. di pubblicità che è parte del corrispettivo a favore dell’aggiudicatario, secondo la quale “l’individuazione delle posizioni da individuare a tale scopo e prevista nel bando debba avvenire a cura dell’aggiudicatario stesso con il coordinamento della Società Roma Servizi per la Mobilità S.r.l., .. e di concerto con la Soprintendenza ai Beni Architettonici di Roma, in conformità alle previsioni dell’art. 6.1 bis del Regolamento comunale … ed in modo da assicurare l’individuazione di posizioni pubblicitarie di prestigio tali da garantire l’equilibrio economico finanziario dell’affidamento”.
Viene ritenuta corretta anche l’interpretazione data nel quesito n. 12 riguardo alla “Durata dell’affidamento” secondo la quale “il rinnovo del contratto previsto dopo i primi 5 anni di gestione sia da ritenersi subordinato solo ed esclusivamente all’assenza di contestazioni definitivamente accertate, durante il primo quinquennio di gestione, sul mancato rispetto degli indici SLA contrattualmente previsti per più di tre mesi e solo per cause da imputare al concessionario del servizio”.
Corretta viene ritenuta anche l’interpretazione data nel quesito n. 13 riguardo ai “Termini per l’attivazione del servizio”secondo la quale “si intendono decorrenti a partire dal momento dell’ottenimento delle autorizzazioni esecutive per le installazioni delle ciclostazioni e dal contestuale ottenimento di quelle relative agli impianti pubblicitari che sono connessi alle ciclo stazioni medesime”.
Corretta viene ritenuta altresì l’interpretazione data nel quesito n. 14 riguardo al punto 6 dell’art. 13 del Capitolato Speciale d’Appalto, secondo la quale qualora le incentivazioni all’adesione ed utilizzo al Servizio, predisposte dall’Agenzia, comportino maggiori costi o minori introiti a carico o a favore dell’Aggiudicatario allo stesso verranno fornite da parte dell’Agenzia stessa le adeguate contropartite economiche e finanziarie”.
Con la risposta al quesito n. 16, relativo ai requisiti minimi delle biciclette ed in particolare della regolabilità del manubrio, è stato chiarito che ”il requisito previsto al paragrafo 11.1 – punto II va sostituito come segue: ‘dimensioni: le misure del telaio saranno adatte a giovani ed adulti, tanto uomini che donne, con sella regolabile facilmente in altezza, ma non estraibile – secondo la misura di ciascun utilizzatore – e manubrio non estraibile e regolabile in altezza esclusivamente, da parte del personale dell’affidatario, mediante l’utilizzo di appositi attrezzi.
La “Agenzia Roma Servizi per la Mobilità” ha sostanzialmente chiarito una buona parte dei dubbi sollevati dalle condizioni del bando, ma ha lasciato aperte tutte le incertezze ed i conseguenti rischi derivanti dai criteri di posizionamento degli impianti pubblicitari, a maggior ragione se ritenuti assimilabili alle pensiline del Trasporto Pubblico: sono rimaste senza risposta in particolare le distanze minime che i futuri impianti pubblicitari dovranno rispettare (come ad es. le distanze dalle intersezioni stradali, dai segnali di prescrizione e indicazione, dagli altri cartelli pubblicitari etc.) per il posizionamento sul territorio, nel pieno rispetto delle prescrizioni dettate del Codice della Strada, dal relativo Regolamento di attuazione e dal vigente Regolamento comunale sulla pubblicità.
La mancata individuazione preventiva sul territorio degli impianti pubblicitari da utilizzare come corrispettivo nelle misura di 1.500 mq. di superficie espositiva complessiva rende alquanto arduo per le ditte che vogliono partecipare al bando riuscire a stilare un piano economico, proprio per l’estrema incertezza della voce “ricavi” (a loro volta strettamente legati alle dislocazioni degli impianti sul territorio) a tutto vantaggio di coloro che potrebbero scegliere di fare offerta puntando ancora una volta sulle aree di grigio che tutto l’impianto normativo del bando presenta.
Fra gli aspetti che non sono stati sufficientemente chiariti c’è la possibilità per i concorrenti di formulare le previsioni dei ricavi tramite impianti a messaggi variabili (“rotor”) dove un meccanismo elettromeccanico permette a più messaggi di variare a intervalli di tempo prestabiliti, applicando le disposizioni valide nel contesto nazionale ed internazionale, vale a dire con un tempo di variazione minimo dei soggetti pubblicitari pari a 7 secondi.
Oltre a consentire un maggiore ricavo economico da parte di più inserzionisti che sfruttano uno stesso impianto pubblicitario di mt. 1,20 x 1,80, una simile “concessione” indurrebbe ad utilizzare esclusivamente 347 impianti bifacciali con un notevole contenimento dell’impatto ambientale sul territorio.
Le aree di grigio che tutto l’impianto normativo del bando presenta, malgrado le risposte date ai quesiti, hanno determinato un copioso contenzioso amministrativo.
Per l’annullamento previa sospensione dell’efficacia del bando, del Capitolato d’Appalto e del Contratto sono stati proposti due distinti ricorsi presso il TAR del Lazio che ha rigettato le relative istanze di sospensione: da voci raccolte a livello informale, ma non ufficialmente confermate, a presentare separatamente i 2 ricorsi sarebbero state la spagnola S.r.l. “CEMUSA” e la S.r.l. “PUBBLIEMME PUBBLICITÀ”.
Il 30 gennaio 2012 la S.r.l. “S.C.I.” ha presentato a sua volta un terzo ricorso n. 668 al TAR del Lazio per l’annullamento previa sospensione dell’efficacia del bando, del Capitolato d’Appalto e del Contratto, sembra sulla base dei seguenti motivi di censura:
- cerchia dei potenziali partecipanti troppo ristretta (requisiti per la partecipazione troppo vincolanti);
- assenza di una localizzazione ex-ante delle postazioni pubblicitarie;
- decorrenza del contratto a valle della collocazione degli impianti pubblicitari;
- assenza del PRIP.
Con Ordinanza Cautelare n. 609 del 16 febbraio 2012 la Sezione Seconda Ter del TAR del Lazio ha “tenuto conto della rilevanza che la questione ha progressivamente assunto proprio con riferimento al crescere del relativo contenzioso” ed ha ritenuto “che sia più opportuno sospendere l’esecutività dei provvedimenti impugnati ai soli fini della pronta trattazione dei ricorsi tutti interessati”, fissando “per la trattazione di merito del ricorso l'udienza pubblica del 16.5.2012”.
La “Agenzia Roma Servizi per la Mobilità” ha impugnato l’Ordinanza n. 609/2012 del TAR del Lazio con il ricorso n. 2217/2012 alla Sezione Quinta del Consiglio di Stato, che ha respinto l’appello perché ha “ritenuto che l’imminente definizione del giudizio di merito in primo grado consente di escludere la sussistenza del pregiudizio denunciato dall’appellante”.
Ogni decisione nell’immediato é così rimessa alla sentenza di merito che il prossimo 16 maggio pronuncerà la Sezione Seconda Ter del TAR del Lazio con riguardo a tutti e 3 i ricorsi presentati: il 20 dicembre 2011 ho avuto un incontro a nome di VAS con l’Assessore all’Ambiente On. Marco Visconti, a cui ho fatto presente l’obbligo di rispettare il vincolo paesaggistico che esiste per tutto il centro storico di Roma anche come patrimonio dell’umanità dichiarato dall’UNESCO, dove vige il divieto tassativo di affissione di cartelli pubblicitari che non siano di tipo istituzionale, ribaditi peraltro dal PRIP così come adottato dalla Giunta Comunale il 2 febbraio 2011, per cui la soluzione al problema stava (e sta tuttora) nel trovare un punto di equilibrio e di mediazione .
Dopo che l’Assessore mi ha confermato che i 1.500 mq. di impianti sono in deroga del PRIP e che la pubblicità concessa con i 1.500 mq. é comunque disgiunta dalle stazione di Bike Sharing, gli ho fatto presente che gli impianti pubblicitari da installare comunque all’esterno del centro storico dovranno reclamizzare anche le stazioni di Bike Sharing che si trovano dentro il centro storico e che per rientrare pienamente nelle dimensioni massime previste dal PRIP (162.500 mq.) possono e debbono essere fatte sugli impianti di proprietà comunale (cosiddetti SPQR): a tal ultimo riguardo gli ho dato per certo ormai che sono state rinnovate per altri 5 anni (fino cioè al 31 dicembre 2014) le locazioni soltanto di 453 impianti comunali, che ammonterebbero complessivamente a ben 27.000 mq., per cui sono liberi e quindi disponibili da subito tutti i rimanenti impianti SPQR su cui però si sta indebitamente facendo continuare a pagare un affitto che non è stato rinnovato e non è quindi dovuto.
Ho fatto capire all’Assessore che la soluzione proposta non inficiava affatto il bando perché non precisa più di tanto a tal riguardo per cui basterebbe specificarne a posteriori gli aspetti esecutivi.
Gli ho fatto presente che si potrebbe ad ogni modo “offrire” a chi si aggiudica il bando la possibilità di scegliersi le posizioni nella gamma degli impianti SPQR liberi da locazione che gli si metterebbero a disposizione per una superficie complessiva di 1.500 mq.: a tal riguardo l’Assessore si é dichiarato propenso ad essere lui a dettare le “regole”, stabilendo i punti esatti su cui consentire la pubblicità.
In un caso come nell’altro, ho messo in evidenza che in questo modo non si installano nuovi impianti e si mantiene così lo stesso impatto ambientale sul territorio, senza aumentare l’inquinamento visivo, salvando in tutto e per tutto le condizioni del bando e le previsioni del PRIP.
L’assessore all’ambiente non sembra aver tenuto conto di quanto proposto.
In considerazione anche delle risposte date ai quesiti, in questo modo si evita in particolare di dover andare in violazione:
- del combinato disposto degli art. 33 e 33 Bis del vigente Regolamento comunale, che vieta il rilascio di autorizzazioni per l’installazione di nuovi impianti su suolo pubblico, non facilmente superabili con una Conferenza dei Servizi, come invece si pensa di fare;
- del combinato disposto del comma 1 Bis dell’art. 6 e della lettera E) del 1° comma dell’art. 20, che autorizza l’esposizione pubblicitaria su manufatti costituenti “elementi di arredo urbano” collocati nell’ambito della Città Storica, ma al di fuori del Municipio I (cioè del Centro Storico), comunque non meglio definiti se possano essere assimilabili senza alcun contenzioso a “pensiline” o a “pannelli”, che sono peraltro tipologie non autorizzate nelle dimensioni di mt. 1,20 x 1,80, previste invece alla lettera d-bis) del punto 1) della successiva lettera F) dell’art. 20 per “Formati pittorici, anche luminosi, e … “SPQR””;
- della sottozona B1 così come individuata dal PRIP per tutto il centro storico, dove non sono nemmeno previsti impianti pubblicitari di mt. 1,20 x 1,80 e l’installazione è comunque limitata ai cartelli di proprietà capitolina destinati esclusivamente a comunicazioni istituzionali;
- del vincolo paesaggistico espressamente individuato dal Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR);
- del vincolo del Centro Storico di Roma che dal 1980 è stato iscritto dall’UNESCO nella Lista del Patrimonio Mondiale (“World Heritage List”).
Se ad oggi sono state modificate diverse parti della Delibera n. 284/2011 (con le postazioni da individuare aumentate da 5 a 15), del Disciplinare di Incarico (art. 6) allegato alla deliberazione di Giunta n. 284/2011 e dello stesso Capitolato Speciale d’Appalto (art. 4 e 7) e del Contratto (art. 5 ed 11), per cui la durata dell’appalto è stata ridotta da 12 a 10 anni (5 +5), allo stesso modo il Comune di Roma può “integrare” (più che “modificare”) il bando, indipendentemente dalla sentenza che il prossimo 16 maggio pronuncerà la Sezione Seconda Ter del TAR del Lazio.
Basterà specificare che i 1.500 mq. di impianti da mt. 1,20 x 1,80 sono da individuare fra tutti gli impianti bifacciali di proprietà comunale delle stesse dimensioni, che l’Aggiudicatario avrà il diritto di scegliere nel numero di 347, escludendo quelli che risultassero in violazione delle norme inderogabili del Codice della Strada o di vincoli con divieto assoluto di affissione, ma con possibilità di adattarli al tipo “rotor” per trasmettere messaggi variabili.
In tal modo si supererà anche il ricorso Straordinario alla Procura della Repubblica che il 28.11.2011 ha presentato l’allora Comitato Promotore della proposta di delibera di iniziativa popolare e che in genere si conclude mediamente 6 mesi dopo con una pronuncia del Consiglio di Stato: si eviteranno soprattutto ulteriori contenziosi e soprattutto ricorsi al TAR che potranno essere presentati anche in sede esecutiva per impugnare proprio la localizzazione dei 1.500 mq. di impianti pubblicitari fatta “a valle” anziché “a monte.
Differentemente, il destino del servizio di Bike Sharing a Roma diventa molto, ma molto incerto.

3 commenti:

  1. Devo dire che Bosi si fa un mazzo così anche per scrivere queste lettere, io ci metterei un'eternità a produrre una cosa del genere

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  2. Un consiglio, in umiltà, a Bosi; io tenterei di mettere uno spoiler, o qualcosa di simile, capisco la complessità della materia ma non tutti sono esperti di diritto amministrativo, c'è il rischio (anzi la sicurezza) che ben pochi leggeranno questo post fino in fondo, troppo lungo, troppo tecnico, troppo complesso, troppo di tutto.
    Questa battaglia si fa anche parlando semplice, lo ripeto in totale amicizia.
    Marco1963

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  3. Faccio anzitutto presente a Marco 1963 di non essere un “giornalista” che si deve preoccupare di far pubblicare “articoli-notizia” contenuti in un numero risicato di lettere, che per essere comprese da tutti coloro che leggono sono costrette a ridursi ad un concetto-slogan.
    Gli metto in evidenza in secondo luogo di essere un semplice collaboratore di questo blog, a cui è stato sempre dato però tutto quello spazio necessario per affrontare in modo approfondito una moltitudine di aspetti per lo più complessi di carattere amministrativo, tecnico e politico, molti dei quali sono stati lasciati fissi nella Home Page nelle 24 “Istruzioni per l’Uso”, che fra poco porterò a 25.
    La veste anche “professionale” che è stata data al blog ha portato a far leggere www.cartellopoli.net non solo dai normali cittadini, ma anche e soprattutto dai cosiddetti “addetti ai lavori” ed in particolare dalle stesse ditte pubblicitarie e dai tecnici del Servizio Affissioni che me ne hanno dato prova.
    L’articolo in questione è stato da me redatto in modo volutamente “troppo lungo, troppo tecnico, troppo complesso, troppo di tutto”, pur sapendo che quelli che leggeranno il mio post non sono tutti “esperti di diritto amministrativo” e potrebbero non arrivare fino in fondo con la lettura.
    Caso mai non se ne fosse accorto, sig. Marco 1963, Le faccio presente che il post racconta in modo più che comprensibile la storia del servizio di Bike Sharing e cosa si deve fare per essere utilizzato ora come ora indistintamente da tutti (ed in particolare da quelli che non lo conoscono affatto), mentre a suo stesso giudizio non parla “semplice” per quanto riguarda il bando che si dovrebbe mandare in attuazione per far sì che il servizio di Bike Sharing funzioni al meglio grazie anche al “corrispettivo” di una pubblicità da utilizzare senza nessuna deroga e comunque nel pieno rispetto della normativa vigente in materia e del PRIP.
    Il mio articolo non punta a “gareggiare” con gli altri post pubblicati su questo blog, perché non mira affatto a far parte del guiness dei primati per la maggiore “audience” che ha ricevuto né ha la pretesa di dover essere letto per forza da tutti e per giunta fino in fondo: lo scopo principale che mi ha spinto a scrivere “troppo di tutto” è stato quello di portare un “contributo” esauriente e soprattutto aggiornato alla risoluzione dei diversi ostacoli in cui è fin qui inciampato il bando per l’assegnazione del servizio di Bike Sharing.
    É fin troppo evidente quindi che il “contributo” è rivolto non tanto ai comuni cittadini quanto soprattutto agli “addetti ai lavori” che hanno voce in capitolo per cambiare le cose: nel dubbio che non arrivi a tutti, malgrado la pubblicazione su questo blog, La informo che ho intenzione di trasmettere personalmente l’articolo per posta elettronica quanto meno al Sindaco ed all’Assessore all’Ambiente, se non anche alle ditte pubblicitarie più serie ed importanti sul mercato, con l'invito per tutti ad "integrare" il bando secondo quanto non solo da me proposto.
    Mi spiace contraddirla, ma questa battaglia specifica del bando da indire nel modo migliore per assegnare il servizio di Bike Sharing a Roma non si può fare, anche volendo, “parlando semplice”: glielo dico in totale amicizia anch'io, che ho dovuto "studiare" di più ed a fondo questa particolare materia.

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