giovedì 23 agosto 2012

Ma se la mafia cartellonara arriva pure in un megarticolo su Repubblica nazionale a firma Fracensco Merlo che distrugge la gestione di Roma, cosa altro deve succedere?

E Roma, come il sud dei piagnistei, diventa l'ospizio di tutti gli eccessi, cresce la criminalità e la capitale si fa mafiosa. Alemanno chiede soldi del governo anche contro l'abuso di quella cartellonistica che è nelle mani di una cosca che controlla e vende gli spazi illegali alla pubblicità, tappezza clandestinamente di orrori le vie consolari e l'intera città come nessuna altra metropoli civile. E la cartellonistica invade, anche legalmente, il centro storico, al punto che  in via Veneto non c'è palo della luce e orologio pubblico che non abbiano il suo piccolo obbrobrio pubblicitario. Il Comune che guadagna sugli spazi legali, compatte solo a parole l'illegalità dei cartellonari, vere e proprie famiglie, piccole aziende potentissime di cui io evito qui di fare nomi.

Così Francesco Merlo all'interno di un mega articolo (due pagine intere in cronaca nazionale) dedicato alla Roma di Bordoni (quella che ha Alemanno come sindaco). Un articolo che così si conclude, facendo riferimento ai fatti del Pincio:

Un muro che crolla non è mai soltanto calcinaccio e polvere. Ogni muro, infatti, con quella fisica che ha sempre una dimensione simbolica e dunque, quando crolla, crolla due volte. Lo sgretolamento del muro del Pincio sgretola anche Alemanno e scopre una Roma a rischio Sudamerica, piccola capitale con tutti i vizi della megalopoli, dalle favelas alla violenza quotidiana, alle mafie ai debiti quarantennali con le banche per costosissime metropolitane che non si faranno mai: la linea D è stata definitivamente cancellata, la C rischia di fermarsi a San Giovanni, la B1 degrada la B... Ecco perché quel muro che crolla ci avverte che probabilmente non basta più discaricare Alemanno. Persino Ciarrapico, che comprò la Casina Valadier, ne aveva un rispetto così grande che voleva a tutti i costi portarci gli uomini migliori, come Carlo Caracciolo per esempio: "Ce devi venì, per far vedere alla gente che qui non ce vengono soltanto i burini come me".

Qui l'articolo integrale. Buona lettura.

5 commenti:

  1. Condivido in pieno però non riesco più a illudermi e pur trepidante in un imminente cambiamento del sindaco non mi illudo che il prossimo riuscirà a sistemare questo sfacelo. Con amarezza

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  2. se la politica non si fa più forte della mafia qui tutto il Paese è a rischio di fare la fine del Sudamerica, è solo questione di tempo, se non fermata cartellopoli si espanderà tranquillamente anche a Firenze, Milano e Torino

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  3. Merlo sta volta sbaglia paragone. Perché il Sud America appare molto meglio di noi.

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  4. E Tonelli, nella sua apparente sparata, ha ragione
    Ho preso, a caso, un qualunque punto del sudamerica, sono cascato a Curitiba, questo è un incrocio di, ripeto, Curitiba, Brasile, quello delle favelas
    Ditemi se ci sono cartelli contrari a qualche norma ......

    http://goo.gl/maps/N2kXF

    Marco1963

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  5. grazie a Merlo per l'articolo.
    anche io, rispettoso nei confronti di Merlo, mi disoccio dai paragoni con il sudamerica.
    io, da modesto turista, ho visitato uno dei piccoloi stati sudamericani e ho scoperto un paese di gente meravigliosa. città e cittadine ordinate senza mafie e mafiette. persone gentili e dignitose. noi facciamo schifo. siamo la vergogna del mondo.
    nella mia ignoranza penso che ci stiamo avvicinando a grandi passi verso la tipica violenza della società messicana.
    Città del Messico sarà il nostro termine di paragone più prossimo.
    che fine stiamo facendo...

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