venerdì 7 settembre 2012

Uno scempio infinito

Tornati dalle vacanze estive siamo rimasti esterrefatti dal moltiplicarsi dei cartelloni abusivi 4x3 sopra lo svincolo della galleria Giovanni XXIII a Monte Mario. Ecco le foto.
Questo scempio estetico che dobbiamo subire ogni giorno noi cittadini di Roma è intollerabile, strano che le autorità competenti non alzino un dito per questo annoso problema che affligge la nostra capitale.
Noi vogliamo che la città di Roma abbia un comparto affissioni paragonabile a quello di altre città europee, gestito da una o comunque da poche società, che presenti impianti gradevoli e di qualità, che restituisca alla città in termini di oneri concessori una parte dei molteplici ricavi da inserzioni.
Notiamo dalle queste foto pubblicate che le affissioni abusive violano il  codice della strada.
Art. 23.
Pubblicità sulle strade e sui veicoli

1. Lungo le strade o in vista di esse è vietato collocare insegne, cartelli, manifesti, impianti di pubblicità o propaganda, segni orizzontali reclamistici, sorgenti luminose, visibili dai veicoli transitanti sulle strade, che per dimensioni, forma, colori, disegno e ubicazione possono ingenerare confusione con la segnaletica stradale, ovvero possono renderne difficile la comprensione o ridurne la visibilità o l'efficacia, ovvero arrecare disturbo visivo agli utenti della strada o distrarne l'attenzione con conseguente pericolo per la sicurezza della circolazione; in ogni caso, detti impianti non devono costituire ostacolo o, comunque, impedimento alla circolazione delle persone invalide. Sono, altresì, vietati i cartelli e gli altri mezzi pubblicitari rifrangenti, nonché le sorgenti e le pubblicità luminose che possono produrre abbagliamento. Sulle isole di traffico delle intersezioni canalizzate è vietata la posa di qualunque installazione diversa dalla prescritta segnaletica.

2. È vietata l'apposizione di scritte o insegne pubblicitarie luminose sui veicoli. È consentita quella di scritte o insegne pubblicitarie rifrangenti nei limiti e alle condizioni stabiliti dal regolamento, purché sia escluso ogni rischio di abbagliamento o di distrazione dell'attenzione nella guida per i conducenti degli altri veicoli.
IL REGOLAMENTO ATTUATIVO DEL CODICE DELLA STRADA

Art. 51.
(ovvero regolamento dell'Art. 23 del CdS)

Ubicazione lungo le strade e le fasce di pertinenza.

1. Lungo o in prossimità delle strade, fuori e dentro i centri abitati, è consentita l'affissione di manifesti esclusivamente sugli appositi supporti.

2. Il posizionamento di cartelli, di insegne di esercizio e di altri mezzi pubblicitari fuori dai centri abitati e dai tratti di strade extraurbane per i quali, in considerazione di particolari situazioni di carattere non transitorio, è imposto un limite di velocità non superiore a 50 km/h, salvo i casi specifici previsti ai successivi commi, lungo o in prossimità delle strade dove ne è consentita l'installazione, è autorizzato ed effettuato nel rispetto delle seguenti distanze minime:

a) 3 m dal limite della carreggiata;
b) 100 m dagli altri cartelli e mezzi pubblicitari;
c) 250 m prima dei segnali stradali di pericolo e di prescrizione;
d) 150 m dopo i segnali stradali di pericolo e di prescrizione;
e) 150 m prima dei segnali di indicazione;
f) 100 m dopo i segnali di indicazione;
g) 100 m dal punto di tangenza delle curve come definite all'articolo 3, comma 1, punto 20), del codice;
h) 250 m prima delle intersezioni;
i) 100 m dopo le intersezioni;
l) 200 m dagli imbocchi delle gallerie.

Le distanze si applicano nel senso delle singole direttrici di marcia. Nel caso in cui, lateralmente alla sede stradale e in corrispondenza del luogo in cui viene chiesto il posizionamento di cartelli, di insegne di esercizio o di altri mezzi pubblicitari, già esistano a distanza inferiore a 3 m dalla carreggiata, costruzioni fisse, muri, filari di alberi, di altezza non inferiore a 3 m, è ammesso il posizionamento stesso in allineamento con la costruzione fissa, con il muro e con i tronchi degli alberi. I cartelli, le insegne di esercizio e gli altri mezzi pubblicitari non devono, in ogni caso, ostacolare la visibilità dei segnali stradali entro lo spazio di avvistamento.

3. Il posizionamento dei cartelli, delle insegne di esercizio e degli altri mezzi pubblicitari fuori dai centri abitati, lungo o in prossimità delle strade ove ne è consentita l'installazione, è comunque vietato nei seguenti punti:

a) sulle corsie esterne alle carreggiate, sulle cunette e sulle pertinenze di esercizio delle strade che risultano comprese tra carreggiate contigue;

b) in corrispondenza delle intersezioni;

c) lungo le curve come definite all'articolo 3, comma 1, punto 20), del codice e su tutta l'area compresa tra la curva stessa e la corda tracciata tra i due punti di tangenza;

d) sulle scarpate stradali sovrastanti la carreggiata in terreni di qualsiasi natura e pendenza superiore a 45°;

e) in corrispondenza dei raccordi verticali concavi e convessi segnalati;

f) sui ponti e sottoponti non ferroviari;

g) sui cavalcavia stradali e loro rampe;

h) sui parapetti stradali, sulle barriere di sicurezza e sugli altri dispositivi laterali di protezione e di segnalamento.

4. Il posizionamento di cartelli, di insegne di esercizio e di altri mezzi pubblicitari entro i centri abitati, ed entro i tratti di strade extraurbane per i quali, in considerazione di particolari situazioni di carattere non transitorio, è imposto un limite di velocità non superiore a 50 km/h, salvo i casi specifici previsti ai successivi commi, è vietato in tutti i punti indicati al comma 3, e, ove consentito dai regolamenti comunali, esso è autorizzato ed effettuato, di norma, nel rispetto delle seguenti distanze minime, fatta salva la possibilità di deroga prevista dall'articolo 23, comma 6, del codice:

a) 50 m, lungo le strade urbane di scorrimento e le strade urbane di quartiere, prima dei segnali stradali di pericolo e di prescrizione, degli impianti semaforici e delle intersezioni;

b) 30 m, lungo le strade locali, prima dei segnali stradali di pericolo e di prescrizione, degli impianti semaforici e delle intersezioni;

c) 25 m dagli altri cartelli e mezzi pubblicitari, dai segnali di indicazione e dopo i segnali stradali di pericolo e di prescrizione, gli impianti semaforici e le intersezioni;

d) 100 m dagli imbocchi delle gallerie.

I comuni hanno la facoltà di derogare, all'interno dei centri abitati, all'applicazione del divieto di cui al comma 3, lettera a), limitatamente alle pertinenze di esercizio che risultano comprese tra carreggiate contigue e che hanno una larghezza superiore a 4 m. Per le distanze dal limite della carreggiata si applicano le norme del regolamento comunale. Le distanze si applicano nel senso delle singole direttrici di marcia. I cartelli, le insegne di esercizio e gli altri mezzi pubblicitari non devono in ogni caso ostacolare la visibilità dei segnali stradali entro lo spazio di avvistamento.
Tutte queste regole risultano non rispettate dai cartelloni pubblicitari messi sullo svincolo della galleria a Monte Mario, non possiamo comprendere perché non si interviene per rimuovere questi obbrobri.
L'ultima foto è di street view (aprile 2008) per un confronto oggettivo.
 


Foto e video di Giacomo Campanile

7 commenti:

  1. A Roma la mafia non esiste. La storia giudiziaria delle infiltrazioni mafiose nella capitale racconta qualcosa di inaspettato. Mai un tribunale di Roma ha emesso una condanna per il 416 bis, ovvero per il reato associazione a delinquere di stampo mafioso. Un dato emerso da un’inchiesta di Repubblica pubblicata lo scorso luglio. Eppure si sfoglia la lista dei beni confiscati alle mafie e si scopre che solo nel comune di Roma ci sono 209 immobili e 100 aziende sottratti ai boss. Che i procedimenti iscritti dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma dal primo luglio 2010 al 30 giugno dell’anno scorso sono 201, di cui 91 per associazioni finalizzate al narcotraffico.

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  2. "La 'ndrangheta sceglie Roma negli anni Sessanta e Settanta - ricorda Enzo Ciconte,.. .. - nell’ufficio ai Parioli del calabrese Vincenzo Cafari (braccio destro dell’allora onorevole Nello Vincelli, sottosegretario ai Trasporti, ndr) sfilavano i capi ‘ndrina di Reggio. Già allora c’era una presenza mafiosa discreta ma molto seria. Roma è la sede della Cassazione, Roma è la città dei palazzi del potere. L’idea dei padrini è sempre stata quella di cercare giudici e colletti bianchi disponibili al compromesso".

    Ed evitare di fare "chiasso". Racket, estorsioni, controllo del territorio, regolamenti di conti non sono affare loro, a Roma. Qui si riciclano i miliardi dello spaccio della coca, quindi meno rumore si fa, meglio è. "Con l’ imprenditoria capitolina il rapporto nasce 10-15 anni fa — ricostruisce Ciconte — quando a Roma si afferma una generazione giovane e rampante di manager e impresari spregiudicati". E davanti a loro si trovano gli emissari della ‘ ndrangheta, diventata nel frattempo in Italia e forse anche in Europa la prima mafia, la più potente, la più cattiva e ricca. Sul mercato si posiziona come un’"agenzia di servizi" alle imprese che può ungere le procedure burocratiche e produttive. Affidando lavori e pratiche alla ‘ ndrangheta non ci sono regole da rispettare". E spuntano così gli uomini cerniera. Le’ ndrine hanno bisogno di loro, loro hanno bisogno dei boss. Due mondi che si saldano, una città che diventa preda. Roma.

    (Fonte: http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2012/09/06/news/nella_capitale_la_mafia_non_esiste_ma_i_boss_amano_i_compari_romani-42074144/)

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  3. La presa finale prima delle elezioni, nel rischio che possa arrivare qualcuno che ponga il minimo di controllo. Cartellonare Roma è l'ordine operativo, il secondo municpio questa estate ha visto un'ennesima delirante invasione. Quasi imposibile fare denuncia - ore ed ore di lavoro. Come se poi le segnalazioni avessero un risposta...

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  4. Giusto malaromano.
    Inutile perdere il proprio tempo prezioso con inutili segnalazioni.
    Al massimo rimuovono un cartellone (ovviamente a spese dei contribuenti) che ricompare dopo pochi giorni o sullo stesso punto o a pochi metri di distanza (centinaia i casi documentati dai due blog)
    L'unica risposta efficace sarebbe renderli inutilizzabili, bombardarli sistematicamente con la vernice o tagliarli.
    Ma la storia di questi tre anni purtroppo dimostra che pochi hanno le palle per farlo.
    Nessuno spera più nelle "Istituzioni". Evidentemente alle mafie è stato assicurato il diritto di tappezzare Roma con 500.000 cartelloni per riscuotere il pizzo in modo originale: "tu mi paghi il pizzo e io ti metto la pubblicità su un cartellone".
    Quanto di questo pizzo arrivi poi nelle casse degli "onorevoli" non è dato sapere.
    Purtroppo a Piazzale Clodio impazza la narcolessia.

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  5. Tornati dalle vacanze? ci vivo e quei cartelloni son lì da anni, quasi tutti... o quantomeno da quando è stata "sistemata" l'area della Galleria. Ma al vertice del Dipartimento non c'era stato un cambiamento? qui pare che l'aria che tira sia sempre la stessa. Se questi cartelloni son stati sanzionati perchè non vengono rimossi? e se non sono stati sanzionati perchè ciò non viene fatto? e se è stato fatto dove è che si inceppa il meccanismo?

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  6. MA E' LA FANTASTICA ROMA DI BORDONI E ALEMANNO...!!

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  7. Sindaco che vai usanza che trovi secondo te? e no, invece la questione è più sottile caro Anonimo. Il Sindaco cambierà ma non muterà di molto la situazione cartellonara: scommettiamo una pizza? chiediti perchè impianti sanzionati da giorni, mesi, anni o anche più volte rimangano immobili su suolo pubblico..rispondere con uno o due nomi non è la risposta esatta, qualsiasi siano i nomi!

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