giovedì 17 gennaio 2013

Cosa c'entra il flop del bike-sharing romano con i cartelloni abusivi? C'entra, c'entra...

Il bike-sharing è un servizio fondamentale, decisivo, strategico per la mobilità urbana. Tantissime città europee (e italiane!) lo hanno capito. Il bike-sharing è possibile solo se per realizzarlo si acquisisce il contributo delle società di pubblicità esterna. Così funziona da Lione a Parigi, da Milano a Torino. A Roma tutto questo non è possibile stante la situazione fuori controllo della pubblicità esterna. Tra i mille danni che questa assurda cartellopoli comporta, uno è questo: non siamo nelle condizioni di avere un serio schema di bike-sharing.
Il Fatto Quotidiano TV ci ha chiesto di provare a spiegare il perché. A questo link c'è l'articolo e in alto il video. 


5 commenti:

  1. Avoglia se c'entra...se posso fare affissioni abusive gratis, perche pagare per mantenere un servizio utile e decoroso ai cittadini?

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  2. Per capire quanto c'entra il bike sharing con le ditte cosiddette "cartellonare" invito ad andarsi a leggere il comunicato stampa di Athos De Luca del 17 dicembre scorso alla pagina di questo sito http://www.cartellopoli.net/2012/12/bike-sharing-il-colpo-di-mano-che.html.
    Fra l'altro non sembra scongiurato ancora il rischio che la Giunta Capitolina approvi una delibera del genere prima della fine del suo mandato.

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  3. CHE PAESE DE MERDA

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  4. ma che cazzo lo fanno a fare il bike sharing se non ci sono le piste ciclabili e il centro non è pedonalizzato.
    è come costruire una casa e non farci le fondamenta.
    sti bastardi mentecatti , che morissero per tutti i soldi che hanno gettato al vento

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  5. Ma cosa cacchio c'entra il bike-sharing con le ciclabili? Se ci sono bene, se non ci sono pazienza e si va in bici uguale...

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