giovedì 3 gennaio 2013

Ecco perché i cantieri circondati da inserzioni pubblicitarie sono una cosa che non ci dispiace affatto

In questi giorni -vedi il blog Romafaschifo- si è parlato molto di palizzate di cantiere e del loro utilizzo come supporto per messaggi pubblicitari di vario genere. A Roma e non solo questa pratica viene sempre di più utilizzata: le amministrazioni locali non hanno più i soldi per restaurare e manutenere il loro patrimonio e allora ci si rivolge ai privati per un contributo in cambio di visibilità sull'esterno del cantiere.
Una modalità che ci piace, con i dovuti distinguo. Ci piace perché innanzitutto manda un messaggio chiaro e forte, valido ormai in tutto l'occidente civilizzato: la pubblicità esterna non può essere mai fine a se stessa, non può essere mai una cessione di suolo pubblico a mero fine di lucro per chi ne viene in possesso, deve essere invece uno scambio tra cittadini e operatori economici. I cittadini cedono lo spazio pubblico (che gli spetta e che, con le tasse, pagano già) in cambio di servizi che verranno pagati con parte degli utili ricavati dalla pubblicità. Quali sono questi servizi? Arredo urbano, mappe per turisti, pensiline per chi aspetta l'autobus, bike-sharing e, anche, monumenti e palazzi riqualificati. Una formula che ci piace anche perché, solitamente, è appannaggio di ditte un po' meno fuorilegge delle ditte medie romane. Solitamente qui la ditta che espone pubblicità è un general contractor che si occupa di trovare lo sponsor e che, sotto egida della soprintendenza, procede ai restauri con una ditta di restaurazioni partner. Ce le vedete le ditte romane che ben conosciamo a fare questo servizio? E' evidente che i bandi, in materia, possano essere appannaggio esclusivo di ditte non vogliamo dire 'serie' perché non lo sappiamo, ma per lo meno 'migliori' della media romana che è la media più scadente e ignobile del mondo.
Ecco perché la fontana di Piazza Barberini circondata da pubblicità (così come tanti palazzi incartati di enormi reclame) non sono una cosa che vediamo con sospetto, ma con positività. Con un distinguo in particolare: la durata dei cantieri. Essendoci di mezzo la visibilità su spazi pubblici, infatti, questi cantieri per la ditta inserzionista hanno tutto l'interesse a durare più a lungo possibile. Una cosa che cozza con l'interesse generale. Devono essere dunque posti una serie di paletti ben definiti: anche se il cantiere va per le lunghe, la pubblicità deve comunque scomparire dopo tot. E poi, soprattutto, grande attenzione alle restaurazioni pretestuose: i beni culturali, architettonici e di patrimonio che potranno beneficiare della vendita di spazi pubblicitari dovranno avere realmente bisogno di restauro.

1 commento:

  1. Ai fini di una corretta quanto doverosa informazione mi vedo costretto a confutare quanto dichiarato nell’articolo, secondo cui “le amministrazioni locali non hanno più i soldi per restaurare e manutenere il loro patrimonio e allora ci si rivolge ai privati per un contributo in cambio di visibilità sull'esterno del cantiere”.
    Non risponde assolutamente al vero che “la pubblicità esterna non può essere mai fine a se stessa, non può essere mai una cessione di suolo pubblico a mero fine di lucro per chi ne viene in possesso, deve essere invece uno scambio tra cittadini e operatori economici. I cittadini cedono lo spazio pubblico (che gli spetta e che, con le tasse, pagano già) in cambio di servizi che verranno pagati con parte degli utili ricavati dalla pubblicità”.
    Fin dal 1997 infatti con deliberazione n. 260 del 29.9.1997 il Consiglio Comunale ha approvato le “Modifiche ed integrazioni alla deliberazione del Consiglio Comunale n. 254 del 6 novembre 1995, … per la disciplina della pubblicità … sulle recinzioni di cantiere e sui ponteggi”, prevedendo che la relativa autorizzazione sia concessa con Determinazione Dirigenziale.
    Con deliberazione n. 37 del 21.1.2003 la Giunta Comunale ha poi definito le modalità applicative, fissando le quote massime consentite ad uso pubblicitario per tutti i tipi di immobili, compresi sia quelli di particolare pregio architettonico e/o vincolati che quelli in prossimità di entrambi, nonché quelli ricadenti nel centro storico della città: la suddetta delibera è stata poi rettificata dalla Giunta Comunale con delibera n. 262 del 6.5.2003 con cui ha fra l’altro stabilito una quota percentuale unica del 25% che la durata della autorizzazione non è prorogabile e non può essere comunque superiore alla durata dei lavori.
    Con deliberazione n. 372 del 10.6.2004 la Giunta Comunale ha integrato la delibera n. 37/2003 per disciplinare una pubblicità non invasiva dei siti elencati nel 1986 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
    Fra i mezzi pubblicitari ammessi la lettera i) del 1° comma dell’art. 4 del vigente Regolamento approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 37 del 30.3.2009 ricomprende anche i “mezzi collocati su ponteggi e recinzioni di cantiere”, che ai sensi del 2° comma del successivo art. 19 sono consentiti anche nelle “zone a traffico limitato” (ZTL).
    Ai sensi del punto 2) della lettera F) del 1° comma dell’art. 20 non sono soggetti a limiti predeterminati di formato e “l’esposizione pubblicitaria è consentita, per un periodo massimo, decorrente dal rilascio dell’autorizzazione, di mesi 12 su edifici di proprietà di privati e di mesi 24 su edifici di proprietà pubblica, anche in presenza di lavori di durata superiore. … Nel caso di istanze relative a pubblicità su ponteggi installati all’interno di piazze di particolare pregio, può essere autorizzata l’esposizione pubblicitaria contemporanea di n. 2 impianti a condizione che almeno uno degli immobili interessati dall’esposizione stessa sia proprietà della Pubblica Amministrazione. Le autorizzazioni su ponteggi e recinzioni di cantiere sono comunque subordinate al parere consultivo della Commissione prevista dalla deliberazione n. 37/2003”.
    Chi ha scritto l’articolo ignora evidentemente l’intera normativa sopra richiamata.

    RispondiElimina