lunedì 18 febbraio 2013

Bosi-segnala: continua l'invasione della VAME

2 ulteriori impianti installati in via di Grottarossa con la stessa pubblicità di una sala giochi

Segnalazione inviata il 1 febbraio 2013 a: seg20.polizialocale@comune.roma.it; seggssu.polizialocale@comune.roma.it; davide.bordoni@comune.roma.it; assessorato.ambiente@comune.roma.it; info@aequaroma.it; cesare.tabacchiera@comune.roma.it; picsdecoro@libero.it; antonio.dimaggio@comune.roma.it; sbap-rm@beniculturali.it; fabio.pacciani@comune.roma.it; pcolletta@regione.lazio.it; pubblicita@aequaroma.it; francesco.paciello@comune.roma.it; maurizio.maggi@comune.roma.it; segnalazioniaffissioni@comune.roma.it; ssba-rm@beniculturali.it; dr-laz@beniculturali.it; asomaschini@regione.lazio.it; ufficiotecnico@parcodiveio.it; pezzella@parcodiveio.it; direttore@parcodiveio.it; gazzani@parcodiveio.it; procura.roma@giustizia.it

In data 7 gennaio 2013 ho segnalato a nome della associazione "Verdi Ambiente e Società" (VAS) un primo impianto pubblicitario installato di fronte a civico n. 55 di via di Grottarossa con affisse sul montante una targhetta con il nome della ditta “VAME PUBBLICITA' SRL” ed una targhetta con il numero di codice identificativo 0162/BB195/P, che reclamizzava una sala da giochi aperta di recente in via Cassia n. 997 D/E.
  
Alla segnalazione ha dato seguito il Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici per il Comune di Roma, Arch. Maria Costanza Pierdominici, che con nota prot. n. 1114 del 22 gennaio 2013 indirizzata alla Regione, al Comune ed al XX Municipio, dopo aver “considerato inoltre che la normativa vigente in materia prevede che: nell’ambito e in prossimità dei beni paesaggistici è vietato il rilascio della autorizzazione alla posa in opera di cartelli o altri mezzi pubblicitari in assenza del parere vincolante del Soprintendente” – ha chiesto “una puntuale verifica del rispetto della normativa per i cartelli segnalati nella nota citata anche ai fini di una eventuale applicazione delle sanzioni previste all’art. 168 del citato D.Lg.vo 42/04 da parte dell’amministrazione competente”.

Si fa presente che l’art. 168 del D.Lgs. n. 42/2004, con cui è stato emanato il “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, dispone che “chiunque colloca cartelli o altri mezzi pubblicitari in violazione delle disposizioni di cui all'articolo 153 è punito con le sanzioni previste dall'articolo 23 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 e successive modificazioni”, il quale demanda il compito della rimozione degli impianti pubblicitari installati nelle zone vincolate all’ ”ente proprietario della strada”, cioè allo stesso Comune di Roma.    
A chiusura di ogni sua nota l’arch. Maria Costanza Pierdominici ha evidenziato che “tutte le richieste di installazioni di supporti pubblicitari dovranno pervenire alla scrivente corredati della documentazione richiesta per le autorizzazioni in materia paesaggistica ivi compreso il censimento dei cartelli pubblicitari già autorizzati in quell’area”, lasciando chiaramente intendere che non è stato richiesto e rilasciato il parere favorevole vincolante di sua competenza.
Il successivo 19 gennaio 2013 ho dovuto segnalare che a quel primo impianto se ne erano aggiunti ben altri 5, che continuano a reclamizzare tuttora la stessa sala giochi e che sono stati installati nel tratto di via Cassia che dal Grande Raccordo Anulare arriva fino all’Ospedale Villa S. Pietro, tutti con numero di codice identificativo ad eccezione di quello  collocato all'altezza dello svincolo con il Grande Raccordo Anulare.

A questa seconda segnalazione ha dato seguito la Segreteria della U.O. del XX Gruppo di Polizia Locale di Roma Capitale che con messaggio di posta elettronica trasmesso il 28 gennaio 2013 ha comunicato che "personale del Reparto AA.PP. di questa U.O. ha effettuato sopralluogo nella zona Cassia tra Via Oriolo Romano e Via Trionfale in data 07 gennaio 2013" precisando che "la società proprietaria degli impianti installati è stata sanzionata ai sensi della normativa vigente".

A tal ultimo riguardo si è venuto a sapere da un funzionario del Gruppo Sicurezza Sociale Urbana (GSSU) che in caso di impianto pubblicitario abusivo, contravvenzionato da Verbale di Accertamento di Violazione (in sigla V.A.V.) del Gruppo di Polizia Locale di Roma Capitale competente per territorio, il GSSU notifica sempre alla ditta direttamente interessata soltanto una sanzione amministrativa di 398,00 € perché applicata ai sensi del comma 11 del D.Lgs. n. 285/1992 (Nuovo Codice della Strada) che testualmente recita: “11. Chiunque viola le disposizioni del presente articolo e quelle del regolamento è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 398 a euro 1.596”.
Ma il successivo comma 12 dispone testualmente che “Chiunque non osserva le prescrizioni indicate nelle autorizzazioni previste dal presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 1.376,55 a euro 13.765,50 in via solidale con il soggetto pubblicizzato”: questi nuovi importi della sanzione amministrativa, che andavano prima da un minimo di 155 euro ad un massimo di 624 euro, sono stati modificati dalla legge n. 111 del 15 luglio 2011 che ha sostituito il comma 12 dell'articolo 23 del Decreto Legislativo n. 285/1992 nel modo sopra riportato.
Si chiede di applicare quanto meno per i suddetti 6 impianti la sanzione amministrativa prevista dal comma 12 nella misura massima, in considerazione della recidività dei precedenti, se non anche quella stabilita dal comma 11, comminandola anche e soprattutto all'inserzionista ai sensi del 1° comma dell'art. 31 del vigente Regolamento di pubblicità approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 37/2009.
Malgrado i suddetti precedenti, in questo lasso di tempo risultano essere stati installati sempre con la stessa pubblicità i seguenti altri due impianti in via di Grottarossa.
1 - Impianto pubblicitario monofacciale installato a ridosso dell'ingresso del Parco della Pace (cosiddetto "Parco Papacci")
Foto della facciata dell'impianto
Foto che lascia vedere l'impianto installato a ridosso della rotatoria realizzata all'incrocio di via di Grottarossa con la cosiddetta "strada di fondovalle"
Foto che lascia vedere il cemento ancora fresco utilizzato per installare a terra l'impianto con un montante più robusto di quelli utilizzati per gli altri cartelloni
Si fa presente che l'impianto, oltre ad essere privo della targhetta con il nome della ditta che ne è proprietaria, risulta privo anche della targhetta con il numero di codice identificativo   assegnato dal Servizio Affissioni e Pubblicità  che ne denota la natura totalmente abusiva.
2 - Impianto pubblicitario monofacciale installato davanti l'Ospedale S. Andrea
Foto della facciata dell'impianto
Foto che lascia vedere che l'impianto è stato installato sul lato di via di Grottarossa che ricade sul confine del Parco di Veio
Foto della targhetta affissa sul montante con il nome della ditta “VAME PUBBLICITA' SRL” 
Si fa presente che anche il suddetto impianto  risulta privo della targhetta con il numero di codice identificativo assegnato dal Servizio Affissioni e Pubblicità  che ne denota la natura altrettanto abusiva.

Si mette in evidenza che entrambi gli impianti risultano installati su aree sottoposte ai 2 vincoli paesaggistici denominati entrambi “Parco di Veio”, imposti rispettivamente con Decreto Ministeriale del 24.2.1986 (emanato ai sensi della lettera m dell’art. 1 della legge n. 431/1985) e con deliberazione della Giunta Regionale del Lazio n. 338 del 31.1.1989 (approvata ai sensi della legge n. 1497/1939).

Per collocare ad ogni modo cartelli pubblicitari nell'ambito e in prossimità dei beni paesaggistici, prima ancora del materiale rilascio della autorizzazione da parte del Comune, occorre avere il rilascio preventivo ed obbligatorio della “autorizzazione paesaggistica” che spetta alla “U.O. Procedimenti Edilizi Speciali” che dipende dalla “Direzione Attuazione degli Strumenti Urbanistici del “Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica”, il quale a sua volta deve avere il previo parere favorevole vincolante delle Soprintendenze competenti per territorio ai sensi del 1° comma dell’art. 153 del D.Lgs. n. 42/2004, che spetta in tal caso sia alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per il Comune di Roma che alla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma.
Quando le competenze sono di due Soprintendenze di settore, ad esprimere il parere finale per entrambe é la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici a cui le Soprintendenze debbono trasmettere i rispettivi pareri.
Si chiede pertanto sia al Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici per il Comune di Roma, arch. Maria Costanza Pierdominici, che al Soprintendente Speciale per i Beni Archeologici di Roma, dott.ssa Mariarosaria Barbera, se sia stato richiesto e rilasciato il parere vincolante di rispettiva competenza e se sia stato trasmesso alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici di cui è responsabile l’arch. Federica Galloni, cui si chiede di sapere se ha rilasciato il parere definitivo di sua competenza: si chiede altresì al Dirigente della “U.O. Procedimenti Edilizi Speciali”, ingFabio Pacciani, se sia stata richiesta e rilasciata la “autorizzazione paesaggistica” sulla base del parere definitivo espresso dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici.

Si mette in evidenza che tutti e due gli impianti ricadono anche all'interno del Parco di Veio, pur esso vincolato automaticamente per legge ai sensi della lettera f) del 1° comma dell'art. 142 del D.Lgs. n. 42/2004, dove la lettera o) del 3° comma dell'art. 8 della legge regionale n. 29/1997 prescrive come espresso divieto "l'apposizione di cartelli e manufatti pubblicitari di qualunque natura e per qualsiasi scopo, fatta eccezione per la segnaletica stradale di cui alla normativa vigente e per la segnaletica informativa del parco".

Si chiede pertanto all'Ente Parco di Veio se sia stato richiesto e rilasciato il nulla osta di propria competenza e di di far provvedere comunque alla immediata rimozione di entrambi gli impianti pubblicitari ai sensi del 3° comma dell'art. 28 della legge regionale n. 20/197, che obbliga il rappresentante legale dell'ente di gestione ad ordinare "la riduzione in pristino", nonché di sanzionare la ditta proprietaria degli impianti ai sensi del 1° comma del successivo art. 38 secondo cui "salvo che il fatto costituisca un reato, ogni violazione dei vincoli, dei divieti, delle prescrizioni e in genere delle norme stabilite dalla presente legge e dalle leggi istitutive delle singole aree naturali protette è soggetta ad una sanzione pecuniaria da euro 259,00 a euro 2.590,00".
  
Si mette in evidenza che nell’ambito dell’accertamento delle violazioni alle norme sulla pubblicità e sulle affissioni è attribuita la qualifica di polizia giudiziaria tanto al Gruppo Sicurezza Sociale Urbana (GSSU) quanto al XX° Gruppo del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale: in considerazione di tali competenze, sia il responsabile dell'Unità Organizzativa del GSSU, Dott. Maurizio Maggi, che ancor più il responsabile della Direzione di Coordinamento Attività operative di sicurezza urbana, sociale ed emergenziale Vice Comandante Dott. Antonio di Maggio, nonché  il Comandante del XX° Gruppo Dott. Giuseppe Bracci, hanno l’obbligo di presentare alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma un esposto per chiedere di accertare se con l’installazione tanto dei precedenti 6 impianti quanto dei due impianti pubblicitari di cui all’oggetto in area soggetta a triplo  vincolo paesaggistico con divieto tassativo di affissione pubblicitaria quanto meno per i due in oggetto siano incorsi comunque nel reato di cui all’art. 734 del Codice Penale che è relativo alla “Distruzione o deturpamento di bellezze naturali” e che testualmente dispone: “Chiunque, mediante costruzioni, demolizioni, o in qualsiasi altro modo, distrugge o altera le bellezze naturali dei luoghi soggetti alla speciale protezione dell'autorità, è punito con l'ammenda da euro 1.032 a euro 6.197”.

A tal ultimo riguardo si mette in altrettanta evidenza che anche ai guardiaparco dell'Ente Parco di Veio "sono attribuiti poteri di accertamento e contestazione di illeciti amministrativi" ai sensi del 1° comma dell'art. 37 della legge regionale n. 29/1997 e sono comunque equiparati anch'essi a polizia giudiziaria, per cui si chiede ad essi di voler accertare se per il caso in questione, oltre agli estremi del reato di cui all'art. 734 del Codice Penale, sussistano anche i presupposti del reato disposto dal combinato dei commi 1 e 8 dell'art. 30 della legge 394/1991, per cui si incorre nella pena che prevede l'arresto fino a 6 mesi o l'ammenda da lire duecentomila a lire venticinquemilioni delle vecchie lire, con pene raddoppiate in caso di recidiva.

Si resta in attesa di un riscontro scritto, che anche se per via telematica si richiede ai sensi degli articoli 2, 3 e 9 della legge n. 241/1990.
Distinti saluti.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi
- Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) –

6 commenti:

  1. ISTALLATO A PIAZZALE PORTA METRONIA (giardinetto centrale, accanto ad edicola) 1 CATAFALCO RACCAPRICCIANTE ENORME IN PLASTICA E SBILENCO (pure il palo),ATTUALMENTE RECLAMIZZA DITTA DI ONORANZE FUNEBRI.
    INCREDIBILE, SE LO VEDETE FATE FATICA A CREDERLO.

    Mc Daemon

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  2. Porto a conoscenza che l'impianto installato davanti all'ospedale S. Andrea é stato nel frattempo rimosso.
    L'altro impianto installato invece sulla rotatoria é stato oscurato dall'Ente Parco di Veio con due fogli affiancati con stampata sopra la scritta "impianto non autorizzato": passandovi davanti proprio stamattina ho notato che i due fogli dell'Ente Parco di Veio sono stati a loro volta coperti da due manifesti elettorali.

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  3. ...un quadretto edificante, degno del salotto di Bordoni!

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  4. cartelloni abusivi, sale giochi, slot machine imposte con la forza ai bar, compro oro, invasione fiorai napoletani, centomila venditori abusivi...IL BUSINESS DELLE MAFIE CRESCE INDISTURBATO.

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  5. Sarebbe da prendere tutti gli scarti di lasagne e faccioni abusivi e portarli sotto casa di Bordoni. Diverrebbe l'ottavo colle di Roma.
    Vigilopoli

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  6. E' una vergogna !!!!! questo business senza rispetto delle regole della VAME PUBBLICITA'

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