martedì 5 marzo 2013

Istruzioni per l’uso (27): procedura anche semplificata di rilascio della autorizzazione paesaggistica

Ad integrazione delle istruzioni per l’uso n. 15, relative alla “Istallazione di cartelloni pubblicitari su aree soggette a vincolo paesaggistico”, si riporta di seguito la storia in ordine cronologico della normativa con cui è stata disciplinata nel tempo la procedura relativa al rilascio della autorizzazione paesaggistica per la installazione di cartelloni pubblicitari in zona vincolata.
All’epoca del fascismo la materia è stata disciplinata dalla legge n. 1497 del 29 giugno 1939 riguardante la “protezione delle bellezze naturali”.
Ai sensi infatti del 1° comma dell’art. 14 della legge n. 1497/1939 “nell’ambito e in prossimità dei luoghi e delle cose contemplati dall’art. 1 della presente legge non può essere autorizzata la posa in opera di cartelli o di altri mezzi di pubblicità se non previo consenso della competente regia Soprintendenza ai monumenti o all’arte medioevale e moderna, alla quale è fatto obbligo di interpellare l’Ente provinciale per il turismo. Il Ministro per l’educazione nazionale ha facoltà
di ordinare per mezzo del Prefetto, la rimozione, a cura e spese degli interessati, dei cartelli e degli altri mezzi di pubblicità non preventivamente autorizzati che rechino, comunque, pregiudizio all’aspetto o al libero godimento delle cose e località soggette alla presente legge”.
La disciplina relativa al rilascio della autorizzazione paesaggistica è stata dettata invece dall’art. 7 della legge che testualmente recitava: “I proprietari, possessori o detentori, a qualsiasi titolo, dell’immobile, il quale sia stato oggetto nei pubblicati elenchi delle località, non possono distruggerlo né introdurvi modificazioni che rechino pregiudizio a quel suo esteriore aspetto che è protetto dalla presente legge. Essi, pertanto, debbono presentare i progetti dei lavori che vogliano intraprendere alla competente regia Soprintendenza e astenersi dal mettervi mano sino a tanto che non ne abbiano ottenuta l’autorizzazione. È fatto obbligo al regio Soprintendente, di pronunciarsi sui detti progetti nel termine massimo di tre mesi dalla loro presentazione”. 
 
Dopo la costituzione della Repubblica Italiana e l’avvento del decentramento amministrativo (con le Regioni) alla regia Soprintendenza sono subentrate le diverse Soprintendenze competenti per materia e per territorio ed è stato emanato il Decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R.) n. 616 del 24 luglio 1977 concernente la “Attuazione della delega di cui all'art. 1 della L. 22 luglio 1975, n. 382
L’art. 82 del D.P.R. n. 616/1977, riguardante i “Beni ambientali”, testualmente recitava: “Sono delegate alle regioni le funzioni amministrative esercitate dagli organi centrali e periferici dello Stato per la protezione delle bellezze naturali per quanto attiene alla loro individuazione, alla loro tutela e alle relative sanzioni. La delega riguarda tra l'altro le funzioni amministrative concernenti: … d) la posa in opera di cartelli o di altri mezzi di pubblicità” (i 2 suddetti commi sono stati poi soppressi dall'art. 5 del Decreto Legislativo n. 63 del 26 marzo 2008 , con cui sono state apportate “Ulteriori disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione al paesaggio”).
Con la legge regionale n. 13 del 16 marzo 1982 la Regione Lazio ha emanato delle “Disposizioni urgenti per l' applicazione nella Regione Lazio della legge 29 giugno 1939, n. 1497, in materia di protezione delle bellezze naturali”.
L’art. 2 stabiliva la procedura da seguire per le domande dirette ad ottenere le autorizzazioni previste dagli articoli 7, 11 e 14 della legge n. 1497/1939: il successivo art. 4 disponeva che “Le determinazioni concernenti le autorizzazioni di cui agli articoli 7, 11 e 14 della legge 29 giugno 1939, n. 1497, sono adottate dal Presidente della Giunta regionale o dall'assessore regionale all'urbanistica ed assetto del territorio da lui delegato e prendono effetto con la loro pubblicazione nell' albo che, a questo fine, é istituito presso il relativo assessorato.
La legge regionale suddetta è stata abrogata dalla lettera a) del 1° comma dell’articolo 6 della legge regionale n. 8 del 22 giugno 2012.
Con la cosiddetta “legge Galasso” n. 431 dell’8 agosto 1985 (riguardante il vincolo automatico imposto sui cosiddetti “beni diffusi”) sono state approvate le “disposizioni urgenti
per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale. Integrazioni dell’art. 82 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616”.
L’art. 1 ha aggiunto infatti 9 commi all’art. 82 del D.P.R. n. 616/1977, l’ultimo dei quali ha innovato il procedimento di rilascio della autorizzazione paesaggistica nel modo seguente: “L'autorizzazione di cui all'art. 7 della legge 29 giugno 1939, n. 1497, deve essere rilasciata o negata entro il termine perentorio di sessanta giorni. Le regioni danno immediata comunicazione al Ministro per i beni culturali e ambientali delle autorizzazioni rilasciate e trasmettono contestualmente la relativa documentazione. Decorso inutilmente il predetto termine, gli interessati, entro trenta giorni, possono richiedere l'autorizzazione al Ministro per i beni culturali e ambientali, che si pronuncia entro sessanta giorni dalla data di ricevimento della richiesta. Il Ministro per i beni culturali e ambientali può in ogni caso annullare, con provvedimento motivato, l'autorizzazione regionale entro i sessanta giorni successivi alla relativa comunicazione”.
Con l’entrata in vigore della legge “Galasso” dunque il rilascio della autorizzazione paesaggistica è spettato in 1° istanza alla Regione Lazio ed in 2° istanza all’allora Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (per il tramite delle Soprintendenze competenti per territorio) con il potere di annullamento delle “autorizzazioni” rilasciate dalla Regione o di surroga della stessa Regione in caso di inerzia nel rilascio della autorizzazione entro 60 giorni dalla data della richiesta.
Con il Decreto Legislativo n. 285 del 30 aprile 1992 è stato poi emanato il “Codice della Strada”, che al 4° comma dell’art. 23 testualmente dispone: “La collocazione di cartelli e di altri mezzi pubblicitari lungo le strade o in vista di esse é soggetta in ogni caso ad autorizzazione da parte dell'ente proprietario della strada nel rispetto delle presenti norme. Nell'interno dei centri abitati la competenza é dei comuni, salvo il preventivo nulla osta tecnico dell'ente proprietario se la strada è statale, regionale o provinciale.
Il successivo comma 13-ter dello stesso art. 23 fa espresso riferimento alle zone soggette a vincolo archeologico o storico monumentale in forza della legge n. 1089 del 1 giugno 1939 (riguardante la “tutela delle cose di interesse artistico o storico”), alle zone soggette a vincolo paesaggistico ai sensi tanto della già citata legge n. 1497/1939 quanto della parimenti citata legge Galasso n. 431/1985 ed alle zone ricadenti all’interno di parchi e riserve disciplinate dalla legge n. 394 del 6 dicembre 1991 (“legge quadro sulle aree protette”).
Il comma 13-ter testualmente recitava: “[Non è consentita la collocazione di cartelli, di insegne di esercizio o di altri mezzi pubblicitari nelle zone tutelate dalle leggi 1° giugno 1939, n. 1089, e 29 giugno 1939, n. 1497, dal decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431 e dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394]. In caso di inottemperanza al divieto, i cartelli, le insegne di esercizio e gli altri mezzi pubblicitari sono rimossi ai sensi del comma 13-bis. Le regioni possono individuare entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione le strade di interesse panoramico ed ambientale nelle quali i cartelli, le insegne di esercizio ed altri mezzi pubblicitari provocano deturpamento del paesaggio. Entro sei mesi dal provvedimento di individuazione delle strade di interesse panoramico ed ambientale i comuni provvedono alle rimozioni ai sensi del comma 13-bis” (il 1° periodo, racchiuso tra parentesi quadre, è stato poi abrogato, perché recepito nel “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, emanato con Decreto Legislativo n. 42 del 22 gennaio 2004, di cui si dirà più avanti).
Con la legge regionale del Lazio n. 59 del 19 dicembre 1995 è stata concessa la “Subdelega ai comuni di funzioni amministrative in materia di tutela ambientale.
La lettera g) del 1° comma dell’art. 1 testualmente disponeva: “Nell'ambito delle funzioni amministrative delegate alla Regione ai sensi dell'articolo 82 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, ed in attuazione del disposto degli articoli 118 della Costituzione e 7, comma 2, del DPR 616/1977, è subdelegato ai comuni, dotati di strumento urbanistico generale vigente, l'esercizio delle funzioni relative alle autorizzazioni di cui alla legge 29 giugno 1939, n. 1497, limitatamente a:
. g) la posa in opera di cartelli o di altri mezzi pubblicitari ai sensi dell'articolo 14, comma 1, della legge 1497/1939 e dell'articolo 23 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 e successive modificazioni”.
Il 1° comma del successivo art. 2 testualmente recitava: “1. I comuni esercitano le funzioni subdelegate ai sensi dell'articolo 1 secondo le modalità previste dall'articolo 82 del D.P.R. 616/1977, come integrato dal decreto legge 312/1985, convertito con modificazioni dalla legge 431/1985 e dalla legge regionale 16 marzo 1982, n. 13, come modificata dalla presente legge”.
Il 1° comma dell’art. 3 disponeva che “la Regione effettua la vigilanza ed il controllo sull'esercizio delle funzioni subdelegate ai sensi dell'articolo 1 “: il successivo 2° comma del medesimo art. 3 stabiliva che “per i fini di cui al comma 1, i comuni forniscono alla Regione, ogni sessanta giorni, la relazione prevista dall'articolo 12, comma 2, della legge regionale 68/1985, integrata da un elenco di tutte le autorizzazioni rilasciate; tale elenco è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Lazio”.
I primi 2 commi dell’art. 14 della legge n. 1497/1939 sono stati abrogati dal D.Lgs. n. 490 del 29.10.1999, concernente il “Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali”, ma sono stati recepiti all’art. 157 con il seguente testo: “1. nell’ambito e in prossimità dei beni ambientali indicati all’articolo 138 è vietato collocare cartelli e altri mezzi pubblicitari se non previa autorizzazione della Regione.
2 .Lungo le strade site nell’ambito e in prossimità dei beni indicati nel comma 1 è vietato collocare cartelli e altri mezzi pubblicitari, salvo autorizzazione rilasciata a norma dell’articolo 23, comma 4, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, previo parere favorevole della Regione sulla compatibilità della collocazione o tipologia dell’insegna con l’aspetto, il decoro e il pubblico godimento degli edifici o dei luoghi soggetti a tutela”.
Con D.Lgs. n. 42 del 22 gennaio 2004 è stato emanato il “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, che è stato modificato nel 2006 con il D.Lgs. n. 156/2006 e nel 2008 con i D.Lgs. n. 62 e 63 del 26.3.2008.
Ha abrogato il D.Lgs. n. 490/1999, recependone però il suddetto art. 157 all’art. 153, che nel testo attualmente vigente recita: “1. Nell’ambito e in prossimità dei beni paesaggistici indicati nell’articolo 134 [immobili ed aree soggetti vincolo paesaggistico, ndr.] è vietata la posa in opera di cartelli o altri mezzi pubblicitari se non previa autorizzazione dell’amministrazione competente, che provvede su parere vincolante, salvo quanto previsto dall'articolo 146, comma 5 [il parere del soprintendente assume natura obbligatoria non vincolante in caso di vincoli paesaggistici emanati con determinazione delle specifiche prescrizioni d’uso o di piani paesaggistici approvati sempre con determinazione delle specifiche prescrizioni d’uso di avvenuto adeguamento ad entrambi degli strumenti urbanistici, ndr.], del soprintendente. Decorsi inutilmente i termini previsti dall'articolo 146, comma 8 [45 giorni dalla ricezione degli atti, ndr.], senza che sia stato reso il prescritto parere, l'amministrazione competente procede ai sensi del comma 9 del medesimo articolo 146 [può indire una conferenza di servizi, alla quale il soprintendente partecipa o fa pervenire il parere scritto,ndr.].
2. Lungo le strade site nell’ambito e in prossimità dei beni indicati nel comma 1 è vietata la posa in opera di cartelli o altri mezzi pubblicitari, salvo autorizzazione rilasciata ai sensi della normativa in materia di circolazione stradale e di pubblicità sulle strade e sui veicoli, previo parere favorevole della amministrazione competente individuata dalla regione sulla compatibilità della collocazione o della tipologia del mezzo pubblicitario con i valori paesaggistici degli immobili o delle aree soggetti a tutela».
Il “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” ha modificato la disciplina relativa alle procedure di rilascio della autorizzazione paesaggistica, che è entrata in vigore dal 1 gennaio 2010 e che da tale data ha sostituito quella stabilita dalla legge n. 431/1985.
Fino al 31 dicembre 2009 l'art. 159, così come interamente sostituito dal D.Lgs. n. 63/2008, ha dettato la disciplina relativa al "Regime transitorio in materia di autorizzazione paesaggistica" ed ha disposto che fino alla data del 31.12.2008 (poi prorogato alla fine dell’anno successivo) si doveva applicare in pratica la cosiddetta legge "Galasso" n. 431/1985 con il doppio procedimento di rilascio della autorizzazione paesaggistica in prima battuta da parte della Regione (o del Comune in potere di subdelega consentita dalla legge regionale n. 59/1995)  e poi dalle Soprintendenze competenti per territorio, che potevano annullare entro 60 giorni l'autorizzazione paesaggistica o rilasciarla o negarla anche in potere sostitutivo in caso di inerzia della Regione o del Comune.
L'ultimo periodo del 1° comma dell'art. 159 dispone infatti che “resta salvo, in via transitoria, il potere del soprintendente di annullare, entro il termine di sessanta giorni dalla ricezione dei relativi atti, le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate prima della entrata in vigore delle presenti disposizioni”.
Dal 1 gennaio 2010 è entrata in vigore la disciplina relativa alla “autorizzazione” così come impartita dal vigente art. 146 del “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” che testualmente recita: “1. I proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili ed aree di interesse paesaggistico, tutelati dalla legge, a termini dell'articolo 142, o in base alla legge, a termini degli articoli 136, 143, comma 1, lettera d), e 157, non possono distruggerli, né introdurvi modificazioni che rechino pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto di protezione.
2. I soggetti di cui al comma 1 hanno l'obbligo di presentare alle amministrazioni competenti il progetto degli interventi che intendano intraprendere, corredato della prescritta documentazione, ed astenersi dall'avviare i lavori fino a quando non ne abbiano ottenuta l'autorizzazione.
3. La documentazione a corredo del progetto é preordinata alla verifica della compatibilità fra interesse paesaggistico tutelato ed intervento progettato. Essa é individuata, su proposta del Ministro, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni, e può essere aggiornata o integrata con il medesimo procedimento.
4. L'autorizzazione paesaggistica costituisce atto autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire o agli altri titoli legittimanti l'intervento urbanistico-edilizio. Fuori dai casi di cui all'articolo 167, commi 4 e 5, l'autorizzazione non può essere rilasciata in sanatoria successivamente alla realizzazione, anche parziale, degli interventi. L'autorizzazione é valida per un periodo di cinque anni, scaduto il quale l'esecuzione dei progettati lavori deve essere sottoposta a nuova autorizzazione.
5. Sull'istanza di autorizzazione paesaggistica si pronuncia la regione, dopo avere acquisito il parere vincolante del soprintendente in relazione agli interventi da eseguirsi su immobili ed aree sottoposti a tutela dalla legge o in base alla legge, ai sensi del comma 1, salvo quanto disposto all'articolo 143, commi 4 e 5. Il parere del Soprintendente, all'esito dell'approvazione delle prescrizioni d'uso dei beni paesaggistici tutelati, predisposte ai sensi degli articoli 140, comma 2, 141, comma 1, 141-bis e 143, comma 3, lettere b), c) e d), nonché della positiva verifica da parte del Ministero su richiesta della regione interessata dell'avvenuto adeguamento degli strumenti urbanistici, assume natura obbligatoria non vincolante.
6. La regione esercita la funzione autorizzatoria in materia di paesaggio avvalendosi di propri uffici dotati di adeguate competenze tecnico-scientifiche e idonee risorse strumentali. Può tuttavia delegarne l'esercizio, per i rispettivi territori, a province, a forme associative e di cooperazione fra enti locali come definite dalle vigenti disposizioni sull'ordinamento degli enti locali, ovvero a comuni, purché gli enti destinatari della delega dispongano di strutture in grado di assicurare un adeguato livello di competenze tecnico-scientifiche nonché di garantire la differenziazione tra attività di tutela paesaggistica ed esercizio di funzioni amministrative in materia urbanistico-edilizia.
7. L'amministrazione competente al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica, ricevuta l'istanza dell'interessato, verifica se ricorrono i presupposti per l'applicazione dell'articolo 149, comma 1 [casi per i quali non è richiesta l’autorizzazione, ndr.], alla stregua dei criteri fissati ai sensi degli articoli 140, comma 2, 141, comma 1, 141-bis e 143, comma 3 lettere b), c) e d). Qualora detti presupposti non ricorrano, l'amministrazione verifica se l'istanza stessa sia corredata della documentazione di cui al comma 3, provvedendo, ove necessario, a richiedere le opportune integrazioni e a svolgere gli accertamenti del caso. Entro quaranta giorni dalla ricezione dell'istanza, l'amministrazione effettua gli accertamenti circa la conformità dell'intervento proposto con le prescrizioni contenute nei provvedimenti di dichiarazione di interesse pubblico e nei piani paesaggistici e trasmette al soprintendente la documentazione presentata dall'interessato, accompagnandola con una relazione tecnica illustrativa nonché dando comunicazione all'interessato dell'inizio del procedimento ai sensi delle vigenti disposizione di legge in materia di procedimento amministrativo.
8. Il soprintendente rende il parere di cui al comma 5, limitatamente alla compatibilità paesaggistica del progettato intervento nel suo complesso ed alla conformità' dello stesso alle disposizioni contenute nel piano paesaggistico ovvero alla specifica disciplina di cui all'articolo 140, comma 2, entro il termine di quarantacinque giorni dalla ricezione degli atti. Entro venti giorni dalla ricezione del parere, l'amministrazione rilascia l'autorizzazione ad esso conforme oppure comunica agli interessati il preavviso di provvedimento negativo ai sensi dell'articolo 10-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni.
9. Decorso inutilmente il termine di cui al primo periodo del comma 8 senza che il soprintendente abbia reso il prescritto parere, l'amministrazione competente può indire una conferenza di servizi, alla quale il soprintendente partecipa o fa pervenire il parere scritto. La conferenza si pronuncia entro il termine perentorio di quindici giorni. In ogni caso, decorsi sessanta giorni dalla ricezione degli atti da parte del soprintendente, l'amministrazione competente provvede sulla domanda di autorizzazione. Con regolamento da emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro il 31 dicembre 2008, su proposta del Ministro d'intesa con la Conferenza unificata, salvo quanto previsto dall'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono stabilite procedure semplificate per il rilascio dell'autorizzazione in relazione ad interventi di lieve entità in base a criteri di snellimento e concentrazione dei procedimenti, ferme, comunque, le esclusioni di cui agli articoli 19, comma 1 e 20, comma 4 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni.
10. Decorso inutilmente il termine indicato all'ultimo periodo del comma 8 senza che l'amministrazione si sia pronunciata, l'interessato può richiedere l'autorizzazione in via sostitutiva alla regione, che vi provvede, anche mediante un commissario ad acta, entro sessanta giorni dal ricevimento della richiesta. Qualora la regione non abbia delegato gli enti indicati al comma 6 al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica, e sia essa stessa inadempiente, la richiesta del rilascio in via sostitutiva é presentata al soprintendente.
11. L'autorizzazione paesaggistica diventa efficace decorsi trenta giorni dal suo rilascio ed é trasmessa, senza indugio, alla soprintendenza che ha reso il parere nel corso del procedimento, nonché, unitamente allo stesso parere, alla regione ovvero agli altri enti pubblici territoriali interessati e, ove esistente, all'ente parco nel cui territorio si trova l'immobile o l'area sottoposti al vincolo.
12. L'autorizzazione paesaggistica è impugnabile, con ricorso al tribunale amministrativo regionale o con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, dalle associazioni portatrici di interessi diffusi individuate ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di ambiente e danno ambientale, e da qualsiasi altro soggetto pubblico o privato che ne abbia interesse. Le sentenze e le ordinanze del Tribunale amministrativo regionale possono essere appellate dai medesimi soggetti, anche se non abbiano proposto ricorso di primo grado.
13. Presso ogni amministrazione competente al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica é istituito un elenco delle autorizzazioni rilasciate, aggiornato almeno ogni trenta giorni e liberamente consultabile, anche per via telematica, in cui é indicata la data di rilascio di ciascuna autorizzazione, con la annotazione sintetica del relativo oggetto. Copia dell'elenco è trasmessa trimestralmente alla regione e alla soprintendenza, ai fini dell'esercizio delle funzioni di vigilanza».

PROCEDURA ORDINARIA DI RILASCIO DELLE AUTORIZZAZIONI PAESAGGISTICHE

Il 30 dicembre 1995 è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio n. 36 la legge regionale n. 59 del 19.12.1995 con cui è stata conferita la subdelega ai Comuni di funzioni amministrative in materia di tutela ambientale.
La legge è entrata in vigore il giorno seguente, 31 dicembre 1995: da quel giorno al Dipartimento X° del Comune di Roma, ora Dipartimento Tutela Ambientale e del Verde – Protezione Civile, è stata affidata la competenza nel rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche limitatamente agli interventi indicati nella legge regionale 59/95 e quindi anche alla “posa in opera di cartelli o di altri mezzi pubblicitari”, richiesta con apposito modulo (vedi file allegato “Vecchio modulo della domanda di rilascio della autorizzazione paesaggistica”).
Ma sul fronte degli impianti pubblicitari il sito Internet del Comune di Roma non è risultato essere “trasparente” come dovrebbe essere ogni pubblica amministrazione, perché non ha riportato quella dovuta informazione che dovrebbe permettere ad ogni cittadino di avere i giusti riferimenti. Fino allo fine del mese di dicembre del 2011 di tale compito risultava essere incaricato l’ing. Bruno Cignini del Dipartimento Tutela Ambientale – Protezione Civile, senza però che ciò figurasse minimamente sul sito web del Comune.
Dal 12 dicembre 2011 il Servizio Autorizzazioni Paesaggistiche, a seguito dell’attuazione della Delibera della Giunta Capitolina n. 345 del 14 ottobre 2011, è stato accorpato al Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica – Direzione Attuazione degli Strumenti Urbanistici – U.O. Procedimenti Edilizi Speciali
Quindi ora dal “Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica” dipende la “Direzione Attuazione degli Strumenti Urbanistici” da cui a sua volta dipende la “U.O. Procedimenti Edilizi Speciali – Servizio Autorizzazioni Paesaggistiche” che ha come Dirigente l’ing. Fabio Pacciani e Responsabile l’arch. Alessandra De Rocco, ai quali spetta fra l’altro anche il compito del rilascio della “autorizzazioni paesaggistiche” per impianti pubblicitari da installare in zona vincolata: di questo preciso compito c’è finalmente ora traccia alla pagina del sito ufficiale del Comune http://www.urbanistica.comune.roma.it/autorizzazioni-paesaggistiche.html.
Il rilascio della autorizzazione paesaggistica per i restanti interventi è rimasto di competenza della Regione Lazio.
Per il rilascio della autorizzazione paesaggistica inizialmente anche da parte del Dipartimento X° del Comune di Roma è rimasta in vigore la procedura stabilita a seguito dell’entrata in vigore della legge n. 431/1985.
Dal 1 gennaio 2010 è entrata in vigore esclusivamente la disciplina dettata dall’art. 146 del D.Lgs. n. 42/2004 che è la seguente.
Al momento della presentazione della domanda (vedi file allegato “Modulo della domanda di autorizzazione paesaggistica”), che va redatta in doppio originale (di cui una in bollo – marca da 14,62 Euro), devono essere versati i diritti di istruttoria pari a 300 Euro.
A fronte di una richiesta di autorizzazione paesaggistica, entro quaranta giorni dalla ricezione dell'istanza, l’attuale U.O. Procedimenti Edilizi Speciali” deve effettuare gli accertamenti circa la conformità del luogo in cui si intende installare l’impianto pubblicitario con le eventuali prescrizioni contenute nei provvedimenti di imposizione del vincolo paesaggistico e nei Piani Territoriali Paesistici (PTP) definitivamente approvati così come nel Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) al momento solo adottato e trasmette al Soprintendente competente per territorio la documentazione presentata dal soggetto interessato, accompagnandola con una relazione tecnica illustrativa nonché dando comunicazione all'interessato dell'inizio del procedimento ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di procedimento amministrativo (legge n. 241/1990).
Entro 45 giorni dalla ricezione dell’istanza il Soprintendente rende il parere di propria competenza, che è obbligatorio ed in generale vincolante: il parere ha natura che rimane obbligatoria ma non è invece vincolante solo nel caso di vincoli paesaggistici emanati con determinazione delle specifiche prescrizioni d’uso o di piani paesaggistici approvati sempre con determinazione delle specifiche prescrizioni d’uso oppure di avvenuto adeguamento ad entrambi degli strumenti urbanistici del Comune.
Il PTPR del Lazio risulta al momento solo adottato e non ancora definitivamente approvato: con legge regionale n. 16 del 28 dicembre 2012 è stata prorogata al 14 febbraio 2014 la data entro cui dovrà essere definitivamente approvato dal Consiglio Regionale che è scaturito dalle elezioni del 14 e 15 febbraio 2013: ne deriva che il parere espresso dal Soprintendente competente per territorio dovrebbe rimanere al momento vincolante.
Comunque sia, per tutti gli usi valgono le disposizioni delle Tavole C delle Norme del PTPR che per ogni tipo di paesaggio dettano le norme regolamentari e che al punto 5.5 prevedono come elementi del paesaggio anche i cartelloni pubblicitari.
Viene prescritto come «non consentito fatta salva la segnaletica di pubblica utilità» per ogni impianto ricadente nei seguenti ambiti di paesaggio:
  • Paesaggio Naturale (art. 21 delle Norme);
  • Paesaggio Naturale Agrario (art. 22 delle Norme);
  • Paesaggio Naturale di Continuità (art. 23 delle Norme);
  • Paesaggio Agrario di Rilevante Valore (art. 24 delle Norme);
  • Paesaggio Agrario di valore (art. 25 delle Norme);
  • Paesaggio Agrario di Continuità (art. 26 delle Norme).
L’installazione di un impianto viene invece «subordinata a valutazione di compatibilità previo SIP» nei seguenti due ambiti di paesaggio:
  • Paesaggio degli insediamenti urbani (art. 27 delle Norme);
  • Paesaggio degli insediamenti in evoluzione (art. 28).
Sono invece «non consentiti fatto salvo segnaletica di tipo didattico» gli impianti ricadenti nei seguenti ambiti di paesaggio:
  • Paesaggio dei Centri e Nuclei Storici con relativa fascia di rispetto (art. 29 delle Norme);
  • Parchi, Ville e Giardini Storici (art. 30 delle Norme).
Sono invece «non consentiti fatta salva segnaletica di pubblica utilità o di segnalazione dei siti di interesse storico archeologico» gli impianti ricadenti nel seguente ambito di paesaggio:
  • Paesaggio dell’Insediamento Storico Diffuso (art. 31 delle Norme).
Viene infine prescritto il «divieto nelle aree di margine alle infrastrutture viarie e ferroviarie salvo segnaletica di pubblica utilità» per gli impianti ricadenti nel seguente ambito di paesaggio:
  • Reti, Infrastrutture e Servizi.
Entro 20 giorni dalla ricezione del parere del Soprintendente competerete per territorio, l’attuale Servizio Autorizzazioni Paesaggistiche” del Comune di Roma, che ha come direttore l’0ing. Fabio Pacciani e come responsabile l’arch. Alessandra De Rocco, deve rilasciare l'autorizzazione paesaggistica ad esso conforme oppure comunicare agli interessati il preavviso di provvedimento negativo.
Se il Soprintendente non rende il prescritto parere entro 45 giorni dalla ricezione dell’istanza, l’attuale Servizio Autorizzazioni Paesaggistiche” può indire una Conferenza di Servizi, alla quale il Soprintendente partecipa o fa pervenire il parere scritto. La Conferenza si pronuncia entro il termine perentorio di quindici giorni: in ogni caso, decorsi sessanta giorni dalla ricezione degli atti da parte del Soprintendente, l’attuale Servizio Autorizzazioni Paesaggistiche” deve provvedere sulla domanda di autorizzazione.
Se invece l’attuale Servizio Autorizzazioni Paesaggistiche” non rilascia l’autorizzazione nel tempo prescritto, l'interessato può richiedere l'autorizzazione in via sostitutiva all’Assessorato all’Urbanistica della Regione Lazio, che vi provvede, anche mediante un commissario ad acta, entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta.
Qualora anche la Regione si rendesse inadempiente, la richiesta del rilascio in via sostitutiva é presentata al Soprintendente competente per territorio.

PROCEDURA SEMPLIFICATA DI RILASCIO DELLA AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA

Come precedentemente riportato, il 9° comma dell’art. 146 del D.Lgs. n. 42/2004 ha disposto che “la documentazione a corredo del progetto é preordinata alla verifica della compatibilità fra interesse paesaggistico tutelato ed intervento progettato” ed ha stabilito che “essa é individuata, su proposta del Ministro, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni, e può essere aggiornata o integrata con il medesimo procedimento.
Con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (in sigla D.P.C.M.) emanato il 12 dicembre 2005 è stata individuata la documentazione necessaria alla verifica della compatibilità paesaggistica degli interventi proposti.
Sempre come precedentemente riportato, il 9° comma dell’art. 146 del D.Lgs. n. 42/2004 ha previsto anche che “con regolamento da emanarsi …. entro il 31 dicembre 2008, su proposta del Ministro d'intesa con la Conferenza unificata, …., sono stabilite procedure semplificate per il rilascio dell'autorizzazione in relazione ad interventi di lieve entità in base a criteri di snellimento e concentrazione dei procedimenti.
Con Decreto del Presidente della Repubblica (in sigla D.P.R.) n. 139 del 9 luglio 2010 è stato emanato il “Regolamento recante procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica per gli interventi di lieve entità”, che riguardano 39 categorie di opere di tipologia ed entità diversificata, puntualmente elencate nell’allegato 1.
Si tratta di interventi disparati: piccoli ampliamenti; demolizioni e ricostruzioni a parità di volume e di sagoma; opere riguardanti i prospetti e le coperture degli edifici; realizzazione o modifica di box pertinenziali; opere riguardanti le aree pertinenziali; installazione di pannelli solari, termici e fotovoltaici, ma anche impianti pubblicitari.
La nuova procedura è entrata in vigore il 10 settembre 2010: analizziamone gli elementi innovativi rispetto alla procedura “ordinaria” che richiede 105 giorni (120 in caso di Conferenza di Servizi) per il rilascio di una autorizzazione paesaggistica.

La domanda – Al momento della presentazione della domanda (vedi file allegato “Modulo della domanda di autorizzazione paesaggistica semplificata”), che va redatta in doppio originale (di cui una in bollo – marca da 14,62 Euro), devono essere versati i diritti di istruttoria pari a 200 Euro.
L'istanza per il rilascio dell'autorizzazione deve essere presentata (ove possibile, per via telematica) al Comune di Roma subdelegato da un tecnico professionista attraverso una scheda-tipo (già contenuta nel D.P.C.M. del 12 dicembre 2005), corredata unicamente da una relazione paesaggistica “semplificata”, che dovrà in sostanza attestare semplicemente la conformità dell'intervento alla disciplina del paesaggio (il citato D.Lgs. n. 42/2004 ed i PTP ed il PTPR) e a quella urbanistica (vedi file allegato “Scheda semplificata dati urbanistico paesaggistici”): sotto tale aspetto la scheda-tipo costituisce una dichiarazione asseverata del tecnico professionista.
In sostanza la semplificazione del procedimento si basa sulle attestazioni e dichiarazioni di regolarità del progetto di trasformazione del territorio: così si mette in campo una responsabilità diretta del tecnico professionista, che può sfociare nel penale a fronte di dichiarazioni non veritiere e che può anche registrarsi sul piano disciplinare con un controllo da parte degli ordini professionali nel caso di attività svolta con imperizia o negligenza.
Un altro fronte di responsabilità è quello civile che vede contrapposti il tecnico professionista da una parte ed il suo cliente dall’altra (nel nostro caso la ditta pubblicitaria).

L'istruttoria - La Responsabile del Servizio Autorizzazioni Paesaggistiche del Comune di Roma, arch. Alessandra De Rocco, deve verificare la completezza documentale e valutare la compatibilità paesaggistica del progetto di trasformazione del territorio per poi formulare una proposta di provvedimento da inviare alle Soprintendenze competenti per territorio.
Ricevuta la domanda deve verificare preliminarmente se l'intervento progettato non sia esonerato dall'autorizzazione paesaggistica o se al contrario sia assoggettato al regime ordinario.
Nel primo caso all'interessato viene comunicato che non occorre nulla e il procedimento istruttorio finisce: nel secondo caso vengono richieste le necessarie integrazioni ai fini del rilascio dell'autorizzazione ordinaria.
Se invece é applicabile il procedimento semplificato, la Responsabile del Servizio Autorizzazioni Paesaggistiche del Comune di Roma comunica subito l'avvio del procedimento (ai sensi dell’art. 7 legge 241/1990).
La stessa comunicazione è la sede (unica) per la richiesta di documenti e chiarimenti indispensabili, da far pervenire in via telematica entro il termine di quindici giorni: si tratta in tal caso di richiesta di integrazioni per l'istruttoria della pratica.
Ai fini del computo del termine massimo di conclusione del procedimento semplificato (che è fissato in complessivi 60 giorni) il procedimento resta sospeso fino alla ricezione della documentazione integrativa (i 15 giorni non si contano).
Se la documentazione non arriva nei 15 giorni, l'amministrazione conclude comunque il procedimento e c'è in tal caso il rischio di un diniego per carenza documentale.
Cominciano a questo punto le verifiche preliminari edilizie e paesaggistiche che si devono concludere entro 30 giorni dal ricevimento della domanda o delle integrazioni, che si possono chiedere una volta soltanto.
Se si supera la verifica di conformità urbanistica ed edilizia si passa alla valutazione della conformità paesaggistica: se la valutazione paesaggistica è negativa, la Responsabile del Servizio Autorizzazioni Paesaggistiche del Comune di Roma invia come comunicazione all'interessato il preavviso di diniego (ai sensi dell’art. 10-bis della legge 241/1990).
Nel termine di dieci giorni, l'interessato può presentare eventuali osservazioni: la comunicazione sospende il termine per la conclusione del procedimento.
A questo punto o si accolgono le osservazioni e il procedimento prosegue oppure le controdeduzioni non sono accolte e viene adottato atto di rigetto motivato.

Il parere delle Soprintendenze - Nel caso di rigetto della domanda l'interessato, può rivolgersi alla Soprintendenza competente per territorio entro 20 giorni dalla ricezione del provvedimento di rigetto e presentare una istanza motivata e corredata della documentazione, di pronunciarsi sulla domanda di autorizzazione paesaggistica semplificata.
La Soprintendenza competente, ricevute le eventuali relazioni del Comune di Roma, verifica entro 30 giorni la conformità dell'intervento progettato alle prescrizioni d'uso del bene paesaggistico o la sua compatibilità paesaggistica e decide in via definitiva, rilasciando o negando l'autorizzazione.
Anche le nuove procedure qualificano come vincolante ma non obbligatorio il parere delle Soprintendenze, che è necessario richiedere per tutti gli interventi in aree vincolate, indipendentemente dal fatto che siano o no di "lieve entità".
Una volta che la Soprintendenza comunque si pronuncia, l'amministrazione comunale deve emanare un provvedimento finale conforme a quanto affermato dalla Soprintendenza: se però il parere non viene espresso, l'amministrazione comunale è libera di concludere il procedimento.
Il Comune di Roma subdelegato deve anzi concludere il procedimento senza aspettare il parere della Soprintendenza.
Come visto, alla Soprintendenza arrivano di solito solo pratiche filtrate, cioè con prognosi favorevole del Comune di Roma, dal momento che le altre sono bloccate prima.
Non ci vuole necessariamente un assenso della Soprintendenza invece in caso di valutazione positiva della conformità o della compatibilità paesaggistica dell'intervento: in tal caso la Responsabile del Servizio Autorizzazioni Paesaggistiche del Comune di Roma provvede immediatamente e comunque entro il termine di 30 giorni dal ricevimento della domanda a trasmettere alla Soprintendenza una motivata proposta di accoglimento della domanda stessa.
La Soprintendenza o fa pervenire il suo parere vincolante oppure non si pronuncia.
Se la Soprintendenza rimane inerte, l'amministrazione comunale deve andare avanti lo stesso e rilasciare l'autorizzazione paesaggistica, senza indire la Conferenza di Servizi (come invece previsto dal comma 9 dell'articolo 146 del D.Lgs. n. 42/2004).

I tempi di conclusione del procedimento - L'amministrazione comunale deve adottare il provvedimento conforme al parere vincolante favorevole (se formulato) entro i 5 giorni successivi alla ricezione del parere.
Non c'è bisogno di motivare l'autorizzazione paesaggistica se non con un rinvio al parere della Soprintendenza, che va allegato.
Se la Soprintendenza valuta negativamente la proposta ricevuta dall'amministrazione comunale, con un provvedimento che deve essere analitico ed esporre puntualmente i motivi di rigetto, allora l’amministrazione comunale adotta entro 25 giorni un provvedimento di rigetto dell'istanza, rispettando la procedura del preavviso di rigetto (ai sensi dell’art. 10-bis della legge 241/1990).

Gli elementi della semplificazione - L'elemento vero di semplificazione è la riduzione del termine massimo di rilascio dell'autorizzazione paesaggistica per i 39 interventi di lieve entità indicati nell'allegato al D.P.R. n. 139/2010, che è di 60 giorni invece dei 105 delle autorizzazioni paesaggistiche ordinarie (120 in caso di Conferenza di Servizi).
A questa prima semplificazione se ne aggiunge una seconda, egualmente interessante: l'autorizzazione snella è immediatamente efficace e valida per 5 anni, mentre quella ordinaria diventa efficace solo 30 giorni dopo il rilascio.

Le ipotesi in caso di mancato rispetto dei tempi - Senza dubbio ci saranno ugualmente i ritardi, perché le norme sulla durata dei procedimenti non bastano da sole a garantire il rispetto dei tempi: a tal riguardo il Regolamento di semplificazione non offre rimedi molto veloci ed efficaci, perché si limita a richiamare la legge 241/1990, che contro il silenzio delle amministrazioni prevede il ricorso al TAR e il risarcimento del danno subito.

Come 15° categoria di opere elencate nell’allegato 1 al D.P.R. n. 139/2010 figura testualmente la posa in opera di cartelli e altri mezzi pubblicitari non temporanei di cui all'art. 153, comma 1 del Codice, di dimensioni inferiori a 18 mq [impianti di mt. 6 x 3, ndr.], ivi comprese le insegne per le attività commerciali o pubblici esercizi” ma con la precisazione che “la presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell'articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice” che riguardano rispettivamente:
a) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali;
b) le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza;
c) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici.
Siccome la suddetta distinzione non è sempre agevole da determinare, come esempi di aree soggette a tutela ai sensi delle lettere a) e b) si portano i seguenti vincoli imposti su aree ricadenti tutte nel I° Municipio:
  • via Sassoferrato 2 – Imposto con Decreto Ministeriale emanato il 16 giugno 1953 (vegetazione arborea composta da pini e abeti)
via Nomentana 118 - Imposto con Decreto Ministeriale emanato il 16 giugno 1953 (vegetazione arborea composta da cedri e abeti)
via Sallustiana 54-56 - Imposto con Decreto Ministeriale emanato il 16 giugno 1953 (vegetazione arborea composta da cedri e palme)
via Arcangelo Corelli 1 – Imposto con Decreto Ministeriale emanato il 17 giugno 1953 (vegetazione arborea)
via Nomentana 355 – 357 – 359 - Imposto con Decreto Ministeriale emanato il 18 giugno 1953 (vegetazione arborea composta da pini, cipressi e abeti)
via Nomentana 331 - Imposto con Decreto Ministeriale emanato il 20 giugno 1953 (vegetazione arborea formata da abeti)
via Ludovisi 48 – 48 Bis - Imposto con Decreto Ministeriale emanato il 24 giugno 1953 (vegetazione arborea composta da cipressi, pini e palme)
largo S. Pancrazio 6 (Villa Aurelia) - Imposto con Decreto Ministeriale emanato il 25 agosto 1954 (vegetazione arborea)
via Gaeta 11 – Imposto con Decreto Ministeriale emanato il 23 novembre 1954 (parziale revoca D.M. 16 giugno 1953)
via Sardegna 38 (Villa Dusmet) - Imposto con Decreto Ministeriale emanato il 29 novembre 1954 (vegetazione arborea)
via Oriani B. 61 (Parco) - Imposto con Decreto Ministeriale emanato il 6 giugno 1955 (vegetazione arborea)
via Venti Settembre 66 - Imposto con Decreto Ministeriale emanato il 6 giugno 1955 (vegetazione arborea)
via Merulana 283 - Imposto con Decreto Ministeriale emanato il 16 dicembre 1958 (vegetazione arborea composta da pini, cipressi, palme e eucaliptus)
via Campora - Imposto con Decreto Ministeriale emanato il 16 dicembre 1958(Circonvallazione Gianicolense Pino secolare)
Come esempi di aree soggette invece a tutela ai sensi della lettera c) si portano i seguenti vincoli imposti su aree ricadenti tutte sempre nel I° Municipio:
  • Zona di via MarguttaImposto con Decreto Ministeriale emanato il 18 ottobre 1953, ai sensi della legge n. 1497/1939. Vincolo poi rettificato con successivo D.M. del 9 novembre 1953.
  • Colle Colle AventinoImposto con Decreto Ministeriale emanato il 18 gennaio 1955, ai sensi della legge n. 1497/1939.
  • Mura Aureliane – zona tra la via Latina, Viale Metronio, via DrusoImposto con Decreto Ministeriale emanato il 10 gennaio 1956, ai sensi della legge n. 1497/1939.
  • Zona tra la via Latina, Viale Metronio, via DrusoImposto con Decreto Ministeriale emanato il 5 giugno 1971, ai sensi della legge n. 1497/1939, in estensione del vincolo del 10.1.1956.
  • Due zone del Gianicolo verso S. PietroImposto con Decreto Ministeriale emanato il 1 giugno 1963, ai sensi della legge n. 1497/1939.
Conseguentemente il Consiglio Regionale del Lazio ha approvato la legge regionale n. 8 del 22 giugno 2012, che alla lettera a) del 1° comma dell’art. 1 dispone testualmente che “nell’ambito delle funzioni amministrative conferite alla Regione ai sensi dell’articolo 146 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della L. 6 luglio 2002, n. 137) e successive modifiche, è delegato ai comuni, dotati di
strumento urbanistico generale vigente, l’esercizio delle funzioni amministrative concernenti l’autorizzazione paesaggistica, ai sensi del medesimo articolo 146, comma 6, limitatamente ai seguenti interventi:
a) interventi indicati nell’Allegato 1 del decreto del Presidente della Repubblica 9 luglio 2010, n. 139 (Regolamento recante procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica per gli interventi di lieve entità, a norma dell’articolo 146, comma 9, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni)”.
Anche dalla ormai numerosa letteratura in materia, appare di tutta evidenza che dovrebbero essere stati esclusi dalla procedura semplificata gli interventi su aree soggette ai vincoli specifici e puntuali, cosiddetti “vincoli decretati”, imposti cioè con apposito Decreto Ministeriale o con specifica deliberazione della Giunta Regionale del Lazio, consentendo la semplificazione delle procedure per tutti gli interventi su aree soggette ad un vincolo soltanto "tipologico": si dovrebbe trattare dei vincoli imposti ope legis sui cosiddetti “beni diffusi” previsti dalla legge “Galasso” n. 431/1985 (sponde dei mari, dei laghi e dei fiumi, boschi e foreste, parchi regionali e statali, monti sopra una determinata altezza, ecc.) ora recepiti dall'articolo 142 del “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, ma anche dei vincoli imposti sugli “immobili ed aree tipizzati, individuati e sottoposti a tutela dai paini paesaggistici previsti dagli articoli 143 e 156”, così come indicava il testo della lettera c) del 1° comma dell’art. 134 del D.Lgs. n. 42/2004, prima di essere modificata dall'articolo 4 del D.Lgs. n. 156 del 24 marzo 2006.
Il testo attualmente vigente della lettera c) del 1° comma dell’art. 134 testualmente recita: “Sono beni paesaggistici: ... c) gli ulteriori immobili ed aree specificamente individuati a termini dell'articolo 136 e sottoposti a tutela dai piani paesaggistici previsti dagli articoli 143 e 156.
In correlazione con il testo originario della lettera c) del 1° comma dell’art. 134, il testo sempre originario dell’art. 143 alla lettera i) del 1° comma disponeva testualmente che “l'elaborazione del piano paesaggistico si articola nelle seguenti fasi: i) tipizzazione ed individuazione, ai sensi dell'articolo134, comma 1, lettera c), di immobili o di aree, diversi da quelli indicati agli articoli 136 e 142, da sottoporre a specifica disciplina di salvaguardia e di utilizzazione”.  
In applicazione del combinato disposto dall’originario testo sia della lettera c) del 1° comma dell’art. 134 che della lettera i) del 1° comma del successivo art. 143 del D.Lgs. n. 42/2004, la Regione Lazio ha adottato il Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) che assoggetta al vincolo tipizzato l’intero centro storico di Roma, corrispondente al I° Municipio.
Il testo attualmente vigente corrispondente alla suddetta lettera i) del 1° comma dell’art. 143 testualmente ora recita: “L'elaborazione del piano paesaggistico comprende almeno: .... d) eventuale individuazione di ulteriori immobili od aree, di notevole interesse pubblico a termini dell'articolo 134, comma 1, lettera c), loro delimitazione e rappresentazione in scala idonea alla identificazione, nonché determinazione delle specifiche prescrizioni d'uso ...”.
Come si può ben vedere, per l’individuazione dei beni cosiddetti “tipizzati” – anche dopo che ne é stata cancellata tale espressa denominazione – é rimasto il riferimento sempre e comunque alla lettera c) del 1° comma del successivo art. 136 del D.Lgs. n. 42/2004 e ss.mm.ii., che nell’originario testo riguardava “ i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, ivi comprese le zone di interesse archeologico”, mentre nel testo attualmente vigente (così come modificato dall'articolo 6 del D.Lgs. n. 156/2006) riguarda ora “i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici”.
Ma se dalla procedura semplificata dovevano nelle intenzioni essere  esclusi gli interventi su aree soggette ai vincoli specifici e puntuali, cosiddetti “vincoli decretati”, imposti cioè con apposito Decreto Ministeriale o con specifica deliberazione della Giunta Regionale del Lazio, consentendo la semplificazione delle procedure solo per tutti gli interventi su aree soggette ad un vincolo soltanto "tipologico", allora gli immobili soggetti a tutela ai sensi della lettera c) del 1° comma dell’art. 136 del D.Lgs. n. 42/2004 e ss.mm.ii. non dovrebbero essere esclusi dalla procedura semplificata, trattandosi a tutti gli effetti di beni “tipizzati”, mentre dovrebbero esserne esclusi (quando invece non lo sono affatto) gli immobili soggetti alla tutela di cui alla lettera d) del 1° comma del medesimo art. 136 che é riferita a “le bellezze panoramiche e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze”: si tratta della massa di vincoli paesaggistici imposti soprattutto ai sensi della legge n. 1497/1939 con appositi Decreti Ministeriali.
Da tutta la disamina sopra fatta sembra derivare l’impressione che ci sia stato un qui pro quo, o comunque un errore, dal momento che non può essere considerata di lieve entità l’installazione di impianti pubblicitari ad esempio su vaste porzioni di territorio soggette a vincolo paesaggistico imposto con apposito provvedimento ministeriale o regionale, e per contrapposto non può essere considerata di grande entità l’installazione di impianti pubblicitari ad esempio dentro la fascia di rispetto dei 150 metri da entrambe le sponde del fiume Tevere oppure dentro il centro storico di Roma individuato dal PTPR come bene tipizzato.
Con messaggio di posta elettronica trasmesso il 22 febbraio 2013, indirizzato alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio, alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per il Comune di Roma, alla Direzione Regionale Territorio e Urbanistica della regione Lazio, all’Area Pianificazione Paesistica e Territoriale della Regione Lazio ed al Servizio Autorizzazione Paesaggistiche del Comune di Roma, ho chiesto pertanto di far sapere, ciascuna nell’ambito delle proprie specifiche competenze, se la 15° categoria degli interventi indicati nell’Allegato 1 al D.P.R. n. 139/2010 non si applica effettivamente “agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell'articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice” oppure non si dovrebbe più correttamente applicare agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell'articolo 136, comma 1, lettere a), b) e d), del Codice”.
Va inoltre messo in evidenza che con legge regionale n. 59 del 19 dicembre 1995 la Regione Lazio aveva concesso la “Subdelega ai comuni di funzioni amministrative in materia di tutela ambientale”.
La lettera g) del 1° comma dell’art. 1 testualmente disponeva: “Nell'ambito delle funzioni amministrative delegate alla Regione ai sensi dell'articolo 82 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, ed in attuazione del disposto degli articoli 118 della Costituzione e 7, comma 2, del DPR 616/1977, è subdelegato ai comuni, dotati di strumento urbanistico generale vigente, l'esercizio delle funzioni relative alle autorizzazioni di cui alla legge 29 giugno 1939, n. 1497, limitatamente a: …. g) la posa in opera di cartelli o di altri mezzi pubblicitari ai sensi dell'articolo 14, comma 1, della legge 1497/1939 e dell'articolo 23 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 e successive modificazioni”.
Ai sensi dell’art. 6 della già citata legge regionale n. 8 del 22 giugno 2012 sono stati abrogati gli articoli 1, 2, 3, 4, 5 e 8 della legge regionale n. 59 del 19 dicembre 1995, “fatto salvo quanto previsto dall’articolo 5, comma 2” della medesima legge n. 8/2012, che testualmente recita:“In attesa del completamento della verifica di cui al comma 1, resta fermo il conferimento di funzioni ai comuni previsto dalla legge regionale 19 dicembre 1995, n. 59 (Subdelega ai comuni di funzioni amministrative in materia di tutela ambientale e modifiche della legge regionale 16 marzo 1982, n. 13 e della legge regionale 3 gennaio 1986, n. 1) e successive modifiche per il quale la Regione abbia già verificato la sussistenza dei requisiti di adeguata competenza tecnico-scientifica e di differenziazione organizzativa tra attività di tutela paesaggistica ed esercizio di funzioni amministrative in materia urbanistico-edilizia, ai sensi dell’articolo 159, comma 1, del d.lgs. 42/2004 e successive modifiche”.
Il citato 1° comma del medesimo art. 5 stabilisce che “il conferimento di funzioni di cui all’articolo 1 produce effetto esclusivamente nei confronti dei comuni per i quali la Regione verifica, ai sensi dell’articolo 146, comma 6, del d.lgs. 42/2004, la sussistenza dei requisiti di adeguata competenza tecnico-scientifica e di differenziazione organizzativa tra attività di tutela paesaggistica ed esercizio di funzioni amministrative in materia urbanistico-edilizia.”
Dal combinato disposto dagli articoli 1, 5 e 6 della legge regionale n. 8/2012 non si capisce se comunque prima o poi verrà abrogato definitivamente l’art. 1 della legge regionale n. 59/1995, per cui al Comune di Roma nel potere di subdelega verrà tolto il diritto di rilasciare “autorizzazioni paesaggistiche” per la installazione di impianti pubblicitari su “immobili soggetti a tutela ai sensi dell'articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c) del Codice” e rimarrà soltanto il diritto di rilasciare “autorizzazioni paesaggistiche” per la installazione di impianti pubblicitari da ritenere comunque interventi di lieve entità.
Con lo stesso messaggio di posta elettronica trasmesso il 22 febbraio 2013 ho chiesto di chiarire in modo definitivo anche questo apparente futuro vuoto normativo.
Stiamo tuttora aspettando una risposta chiarificatrice al riguardo. 

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

Allegati:
Modulo della domanda di autorizzazione paesaggistica semplificata.pdf 
Modulo della domanda di rilascio della autorizzazione paesaggistica.pdf
Scheda semplificata dati urbanistico paesaggistici.pdf
Vecchio modulo della domanda di rilascio della autorizzazione paesaggistica.doc
 

Per scaricare questo testo in pdf, stamparlo e studiarlo con la dovuta calma cliccare qui.

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