venerdì 19 luglio 2013

L’inizio inquietante, losco e sospetto dell’amministrazione Marino sui cartelloni. Nelle linee programmatiche spariscono i bandi e lo scandalo “cartellopoli” viene marginalizzato

Pagina 51 par. 5.8.-http://www.ignaziomarino.it/wp-content/uploads/Programma_MarinoSindaco.pdf

Grave, gravissimo, deludente. Un tradimento ad un movimento di protesta, quello contro il degrado urbano (inteso non in senso naif, ma nell’accezione mooooolto più ampia dell’economia del degrado) e quello contro lo scandalo cartellopoli in particolare. Tradimento politico, sì. Perché è proprio grazie a questo movimento, è anche grazie a questo movimento se Alemanno ha avuto una immagine così smaccatamente impresentabile dall’impedirgli di superare anche solo il 40% dei consensi. È grazie a questo movimento se le vicende più torbide e ignobili della passata amministrazione (rispetto alle quali nessuno aveva mosso un dito e molti manco se n’erano accorti) sono state poste in evidenza, dimostrate in maniera plastica e incontrovertibile (vi ricordate le foto del prima e del dopo con le strade della nostra città trasformate dalla follia criminale di chi a partire dal 2009 optò per regalare la nostra città alla camorra dei cartellonari). 

Grazie a questo movimento la battaglia di Ignazio Marino è stata più agile. Grazie anche a questo movimento la parte migliore della città, quella che sposta voti (voti buoni), quella che fa opinione (opinione buona) non ha esitato un istante a mandare a casa Gianni Alemanno. La riconoscenza è stata magra in programma (“faremo il piano regolatore degli impianti pubblicitari e poi i bandi di gara”) e la beffa è stata immensa in sede di documento programmatico. Nel documento delle Linee Programmatiche 2013-2018 che oggi il Sindaco ha presentato al Consiglio Comunale il riferimento ai bandi è scomparso. Sono rimasti solo, e in posizione defilata, non nel capitolo sull’economia della città, ma in quello sul decoro, i piani regolatori. Una riga e mezzo, scarna, fuori mano, fuori dai grandi capitoli sulla “Roma produttiva”. Come se l’advertising esterno non fosse una grande risorsa strategica per la città, ma fosse un problema di degrado urbano. Come se la faccenda fosse stata sfilata dalle mani dell’assessore Leonori (assessore Leonori, esisti?, se esisti diccelo che siamo un filo in pensiero) per essere messa da altre parti, affibbiata alla delega per il decoro. 

Uno smacco incredibile che ci dice chiaramente una cosa: questa amministrazione, almeno per ora e speriamo di fargli cambiare idea, non ha intenzione di risolvere lo spinosissimo problema della cartellopoli romana. Quello che c’è da fare si sa, dopo tanti anni persi a accusarsi come è nella tradizione di tutto l’associazionismo romano (“tu vuoi il monopolio”), finalmente anche tutte le associazioni che studiano la faccenda sono concordi: piani regolatori, suddivisione della città in lotti (pochissimi lotti, ultimamente è uscito il numero di 4, che – parliamone - appare decisamente congruo per una città come Roma e sostenibile per gli eventuali vincitori), bandi internazionali. Chi vince, nel proprio lotto, pulisce tutto, a spese sue, e installa i propri impianti. Semplice, lineare. Come le cose semplici e lineari fa paura. Tanta paura. Al punto da far intervenire qualcuno con gomma da cancellare e bianchetto dopo consiglio di chissà chi. Una faccenda inquietante. Da approfondire e verificare subito. 

Intendiamo proporre un nuovo Piano Regolatore degli Impianti e Mezzi pubblicitari che preveda la riduzione della superficie massima consentita.

Ecco la frase 13 paroline. E messe nel capitolo della lotta per il decoro (un lusso di questi tempi, qualcuno potrà facilmente obbiettare), non nel capitolo del riscatto commerciale, produttivo e economico della città. Un settore dove oggi si fattura al nero circa un miliardo di euro l'anno, derubricato a problema di decoro. Un settore che vale, potenzialmente, solo di oneri per l'amministrazione diretti 60 o 80 milioni di euro l'anno trattato come pippa mentale dei blog anti-degrado. Atroce.

Ma analizziamo i termini, "Intendiamo proporre" e non più "Approveremo". In poco più di un mese si è passati da APPROVARE a PROPORRE. Neppure "proporre", "intendere di proporre". Non più una volontà politica, bensì una intenzione politica. E con le buone intenzione si sa bene cosa fa il vento, specie quando sono scomode... Cosa è successo nel frattempo? Chi si è fatto sentire? Chi si è mosso? La camorra romana dei cartelloni è riuscita in così poco tempo a infilarlarsi nello staff del sindaco e influire in maniera così decisiva? In che modo? Attraverso quale porta lasciata aperta a questi fuori legge? Mediante l'interessamento di chi? Di quale componente dello staff del sindaco? Di quale individuo.

Prendere voti promettendo di fare una cosa e poi, una volta vinto, dichiarare che questa cosa non la si fa più è una frode civica. Dal movimento anti cartelloni (10mila firme solo sulla delibera di iniziativa popolare) Ignazio Marino ha preso decine di migliaia di voti e ha iniziato a tradirli subito dopo un mese. Almeno dobbiamo sapere il perché!

Poi, un piano regolatore che preveda la "riduzione della superficie massima". Ebbene, perché sono spariti i bandi? I bandi sono spariti perché se fai dei bandi è implicito e obbligatorio che a gestire il servizio debbano essere chiamate delle ditte professionali, le grandi multinazionali che gestiscono il servizio della pubblicità esterna in tutte le metropoli del mondo. Se invece togli i bandi e lasci solo i piani regolatori e magari una riduzioncina della superficie, peraltro inserita nei piani regolatori stessi, puoi far sì che tra cinque anni la città avrà ancora non dei professionisti a operare in questo fondamentale settore economico della città, bensì gli attuali operatori che, in tutta Europa (in tutta Europa!) vengono chiamati los bandidos. Questa è attualmente l'immagine dell'economia a Roma e questa è l'immagine che l'attuale amministrazione dichiara di non voler cambiare.

Intanto ci arrivano notizie dell'ennesima inchiesta sui cartelloni a Roma, un'indagine che si scontra con pressioni «fortissime» perché la situazione della cartellonistica resti ingovernabile.
Sono le stesse pressioni che hanno portato Ignazio Marino da "approveremo a "intendiamo proporre"? Temiamo proprio di si. Paradossalmente si muove la Procura e si ferma il Comune...

8 commenti:

  1. BRAVISSIMI, UN ARTICOLO PERFETTO.......PER ORA MARINO E ATHOS DE LUCA MI HANNO "RUBATO" IL VOTO!!!!!!!!

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  2. Inquietante??? losco??? sospetto???? ma va' là va'! E' cortesia istituzionale scrivere che si propone alla concertazione con i propri assessori un piano.
    I post pretestuosi ci remano solo contro,ogni tanto ricordatevene

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  3. Speriamo davvero non sia cosi'!

    Ancora NON voglio credere che si sia indietreggiato rispetto al tema centrale della cartellonistica che ha massacrato TUTTA ROMA!

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  4. Ma non si puo' chiedere a Marino un incontro con i comitati?

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  5. Se l'interpretazione del blog è sbagliata meglio così, auguriamoci che Marino la smentisca presto con i fatti.

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  6. Scendiamo in strada sotto al Campidoglio facciamogli sentire il fiato sul collo, non ci possono continuare a prendere in giro.

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  7. http://www.listacivicamarino.it/lotta-al-degrado-e-allillegalita-ecco-perche-sara-urgente-approvare-subito-un-piano-regolatore-degli-impianti-pubblicitari/

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  8. Se non agiscono, tradiscono i loro elettori...gli do' un anno di tempo, percè ci vuole tempo a vedere i risultati di una politica che va contro la criminalità organizzata, ma se fra un anno non vedo ancora risultati, comincerò a boicottare l'amministrazione.

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