mercoledì 25 settembre 2013

Il testo del documento consegnato venerdì 20 settembre 2013 in Commissione Commercio. Ora non ci sono più scuse

SCANDALO CARTELLOPOLI. LA GRANDE OCCASIONE
l'unica strada attraverso la quale l'amministrazione più risolvere uno scandalo nazionale a partire dalla fine del 2014


0. Caratteristiche del mercato in generale
Come tutti i servizi a rete (gas, elettricità, rete stradale, raccolta rifiuti) la pubblicità esterna, specie in un contesto urbano, è un monopolio naturale. Un monopolio naturale ovviamente può essere liberalizzato e il mercato può essere aperto, ma sempre nei limiti di un affollamento di attori molto basso. Per l'advertising outdoor Roma è un caso unico a livello mondiale: in tutte le città occidentali operano mediamente 3 o 4 ditte, a Roma ve ne risultano registrate oltre 400.
Conseguenza è il caos assoluto, l'impossibilità (e l'inutilità) di effettuare controlli, l'inefficacia delle rimozioni e il loro enorme costo, l’abusivismo diffusissimo. Oggi a dispetto delle stime ufficiali che parlano di cifre attorno ai 30mila impianti, non ci sono meno di 200mila impianti installati sul territorio comunale. Chi sostiene numeri diversi non conosce la città, basti pensare che se davvero gli impianti fossero 32mila (considerando il Comune di Roma esteso per 128.530 ettari e pur sottraendo a questi i 51.729 di superficie agricola e dunque arrivando a  77.000 ettari) se ne ricaverebbe una diffusione di un impianto pubblicitario ogni due ettari circa. Chiaramente ogni cittadino dotato di buon senso può contare facilmente che in due ettari di città a Roma non si trova un solo impianto pubblicitario bensì alcune centinaia e in determinati ambiti addirittura migliaia. Un'altra 'controprova' dell'assoluta inattendibilità reale dei dati della banca dati comunale è empirica: telefonare, fingendosi cliente, alle maggiori società chiedendo di quanti impianti dispongano. Si arriverà a 3mila dopo una decina di telefonate...
Il settore è stato mal governato sempre, ma un autentico tracollo (ed è il motivo per cui siamo qui a parlarne in un contesto che è di emergenza) si è verificato a partire dalla delibera 37 del 2009.

1. come siamo arrivati qui e la delibera 37
La giunta Alemanno nel 2009 approva la delibera 37/2009 che ha dato carta libera alle ditte dei cartelloni. La delibera ha consentito alle ditte di autodichiarare la quantità degli impianti posseduti pagando in cambio un irrisorio CIP. Nella sostanza un immane condono preventivo che ha permesso all'amministrazione di aumentare, molto poco gli introiti (la città ha potenzialità infinitamente maggiori) e alle ditte di installare liberamente un numero imprecisato (nell'ordine, appunto, delle centinaia di migliaia) di impianti. Si è chiesto alle ditte di autodenunziare la numerosità dei loro impianti, va da se che tutte le ditte abbiano dichiarato molti più impianti di quelli che effettivamente avevano sul territorio. La ditta X che possedeva effettivamente 200 impianti, ne ha dichiarati 500, ha pagato l'imposta per 500 e i 300 di differenza li ha installati immediatamente dopo. La città si è completamente trasfigurata, moltissime strade hanno cambiato faccia e sono diventate irriconoscibili, sono apparsi cartelloni ovunque, sono nati blog, associazioni, si è occupata della questione la stampa nazionale e internazionale.
Oltre al numero di impianti è esploso anche quello delle ditte autorizzate ad operare sul territorio romano: nel febbraio 2010 la banca dati comunale registrava 125 ditte. Nel maggio del 2010, solo 4 mesi dopo, erano già diventate 250. Nel febbraio 2011, 326. Sempre nel 2011, nel mese di settembre il numero era salito a 386 per arrivare alle 428 dell’ultimo elenco pubblicato nel luglio 2013.
Contro questa situazione di caos, nel 2010 i cittadini hanno raccolto oltre 11mila firme e hanno sottoscritto una Delibera di Iniziativa Popolare che – se approvata – avrebbe rimesso ordine nel settore. In spregio dello sforzo compiuto dai cittadini, la classe politica ha rallentato l’iter della Delibera che è riuscita ad approdare in Assemblea Capitolina solo dopo due formali diffide al Prefetto e al Presidente del Consiglio Comunale.
La Delibera fu bocciata per soli 4 voti, raccogliendo consensi anche tra alcuni esponenti della maggioranza dell’epoca di centro-destra.

2. la fine dell'era Alemanno e la delibera 116
Non contenta di quanto fatto, la precedente amministrazione si è congedata approvando la delibera  116/2013 la quale punta a far sì che l'attuale situazione fuori controllo diventi la base per costruire le regole future: gli attuali impianti devono diventare lo spartito su cui disegnare i futuri Piani di Localizzazione. La delibera 116, dunque, condanna la città a non poter migliorare mai la sua condizione di profondo degrado, di pericolo stradale, di mancanza di rispetto delle architetture e dei monumenti. Si tratta di una polpetta avvelenatissima che la precedente amministrazione ha lasciato alla città ed alla nuova amministrazione per impedirle di risolvere questo problema annoso. Non si capisce infatti come sarebbe possibile diminuire la superficie espositiva complessiva se tutti gli impianti “con scheda” della NBD (Nuova Banca Dati) avessero diritto a rientrare nei Piani di localizzazione. Inoltre questa norma vanificherebbe completamente a priori il ricorso ai previsti bandi per macroaree
Per questo le associazioni chiedono alla giunta Marino di revocare immediatamente la delibera 116/2013.

3. gli step attuali
L'unica strada da seguire per riformare un settore economico fondamentale per la città (sia per l’amministrazione, sia per le aziende inserzioniste che per i cittadini) è:
- abrogare con urgenza la delibera 116
- portare a scadenza tutte le concessioni (31/12/2014) così come previsto dalla delibera 6/2008 con la quale il Commissario Straordinario Mario Morcone stabiliva che la “durata delle autorizzazioni e delle concessioni già rilasciate o da rilasciare attinenti alla procedura di riordino è unificata e la scadenza del primo quinquennio è fissata al 31 dicembre 2009 rinnovabile per un altro quinquennio”. Ne deriva che la scadenza, secondo l’attuale regolamento, è fissata al 31 dicembre 2014;
- approvazione del PRIP con la correzione dei tanti errori materiali e le modifiche delle associazioni (con un approfondimento sulle prescrizioni per il centro storico)
- stesura e approvazione dei piani di localizzazione;
- suddivisione in macroaree e successivamente bandi ad evidenza pubblica secondo le normative europee

4. perché non si può prescindere dal bando
Sarebbe assurdo che l'amministrazione concedesse corsie preferenziali a chi ha in questi anni massacrato o contribuito a massacrare la città; a chi ha fatto perdere vite umane, a chi ha intimidito la stampa e i blog mediante azioni legali, a chi ha mostrato disprezzo delle regole, a chi ha abbattuto decine di alberi, anche di alto fusto, in tutta la città, “colpevoli” di oscurare parzialmente gli impianti. Non dimentichiamo che alcuni collaboratori, legali, professionisti che prestano servizio presso molte ditte ancora oggi concessionarie del Comune sono le stesse persone che nel 2004 pianificavano un attentato mortale al Sindaco Walter Veltroni (sono facilmente rintracciabili su web gli articoli dei quotidiani che riportarono le intercettazioni e che portarono ad alcuni arresti), reo esclusivamente di aver accelerato un pochino con le rimozioni. Inoltre molti sono stati i passaggi di funzionari comunali passati a lavorare con le ditte in una promiscuità che ha fatto negli anni dei danni incredibili all'amministrazione. Una promiscuità (corruzione & concussione) che un mercato sano eliminerebbe alla base. Violenze, intimidazioni, minacce di morte, violazione di tutte le norme, corruzione, morte di almeno 5 persone negli ultimi anni; senza dimenticare, giusto per delineare il quadro, che la precedente responsabile dell'ufficio affissioni era costretta a girare sotto scorta viste le minacce subite. 
Perché queste società e questo ambito deve avere più tutele di altri? E’ corretto semmai mettere tutti sullo stesso piano, ed è per questo che si fanno bandi pubblici.
Non vi è dubbio peraltro che nell'abisso di fango, malaffare, decennali infiltrazioni della criminalità organizzata, vi siano a Roma anche delle società oneste. Le ditte potranno consorziarsi, potranno arrivare ad una massa critica di fatturato che permetta loro di partecipare ai bandi e magari lì vinceranno se risulteranno le migliori e se offriranno le migliori condizioni all'amministrazione comunale in base a quelle che l'amministrazione chiederà nei bandi stessi.
Per motivi tecnici non c'è dubbio che ci si debba risolvere all'esito di regolari bandi internazionali. Anche solo per l'introito ulteriore che la città potrebbe ricavarne: oggi la città ricava 17 milioni/anno da questo settore che invece è valutato da elaborazioni nostre su dati internazionali attorno ai 70 milioni solo di oneri per il Comune. Questo significa che non sistemare questo comparto costa al Comune, ogni anno, oltre 50 milioni di mancati introiti.
Per motivi politici non c'è dubbio che ci si debba rivolgere all'esito di regolari bandi internazionali perché con il voto delle scorse elezioni amministrative i cittadini hanno chiesto un cambio radicale di passo all'amministrazione. I complici dell'attuale situazione sono stati sonoramente bocciati dalle urne e siamo assolutamente certi, perché questa battaglia l'abbiamo tutti combattuta sin dall'inizio, che uno dei motivi principali della debacle dell'ex sindaco sia da addebitarsi a questo scandalo che ha fatto il giro del mondo e che ha fatto vergognare e fa vergognare la parte migliore di questa città che ora si aspetta cambiamenti.

Vantaggi di una gestione professionale
- ripristino del decoro e dell’armonia paesaggistica del territorio urbano
- maggiori introiti per l'amministrazione
- nessuna necessità di controllo antiabusivismo
- possibilità di ottenere servizi in scambio (bike-sharing, arredo urbano, mappe, toilette pubbliche, manutenzione verde e aiuole pubbliche)
- posti di lavoro reali e certificati
- vantaggio per le aziende inserzioniste che oggi si trovano in grande difficoltà a lavorare a Roma- possibilità di inserire nel bando (come fatto ad esempio a Parma), la gestione delle pubbliche affissioni
Roma è l'unica città italiana ad avere un servizio di pubbliche affissioni in passivo. Cioè che costa più di quello che in cassa. I dati del 2009 (che sono molto peggiorati negli anni successivi) vedono in un anno i comuni di Genova e di Torino avere incassato un po' più del doppio di Roma; il comune di Milano il triplo. Con territori e superfici comunali più piccole di sei/otto volte il Comune di Roma. Gli impianti di pubbliche affissioni non sono gestiti, sono attaccati costantemente dal racket delle “cooperative” di affissioni abusive

5. Il bando è garanzia di applicazione delle regole
Durante la precedente amministrazione, nessuna ditta è stata sanzionata per gli abusi commessi sul territorio, nonostante fosse espressamente previsto nella Delibera 37/2009. Il dirigente dell’Ufficio Affissioni ha riferito di circa 1000 multe all’anno elevate nei confronti di ditte che commettevano irregolarità. Eppure, nessuna di queste ha subito la riduzione delle concessioni o addirittura la revoca della licenza come previsto dal regolamento comunale.
A dimostrazione del disinteresse che gli uffici hanno mostrato per gli abusi, si può verificare che 6 ditte sono state effettivamente radiate dall’albo comunale, ma mai per aver piantato cartelloni irregolari. Le ditte Gip, Studio Zeta, Vame, Romantech Pictures e Special Communication sono state radiate solo perché non in regola con i tributi. Esse, però, hanno continuato e continuano ad operare sul territorio, arrivando addirittura a raccogliere (Studio Zeta) la pubblicità dell’ex vicesindaco Sveva Belviso, durante la sua recente campagna elettorale.
La via di uscita da tale situazione altro non può essere che la revisione del Prip presentato dalla precedente giunta secondo le indicazioni date dalle associazioni cittadine, l’approvazione dei Piani di Localizzazione e la divisione in macroaree della città, le quali verranno assegnate al migliore offerente dopo un bando ad evidenza pubblica.
Tale programma (compresa la tempistica da rispettare per arrivare in tempo alla scadenza naturale delle concessioni prevista per il 31 dicembre 2014) viene consegnato oggi in formato elettronico alla presidenza della Commissione, in modo che essa possa farne il miglior uso. Le associazioni cittadine si rendono disponibili a prestare la propria consulenza e a discutere di eventuali modifiche al programma che i tecnici comunali ritenessero necessarie.

20130920_Commissione Commercio.pdf

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