mercoledì 18 settembre 2013

Non è assurdo che il PD, dopo aver preso i voti per cambiare la orribile Roma di Alemanno, si ponga attraverso Orlando Corsetti presidente della Commissione Commercio come il più grande amico dei cartellonari?


Il documento che abbiamo pubblicato ieri e che ripubblichiamo qui sopra relativo all'audizione in Commissione Commercio del dirigente del settore affissioni Francesco Paciello è così profondamente impattante (allucinante per chi da anni si batte contro lo scandalo cartelloni a Roma) che iniziamo da oggi una serie di riflessioni a riguardo. Cerchiamo qui di mettere in fila una serie di autentiche assurdità soprattutto delle dichiarazioni, lancinanti pietre tombali sulla riforma del settore, di Orlando Corsetti, presidente della Commissione stessa. Vediamo dunque perché quanto dichiarato da Orlando Corsetti negli ultimi minuti di questo filmato è assurdo e lontanissimo dal portare una soluzione del problema-cartelloni a Roma.

E' assurdo perché non si può riqualificare un settore con l'aiuto delle stesse persone che l'hanno assassinato. E' una contraddizione in termini che dovrebbe stoppare questo proposito alla radice.
E' come dover realizzare una superstrada in provincia di Caserta e, invece di fare un bando aperto solo a ditte serie e col certificanto antimafia, ci si rivolgesse alle società locali e storiche di movimento terra. Sapendo alla perfezione in che contesto sono cresciute e hanno prosperato quelle società. Sperando in quel modo di avere un lavoro di qualità, un prezzo onesto, dei materiali adeguati. Una illusione in cui c'è molta colpa visto che il quadro è chiaro a tutti. E' come farsi aiutare a cambiare la serratura di casa dai ladri che l'hanno forzata; è come venire stuprati e poi chiedere allo stupratore di accompagnarci all'ospedale o in questura. E' una cosa impensabile: le "ditte storiche" romane sono famose davvero in tutta Europa (li chiamano "los bandidos") per le loro caratteristiche, si tratta di aziende che sono nate e hanno prosperato per anni in un contesto fuori controllo, adeguandosi alla illegalità e favorendone l'abisso.

E' assurdo perché da nessuna parte del mondo un mercato come quello dell'advertising esterno è gestito e dato in concessione come intende darlo in concessione Orlando Corsetti; in nessuna città con le quali Roma si deve confrontare esistono più di 3 o 4 ditte a spartirsi il mercato. I servizi urbani a rete (la pubblicità, i trasporti pubblici, l'illuminazione pubblica, la nettezza urbana e molti altri), sono dei monopoli\oligopoli naturali. In base a cosa, dunque, Orlando Corsetti dichiara che lui è contro il monopolio\oligopolio? E' contrario dunque anche al fatto che Acea gestisca tutti (tutti eh, paura!) i pali della luce a Roma? E' contrario anche al fatto che Atac e TPL abbiano qualcosa come il 100% (oligopolio, paura!) del trasporto pubblico di linea? E' contrario che Ama raccolga immondizie nel 100% (monopolio, pauraaa!) dei cassonetti? Ma che discorso è?
Tutte le capitali occidentali, con le quali Roma deve confrontarsi, si regolano in un certo modo. Perché Roma deve comportarsi in maniera completamente diversa? Perché deve essere l'unica a comportarsi così? Quale è il reale motivo? 

E' assurdo che si parli di "scelte politiche" quando invece si tratta solo di fare scelte tecniche (cosa è meglio per il decoro della città e cosa è di miglior supporto alle aziende che vogliono investire in advertising?) e scelte economiche (cosa porta più risorse nelle tasche del comune?) banalmente copiando chi ha già risolto, da anni, problemi che esistevano anche altrove. Le famose "scelte politiche" su questo settore significano una cosa sola: cerco di salvare le ditte che mi regalano spazi pubblicitari quando ne ho bisogno. Lo si è visto chiaramente durante le scorse elezioni quando Alemanno, Belviso e compagnia cantante hanno avuto una esposizione del valore di centinaia di migliaia di euro (tutti pagati?) da parte delle stesse ditte che negli anni di governo della città avevano clamorosamente favorito grazie alla famigerata e criminale delibera 37/2009 che ha consentito alle ditte di autodichiarare la quantità degli impianti posseduti: "dimmi quanti impianti hai sul territorio perché io non ho un database, e pagami l'imposta relativa" chiese il Comune; "ne ho 1000 ed ecco il pagamento per tutti 1000" rispose la ditta che in realtà ne aveva solo 300 e che corse così le settimane successive a installare i restanti 700. Da qui il delirio che è successo a Roma in quegli anni e che poi è via via continuato. Queste sono le "scelte politiche" di cui si parla nel video. Ma qui la politica non c'entra niente come non è una scelta politica essere d'accordo sul fatto che con il semaforo rosso ci si ferma e non si passa. Pure scelte tecniche e stop.

E' assurdo perché l'indirizzo politico dei romani è stato chiaro. Noi forse pecchiamo di presunzione, ma siamo convinti, arciconvinti di aver - con la grande battaglia contro lo scandalo cartellopoli che abbiamo portato avanti a partire dal 2010 - fatto perdere decine di migliaia di voti. Siamo convinti che avendo raccontato questo scandalo assoluto, abbiamo coadiuvato la scelta di tanti elettori di centro destra di non andare a votare. Il risultato rotondo delle elezioni è un chiaro messaggio all'amministrazione cittadina: fate il contrario di quanto fatto da Alemanno, e sistemate i disastri che egli ha fatto. Ora un capocomissione commercio che non solo scherza, duetta e gioca a chi ha pigliato più voti con Davide Bordoni, ma che si ritrova sulla stessa linea della precedente amministrazione, rappresenta di fatto un raggiro politico e democratico a chi è andato a votare ed ha richiesto un radicale cambiamento. Cambiamento di cui si deve fare interprete profondo il M5S, certo, ma anche il PD. Altrimenti le voci di un consociativismo che dura da decenni su questo settore non potranno che confermarsi.

E' assurdo perché non si possono privilegiare delle ditte solo perché "storiche" quando ve ne sono magari delle migliori sul mercato. E' per questo che, in questi ambiti, si fanno in tutto il mondo incanti pubblici e bandi. Probabilmente non è obbligatorio farlo, ma è opportuno farlo. Anche perché il primo obbiettivo dell'amministrazione è quello da una parte di pulire la città (impossibile con le attuali ditte), ma dall'altra di mettere il più possibile a reddito questo comparto. Oggi questo comparto vale circa 60/80 milioni mentre il Comune ne ricava, dalle "ditte storiche" ben 17: ogni anno vengono lasciate nelle tasche delle "ditte storiche" risorse di decine di milioni che dovrebbero andare invece in tasca al Comune e dunque a tutti noi. I bandi servono proprio a questo: chi offre di più, fermi restando i paletti, vince per un tot di anni. Ci guadagnano tutti, in primis l'amministrazione. La quale dunque può scegliere - altrimenti la Corte dei Conti dovrebbe averne molto da ridire - non in base a bizzarre valutazioni "politiche", ma sulla scorta di scelte puramente economiche: scegliere insomma la strada che porta più risorse all'amministrazione. E le "ditte storiche"? Se sono così adeguate e all'altezza come sostiene Orlando Corsetti (che, come vedremo sotto, le ditte storiche le conosce) parteciperanno ai bandi e li vinceranno a man bassa se oltre ad essere "storiche" sono di qualità e sono all'altezza delle sfide e delle aspettative che la città di Roma merita. 

E' assurdo perché non si capisce come si possa distinguere tra "ditte storiche" e ditte meno storiche. A Roma operano 400 realtà nel mercato dei cartelloni (che è un monopolio naturale, un 'servizio a rete' dove al massimo, per non danneggiare il mercato e gli utenti del mercato stesso, possono convivere una manciata di realtà), ebbene quali tra queste 400 sono storiche? Molti dicono che le 'vere' ditte sono una 40ina, ma se così è perché il Comune ha rilasciato 400 autorizzazioni permettendo a queste 40 ditte "vere" (e "storiche"?) di gemmarne altre centinaia? E quali tra queste sono storiche o no? Chi consegna questo imprimatur? Con quali rischi di contenzioso?

E' assurdo e scorretto perché chi parla di "ditte storiche" si è servito delle stesse ditte storiche durante la campagna elettorale. Se ne è servito pagando? Se ne è servito beneficiando di un gentile omaggio? Se ne è servito a prezzi scontati? Non ci interessa e siamo certi che il Presidente della Commissione Commercio sia perfettamente in regola (ma dovrebbe interessare i membri della Commissione Commercio che potrebbero chiedere le ricevute, giusto per fugare ogni dubbio), perché il conflitto di interesse resta lo stesso: Orlando Corsetti sta parlando comunque di suoi fornitori, di società di cui lui è o è stato cliente. Dovrebbe semplicemente astenersi dal farlo. Prima di astenersi ci dica: la ditta Apa, la ditta Sci o la ditta Moretti, di cui l'attuale presidente della Commissione Corsetti si è servito durante la campagna elettorale (si tratta dell'unico consigliere del PD che è ricorso a questa tipologia di promozione), sono tra le ditte che lui definisce "storiche"? Fanno parte delle ditte elette che, eludendo un regolare bando pubblico, potranno continuare a operare a Roma tenendo alla porta le pericolose multinazionali che però gestiscono questo particolare settore economico in tutte (ma tutte tutte) le altre città occidentali e ormai quasi tutte le città italiane?

E' assurdo continuare a parlare di controlli e repressione. Un mercato pubblicitario che funziona non ha necessità di controlli, di multe, di polizia municipale mobilitata, di costosissimi straordinari notturni dei vigili come sostiene Davide Bordoni. Imparate questa cosa: quando sentite qualcuno che, riguardo ai cartelloni, vi parla di "controlli" state certi che questa persona non ha alcuna intenzione di cambiare il settore per davvero. Un settore sano non ha bisogno di controlli perché in un settore strano è semplicemente impossibile installare cartelloni abusivi, gli abusivi non hanno clienti, non hanno spazio ne modo ne convenienza economica di abusiveggiare. Sarebbe come se noi, data una linea dell'Atac, mettiamo il 64, gestita con 20 bus, decidessimo abusivamente di prendere un furgone, metterci un fake numero 64 in testa e cercare di caricare passeggeri. Quanto ci metterebbero a scoprirci? 20 secondi. Lo stesso per i cartelloni abusivi in un contesto in cui ci sono solo cartelloni regolari, con la grafica da cartellone regolare, con il materiale da cartellone regolare e con i controlli che la ditta vincitrice del bando sarà interessata in prima persona a fare. Un abusivo (che comunque non avrebbe clientela alcuna) durerebbe mezz'ora: dunque fare gli abusivi sarebbe sconveniente. Anche per questo, sufficiente un passaggio a Napoli.

E' infine assurdo e ancor più scorretto fare riferimenti sbagliati e privi di ogni logica ad altre città. I riferimenti che Corsetti fa riguardo a Milano sono completamente fuori fuoco: non è vero che a Milano è stato fatto un bando complessivo per i cartelloni; è stato invece fatto esclusivamente un bando per il bike-shiaring. Ci si domanda come mai Corsetti non faccia riferimento invece a Napoli (o ad esempio a Parma, o a Mestre) che è il miglior case history italiano in materia...

A questo punto la domanda è: la maggioranza al governo della città la pensa come Orlando Corsetti? L'Assessore al Commercio la pensa come Orlando Corsetti? Il Sindaco Ignazio Marino la pensa come Orlando Corsetti? In caso affermativo sarebbe molto meglio evitare completamente di catalizzare le energie dell'amministrazione su Piani Regolatori e dintorni: potrebbero solo, in mancanza di bandi e dunque di un cambiamento radicale del mercato, peggiorare le cose. Meglio continuare così, nella speranza che poi intervenga Bruxelles (come è successo per gli stabilimenti balneari, come è successo per le discariche, come succederà per tante altre cose). Sarebbe completamente inutile, in questo quadro, effettuare dei piccoli cambiamenti dello spartito e poi lasciare sul palco gli stessi musicisti. La musica resterebbe stonata, inascoltabile, inaccettabile per una capitale europea.

Ci auguriamo presto di poter mettere a verbale queste deduzioni con una convocazione in Commissione Commercio.

SCI
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MORETTI
SCI
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5 commenti:

  1. è assurdo che dopo aver visto PD e PDL all'azione ormai in maniera conclamata gli italiani continuino a votarli, non dico che il M5S sia fatto di geni e gente preparatissima, anzi devono lavorare molto ancora, ma almeno non arrivano allo schifo della corruzione di questi politici

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  2. Bhè AMA ATAC e ACEA non sono proprio un gran modello di monopolio.
    Costano ai contribuenti e gestiscono in modo tutt'altro che impeccabile il loro servizio.
    Volevo anche segnalare che ci sono accertamenti in corso anche di gravissima malcondotta da parte delle multinazionali di affissione in Italia e in Europa. Non prenderei a modello neanche queste.
    Serve un regolamento serio e poi tutti si devono attenere alle regole.
    Questa è la ricetta.
    Altrimenti è uno spot per interesse.

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  3. Vedere tutto questo (visto e rivisto e rivisto gia') fa devvero male. Povera,povera, povera Roma !!!

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  4. Questo non fa altro che confermare che nella scorsa consiliatura non c'è stato alcun ostruzzzionismodaaasinistra come diceva un ex zindeco, ma era tutto apparecchiato per far continuare in eterno la situazione cartellonara. Marino sarà anche una brava persona, ma sembra essere sostenuto da una maggioranza abbastanza discutibile.

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  5. Fa riflettere l'ultima foto del cartellone col politico romano davanti al bike-sharing miseramente vuoto. Il rapporto causa-effetto è evidente.

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