lunedì 7 ottobre 2013

L’audizione in Commissione Commercio delle ditte cartellonare. Il video e i nostri commenti minuto per minuto

Prima parte:

Seconda parte:

Qualche nota a margine dell’audizione che lo scorso venerdì 4 ottobre 2013 la Commissione Commercio presieduta da Orlando Corsetti (presenti Enrico Stefàno, Imma Battaglia, Davide Bordoni, Gianni Alemanno, Franco Marino, Michela De Biase) ha tenuto con alcuni rappresentanti associativi delle ditte pubblicitarie romane. Tutti possono farsi un’idea della mattinata di lavoro ascoltando con la massima attenzione il filmato, abbiamo poi voluto aggiungere delle deduzioni nostre qui commentando alcuni passaggi. I passaggi in neretto, sotto il nostro contrappunto.

Ditte: faremo iniziative di comunicazione
Visto che la cosa è stata affermata da un rappresentante di ditte che dovrebbero essere serie la cosa ci rincuora davvero. Siamo convinti che in questa fase occorra un passaggio di comunicazione ampio e diffuso che smonti una volta per tutte le quattro raffazzonate cretinate propagandistiche (“i posti de lavoro”, “eee ditte storiche”, “eeee multinazionali cattive”) che cercano di interrompere il percorso verso la civiltà e il cambiamento. Coraggio, siamo pronti ad affiancarci a chi voglia fare chiarezza e tappare la bocca ai miserabili cialtroni che anche nel prosieguo del video sentirete purtroppo parlare.

Ditte: il settore della pubblicità soffre molto…
Già, ma soffre anche e soprattutto per la configurazione del mercato romano. Come emergerà in seguito, infatti, molte grandi campagne internazionali tralasciano la scena romana. Non investono da noi. Evitano di comprare spazi a Roma perché è un mercato dove non ha senso essere. Ecco il perché della crisi. Inoltre, cosa ancora peggiore, molte aziende non vengono ad investire in città (organizzazioni di eventi, fiere, rassegne, catene commerciali), perché è una città dove poi, una volta aperto, non ci si può decentemente pubblicizzare. Da questo deriva che non solo il mercato pubblicitario romano si è autodistrutto, ma che sta distruggendo anche il tessuto produttivo cittadino perché nessun imprenditore sopra una certa dimensione e sano di mente investe in una città dove non esistono possibilità di pubblicizzarsi decentemente. Molti imprenditori – sentiti con le nostre orecchie – ripetono che “l’unica maniera decente per farsi vedere sono le affissioni sotto la metro”. Ma questo non può essere sufficiente, specie in una città dove (purtroppo) troppa gente si muove in superficie e in macchina. Occorre anche una cartellonistica di qualità come c’è in tutte le capitali del mondo. Ci sono le pensiline dell’Atac, ma è poca cosa davvero rispetto alle potenzialità di questa città, ai suoi abitanti, ai suoi city users, ai suoi turisti.

Ditte: siamo un’associazione che ha il più alto numero di ditte aderenti in Italia
Lo diceva come una cosa positiva e di merito, non si rende conto – poverino – che è proprio quello il problema. Ovvero la quantità di soggetti in un settore che è un monopolio naturale.

Ditte: “caro presidente, abbiamo sentito la sua introduzione e…”
Tristissimo passaggio. Anche se non ripresa dallo streaming a quando pare ci sarebbe stata una introduzione del presidente Orlando Corsetti e a quanto pare avrebbe affermato di aver convocato le ditte non avendo ancora chiaro il quid del problema. Ma come, Presidente, qualche settimana siamo stati quasi due ore a spiegarglielo con la più totale chiarezza (guardatevi il video qui) e ancora il quadro non è chiaro? Come è possibile? Cosa non è chiaro? E se non è chiaro se lo vuole far chiarire da questi signori qui? Davvero?

Ditte: la banca dati è una cosa buona
Una autentica sciagura, ma uno dei rappresentanti delle ditte storiche la considera una cosa buona. Ovvio e lineare: per loro è stato il toccasana. La delibera 37 nel 2009 ha permesso a cani, ma soprattutto a porci di installare decine e decine di migliaia di impianti. Il meccanismo lo sapete, ma lo spieghiamo nel video della scorsa audizione in Commissione.

Ditte: diamo al Comune un quarto o un terzo del nostro fatturato
Avete capito? Fare i cartellonari a Roma è una remissione. Ti tocca dare un terzo dei tuoi incassi al Comune. Cioè praticamente tutto questo comparto, che dà al Comune circa 20 milioni all'anno, fattura, per deduzione, 60 milioni in tutto. 400 società (ma diciamo anche 100) che fatturano complessivamente 60 milioni. Dunque una media di 600mila euro l'una all'anno. Manco un bar...

Ditte: non è vero che il settore può rendere di più al Comune
Ehehehhe. Paura eh dei dati che citiamo ormai da mesi? Ebbene sì: il settore a Roma dà 18 milioni al Comune ma potrebbe darne 60 o 80. Più tutto il resto in termini di servizi (bike-sharing, arredo urbano…). Ma per dirimere la questione cosa c’è di meglio di pubblicare regolari bandi europei: il Comune mette a disposizione questa sua risorsa, chi offre di più al Comune la sfrutta. E vincono tutti, in primis le casse del Comune. Non resta che aspettare il 31.12.2014. Dopodiché, azzerando tutto, si ricomincia da capo. Cosa aspetta Marta Leonori a mandare una bella raccomandata a tutte le 450 ditte spiegandogli che a quella data non vi sarà rinnovo quinquennale? Il suo schieramento è stato votato esattamente per questo e non crediamo che ne Ignazio Marino ne tantomeno Marta Leonori voglia contravvenire al patto elettorale.

Ditte: l’abusivismo non è un problema
L’unica cosa giusta che dicono le ditte: non esiste abusivismo perché di fatto la delibera 37 ha condonato tutto. In barba al Codice della Strada, al Codice Urbani e a mille altre normative, secondo il Comune di Roma, come se fosse una città stato che non risponde alle leggi italiane, tutto è non-abusivo. Anche in odio allo stesso Regolamento del Comune. Comunque è vero: l’abusivismo non è un problema, il problema è la conformazione del mercato: oggi affollato da 400 soggetti autorizzati a installare impianti contro i 4 o 5 di qualsiasi città occidentale. Uno scenario, attenzione, unico al mondo.

Ditte: apprezziamo il discorso di Corsetti, ma ci arrivano voci in senso opposto. Ad esempio l’assessore…
Ecco, speriamo che l’assessore Leonori abbia idee in senso nettamente opposto rispetto a Orlando Corsetti perché altrimenti qui davvero le barricate le faranno i cittadini. Ma davvero.

Ditte: la giurisprudenza è contraria ai bandi
Non sarebbe il caso di citarla, questa giurisprudenza? La verità è al contrario: è pieno di giurisprudenza favorevole ai bandi e pieno di esperienze (Parma, Napoli, Mestre) di qualità ottenute grazie ai bandi. Di certo i bandi non sono obbligatori, ma sono decisamente caldeggiati dalla magistratura come è ovvio che sia perché rappresentano un passaggio di chiarezza, meritocrazia e garanzia per tutti.

Ditte: 450 aziende a Roma? Nooo, 90/100 aziende “soltanto”
"Non è vero quello che si dice in giro che siamo 400, siamo 90 o 100 al massimo". Non si riescono a trattenere le risate. Questi signori dichiarano di essere in 100 e allo stesso tempo dichiarano di essere loro stessi, senza nessuna riforma del settore, a doversi autoriformare. 100 persone dovrebbero mettersi al tavolino e fare dei protocolli per ognuno dei cartelli di Roma. Uno scenario demenziale, come demenziali e in cattiva fede si dimostrano i ragionamenti di chi crede che il Comune possa interloquire con questa pletora informe, che ha generato una situazione che è additata in tutto il mondo. Un caso unico a livello globale che qualcuno vuole perpetrare per altri trent'anni.

Ditte: avendo un mercato fuori controllo con 90/100 soggetti l’amministrazione è più garantita
Questa è veramente geniale e dimostra il livello di canna del gas a cui sono oggi ridotte le ditte pur di cercare di convincere i nostri poveri malcapitati politici. Cioè è meglio tenere un mercato in condizioni ingestibili, con 100 ditte che fanno protocolli di intesa tra loro (rendiamoci conto, il Comune che demanda ai privati il proprio ruolo di controllo e coordinamento, una roba di una gravità profondissima) perché almeno il Comune ha 100 fonti e se qualcuna smette di pagà (come sta facendo), almeno ci sono le altre. Ma allora tutte le altre città occidentali sono completamente dissennate, si sono tutte messe nelle mani di pochi soggetti, si sono tutte rese ricattabili. Chissà perché Parigi, dove tanti anni fa c’era la stessa situazione di Roma quanto a caos, ha deciso di affidarsi a praticamente una sola società: al Comune di Parigi hanno ottenuto soldi, servizi, un bike-sharing famoso in tutto il mondo, mappe, toilette, un decoro urbano invidiabile, un design da premio. Che città dissennata, vuoi mettere la situazione di Roma. Qui si che il Comune è molto “più garantito”. Sì, garantito di allevarsi in seno una serpe di degrado e illegalità.

Ditte: “poi i bandi vanno a finire come quelli di Atac per la pubblicità”
Incredibile, l’unica cosa buona fatta a Roma negli ultimi anni (assieme al bando per le pensiline: ricordiamo, belle e moderne e pagate dalla ditta pubblicitaria – ovviamente una temibile multinazionale americana – e da essa manutenute) è additata da questi signori come un difetto. Dal loro punto di vista è ovvio. Avrebbero voluto che le stazioni fossero come la superficie. Ognuna con decine di impianti, tutti diversi, orribili, cadenti, venduti a tre lire, cor pizzicarolo, il compro oro, il lavasciuga a promuoversi sopra.
Ma poi se la giurisprudenza è contraria alle gare dove un solo soggetto, seppur temporaneamente, in via esclusiva vince, come ha fatto l’Atac a fare la sua gara? E’ andata contro la legge? Dove erano lì i ricorsi? Dove era il contenzioso? Citando l’Atac il rappresentante delle ditte si dà la più clamorosa zappa sui piedi perché quello che bisogna fare, seppur dividendo per lotti per non generare un monopolio troppo profondo, è replicare l’esperienza di Atac (sia per le stazioni, che per i bus, che per le pensiline) e estenderla a tutta la città. Grazie a quella esperienza in città lavorano e danno opportunità agli imprenditori due tra le migliori aziende internazionali di advertising outdoor: l’americana Clear Channel e la francese JcDecaux, ovvero le aziende che si spartiscono il mercato mondiale di questo settore con l’unica vergognosa e camorrista eccezione di Roma. Due società i cui dipendenti (80 quelli di Decaux, tantissimi anche quelli di CC) sommati superano per numero i dipendenti di tutte le altre centinaia di ditte messe insieme. Che sia chiaro una volta per tutte: alle ditte romane queste società internazionali fanno paura perché sono società serie. Questo è l’unico motivo.

Ditte: “una città dignitosa”
"Vogliamo una città che sia almeno dignitosa". No, cari cartellonari, noi vogliamo una città all'altezza di tutte le altre capitali europee. Non semplicemente “dignitosa” e comunque voi non siete neppure lontanamente nelle condizioni di darci alcuna dignità. Anche se, per assurdo e per paradosso, lo voleste davvero fare, non sarebbe possibile perché 90 operatori in un mercato che è un monopolio naturale non possono produrre risultati di qualità, di decenza, di dignità.

Ditte: Giuseppe Scavuzzo? Sicuramente omonimia.
L’audio molto disturbato ci ha fatto intendere più volte un nome simile al seguente: Giuseppe Scavuzzo. Un signore che in passato ha avuto molto a che fare con il mondo romano delle ditte pubblicitarie. Siamo certi di aver sentito male, o, nel caso avessimo ben inteso, siamo certi che si tratti di una omonimia. Ci sembrerebbe davvero strano, infatti, che dopo quello che successe anni fa e che è riassunto in questo nostro post, il Comune possa considerare questi interlocutori. Si tratterà, ripetiamo, senz’altro di un bizzarro caso di omonimia.

Ditte: combatteremo con ogni mezzo contro gli appalti
Peccato che non avete alcun mezzo in mano per combattere. Il comune può (e deve) fare i bandi e nessuno potrà impedirglielo. Sarebbe gravissimo che l'amministrazione non cogliesse la scadenza del 31.12.2014, sarebbe un insulto alla volontà popolare e democratica e significherebbe la fine politica dei rappresentanti politici che si dovessero rendere complici di questo scempio. Già i blog antidegrado hanno contribuito - non poco - alla débacle elettorale di Alemanno, se Marino non attuerà politica totalmente opposte a quello, farà la medesima fine.

Ditte: proposte di arredo urbano sui cartelli già esistenti a costo zero per la pubblica amministrazione
Sono tornate queste proposte oscene. A partire dal bike-sharing. Ma per fortuna, dopo un primo sbandamento, abbiamo notizie ottime su Improta: ci era cascato all'inizio, ma ora ha capito. Tutto.

Ditte: grossi clienti non fanno pubblicità su Roma
Ah che bella scoperta. Ma di più: delle grosse aziende non vengono ad aprire, ad inaugurare, ad investire a Roma perché tanto è una città dove ti puoi promuovere. Questo, visto che vi piace parlare tanto di posti di lavoro, quanti posti di lavoro ci costa? Roma è lo zimbello europeo della pubblicità esterna.

Ditte: gli unici interventi degni di nota
Solo IgpDecaux e Apa hanno effettuato degli interventi decenti. IgpDecaux rappresenta una delle ditte più importanti a livello globale, l’intervento della rappresentante è stato corretto e di alto livello, ma ci aspettiamo da questa società ancora di più. Magari una campagna di comunicazione – loro ne hanno le forze e hanno interesse a farla – per capire quale losco gioco vi sia dietro questo autentico scandalo che indigna l’Europa. Se non lo fanno aziende importanti come Decaux chi lo deve fare? Apa ci ha sorpreso positivamente con un intervento posato seppur contrario ai bandi pubblici per l’assegnazione degli impianti: peccato che questi siano l’unica strada per cambiare Roma e metterla a livello di tutte le città occidentali (di cui il rappresentante di Apa parla) con le quali ha il dovere di confrontarsi.

Ditte: “la vera anomalia romana è l’abusivismo”
Ci spiace che il rappresentante dell’associazione nazionale (dunque ditte che dovrebbero essere serie) la pensi in questo modo. A Roma il problema non è l’abusivismo (ovvio che lo sia), non è questa la vera anomalia. L’anomalia è la presenza di 100, come abbiamo appreso, operatori che installano e gestiscono impianti in un settore che tipicamente, in tutto il mondo, è gestito da due, tre o quattro operatori. Da questa configurazione deriva tutto il resto. Non se ne esce.

Ditte: la gara non è un meccanismo economico normale, ma il gioco della torre
Falso. La gara è il meccanismo con il quale tutte le città europee hanno assegnato concessioni tipo queste. Non è obbligatoria, ovvio, ma è anzi assai caldeggiata dalla giurisprudenza vigente. Ma non vogliamo neppure parlare di questo: è assolutamente ovvio che il Comune dovrà comportarsi finalmente come il Comune di una città civile e europea, non vogliamo avere dubbi a riguardo.

Ditte: spacconate sul bike-sharing
"Ci dite che non siamo solidi finanziariamente per fare il bike-sharing? Ma noi coi soldi che abbiamo e con le fidejussioni UniCredit che possiamo garantire di bike-sharing ve ne facciamo due". Beh curioso, prima dicevate che neppure ce la facevate a pagare il CIP (canone iniziative pubblicitarie) tanta è la crisi e ora invece avete denari per il bike-sharing, per l'arredo urbano e anche per le mense della Caritas? Curiosissimo. Un rappresentante delle ditte sostiene che sono ridotti a dare il 30% del loro incasso al Comune, che il settore frutta all’amministrazione 18 milioni l’anno e che non potrebbe fruttare una lira di più e dopo pochi minuti un altro rappresentante si mette a fare lo spaccone dicendo che lui di bike-sharing ne può pagare due, che può rifare l’arredo urbano, che può addirittura pagare le mense per i poveri. Ma perché non fate un piccolo briefing prima di presentarvi in contesti pubblici che poi ci costringete a mettervi in ridicolo ancor più di quanto ridicoli già siete?  Ma non vi basta aver distrutto la città, aver ucciso un sacco di gente, aver reso Roma un posto da cui scappare? Volete pure pigliarci per i fondelli?

Imma Battaglia: purtroppo questa è la classe dirigente che questa città si merita
Intervento imbarazzante della consigliera di Sel. Davvero imbarazzante. E poi, quando riprende la parola, non manca di dare anche lei una piccola mazzata ai bandi, che sono l'unica possibile soluzione per cambiare Roma. Non si capisce perché Sel continui, ogni tanto, a presentarsi laddove servirebbe sale in zucca, con personaggi folkloristici. Speriamo che Imma Battaglia - e siamo disposti a spiegarle tutto per filo e per segno - prenda sul serio questa enorme battaglia di civiltà e la smetta di parlare del cartellone sotto casa sua (nella fattispecie si tratta di un progetto artistico con mecenate privato gestito da alcune associazioni di writers sotto l'egida dell'ottavo municipio, pensate un po' voi...).

Gianni Alemanno: ancora sul controllo
Vi ricordate? Chi parla di controlli è colui che vuole mantenere la situazione attuale. Alemanno fa parte, con alcune ditte, di un fronte che vuole far finta di cambiare ("piano regolare in quindici giorni") per poter non cambiare nulla. Una cosa così deprimente che appare smascherabile anche da un bambino. E anche qui non si è smentito parlando di controlli. Ma in una città pulita nella quale le concessioni sono affidate in maniera sana non serve alcun controllo di sorta. Serve forse un controllo per accertarsi che tutti i bus sulla linea 64 siano di Atac e che non ve ne sia qualcuno di qualche altra ditta camuffato da bus Atac? Ecco, è la stessa cosa.

Athos De Luca: il danno ad Atac
Bene il consigliere quanto sottolinea che il caos delle affissioni ha fatto addirittura perdere valore alle pubblicità di Atac (bus, metropolitane, paline e pensiline) che quindi portano meno soldi ad Atac stessa creando un danno pubblico per il solo interesse privato dei cartellonari.

Athos De Luca: dovunque massimo circa 4/5 aziende
Bene il consigliere Athos De Luca quando sottolinea che in tutto il mondo il settore è gestito da massimo 4-5 aziende e che non si capisce perché a Roma si debba lasciare in mano il comparto a 100 soggetti. Solo questa proporzione dovrebbe consentirci di smetterla di parlare e di aspettare solo che il Comune prepari delle raccomandate 


Athos De Luca: unica strada è azzerare la situazione e fare i bandi
Non c'è altro da dire. Si tratta dell'unica strada per sistemare la situazione, non ci sono alternative, ogni alternativa è un pateracchio vergognoso che serve solo a perpetuare la situazione attuale.

Franco Marino: impressionante intervento su ditte e lavoratori
Semplicemente inquietante l'intervento del Consigliere Franco Marino. Un signore eletto, attenzione, nella lista civica di Ignazio Marino. "Fate tutto, ma non toccate le ditte romane e i lavoratori". Ovviamente guadagnandosi gli applausi di molti cartellonari in sala. Come si fa? E' come andare a fare una riunione antimafia a Reggio Calabria e dire agli inquirenti "fate tutto, ma non toccate le ditte calabresi". Ma Marino (Franco) non lo sa che questo settore è per lo più una 'mafia' e che questa cosa è stata affermata addirittura da Gianni Alemanno in persona?
Quanto ai posti di lavoro di lavoro (altra arma spuntatissima della propaganda anti-bandi), si tratta davvero di una polemica inutile. Totalmente inutile. Prima domanda: quanti posti di lavoro hanno le ditte cartellonare? Ci piacerebbe davvero sapere il dato.

Orlando Corsetti: non siamo tutti d'accordo nemmeno un po'
Nonostante siano emerse divisione totalmente insanabili, forse in ossequio alla moda democristiana tanto oggi in voga negli anni del Letta-Alfano, sostiene ancora "beh, ma in fondo siamo tutti d'accordo". Siamo certi che non gli difetti il comprendonio, semplicemente finge di non capire che ci sono due strade radicalmente diverse, altro che siamo tutti d'accordo. C'è un fronte, che è quello di Alemanno, di Bordoni e di molte ditte romane che vuole attuare finti provvedimenti (approvare il prip in fretta e furia, con tutti gli errori che ha, è un perfetto viatico per imbalsamare la situazione allo status quo per altri cento anni), c'è invece un altro fronte che vuole portare la città ad una situazione di normalità europea, ovviamente attraverso l'unica strada possibile che è quella dei bandi pubblici. Fronte, quest’ultimo, ben rappresentato da Athos De Luca. Corsetti insomma, conferma ancora di volersi mettere d'accordo, in un modo o nell’altro, con questi personaggi. Sulla sua posizione ci tocca dunque a malincuore ribadire quanto detto qui poiché pare che su di lui stanno avendo più effetto le patetiche e demenziali pressioni delle ditte piuttosto che i ragionamenti di civiltà. Purtroppo il Presidente della Commissione Commercio appare non aver appreso granché dalla scorsa giornata di audizione in Commissione. Davvero un peccato e una cosa incomprensibile. Per quanto possano essere forti le pressioni delle ditte, cosa guadagna l'ex presidente del Primo Municipio a comportarsi così? Questa sua posizione lo porterà, alla fine del suo mandato, a ritrovarsi in una città dove nulla sarà cambiato rispetto ad oggi. Niente cartelli in meno, ancora incidenti e morti, ancora tanti soldi perduti per il Comune che oggi incassa 20 milioni da un settore che ne potrebbe generare il quadruplo. Tutti questi “risultati” costeranno care alla sua carriera politica che invece potrebbe splendere in caso di soluzione di qualità al problema cartelloni. Insomma, visto che se continuerà ad opporsi ai bandi Orlando Corsetti andrà incontro ad una débacle di consensi in puro Alemanno-style (se non altro perché comitati, cittadini e blogger non perdoneranno, e lì i voti da perdere sono migliaia), che senso ha questa scelta? Noi siamo disposti a portarlo in trionfo, ma prima deve rendersi conto che gli interlocutori ai quali in questo momento sta dando credibilità e ascolto, non meritano ne credibilità e ne ascolto. Meritano piuttosto l’attenzione di qualcuno a Piazzale Clodio.
Ad ogni modo sarà nostro compito e nostro impegno cercare di risalire a livello di PD Regionale e Nazionale. Non è possibile infatti che un rappresentante politico spieghi dove sta il problema in maniera lucida e incontrovertibile (Athos De Luca) e un altro rappresentante, sempre del medesimo partito, continui a cercare di mediare con istanze irricevibili e fuori legge (come l’Arch. Bosi ha spiegato qui). Quale è la posizione del Partito Democratico? Vuole risolvere questa situazione o non la vuole risolvere? Davvero il PD Nazionale, laziale e romano sono, come Orlando Corsetti, sulle posizioni di Gianni Alemanno? Le larghe intese per salvare il posteriore a chi ha devastato Roma per anni no eh: l’unica strada per cambiare la città sono i bandi, come è stato fatto in tutto il mondo, cosa vuole fare il PD?

Enrico Stefàno: ottima nota su numero di ditte
Ottimo intervento del consigliere pentastellato che rappresenta: "se qui siete in cinque o sei e già c'è un caos pazzesco, cosa succederà quando dovremmo accordarci con 90 o 100 ditte?". Rispondiamo noi, Stefàno, succederà quello che questi signori cercano: rendere stabile e immutabile questa situazione, una situazione unica al mondo. Unica anche perché chi l'ha determinata non vuole mollare anche di fronte alla più plateale evidenza dei fatti.

Gianni Alemanno: siamo attenti a non consegnare Roma alle multinazionali
L'intervento di Stefàno, che evidentemente è apparso troppo ficcante, è stato interrotto da una gracchiante voce in pugliese: "stiamo attenti a non consegnare Roma alle multinazionali". Ridicolo, patetico. Ma quali multinazionali. Ma in quale città il settore delle affissioni è gestita da una pletora informe di ditte, alcune paracriminali, alcune intestate a prestanome, a barboni senza tetto, a badanti russe. In quale città al mondo Alemanno? Chi gestisce le affissioni a Madrid, a New York, a Londra, a Berlino, a Vienna, a Parigi? Sempre e solo grandi società strutturate, che pagano le tasse, che assumono regolarmente i dipendenti, che versano i contributi all'amministrazione, che contrastano l'abusivismo in automatico senza l'impegno del Comune, che danno piattaforme credibili ai grandi inserzionisti. Esattamente il mondo dove un personaggio come Alemanno si trova poco a suo agio.
Ma non a caso questo individuo è stato sonoramente bocciato dalle urne. Sarebbe gravissimo, ma purtroppo è quello che Orlando Corsetti sta facendo, che si decidesse di attestarsi sulle posizioni di un sindaco che è stato mandato a casa a calci nel sedere proprio perché le sue idee e la sua impostazione sono risultate dannose e deleterie per la città. Occorre sempre fare il contrario di quello che Alemanno afferma, perché portatore di interessi che sono in danno e in odio a Roma.

Michela De Biase: bell'intervento lucido e duro
Michela De Biase, giustamente incavolata (finalmente) con la precedente amministrazione e con l'abusivismo imperante (durante il dibattimento si era anche affermato robe tipo: l'abusivismo non esiste e amenità simili) mette una tessera buona al mosaico di un dibattito a tratti deprimente: come si fa ad essere contro i bandi quando neppure si sa cosa c'è scritto dentro? Ci vuole proprio una cattiva fede spropositata eh! Come dice la De Biase nei bandi si può scrivere quello che si vuole, anche trovare delle maniere per tutelare le ditte storiche e sicuramente mille modi per salvare l'occupazione. Esempio: tutti i dipendenti delle ditte romane in essere al 1 gennaio 2013 dovranno essere assunti dai nuovi concessionari vincitori del bando. Tac. E risolto lo spauracchio, anche questo ridicolamente propagandistico, del "problema occupazione". Che come tutti gli altri problemi rappresentati dal Fronte-Alemanno e dal Fronte-Ditte, non esiste, non sta in piedi, non ha ragion d'essere.

Davide Bordoni: lui non si fa riprendere
Non è stato possibile commentare le dichiarazioni di Bordoni (il consigliere si è fatto tutte le audizioni a tema cartellonaro salvo questa, che potete vedere in questo video, che vedeva ospiti le associazioni, i blog, i comitati. In quel caso fu visto aggirarsi per gli uffici dell’assessorato, ma non si palesò. Chissà perché) perché l’ostiense ha chiesto a Enrico Stefàno che riprendeva – e che non finiremo mai di ringraziare per questo servizio di trasparenza che sta dando alla città dandoci modo di ‘controdedurre’ più duramente possibile alle follie emerse – di chiudere la telecamera. Questi personaggi dopo aver seviziato e violentato la città per anni si permettono anche il lusso di comportarsi da spacconi e prepotenti umiliando chi cerca di portare in Comune un minimo di prepotenza avvicinando l’amministrazione ai cittadini. Una vergogna sempre più assoluta, ma non per lui, per chi lo vota: Il Consiglio Comunale non è come il Parlamento, pieno di nominati, è generato in base al voto di tutti noi. Se questi personaggi ci rappresentano è colpa nostra. Solo nostra.

9 commenti:

  1. Come ho già commentato sul blog Bastacartelloni, L'italia è un paese che sta collassando per deficit di legalità, paradossalmente queste ditte volendo continuare a perpetrare una situazione di illegalità diffusa non fanno altro che darsi la zappa sui piedi, ci vorrà più tempo, ma il declino è lento ed inesorabile. Lo ripeto: basterà aspettare

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  2. Tre cose:
    La correzione di un'inesattezza: il Comune ricava, al lordo delle spese, circa 19 milioni da tutto il settore affissioni; ma se leggete bene il bilancio vedrete che, al netto delle spese (personale, rimozioni, ecc. ecc.) il ricavo netto per il Comune non arriva a 7 milioni di euro.
    Un commento: non vi fidate di Corsetti. Sia lui che Franco Marino fanno parte delle bande in cui il PD romano è diviso da tempo, bande affamate di potere e soldi, e per le quali l'interesse pubblico è uno spiacevole imprevisto. Non aspettate che sia troppo tardi ed iniziate a colpirli sul versante informazione.
    Un consiglio: la situazione del settore delle affissioni a Roma meriterebbe un esposto alla Corte dei Conti. Dite che non serve a nulla? Invece no: in questo momento nel quale il bilancio del Comune di Roma dovrà passare per il controllo governativo, il quale governo chiede "in automatico" la verifica alla Corte dei Conti, un'azione di denuncia presso la Corte dei Conti potrebbe pesare parecchio sul tavolo dello stesso Sindaco

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  3. Comitato Cartellopoli7 ottobre 2013 12:47

    Ottimo consiglio. Valutiamo, assieme a tutte le altre associazioni, un esposto alla Corte.

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  4. ANALISI SEMPLICEMENTE PERFETTA.

    Mc Daemon

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  5. interessanti le rivelazioni su Corsetti e Marino, guarda caso sono quelli più inclini al "dialogo" con le ditte. Sul PD romano che dire, dopo i 5 anni disastrosi della destra con MArino si giocano tutto, saranno così scemi da non risolvere i problemi che i romani li hanno chiamati a risolvere? molto probabile, ma a quel punto, se non ci siamo bevuti tutti il cervello, si apriranno le praterie x i 5 stelle

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  6. Nei commenti minuto per minuto si citano ripetutamente e si osannano i “bandi” come toccasana di tutti i problemi, anche per passare dalla miriade di ditte di oggi alle poche di domani: voglio augurarmi che sia una dimenticanza o addirittura un lapsus freudiano di Tonelli il non aver posposto il “bando” ai necessari ed ineludibili PRIP prima e Piani di Localizzazione poi, che porteranno a stabilire la posizione esatta sul territorio e le forme e dimensioni di tutti gli impianti pubblicitari che dovranno essere installati in modo fisso e duraturo a Roma, affidandone la relativa gestione ogni volta per un decennio proprio attraverso appositi “bandi”.
    Sfatiamo ad ogni modo una volta per tutte l’equivoco in cui mi sembra che incorrano purtroppo anche diversi membri della Commissione Commercio che senza l’imprenscindibile legame a PRIP e Piani di Localizzazione non si capisce più che cosa si metta esattamente a bando: in tal caso si mettono per caso a bando tutti gli impianti pubblicitari già installati a Roma senza nessuna pianificazione a monte che stabilisca delle regole e dei vincoli obbligatori da rispettare ? E per far vincere le ditte di quali e quanti impianti?
    Va capito una volta per tutte che da un lato occorre la pianificazione di PRIP e Piani di Localizzazione fatta come se su Roma non esista nemmeno un impianto e che dall’latro lato sarà poi questa pianificazione a stabilire le “misure di salvaguardia” relative agli impianti effettivamente esistenti a Roma, che stabiliscano quali e quanti possono rimanere sul territorio finché non si entrerà definitivamente a regime, vale a dire con l’espletamento dei bandi che faranno azzerare tutte le autorizzazioni fin qui rilasciate e rimuovere conseguentemente tutti gli impianti attualmente esistenti, compresi quelli della delle ditte che hanno vinto i "bandi", per sostituirli soltanto con quelli che verranno autorizzati ex novo ed installati nelle posizioni precise individuate dai Pani di Localizzazione.
    In questo modo si passerà con continuità, senza alcuna interruzione e conseguente perdita di tipo economico, dalla sostituzione degli impianti di oggi salvati temporaneamente dal PRIP ai nuovi impianti di domani.
    A questo riguardo non appare praticabile la proposta di Athos De Luca di azzerare tutte le autorizzazioni fino a che non si entra a regime, per il danno economico che si verrebbe a determinare senza soluzione di continuità tra la fase temporanea delle “misure di salvaguardia” e quella finale della entrata a regime di tutti i Piani di Localizzazione proprio con i relativi bandi: l’interruzione di tempo tra queste due fasi farebbe tra l’altro perdere al Comune le entrate delle locazioni dei propri impianti SPQR.

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  7. Comitato Cartellopoli7 ottobre 2013 18:24

    I piani di localizzazione sono dati qui per scontati, certo.

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  8. Altro che corte dei conti, come ho già detto in privato a Tonelli, bisogna innescare una procedura di infrazione in sede UE, dimostrando come il mercato dell'outdoor a roma sia fuori controllo, crei solo degrado e mancati incassi per l'amministrazione, la corte dei conti, scusa, ma je fa un baffo
    Marco1963

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  9. sul sito della C.d.C. www.corteconti.it si possono reperire tutte le informazioni circa i poteri e le attività della stessa: non si può dire siano di poco conto.
    La procedura d'infrazione in sede UE è pure possibile (basta una semplice mail) ma bisogna indicare quali trattati, regolamenti o leggi comunitarie sono state violate ed i procedimenti sono lunghi.
    Comunque già una messa in mora (è il primo atto del procedimento, ma arriva dopo mesi se non anni) potrebbe fare pressione sull'amministrazione.

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