mercoledì 23 ottobre 2013

Si continua a parlare di cartelloni in Commissione Commercio. Passi avanti e passi indietro. Ma la Leonori, come abbiamo visto ieri, ha già detto tutto‏

Parte 1

Parte 2

Parte 3

Ulteriore seduta della Commissione Commercio sul tema dei cartelloni a Roma con la presentazione del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari.. Non siamo ancora riusciti a convincere tutti i rappresentanti istituzionali della bontà delle nostre ragioni (che consistono semplicemente di copiare le modalità che hanno portato tutte le altre città italiane e estere a risolvere questo problema), ma per lo meno abbiamo fatto in modo che le istituzioni considerassero la partita come importante, infatti mai come in queste settimane e in questi mesi si è parlato della faccenta. Ad Orlando Corsetti, che più sotto saremo costretti a criticare aspramente per la sua incomprensibile posizione a difesa dei lasciti alemanniani e di un gruppetto di presunte ditte oneste, va dunque il merito di portare avanti i lavori con ritmo sostenuto. È partito infatti il processo di partecipazione (40 giorni) a partire dalla presentazione del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari. 40 giorni durante i quali “la politica” (come la chiama Orlando Corsetti sebbene qui si tratti solo di decisioni tecniche e di buon senso) dovrà anche decidere se tenersi da conto, come lui spera, la criminale delibera 116 lasciata in eredità da Alemanno e dai suoi, o se abrogarla. Nota importante: è stato presentato a quanto pare, ma su questo rimandiamo ad approfondimenti, un  un Prip aggiornato e corretto senza che nessuno fosse stato avvisato di questo. Non si tratta, insomma, della versione già presentata alcuni anni fa e poi tenuta a macerare nel cassetto dalla precedente Assemblea Capitolina, bensì di una versione modificata. Il tutto – come sentirete nel video – con sommo scuorno, giustamente, dell'Arch. Rodolfo Bosi che sulla versione originale, assieme all'Associazione Basta Cartelloni, aveva proposto tutta una serie di emendamenti. Vediamo, come al solito, qualche spunto emerso dagli interventi e dai commenti subito successivi alla presentazione del Prip da parte di AequaRoma.


Gemma Azuni - le pubblicità che ledono la dignità della donna
Purtroppo si perde una buona occasione per tacere e per dimostrare l'inutilità o peggio la dannosità di certa sinistra. Siamo sulla nave che affonda e qualcuno invece di pensare a salvare la pelle propria e dei compagni di sventura fa domande sulla qualità del legno della scialuppa e si scervella per capire se si tratti di ciliegio o di rovere. E, se di rovere, se sia stato utilizzato dopo gli opportunit rattamenti. Macifacciailpiacerecifaccia. A Roma, in questo momento, il problema non è il contenuto dei cartelloni, il problema sono i cartelloni stessi e il grumo di criminalità, evasione, illegalità, pericolo che c'è dietro.

Un commerciante - che vuole “mettersi in gioco in prima persona, risparmiando”
Un intervento telefonato, in tutta evidenza. Mille sono le volte in cui il signore ripete, facendo terrorismo psicologico, la frase “multinazionali” (non sa che in questo momento, a Roma, in un settore sovrainteso dalle mafie, qualsiasi cosa è meglio delle ditte in essere, anche la più feroce delle multinazionali tentacolari). Ma la cosa più assurda è il contenuto dell'intervento. Si sostiene che ora ci sono “grandi interessi” e ci sono delle “grandi lobby che stanno cercando di accaparrarsi il mercato della pubblicità”. Ora, capito? Fino a ieri le grandi lobby erano distanti. La Camorra che sta in questo settore per lo meno dagli anni Novanta non c'era. Le lobby arrivano adesso. Che strano.
Ma la cosa più incredibile è che questo signore chiede che ogni imprenditore possa mettere il proprio cartellone fuori dal negozio. Una possibilità che l'attuale regolamento dà e che ovviamente va eliminata perché semplicemente assurda. Come se ogni negoziante, invece di pagare la nuova Service Tax, decidesse di tenersi quei soldi e pensare lui, per se stesso, ai propri servizi. Pensasse all'illuminazione pubblica di fronte alla propria bottega (così non guadagna Acea che è una multinazionale francese di fatto), pensasse al marciapiede e all'asfalto davanti al negozio (così chiamo le ditte asfaltatrici qui vicine e faccio lavorare il territorio) e così via. Una autentica follia che non ha riscontro da nessuna parte del mondo se non nella Repubblica dell'Assurdistan. La chicca è: “io i miei cartelloni me li sono fatti fare dal fabbro vicino, la multinazionale chissà dove se li fa realizzare questi cartelloni”. Ci viene in mente Clear Channel, pericolosa multinazionale americana che ha i suoi capannoni, con decine di dipendenti regolari, subito fuori Roma. Ma vuoi mettere che ogni esercente si faccia confezionare i propri cartelloni, magari si risparmia pure. Un po' come dire: non mi allaccio alla rete elettrica, mi metto il mio bravo gruppo elettrogeno sul marciapiede, intossico tutti, da qualche parte il kerosene lo trovo, e l'elettricità me la faccio così. E risparmio.

Rodolfo Bosi - il 31.12.2014
Sorpreso dal ritrovarsi un Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari modificato di soppiatto, Bosi correttamente ribadisce la fine di ogni gioco il 31.12.2014. Alcune ditte, infatti, puntano alla strategia dilatoria. Della serie: buttiamola in caciara così si arriva alla fine dell'anno prossimo con un nulla di fatto. Già, ma comunque vada (comunque vada!), alla fine dell'anno prossimo loro non potranno continuare ad operare. Le loro autorizzazioni non sono prorogabili. Dovrebbero mettersi l'animo in pace fin da ora e, se sono bravi imprenditori come dicono, organizzarsi di conseguenza.

Orlando Corsetti - bando e 116
“Sul bando di gara c'è una accettazione trasversale”, dice il presidente della Commissione Commercio che pare aver subito la impeccabile (impeccabile!) intervista di Marta Leonori a Repubblica arrivata come una bomba all'idrogeno il giorno stesso della riunione. “Si deve ripartire da zero”, afferma correttamente il presidente. Che però, come ormai ci ha abituato, aggiunta una postilla assolutamente avvelenata: “non si riparte da zero, tuttavia, quando parliamo di chi tramite il bando potrà avere degli spazi. Visto che abbiamo rapporto più che decennali con aziende che hanno lavorato con l'amministrazione comunale penso che l'amministrazione un ragionamento dovrà farlo”. Si tratta di una affermazione grave, inattuabile, pericolosa. Cioè secondo Corsetti l'amministrazione fa un bando (ma successivamente dirà “bando o non bando”, dimostrando ancora di non aver capito quale è l'unico e il solo modo per trasformare la città) e contemporaneamente dichiara di avere figli e figliastri, alterando la concorrenza. Al contrario visto che si deve, appunto, partire da zero, a quel punto tutti sono uguali, tutti partono dallo stesso punto e vince il migliore, o i migliori. Le ditte che hanno lavorato con l'amministrazione non hanno fatto niente di speciale: hanno pagato una tassa e a fronte di questo hanno lucrato sul suolo pubblico. Sono stati nelle leggi? Bene, ma non è niente di speciale. Nessuno li ha obbligati. Il bando era previsto fin dai primi regolamenti di vent'anni fa ed anche nel regolamento del 2009: nessunissima sorpresa per loro. Nessunissimo diritto acquisito (il “riordino” è una vergogna e invece di vantarsi di averci fatto parte le ditte dovrebbero vergognarsi, visto il motivo criminale per cui il riordino si rese necessario all'epoca), nessunissimo vantaggio rispetto ad altri. Anzi, al contrario: se ci sono delle ditte che per “decenni”, come dice Corsetti, hanno dominato il mercato (generando la situazione che è sotto gli occhi di tutti) proprio per questo è necessario che si lasci il campo agli altri in nome della dovuta alternanza e del contrasto al monopolio che è fondamentale in un settore simile. Orlando Corsetti, dunque, ancora una volta nel tentativo di difendere qualche ditta cade in contraddizione: le ditte, a partire dal 31.12.2014 sono tutte uguali. Vince semplicemente la migliore (o il miglior raggruppamento) rispetto al bando pubblico pubblicato dal Comune.
Ovviamente inopportuna e altrettanto pericolosa la difesa strenua della Delibera 116 da parte di Corsetti. Una autentica vergogna (che probabilmente verrà abrogata dal Tar), una sanatoria che solo i peggiori alemanniani potevano pensare e, ovviamente, solo nell'ultim'ora dell'ultimo giorno di consiliatura. Qualsiasi consiglio degno di questo nome l'avrebbe già abrogata, qui ci si arrampica sugli specchi in maniera anche un filo ridicola pur di difendere l'indifendibile. Questo è il più volgare esempio di consociativismo che ci si para davanti agli occhi. Non si capisce perché, mediante Corsetti, il PD si diverta a regalare voti al Movimento 5 Stelle e all'astensionismo. Che senso ha, infatti, votare per il PD quando i rappresentanti del PD una volta eletti fanno carte false pur di difendere le scelte atroci fatte dal PDL?

Sergio Verrecchia - la pubblicità è una risorsa
Bellissimo intervento di Sergio Verrecchia. Un bravo 'pubblicitario' di Clear Channel, colui che, se non andiamo errati, ha 'inventato' il bike-sharing a Milano. Siamo con lui quando dice che il nuovo Prip rischia di far impiantare troppo poca pubblicità. Siamo con lui quando dice che i vincoli sono eccessivi e vanno emendati e occorre andare in deroga. Siamo con lui quando fa capire che così i bandi andranno deserti (e questo sarà davvero un disastro) o magari lasceranno spazio, di nuovo, alle ditte criminali che promettono tanto perché tanto poi non pagano. Con questo piano cala l'interesse e calano drasticamente le entrate per la città, mette in guardia Verrecchia. E, aggiungiamo noi, si tiene tutta una fetta di popolazione fuori dalla possibilità di ricevere le comunicazioni (commerciali e istituzionali) che gli impianti possono veicolare. Se io, cittadino X, abito in centro storico e mi muovo solo in centro storico, praticamente non incontrerò mai un cartellone, non conoscerò l'apertura di quel negozio, non conoscerò quell'offerta commerciale, non conoscerò quel potenziale affare per me o per la mia famiglia e, cosa ancor più grave, non conoscerò le comunicazioni istituzionali della mia amministrazione quando quest'ultima utilizzerà gli spazi che gli spettano sugli impianti dati in concessione. Su questo siamo probabilmente anche molto distanti dalle altre associazioni, ma riteniamo che si stia andando verso un quadro che diventerà non appetibile per società serie (come ad esempio Clear Channel) e dunque appetibile solo per i soliti banditi. Ovviamente speriamo di sbagliare, ma rileviamo che all'estero, senza montagne di divieti (a Parigi, per dire, gli impianti pubblicitari sono solo in curva e sugli incroci. E questo non ha mai portato alcuna incidentalità...), si raggiunge l'obbiettivo della ricchezza e del decoro, mentre da noi tra regolamenti, Prip e Codice della Strada si genera un ambiente ostile nel quale sguazzano con un certo agio soltanto gli squali...

Randaccio – non è vero che le concessioni scadono il 31.12.2014 e i posti di lavoro 
Non commentiamo quando dice che non è assolutamente vero che le concessioni scadono il 31.12.2014 (questa affermazione semmai è una conferma) e di quando un nostro rappresentate gli chiede: "insomma sono eterne" e sembra non sentire. Sarebbe tempo perso.
Poi la solita trista storia dei posti di lavoro da parte di questo imprenditore proprietario della ditta Sci. Un'altra ditta che ha fatto cose indicibili sfruttando la delibera 37 del 2009. Ma vogliamo pensare a quanti sono i posti di lavoro che la città getta alle ortiche a causa di un quadro dell'offerta di pubblicità esterna da quarto mondo e che sarà da quarto mondo fintanto che cercheremo di mantenere il mercato frammentato tra decine e decine di dittuncole? Quante società non aprono i battenti a Roma perché a Roma non è possibile pubblicizzarsi decentemente? Quanto manifestazioni non fanno tappa qui perché promuoversi è un caos e a parità di spesa non si riesce a comunicare il messaggio essendo inseriti in un contesto di caos comunicativo assurdo? Quante realtà imprenditoriali scappano da Roma dopo aver avuto l'esperienza di aver comprato tot impianti per 14 giorni per poi rendersi conto di essere presenti su meno della metà. Perché sono questi i giochi che molte “ditte romane” fanno. Ed è l'unica città al mondo in cui questo accade. Le ditte romane sono chiamate, in tutto il mondo, nei convegni sulla pubblicità esterna, “los bandidos”. Sembra una barzelletta, ma è la verità. Questa è l'immagine che questi signori danno della nostra città all'estero con conseguenze enormi e clamorose sugli investimenti stranieri da noi. Questo quante migliaia (migliaia!) di posti di lavoro manda a gambe all'aria? Di più o di meno dei dipendenti regolari del signor Randaccio che comunque – basta scrivere il bando come si deve -  potrebbero regolarmente essere assunti dalla ditta vincitrice del bando come avviene in ogni bando che si rispetti?

Michela De Biase – i bandi si scrivono con la condivisione di tutti
Un po' discutibile l'intervento della brava e bella consigliera del Pd. Semplicemente perché in questo settore, dominato per decenni da un racket evidente a tutti, non si possono scrivere bandi che stanno bene a tutti. Evidentemente a qualcuno non staranno bene, ma si deve andare avanti lo stesso. Sarebbe come dire che in Campania la Camorra si combatte, ma con il consenso di tutti: impossibile! Ci saranno delle istituzioni che non saranno d'accordo, ci saranno delle aziende che non saranno d'accordo e anche dei cittadini che non saranno d'accordo. Ci sarà addirittura chi sosterrà che la Camorra non esiste (d'altronde si è sostenuto che l'abusivismo non esiste, nella Cartellopoli romana), ma non per questo bisogna star fermi finché non si ha il consenso condiviso. Anzi...

Enrico Stefàno – abrogazione della 116
Semplice e netto intervento del consigliere pentastellato (al quale dobbiamo la registrazione video) per segnalare – un po' di respiro per i cittadini – la differenza tra il PD e il PDL: il Movimento Cinque Stelle ha presentato una mozione per l'abrogazione della delibera criminale 116 del 2013. Anche perché senza di quella tutto il resto è inutile.

Paglia – abbiamo più diritto perché siamo arrivati prima
Il capo della ditta Apa (una delle ditte che hanno fatto tutto e il contrario di tutto dopo la delibera 37 del 2009, facendo nascere cartelloni in luoghi così allucinanti da averli resi quinta scenica per le manifestazioni di Legambiente) sostiene che visto che “sono vent'anni che stiamo in questo mercato, visto che sono vent'anni che lavoriamo fianco a fianco con ditte criminali ora abbiamo più diritto di altri”. Nessuno nega che Apa sia una ditta seria, ma questo non dà ad Apa nessun diritto in più rispetto ad altre ditte di fronte ad un pubblico incanto, per di più europeo come sarà questo. Se Apa è una ditta in gamba senza dubbio vincerà lei il bando. Se ha paura di non vincerlo si allei con qualcun altro. Ma non ha alcun diritto acquisito di sorta e se è stata onesta fino ad oggi ha semplicemente fatto il suo dovere, niente di più. Essere onesti e in regola è NORMALE, non costituisce un merito. Dovremmo iniziare ad impararlo. In questo contesto, semmai, aver convissuto con il crimine (“oggi i banditi non sono presenti” ha detto uno dei rappresentanti delle ditte – fuori dalla registrazione – durante un battibecco a fine incontro; ammettendo la presenza dei banditi stessi e dunque l'esigenza assoluta per l'amministrazione di ricominciare da zero non potendo certo eliminare una ditta si e una ditta no in base a dei sospetti non oggettivi), aver convissuto con il crimine per anni senza denunziare e senza alzare una mano per far notare quello che stava succedendo è semmai motivo di demerito, non certo medaglietta da appuntarsi al petto da scambiare con chissà quale diritto acquisito. Le “ditte oneste” come si autodefiniscono vogliono “garanzie”? Ma le hanno: i bandi saranno aperti anche a loro che hanno assolutamente la possibilità di vincerle. Inoltre i loro dipendenti (quelli regolari al 1 gennaio 2013, non dopo) potranno essere se lo vorranno riassunti dalle ditte vincitrici se loro perderanno come succede in ogni bando.


Una cosa si è omessa in tutto il dibattito: il guadagno economico del Comune. Qui sembra che il Comune debba tutelare delle ditte, debba trovare il modo (semplicemente impossibile da trovare) per generare due categorie ufficiali di ditte, quella un po' più disoneste e quelle un po' meno disoneste (o magari del tutto oneste, ma che per decenni hanno convissuto senza nulla eccepire con la criminalità). In relatà il Comune in questo settore deve fare altro (oltre ovviamente puntare al decoro ed alla sicurezza stradale); il Comune deve puntare a guadagnare il più possibile. Si fanno dei bandi e si assegnano a chi offre di più e a chi fa il progetto migliore proprio per questo, perché il Comune deve ottenere più soldi della miseria di 18 milioni all'anno (poco più di un milione al mese) che ottiene ora. Diversamente è questione da mettere nelle mani della Corte dei Conti: perché è inaccettabile che si taglino servizi e si aumentino le tasse per tutelare ditte di amici e amici degli amici e per astenersi a tirar fuori il denaro vero da un settore che lo può generare puntando a lasciarlo in tasca degli operatori economici. Così si fa un danno a tutti i cittadini e al pubblico erario. Un danno che, se si configurerà, non mancheremo di denunziare con forza e determinazione in Italia e a livello europeo.

4 commenti:

  1. Dopo aver visto per anni infiniti massacrare Roma in ogni angolo da SCI, APA, ecc....in VIOLAZIONE DI OGNI LEGGE; VINCOLO AMBIENTALE, DEL CODICE DELLA STRADA (leggetevi l'articolo odierno del Corriere della Sera edizione romana sul numero spropositato di morti per incidenti stradali a Roma) queste ditte di certo NON possono essere considerate "serie", sono CAUSA PRINCIPALE DEL DEGRADO DI ROMA, DELL'INSICUREZZA NELLA CIRCOLAZIONE STRADALE, DEL DANNO AL PAESAGGIO E AL PATRIMONIO CULTURALE.

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  2. Che strano, hanno aggiornato il prip di nascosto, e sono anche stato cazziato da Bosi in quanto "malfidato", ahi ahi Bosi, io non sapevo di questa ulteriore circostanza, che purtroppo conferma i miei peggiori timori, con buona pace del malfidato
    Se hanno aggiornato il prip di nascosto, chissà cosa saranno ancora in grado di fare, pur di dilazionare, buttare in caciara, annebbiare, in sostanza affossare
    Speriamo bene, non posso dire altro
    Marco1963

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  3. + multinazionali - mafie locali.
    Potremmo farne uno slogan, si adatta a molti ambiti non solo alla cartellonistica...

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  4. Sig. Marco 1963, pur di continuare a dimostrare che fa bene ad essere malfidato, sospetta di quanto è stato fatto da Aequa Roma secondo lei di nascosto, semplicemente perché non è stato reso ufficiale.
    Non si è minimamente chiesto se questo prosieguo del suo lavoro facesse parte del contratto di appalto di Aequa Roma o le fosse stato richiesto: ma soprattutto non si è accorto che il lavoro proseguito è andato tutto a nostro esclusivo vantaggio, perché sono stati corretti (anche se non tutti) gli errori materiali solo da me rilevati ed è stato dato seguito alle prescrizioni impartite dalla Regione, predisponendo una bozza di norme tecniche di attuazione e soprattutto abbassando ulteriormente del 15-20% il dimensionamento della superficie espositiva massima che il PRIP originario aveva fissato in 162.500 mq.: si metta per una volta tanto il cuore in pace.

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