mercoledì 30 gennaio 2013

Il cartellone più brutto del 2012. Votate gente, votate!

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Dopo un'intensa opera di scrematura del nostro immenso archivio siamo arrivati a questa cinquina finale.
Vota anche tu il cartellone più brutto e potrai vincere la nuovissima compilation del presidente della Commissione commercio di Roma Capitale Ugo Cassone, intitolata "Disco Cassone".
Contiene i suoi più grandi successi: "PRIP mon amour", "E' colpa delle giunte precedenti", "Cip elettronico" e tanti altri. Non perdere questa occasione, vota!

lunedì 28 gennaio 2013

Ancora il Caso Cartellopoli sui media. Il Fatto Quotidiano TV esce con questo bel servizio


Ecco qui sopra il video ed ecco qui il link dove poter andare, volendo, ad aggiungervi alle tante decine di commenti che già sono presenti ed a leggere il testo della giornalista Paola Mentuccia che ha seguito la faccenda con accuratezza.

Tolti definitivamente i quattro cartelloni pubblicitari della Pes dagli ingressi di Villa Ada

Sono stati finalmente e definitivamente rimossi i quattro cartelloni pubblicitari abusivi della ditta Pes che erano stati installati accanto agli ingressi di Villa Ada sulla via Salaria (targhette 0006/AZ325/P, 0006/AZ327/P, 0006/AZ322/P e 0006/AZ324/P). A settembre 2012 i cartelloni erano stati tolti dal lato del parco, ma tre di essi erano stati proditoriamente solo traslocati dall'altra parte della strada (cfr http://www.circolosherwood.it/fatto2012.html#rimozione e http://www.bastacartelloni.it/2012/09/via-i-cartelloni-dagli-ingressi-di.html). Ora sono stati smontati anche da lì (come testimoniano le sequenze fotografiche in allegato. Una piccola vittoria del nostro censimento-denuncia dei cartelloni installati illegalmente sulle strade perimetrali dell'area verde, che avevamo presentato a marzo 2012 (http://www.circolosherwood.it/fatto2012.html#cartellivillaada).

Circolo Legambiente "Sherwood"

domenica 27 gennaio 2013

Impianti che manco Philippe Starck...

In sequenza:

- la solita targhetta NDB sbrindellata;
- palo che pende (solita bottarella, probabilmente in parcheggio);
- ancora il palo (si noti il ricamo artistico in cima, roba da fabbri esperti);
- il solito lavoretto di fino sull'asfalto.

Insomma, ove il codice della strada non aiuta (è evidente che siamo su spartitraffico), visto come sta messo, Santa Gravità prima o poi pensera lei a rimettere a posto le cose.
Marco F.

sabato 26 gennaio 2013

Forza Vento

Al cartellonaro non far sapere, che sulla collina di Villa Troili il vento fa sempre il suo mestiere.
Due soli paletti, e alla prima raffica, il cartellonaro senza cervello, si ritrova per terra un fuscello.
Marco F.

venerdì 25 gennaio 2013

Pure sul parcheggio dei motorini

Buongiorno,
volevo segnalarvi questo cartellone, installato da pochi mesi, in circonvallazione Ostiense.
Oltre ad essere stato collocato vicinissimo ad un incrocio è stato installato sul pre-esistente (e aggiungo appena realizzato) parcheggio dei motorini.
Dalla targhetta identificatica si legge che la collocazione dovrebbe essere al civico 147 della circonvallazione Ostiense cosa non veritiera.

Marco S.

giovedì 24 gennaio 2013

Il megacartellone laurentino cambia faccia ma resta sempre in piedi. Stavolta tocca all'UDC

Multato nel dicembre 2010 resiste a tutto ed ora se ne serve l'UDC di Pierferdinando Casini.
Sicuramente Alessandro Onorato non deve avergli raccontato come funziona l'outdoor a Roma.
Sarebbe meglio scriverci sopra: "Noi difendiamo i deboli, le famiglie e i cartellonari".

Foto Andrea T.

mercoledì 23 gennaio 2013

Dopo aver dato del cretino a chi glielo ha fatto notare ed accusato di fare fotomontaggi anche la De Giusti alla fine usa le parole magiche: "affissioni regolarmente autorizzate". Che tristezza

Via Salaria - Foto @bastacartelloni

https://twitter.com/AntonellaDeGiu1/status/293132188759777280

Carissimi,
 mi sembra d'obbligo dare una risposta a tutti i miei amici e in particolare all'Associazione "Bastacartelloni" con la quale abbiamo affrontato numerose battaglie per il decoro della nostra città contro i CARTELLONI ABUSIVI!
Vorrei ribadire che le affissioni che riguardano la mia candidatura a Consigliere regionale del Lazio nella Lista Civica di Nicola Zingaretti, , sono regolarmente autorizzate.
Ricordo che nelle elezioni "NON SONO MAI STATA NOMINATA" ma ci ho messo sempre “ la faccia” e conseguentemente i manifesti servono per comunicare ai cittadini che mi candido. Infatti sono usciti solo nei
periodi delle mie candidature (3 volte in 7 anni). Ne ho fatte veramente pochissime copie rispetto a quelle che di consueto se ne stampano per le campagne elettorali soprattutto di livello più alto come le regionali.
Le mie battaglie sono vere, basti ricordare che ci siamo messi contro le Delibere Comunali, abbiamo affrontato le
lobbies, siamo andati a mettere i fiocchi neri sui manifesti abusivi, siamo andati a “segare” i cartelloni a Castel Sant'Angelo ecc.

Vi prego, non cadiamo nella rete degli avvelenatori di pozzi e lavoriamo insieme con onestà intellettuale e il buon senso che ci ha sempre caratterizzato.
Un caro saluto
Antonella De Giusti
https://www.facebook.com/notes/antonella-de-giusti/a-proposito-di-cartelloni/10151251579314405

Impressionante vicenda. Sono tre anni che diciamo e lottiamo insieme sul fatto che sì i cartelloni sono "regolarmente" autorizzati, ma che queste "autorizzazioni" sono state fraudolentemente e criminalmente rilasciate dall'amministrazione. Così facendo Antonella De Giusti da una parte dimostra di non aver compreso i veri motivi della battaglia per cartellopoli, dall'altra manda alle ortiche mesi e mesi di impegno civico e civile da parte di tantissime persone voltando le spalle a chi per questa storia ha sofferto, è stato condannato, ha avuto richieste di denaro, ha tolto tempo alla famiglia ed al lavoro regalandolo alla città. E voltando le spalle ai tanti morti che proprio su cartelloni "autorizzati" hanno perduto la vita.

http://www.youreporter.it/video_Cartelloni_abusivi_c_era_chi_li_criticava_e_ora_li_usa

Due evidentemente erano pochi

Agosto 2008
Dicembre 2012
Via dei Prati Fiscali.

venerdì 18 gennaio 2013

"Siamo un paese di matti, condanniamo chi denuncia i manifesti abusivi e non chi li mette". Oh, l'ha detto Myrta Merlino


Ulteriore passaggio in 'cronaca nazionale' per il Caso Cartellopoli di scena venerdì mattina a "L'aria che tira", la frizzante trasmissione della giornalista Myrta Merlino su La7. Interessante la chiosa della giornalista dopo il servizio, raggelanti le immagini, inquietante e grottesca l'intervista all'assessore Davide Bordoni da parte della brava Delia Mauro: al di là dei dati falsi (a detta di Bordoni i dati sui cartelloni abusivi tollerati dal Comune deve essere lo stesso Comune a darli, follia. Il Comune è parte del problema e se ci fosse un Tribunale in questa città sarebbe condannato per omissioni in atti d'ufficio, altroché), al di là dei dati falsi, dicevamo, secondo l'assessore al commercio di un capitale europea il 15% di abusivismo è "fisiologico" perché "c'è sempre stato". Un genio, ogni volta che lo senti parlare ti rendi conto perché è l'unico assessore a non essere stato sostituito nei quindici\venti rimpasti di giunta di Gianni Alemanno. Ripetiamo insieme: inquietante e grottesco.

Incredibile. La Commissione Sicurezza di Roma Capitale segnala la sua vicinanza ad un condannato a nove mesi di galera

Forse alla fine di questa brutta storia dovremo ringraziare e spedire un enorme mazzo di fuori al giudice che così duramente ci ha condannato. A partire dal 9 gennaio infatti è partita una maratona non solo di solidarietà personale verso Massimiliano Tonelli, ma di ripristino nell'agenda politica, amministrativa e, visto il periodo, anche elettorale, del tema delle affissioni. Giornali, radio, tv, stampa locale e nazionale e anche internazionale. Tutti si sono occupati del caso e a tutti abbiamo avuto il modo di ribadire non tanto l'eccessiva punizione per "istigazione alla legalità", quanto la situazione fuori controllo della cartellonistica a Roma. Grazie a questa situazione alcune centinaia di migliaia di persone in città hanno avuto modo di scoprire quello che non avevano visto con i loro occhi assuefatti al degrado.
Impossibile elencare tutti gli attestati di stima, ma li trovate tutti pubblicati nel blog. Altri ne arriveranno nei prossimi giorni. Oggi ne vogliamo segnalare uno in particolare dato il profilo istituzionale inusitato.
Si dà il caso, infatti, che grazie alla sensibilità ed all'attenzione ai temi veri della città, il bravo Fabrizio Santori (PdL) abbia portato la da lui presieduta Commissione Consiliare Speciale sulla Sicurezza ad esprimersi con parole inequivocabili sulla situazione. Ci fa piacere condividere con tutti  una lettera che è tutt'altro che personale, ma che certifica e sostanzia la vicinanza di almeno un pezzo dell'amministrazione alle battaglie civiche poste in essere da blog e associazioni.

giovedì 17 gennaio 2013

Cosa c'entra il flop del bike-sharing romano con i cartelloni abusivi? C'entra, c'entra...

Il bike-sharing è un servizio fondamentale, decisivo, strategico per la mobilità urbana. Tantissime città europee (e italiane!) lo hanno capito. Il bike-sharing è possibile solo se per realizzarlo si acquisisce il contributo delle società di pubblicità esterna. Così funziona da Lione a Parigi, da Milano a Torino. A Roma tutto questo non è possibile stante la situazione fuori controllo della pubblicità esterna. Tra i mille danni che questa assurda cartellopoli comporta, uno è questo: non siamo nelle condizioni di avere un serio schema di bike-sharing.
Il Fatto Quotidiano TV ci ha chiesto di provare a spiegare il perché. A questo link c'è l'articolo e in alto il video. 


Via Trionfale davanti all'ITIS Enrico Fermi, guardate che prima e dopo...

Aprile 2008
Agosto 2012
Segnalazione inviata a sindaco@comune.roma.it, segnalazioniaffissioni@comune.roma.it, davide.bordoni@comune.roma.it, francesco.paciello@comune.roma.it, polmunicipaleseggssu@comune.roma.it, polmunicipaleseg19@comune.roma.it, bruno.cignini@comune.roma.it 

Con la presente si porta all'attenzione delle SSVV la incresciosa situazione delle affissioni pubblicitarie sul tratto di Via TRionfale altezza Istituto ITIS Enrico Fermi.
In particolare le foto allegate evidenziano come gli impianti pubblicitari non siano regolari in quanto:
a) insistono su area verde in cura (pessima peraltro...) al servizio giardini del Comune di Rma
b) non rispettino le distanze minime tra impianti e, alcuni,  i distachi minimi dalla sede stradale
c) alcuni sono sprovvisti di targhetta nbd identificativa del titolo autorizzativo
La presente a fini di denuncia e richiesta di intervento sanzionatorio, e con richiesta alle competenti autorità di risposta scritta stesso mezzo circa risultati della verifica nonchè modalità e tempi dell'intervento.
Cordiali saluti
Roberto F.

mercoledì 16 gennaio 2013

Lo scontro sul vincolo del centro storico di Roma senza alcuna disciplina di tutela

Come integrazione delle “Istruzioni per l’Uso (26): Vincolo del centro storico di Roma”, a cui si rimanda, porto i seguenti aggiornamenti, che rientrano nell’ambito delle ormai numerose segnalazioni relative ad impianti pubblicitari installati nel centro storico di Roma, che ho trasmesso a nome dell’associazione VAS.

Ripartiamo dal messaggio di posta elettronica che ho trasmesso il 29 ottobre 2012 (con allegato il documento diventato poi le Istruzioni per l’Uso n. 26) e che aveva come oggetto “Obbligo di rilascio della autorizzazione paesaggistica per tutti gli interventi di trasformazione del territorio ricadenti nel centro storico di Roma”.

Il messaggio è stato indirizzato ai seguenti indirizzi (evidenziati in verde sono tutti quelli per i quali a tutt’oggi è stata data conferma di lettura):
alessandra.derocco@comune.roma.it ; seg01.polizialocale@comune.roma.it ; seggssu.polizialocale@comune.roma.it ; davide.bordoni@comune.roma.it ; assessorato.ambiente@comune.roma.it ; info@aequaroma.it ; cesare.tabacchiera@comune.roma.it ; picsdecoro@libero.it ; antonio.dimaggio@comune.roma.it ; francesco.paciello@comune.roma.it ; orlando.corsetti@comune.roma.it ; sbap-rm@beniculturali.it ; fabio.pacciani@comune.roma.it ; pcolletta@regione.lazio.it ; pubblicita@aequaroma.it ; dcarini@regione.lazio.it ; gdevito@regione.lazio.it ; segnalazioniaffissioni@comune.roma.it
Cc: procura.roma@giustizia.it ; dr-laz@beniculturali.it ; tindaravincenza.monteleone@comune.roma.it ; miriam.caredda@comune.roma.it.

Per chi non lo sapesse, chiarisco che il messaggio è stato trasmesso per conoscenza, oltre che alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma ed alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio, anche alla Dott.ssa Tindara Vincenza Monteleno che  è la Responsabile per il Comune di Roma del SERVIZIO COORDINAMENTO DELLE ATTIVITÀ PREPOSTE ALLA VALORIZZAZIONE DEL CENTRO STORICO E DEL PIANO DI GESTIONE DEI SITI UNESCO ed alla Dott.ssa Miriam Caredda che è la Responsabile sempre per il Comune di Roma dell’Ufficio valorizzazione del Centro Storico.

Alla mia istanza ha dato seguito l’Area Pianificazione Paesistica e Territoriale della Regione Lazio con la nota prot. n. 524273 del 3 dicembre 2012, a firma non solo del Dirigente dell’Area Arch. Giuliana De Vito, ma anche dello stesso Responsabile della Direzione Regionale Territorio e Urbanistica Arch. Demetrio Carini, indirizzata per conoscenza anche al Comune di Roma (Ing. Fabio Pacciani), alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per il Comune di Roma (Arch. Maria Costanza Pierdominici) ed alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio (Arch. Federica Galloni).

Con la nota suddetta (che si rimette in allegato per opportuna conoscenza) si chiarisce con una serie di motivazioni che la chiave di lettura proposta dall’associazione V.A.S. non può essere condivisa”: é stato confermato da un lato che c’è l’obbligo del preventivo ed obbligatorio rilascio della “autorizzazione paesaggistica” per tutti i 14 distinti “beni singoli” ed i 5 “beni d’insieme” (da me individuati) che ricadono all’interno del centro storico e che sono stati sottoposti a vincolo paesaggistico imposto con specifici Decreti Ministeriali, ai quali si aggiunge il tratto del fiume Tevere ricadente sempre all’interno del centro storico che come “bene diffuso” é sottoposto per legge a vincolo paesaggistico automatico, ma dall’altro lato è stato ribadito che “il suddetto obbligo, in assenza di ulteriori beni tutelati ai sensi dell’art. 134 del Codice, non risulta applicabile, in quanto per tali beni rinvia alle modalità di tutela del Piano generale di gestione degli insediamenti storici iscritti nella Lista dell’Unesco di cui alla Convenzione di Parigi del 1972, ratificata con L. n. 184/1977”.

In considerazione dell’importanza culturale del caso e della conseguente posta in palio, che è molto alta riguarda una disciplina di vera tutela del centro storico di Roma non solo dagli impianti pubblicitari, mi sono sentito in dovere di coinvolgere nella risposta – oltre che agli stessi soggetti istituzionali interessati dalla Regione Lazio - anche e soprattutto:
  • il Segretariato Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Arch. Antonia Pasquale Recchia), che per legge “coordina le attività internazionali, ivi comprese quelle relative alle convenzioni UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale”;
  • la Direzione Generale per la Valorizzazione dei Beni Culturali (Dott.sa Anna Maria Buzzi), che cura gli adempimenti connessi alla legge n. 77 del 20 febbraio 2006 (che ha formalmente riconosciuto i Piani di Gestione richiesti dall’UNESCO quali strumenti atti ad assicurare la conservazione dei siti e a creare le condizioni per la loro valorizzazione), gestendo in particolare l’individuazione e il monitoraggio dei progetti ammessi a finanziamento, ed offrendo anche supporto tecnico ed amministrativo ai siti;
  • la Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee (Dott.ssa Maddalena Ragni) che ha il compito di concordare d’intesa con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio l’approvazione in via sostitutiva da parte del Ministro del Piano Territoriale Paesistico Regionale (in sigla PTPR) e conseguentemente l’approvazione o meno del vincolo del centro storico di Roma individuato come “bene tipizzato”.

A tal ultimo riguardo si fa presente che con nota prot. n. 8 del 25 novembre 2012, allegata ad un messaggio di posta elettronica certificata trasmesso lo stesso giorno, ho chiesto a nome di VAS l’approvazione in via sostitutiva del Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) del Lazio perché con il prossimo 14 febbraio 2013 sarebbero scadute le sue norme e quindi anche il vincolo del centro storico di Roma: il Ministero deve aver sollevato la questione alla Giunta Regionale del Lazio, che in data 11 dicembre 2012 ha immediatamente approvato la proposta n. 26256 che il Consiglio Regionale ha poi convertito nella legge regionale diventata la n. 16 del 28 dicembre 2012 (pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio n. 2 del 3 gennaio 2013).

La suddetta legge modifica gli art. 21 e 23 bis della legge regionale n. 24 del 6 luglio 1998, spostando soprattutto al 14 febbraio 2014 il termine ultimo entro cui approvare definitivamente il PTPR: ne deriva che fino a tale data e quindi ancora per più di un anno vige il vincolo del centro storico di Roma così come individuato dal PTPR.

Alla nota della Regione Lazio ho replicato con nota prot. n. 12 del 15 dicembre 2012 che rimetto in allegato sempre per opportuna conoscenza e che ho allegato ad un messaggio di posta elettronica certificata trasmesso in pari data ai seguenti indirizzi:
  • mbac-sg@mailcert.beniculturali.it;
  • mbac-dg-val@mailcert.beniculturali.it;
  • mbac-dg-pbaac@mailcert.beniculturali.it;
  • mbac-dr-laz@mailcert.beniculturali.it;
  • mbac-sbap-rm@mailcert.beniculturali.it;
  • protocollo-istituzionale@regione.lazio.legalmail.it.

Dal momento che il Responsabile della U.O. Procedimenti Edilizi Speciali del Comune di Roma, Ing. Fabio Pacciani, non è provvisto di posta elettronica certificata, il 15 dicembre scorso ho trasmesso anche a lui la mia risposta alla nota della Regione Lazio con un messaggio di normale posta elettronica trasmesso ai seguenti indirizzi (evidenziati in verde sono nuovamente tutti quelli per i quali è stata data a tutt’oggi conferma di lettura):
a tutt’oggi dr-laz@beniculturali.it ; sbap-rm@beniculturali.it ; dcarini@regione.lazio.it ; fabio.pacciani@comune.roma.it ; sg@beniculturali.it ; dg-val@beniculturali.it ; dg-pbaac@beniculturali.it ; gdevito@regione.lazio.it.

Nella nota ho fatto preliminarmente presente che contestualmente alla redazione del PTPR la Regione Lazio ha inteso individuare tutto il centro storico di Roma come “bene tipizzato” che è a tutti gli effetti una nuova particolare categoria di vincolo paesaggistico, per il quale i contenuti del PTPR hanno natura prescrittiva ai sensi del 6° comma dell’art. 2 delle sue Norme.

Tutte le aree e gli immobili del territorio della Regione Lazio che sono sottoposti a vincolo paesaggistico (ivi compresi quindi anche gli “immobili ed aree tipizzati”) e che sono quindi da considerare a tutti gli effetti “beni paesaggistici” sono individuati nelle 42 Tavole B che ai sensi della lettera d) del 2° comma dell’art. 2 delle Norme "definiscono le parti del territorio in cui le norme del PTPR hanno natura prescrittiva".

A conferma diretta di questo ho fatto presente che nella Tav. 24 del PTPR il centro storico di Roma é individuato secondo un perimetro campito in rosso pieno che coincide con i confini del I° Municipio di Roma e che è senza fascia della profondità di 150 metri per le ragioni spiegate dal 5° comma dell’art. 43 delle Norme del PTPR: nella Tav. 24 Bis (datata 10 novembre 2007) sono individuati anche i confini dei vincoli paesaggistici ricadenti all’interno del centro storico di Roma che sono relativi non solo ai 14 beni singoli ed ai 5 beni d’insieme, ma anche alle “Sorgenti delle acque Corsiniane” ricomprese fra i “beni tipizzati” nella categoria deibeni puntuali e lineari diffusi, testimonianza dei caratteri identitari vegetazionali, geomorfologici e carsico-ipogeo con fascia di rispetto di 50 metri”.

Ho quindi messo in evidenza che, se - come sostiene la Regione Lazio - non tutto il territorio del centro storico sarebbe soggetto a vincolo paesaggistico, sia nella Tav. 24 che nella Tav. 24 Bis dovremmo trovare campite di rosso soltanto le aree soggette ai vincoli paesaggistici dei suddetti beni singoli e dei beni d’insieme (di cui peraltro vengono indicati distintamente i confini) e non anche la rimanente parte di territorio del I° Municipio.

Dal momento che così assolutamente non é, anche per tali aree (fra cui ricade anche Viale Alessandro Manzoni) vale il dettato del 2° comma dell’art. 10 delle Norme del PTPR secondo cui “l’autorizzazione paesistica è obbligatoria per i progetti delle trasformazioni dei luoghi ricadenti nei beni paesaggistici tipizzati e individuati dal PTPR”: lo stesso obbligo per tutte le parti di territorio che sono campite di rosso nelle Tavole B del PTPR e che sono quindi da intendere come comunque vincolate, è stato ribadito dal 1° comma del successivo art. 11 delle Norme, peraltro espressamente riconosciuto anche nella nota prot. n. 94875 del 19/06/2009 della Regione Lazio.

Secondo la nota prot. n. 524273 del 3 dicembre 2012 della Regione Lazio "la previsione generale di cui al citato art. 10, comma 2, deve essere interpretata in conformità con lo specifico riferimento contenuto nell’art. 43, comma 15, delle Norme del PTPR", anche se "resta, pertanto, confermato il generale obbligo di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica per le trasformazioni dei luoghi ricadenti all’interno dei beni paesaggistici di cui all’articolo 134 del Codice, compresi quelli tipizzati ed individuati nel PTPR".

La “interpretazione” che dà la Regione Lazio non appare affatto “in conformità con lo specifico riferimento contenuto nell’art. 43, comma 15, delle Norme del PTPR”, ma è anzi addirittura in contraddizione con esso perché ai sensi del suddetto comma 15 “alle parti ricadenti negli insediamenti storici iscritti nella lista del Patrimonio UNESCO non si applicano proprio le “disposizioni” dell’intero articolo 43 fra le quali peraltro figura la “autorizzazione paesaggistica” a cui sono però sottoposti solo gli interventi di tipo edilizio ai sensi del D.P.R. n. 380/2001: da una “interpretazione” che sia veramente in conformità con lo specifico riferimento contenuto nell’art. 43, comma 15, delle Norme del PTPR” deriva l’oggettiva constatazione che le prescrizioni di tutela del centro storico di Roma sono demandate al Piano di Gestione, senza però che tale “disposizione” annulli “la previsione generale di cui al citato art. 10, comma 2” delle Norme del PTPR o comunque sia sovraordinata ad esso fino al punto di essere intesa come una espressa esenzione dall’obbligo di rilascio della “autorizzazione paesaggistica” di cui peraltro non c’è nemmeno alcun cenno.

Per poter supportare la “tesi” che è stata sostenuta a posteriori della avvenuta adozione e pubblicazione del PTPR, la Regione Lazio dovrebbe modificare le Tavole B 24 e 24 Bis cancellando la campitura di rosso a tutte le parti del territorio del I° Municipio “non interessate da altri beni di cui all’art. 134 del codice” per le quali comunque “non è necessaria l’autorizzazione paesaggistica”: non avendo questo potere, la sua “tesi” costituisce un eccesso di potere non consentito dalla normativa vigente in materia dettata dal “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”.

Ai sensi infatti della lettera d) del 4° comma dell’art. 135 del D. Lgs. n. 42/2004 “per ciascun ambito i piani paesaggistici definiscono apposite prescrizioni e previsioni ordinate in particolare: …. d) alla individuazione delle linee di sviluppo urbanistico ed edilizio, in funzione della loro compatibilità con i diversi valori paesaggistici riconosciuti e tutelati, con particolare attenzione alla salvaguardia … dei siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO.

Ne deriva che la Regione Lazio era obbligata a dettare comunque una disciplina di tutela del vincolo paesaggistico da lei stesso imposto sul centro storico di Roma, demandando al Piano di Gestione il compito di assicurare la tutela del centro storico inteso piuttosto se non esclusivamente come patrimonio culturale.

Se da un lato può essere ad ogni modo ancora accettabile in una certa misura che il PTPR rimandi al Piano di Gestione le dovute “prescrizioni” per il centro storico di Roma, benché in contrasto con il suddetto dettato normativo, dall’altro lato non è assolutamente ammissibile che si rinunci del tutto anche a dettare delle “previsioni ordinate in particolare …. alla salvaguardia … dei siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO”, che possono essere comunque assicurate proprio in sede di rilascio della “autorizzazione paesaggistica”.

Sotto tale aspetto si può convenire con quanto affermato nella nota della Regione Lazio, secondo cui “la circostanza, inoltre, che il Piano generale di gestione non sia stato ancora approvato risulta irrilevante nel caso di specie”, mentre appare del tutto illogica – perché senza diretto rapporto di causa ed effetto - la conseguenza che si trae dalla constatazione che l’art. 43 delle Norme del PTPR non preveda “l’ipotesi di un regime transitorio di tutela da applicarsi nelle more della predisposizione del Piano generale di gestione in parola”, per cui “non può trovare, quindi, sostegno la tesi dell’associazione stessa secondo la quale in assenza di tali misure di disciplina e di tutela, il rilascio della autorizzazione paesaggistica rimane comunque obbligatorio, ma diventa del tutto discrezionale da parte di chi lo deve rilasciare”: una eventuale “autorizzazione paesaggistica” può e deve essere rilasciata a determinate condizioni che assicurino comunque la tutela del vincolo paesaggistico del centro storico di Roma, ma che non debbono essere equiparate ad “un regime transitorio di tutela da applicarsi nelle more della predisposizione del Piano generale di gestione”.

Il rimando comunque totale al Piano di Gestione appare in aperta violazione di quanto dettato dalla lettera d) del 4° comma dell’art. 135 del D. Lgs. n. 42/2004.

Come precisato dal par. 1.2 della Relazione del PTPR ed in particolare anche dal 4° comma dell’art. 2 delle sue Norme, “il PTPR è stato redatto i base ad un “Accordo di collaborazione istituzionale” con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, approvato con Deliberazione di Giunta Regionale 514/1998 e sottoscritto dalle Parti il 9 febbraio 1999 ai sensi dell’articolo 15 comma 1 della legge 241/1990, anticipando le disposizioni dell’articolo 143 comma 3 e dell’articolo 156 comma 3 del Codice”.
In forza del combinato disposto dal 4° comma dell’art. 135 del D. Lgs. n. 42/2004 e dal 4° comma dell’art. 2 delle Norme del PTPR, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali è anch’esso responsabile delle corretta applicazione del PTPR della Regione Lazio, a maggior ragione perché la lettera o) del 2° comma dell’art. 7 del D.P.R. n. 233 del 26/11/2007 e la lettera q) del 3° comma del successivo art. 17 del medesimo D.P.R. 233/2007, così come entrambe sostituite dal D.P.R. n. 91 del 2/7/2009, attribuiscono sia alla Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee che alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio, che leggono parimenti per conoscenza, il compito di concordare d’intesa fra loro addirittura la proposta per l’approvazione in via sostitutiva da parte del Ministro del PTPR.

Ho chiesto pertanto alla Dott.ssa Maddalena Ragni ed all’Arch. Federica Galloni di far sapere, ciascuna nell’ambito delle rispettive competenze, se il vincolo paesaggistico oggettivamente imposto sul centro storico di Roma debba considerarsi rispettato quanto meno con il preventivo ed obbligatorio rilascio della “autorizzazione paesaggistica”, pur in assenza di vere e proprie prescrizioni di tutela: ho chiesto loro quindi di volersi esprimere al riguardo d’intesa o comunque in collaborazione anche con la Direzione Generale per la Valorizzazione dei Beni Culturali, se non anche con lo stesso Segretariato Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che sono competenti in materia di tutela dei siti UNESCO.

La Legge n. 77 del 20 febbraio 2006 ha formalmente riconosciuto i Piani di Gestione richiesti dall’UNESCO quali strumenti atti ad assicurare la conservazione dei siti e a creare le condizioni per la loro valorizzazione, definendo le priorità di intervento e le relative modalità attuative, nonché le azioni esperibili per reperire le risorse pubbliche e private necessarie, oltre che le opportune forme di collegamento con programmi o strumenti normativi che perseguano finalità complementari: la Direzione Generale Direzione Generale per la Valorizzazione dei Beni Culturali, che legge per conoscenza, cura gli adempimenti connessi a tale Legge, gestendo in particolare l’individuazione e il monitoraggio dei progetti ammessi a finanziamento, ed offrendo anche supporto tecnico ed amministrativo ai siti.

Ai sensi della lettera n) dell’art. 2 del D.P.R. n. 233/2007, così come modificato dal D.P.R. n. 91/2009, il Segretariato Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che legge a sua volta per conoscenza, “coordina le attività internazionali, ivi comprese quelle relative alle convenzioni UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale”.

Si fa presente al riguardo che ai sensi del comma 3 dell’art. 6 della “Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Mondiale, culturale e naturale dell’Umanità”, firmata a Parigi il 23.11.1972 e ratificata con la legge n. 184 del 6.4.1977, “ciascuno Stato partecipe alla presente Convenzione si impegna ad astenersi deliberatamente da ogni provvedimento atto a danneggiare direttamente o indirettamente il patrimonio culturale e naturale di cui agli articoli 1 e 2 e situato sul territorio di altri Stati partecipi della presente Convenzione”.

Ho chiesto pertanto all’Arch. Antonia Pasquale Recchia ed alla Dott.sa Anna Maria Buzzi di attivarsi nell’ambito delle rispettive competenze per far sì che quanto meno il Piano di Gestione del centro storico di Roma venga finalmente approvato, ponendo termine alla inammissibile inerzia durata per ben 32 anni.

A chiusura della mia nota ho quindi fatto presente che “in assenza di un cortese riscontro scritto al riguardo in forza delle precisazioni sopra evidenziate questa associazione riterrà il mancato rilascio della ‘autorizzazione paesaggistica’ anche per altri casi di trasformazione del territorio del centro storico di Roma come una vera e propria omissione di atti dovuti d’ufficio”.

La telenovela dello scontro sul vincolo del centro storico di Roma senza alcuna disciplina di tutela continua: alla prossima puntata il seguito di questo dibattito culturale per sapere alla fine di questa per ora squallida storia se siamo in uno stato civile che intende rispettare e far rispettare l’art. 9 della Costituzione che obbliga questa Repubblica alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi 

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Allegati:

martedì 15 gennaio 2013

Considerazioni sulla sentenza di condanna di Massimiliano Tonelli

Sul clamore e le reazioni che ha scatenato la sentenza di condanna che il 9 gennaio scorso è stata inflitta a Massimiliano Tonelli mi sento in dovere di fare una serie di considerazioni per dare non solo una maggiore ma anche una più corretta informazione, mettendo in evidenza quanto di poco esatto è stato riferito soprattutto dai mass media, anche per motivare ancora meglio le ragioni per cui voglio attestare a Tonelli tutta la mia solidarietà nel modo migliore che ritengo di potergli dimostrare e che é quello di riprendere la mia collaborazione con questo sito, a partire da questo articolo, mettendo da parte le divergenze che a più riprese hanno portato a dividerci: la finalità dichiarata é quella di continuare a dare al sito quel carattere di serietà professionale e di conseguente credibilità che lo possa proteggere di per sé da qualunque altro futuro attacco strumentale.
Cominciamo allora con il precisare che la sentenza di condanna non ha riguardato affatto anche il sito attuale: ciò nonostante, anche per esigenze di sintesi e di slogan giornalistici, i titoli che da più parti sono stati dati agli articoli che hanno riguardato la sentenza lasciano addirittura intendere che ad essere stato condannato sia stato invece il blog,  specie se poi la lettura si limita proprio soltanto ai titoli.
A dimostrazione si citano i titoli seguenti e le relative fonti da cui sono stati tratti.
- “La giustizia al contrario: condannato il blog Cartellopoli perché troppo civile” (www.alemannovigiliurbani.wordpress.com)
- “La condanna a Cartellopoli è una condanna a tutti coloro che amano Roma” (www.romacheverra.it)
- “CONDANNA CARTELLOPOLI: il Presidente del XVIII propone una sottoscrizione pubblica” (www.municipio18.it)
- “Solidarietà a Cartellopoli condannato a 9 mesi (SIC!) per le sue battaglie civiche!” (www.malaroma.blogspot.it)
- “LA VERGOGNA DELLE VERGOGNE: 9 MESI AL BLOG CHE COMBATTE GLI ABUSIVI” (www.noiroma.it)
- “Nella Roma dell'illegalità l'unica condanna è per un blog
(www.basta cartelloni.it).
Una buona parte dei media (www.paesesera.it, www.romatoday.it, www.today.it, www.roma.repubblica.it, www.ilmessaggero.it, www.blitzquotidiano.it, www.romacapitalenews.com, www.ilfattoquotidiano.it, www.cinquegiorni.it) ha poi attribuito il sequestro dell’allora sito www.cartellopoli.com all’articolo di un cittadino anonimo pubblicato il 4 novembre 2010 che spiegava come erano stati da lui smontati alcuni impianti di mt. 1 x 1 installati dalla ditta S.r.l. "D.D.N." in via Baldo degli Ubaldi e che incitava ad imitare questo suo tipo di azione di resistenza civica.
La notizia data non risponde al vero, dal momento che la denuncia-querela del rappresentante legale della S.r.l. “D.D.N.” sig. Andrea Di Sano é stata presentata il 3 novembre 2010, vale a dire un giorno prima che venisse pubblicato quello che a me risulta essere stato peraltro l'unico articolo che abbia riguardato espressamente impianti pubblicitari di questa ditta.
Il sig. Andrea Di Sano “per conto della predetta società, titolare di numerosi impianti pubblicitari ha denunciato che molti dei predetti impianti erano stati danneggiati con danno rilevante rappresentato dal costo di sostituzione di circa cento plance pubblicitarie”.

Alla denuncia-querela sono state allegate le stampe delle pagine web tratte dal blog riguardanti alcuni interventi, fra i quali è stato citato e ricordato poi nello stesso decreto di sequestro del sito anche un passo del post pubblicato il 26 luglio del 2010.
Per capire bene ad ogni modo che la sentenza non può avere comunque riguardato l’attuale sito www.cartellopoli.net é  opportuno spiegare (grazie anche alla documentazione che mi è stata messa a disposizione) come Massimiliano Tonelli sia riuscito ad ottenere il dissequestro del sito.
La denuncia-querela ha innescato il procedimento penale n. 57909/10 R.G. n. 48087/10 (notizie di reato contro ignoti), assegnato al P.M. dott.ssa Simona Maisto che il 10 novembre 2010 ha chiesto il sequestro del sito www.cartellopoli.com al Giudice per le Indagini Preliminari (G.I.P.) dott.ssa Roberta Palmisano che il giorno seguente ha disposto il sequestro preventivo e l’oscuramento del sito perché ha ritenuto che “vi sono gravi indizi e l’immissione dei messaggi nel blog del sito, come si desume dal contenuto stesso delle pubblicazioni, integra il reato di istigazione a delinquere configurato dal pubblico ministero”.
Il decreto di sequestro preventivo disposto l’11 novembre 2010 dalla dott.ssa Roberta Palmisano ipotizzava il reato da parte di ignoti di istigazione a delinquere di cui al 3° comma dell’art. 414 del Codice Penale che al punto 1) del 1° comma prevede “la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti” e che al successivo 3° comma dispone che “alla pena stabilita del n. 1 soggiace anche chi pubblicamente fa l'apologia di uno o più delitti”.
Il decreto di sequestro preventivo ipotizzava anche il danneggiamento (sempre da parte di ignoti) di cui all’art. 635 del Codice Penale che al 1° comma dispone che “chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 309”, mentre al successivo 2° comma stabilisce che “la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni e si procede d'ufficio, se il fatto è commesso: ….
3) … su altre delle cose indicate nel n. 7 dell'articolo 625”, fra le quali sono ricomprese anche le “cose .. esposte …  per consuetudine … o destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità”.

Per un opportuno confronto al riguardo si fa presente che in data 31 luglio 2012 il consigliere comunale del PD Athos De Luca, insieme alla Associazione “Respiro verde legalberi” e con l’ausilio di numerosi cittadini, ha abbattuto un impianto pubblicitario ritenuto abusivo installato all’altezza del civico n. 130 della Circonvallazione Gianicolense e che la ditta S.A.P.I. (Società Affissioni Pubblicitarie Italiane) che ne era proprietaria lo ha denunciato per danneggiamento e diffamazione: il procedimento penale n. 43847/2012 è stato assegnato al P.M. dott.ssa Tiziana Cugini che il 9 novembre scorso ha dato avviso all’On. Athos De Luca della conclusione delle indagini, in cui ha ravvisato fra l’altro il reato  di cui al n. 3 del 3° comma dell’art. 635 del Codice Penale, oltre che al reato continuato ed alla diffamazione a mezzo stampa per le dichiarazioni rilasciate pubblicamente anche alle telecamere RAI presenti con una troupe quel giorno. 
Per la cronaca l’impianto è stato in seguito sanzionato perché riconosciuto in violazione del Codice della Strada.
L’impianto abbattuto dall’On. Athos De Luca in circonvallazione Gianicolense
20120801_Tempo Roma  - Il Consigliere Pd smonta un cartellone abusivo
paesera.it - Consigliere abbatte un cartellone abusivo
roma.corriere.it - Giù il cartellone

Il 26 novembre 2010 la Polizia Postale del Compartimento della Lombardia ha notificato il decreto di sequestro del sito www.cartellopoli.com alla “Google Inc. 1600 Anphitheatre Parkway Montainview CA 94042 USA” per il tramite di Google Italia S.p.A., Corso Europa n. 2 Milano.  
Il 30 novembre 2010 è stato pubblicato l’ultimo post su www.cartellopoli.com.
Per chiedere la revoca del sequestro Massimiliano Tonelli si è dovuto qualificare come “gestore” del sito www.cartellopoli.com anche al P.M. dott.ssa Simona Maisto che si è opposta alla richiesta.

Il Giudice per le Indagini Preliminari dott.ssa Roberta Palmisano ha ritenuto che il permanere di alcuni degli interventi pubblicati nel blog  (riportati anche nella denuncia-querela del 3.11.2010 e negli allegati) “si sostanzierebbe in una prosecuzione del reato idonea a produrre ulteriori conseguenze dannose”, ma che “previa rimozione dei predetti messaggi, la disponibilità del sito può essere restituita al suo gestore”: in data 17 gennaio 2011 ha disposto pertanto la revoca del decreto di sequestro preventivo, “previa rimozione dei messaggi confluiti sul blog e riportati nella querela in data 3.11.2010 e negli allegati alla stessa”.
In data 11 febbraio 2011 la Polizia Postale del Compartimento del Lazio ha notificato la revoca del decreto di sequestro preventivo alla “Google Inc. 1600 Anphitheatre Parkway Montainview CA 94042 USA” per il tramite di Google Italia S.r.l., Corso Europa n. 2 Milano, avvertendo che “prima di procedere al dissequestro dovranno essere rimossi i seguenti commenti”, fra cui quello inserito nell’articolo pubblicato in data 11.10.2010 dal titolo “Caro Bordoni, quella di ieri a Piazza Vittorio era una trappola. E tu ci sei cascato come un pollo”.
Massimiliano Tonelli ha così potuto riaprire il sito, ma come www.cartellopoli.net (avendo perso nel frattempo il dominio del sito www.cartellopoli.com) dove a tutt’oggi mi risulta che siano stati cancellati tutti gli articoli di cui il G.I.P. ha chiesto la rimozione, compresi quello pubblicato il 4.11.2010 e quelli pubblicati su face book come  “CARTELLOPOLI gruppo”: ne deriva che il blog può e deve continuare a svolgere tranquillamente il suo servizio di informazione e sensibilizzazione.
Il 21 aprile del 2011 è stato riaperto il blog www.cartellopoli.net.

Benché fosse stato rimosso dal blog, come si usa dire, il “corpo del reato” (vale a dire gli articoli incriminati) il P.M. dott.ssa Simona Maisto ha aperto nei confronti di Tonelli il procedimento penale n. 00948/11 ed il 21 settembre 2011 ha chiesto  al Giudice per le Indagini Preliminari (G.I.P.) l’emissione del decreto di rinvio a giudizio nei suoi confronti per i reati di cui ai commi 1 e 3 dell’art. 414 del Codice Penale nonché per il reato continuato di cui al 2° comma dell’art. 81 sempre del Codice Penale, che al 1° comma dispone che “é punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave aumentata sino al triplo chi con una sola azione od omissione viola diverse disposizioni di legge ovvero commette più violazioni della medesima disposizione di legge”, mentre al successivo 2° comma precisa che “alla stessa pena soggiace chi con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno criminoso, commette anche in tempi diversi più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge”.
Il P.M. ha motivato la richiesta di imputazione nei confronti di Tonelli “per aver, in diverse occasioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, attraverso la creazione e gestione del sito www.cartellopoli.com e la correlata pagina sul social network facebook.com pubblicamente istigato la commissione di una pluralità di delitti e contravvenzioni, ed in particolare il danneggiamento e l’imbrattamento di cartellonistica stradale nonché il furto di componenti degli stessi mediante la diffusione sul sopra indicato sito di messaggi inneggianti a episodi di danneggiamento, imbrattamento di impianti di cartellonistica stradale nonché furti sui componenti degli stessi già avvenuti e posti in essere da soggetti non identificati nei confronti di impianti di cartellonistica sia invitando gli utenti del forum a porre in essere analoghe strutture”. 
Ritengo che l P.M. abbia usato per ben due volte l’espressione “cartellonistica stradale” per intendere gli impianti pubblicitari installati su strada.
In data 15 novembre 2011 è stata fissata per il 25 gennaio 2012 l’udienza preliminare, che si è conclusa con la decisione del Giudice dell’Udienza Preliminare (G.U.P.) dott. Luciano Imperiali di rinviare a giudizio Massimiliano Tonelli.
Il 14 giugno 2012 si è svolta la 1° udienza del processo davanti alla 9° Sezione Penale del Tribunale di Roma, composta dal Giudice monocratico dott.ssa Laura Fortuni: la S.r.l. “D.D.N.” si è costituita parte civile chiedendo 20.000 euro di risarcimento per le 100 plance che era stata costretta a sostituire (quindi 200 € a plancia).
Come si può ben vedere, il processo è durato appena 7 mesi, essendosi chiuso il 9 gennaio scorso.
Nel corso dell’udienza che si é tenuta il 3 dicembre 2012 il sig. Andrea Di Sano é stato ascoltato come teste e sotto giuramento ha affermato che la ditta D.D.N. da lui rappresentata non ha impianti pubblicitari abusivi a Roma.
Si fa presente che in base al 2° comma dell’art. 1 del vigente Regolamento approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 37/2009 “le iniziative pubblicitarie svolte con qualunque mezzo nel territorio del Comune di Roma …. comunque non contemplate nel presente Regolamento, …. sono da considerarsi abusive a tutti gli effetti”.
Le Unità Organizzative dei Gruppi di Polizia Locale di Roma Capitale competenti per ognuno degli attuali 19 Municipi di Roma hanno sanzionato con Verbali di Accertamento di Violazione (in sigla V.A.V.) tutta una serie di impianti pubblicitari installati dalla S.r.l. “D.D.N.” proprio perché considerati iniziative pubblicitarie “non contemplate nel Regolamento” vigente: ne deriva che quanto meno questi impianti sono abusivi a tutti gli effetti.
Per quanto mi è stato possibile accertare, il primo degli impianti sanzionati risulta essere quello installato in via Portuense all’altezza dell’incrocio con via degli Irlandesi, che è stato perseguito il 7 settembre 2010 e poi rimosso: il secondo risulta essere quello installato in via Cassia Vecchia che è stato sanzionato il 12 ottobre 2010 e che anch’esso è stato poi rimosso.
Per un opportuno confronto si mette in risalto che, malgrado questi due significativi precedenti, in data 3 novembre 2010 il rappresentante legale della S.r.l. “D.D.N.” Antonio Di Sano ha depositato la querela che ha poi determinato il sequestro del sito www.cartellopoli.com, su cui peraltro – stando a quanto mi risulta - fino al 3 novembre del 2010 non era stato pubblicato nessun preciso articolo che riguardasse specificatamente impianti pubblicitari installati dalla S.r.l. “D.D.N.”.
A febbraio del 2011 risultano essere stati sanzionati altri 3 impianti installati sullo spartitraffico centrale di via Laurentina, uno dei quali è stato poi rimosso, così come a luglio del 2011 risulta essere stato rimosso anche un impianto installato sulla pista ciclabile in costruzione lungo la via Laurentina: a settembre del 2011 risulta essere stato sanzionato un ulteriore impianto installato in piazzale degli Eroi su un isola di canalizzazione a ridosso di un semaforo con scivolo per disabili.
A nome e per conto della associazione ambientalista “Verdi Ambiente e Società” (VAS) ho segnalato i presunti vizi di legittimità complessivamente di ben ulteriori 31 impianti installati dalla S.r.l. “D.D.N.” in diversi Municipi di Roma, su cui deve essere ancora chiusa l’istruttoria da parte degli uffici competenti del Comune.
Benché i suddetti dati siano stati consegnati agli atti del processo nell’ultima sua udienza, il 9 gennaio scorso il Giudice Dott. Laura Fortuni ha emanato una sentenza di condanna di 9 mesi di reclusione, con il pagamento  dei 20.000 euro di risarcimento chiesti dalla S.r.l. “D.D.N.”.
Dal momento che, come affermato da Tonelli, alla fine la stessa pubblica accusa che aveva chiesto il rinvio a giudizio ha formulato richiesta di assoluzione con formula piena per inesistenza di prove, la sentenza che è stata emanata assume allora un carattere prevalentemente indiziario, più che probatorio: sembra che ne siano una conferma indiretta le stesse pene inflitte, ancor prima di conoscerne le motivazioni.

La pena inflitta inferiore ad un anno lascia infatti intendere che il Giudice non sembra avere accolto la richiesta del P.M. di condanna ai sensi del 1° e 3° comma dell’art. 414 del Codice Penale (che prevedono una pena da 1 a 3 anni per chi fa l'apologia di uno o più “delitti”), ma abbia sentenziato ai sensi del solo punto 2) del 1° comma dell’art. 414 perché prevede “la reclusione fino a un anno, …, se trattasi di istigazione a commettere contravvenzioni”.
il Giudice non sembra avere accolto nemmeno la richiesta del P.M. di condanna ai sensi dell’art. 81 del Codice Penale, perché prevede una “pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave aumentata sino al triplo”.
Il sig. Tonelli sembra dunque essere stato condannato per avere istigato a commettere solo “contravvenzioni” e non anche “delitti”.
Sono stati ipotizzati diversi criteri di carattere sostanziale per distinguere i “delitti” dalle “contravvenzioni”.
Secondo una prima tesi, mentre i delitti punirebbero fatti produttivi di danno, le contravvenzioni punirebbero fatti produttivi di pericolo. Si è, tuttavia, replicato che la sussistenza di numerose eccezioni, sia da una parte (contravvenzioni di danno) che dall'altra (delitti di mero pericolo) non consente di assumere tale criterio come valido in via assoluta a fini discretivi.
Altri autori hanno sottolineato come i delitti punirebbero fatti che offendono la sicurezza del privato e della società mentre le contravvenzioni avrebbero la finalità di promuovere il pubblico bene.
Secondo un'ulteriore teoria delitti e contravvenzioni si distinguerebbero in quanto i primi sarebbero volti alla tutela delle condizioni primarie dell'esistenza e le seconde alla tutela delle condizioni secondarie.
In effetti ogni tesi che abbia tentato di individuare un criterio generale discretivo tra delitti e contravvenzioni si è scontrata con l'evidenza della sussistenza di numerose eccezioni che rendevano il criterio stesso inidoneo a rappresentare una guida certa a fini classificatori.
Il solo criterio certo di distinzione è quello formale della diversa specie di pene ad essi collegate ex artt. 17 e 39 del Codice Penale: le pene principali per i delitti sono l'ergastolo, la reclusione e la multa mentre le pene principali per le contravvenzioni sono l'arresto e l'ammenda.
La riconduzione di un fatto di reato nell'alveo dei delitti o delle contravvenzioni comporta diverse conseguenze sotto il piano della disciplina giuridica.
Tra le principali differenze di disciplina, si evidenzia che, salvo specifiche eccezioni, sotto il profilo psicologico, tutte le contravvenzioni sono punibili sia a titolo di dolo che a titolo di colpa mentre, per i delitti, vale il principio inverso dell'eccezionalità della responsabilità a titolo diverso dal dolo.
Comunque stiano le cose, è molto opinabile – oltre che non suffragato da prove oggettive - che Massimiliano Tonelli abbia (come ritiene il Giudice) pubblicamente istigato a commettere uno o più reati attraverso il blog  per le seguenti diverse ragioni.

1 - A seguito di un mio articolo su tutti gli abusi commessi sul castello della Crescenza e sul parco antistante, che è stato pubblicato sul blog www.vejo.it e poi sequestrato perché ritenuto fortemente diffamatorio, sono stato rinviato a giudizio assieme al gestore del blog: il processo si è concluso il 2 ottobre 2012 con una sentenza di piena assoluzione emanata dal  Giudice dott.ssa Valeria Ciampelli che nei riguardi del gestore ha scritto testualmente che “dovendosi escludere il concorso, la sua posizione appare configurabile nei termini di un omesso controllo colposo nella pubblicazione” ed ha specificato che “per giurisprudenza pacifica il dettato dell’art. 57 cp. [riguardante i “Reati commessi col mezzo della stampa periodica”] non é applicabile al c.d. giornale telematico o alle pubblicazioni via internet”, perché “la lettera della legge e la sua ratio fanno riferimento al concetto di stampa, nel quale non può essere ricompresa la forma on line, né può pensarsi ad una interpretazione analogica, trattandosi, evidentemente, di analogia in mala partem”.
In analogia al caso in questione, come affermato dallo stesso Tonelli, la polizia postale ha a lungo indagato cercando prove contro di lui senza trovarne alcuna come ha testimoniato in aula un agente: ne deriva che non c’è prova alcuna della paternità degli articoli incriminati e che comunque non c’è concorso né può esserci un omesso controllo colposo in una  pubblicazione via internet non equiparabile a stampa periodica.

2 - Quand’anche si volesse per un attimo equiparare a stampa periodica l’allora sito www.cartellopoli.com, per avallare una accusa di istigazione a delinquere va pur sempre dimostrato un rapporto diretto tra causa ed effetto.
A tal riguardo si mette in evidenza che Tonelli ha aperto il suo blog il 1 febbraio del 2010 e che comunque il primo presunto articolo che istigherebbe a delinquere è stato pubblicato il successivo 26 luglio: ma addirittura dal 6 febbraio del 2010 il quotidiano “Il Messaggero riportava la notizia della forma di protesta e di disobbedienza civile messa in atto dai 2 consiglieri del PD Athos De Luca e Luca Valeriani e dal Presidente del X Municipio Massimo Medici, autori di “rimozioni fai-da-te” (abbattimento di un cartellone di mt. 2 x 2 in piazza Pio XI e oscuramento di 3 maxi cartelloni nel X Municipio). 
Cartelloni oscurati dal X Municipio in via Appia
Il cartellone abbattuto dal PD in piazza Pio XI
20100205_Messaggero Cronaca di Roma - Appia, oscurati tre maxicartelloni
20100206_Messaggero Cronaca di Roma - Cartelloni e manifesti selvaggi: ora scatta la rimozione fai-da-te
20100206_E Polis Roma - Pd abbatte i cartelloni sega elettrica in azione
ricerca.repubblica.it - Guerra ai manifesti selvaggi Abbattuti con la sega elettrica
valeriani.info - Armati di frullino contro i cartelloni pubblicitari abusivi
tavani.it - Cartellone Selvaggio: il PD si arma di frullino…

3 - In data 16 marzo 2010 il consigliere comunale del PD Athos De Luca insieme al comitato per il decoro urbano del III Municipio, ha segato un cartellone pubblicitario abusivo (2X2) davanti all' edificio delle Poste a piazza Bologna, realizzato da Mario Ridolfi e sotto la tutela della Soprintendenza che nei giorni precedenti aveva chiesto al Comune "l'immediata rimozione degli impianti".
L’impianto abbattuto dall’On. Athos De Luca in piazza Bologna
20100317_Repubblica Roma - Piazza Bologna blitz anti-cartelli
roma.corriere.it - Pubblicità, i cartelloni «cancellano» le opere di architettura razionalista
eidonpress.com - Athos De Luca taglia i pali di un cartellone a piazza Bologna

4 - Un mese prima sempre del post del 26 luglio 2010, esattamente il 23 giugno 2010 è iniziata anche la campagna di sensibilizzazione “No Cartellone Days” che è stata organizzata dall’allora Comitato Promotore della delibera di iniziativa popolare e che si è concretizzata con dei manifesti attaccati sui montanti degli impianti pubblicitari installati dalla “Nuovi Spazi” in via Guido Reni e dalla “SCI” in viale Pietro De Coubertin, come testimonia il sottostante articolo pubblicato sul quotidiano “La Repubblica”.
Il manifesto di protesta appeso dai comitati
20100624_Repubblica Roma  - "Basta scempi, via ai No Cartellone Days"
roma.repubblica.it - "Basta scempi, via ai No Cartellone Days" Blitz dei cittadini contro i mega-impianti

Come è più che ovvio, anche per la forma di sensibilizzazione adottata (peraltro da me consigliata, proprio per evitare danneggiamenti agli impianti ed alla pubblicità e le conseguenti richieste di risarcimento da parte delle ditte proprietarie) tanto “La Repubblica” quanto il Comitato Promotore non potevano di certo essere accusati di istigazione a delinquere, che può però essere avvenuta per emulazione da parte di altri ignoti cittadini sfociando in vere e proprie forme di “imbrattamento” degli impianti che non sono state quindi istigate da Tonelli,  ma caso mai dagli esempi precedentemente documentati.

5 - Ad ulteriore dimostrazione di come il blog di Tonelli non possa avere istigato dei privati cittadini a danneggiare furtivamente di notte gli impianti pubblicitari si porta la ulteriore manifestazione sempre di chiaro stampo politico che militanti del Circolo del PD “Parioli-Flaminio” del II°Municipio hanno svolto sabato 3 luglio 2010 in piazza Cardinal Consalvi imbrattando con bombolette spray molti degli impianti che vi sono tuttora installati.

Uno dei cartelloni imbrattati dal PD in piazza Cardinal Consalvi
20100704_Repubblica Roma - Cartelloni, blitz anti-abusivi - Cartelloni, il blitz del Pd "bollati" gli impianti abusivi

6 - Altra dimostrazione è l'ulteriore manifestazione sempre di chiaro stampo politico che militanti del Circolo del PD “Parioli-Flaminio” del II°Municipio hanno svolto il 10 luglio 2010 a Corso Trieste imbrattando con bombolette spray molti degli impianti che vi sono tuttora installati. 
Cartelloni imbrattati dal PD a corso Trieste
 7 - Se ad ogni modo si volesse a tutti i costi intravedere l’istigazione a delinquere nei post pubblicati su questo sito, allora dello stesso reato bisognerebbe accusare addirittura lo stesso Sindaco di Roma Gianni Alemanno perché sul sito roma.repubblica.it nell'articolo "Cartelloni abusivi, "5 mila a Roma" A Prati il Comune torna all'attacco" è stato testualmente riportato che per quanto riguarda i volontari che si rimboccano le maniche per rimuovere i cartelloni in modo autonomo, Alemanno ha commentato: "BASTA CHE NON SI FANNO MALE, PER NOI VA BENE".

8 - Forse proprio perché istigati dallo stesso Sindaco di Roma più che da Massimiliano Tonelli, nei mesi successivi si sono propagate molte forme di protesta sempre più dura di cui si riportano di seguito alcuni esempi.
Imbrattamenti a piazzale Don Giovanni Minzoni
Imbrattamenti in viale delle Belle Arti
Imbrattamenti in via Francesco Denza
"Holebusters" in azione a via Cavour (immagini tratte dal servizio andato in onda sulla televisione francese France2)
20111112_Repubblica Roma - Cartellopoli, blitz dei cittadinii "tappabuchi"- "Holebuster" in via Cavour. I cittadini anti-cartelloni tappano i buchi dei pali
ricerca.repubblica.it -  Cartellopoli, blitz dei cittadini
video.corriere.it - «A Roma la pubblicità abusiva uccide» - France2

9 - La condanna inflitta a Tonelli sembra essere di istigazione a delinquere a prescindere dal mezzo con cui avrebbe commesso questo tipo di reato.
Per analogia si fa presente che il 21 aprile 2011 il consigliere comunale Athos De Luca ha abbattuto a scopo dimostrativo un ulteriore impianto pubblicitario abusivo installato in Piazzale Numa Pompilio/Viale delle Terme di Caracalla, come attestano le foto sottostanti.

L’impianto abbattuto dall’On. Athos De Luca in in Piazzale Numa Pompilio
20110422_Repubblica Roma - Palatino, cartellone abusivo abbattuto dai cittadini
roma.repubblica.it - Palatino, cartellone abusivo abbattuto dai cittadini 

In questa sua provocatoria iniziativa, così come in tutte quelle precedenti, nessuno ha ravvisato né gli estremi del reato di istigazione a delinquere né  gli estremi del reato di danneggiamento.

10 - L’articolo pubblicato il 26 luglio 2010, che per i toni ed i contenuti sembra avere i maggiori presupposti del reato di istigazione a delinquere, non fa comunque espresso riferimento ad alcuna ditta (così come gli altri articoli incriminati), per cui – oltre a non poterne attribuire a Tonelli la paternità – non presenta nessun rapporto diretto di causa ed effetto con le 100 plance degli impianti che la S.r.l. “D.D.N.” ha sostenuto di aver dovuto sostituire.   

11 - Il 2° comma dell’art. 530 del Codice Penale stabilisce che “il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l’imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile”.
La matrice della suddetta disposizione risale al diritto romano che si basava sul seguente principio fondamentale: in dubio absolve (in assenza di prove, devi assolvere)!
Mi voglio augurare che in sede di processo d’appello venga ancora pienamente rispettato quanto meno questo principio fondamentale di uno Stato di diritto. 


Dott. Arch. Rodolfo Bosi