lunedì 30 settembre 2013

Della serie: lettera da stamparvi e da tenervi sempre in tasca per darla, appena lo incontrate, al sindaco

Caro Sindaco,

uno dei maggiori scandali che vive la nostra città è rappresentato dalla cartellonistica pubblicitaria. Roma è l'unica città d'Europa ridotta in questo modo. Oltre 200mila impianti abusivi o abusivamente autorizzati rendono pericolose le strade, distruggono panorami e prospettive, coprono la segnaletica e i monumenti e alimentano la criminalità. Sì perché tra le 400 ditte che operano a Roma (in tutte le altre capitali occidentali sono 3 o 4), sono molte quelle infiltrate dalla malavita romana o campana e calabrese. Negli ultimi anni ci sono stati almeno cinque morti a causa di cartelloni posizionati in violazione del codice della strada fatti installare durante la precedente amministrazione: solo questo basterebbe per intervenire con decisione.

Lo scandalo cartelloni è stato uno dei motivi per cui molti cittadini hanno optato per non ri-votare l'ex Sindaco e preferire lei: dunque perché sino ad oggi nulla è stato fatto?
Importante considerare che i tempi sono strettissimi. Le licenze degli impianti scadono tutte con la fine del 2014: occorre a quel punto, finalmente, non consentire il rinnovo tacito delle concessioni e portarle a scadenza indicendo poi nuovi bandi per assegnare il settore a società serie e qualificate anche a livello internazionale.

Ne va anche del bilancio pubblico: oggi il Comune ricava dalla concessione degli spazi circa 17milioni di euro in un mercato, quello romano, che è valutato attorno agli 80 milioni. Significa che ogni anno paghiamo questa inefficienza circa 60 milioni che potrebbero entrare nel bilancio del Comune e che invece vengono lasciati nelle tasche di una costellazione para-criminale di ditte. Può una città nelle condizioni finanziarie di Roma privarsi di tutti questi soldi? E perché?

domenica 29 settembre 2013

Finalmente libero dopo un anno lo scivolo disabili di piazza Gimma


È stata una lunga battaglia, ma alla fine ce l'abbiamo fatta!

Nell'autunno del 2012 avevamo denunciato il vergognoso cartellone luminoso infisso proprio al centro dello scivolo pedonale e per disabili in piazza Gimma, a pochi passi dalla sede del Municipio II.

Ad ottobre 2012 il cartellone era stato sanzionato dal II Gruppo della Polizia di Roma Capitale, ma c'era voluta una nuova protesta plateale i primi di novembre - promossa dal Circolo Legambiente "Sherwood" e dal consigliere Alessandro Ricci - per far scattare la rimozione del cartellone, avvenuta il 9 novembre 2012.

Una rimozione a metà, che aveva lasciato sul posto l'armadietto elettrico di supporto al cartellone. Un ostacolo al centro dello scivolo che presto si era trasformato in un ricettacolo di rifiuti.

C'è voluto il cambio di giunta al Municipio II - e un nuovo sollecito - per arrivare finalmente alla rimozione totale, avvenuta nei giorni scorsi.

Un anno per togliere un solo cartellone e liberare uno scivolo per disabili... non c'è male.... 

Lorenzo Grassi
Circolo Legambiente "Sherwood"

sabato 28 settembre 2013

L'ennesimo morto per colpa dei cartelloni è vicino, molto vicino


MONTEVERDE, PAURA IN STRADA: AUTO "CARAMBOLA" E SFIORA MAMMA CON PASSEGGINO

Paura e disagi per il traffico, oggi pomeriggio, a Monteverde. Intorno alle 17, una macchina proveniente da via di Monteverde si è immessa in piazzale Dunant senza frenare e ha urtato un'altra auto provocando un violento testa coda. La prima auto, guidata da una donna, ha proseguito la sua corsa ed è andata a schiantarsi contro un cartellone pubblicitario collocato nello spartitraffico, dove a pochi centimetri di distanza stava attraversando la strada, sulle strisce pedonali, una donna con il figlio di un anno nel passeggino. Nell'auto urtata, un'altra donna con un altro bambino di un anno circa, entrambi ancora sotto choc. Paura e preoccupazione tra i numerosi passanti soprattutto per lo spavento registrato dai due bambini. Sul posto, un'ambulanza che è intervenuta per controllare le condizioni delle due donne nell'auto schiantatasi contro il cartellone pubblicitario. (omniroma.it)

(27 Settembre 2013 ore 19:01)
http://roma.repubblica.it/dettaglio-news/roma-19:01/22844

In foto il luogo dell'incidente (piazzale Enrico Dunant e sullo sfondo via di Monteverde) con le strisce pedonali dove attraversavano la mamma ed il figlio piccolo accerchiate da cartelloni. Cartelloni abusivi/irregolari/assassini a ridosso di un incrocio, su spartitraffico e praticamente sopra le strisce pedonali. Praticamente una sfilza di irregolarità infinita. Irregolarità che nessuno ha visto e nessuno vedrà perchè non c'è scappato il morto. Per ora.

venerdì 27 settembre 2013

Il documento che il dirigente del servizio affissioni Francesco Paciello ha inviato alla Commissione Commercio e le controdeduzioni di Rodolfo Bosi punto per punto

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi: 
http://www.vasroma.it/osservazioni-al-promemoria-del-dott-francesco-paciello-sulle-affissioni-pubbliche-e-la-pubblicita-di-roma/


Osservazioni al promemoria del dott. Francesco Paciello sulle affissioni pubbliche e la pubblicità di Roma

Da una fonte che ha voluto mantenere l’anonimato è stato trasmesso  al Circolo Territoriale di Roma di VAS un promemoria del dott. Francesco Paciello, che riguarda le affissioni pubbliche e la pubblicità di Roma e che sembra essere stato richiesto dal Presidente della IX Commissione Commercio.

Si riporta di seguito in allegato il promemoria per un opportuno confronto con le osservazioni puntuali che si è ritenuto doveroso farvi e che sono esposte di seguito: con nota VAS prot. n. 14 del 18.9.2013, che si rimette di seguito parimenti in allegato, sono stati portati a conoscenza di tali osservazioni non solo il Presidente ed i membri della Commissione Roma Produttiva, ma anche il Sindaco Ignazio Marino, l’Assessore Marta Leonori ed i membri della Giunta Capitolina.

Promemoria del dott. Francesco Paciello
Nota VAS prot. n. 14 del 18 settembre 2013
Osservazioni al promemoria di Francesco Paciello

AFFISSIONI PUBBLICHE – Spazi ed entrate.

Sono gestiti circa 22.000 mq di spazi dedicati alle pubbliche affissioni” – La stessa identica quantità è citata nella deliberazione della Giunta di Alemanno n. 115 del 5 aprile 2013.
Nella “Indagine sul settore affissioni e pubblicità a Roma” presentata alla fine di gennaio del 2011 dalla Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma si parla invece di una superficie complessiva di 27.000 mq. equivalenti a 2.674 impianti.

I proventi del servizio ammontano a circa € 297.000,00 l’anno” – Secondo la suddetta indagine nel 2009 i proventi ammontavano a 510.957 €, non sufficienti comunque a coprire le spese sostenute per l’affissione materiale, eseguita dalla società appaltatrice: nel 2009 i costi per servizio affissione sono stati infatti di € 611.683.

La materiale affissione dei manifesti sugli impianti in strada è affidata, mediante gara pubblica, a R.T.I. Veri srl e A&A in scadenza il 13 luglio 2013 – Il Circolo Territoriale di Roma di VAS ha segnalato a suo tempo un impianto pubblicitario “SPQR” che è stato prelevato dal magazzino di via Ostiense 131 Q e ricollocato all’altezza del civico n. 35 di via Pinciana a cura del suddetto Raggruppamento Temporaneo di Imprese (R.T.I.), che per il montaggio dell’impianto si è fatto pagare 44,91 €.
Dal momento che il suddetto appalto è scaduto il 13 luglio scorso, sarebbe utile sapere se sia stata indetta una nuova gara pubblica e chi l’abbia vinta.

con Deliberazione n. 115 del 22 dicembre 2012“ - Sono errati data, mese ed anno, dal momento che la delibera in questione è stata approvata il 5 aprile 2013.

AFFISSIONI PUBBLICHE – Circuito politico-sindacale

la cui realizzazione costituisce Obiettivo di Gestione 2013” – Nel dispositivo della deliberazione non si parla affatto di “Obiettivo di Gestione 2013”, dal momento che recita testualmente: “il Dipartimento Attività Economico e Produttive – Formazione e Lavoro – Direzione Regolazione e Gestione Affissioni e Pubblicità realizzerà utilizzando una quantità di metri quadri non superiore ad un terzo di quelli attualmente destinati alle pubbliche affissioni, un circuito specificatamente destinato all’affissione dei manifesti a contenuto politico-sindacale, onde disciplinare in modo stabile tale tipo di affissione e prevenire fenomeni di affissione abusiva nel territorio cittadino”.
Il dott. Francesco Paciello ha anticipato di fatto a quest’anno un obiettivo che dovrebbe scattare invece dal 1 gennaio del prossimo anno.

PUBBLICITÀ – Impianti autorizzati

Sono gestiti ad oggi circa 28.800 impianti inseriti nella N uova Banca Dati (N.B.D.) “ – Se si aggiungono i 2.674 impianti “SPQR” censiti nel 2011 dalla Agenzia suddetta, si avrebbero 31.474 impianti installati complessivamente a Roma.
Su “la Repubblica” del 14 novembre 2009 l’allora Assessore Davide Bordoni aveva dichiarato che “una nuova Banca Dati informatica ha permesso di quantificare (al 15 settembre) 31.636 impianti e di scoprirne 7.454 abusivi”.
Su “Il Messaggero” del 6 febbraio 2010 l’allora Vicepresidente della Commissione Commercio Cantiani aveva a sua volta dichiarato che “gli impianti censiti sono 31 mila”.
Su “Il Messaggero” del 14 aprile 2010 è riportato che “in base all’ultimo censimento i cartelloni regolari sono circa 32 mila. Quelli abusivi 30 mila”: stando a quest’ultimo dato gli impianti esistenti a Roma nella prima metà del 2010 sarebbero 62 mila.
Se ad ogni modo nell’anno 2010 gli impianti censiti in Banca Dati nel solo I Municipio erano 2.800 e si ipotizza questa stessa quantità per ognuno degli allora rimanenti 18 Municipi, si dovrebbero avere allora 50.400 impianti censiti nella Nuova Banca Dati.

con Deliberazione n. 116 del 22 dicembre 2012“ - Sono errati data, mese ed anno, dal momento che anche la delibera in questione è stata approvata il 5 aprile 2013.

La Giunta Capitolina, con Deliberazione n. 116 del 22 dicembre 2012, ha disposto la temporanea permanenza sul territorio di tutti gli impianti inseriti nella N.B.D. nelle more di arrivare all’approvazione del Piano Regolatore degli impianti Pubblicitari (PRIP)” – Il dispositivo della deliberazione recita testualmente: “delibera di assicurare la permanenza sul territorio di tutti gli impianti pubblicitari in essa contenuti a titolo temporaneo nelle more dell’adozione del Piano Regolatore degli impianti pubblicitari e dei suoi relativi piani di localizzazione a condizione che gli impianti rispettino le prescrizioni del Codice della Strada e del suo Regolamento attuativo, come derogato dalla deliberazione Commissario Straordinario n. 45/2008”.
Il dott. Francesco Paciello omette di far sapere la condizione a cui viene subordinata la permanenza dalla delibera n. 116/2013, che a sua volta ignora del tutto gli impianti installati in violazione del divieto di affissione prescritto dai vincoli paesaggistici e storico-monumentali.

PUBBLICITÀ – Controlli

Sugli impianti inseriti nella N.B.D. si procede a controlli sia sotto il profilo della regolarità contabile che del rispetto delle norme del Codice della Strada” – Il dott. Francesco Paciello avrebbe dovuto far sapere che i controlli debbono essere fatti anche in caso di impianti pubblicitari installati su beni paesaggistici o su beni culturali, a  maggior ragione perché è stato abrogato dal D.Lgs. n. 42/2004 il 1° periodo del comma 13 ter dell’art. 23 del D.Lgs. n. 285/1992 (Codice della Strada).

Dall’1/1/2013 sono stati adottati provvedimenti di decadenza per complessivi n. 388 impianti risultati non regolari“ – La decadenza dovrebbe essere della “autorizzazione” e dovrebbe essere stata applicata dal dott. Francesco Paciello ai sensi del comma 14 dell’art. 31 del vigente Regolamento  approvato dal Consiglio Comunale con delibera n. 37/2009, che però prevede la decadenza anche delle autorizzazioni regolarmente rilasciate ad una stessa ditta, in misura proporzionale del 5% (in caso di una sola violazione), del 20% (in caso di due violazioni), del 50% (in caso di tre violazioni) e delle restanti autorizzazioni (in caso di ulteriore violazione).
Il dott. Francesco Paciello non fa sapere nulla a tal riguardo.

I controlli sul rispetto del Codice della Strada spettano alla Polizia Locale che li effetetua secondo le Linee-guida  redatte dalla Direzione“ – Sarebbe molto utile conoscere queste Linee-guida redatte dal dott. Francesco Paciello, anche e soprattutto per verificare se siano poi effettivamente rispettate.
Mediamente vengono elevate annualmente circa n. 2.450 sanzioni di contrasto al Codice della Strada nei confronti di impianti inseriti nella N.B.D. alle quali segue la diffida per la rimozione spontanea e, in caso di inottemperanza, la rimozione coattiva” – Con la media dichiarata dal dott.  Francesco Paciello nei soli 4 anni dal  2009 a tutto il 2012 dovrebbero essere state elevate circa 10.000 sanzioni rispetto ai circa 31.500 impianti complessivamente dichiarati come censiti nella N.B.D., per cui se fossero stati rimossi tutti i 10.000 impianti sanzionati a Roma dovrebbero esserci rimasti solo 21.500 cartelloni censiti: non è evidentemente così, anche perché il dott. Francesco Paciello non fa sapere il numero esatto di quelli che vengono poi mediamente rimossi annualmente.

PUBBLICITÀ – Entrate

Gli impianti inseriti nella N.B.D. producono un’entrata annua di circa € 17.252.000,00” – Su “la Repubblica” del 14 maggio 2010 l’allora Assessore Davide Bordoni ha ammesso che grazie ai tributi delle aziende di pubblicità il Comune in due anni è passato da 9 a 20 milioni di € di incassi.

PUBBLICITÀ – Supporto di Aequa Roma

mediante specifico Contratto di Servizio di cui alla Deliberazione di Giunta Capitolina n. 182 del 27 giugno 2012“ – Il contratto allegato alla delibera regola i rapporti tra Roma Capitale ed Aequa Roma dall’1 marzo 2012 fino al 28 febbraio 2013, con possibilità di rinnovo per altri 2 anni, per un corrispettivo di 950.000,00 € IVA inclusa : il contratto è quindi scaduto e non è dato di sapere se sia stato prorogato.

PUBBLICITÀ – Abusivismo

L’abusivismo pubblicitario riguarda tutti gli impianti rilevati sul territorio e non ricompresi tra quelli inseriti nella N.B.D.” – Il dott. Francesco Paciello fa un distinguo tra gli impianti installati in maniera totalmente abusiva (senza nemmeno essere “autodenunciati”) e gli impianti registrati invece a qualunque titolo in Banca Dati,  che sono comprensivi tanto del “riordino” (con vecchie “concessioni” o “autorizzazioni”) quanto dei cartelloni installati dal 2009 ad oggi, anche abusivamente ma in tal caso “autodenunciati”.

Mediamente ogni anno vengono rilevati circa n. 1.200 impianti fuori N.B.D. per i quali si procede con sanzione e rimozione coattiva“ – Con la media dichiarata dal dott. Francesco Paciello nei soli 4 anni dal  2009 a tutto il 2012 dovrebbero essere stati rilevati circa 4.800 impianti abusivi,  che se si aggiungono alle circa 10.000 sanzioni elevate nello stesso quadriennio per gli impianti inseriti in Banca Dati portano ad un accertamento dichiarato di ben 15.000 impianti accertati comunque come irregolari, con una media quindi di quasi 4.000 impianti all’anno.

Gli impianti abusivi sono altresì perseguiti mediante sanzione elevata direttamente al pubblicizzato, se presente, per circa n. 500 verbali elevati ogni anno” – Anche a voler ammettere che il pubblicizzato non sia sempre presente (anche se non è chiaro come ciò sia possibile), non si capisce perché non vengano multati i pubblicizzati sulla maggioranza dei rimanenti 700 impianti, considerato che le ditte pubblicitarie trovano spesso l’escamotage per non pagare le sanzioni.

Attualmente sono disponibili € 456.000,00 per gli interventi di rimozione di impianti abusivi fino a tutto il 2014 a fronte degli € 1.625.000,00 che sarebbero necessari per smaltire tutti gli ordinativi di rimozione già emessi negli ultimi mesi” – Riguardo a questo passo del promemoria vanno fatte le seguenti osservazioni.

1 – La disponibilità di 456.000,00 € attesta una implicita doppia omissione di atti dovuti d’ufficio, perché costituisce la dimostrazione che da un alto non vengono spesi nemmeno questi pochi euro per le rimozioni dovute in quanto ordinate e che comunque dall’altro il ritardo burocratico nella rimozione senza nemmeno un contestuale oscuramento degli impianti abusivi ne consente il prosieguo di un guadagno illecito da parte delle ditte che si sono rese responsabili della loro installazione.

2I 456.000,00 € disponibili riguardano solo gli impianti abusivi da rimuovere e non anche quelli comunque da rimuovere forzatamente d’ufficio, ma inseriti in Banca Dati.

3 – La stima complessiva di 1.625.000,00 € riguarda invece “tutti gli ordinativi di rimozione già emessi negli ultimi mesi”, comprensivi quindi degli impianti comunque da rimuovere forzatamente d’ufficio sia che stiano dentro o fuori la Nuova Banca Dati.     

4 – Calcolando per eccesso che la rimozione di ogni impianto venga a costare intorno ai 300,00 € “gli ordinativi di rimozione già emessi negli ultimi mesi” dal dott. Francesco Paciello riguarderebbero la bellezza di 5.500 impianti con formale provvedimento di rimozione emesso negli ultimi 2-3 mesi: se il dott. Francesco Paciello avesse mantenuto la stessa media di repressione dall’inizio di quest’anno, il numero complessivo degli impianti da rimuovere ammonterebbe a circa 15.000 cartelloni.

5 – L’affermazione del dott. Francesco Paciello attesta che i fondi per le rimozioni vengono attinti dal bilancio corrente del Comune, con una operazione che è di vera distrazione di fondi pubblici, come tale già da me denunciata a nome di VAS alla Corte dei Conti con nota prot. n. 3 del 21 febbraio 2012.

Le ragioni esposte sono le seguenti.

In caso di installazione di un impianto pubblicitario accertato come abusivo, ai sensi del 5° comma dell’art. 31 del vigente Regolamento di pubblicità approvato dal Consiglio Comunale di Roma con deliberazione n. 37/2009 il dirigente del Servizio Affissioni e Pubblicità trasmette una diffida con cui “il trasgressore è invitato a rimuovere l’impianto abusivo o difforme entro dieci giorni dalla notificazione, nonché a far pervenire ai suddetti uffici, entro il medesimo termine, le proprie osservazioni. Decorso inutilmente tale termine e valutate, se pervenute, tali osservazioni, con determinazione dirigenziale viene disposta la eventuale rimozione forzata d’Ufficio, a spese del trasgressore”, che però il Comune di Roma è costretto ad anticipare.

Anche e soprattutto per conseguenza del suddetto Regolamento, dal 2009 la città di Roma è stata invasa da una marea di impianti pubblicitari che sono stati installati del tutto abusivamente e che non sono stati sempre “autodenunciati”, provocando una evasione dell’imposta o canone della pubblicità che è stata quantificata in 226 milioni di euro circa del credito iscritto a ruolo dalla Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma alla pag. 17 della “Indagine sul settore affissioni e pubblicità a Roma” che ha presentato ufficialmente il 27 gennaio 2011.

Nei confronti invece degli impianti pubblicitari accertati come abusivi, che le ditte proprietarie non hanno provveduto a rimuovere a proprie cure e spese entro i 10 giorni dalla diffida loro inoltrata dal dirigente del Servizio Affissioni, si è resa necessaria una rimozione forzata che laddove eseguita è stata sempre fatta per “campagne”, anticipando i costi con fondi prelevati dal Titolo I° del bilancio comunale che é relativo alle “spese correnti”.

Così il 2 settembre 2010 l’allora sindaco Gianni Alemanno ha annunciato di essersi incontrato con l’assessore alle Attività Produttive On. Davide Bordoni e di aver trovato le risorse per rimuovere 1.000 impianti pubblicitari abusivi.

A distanza di poco più di un anno, il 25 novembre 2011 sul sito internet del Comune di Roma è stata annunciata una task force, che prevedeva la collaborazione tra Ufficio Affissioni, GSSU della Polizia Locale di Roma Capitale, Nucleo Antiabusivismo e Nucleo Decoro di Roma Capitale e che in due mesi avrebbe dovuto abbattere altri mille impianti in diversi Municipi.

Gli interventi programmati fino alla fine dell’anno si erano resi possibili grazie ad uno stanziamento di 300.000 euro e l’impiego di 5 squadre d’intervento: dall’inizio dell’anno successivo l’operazione doveva continuare con un nuovo stanziamento di ulteriori 800.000 euro, con una spesa complessiva anticipata quindi dal Comune di Roma di 1.100.000 euro.

Si fa presente che il 1° comma dell’art. 31 del vigente Regolamento prescrive che “nei casi di installazione di mezzi non autorizzati è applicata, …, l’indennità pari al canone ed una sanzione amministrativa pecuniaria di importo non inferiore a quello dell’indennità, né superiore al doppio della medesima”.
Gli importi della sanzione amministrativa, che andavano da un minimo di 155 euro ad un massimo di 625 euro, sono stati modificati dalla legge n. 111 del 15 luglio 2011 che ha tra l’altro sostituito il comma 12 dell’articolo 23 del Decreto Legislativo n. 285/1992 (con cui è stata emanato il nuovo Codice della Strada) nel modo seguente: “12. Chiunque non osserva le prescrizioni indicate nelle autorizzazioni previste dal presente articolo é soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1.376,55 a euro 13.765,50 in via solidale con il soggetto pubblicizzato”.

L’allora direttore del Servizio Affissioni e Pubblicità, dott. Francesco Paciello, con riguardo proprio ai tempi senza limiti certi delle rimozioni degli impianti abusivi autodenunciati, ha affermato che “i tempi dell’istruttoria e dell’attuazione dei conseguenti provvedimenti sono direttamente proporzionati al numero degli impianti installati sul territorio ed alla sua vastità nonché indirettamente proporzionati alle risorse economiche e di personale a disposizione”.

Quanto meno dalla entrata in vigore della legge n. 111/2011 il Comune di Roma non può più sostenere che non si possono fare le rimozioni per mancanza di fondi e di personale, specie se si considera che alle somme suddette, incamerabili in modo certo dal Servizio Affissioni e Pubblicità pretendendole se non altro dagli inserzionisti che si sono serviti di impianti pubblicitari abusivi, si debbono sommare anche gli importi delle rispettive “indennità” pari al Canone Iniziative Pubblicitarie (in sigla CIP): con questi fondi si può e si deve aprire una vera e propria “partita di giro” dove le “entrate” (delle sanzioni amministrative) non potranno mai essere superate dalle “uscite” (costituite dalle spese anticipate per eseguire le rimozioni forzate).

Il Comune continua invece ad applicare la sanzione minima di 389,00 € prevista dal comma 11 dell’art. 23 del D.Lgs. n. 285/1992 (Codice della Strada).

A tal riguardo si fa presente ad modo che i costi per un intervento di rimozione di un impianto pubblicitario abusivo sono di circa 300-400 euro ad impianto, che è una cifra ben più bassa dei 1.376,55 euro della nuova sanzione amministrativa minima che è scattata dallo scorso 17 luglio 2011 e che è comunque coperta anche in caso di applicazione della sanzione di 389,00 € prevista dal comma 11 dell’art. 23 del Codice della Strada.

Con quasi più del doppio di quanto incassava fino all’altro ieri, o comunque anche con la stessa minore cifra fin qui incassata, il Servizio Affissioni e Pubblicità del Comune di Roma si può pagare ora non solo la ditta incaricata della rimozione, ma anche lo straordinario o comunque l’ulteriore prestazione che è dovuta per il “personale a disposizione” del Comune che deve ogni volta presenziare alle rimozioni eseguite dalle ditte specializzate prescelte.

Ne deriva che il Comune non può e non deve anticipare i costi delle rimozioni forzate degli impianti abusivi o comunque irregolari prelevando risorse dalle “spese correnti” del bilancio comunale.  

PUBBLICITÀ – Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari

Tale documento rappresenta la condizione giuridica imprescindibile sulla base della quale possono essere rilasciati nuovi titoli autorizzativi a seguito di procedure di gara, oppure avviati procedimenti di finanziamento di servizi tramite la pubblicità (es. bikesharing)” – La “condizione giuridica imprescindibile sulla base della quale possono essere rilasciati nuovi titoli autorizzativi a seguito di procedure di gara” non è costituita dal PRIP, ma dai Piani di Localizzazione che il dott. Francesco Paciello sembra ignorare del tutto.

Anche i servizi tramite la pubblicità ed in particolare il servizio di Bike Sharing debbono essere assegnati dopo l’approvazione dei Piani di Localizzazione e comunque sempre a seguito di procedure di gara, che invece per essi il dott. Francesco Paciello sembra trascurare, lasciando implicitamente intendere di essere allineato sulla proposta di “progetto Bike Sharing gratuito per l’Amministrazione” che il 22 luglio 2013 le associazioni APA S.r.l., GREGOR S.r.l., MORETTI PUBBLICITÀ S.r.l., PATEO S.r.l., PUBLIROMA S.r.l. e SCI S.r.l. hanno trasmetto al Sindaco Ignazio Marino, all’Assessore Marta Leonori ed al Presidente Corsetti della Commissione Roma Produttiva.

Occorre, pertanto, far ripartire al più presto possibile l’iter approvativo del PRIP, anche rinnovando l’apporto partecipativo della Associazioni ambientaliste, di cittadini e imprenditoriali di categoria, per eventuali modifiche alla proposta di PRIP oggi disponibile” – Il dott. Francesco Paciello, si vanta di avere “predisposto” alla fine del 2010 il PRIP che è stato invece redatto dalla S.p.A. “Aequa Roma”, ma di cui non si sente più di difendere a spada tratta i contenuti, dal momento che ne ammette l’opportunità di apportarvi delle eventuali modifiche, citando per giunta sia le associazioni ambientaliste e di cittadini, lasciando quindi sottintendere che è a conoscenza della “proposta unitaria” che le associazioni “Verdi Ambienti e Società” (VAS) e “Basta Cartelloni – Francesco Fiori” hanno presentato nel corso della Conferenza Stampa che si è tenuta il 3 maggio 2013.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)

giovedì 26 settembre 2013

E pure Coin forse ha capito che queste forme pubblicitarie sono inutili

Aprile 2008
 
Settembre 2013
Dopo svariati anni Coin ha rinunciato a continuare a farsi pubblicità sul cartellone dell'orologio di "arredo urbano" piazzato davanti alla Scala Santa a Piazza di Porta S. Giovanni. Nell'aprile 2008 questo bellissimo "arredo urbano" non era presente (vedi foto. in fondo si vede pure che stavano montando il palco per il concerto del 1° maggio). Poi dopo tale data (quindi nel periodo di Alemanno) è magicamente comparso questo orologio pubblicitario proprio davanti alla suddetta Scala Santa. E' bello eh? E poi sta anche bene con le bancarelle di souvenir, il camion-bar e i venditori abusivi che stanno sempre lì a vendere foulard ai turisti. Un bel quadretto.
Fin da quando fu installato il cartellone fu utilizzato per pubblicizzare Coin di Piazzale Appio, poi a partire da quest'estate evidentemente Coin a rinunciato a questa forma pubblicitario inutile (e anzi dannosa visto quanto sia fastidiosa la presenza di un palo pubblicitario in quel punto) ed ora il palo è disponibile per il prossimo furbetto der quartierino di turno.
La targhetta riporta la sigla '0002/AA195/P'.
Questo è quanto volevo segnalare. Grazie e buon lavoro.

Aldo

mercoledì 25 settembre 2013

Il testo del documento consegnato venerdì 20 settembre 2013 in Commissione Commercio. Ora non ci sono più scuse

SCANDALO CARTELLOPOLI. LA GRANDE OCCASIONE
l'unica strada attraverso la quale l'amministrazione più risolvere uno scandalo nazionale a partire dalla fine del 2014


0. Caratteristiche del mercato in generale
Come tutti i servizi a rete (gas, elettricità, rete stradale, raccolta rifiuti) la pubblicità esterna, specie in un contesto urbano, è un monopolio naturale. Un monopolio naturale ovviamente può essere liberalizzato e il mercato può essere aperto, ma sempre nei limiti di un affollamento di attori molto basso. Per l'advertising outdoor Roma è un caso unico a livello mondiale: in tutte le città occidentali operano mediamente 3 o 4 ditte, a Roma ve ne risultano registrate oltre 400.
Conseguenza è il caos assoluto, l'impossibilità (e l'inutilità) di effettuare controlli, l'inefficacia delle rimozioni e il loro enorme costo, l’abusivismo diffusissimo. Oggi a dispetto delle stime ufficiali che parlano di cifre attorno ai 30mila impianti, non ci sono meno di 200mila impianti installati sul territorio comunale. Chi sostiene numeri diversi non conosce la città, basti pensare che se davvero gli impianti fossero 32mila (considerando il Comune di Roma esteso per 128.530 ettari e pur sottraendo a questi i 51.729 di superficie agricola e dunque arrivando a  77.000 ettari) se ne ricaverebbe una diffusione di un impianto pubblicitario ogni due ettari circa. Chiaramente ogni cittadino dotato di buon senso può contare facilmente che in due ettari di città a Roma non si trova un solo impianto pubblicitario bensì alcune centinaia e in determinati ambiti addirittura migliaia. Un'altra 'controprova' dell'assoluta inattendibilità reale dei dati della banca dati comunale è empirica: telefonare, fingendosi cliente, alle maggiori società chiedendo di quanti impianti dispongano. Si arriverà a 3mila dopo una decina di telefonate...
Il settore è stato mal governato sempre, ma un autentico tracollo (ed è il motivo per cui siamo qui a parlarne in un contesto che è di emergenza) si è verificato a partire dalla delibera 37 del 2009.

1. come siamo arrivati qui e la delibera 37
La giunta Alemanno nel 2009 approva la delibera 37/2009 che ha dato carta libera alle ditte dei cartelloni. La delibera ha consentito alle ditte di autodichiarare la quantità degli impianti posseduti pagando in cambio un irrisorio CIP. Nella sostanza un immane condono preventivo che ha permesso all'amministrazione di aumentare, molto poco gli introiti (la città ha potenzialità infinitamente maggiori) e alle ditte di installare liberamente un numero imprecisato (nell'ordine, appunto, delle centinaia di migliaia) di impianti. Si è chiesto alle ditte di autodenunziare la numerosità dei loro impianti, va da se che tutte le ditte abbiano dichiarato molti più impianti di quelli che effettivamente avevano sul territorio. La ditta X che possedeva effettivamente 200 impianti, ne ha dichiarati 500, ha pagato l'imposta per 500 e i 300 di differenza li ha installati immediatamente dopo. La città si è completamente trasfigurata, moltissime strade hanno cambiato faccia e sono diventate irriconoscibili, sono apparsi cartelloni ovunque, sono nati blog, associazioni, si è occupata della questione la stampa nazionale e internazionale.
Oltre al numero di impianti è esploso anche quello delle ditte autorizzate ad operare sul territorio romano: nel febbraio 2010 la banca dati comunale registrava 125 ditte. Nel maggio del 2010, solo 4 mesi dopo, erano già diventate 250. Nel febbraio 2011, 326. Sempre nel 2011, nel mese di settembre il numero era salito a 386 per arrivare alle 428 dell’ultimo elenco pubblicato nel luglio 2013.
Contro questa situazione di caos, nel 2010 i cittadini hanno raccolto oltre 11mila firme e hanno sottoscritto una Delibera di Iniziativa Popolare che – se approvata – avrebbe rimesso ordine nel settore. In spregio dello sforzo compiuto dai cittadini, la classe politica ha rallentato l’iter della Delibera che è riuscita ad approdare in Assemblea Capitolina solo dopo due formali diffide al Prefetto e al Presidente del Consiglio Comunale.
La Delibera fu bocciata per soli 4 voti, raccogliendo consensi anche tra alcuni esponenti della maggioranza dell’epoca di centro-destra.

2. la fine dell'era Alemanno e la delibera 116
Non contenta di quanto fatto, la precedente amministrazione si è congedata approvando la delibera  116/2013 la quale punta a far sì che l'attuale situazione fuori controllo diventi la base per costruire le regole future: gli attuali impianti devono diventare lo spartito su cui disegnare i futuri Piani di Localizzazione. La delibera 116, dunque, condanna la città a non poter migliorare mai la sua condizione di profondo degrado, di pericolo stradale, di mancanza di rispetto delle architetture e dei monumenti. Si tratta di una polpetta avvelenatissima che la precedente amministrazione ha lasciato alla città ed alla nuova amministrazione per impedirle di risolvere questo problema annoso. Non si capisce infatti come sarebbe possibile diminuire la superficie espositiva complessiva se tutti gli impianti “con scheda” della NBD (Nuova Banca Dati) avessero diritto a rientrare nei Piani di localizzazione. Inoltre questa norma vanificherebbe completamente a priori il ricorso ai previsti bandi per macroaree
Per questo le associazioni chiedono alla giunta Marino di revocare immediatamente la delibera 116/2013.

3. gli step attuali
L'unica strada da seguire per riformare un settore economico fondamentale per la città (sia per l’amministrazione, sia per le aziende inserzioniste che per i cittadini) è:
- abrogare con urgenza la delibera 116
- portare a scadenza tutte le concessioni (31/12/2014) così come previsto dalla delibera 6/2008 con la quale il Commissario Straordinario Mario Morcone stabiliva che la “durata delle autorizzazioni e delle concessioni già rilasciate o da rilasciare attinenti alla procedura di riordino è unificata e la scadenza del primo quinquennio è fissata al 31 dicembre 2009 rinnovabile per un altro quinquennio”. Ne deriva che la scadenza, secondo l’attuale regolamento, è fissata al 31 dicembre 2014;
- approvazione del PRIP con la correzione dei tanti errori materiali e le modifiche delle associazioni (con un approfondimento sulle prescrizioni per il centro storico)
- stesura e approvazione dei piani di localizzazione;
- suddivisione in macroaree e successivamente bandi ad evidenza pubblica secondo le normative europee

4. perché non si può prescindere dal bando
Sarebbe assurdo che l'amministrazione concedesse corsie preferenziali a chi ha in questi anni massacrato o contribuito a massacrare la città; a chi ha fatto perdere vite umane, a chi ha intimidito la stampa e i blog mediante azioni legali, a chi ha mostrato disprezzo delle regole, a chi ha abbattuto decine di alberi, anche di alto fusto, in tutta la città, “colpevoli” di oscurare parzialmente gli impianti. Non dimentichiamo che alcuni collaboratori, legali, professionisti che prestano servizio presso molte ditte ancora oggi concessionarie del Comune sono le stesse persone che nel 2004 pianificavano un attentato mortale al Sindaco Walter Veltroni (sono facilmente rintracciabili su web gli articoli dei quotidiani che riportarono le intercettazioni e che portarono ad alcuni arresti), reo esclusivamente di aver accelerato un pochino con le rimozioni. Inoltre molti sono stati i passaggi di funzionari comunali passati a lavorare con le ditte in una promiscuità che ha fatto negli anni dei danni incredibili all'amministrazione. Una promiscuità (corruzione & concussione) che un mercato sano eliminerebbe alla base. Violenze, intimidazioni, minacce di morte, violazione di tutte le norme, corruzione, morte di almeno 5 persone negli ultimi anni; senza dimenticare, giusto per delineare il quadro, che la precedente responsabile dell'ufficio affissioni era costretta a girare sotto scorta viste le minacce subite. 
Perché queste società e questo ambito deve avere più tutele di altri? E’ corretto semmai mettere tutti sullo stesso piano, ed è per questo che si fanno bandi pubblici.
Non vi è dubbio peraltro che nell'abisso di fango, malaffare, decennali infiltrazioni della criminalità organizzata, vi siano a Roma anche delle società oneste. Le ditte potranno consorziarsi, potranno arrivare ad una massa critica di fatturato che permetta loro di partecipare ai bandi e magari lì vinceranno se risulteranno le migliori e se offriranno le migliori condizioni all'amministrazione comunale in base a quelle che l'amministrazione chiederà nei bandi stessi.
Per motivi tecnici non c'è dubbio che ci si debba risolvere all'esito di regolari bandi internazionali. Anche solo per l'introito ulteriore che la città potrebbe ricavarne: oggi la città ricava 17 milioni/anno da questo settore che invece è valutato da elaborazioni nostre su dati internazionali attorno ai 70 milioni solo di oneri per il Comune. Questo significa che non sistemare questo comparto costa al Comune, ogni anno, oltre 50 milioni di mancati introiti.
Per motivi politici non c'è dubbio che ci si debba rivolgere all'esito di regolari bandi internazionali perché con il voto delle scorse elezioni amministrative i cittadini hanno chiesto un cambio radicale di passo all'amministrazione. I complici dell'attuale situazione sono stati sonoramente bocciati dalle urne e siamo assolutamente certi, perché questa battaglia l'abbiamo tutti combattuta sin dall'inizio, che uno dei motivi principali della debacle dell'ex sindaco sia da addebitarsi a questo scandalo che ha fatto il giro del mondo e che ha fatto vergognare e fa vergognare la parte migliore di questa città che ora si aspetta cambiamenti.

Vantaggi di una gestione professionale
- ripristino del decoro e dell’armonia paesaggistica del territorio urbano
- maggiori introiti per l'amministrazione
- nessuna necessità di controllo antiabusivismo
- possibilità di ottenere servizi in scambio (bike-sharing, arredo urbano, mappe, toilette pubbliche, manutenzione verde e aiuole pubbliche)
- posti di lavoro reali e certificati
- vantaggio per le aziende inserzioniste che oggi si trovano in grande difficoltà a lavorare a Roma- possibilità di inserire nel bando (come fatto ad esempio a Parma), la gestione delle pubbliche affissioni
Roma è l'unica città italiana ad avere un servizio di pubbliche affissioni in passivo. Cioè che costa più di quello che in cassa. I dati del 2009 (che sono molto peggiorati negli anni successivi) vedono in un anno i comuni di Genova e di Torino avere incassato un po' più del doppio di Roma; il comune di Milano il triplo. Con territori e superfici comunali più piccole di sei/otto volte il Comune di Roma. Gli impianti di pubbliche affissioni non sono gestiti, sono attaccati costantemente dal racket delle “cooperative” di affissioni abusive

5. Il bando è garanzia di applicazione delle regole
Durante la precedente amministrazione, nessuna ditta è stata sanzionata per gli abusi commessi sul territorio, nonostante fosse espressamente previsto nella Delibera 37/2009. Il dirigente dell’Ufficio Affissioni ha riferito di circa 1000 multe all’anno elevate nei confronti di ditte che commettevano irregolarità. Eppure, nessuna di queste ha subito la riduzione delle concessioni o addirittura la revoca della licenza come previsto dal regolamento comunale.
A dimostrazione del disinteresse che gli uffici hanno mostrato per gli abusi, si può verificare che 6 ditte sono state effettivamente radiate dall’albo comunale, ma mai per aver piantato cartelloni irregolari. Le ditte Gip, Studio Zeta, Vame, Romantech Pictures e Special Communication sono state radiate solo perché non in regola con i tributi. Esse, però, hanno continuato e continuano ad operare sul territorio, arrivando addirittura a raccogliere (Studio Zeta) la pubblicità dell’ex vicesindaco Sveva Belviso, durante la sua recente campagna elettorale.
La via di uscita da tale situazione altro non può essere che la revisione del Prip presentato dalla precedente giunta secondo le indicazioni date dalle associazioni cittadine, l’approvazione dei Piani di Localizzazione e la divisione in macroaree della città, le quali verranno assegnate al migliore offerente dopo un bando ad evidenza pubblica.
Tale programma (compresa la tempistica da rispettare per arrivare in tempo alla scadenza naturale delle concessioni prevista per il 31 dicembre 2014) viene consegnato oggi in formato elettronico alla presidenza della Commissione, in modo che essa possa farne il miglior uso. Le associazioni cittadine si rendono disponibili a prestare la propria consulenza e a discutere di eventuali modifiche al programma che i tecnici comunali ritenessero necessarie.

20130920_Commissione Commercio.pdf

martedì 24 settembre 2013

Tra poco il il bel ponte cavalcaferrovia Ostiense non sarà più visibile


Gentile Cartellopoli,

in allegato foto del mostro (codice: 0446/BH336/P) che la ditta "MG" ha recentemente installato nei pressi del nuovo ponte Ostiense, in una zona oggetto di nuove mire espansionistiche "cartellonare". Il mio più grande sospetto è che i due cartelloni "MG" ed "Esotas" (vedere: http://www.cartellopoli.net/2013/04/e-iniziato-lultimo-sacco-cartellonaro.html ) siano probabilmente gli stessi rimossi pochissimo tempo fa in piazza del Gazometro, e che ora "presidiano" il territorio poco più in là. 

C.D.P.

sabato 21 settembre 2013

L'audizione alla Commissione Commercio che può mettere la parola fine allo scandalo-cartellopoli romano‏


Venerdì scorso cittadini, comitati, associazioni e blog sono stati, grazie al presidente Orlando Corsetti, convocati in audizione alla Commissione Commercio di Roma Capitale sul tema dei cartelloni pubblicitari. In circa un'ora di confronto sono stati consegnati all'amministrazione tutti (tutti!) gli elementi per metterla nelle condizioni di risolvere, da qui a un anno e mezzo, il problema anzi lo scandalo della cartellonistica a Roma.
Nei prossimi giorni pubblicheremo anche la memoria che verrà messa agli atti e che abbiamo consegnato alla Commissione. 

La cosa certa è che oggi l'amministrazione ha in mano tutti gli strumenti per risolvere radicalmente la situazione come la città chiede ormai da anni. Se l'amministrazione deciderà di comportarsi in maniera corretta gliene daremo atto. Se l'amministrazione, pur potendo, deciderà di non risolvere la faccenda e di continuare a favorire sotto banco la criminalità organizzata che sovraintende questo fondamentale comparto economico della città, la metteremo in croce senza mezzi termini. Perché, come abbiamo detto in passato, c'è solo una cosa peggiore di aver massacrato la città come ha fatto Alemanno: decidere di non annullare quelle decisioni.

Di seguito l'elenco dei consiglieri che hanno interesse a confrontarsi con i cittadini e chi invece ritiene non sia necessario:
Commissione IX - COMMERCIO
Componenti e Gruppo Assembleare di appartenenza
  1) On. Giovanni Alemanno (Cittadini per Roma-Alemanno) - ASSENTE
  2) On. Valeria Baglio (Partito Democratico) - ASSENTE
  3) On. Immacolata Battaglia (Sinistra Ecologia e Libertà) - ASSENTE
  4) On. Davide Bordoni (Popolo della Libertà) - ASSENTE (visto aggirarsi nei corridoi)
  5) On. Orlando Corsetti (Partito Democratico) - PRESENTE
  6) On. Michelas Di Biase (Partito Democratico) - PRESENTE
  7) On. Franco Marino (Lista Civica Marino Sindaco) - ASSENTE
  8) On. Alessandro Onorato (Alfio Marchini Sindaco) - ASSENTE
  9) On. Pierpaolo Pedetti (Partito Democratico) - ASSENTE
10) On. Ilaria Piccolo (Partito Democratico) - ASSENTE (ha mandato una sua assistente)
11) On. Giovanni Quarzo (Popolo della Libertà) - ASSENTE
12) On. Romulo Salvador Sabio (Gruppo Aggiunto) - ASSENTE
13) On. Enrico Stefano (Movimento 5 Stelle) - PRESENTE

giovedì 19 settembre 2013

Come ampiamente previsto da noi anni addietro ci stanno mettendo i cartelloni dentro casa

Novembre 2011

16 settembre 2013 - ore 20.51

17 settembre 2013 ore 15.35
In allegato le foto del cartellone pubblicitario montato in via degli Stradivari (Ponte Testaccio) la notte tra il 16 ed il 17 settembre sotto i nostri terrazzi del condominio in via Giovanni da Castel Bolognese, 45.
Le ho scattate nel pomeriggio del 17 settembre 2013, tranne due scattate la sera del 16 dove si vede la struttura già rimontata (dopo essere stata fatta smontare alle 19.00 dai Vigili Urbani).
Il cartellone crea notevoli problemi di sicurezza personale agli abitanti del primo piano e dalle foto si vede benissimo che il cartellone supera addirittura il parapetto dei terrazzi.

Marta S.

************** 

Questo cartellone, che riporta una targhetta con scritto via Antonio Pacinotti (???), assomiglia molto a quello finito di installare la notte tra il 6 e 7 maggio 2012 (i lavori erano cominciati ad aprile 2012) sempre in via degli Stradivari davanti al nuovo PUP / ristorante LE GARAGE. Impianto poi rimosso dopo poco meno di un mese.
Evidentemente la MG ha deciso che in via degli Stradivari il cartellone lo vuole per forza e ritiene sia venuto il momento di riprovarci a meno di 100 metri di distanza in una zona a dir poco massacrata dai cartelloni. 
Ennesima dimostrazione (non ce ne era bisogno) che continua impunita la totale anarchia cartellonara.

mercoledì 18 settembre 2013

Non è assurdo che il PD, dopo aver preso i voti per cambiare la orribile Roma di Alemanno, si ponga attraverso Orlando Corsetti presidente della Commissione Commercio come il più grande amico dei cartellonari?


Il documento che abbiamo pubblicato ieri e che ripubblichiamo qui sopra relativo all'audizione in Commissione Commercio del dirigente del settore affissioni Francesco Paciello è così profondamente impattante (allucinante per chi da anni si batte contro lo scandalo cartelloni a Roma) che iniziamo da oggi una serie di riflessioni a riguardo. Cerchiamo qui di mettere in fila una serie di autentiche assurdità soprattutto delle dichiarazioni, lancinanti pietre tombali sulla riforma del settore, di Orlando Corsetti, presidente della Commissione stessa. Vediamo dunque perché quanto dichiarato da Orlando Corsetti negli ultimi minuti di questo filmato è assurdo e lontanissimo dal portare una soluzione del problema-cartelloni a Roma.

E' assurdo perché non si può riqualificare un settore con l'aiuto delle stesse persone che l'hanno assassinato. E' una contraddizione in termini che dovrebbe stoppare questo proposito alla radice.
E' come dover realizzare una superstrada in provincia di Caserta e, invece di fare un bando aperto solo a ditte serie e col certificanto antimafia, ci si rivolgesse alle società locali e storiche di movimento terra. Sapendo alla perfezione in che contesto sono cresciute e hanno prosperato quelle società. Sperando in quel modo di avere un lavoro di qualità, un prezzo onesto, dei materiali adeguati. Una illusione in cui c'è molta colpa visto che il quadro è chiaro a tutti. E' come farsi aiutare a cambiare la serratura di casa dai ladri che l'hanno forzata; è come venire stuprati e poi chiedere allo stupratore di accompagnarci all'ospedale o in questura. E' una cosa impensabile: le "ditte storiche" romane sono famose davvero in tutta Europa (li chiamano "los bandidos") per le loro caratteristiche, si tratta di aziende che sono nate e hanno prosperato per anni in un contesto fuori controllo, adeguandosi alla illegalità e favorendone l'abisso.

E' assurdo perché da nessuna parte del mondo un mercato come quello dell'advertising esterno è gestito e dato in concessione come intende darlo in concessione Orlando Corsetti; in nessuna città con le quali Roma si deve confrontare esistono più di 3 o 4 ditte a spartirsi il mercato. I servizi urbani a rete (la pubblicità, i trasporti pubblici, l'illuminazione pubblica, la nettezza urbana e molti altri), sono dei monopoli\oligopoli naturali. In base a cosa, dunque, Orlando Corsetti dichiara che lui è contro il monopolio\oligopolio? E' contrario dunque anche al fatto che Acea gestisca tutti (tutti eh, paura!) i pali della luce a Roma? E' contrario anche al fatto che Atac e TPL abbiano qualcosa come il 100% (oligopolio, paura!) del trasporto pubblico di linea? E' contrario che Ama raccolga immondizie nel 100% (monopolio, pauraaa!) dei cassonetti? Ma che discorso è?
Tutte le capitali occidentali, con le quali Roma deve confrontarsi, si regolano in un certo modo. Perché Roma deve comportarsi in maniera completamente diversa? Perché deve essere l'unica a comportarsi così? Quale è il reale motivo? 

E' assurdo che si parli di "scelte politiche" quando invece si tratta solo di fare scelte tecniche (cosa è meglio per il decoro della città e cosa è di miglior supporto alle aziende che vogliono investire in advertising?) e scelte economiche (cosa porta più risorse nelle tasche del comune?) banalmente copiando chi ha già risolto, da anni, problemi che esistevano anche altrove. Le famose "scelte politiche" su questo settore significano una cosa sola: cerco di salvare le ditte che mi regalano spazi pubblicitari quando ne ho bisogno. Lo si è visto chiaramente durante le scorse elezioni quando Alemanno, Belviso e compagnia cantante hanno avuto una esposizione del valore di centinaia di migliaia di euro (tutti pagati?) da parte delle stesse ditte che negli anni di governo della città avevano clamorosamente favorito grazie alla famigerata e criminale delibera 37/2009 che ha consentito alle ditte di autodichiarare la quantità degli impianti posseduti: "dimmi quanti impianti hai sul territorio perché io non ho un database, e pagami l'imposta relativa" chiese il Comune; "ne ho 1000 ed ecco il pagamento per tutti 1000" rispose la ditta che in realtà ne aveva solo 300 e che corse così le settimane successive a installare i restanti 700. Da qui il delirio che è successo a Roma in quegli anni e che poi è via via continuato. Queste sono le "scelte politiche" di cui si parla nel video. Ma qui la politica non c'entra niente come non è una scelta politica essere d'accordo sul fatto che con il semaforo rosso ci si ferma e non si passa. Pure scelte tecniche e stop.

E' assurdo perché l'indirizzo politico dei romani è stato chiaro. Noi forse pecchiamo di presunzione, ma siamo convinti, arciconvinti di aver - con la grande battaglia contro lo scandalo cartellopoli che abbiamo portato avanti a partire dal 2010 - fatto perdere decine di migliaia di voti. Siamo convinti che avendo raccontato questo scandalo assoluto, abbiamo coadiuvato la scelta di tanti elettori di centro destra di non andare a votare. Il risultato rotondo delle elezioni è un chiaro messaggio all'amministrazione cittadina: fate il contrario di quanto fatto da Alemanno, e sistemate i disastri che egli ha fatto. Ora un capocomissione commercio che non solo scherza, duetta e gioca a chi ha pigliato più voti con Davide Bordoni, ma che si ritrova sulla stessa linea della precedente amministrazione, rappresenta di fatto un raggiro politico e democratico a chi è andato a votare ed ha richiesto un radicale cambiamento. Cambiamento di cui si deve fare interprete profondo il M5S, certo, ma anche il PD. Altrimenti le voci di un consociativismo che dura da decenni su questo settore non potranno che confermarsi.

E' assurdo perché non si possono privilegiare delle ditte solo perché "storiche" quando ve ne sono magari delle migliori sul mercato. E' per questo che, in questi ambiti, si fanno in tutto il mondo incanti pubblici e bandi. Probabilmente non è obbligatorio farlo, ma è opportuno farlo. Anche perché il primo obbiettivo dell'amministrazione è quello da una parte di pulire la città (impossibile con le attuali ditte), ma dall'altra di mettere il più possibile a reddito questo comparto. Oggi questo comparto vale circa 60/80 milioni mentre il Comune ne ricava, dalle "ditte storiche" ben 17: ogni anno vengono lasciate nelle tasche delle "ditte storiche" risorse di decine di milioni che dovrebbero andare invece in tasca al Comune e dunque a tutti noi. I bandi servono proprio a questo: chi offre di più, fermi restando i paletti, vince per un tot di anni. Ci guadagnano tutti, in primis l'amministrazione. La quale dunque può scegliere - altrimenti la Corte dei Conti dovrebbe averne molto da ridire - non in base a bizzarre valutazioni "politiche", ma sulla scorta di scelte puramente economiche: scegliere insomma la strada che porta più risorse all'amministrazione. E le "ditte storiche"? Se sono così adeguate e all'altezza come sostiene Orlando Corsetti (che, come vedremo sotto, le ditte storiche le conosce) parteciperanno ai bandi e li vinceranno a man bassa se oltre ad essere "storiche" sono di qualità e sono all'altezza delle sfide e delle aspettative che la città di Roma merita. 

E' assurdo perché non si capisce come si possa distinguere tra "ditte storiche" e ditte meno storiche. A Roma operano 400 realtà nel mercato dei cartelloni (che è un monopolio naturale, un 'servizio a rete' dove al massimo, per non danneggiare il mercato e gli utenti del mercato stesso, possono convivere una manciata di realtà), ebbene quali tra queste 400 sono storiche? Molti dicono che le 'vere' ditte sono una 40ina, ma se così è perché il Comune ha rilasciato 400 autorizzazioni permettendo a queste 40 ditte "vere" (e "storiche"?) di gemmarne altre centinaia? E quali tra queste sono storiche o no? Chi consegna questo imprimatur? Con quali rischi di contenzioso?

E' assurdo e scorretto perché chi parla di "ditte storiche" si è servito delle stesse ditte storiche durante la campagna elettorale. Se ne è servito pagando? Se ne è servito beneficiando di un gentile omaggio? Se ne è servito a prezzi scontati? Non ci interessa e siamo certi che il Presidente della Commissione Commercio sia perfettamente in regola (ma dovrebbe interessare i membri della Commissione Commercio che potrebbero chiedere le ricevute, giusto per fugare ogni dubbio), perché il conflitto di interesse resta lo stesso: Orlando Corsetti sta parlando comunque di suoi fornitori, di società di cui lui è o è stato cliente. Dovrebbe semplicemente astenersi dal farlo. Prima di astenersi ci dica: la ditta Apa, la ditta Sci o la ditta Moretti, di cui l'attuale presidente della Commissione Corsetti si è servito durante la campagna elettorale (si tratta dell'unico consigliere del PD che è ricorso a questa tipologia di promozione), sono tra le ditte che lui definisce "storiche"? Fanno parte delle ditte elette che, eludendo un regolare bando pubblico, potranno continuare a operare a Roma tenendo alla porta le pericolose multinazionali che però gestiscono questo particolare settore economico in tutte (ma tutte tutte) le altre città occidentali e ormai quasi tutte le città italiane?

E' assurdo continuare a parlare di controlli e repressione. Un mercato pubblicitario che funziona non ha necessità di controlli, di multe, di polizia municipale mobilitata, di costosissimi straordinari notturni dei vigili come sostiene Davide Bordoni. Imparate questa cosa: quando sentite qualcuno che, riguardo ai cartelloni, vi parla di "controlli" state certi che questa persona non ha alcuna intenzione di cambiare il settore per davvero. Un settore sano non ha bisogno di controlli perché in un settore strano è semplicemente impossibile installare cartelloni abusivi, gli abusivi non hanno clienti, non hanno spazio ne modo ne convenienza economica di abusiveggiare. Sarebbe come se noi, data una linea dell'Atac, mettiamo il 64, gestita con 20 bus, decidessimo abusivamente di prendere un furgone, metterci un fake numero 64 in testa e cercare di caricare passeggeri. Quanto ci metterebbero a scoprirci? 20 secondi. Lo stesso per i cartelloni abusivi in un contesto in cui ci sono solo cartelloni regolari, con la grafica da cartellone regolare, con il materiale da cartellone regolare e con i controlli che la ditta vincitrice del bando sarà interessata in prima persona a fare. Un abusivo (che comunque non avrebbe clientela alcuna) durerebbe mezz'ora: dunque fare gli abusivi sarebbe sconveniente. Anche per questo, sufficiente un passaggio a Napoli.

E' infine assurdo e ancor più scorretto fare riferimenti sbagliati e privi di ogni logica ad altre città. I riferimenti che Corsetti fa riguardo a Milano sono completamente fuori fuoco: non è vero che a Milano è stato fatto un bando complessivo per i cartelloni; è stato invece fatto esclusivamente un bando per il bike-shiaring. Ci si domanda come mai Corsetti non faccia riferimento invece a Napoli (o ad esempio a Parma, o a Mestre) che è il miglior case history italiano in materia...

A questo punto la domanda è: la maggioranza al governo della città la pensa come Orlando Corsetti? L'Assessore al Commercio la pensa come Orlando Corsetti? Il Sindaco Ignazio Marino la pensa come Orlando Corsetti? In caso affermativo sarebbe molto meglio evitare completamente di catalizzare le energie dell'amministrazione su Piani Regolatori e dintorni: potrebbero solo, in mancanza di bandi e dunque di un cambiamento radicale del mercato, peggiorare le cose. Meglio continuare così, nella speranza che poi intervenga Bruxelles (come è successo per gli stabilimenti balneari, come è successo per le discariche, come succederà per tante altre cose). Sarebbe completamente inutile, in questo quadro, effettuare dei piccoli cambiamenti dello spartito e poi lasciare sul palco gli stessi musicisti. La musica resterebbe stonata, inascoltabile, inaccettabile per una capitale europea.

Ci auguriamo presto di poter mettere a verbale queste deduzioni con una convocazione in Commissione Commercio.

SCI
APA
MORETTI
SCI
MORETTI
APA
MORETTI

martedì 17 settembre 2013

Audizione del Dott. Francesco Paciello presso la Commissione Commercio del Comune di Roma nel giorno 17 Settembre 2013. Il video integrale


Ringraziamo il Consigliere Comunale Enrico Stefàno che ha pubblicato questi momenti che prima dell'arrivo dei Pentastellati in Consiglio erano momenti sostanzialmente segreti. Diamo atto. Stefàno, che è quello che fa le domande più "scomode" è anche l'unico che sembra aver capito la materia del contendere, anzi, capire l'hanno capita tutti, ma è evidente come, tutti gli altri, siano perfettamente d'accordo per non risolverla. Seguiranno nei prossimi giorni nostri commenti e commenti di nostri autorevoli ospiti (in primis l'architetto Bosi) a questa audizione.

Attenti al trappolone del bike-sharing. Famigerate ditte pubblicitarie tentano di procrastinare la loro morte offrendo due bici al Comune. Che speriamo non ci caschi

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi: 
http://www.vasroma.it/progetto-bike-sharing-a-titolo-gratito-per-lamministrazione-comunale/

Progetto Bike Sharing a titolo gratuito per l’amministrazione comunale

Da una fonte che ha voluto mantenere l’anonimato è stata trasmessa  al Circolo Territoriale di Roma di VAS una lettera che il 22 luglio 2013 le ditte pubblicitarie APA, GREGOR, MORETTI, PATEO, PUBLIROMA e SCI hanno trasmesso al Sindaco On. Ignazio Marino, all’Assessore a Roma Produttiva On. Marta Leonori ed al Presidente della IX Commissione Commercio On. Orlando Corsetti, per presentare un loro progetto di bike sharing a titolo gratuito per l’amministrazione comunale.

Si rimette in allegato per opportuna conoscenza.

Progetto di bike sharing a titolo gratuito per l’Amministrazione

Si deve far presente che una richiesta analoga sembra essere stata presentata a dicembre del 2012, forse dalle stesse 6 ditte, alla precedente Giunta Capitolina che la stava per accogliere con apposita deliberazione: l’operazione è poi sfumata a seguito di un comunicato stampa di denuncia (rimesso di seguito in allegato) emanato dall’allora consigliere d’opposizione Athos De Luca il 17 dicembre 2012, vale a dire un giorno prima della programmata approvazione della delibera.

Comunicato Stampa di Athos De Luca

Se fosse stato veramente approvato dalla Giunta Capitolina, un atto del genere avrebbe dovuto annullare contestualmente la precedente delibera n. 284 del 3 agosto 2011 con cui la stessa Giunta aveva deciso di affidare alla “Agenzia Roma Servizi per la Mobilità” un servizio di gestione del Bike Sharing limitato a 70 stazioni, da mettere in atto con il bando pubblicato il 21 novembre del 2011, consentendo a chi se lo fosse aggiudicato di sfruttare 1.500 mq. di spazi pubblicitari.

Quel bando si è arenato dopo che è stato impugnato al TAR del Lazio che ha dato parzialmente ragione alla ditta “SCI” che aveva presentato il ricorso.

La Giunta Capitolina intendeva quindi permettere alle ditte pubblicitarie di gestire lo stesso servizio di Bike Sharing gratuitamente per l’Amministrazione in cambio del rinnovo di tutti i loro impianti pubblicitari per altri 15-20 anni ed addirittura la regolarizzazione per lo stesso periodo di quelli installati abusivamente.

Una delibera del genere avrebbe presentato i seguenti vizi di legittimità.

1 – Avrebbe anzitutto legittimato un metodo secondo cui per assicurare da una parte un servizio di evidente anche se limitata pubblica utilità con solo 70 stazioni (di cui vantare i meriti per le prossime elezioni) non importa più di tanto se dall’altra parte si consentono proroghe e sanatorie non consentite affatto dalla normativa vigente in materia.
2 – Avrebbe favorito soltanto un numero ristretto di ditte pubblicitarie con una evidente disparità di trattamento nei confronti di tutte le altre, escluse anche dalla possibilità di partecipare ad un regolare bando.
3 – Avrebbe costituito un inaccettabile eccesso di potere del tutto indifferente al fatto che il rinnovo già consentito ed ulteriormente prorogato per ben oltre i 5 anni costituisce una violazione del vigente Regolamento che spetta caso mai di modificare esclusivamente al Consiglio Comunale.
4 – Prorogando per un tempo così lungo la permanenza sul territorio di una enorme quantità di impianti pubblicitari che avrebbero dovuto essere per lo più rimossi comunque molto prima, anche se non abusivi, oltre a permettere che la città di Roma rimanga per lunghissimo tempo nel totale degrado in cui già si trova, la Giunta avrebbe condizionato fortemente il Piano Regolatore degli Impianti e dei Mezzi Pubblicitari (PRIP) in modo comunque inammissibile perché avrebbe dato a tutti gli impianti pubblicitari di un numero ristretto di ditte dei presunti “diritti acquisiti” che avrebbero ostacolato in termini giuridici la possibilità di prescriverne invece la rimozione con le stesse norme transitorie di salvaguardia del PRIP.

Le suddette censure valgono a maggior ragione anche e soprattutto ora che si ha la possibilità di avere a riscontro il testo con i termini esatti della proposta, a cui si aggiungono i seguenti ulteriori rilievi.

1 – Rapporti con il PRIP – Appare risibile la motivazione che il “progetto” non costituirebbe un ostacolo al PRIP per il semplice fatto che le ditte che lo propongono non hanno intenzione di installare ulteriori impianti oltre a quelli esistenti. C’è da mettere in evidenza che da un lato il PRIP dovrebbe comunque diminuire e di molto il numero dei cartellini esistenti a Roma e che dall’altro lato spetta a questo strumento di stabilire la posizione esatta sul territorio di ogni futuro impianto pubblicitario: sotto quest’ultimo aspetto basti dire che quasi tutti gli impianti pubblicitari che fanno parte del “riordino” sono stati concessi o autorizzati prima del 1992, prima cioè della entrata in vigore del Codice della Strada e del suo Regolamento di attuazione, rispetto ai quali si sono trovati quasi tutti in violazione delle prescrizioni dettate da entrambi, per cui vengono spesso “spostati” e ricollocati in posizioni non sempre regolari.

2 – La 1° fase del progetto ed il finanziamento delle prime 20 stazioni di Bike Sharing – Si propone il finanziamento da parte delle ditte pubblicitarie in cambio della pubblicità di un numero imprecisato di impianti facenti parte del “riordino”: il bando dell’allora Assessore Visconti prevedeva 1.500 mq. di spazi pubblicitari in cambio del finanziamento di 70 stazioni.

3 – Il ritorno per le aziende pubblicitarie – Viene proposta una durata delle autorizzazioni “proporzionata alla permanenza di tale servizio“, che tradotto in termini pratici significa un illecito rinnovo perpetuo sine die del servizio da un lato e delle autorizzazioni dall’altro lato.
Questi impianti debbono per di più diventare “parte integrante dei piani di localizzazione“, scavalcando il PRIP a cui gli stessi piani debbono essere conformi: viene scopiazzata a tal riguardo la deliberazione n. 116 del 5 aprile 2013 della Giunta di Alemanno.
Vengono citate in modo sempre risibile quanto ignorante  della materia “le prescrizioni sempre più incisive che la Soprintendenza [evidentemente comunale] detta a tutela del decoro della città“, trascurando del tutto le Soprintendenze statali competenti per territorio chiamate a garantire la tutela dei vincoli paesaggistici e storico-archeologici e non certo la tutela del decoro di Roma.

4 – Le fasi successive alle prime 20 postazioni – Negli stessi modi suddetti si propone l’aumento delle stazioni di Bike Sharing in proporzione agli impianti pubblicitari da sfruttare come “impianti di servizio-arredo urbano di pubblica utilità“, senza tener conto che dopo l’approvazione dei Piani di Localizzazione si dovrebbe mettere a gara la gestione dei rimanenti impianti pubblicitari (eccezion fatta per quelli concessi in cambio del servizio di Bike Sharing delle prime 20 stazioni) che non potranno quindi essere stornati per concederli in cambio di un servizio di Bike Sharing di stazioni ulteriori oltre le prime 20.

5 – Ulteriore prescrizione a tutela del decoro urbano – Appare ancor più risibile l’area di pertinenza da assegnare ad ogni impianto pubblicitario concesso per il Bike Sharing,  perché si ignora del tutto non solo la distanza minima di 25 metri tra un impianto e l’altro prescritta dal Regolamento di attuazione del Codice della Strada, ma anche e soprattutto che PRIP e Piani di Localizzazione debbono stabilire la posizione esatta di ogni impianto sul territorio, per cui non c’è alcun bisogno delle “aree di pertinenza”.

In considerazione di tutto quanto rilevato in precedenza, con nota VAS prot. n. 13 del 17 settembre 2013 che si rimette di seguito in allegato il dott. Rodolfo Bosi ha chiesto di non prendere nella benché minima considerazione la proposta che è stata trasmessa il 22 luglio 2013 per i diversi vizi di legittimità che comporterebbe la sua approvazione.

Nota VAS prot. n. 13 del 17 settembre 2013

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)

lunedì 16 settembre 2013

Andrea Catarci ci spiega l'incredibile storia dei due nuovi cartelloni davanti la facciata dell'ex fiera di Roma. Semplicemente uno scandalo

Prima
Dopo

La pubblicità sul portale, a progetto in corso e dopo il via libera del Dipartimento comunale, è stata considerata illegale. Per legalizzare l'attività ad agosto è stato imposto dal Dipartimento comunale al commercio di mettere i due cartelloni, per rompere la continuità del portale.
La parte centrale più le due spallette laterali insieme non ci possono stare, per noi basta cornice o rialzo mentre per il Dipartimento serve mettere i due cartelloni. Sembra un riflesso condizionato metterne sempre più.
Ho chiesto all'Assessora Leonori di guardare alla pubblicità che si fa sul perimetro dell'ex Fiera, dove di legale c'è poco e di indagare sul perchè in quel contesto si sia bloccato un progetto sperimentale per una questione di spessori senza arrivare a parlare delle centinaia di migliaia di impianti legalizzati ovunque!
Quei due cartelloni peggiorano la qualità del progetto artistico sul portale dell'ex Fiera e non li vogliamo.
Ho chiesto poi a Marta Leonori di aiutarmi a toglierli, perchè oltre a peggiorare il progetto sono due cartelloni in più.

Andrea Catarci - @AndreaCatarci

************

Prendiamola in chiave positiva: a noi sta anche bene che tutte le cose che vengono "considerate illegali" vengano sanate. Ci va bene che venga applicato il regolamento in maniera integerrima (e probabilmente il regolamento, nei suoi mille cavilli, non consentiva ad una superficie para-pubblicitaria come quella della ex Fiera), ci va bene la linea dura. Ci chiediamo soltanto perché non venga mai "considerato illegale" quel che illegale è in tutta evidenza e che viola non solo il regolamento comunale, ma anche il Codice della Strada, il Codice del Paesaggio e una manciata di altre leggi e norme. Basta girare lo sguardo dalla facciata della Fiera di Roma per trovare dozzine di cartelloni abusivi o abusivamente autorizzati dal Dipartimento comunale. Lo stesso dipartimento che ha dovuto, in ossequio del regolamento, sfregiare questo progetto pubblicitario-artistico fatto come si fanno i progetti pubblicitari-artistici in tutto il mondo evoluto. Forse perché questa "pubblicità" era l'unica pubblicità in zona a non appartenere alla cricca camorrista dei pubblicitari romani che tengono in pugno il Comune. Gli stessi che in questi giorni hanno provato a rubarsi il bike-sharing, gli stessi che stanno cercando di mettere le mani sulle pubblicità dei bus e quelle sotto alle stazioni metro. Quelli che in tutto il mondo il settore dell'outdoor advertising chiama "los bandidos"...

giovedì 12 settembre 2013

La miserrima fine dei parapedonali griffati "L'Antico Casale La Carovana"

Permetteteci di dire che ci aspettavamo quanto eloquentemente mostrato nelle immagini; i parapedonali vuoti, stortignaccoli, quattro fili di erba rinsecchiti, insomma l'abbandono totale di quelli che volevano essere spartitraffico finalmente gestiti in maniera civile.
Non sappiamo perchè i pannelli della Carovana siano stati rimossi, forse per fine contratto, forse perchè magari qualcuno ha pensato che il gioco non valesse la candela delle spese di manutenzione della aiuole spartitraffico, ma rimane il fatto che l'iniziativa dell'ex Municipio XV (peraltro lodevole nei suoi intenti) nasceva già in malo modo, anzitutto permettendo una superficie pubblicitaria spropositata rispetto la metratura delle isole spartitraffico quando solitamente si prevedono 2-3 pannelli di minime dimensioni, non avendo poi imposto un qualsivoglia standard per l'arredo delle aiuole, e, soprattutto, come solito a roma, non avendo mai controllato la gestione delle stesse, in questi mesi.
Insomma, noi vogliamo illuderci che anche gli spartitraffico sponsorizzati dovranno rientrare nella disciplina complessiva a base delle gare per la gestione dell'outdoor e dell'arredo urbano a Roma che auspichiamo da sempre e che ci aspettiamo, senza se e senza ma, dall'amministrazione Marino, perché le carovane, le preferiamo nei film western, piuttosto che su quei parapedonali stortignaccoli.

Marco F.

lunedì 9 settembre 2013

Lavoro completato davanti la facciata dell'ex Fiera di Roma

I soluti due squallidi cartelloni con in più targhette indecifrabili. Di che ditta saranno? Chi li ha autorizzati?
Andrea Catarci su Twitter ci dice che questa installazione "non c'entra niente" con il progetto "Superwall" e sta verificando "se sono autorizzati". In caso lo fossero chiederà di toglierli al Dipartimento in caso contrario dice "li togliamo da soli".
Aspettiamo quindi novità dal Presidente del Municipio VIII°. Staremo a vedere.