giovedì 31 ottobre 2013

Marta Leonori. L’assessore perfetto. Ecco l’ultimo intervento alla radio


Ovvio, perfetto a parole, per il momento, ma mai come in questi giorni la città è stata così vicina a risolvere l’ignobile e annoso problema della cartellonistica. Un autentico cancro che ha divorato, con centinaia di migliaia di metastasi, tutto quello che c’era da divorare gettando nel più totale caos un settore che, invece, le altre città gestivano come strategico. Marta Leonori ha perfettamente capito come fare. Resta da vedere se la faranno fare e se riuscirà a fare. Qui sotto i punti che in maniera netta e asciutta ha raccontato nella sua intervista quest’oggi su Elleradio. A conforto che le sue non siano boutade ma impostazioni politiche ben radicate nell’amministrazione c’è anche una intervista del Sindaco Ignazio Marino che, a Radio Radio una settimana fa, nell’elogiare Roma Fa Schifo (!!!) ha parlato proprio di cartelloni, unito tema che in quell’occasione ha citato riferendosi anche alle risorse che possono generare. Una cosa, questa, che la Leonori non ha detto, ma che è fondamentale: sistemando il settore, l’amministrazione guadagnerà molto di più e allora potrà evitare di mettere tasse su tasse per ovviare agli ammanchi di bilancio.

1- Revisione della Delibera 116 perché mette dei vincoli al decoro e rischia di rappresentare una sanatoria
2- Piano Regolatore, poi da portare in giunta
3- Gara che dia in concessione i cartelloni in intere zone di Roma. Perché questo permette una lotta all’abusivismo, ma un maggiore ordine e una omogeneità degli impianti. Chi vincerà il lotto avrà la gestione degli impianti e l’onere della rimozione degli abusivi
4- Le migliori società possono aggregarsi e vincere alcuni di questi lotti.
5- Non possiamo non mettere ordine in questo mondo.
6- Si va a regime alla fine del prossimo anno.

mercoledì 30 ottobre 2013

Censimento degli impianti pubblicitari installati a Roma: mancata pubblicazione della Nuova Banca Dati

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/censimento-degli-impianti-pubblicitari-installati-a-roma-mancata-pubblicazione-della-nuova-banca-dati/


Con riguardo alla necessaria identificazione degli impianti pubblicitari installati a Roma, sul sito web del Comune di Roma risulta pubblicata la seguente informazione:

il seguente Il Regolamento Comunale sulla Pubblicità (Deliberazione C.C. 37/2009) stabilisce che ogni impianto debba essere dotato di un codice fornito dal Comune di Roma (art. 12 comma 1 bis). Di seguito viene rappresentato il fac-simile della targhetta che deve essere apposta su ogni impianto pubblicitario. 

Codice Soggetto
Identifica univocamente la ditta pubblicitaria
Progressivo Impianto
Identifica univocamente la tipologia e l’ubicazione dell’impianto
Tipologia di Impianto
Identifica la tipologia di impianto (P = Permanente / T = Temporaneo
)

In allegato sono elencati i codici assegnati ai soggetti (persone fisiche e persone giuridiche) che effettuano pubblicità sul territorio del Comune di Roma e che risultano censiti nella NUOVA BANCA DATI”, che non è però pubblicata sul sito.

Per tali motivi il 27 ottobre 2011 il consigliere dell’allora II Municipio Alessandro Ricci ha fatto Richiesta di copia della Nuova Banca Dati relativa agli impianti pubblicitari installati nel II Municipio.

I dati richiesti sono stati trasmessi il 29 febbraio 2012, dopo aver avuto l’autorizzazione anche del nuovo Direttore dell’allora Dipartimento Regolazione e gestione Affissioni e Pubblicità, dott. Claudio Saccotelli.
Il 2 marzo 2011 il cons. Alessandro Ricci ha trasmesso la Copia degli impianti pubblicitari del II Municipio in allegato a questo suo messaggio di posta elettronica: “Gentili signore/i,
a due mesi dalla richiesta di accesso agli atti ho ricevuto dagli uffici preposti la lista degli impianti pubblicitari “legalmente” installati nel territorio del secondo municipio. Per le vie brevi mi era stato detto, dagli Uffici Competenti, che per ottomila impianti sarebbe stato problematico produrre il cartaceo, quindi proponevo di produrre un file da inviare al mio indirizzo. Dall’accettazione della proposta sono passati venti giorni; un tempo evidentemente congruo per l’amministrazione comunale per inviare una semplice e-mail. Nel documento allegato gli impianti sono solo quattromila, e gli altri quattromila? Mistero. Ovviamente farò un nuovo accesso e questa volta su tutta la città di Roma.


Intanto questo documento è una base a disposizione di chiunque voglia collaborare a limitare il degrado di questa città. 

Buon lavoro a tutti.

Alessandro Ricci”.

Dalla analisi che ne ha fatto poi il dott. Arch. Rodolfo Bosi è emerso che l’Elenco degli impianti pubblicitari installati nel II Municipio. che è stato fornito non è del tutto attendibile perché non è nemmeno un vero e proprio estratto della Nuova Banca Dati dal momento che non vi sono riportati se non altro i numeri delle vecchie concessioni con l’anno di rilascio degli impianti pubblicitari che fanno parte della cosiddetta “procedura del riordino”.

A tal ultimo riguardo per opportuna conoscenza si rimette di seguito in allegato lo Schema di una scheda della Nuova Banca Dati anche e soprattutto per dimostrare quanto sia anch’essa non del tutto attendibile, dal momento che non riporta la data di scadenza sia delle “concessioni” che delle “autorizzazioni”, consentendo di fatto una installazione permanente degli impianti pubblicitari che invece può durare al massimo 10 anni proprio in base al vigente Regolamento comunale o tutt’al più fino al 31 dicembre 2014 in base ai rinnovi per altri 5 anni delle autorizzazioni/concessioni di cui la scadenza del 1° quinquennio era stata portata al 31 dicembre 2009.

La prima analisi del dott. Rodolfo Bosi ha portato ad individuare gli impianti da lui stesso segnalati a nome di VAS, quelli che ricadono al confine o dentro vincoli paesaggistici con divieto di affissione pubblicitaria e quelli ricadenti per lo più nel territorio con contiguo XX  Municipio di allora (ora XV).

Da una successiva e più approfondita analisi svolta sempre dal dott. Arch. Rodolfo Bosi è emerso un elenco di ben 442 Impianti pubblicitari installati nel II Municipio in violazione della deliberazione n. 609 del 3 aprile 1981, che vieta l’installazione anche nell’intero territorio del Municipio di impianti pubblicitari di dimensioni superiori ai mq. 6 (vale a dire cartelloni di mt. 3 x 2): l’analisi di Bosi ha portato ad individuare 436 impianti di mt. 4 x 3 ed altri 6 impianti di dimensioni addirittura superiori che sono tassativamente vietate dallo stesso Regolamento vigente.

Con un messaggio di posta elettronica trasmesso il 12 marzo 2012 a nome di VAS il dott. Arch. Rodolfo Bosi ha segnalato i 442 impianti irregolari: malgrado una nota trasmessa il 16 aprile 2012 con cui è stato comunicato l’inizio di un sistematico controllo, non risulta che a tutt’oggi sia stato rimosso alcun impianto.
In questo frattempo a novembre del 2011 la IX Commissione Commercio ha approvato un 1° emendamento allo schema normativo del PRIP (Piano Regolatore degli Impianti e dei Mezzi Pubblicitari) proposto dalla Giunta di Alemanno, che alla fine del punto 7.1 (relativo alla “Fase di prima attuazione del Piano”) prevedeva testualmente che “dall’1/3/2012 tutti gli identificativi inseriti nella nuova Banca Dati saranno pubblicati sul sito web dell’Amministrazione Capitolina”.

Non essendo stato approvato il PRIP a distanza di un anno da parte del Consiglio Comunale, a novembre del 2012 la IX Commissione Commercio ha approvato un 2° emendamento allo schema normativo del PRIP, che al punto finale 7.4 testualmente recitava: “Entro il …. Sarà predisposta una Banca Dati pubblica degli impianti per la pubblicità e le pubbliche affissioni presenti e consentiti su tutto il territorio di Roma. Attraverso la Banca Dati pubblica dovrà potersi agevolmente individuare, per ogni Municipio o porzione di esso, corrispondete al relativo Piano di Localizzazione, il numero, la tipologia, il luogo di collocazione di ogni impianto e la scadenza del titolo autorizzativo”.

La precedente consiliatura si è chiusa senza che l’Assemblea Capitolina abbia approvato il PRIP, ma prima della sua scadenza definitiva è stata approvata la Deliberazione della Giunta Capitolina n. 116 del 5 aprile 2013 con cui, oltre ad una del tutto illecita chiusura del procedimento del “riordino”, è stato deciso “di stabilire che tutti gli identificativi contenuti nella Nuova Banca Dati sono pubblicati sul sito web dell’Amministrazione con le opportune cautele derivanti dal regime normativo vigente per il trattamento dei dati personali”.

A tal ultimo riguardo si fa presente anzitutto che i “dati” personali di cui viene raccomandata la cautela non sono né “dati sensibili” né “dati giudiziari”, dal momento che secondo le definizioni fornite dall’art. 4 del D. Lgs. n. 196/2003 sono dati sensibili i dati personali idonei a rivelare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché’ i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale”, mentre sono dati giudiziari i dati personali idonei a rivelare provvedimenti di cui all’articolo 3, comma 1, lettere da a) a o) e da r) a u), del d.P.R. 14 novembre 2002, n. 313, in materia di casellario giudiziale, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pendenti, o la qualità’ di imputato o di indagato ai sensi degli articoli 60 e 61 del codice di procedura penale”.

Si fa presente in secondo luogo che l’art. 19 del D. Lgs. n. 196/2003 detta i “Principi applicabili al trattamento di dati diversi da quelli sensibili e giudiziari”: il 2° comma dispone che “la comunicazione da parte di un soggetto pubblico ad altri soggetti pubblici é ammessa quando é prevista da una norma di legge o di regolamento. In mancanza di tale norma la comunicazione é ammessa quando é comunque necessaria per lo svolgimento di funzioni istituzionali e può essere iniziata se é decorso il termine di cui all’articolo 39, comma 2, e non é stata adottata la diversa determinazione ivi indicata”, mentre il successivo 3° comma stabilisce che “la comunicazione da parte di un soggetto pubblico a privati o a enti pubblici economici e la diffusione da parte di un soggetto pubblico sono ammesse unicamente quando sono previste da una norma di legge o di regolamento.

Si evidenzia in terzo luogo che il CAPO II dello stesso D. Lgs. n. 196/2003 che disciplina il trattamento dei dati personali é dedicato ai “REGISTRI PUBBLICI E ALBI PROFESSIONALI” e che il 2° comma dell’art. 61 (relativo alla “Utilizzazione di dati pubblici”) dispone testualmente che “agli effetti dell’applicazione del presente codice i dati personali diversi da quelli sensibili o giudiziari, che devono essere inseriti in un albo professionale in conformità alla legge o ad un regolamento, possono essere comunicati a soggetti pubblici e privati o diffusi, ai sensi dell’articolo 19, commi 2 e 3, anche mediante reti di comunicazione elettronica. Può essere altresì menzionata l’esistenza di provvedimenti che dispongono la sospensione o che incidono sull’esercizio della professione”.
Il “regolamento” citato nella norma suddetta è nel nostro caso il “Regolamento Comunale in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni” che è stato approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 37/2009 e che stabilisce che ogni impianto deve essere dotato di un codice fornito dal Comune di Roma (art. 12 comma 1 bis): per “albo professionale” in conformità al suddetto “Regolamento” va inteso nel nostro caso quanto il Comune di Roma ha pubblicato in allegato al suo sito internet, vale a dire l’elenco dei codici assegnati ai soggetti (persone fisiche e persone giuridiche) che effettuano pubblicità sul territorio del Comune di Roma e che risultano censiti nella Nuova Banca Dati, dove risultano menzionate anche le Determinazioni Dirigenziali con cui il Direttore Dott. Francesco Paciello ha dichiarato l’annullamento di un certo numero di società.

Da tutto quanto precedentemente rilevato si ritiene che la pubblicazione delle schede della Nuova Banca Dati non violi affatto il “regime normativo vigente per il trattamento dei dati personali”, che quindi non può né deve essere portato come giustificazione strumentale della mancata pubblicazione a distanza ormai di più di 6 mesi dalla entrata in vigore della delibera di Giunta n. 116/2013.

Quando era Sindaco Giovanni Alemanno è stata introdotta la Nuova Banca Dati (NBD) che è stata costruita dal dott. Francesco Paciello registrando soprattutto tutti gli impianti pubblicitari che fanno parte del procedimento di “riordino” tramite la sottoscrizione di un Verbale di accettazione al procedimento del riordino degli impianti pubblicitari: l’esempio linkato fa vedere il verbale che il 30 luglio del 2009 è stato sottoscritto dalla ditta “SEIPERTRE” S.r.l. e che è stato trasmesso al dott. Rodolfo Bosi dopo che il 24 agosto 2011 aveva segnalato la presunta natura abusiva di un impianto pubblicitario installato all’altezza del civico n. 245 di viale Filippo Tommaso Marinetti.


Con messaggio di posta elettronica trasmesso il 12 ottobre 2011 la “SEIPERTRE” ha comunicato al dott. Arch. Rodolfo Bosi di aver preso atto della sua segnalazione e di voler “provvedere a definire l’increscioso problema”: a dimostrazione ha allegato la Nota della ditta SEIPERTRE con cui è stato richiesto al Comune lo spostamento dell’impianto con concessione n. 3352 rilasciata nel 1987, che figura nella Scheda della Nuova Banca Dati relativa alla ella posizione censita dell’impianto in viale Marinetti.


Dalla scheda sopra riportata a titolo esemplificativo si deduce che l’impianto pubblicitario di mt. 4 x 3 fa parte della procedura di riordino come scheda n. 66-67 (in quanto impianto bifacciale) di tipo R predisposta a suo tempo per la indicazione degli impianti di proprietà privata assistiti da titolo autorizzatorio, per i quali si chiedeva il rinnovo.

Si deduce anche che, oltre alla scheda relativa alla “Posizione Censita”, ogni impianto ha altre due schede relative ai “Dati Contribuente” e alla “Storia Impianto”, come quella sotto riportata sempre dello stesso impianto della “SEIPERTRE”. 


La scheda relativa alla “Storia Impianto” consente anche di sapere quali e quanti siano gli impianti pubblicitari di cui è stato operato un accorpamento, nonché gli impianti spostati in forza della deliberazione della Giunta Capitolina n. 395 del 3 dicembre 2008 e registrati per “COMUNICAZIONE DELLA SOCIETÀ”, senza cioè nessuna istruttoria, come l’impianto di mt. 2 x 1 spostato dalla originaria posizione di via Tagliamento s.n.c. in piazza Verbano s.n.c..



Oltre agli impianti che fanno parte del “riordino”, la Nuova Banca Dati registra anche tutti gli impianti autorizzati dopo ed installati sia in proprietà pubblica che privata: fatta eccezione per le paline, che possono essere autorizzate in ogni momento, i rimanenti impianti sono quelli installati abusivamente ma
poi autodenunciati. 


La pubblicazione ormai dovuta di tutte e tre le schede relative ad ogni impianto pubblicitario censito nella Nuova Banca Dati assume una certa importanza per rendere trasparente la situazione esistente al momento a Roma quanto meno fino alla entrata a regime con l’approvazione di PRIP e Piani di Localizzazione e l’assegnazione della gestione di tutti gli impianti tramite bandi, perché in tutto questo frattempo permetterebbe di quantificare non solo il numero complessivo degli impianti installati e censiti, ma anche il numero complessivo degli impianti che fanno parte del “riordino” e soprattutto di quelli che sono stati installati abusivamente ed autodenunciati.   

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)

venerdì 25 ottobre 2013

Rimozioni forzate d’ufficio degli impianti pubblicitari abusivi: con quali soldi?

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/rimozioni-forzate-dufficio-degli-impianti-pubblicitari-abusivi-con-quali-soldi/

Il comma 13-bis del Decreto Legislativo n. 285/1992, con cui è stato emanato il Codice della Strada, dispone che “in caso di collocazione di cartelli, insegne di esercizio o altri mezzi pubblicitari privi di autorizzazione o comunque in contrasto con quanto disposto dal comma 1, l’ente proprietario della strada diffida l’autore della violazione e il proprietario o il possessore del suolo privato, nei modi di legge, a rimuovere il mezzo pubblicitario a loro spese entro e non oltre dieci giorni dalla data di comunicazione dell’atto” e prescrive che “decorso il suddetto termine, l’ente proprietario provvede ad effettuare la rimozione del mezzo pubblicitario e alla sua custodia ponendo i relativi oneri a carico dell’autore della violazione e, in via tra loro solidale, del proprietario o possessore del suolo”.

Il successivo comma 13-quater dispone a sua volta che “nel caso in cui l’installazione dei cartelli, delle insegne di esercizio o di altri mezzi pubblicitari sia realizzata su suolo demaniale ovvero rientrante nel patrimonio degli enti proprietari delle strade, o nel caso in cui la loro ubicazione lungo le strade e le fasce di pertinenza costituisca pericolo per la circolazione, in quanto in contrasto con le disposizioni contenute nel regolamento, l’ente proprietario esegue senza indugio la rimozione del mezzo pubblicitario” e precisa che “successivamente alla stessa, l’ente proprietario trasmette la nota delle spese sostenute al prefetto, che emette ordinanza – ingiunzione di pagamento. Tale ordinanza costituisce titolo esecutivo ai sensi di legge.

L’ultimo periodo del 2° comma dell’art. 24 del D.Lgs. n. 507/1993 prescrive che “il comune dispone altresì la rimozione degli impianti pubblicitari abusivi facendone menzione nel suddetto verbale; in caso di inottemperanza all’ordine di rimozione entro il termine stabilito, il comune provvede d’ufficio, addebitando ai responsabili le spese sostenute”.

Il primo periodo del 4° comma dell’art. 62 del D.Lgs. n. 446/1997 prescrive a sua volta che “il comune procede alla rimozione dei mezzi pubblicitari privi della prescritta autorizzazione, o installati in difformità della stessa, o per i quali non sia stato effettuato il pagamento del relativo canone”.
Il 5° comma dell’art. 31 del vigente “Regolamento” approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 37/2009 dispone che “con la diffida di cui al comma precedente, a valere anche come comunicazione di avvio del procedimento, il trasgressore è invitato a rimuovere l’impianto abusivo o difforme entro dieci giorni dalla notificazione, nonché a far pervenire ai suddetti uffici, entro il medesimo termine, le proprie osservazioni” e prescrive che “decorso inutilmente tale termine e valutate, se pervenute, tali osservazioni, con determinazione dirigenziale viene disposta la eventuale rimozione forzata d’Ufficio, a spese del trasgressore”, che però il Comune di Roma è costretto ad anticipare e quindi sostenere, come peraltro chiaramente espresso sia dal D.Lgs. n. 507/1993 che dal D.Lgs. n. 446/1997.

Tutta la suddetta normativa richiamata non dispone però con quali fondi ogni Comune debba sostenere le rimozioni forzate d’ufficio.

Nei confronti degli impianti pubblicitari accertati come abusivi, che le ditte proprietarie non hanno provveduto a rimuovere a loro cure e spese entro 10 giorni dalla notifica della diffida loro inoltrata dal Dirigente del Servizio Affissioni e Pubblicità, si è resa necessaria una rimozione forzata d’ufficio che laddove eseguita è stata fatta sempre per “campagne”, anticipando i costi con fondi prelevati dal Titolo I° del bilancio comunale che è relativo alle “spese correnti”.

Così il 2 settembre 2010 l’allora Sindaco Giovanni Alemanno ha annunciato di essersi incontrato con l’allora Assessore al Commercio Davide Bordoni e di avere trovato le risorse per rimuovere 1.000 impianti pubblicitari abusivi.

A distanza di poco più di un anno, il 25 novembre del 2011 sul sito internet del Comune di Roma è stata annunciata una task force, che prevedeva la collaborazione tra Ufficio Affissioni, GSSU della Polizia Locale di Roma Capitale, Nucleo Antiabusivismo e Nucleo Decoro di Rom Capitale e che in due mesi avrebbe dovuto abbattere altri mille impianti in diversi Municipi.

Gli interventi programmati fino alla fine dell’anno si sono resi possibili grazie ad uno stanziamento di 300.000 € e l’impiego di 5 squadre di intervento: dall’inizio del nuovo anno l’operazione avrebbe dovuto continuare con un nuovo stanziamento di altri 800.000 €, quindi con una spesa complessiva anticipata quindi dal Comune di 1.100.000 €.

Sul piano amministrativo con Nota VAS prot. n. 3 del 21 febbraio 2012 il dott. arch. Rodolfo Bosi ha chiesto alla Corte dei Conti di “voler accertare se quanto meno lo stanziamento di 1.100.000 euro programmato per la rimozione di 1.000 impianti pubblicitari costituisca una ‘distrazione di fondi’ ed abbia provocato un vero e proprio danno erariale”.

Sul piano penale il dott. Francesco Paciello era stato denunciato alla Procura della Repubblica dal Vice Comandante Antonio Di Maggio nell’ambito dell’inchiesta di cui era stato incaricato dallo stesso Sindaco Giovanni Alemanno: l’accusa era di aver evitato di procedre allo smantellamento dei cartelloni fuorilegge.

Il Pubblico Ministero dott. Alberto Pioletti ha disposto l’archiviazione, poi accolta dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), perché – come riportato dal quotidiano  Il Messaggero del 24 marzo 2012 “il funzionario aveva un budget di circa 800 euro. Una miseria rispetto ai costi previsti per le rimozioni che ammontavano a due milioni di euro. Questa era la spesa che il dirigente avrebbe dovuto affrontare per appaltare il servizio ad una società specializzata. Gli inquirenti hanno pertanto ottenuto l’archiviazione della posizione dell’indagato, di fatto impotente davanti al fenomeno”.

Nel merito di questa presunta “impotenza” del Comune di Roma c’è da mettere in evidenza che, come già riportato nella precedente news dell’11 ottobre 2013, nei confronti di ogni impianto pubblicitario accertato come abusivo il Comune di Roma è tenuto ad applicare la sanzione amministrativa da 419 € a 1.682 € prevista dal comma 11 dell’art. 23 del D.Lgs. n. 285/1992 e/o quella da 1.376,55 €  a 13.765,50 € in via solidale con il soggetto pubblicizzato, prevista dal successivo comma 12 così come sostituito  dalla legge n. 111 del 15 luglio 2011.

La novità maggiore della norma suddetta é la possibilità di riuscire ad ottenere sempre e comunque il pagamento della sanzione amministrativa, pretendendola ad ogni modo  in via solidale anche dal soggetto pubblicizzato, come peraltro prevede dal 30 marzo del 2009 anche il 1° comma dell’art. 31 del vigente “Regolamento”, per cui il Comune di Roma non può più accampare scuse per motivare l’enorme ritardo che si registra nelle rimozioni degli impianti pubblicitari accertati come abusivi.

Si ricorda in questa sede che debbono a tutt’oggi essere ancora rimossi quanto meno una quindicina di impianti sanzionati addirittura nel 2010, ben più di 90 impianti sanzionati nel 2011 ed una ventina di impianti sanzionati nel 2012.

In uno dei suoi diversi pareri contrari espressi nei confronti della proposta di delibera di iniziativa popolare, il Direttore del Servizio Affissioni e Pubblicità, dott. Francesco Paciello, con riguardo proprio ai tempi senza limiti certi delle rimozioni degli impianti pubblicitari abusivi autodenunciati, ha affermato che “i tempi dell’istruttoria e dell’attuazione dei conseguenti provvedimenti sono direttamente proporzionati al numero degli impianti installati sul territorio ed alla sua vastità nonché indirettamente proporzionati alle risorse economiche e di personale a disposizione”.

Nel promemoria che gli è stato richiesto e che ha consegnato alla IX Commissione Commercio, il dott. Francesco Paciello ha ora affermato che attualmente sono disponibili € 456.000,00 per gli interventi di rimozione di impianti abusivi fino a tutto il 2014 a fronte degli € 1.625.000,00 che sarebbero necessari per smaltire tutti gli ordinativi di rimozione già emessi negli ultimi mesi”.
L’affermazione del dott. Francesco Paciello attesta che i fondi per le rimozioni continuano ad essere attinti dal bilancio corrente del Comune, con i soldi di tutti i contribuenti romani e quindi con una operazione che continua a rasentare gli estremi di una vera distrazione di fondi pubblici. 

D’ora in poi il Comune di Roma non potrà più dire che non si possono fare le rimozioni per mancanza di fondi e di personale, specie se si considera che alle somme suddette, incamerabili in modo certo dal Servizio Affissioni e Pubblicità pretendendole se non altro dagli inserzionisti che si sono serviti di impianti pubblicitari abusivi (e che a loro volta si rifaranno con una rivalsa verso la ditta pubblicitaria da loro scelta malamente), si debbono sommare anche gli importi delle rispettive “indennità” pari al Canone Iniziative Pubblicitarie (CIP): con questi fondi si deve aprire una vera e propria “partita di giro” dove le “entrate” (delle sanzioni amministrative) non potranno mai essere superate dalle “uscite” (costituite dalle spese delle rimozioni).

A tal riguardo si fa presente che, secondo quanto riferito da un funzionario in via dei Cerchi che curava all’epoca proprio l’esecuzione delle rimozioni, il costo di una rimozione da parte di una ditta può oscillare oggi tra i 300 ed i 400 €, che è più bassa della sanzione minima ora di 419 € stabilita dal comma 11 dell’art. 23 del D.Lgs. n. 285/1992.

Con quasi più del doppio di quanto comunque incassava fino all’altro ieri, il Servizio Affissioni del Comune di Roma si può pagare ora non solo la ditta incaricata volta per volta della rimozione, ma anche lo straordinario o comunque l’ulteriore prestazione che è dovuta per il “personale a disposizione” del Comune che deve ogni volta presenziare alle rimozioni eseguite dalle ditte specializzate prescelte.

In considerazione della normativa vigente in materia e di quanto sopra messo in risalto, appare di tutta evidenza che i costi anticipati di ogni futura rimozione forzata d’ufficio dovranno essere affrontati attingendo ad un fondo cassa a partita di giro costituito da tutti gli avvenuti incassi sia delle indennità che delle sanzioni amministrative, che non possono né debbono essere dilazionati dal momento che sono immediatamente esigibili da parte dei soggetti che si fanno la pubblicità e che vanno quindi parimenti multati.

D’ora in poi il Comune non dovrà più nemmeno programmare delle “campagne” per rimuovere in massa impianti pubblicitari abusivi che caso mai debbono essere singolarmente rimossi forzatamente d’ufficio non appena se ne accerta la natura abusiva ed è stato messo in atto  l’autofinanziamento a copertura (senza oneri per il Comune) della spesa occorrente per la rimozione proprio con l’incasso della indennità e della sanzione amministrativa
Ne deriva che il Comune da un lato non può né deve più prelevare dalle entrate correnti del bilancio comunale le risorse per affrontare le spese che deve anticipare per le rimozioni forzate d’ufficio e che dall’altro lato non può più dilazionare sine die la rimozione degli impianti abusivi che è dovuta per legge.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)

mercoledì 23 ottobre 2013

Si continua a parlare di cartelloni in Commissione Commercio. Passi avanti e passi indietro. Ma la Leonori, come abbiamo visto ieri, ha già detto tutto‏

Parte 1

Parte 2

Parte 3

Ulteriore seduta della Commissione Commercio sul tema dei cartelloni a Roma con la presentazione del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari.. Non siamo ancora riusciti a convincere tutti i rappresentanti istituzionali della bontà delle nostre ragioni (che consistono semplicemente di copiare le modalità che hanno portato tutte le altre città italiane e estere a risolvere questo problema), ma per lo meno abbiamo fatto in modo che le istituzioni considerassero la partita come importante, infatti mai come in queste settimane e in questi mesi si è parlato della faccenta. Ad Orlando Corsetti, che più sotto saremo costretti a criticare aspramente per la sua incomprensibile posizione a difesa dei lasciti alemanniani e di un gruppetto di presunte ditte oneste, va dunque il merito di portare avanti i lavori con ritmo sostenuto. È partito infatti il processo di partecipazione (40 giorni) a partire dalla presentazione del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari. 40 giorni durante i quali “la politica” (come la chiama Orlando Corsetti sebbene qui si tratti solo di decisioni tecniche e di buon senso) dovrà anche decidere se tenersi da conto, come lui spera, la criminale delibera 116 lasciata in eredità da Alemanno e dai suoi, o se abrogarla. Nota importante: è stato presentato a quanto pare, ma su questo rimandiamo ad approfondimenti, un  un Prip aggiornato e corretto senza che nessuno fosse stato avvisato di questo. Non si tratta, insomma, della versione già presentata alcuni anni fa e poi tenuta a macerare nel cassetto dalla precedente Assemblea Capitolina, bensì di una versione modificata. Il tutto – come sentirete nel video – con sommo scuorno, giustamente, dell'Arch. Rodolfo Bosi che sulla versione originale, assieme all'Associazione Basta Cartelloni, aveva proposto tutta una serie di emendamenti. Vediamo, come al solito, qualche spunto emerso dagli interventi e dai commenti subito successivi alla presentazione del Prip da parte di AequaRoma.


Gemma Azuni - le pubblicità che ledono la dignità della donna
Purtroppo si perde una buona occasione per tacere e per dimostrare l'inutilità o peggio la dannosità di certa sinistra. Siamo sulla nave che affonda e qualcuno invece di pensare a salvare la pelle propria e dei compagni di sventura fa domande sulla qualità del legno della scialuppa e si scervella per capire se si tratti di ciliegio o di rovere. E, se di rovere, se sia stato utilizzato dopo gli opportunit rattamenti. Macifacciailpiacerecifaccia. A Roma, in questo momento, il problema non è il contenuto dei cartelloni, il problema sono i cartelloni stessi e il grumo di criminalità, evasione, illegalità, pericolo che c'è dietro.

Un commerciante - che vuole “mettersi in gioco in prima persona, risparmiando”
Un intervento telefonato, in tutta evidenza. Mille sono le volte in cui il signore ripete, facendo terrorismo psicologico, la frase “multinazionali” (non sa che in questo momento, a Roma, in un settore sovrainteso dalle mafie, qualsiasi cosa è meglio delle ditte in essere, anche la più feroce delle multinazionali tentacolari). Ma la cosa più assurda è il contenuto dell'intervento. Si sostiene che ora ci sono “grandi interessi” e ci sono delle “grandi lobby che stanno cercando di accaparrarsi il mercato della pubblicità”. Ora, capito? Fino a ieri le grandi lobby erano distanti. La Camorra che sta in questo settore per lo meno dagli anni Novanta non c'era. Le lobby arrivano adesso. Che strano.
Ma la cosa più incredibile è che questo signore chiede che ogni imprenditore possa mettere il proprio cartellone fuori dal negozio. Una possibilità che l'attuale regolamento dà e che ovviamente va eliminata perché semplicemente assurda. Come se ogni negoziante, invece di pagare la nuova Service Tax, decidesse di tenersi quei soldi e pensare lui, per se stesso, ai propri servizi. Pensasse all'illuminazione pubblica di fronte alla propria bottega (così non guadagna Acea che è una multinazionale francese di fatto), pensasse al marciapiede e all'asfalto davanti al negozio (così chiamo le ditte asfaltatrici qui vicine e faccio lavorare il territorio) e così via. Una autentica follia che non ha riscontro da nessuna parte del mondo se non nella Repubblica dell'Assurdistan. La chicca è: “io i miei cartelloni me li sono fatti fare dal fabbro vicino, la multinazionale chissà dove se li fa realizzare questi cartelloni”. Ci viene in mente Clear Channel, pericolosa multinazionale americana che ha i suoi capannoni, con decine di dipendenti regolari, subito fuori Roma. Ma vuoi mettere che ogni esercente si faccia confezionare i propri cartelloni, magari si risparmia pure. Un po' come dire: non mi allaccio alla rete elettrica, mi metto il mio bravo gruppo elettrogeno sul marciapiede, intossico tutti, da qualche parte il kerosene lo trovo, e l'elettricità me la faccio così. E risparmio.

Rodolfo Bosi - il 31.12.2014
Sorpreso dal ritrovarsi un Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari modificato di soppiatto, Bosi correttamente ribadisce la fine di ogni gioco il 31.12.2014. Alcune ditte, infatti, puntano alla strategia dilatoria. Della serie: buttiamola in caciara così si arriva alla fine dell'anno prossimo con un nulla di fatto. Già, ma comunque vada (comunque vada!), alla fine dell'anno prossimo loro non potranno continuare ad operare. Le loro autorizzazioni non sono prorogabili. Dovrebbero mettersi l'animo in pace fin da ora e, se sono bravi imprenditori come dicono, organizzarsi di conseguenza.

Orlando Corsetti - bando e 116
“Sul bando di gara c'è una accettazione trasversale”, dice il presidente della Commissione Commercio che pare aver subito la impeccabile (impeccabile!) intervista di Marta Leonori a Repubblica arrivata come una bomba all'idrogeno il giorno stesso della riunione. “Si deve ripartire da zero”, afferma correttamente il presidente. Che però, come ormai ci ha abituato, aggiunta una postilla assolutamente avvelenata: “non si riparte da zero, tuttavia, quando parliamo di chi tramite il bando potrà avere degli spazi. Visto che abbiamo rapporto più che decennali con aziende che hanno lavorato con l'amministrazione comunale penso che l'amministrazione un ragionamento dovrà farlo”. Si tratta di una affermazione grave, inattuabile, pericolosa. Cioè secondo Corsetti l'amministrazione fa un bando (ma successivamente dirà “bando o non bando”, dimostrando ancora di non aver capito quale è l'unico e il solo modo per trasformare la città) e contemporaneamente dichiara di avere figli e figliastri, alterando la concorrenza. Al contrario visto che si deve, appunto, partire da zero, a quel punto tutti sono uguali, tutti partono dallo stesso punto e vince il migliore, o i migliori. Le ditte che hanno lavorato con l'amministrazione non hanno fatto niente di speciale: hanno pagato una tassa e a fronte di questo hanno lucrato sul suolo pubblico. Sono stati nelle leggi? Bene, ma non è niente di speciale. Nessuno li ha obbligati. Il bando era previsto fin dai primi regolamenti di vent'anni fa ed anche nel regolamento del 2009: nessunissima sorpresa per loro. Nessunissimo diritto acquisito (il “riordino” è una vergogna e invece di vantarsi di averci fatto parte le ditte dovrebbero vergognarsi, visto il motivo criminale per cui il riordino si rese necessario all'epoca), nessunissimo vantaggio rispetto ad altri. Anzi, al contrario: se ci sono delle ditte che per “decenni”, come dice Corsetti, hanno dominato il mercato (generando la situazione che è sotto gli occhi di tutti) proprio per questo è necessario che si lasci il campo agli altri in nome della dovuta alternanza e del contrasto al monopolio che è fondamentale in un settore simile. Orlando Corsetti, dunque, ancora una volta nel tentativo di difendere qualche ditta cade in contraddizione: le ditte, a partire dal 31.12.2014 sono tutte uguali. Vince semplicemente la migliore (o il miglior raggruppamento) rispetto al bando pubblico pubblicato dal Comune.
Ovviamente inopportuna e altrettanto pericolosa la difesa strenua della Delibera 116 da parte di Corsetti. Una autentica vergogna (che probabilmente verrà abrogata dal Tar), una sanatoria che solo i peggiori alemanniani potevano pensare e, ovviamente, solo nell'ultim'ora dell'ultimo giorno di consiliatura. Qualsiasi consiglio degno di questo nome l'avrebbe già abrogata, qui ci si arrampica sugli specchi in maniera anche un filo ridicola pur di difendere l'indifendibile. Questo è il più volgare esempio di consociativismo che ci si para davanti agli occhi. Non si capisce perché, mediante Corsetti, il PD si diverta a regalare voti al Movimento 5 Stelle e all'astensionismo. Che senso ha, infatti, votare per il PD quando i rappresentanti del PD una volta eletti fanno carte false pur di difendere le scelte atroci fatte dal PDL?

Sergio Verrecchia - la pubblicità è una risorsa
Bellissimo intervento di Sergio Verrecchia. Un bravo 'pubblicitario' di Clear Channel, colui che, se non andiamo errati, ha 'inventato' il bike-sharing a Milano. Siamo con lui quando dice che il nuovo Prip rischia di far impiantare troppo poca pubblicità. Siamo con lui quando dice che i vincoli sono eccessivi e vanno emendati e occorre andare in deroga. Siamo con lui quando fa capire che così i bandi andranno deserti (e questo sarà davvero un disastro) o magari lasceranno spazio, di nuovo, alle ditte criminali che promettono tanto perché tanto poi non pagano. Con questo piano cala l'interesse e calano drasticamente le entrate per la città, mette in guardia Verrecchia. E, aggiungiamo noi, si tiene tutta una fetta di popolazione fuori dalla possibilità di ricevere le comunicazioni (commerciali e istituzionali) che gli impianti possono veicolare. Se io, cittadino X, abito in centro storico e mi muovo solo in centro storico, praticamente non incontrerò mai un cartellone, non conoscerò l'apertura di quel negozio, non conoscerò quell'offerta commerciale, non conoscerò quel potenziale affare per me o per la mia famiglia e, cosa ancor più grave, non conoscerò le comunicazioni istituzionali della mia amministrazione quando quest'ultima utilizzerà gli spazi che gli spettano sugli impianti dati in concessione. Su questo siamo probabilmente anche molto distanti dalle altre associazioni, ma riteniamo che si stia andando verso un quadro che diventerà non appetibile per società serie (come ad esempio Clear Channel) e dunque appetibile solo per i soliti banditi. Ovviamente speriamo di sbagliare, ma rileviamo che all'estero, senza montagne di divieti (a Parigi, per dire, gli impianti pubblicitari sono solo in curva e sugli incroci. E questo non ha mai portato alcuna incidentalità...), si raggiunge l'obbiettivo della ricchezza e del decoro, mentre da noi tra regolamenti, Prip e Codice della Strada si genera un ambiente ostile nel quale sguazzano con un certo agio soltanto gli squali...

Randaccio – non è vero che le concessioni scadono il 31.12.2014 e i posti di lavoro 
Non commentiamo quando dice che non è assolutamente vero che le concessioni scadono il 31.12.2014 (questa affermazione semmai è una conferma) e di quando un nostro rappresentate gli chiede: "insomma sono eterne" e sembra non sentire. Sarebbe tempo perso.
Poi la solita trista storia dei posti di lavoro da parte di questo imprenditore proprietario della ditta Sci. Un'altra ditta che ha fatto cose indicibili sfruttando la delibera 37 del 2009. Ma vogliamo pensare a quanti sono i posti di lavoro che la città getta alle ortiche a causa di un quadro dell'offerta di pubblicità esterna da quarto mondo e che sarà da quarto mondo fintanto che cercheremo di mantenere il mercato frammentato tra decine e decine di dittuncole? Quante società non aprono i battenti a Roma perché a Roma non è possibile pubblicizzarsi decentemente? Quanto manifestazioni non fanno tappa qui perché promuoversi è un caos e a parità di spesa non si riesce a comunicare il messaggio essendo inseriti in un contesto di caos comunicativo assurdo? Quante realtà imprenditoriali scappano da Roma dopo aver avuto l'esperienza di aver comprato tot impianti per 14 giorni per poi rendersi conto di essere presenti su meno della metà. Perché sono questi i giochi che molte “ditte romane” fanno. Ed è l'unica città al mondo in cui questo accade. Le ditte romane sono chiamate, in tutto il mondo, nei convegni sulla pubblicità esterna, “los bandidos”. Sembra una barzelletta, ma è la verità. Questa è l'immagine che questi signori danno della nostra città all'estero con conseguenze enormi e clamorose sugli investimenti stranieri da noi. Questo quante migliaia (migliaia!) di posti di lavoro manda a gambe all'aria? Di più o di meno dei dipendenti regolari del signor Randaccio che comunque – basta scrivere il bando come si deve -  potrebbero regolarmente essere assunti dalla ditta vincitrice del bando come avviene in ogni bando che si rispetti?

Michela De Biase – i bandi si scrivono con la condivisione di tutti
Un po' discutibile l'intervento della brava e bella consigliera del Pd. Semplicemente perché in questo settore, dominato per decenni da un racket evidente a tutti, non si possono scrivere bandi che stanno bene a tutti. Evidentemente a qualcuno non staranno bene, ma si deve andare avanti lo stesso. Sarebbe come dire che in Campania la Camorra si combatte, ma con il consenso di tutti: impossibile! Ci saranno delle istituzioni che non saranno d'accordo, ci saranno delle aziende che non saranno d'accordo e anche dei cittadini che non saranno d'accordo. Ci sarà addirittura chi sosterrà che la Camorra non esiste (d'altronde si è sostenuto che l'abusivismo non esiste, nella Cartellopoli romana), ma non per questo bisogna star fermi finché non si ha il consenso condiviso. Anzi...

Enrico Stefàno – abrogazione della 116
Semplice e netto intervento del consigliere pentastellato (al quale dobbiamo la registrazione video) per segnalare – un po' di respiro per i cittadini – la differenza tra il PD e il PDL: il Movimento Cinque Stelle ha presentato una mozione per l'abrogazione della delibera criminale 116 del 2013. Anche perché senza di quella tutto il resto è inutile.

Paglia – abbiamo più diritto perché siamo arrivati prima
Il capo della ditta Apa (una delle ditte che hanno fatto tutto e il contrario di tutto dopo la delibera 37 del 2009, facendo nascere cartelloni in luoghi così allucinanti da averli resi quinta scenica per le manifestazioni di Legambiente) sostiene che visto che “sono vent'anni che stiamo in questo mercato, visto che sono vent'anni che lavoriamo fianco a fianco con ditte criminali ora abbiamo più diritto di altri”. Nessuno nega che Apa sia una ditta seria, ma questo non dà ad Apa nessun diritto in più rispetto ad altre ditte di fronte ad un pubblico incanto, per di più europeo come sarà questo. Se Apa è una ditta in gamba senza dubbio vincerà lei il bando. Se ha paura di non vincerlo si allei con qualcun altro. Ma non ha alcun diritto acquisito di sorta e se è stata onesta fino ad oggi ha semplicemente fatto il suo dovere, niente di più. Essere onesti e in regola è NORMALE, non costituisce un merito. Dovremmo iniziare ad impararlo. In questo contesto, semmai, aver convissuto con il crimine (“oggi i banditi non sono presenti” ha detto uno dei rappresentanti delle ditte – fuori dalla registrazione – durante un battibecco a fine incontro; ammettendo la presenza dei banditi stessi e dunque l'esigenza assoluta per l'amministrazione di ricominciare da zero non potendo certo eliminare una ditta si e una ditta no in base a dei sospetti non oggettivi), aver convissuto con il crimine per anni senza denunziare e senza alzare una mano per far notare quello che stava succedendo è semmai motivo di demerito, non certo medaglietta da appuntarsi al petto da scambiare con chissà quale diritto acquisito. Le “ditte oneste” come si autodefiniscono vogliono “garanzie”? Ma le hanno: i bandi saranno aperti anche a loro che hanno assolutamente la possibilità di vincerle. Inoltre i loro dipendenti (quelli regolari al 1 gennaio 2013, non dopo) potranno essere se lo vorranno riassunti dalle ditte vincitrici se loro perderanno come succede in ogni bando.


Una cosa si è omessa in tutto il dibattito: il guadagno economico del Comune. Qui sembra che il Comune debba tutelare delle ditte, debba trovare il modo (semplicemente impossibile da trovare) per generare due categorie ufficiali di ditte, quella un po' più disoneste e quelle un po' meno disoneste (o magari del tutto oneste, ma che per decenni hanno convissuto senza nulla eccepire con la criminalità). In relatà il Comune in questo settore deve fare altro (oltre ovviamente puntare al decoro ed alla sicurezza stradale); il Comune deve puntare a guadagnare il più possibile. Si fanno dei bandi e si assegnano a chi offre di più e a chi fa il progetto migliore proprio per questo, perché il Comune deve ottenere più soldi della miseria di 18 milioni all'anno (poco più di un milione al mese) che ottiene ora. Diversamente è questione da mettere nelle mani della Corte dei Conti: perché è inaccettabile che si taglino servizi e si aumentino le tasse per tutelare ditte di amici e amici degli amici e per astenersi a tirar fuori il denaro vero da un settore che lo può generare puntando a lasciarlo in tasca degli operatori economici. Così si fa un danno a tutti i cittadini e al pubblico erario. Un danno che, se si configurerà, non mancheremo di denunziare con forza e determinazione in Italia e a livello europeo.

martedì 22 ottobre 2013

Dopo tre anni e mezzo di lotta con conseguenze, anche personali, enormi. Finalmente una piccola svolta nell'intervista di Marta Leonori a Repubblica

roma.repubblica.it - Cartelloni, ecco il piano regolatore "Lotta agli abusi e un bando europeo"

Questa intervista dell'assessore Leonori sembra, ne più e ne meno, un nostro articolo del 2010. Gli stessi articoli che misero sul chi va là le ditte romane della pubblicità che, dopo essersi spolpate la città per anni, vedeva per la prima volta che qualcuno rifletteva sulla loro criminalità e annusavano la fine del banchetto reagendo in maniera scomposta (ricordiamo che questo blog venne fatto sequestrare con bizzarre accuse di istigazione al danneggiamento).
All'epoca, come ora, sostenevamo la centralità dei bandi pubblici (per la trasparenza) e l'importanza di demandare ai privati (i primi interessati) i controlli sull'abusivismo. Il Comune, in questa maniera, potrà non solo in incassare di più (grazie ai bandi), ma anche spendere di meno (grazie al disimpegno sui defatiganti controlli). Con un vantaggio non solo - cosa fondamentale, beninteso - sul decoro della città, ma anche e soprattutto sulle casse pubbliche e dunque per tutti noi.

Oggi quelle deduzioni sono patrimonio collettivo del dibattito sui cartelloni e la data del 31.12.2014 è l'orizzonte ultimo individuato pure dalle istituzioni per mettere la parola fine ad un contesto che è unico al mondo e che, finalmente, cambierà ben presto.

L'intervista dell'assessore Marta Leonori oggi a Repubblica (ingrandite qui sopra per leggere), vale quasi più di una Delibera del Consiglio (anzi, prefigura l'abolizione di una delibera, la furfante delibera 116, autentica polpetta avvelenata degli Alemanniani) e ci dà una enorme speranza per l'immediato futuro. La speranza di vivere in una città dove, come per tutte le altre città occidentali, la pubblicità esterna è una risorsa strategica per la crescita e lo sviluppo e non un comparto sordido e oscuro in mano alla criminalità organizzata e a pseudo-imprenditori senza scrupoli.

Oggi ore 15:30 in via della Greca 5 presentazione del PRIP originario da parte di Aequa Roma


Invito IX Commissione Commercio - Seduta pubblica sul tema "Affissioni e Pubblicità"‏

In questi primi mesi di attività la commissione commercio, di cui sono presidente, si è posta – tra le altre cose - l’ambizioso obiettivo di riavviare l’iter amministrativo di approvazione del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari, ripartendo dal testo così come originariamente redatto da Aequa Roma sulla base del vigente Regolamento di Pubblicità.

Tale Piano si pone come atto indispensabile per la riorganizzazione complessiva del settore Affissioni e Pubblicità attraverso cui definire i limiti massimi della esposizione pubblicitaria complessiva sul territorio, da stabilire in via definitiva con i successivi Piani di Localizzazione, nonché per avviare le procedure amministrative, rispettose dei principi comunitari, per il rilascio dei  nuovi titoli autorizzativi.

La commissione ha già avviato un confronto con i soggetti a vario titolo interessati incontrando i rappresentanti dei cittadini per acquisire le loro opinioni e suggerimenti nonché le associazioni degli imprenditori di categoria per conoscere il loro punto di vista sulle criticità contingenti nonché le loro eventuali proposte sugli interventi da programmare.

Dal complesso delle posizioni rappresentate dai soggetti incontrati, emerge come sia indispensabile giungere nel più breve tempo possibile all'approvazione del PRIP, normativamente previsto dal 1993 e mai adottato, per garantire la continuità, senza alcuna interruzione, dell’attività commerciale da un lato e dall’altro degli introiti del Comune sui Canoni Iniziative Pubblicitarie (C.I.P.).

A tal fine, la commissione commercio ha inteso ampliare il confronto aprendo un dibattito nella città e avviando un specifico percorso di partecipazione che si concluderà nel termine di 40 giorni a partire da domani 22 ottobre, alle ore 15.30 (sala riunioni di via della Greca 5 - piano II) quando nell’ambito di una seduta di commissione aperta ai cittadini, alle associazioni e agli imprenditori verranno illustrate le linee guida del PRIP sulle quale sarà possibile formulare osservazioni e proposte funzionali a sue modifiche ed integrazioni.

Ogni eventuale osservazione e proposta sarà oggetto di verifica di fattibilità da parte degli Uffici e – successivamente a tale accertamento – di valutazione da parte della Commissione ai fini della stesura del testo finale del Piano da sottoporre all'approvazione della Giunta e dell'Assemblea Capitolina.

Spero di poter avere sull’argomento anche il Vostro prezioso contributo.

Un caro saluto.

Orlando Corsetti (Presidente Commissione IX - COMMERCIO)
orlando.corsetti@comune.roma.it

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..."le procedure amministrative, rispettose dei principi comunitari, per il rilascio dei  nuovi titoli autorizzativi"...

Ma che razza di formule da azzeccagarbugli per far passare il messaggio che, pur non facendo i bandi, non si incorrerebbe in sanzioni europee. Cosa tutta da verificare. Ma anche se fosse come Orlando Corsetti dice, l'obbiettivo finale non è tanto rispettare le norme europee (dovrebbe essere ovvio), quanto trasformare la città di Roma da un luogo allucinante per quanto riguarda la pubblicità esterna, ad un luogo europeo. Per fare questo non bisogna trovare impervie strade per dare le autorizzazioni agli amici ed agli amici degli amici sperando di passare indenni a Bruxelles, ma bisogna semplicemente - visto che si parla d'Europa solo quando ci pare - fare come hanno fatto tutte le altre città europee. L'esempio più eclatante è Parigi: tanti anni fa aveva gli stessi problemi di Roma, oggi è la città migliore per l'arredo urbano. A Parigi stanno andando contro "i principi comunitari" per caso? Ma se non ci si vuole scomodare basta guardare Napoli. Dove con un semplice bando hanno risolto, hanno trasformato la città, hanno sconfitto l'abusivismo e hanno abbellito il centro con impianti anche molto belli. Ma a Napoli c'è la Camorra, a Roma ci sono i cartellonari capitolini che sono qualcosa di molto peggio. Anche per le capacità che hanno di circuire e convincere i politici di ogni schieramento.

Detto questo, invitiamo tutti i cittadini di buona volontà a rispondere all'invito. Per chiedere a gran voce la fine di un incubo che il 31.12.2014 può finalmente interrompersi. Affinché questo avvenga (ogni strada alternativa non cambierà nulla di nulla in questa città) non occorre approvare prima possibile il Prip, come scrive Corsetti, ma occorre in primis abrogare una delibera criminale approvata nelle ultime ore di Consiliatura da Gianni Alemanno: la 116 del 2013. Che di fatto è un condono a favore di tutti gli abusivi e i fuorilegge. Talmente atroce che pende un ricorso al Tar. Non si capisce perché Ignazio Marino, che giustamente sta de-alemannizzando tutta l'amministrazione, non si sia mosso in questo senso: senza l'eliminazione di quella delibera è completamente inutile approvare il Prip (che tra l'altro contiene una marea di errori e approvarlo così com'è significherebbe dare la stura a quello che troppi cartellonari vogliono: un contenzioso legale che congeli una situazione inaccettabile per altri trent'anni), è completamente inutile fare i Piani di Localizzazione, e risulterebbe fortemente pregiudicato il percorso verso regolari e trasparenti bandi di gara per assegnare la gestione degli impianti. Ovvero l'unico modo per rendere Roma una città accettabile e civile nel comparto, strategico, delle affissioni esterne.

Rassegna stampa online
roma.repubblica.it - Maxi affissioni 4 X 3 solo fuori dal Gra e in centro pubblicità solo sugli arredi urbani
omniroma.it - Mega-cartelloni solo fuori dal Raccordo Arriva il nuovo piano sulle affissioni
leggo.it -  Roma, guerra a manifesti abusivi: i 4x3 verso l'autorizzazione solo fuori dal Raccordo

lunedì 21 ottobre 2013

Rimozione degli impianti pubblicitari abusivi: facoltativa od obbligatoria per il Comune di Roma?

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi: 
http://www.vasroma.it/rimozione-degli-impianti-pubblicitari-abusivi-facoltativa-od-obbligatoria-per-il-comune-di-roma/

In caso di installazione di impianti pubblicitari installati come abusivi il comma 13 dell’art. 23 del D.Lgs. n. 285 del 30 aprile 1992, con cui è stato emanato il Codice della Strada, stabilisce che l’ente proprietario della strade (nel nostro caso il Comune di Roma), per le strade di rispettiva competenza, assicura il rispetto delle disposizioni dell’articolo 23 e dispone che per il raggiungimento di tale fine il comando del Gruppo del Corpo di Polizia Locale di Roma Caitale da cui dipende l’agente accertatore, che ha redatto il Verbale di Accertata Violazione (in sigla V.A.V.) di cui ai commi 11 e 12 del medesimo art. 23 (che quantificano la sanzione amministrativa da applicare)  trasmette copia dello stesso al competente ente proprietario della strada.

Il successivo comma 13-bis stabilisce che “in caso di collocazione di cartelli, insegne di esercizio o altri mezzi pubblicitari privi di autorizzazione o comunque in contrasto con quanto disposto dal comma 1, l’ente proprietario della strada diffida l’autore della violazione e il proprietario o il possessore del suolo privato, nei modi di legge, a rimuovere il mezzo pubblicitario a loro spese entro e non oltre dieci giorni dalla data di comunicazione dell’atto” e precisa che “decorso il suddetto termine, l’ente proprietario provvede ad effettuare la rimozione del mezzo pubblicitario e alla sua custodia ponendo i relativi oneri a carico dell’autore della violazione e, in via tra loro solidale, del proprietario o possessore del suolo”.

Il comma 13-bis precisa inoltre che “a tal fine tutti gli organi di polizia stradale di cui all’articolo 12 sono autorizzati ad accedere sul fondo privato ove è collocato il mezzo pubblicitario” e che “chiunque viola le prescrizioni indicate al presente comma e al comma 7 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 4.696 a euro 18.785; nel caso in cui non sia possibile individuare l’autore della violazione, alla stessa sanzione amministrativa è soggetto chi utilizza gli spazi pubblicitari privi di autorizzazione.

Il suddetto importo é quello che è  stato ora aggiornato dall’art. 1 del D.M. del 19 dicembre 2012, che dal 1° gennaio 2013 ha aumentato del 5% circa le sanzioni amministrative pecuniarie previste per le violazioni al Codice della Strada.

Il comma 13-quater dell’art. 23 del D.Lgs. n. 285/1992 prescrive che “nel caso in cui l’installazione dei cartelli, delle insegne di esercizio o di altri mezzi pubblicitari sia realizzata su suolo demaniale ovvero rientrante nel patrimonio degli enti proprietari delle strade, o nel caso in cui la loro ubicazione lungo le strade e le fasce di pertinenza costituisca pericolo per la circolazione, in quanto in contrasto con le disposizioni contenute nel regolamento, l’ente proprietario esegue senza indugio la rimozione del mezzo pubblicitario” e precisa che “successivamente alla stessa, l’ente proprietario trasmette la nota delle spese sostenute al prefetto, che emette ordinanza – ingiunzione di pagamento” e che “tale ordinanza costituisce titolo esecutivo ai sensi di legge”.

Dalla formulazione della suddetta disposizione normativa  dovrebbe derivare che la rimozione immediata di ogni impianto pubblicitario accertato come abusivo e sanzionato costituisca un preciso obbligo in capo al Comune di Roma. 

Il successivo comma 13-quater.1. dispone infine che “in ogni caso, l’ente proprietario può liberamente disporre dei mezzi pubblicitari rimossi in conformità al presente articolo, una volta che sia decorso il termine di sessanta giorni senza che l’autore della violazione, il proprietario o il possessore del terreno ne abbiano richiesto la restituzione” e precisa che “il predetto termine decorre dalla data della diffida, nel caso di rimozione effettuata ai sensi del comma 13-bis, e dalla data di effettuazione della rimozione, nell’ipotesi prevista dal comma 13-quater”.

Anche il 1° comma dell’art. 24 del Decreto Legislativo n. 507 del 15 novembre 1993 stabilisce che “il comune è tenuto a vigilare sulla corretta osservanza delle disposizioni legislative e regolamentari riguardanti l’effettuazione della pubblicità”.

Il successivo 2° comma dispone che “per le violazioni delle norme regolamentari stabilite dal comune in esecuzione del presente capo nonchédi quelle contenute nei provvedimenti relativi all’installazione degli impianti, si applica la sanzione da lire quattrocentomila a lire tre milioni con notificazione agli interessati, entro centocinquanta giorni dall’accertamento, degli estremi delle violazioni riportati in apposito verbale” e stabilisce che “il comune dispone altresì la rimozione degli impianti pubblicitari abusivi facendone menzione nel suddetto verbale” con la precisazione che “in caso di inottemperanza all’ordine di rimozione entro il termine stabilito, il comune provvede d’ufficio, addebitando ai responsabili le spese sostenute”.

Anche dalla formulazione della suddetta disposizione normativa  dovrebbe derivare che la rimozione d’ufficio di ogni impianto pubblicitario accertato come abusivo e sanzionato costituisca un preciso obbligo in capo al Comune di Roma. 

Il 4° comma dell’art. 62 del Decreto Legislativo n. 446 del 15 dicembre 1997 dispone a sua volta che “il comune procede alla rimozione dei mezzi pubblicitari privi della prescritta autorizzazione, o installati in difformità della stessa, o per i quali non sia stato effettuato il pagamento del relativo canone, nonché alla immediata copertura della pubblicità con essi effettuata, mediante contestuale processo verbale di contestazione redatto da competente pubblico ufficiale”.

Anche la suddetta disposizione normativa lascia chiaramente intendere che in capo al Comune di Roma non ci sia alcuna discrezionalità ma solo l’0obbligo di rimozione di tutti gli impianti pubblicitari abusivi accertati come tali nei V.A.V. redatti dai Gruppi competenti per territorio del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale.


Il “Regolamento comunale in materia di esposizione della pubblicità e pubbliche affissioni” così come approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 100 del 12 aprile 2006 (quando era Sindaco Veltroni) e riconfermato con lo stesso identico testo con deliberazione n. 37 del 30 marzo 2009 (quando Sindaco era Alemanno) disciplinano il caso delle rimozioni ai commi 3, 4 e 5 con il seguente testo:
3. I competenti uffici comunali, qualora ricorrano i presupposti di cui all’art. 23, comma 13 quater, del codice della strada, dispongono la rimozione forzata in danno dei mezzi pubblicitari privi di autorizzazione o installati in difformità della stessa.

4. Nei casi non contemplati dai commi 2 e 3, i competenti uffici comunali, previa diffida al trasgressore e al soggetto pubblicizzato, se conosciuti, dispongono altresì la rimozione forzata in danno dei mezzi pubblicitari privi di autorizzazione o installati in difformità della stessa o di quelli che non siano di proprietà comunale e per i quali non sia stato pagato il relativo canone o risultino non in regola con il presente regolamento o con le vigenti leggi in materia.
5. Con la diffida di cui al comma precedente, a valere anche come comunicazione di avvio del procedimento, il trasgressore è invitato a rimuovere l’impianto abusivo o difforme entro dieci giorni dalla notificazione, nonché a far pervenire ai suddetti uffici, entro il medesimo termine, le proprie osservazioni. Decorso inutilmente tale termine e valutate, se pervenute, tali osservazioni, con determinazione dirigenziale viene disposta la eventuale rimozione forzata d’ufficio, a spese del trasgressore.  

Come si può ben vedere, il Comune di Roma ha recepito in modo corretto tutte le suddette disposizioni normative sul piano teorico del proprio Regolamento, che però all’atto pratico non viene per lo più rispettato, facendo diventare di fatto del tutto facoltative una marea di rimozioni d’ufficio che il proprio stesso Regolamento prescrive invece come obbligatorie.

Dall’elenco delle 441 segnalazioni trasmesse per posta elettronica a nome di VAS, che sono pubblicate anche in questo stesso sito, si registra che debbono a tutt’oggi essere ancora rimossi una quindicina di impianti sanzionati addirittura nel 2010, ben più di 90 impianti sanzionati nel 2011 ed una ventina di impianti sanzionati nel 2012.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)

venerdì 18 ottobre 2013

giovedì 17 ottobre 2013

Le valutazioni di Rodolfo Bosi sull'audizione in Commissione Commercio di martedì scorso

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/indirizzi-per-il-prip/


L’indirizzo che si è data la Commissione Commercio per approvare il Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (PRIP) di Roma

Indirizzi per la ripresa del percorso deliberativo sul nuovo piano regolatore impianti pubblicitari”: con questo argomento all’ordine del giorno dei lavori della IX Commissione Capitolina Permanente (Commercio) il Presidente Orlando Corsetti ha convocato per martedì 15 ottobre 2013 una apposita riunione a cui ha invitato a partecipare anche il sottoscritto, che ha esteso a sua volta l’invito alla associazione Basta Cartelloni – Francesco Fiori ed al Comitato Cartellopoli, presenti poi con un proprio rappresentante.

In funzione dell’argomento all’ordine del giorno il Presidente Orlando Corsetti ha voluto una audizione con il dott. Francesco Paciello della Direzione Regolazione e Gestione Affissioni e Pubblicità.
Oltre al Presidente Orlando Corsetti, erano presenti Giovanni Alemanno (Cittadini per Roma – Alemanno), Michela De Biase (Pd), Alessandro Onorato (Alfio Marchini Sindaco) ed Enrico Stefàno (M5S): il consigliere Giordano Tredicine (PDL), pur non essendo membro della Commissione, ha mandato come auditrice la sig.ra Cinzia Allegrini.

Chi volesse potrà ascoltare direttamente lo svolgimento della riunione, grazie al consigliere Stefàno che ha registrato la seduta e ci ha permesso di metterla a disposizione.

http://youtu.be/BgS3mMkt8go

Il Presidente Corsetti ha proposto alla Commissione di approvare un documento di indirizzo da lui predisposto che prevede da un lato “di incaricare gli Uffici a procedere alla quantificazione dei costi per la realizzazione dei Piani di Localizzazione” e “di demandare al Presidente l’elaborazione di un’apposita mozione finalizzata ad impegnare il Sindaco e l’Assessore competente ad individuare, ed impegnare sul Bilancio 2014, le risorse per finanziare la redazione dei citati Piani”: dall’altro lato si darebbe notizia tramite apposito avviso pubblicato sul sito del Comune  del riavvio del procedimento amministrativo di approvazione del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari, partendo dal Piano così come originariamente redatto dalla S.p.A. Aequa Roma ed approvato dalla Giunta di Alemanno come “proposta di deliberazione”, mettendolo “a disposizione della Commissione affinché possa essere condiviso con i soggetti interessati i quali potranno formulare osservazioni e proposte funzionali ad una modifica del testo originario, mediante uno specifico percorso di partecipazione che verrà costruito attraverso la più ampia pubblicizzazione, con le modalità e gli strumenti che la commissione riterrà più idonei allo scopo e che si concluderà nel termine di 60 giorni dal suo avvio” con la precisazione che “ogni eventuale osservazione e proposta sarà oggetto di verifica di fattibilità da parte degli Uffici e – successivamente a tale accertamento – di valutazione da parte della Commissione ai fini della stesura del testo finale del Piano da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea Capitolina”.

In tal modo si verrebbe a scavalcare l’obbligo di acquisire di nuovo il “parere” di competenza dei Consigli degli attuali 15 Municipi e di approvare le controdeduzioni ad essi da parte della Giunta Capitolina, recuperando i mesi che si sono persi nel frattempo in funzione ed in prospettiva della scadenza del 31 dicembre 2014,  riconosciuta come inderogabile dal Presidente Corsetti, e la IX Commissione Commercio licenzierebbe le opportune modifiche ed osservazioni da apportare al Piano che verrebbero trasmesse direttamente al Consiglio Comunale per la loro approvazione da parte sua.

In tal modo si rientrerebbe anche nei tempi previsti nel cronoprogramma dei tempi di entrata a regime della proposta unitaria di VAS e Basta Cartelloni-Francesco Fiori.

Quando il Presidente Corsetti ha aperto il dibattito sulla sua proposta di indirizzo nessuno dei consiglieri presenti ha ritenuto di intervenire: ho chiesto allora ed ottenuto di poter parlare per far presente che per seguire il percorso proposto arriva alla fine in aula Giulio Cesare un PRIP modificato che non è di certo quello su cui si sono pronunciati gli allora 19 Consigli Municipali, per cui bisogna trovare le giuste motivazioni tecniche e soprattutto giuridiche per evitare il rischio di una impugnazione al TAR del PRIP (magari quando è stato ormai definitivamente approvato) da parte non solo di qualcuno dei 15 Municipi, ma anche e soprattutto di qualcuna delle ditte pubblicitarie  contrarie alle modifiche ed integrazioni apportate.

Nel merito di questo problema il Presidente Corsetti ha voluto sapere il parere del dott. Francesco Paciello che ha sostenuto l’obbligo di riacquisire il parere su un PRIP che non sia più quello del 2011.

Rimando alla diretta streaming l’ascolto del dibattito che ne è seguito e che ha portato ad affrontare diversi aspetti su cui è stato impegnato lo stesso dott. Francesco Paciello: in questa sede interessa portare a conoscenza chi legge del documento finale che dovrebbe essere stato approvato nel frattempo e che mi è stato fatto trasmettere per posta elettronica dal Presidente Corsetti come documento commissione su PRIP.

Dalla sua lettura si può evincere che sono stati ridotti da 60 a 40 i giorni di tempo che si è data la Commissione dal riavvio del procedimento “mediante uno specifico percorso di partecipazione che verrà costruito attraverso la più ampia pubblicizzazione, con le modalità e gli strumenti che la commissione riterrà più idonei allo scopo”, per ricevere in questo arco di tempo da parte di tutti i soggetti interessati osservazioni e proposte funzionali ad una modifica del testo originario”: in un successivo arco di tempo non precisato nel documento finale, ma che il Presidente Corsetti nel corso della seduta ha indicativamente quantificato in 10 giorni, la IX Commissione Commercio valuta tutte le proposte pervenute “ai fini della stesura del testo finale del Piano da sottoporre all’approvazione della Giunta e dell’Assemblea Capitolina”.

Contestualmente la IX Commissione Commercio ha deciso di di incaricare gli Uffici a procedere alla quantificazione dei costi per la realizzazione dei Piani di Localizzazione” e di “elaborare un’apposita mozione finalizzata ad individuare, ed impegnare sul Bilancio 2014, di concerto con l’Amministrazione capitolina, le risorse per finanziare la redazione dei citati Piani di Localizzazione”.

A quest’ultimo riguardo il dott. Francesco Paciello ha fatto sapere di avere già sentito Aequa Roma, che si è dichiarata disponibile a redigere anche i Piani di Localizzazione, di cui ha garantito di far sapere i relativi costi ed i mesi necessari per portare a compimento tale incarico.

Di fondamentalmente diverso dall’indirizzo proposto inizialmente da Orlando Corsetti c’è che non si riparte più dalla Decisione della Giunta Capitolina n. 3 del 2 febbraio 2011 con cui è stata approvata la 4° proposta di deliberazione da sottoporre alla approvazione dell’Assemblea Capitolina, su cui avevano espresso “parere” i Consigli degli allora 19 Municipi, perché la IX Commissione Commercio intende ora arrivare a predisporre una nuova “proposta di deliberazione” avente per oggetto sempre la ”Approvazione Piano Regolatore Impianti Pubblicitari” nella sua stesura finale da lei stessa approvata a conclusione del suo “percorso di partecipazione”, che intende sottoporre alla approvazione della Giunta Capitolina per far poi finalmente ripartire il suo iter di approvazione di un PRIP che una volta così congedato consisterà nelle seguenti inevitabili 4 fasi:

1 – espressione del “parere” dei Consigli dei 15 attuali Municipi;

2 – approvazione da parte della Giunta Capitolina della controdeduzioni non solo ai “pareri” dei 15 Municipi, ma anche alle osservazione presentate da tutti i soggetti interessati;

3 – esame da parte della IX Commissione Commercio ai fini della stesura della relazione di sua competenza, di accompagno per l’inoltro in aula di Consiglio di tutta la documentazione prodotta; 

4 – approvazione del PRIP da parte della Assemblea Capitolina a conclusione del dovuto dibattito in aula. 

Di diverso dalla scorciatoia che avrebbe voluto far percorrere il Presidente Corsetti con il suo indirizzo, che accorciava i tempi ma era a rischio di impugnazione,  c’è che si è deciso di seguire la strada maestra che però non è dato di sapere se si riuscirà più a percorrere per intero arrivando alla fine prima della scadenza del 31 dicembre 2014.

In termini di “metodo” sono cambiate anche le forme ed i modi di “aggiustamento” del PRIP, perché se si fosse partiti dalla proposta licenziata dalla Giunta di Alemanno su cui si sono pronunciati i Consigli Municipali si sarebbe dovuto procedere necessariamente con tutta una serie di “emendamenti” da apportare a quel Piano, mentre partendo ora dal Piano redatto da Aequa Roma la IX Commissione Commercio lo dovrebbe modificare ed integrare recependo le osservazioni e proposte pervenute, ma prima di sollecitare la Giunta Capitolina ad approvarlo come “proposta di deliberazione” di un nuovo PRIP che in quanto tale arriverà in aula alla fine dell’iter sopra precisato per l’approvazione definitiva da parte del Consiglio Comunale ed in quella sede i consiglieri che lo vorranno perfezionare presenteranno di diritto i loro “emendamenti” a questo Piano di partenza.

In termini sempre di “metodo”, non appena verrà dato ufficialmente l’avvio del percorso di partecipazione di 40 giorni, VAS e Bastacartellini-Francesco Fiori dovranno ripresentare ufficialmente la loro proposta unitaria, benché già consegnata agli atti della stessa Commissione: l’augurio che si debbono ovviamente fare è che – a conclusione del suddetto percorso e della valutazione che avrà fatto la IX Commissione di tutte le osservazioni e proposte pervenute da parte di tutti i soggetti interessati – la stesura finale del PRIP da far approvare alla Giunta come “proposta di deliberazione” sia più o meno quella delle nostra proposta unitaria.

A tal fine in chiusura della riunione di martedì 15 ottobre 2013 ho chiesto ufficialmente di avere, subito dopo l’avvio di questo percorso,  una apposita audizione con la IX Commissione Commercio per illustrare la nostra proposta unitaria in presenza anche e soprattutto dell’ing. Andrea Giura Longo di Aequa Roma (perché è fra i redattori del PRIP) e del dott. Francesco Paciello che in base al documento di indirizzo dovrà far diventare oggetto di verifica di fattibilità anche la nostra proposta unitaria, di cui il 15 ottobre scorso sono state gettate alcune basi che elenco di seguito.

1 – Scadenza improrogabile del 31 dicembre entro cui entrare a regime – È stata messa in grande evidenza nel documento di indirizzo approvato dalla IX Commissione e rimarrà quindi ufficialmente agli atti come un precedente da cui non ci si dovrebbe discostare in futuro.

2 – Correzione d’ufficio degli errori materiali contenuti nelle 14 tavole del PRIP – Ne è stata riconosciuta la necessità dallo stesso dott. Francesco Paciello, prima ancora che la ricordassi io.
METTO IN GRANDE EVIDENZA CHE È MESSA AL 1° PUNTO DEL CRONOPROGRAMMA DELLA NOSTRA PROPOSTA UNITARIA.

3 – Trasformazione dello schema normativo del PRIP in Norme Tecniche di Attuazione (N.T.A.) – Ne è stato riconosciuto l’obbligo grazie anche al mio richiamo alle prescrizioni in tal senso impartite dalla Regione Lazio a conclusione della verifica di assoggettabilità alla Valutazione Ambientale Strategica.
METTO IN GRANDE EVIDENZA CHE LE N.T.A. SONO IL CUORE DELLA NOSTRA PROPOSTA UNITARIA.

4 – Elenco di tutti gli impianti pubblicitari censiti nella Nuova Banca Dati che risultano installati su aree soggette a vincolo paesaggistico con divieto tassativo di affissione pubblicitaria – È stato dato al dott. Paciello l’incarico ufficiale di redigerlo per tenerne conto in termini di metodo nel testo delle Norme Tecniche di Attuazione che la Commissione dovrà  condividere.
METTO IN GRANDE EVIDENZA CHE È MESSO AL 2° PUNTO DEL NOSTRO CRONOPROGRAMMA, FRA GLI ALLEGATI AL PIANO (IMPIANTI COLLOCATI IN ZONA A).

5 – Elenco di tutti gli impianti pubblicitari che risultano censiti come “fuori scheda” nella Nuova Banca Dati perché installati abusivamente – È stato dato anche qui al dott. Paciello l’incarico ufficiale di redigerlo per tenerne conto in termini di metodo nel testo delle Norme Tecniche di Attuazione che la Commissione dovrà  condividere.
METTO DI NUOVO IN GRANDE EVIDENZA CHE È MESSO AL 2° PUNTO DEL NOSTRO CRONOPROGRAMMA, FRA GLI ALLEGATI AL PIANO.

6 – Parere dei “competenti uffici” sulle modifiche ed integrazioni da apportare al PRIP – Spetta di esprimerlo al dott. Francesco Paciello che già nel corso della riunione del 15 ottobre scorso si è dichiarato favorevole a diverse parti della nostra proposta unitaria, per cui il suo eventuale futuro “imprimatur” su di essa non potrà non costituire un elemento che influenzerà notevolmente la decisione finale che dovrà prendere la Commissione Commercio al termine dei 40 giorni del percorso di partecipazione.

Rispetto alle audizioni precedentemente svolte dalla Commissione Commercio quella dello scorso 15 ottobre ha comunque registrato un oggettivo salto di qualità, perché per la prima volta sono stati decisi atti ben concreti che lasciano ben sperare sull’esito finale di questo riavvio dell’iter di approvazione del PRIP.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)

mercoledì 16 ottobre 2013

Audizioni in Commissione Commercio sui Cartelloni. La cosa si fa sempre più inquietante


Inquietante nuova seduta sui cartelloni in Commissione Commercio. Apparentemente le cose si muovono e migliorano, nella realtà, sotto sotto, il quadro si ingarbuglia e le strategie per cambiare tutto affinché nulla cambi si affinano. Nuovi squallidi stratagemmi per evitare regolari bandi di gara, ad esempio. L'amministrazione che allestisce un teatrino di neo-attivismo e urgenza al grido di "dobbiamo fare presto", per mascherare i reali intenti: depistare l'attenzione per ottenere il risultato dell'affossamento dei bandi di gara, ovvero l'unico passaggio finale possibile per rendere accettabile la situazione della pubblicità esterna romana. Qui qualche frase commentata nella lunga ora di audizione che è possibile ascoltare grazie al mai troppo ringraziato consigliere Enrico Stefàno. E in seguito la nostra chiosa. 


"Noi abbiamo responsabilità enormi. Quello che sta succedendo in città è al limite..."
Bene, questo concetto è arrivato. Purtroppo non è arrivato, ad Orlando Corsetti presidente della Commissione Commercio, il concetto che la città non può cambiare se non attraverso un pecorso obbligato e ineludibile (così lo chiamerà in seguito l'Arch. Rodolfo Bosi) che parte dal Piano Regolatore, passa per i Piani di Localizzazione e arriva a regolari bandi di gara per assegnare le posizioni pubblicitarie che il Comune di Roma vuole mettere a disposizione delle ditte.

"L'assessorato viaggia sulla nostra lunghezza d'onda"
Una bella frase di Michela De Biase che ci conferma alcune voci che ci provengono dall'ectoplasmatico personaggio di Marta Leonori. 

"Tre fasi ineludibili e concatenate: Prip - Piani di Localizzazione - Bandi"
Rodolfo Bosi spiega con chiarezza cosa fare alla Commissione. La Commissione capisce, finge di capire, annuisce e poi assesta il colpo finale: la terza gamba di questo tavolo, i bandi, deve cadere (facendo ovviamente cadere tutto il tavolo) grazie alla polpetta avvelenata della delibera 116. E' questa la nuova impostazione che sicuramente vedrà favorevoli PD (o parte di esso) e gli alemanniani in commissione. Si tratta di smascherare l'ennesimo episodio di consociativismo

I bandi sono articolo del Regolamento Comunale
Ulteriore bel colpo assestato da Rodolfo Bosi: hai voglia, cara ditta malavitosa, a dire che i bandi non li vuoi perché ti dovevano avvertire prima, perché non te l'aspettavi, perché hai diritti acquisiti. Tutte idiozie che non potrebbero essere impugnate neppure dal migliore studio di avvocati di Londra. Poiché i bandi sono citati e indicati come esisto nei Regolamenti Comunali da decenni. Sono lì e loro hanno richiesto autorizzazioni ad operare in un mercato regolato da quel regolamento, dunque non potevano non sapere che, prima o dopo, i bandi si sarebbero fatti. Qui l'Arch. Bosi, come avviene sovente con brillantezza, diventa Avv. Bosi. Perfetto. 

Delibera 116. Una spada di damocle che viene addirittura a rendere inutile il Prip
Altra chiara metafora di Rodolfo Bosi. Altra chiara rispetto alla quale si è preferito far finta di non capire. 

Il 31 dicembre 2014 è domattina
Sempre Orlando Corsetti a parlare. Ma visto che il 31 dicembre è domattina e visto che anche il Presidente ha paura di far tardi con l'appuntamento storico che questa città ha, come è possibile che non si pensi a mandare una bella lettera alle ditte spiegando loro, via raccomandata, che, come da regolamento peraltro, il Comune conferma che le autorizzazioni non sono da considerarsi prorogate oltre il 31.12.2014.
La cosa che notiamo, ad ogni modo, anche qui, è che si sta procedendo a fare quel che la scorsa settimana, in una audizione sempre in Commissione, ha indicato di fare Gianni Alemanno: subito lavorare sul Prip e approvarlo. Così Marino sarà contento, la Leonori sarà contenta e soprattutto nessuno sarà contento perché il Prip è pieno d'errori ed è impugnabile e perché poi non può avere alcuna efficacia fintanto che rimane la delibera 116: ma su quella, come vedremo, "decide la politica". Sul Prip ci si apre alla città, si coinvolgono le associazioni, si approva in grande fretta entro 40 giorni; sulla delibera 116, che è l'arma che uccide il Prip, invece "decide la politica". E' come fare una costosa pedicure su un individuo condannato a morte e che il giorno dopo deve essere portato sul patibolo: tempo e soldi dilapidati.

Passaggio su indulto e amnistia di Corsetti
Interessante il passaggio sulle carceri perché, ci auguriamo, nell'immediato futuro dovrebbero avere molto a che fare, le carceri, con alcuni dei protagonisti di questa storia...

Stefàno ancora sulla 116
Il pentastellato Enrico Stefàno assesta un bel uno-due sulla 116, anche a lui evidentemente suona strano il fatto che si debba lavorare su una cosa che poi può essere azzerata da questa polpetta avvelenata. Eppure anche qui il Presidente risponde serafico "deciderà la politica". E precisa che la 116 non incide sui Piani di Localizzazione più di tanto, semmai incide sulla possibilità che si facciano i bandi da gara. Eh, scusate, che volete che sia. Al massimo non si faranno i bandi di gara, ovvero la condizione indispensabile per sistemare la città di Roma e farla uscire da questo incubo. Senza i bandi è semplicemente impossibile uscirvi. Accordandosi con le ditte (oneste e malavitose, con queste ultime in maggioranza) non è possibile uscirvi. 


Quindi, in definitiva, la strategia attualmente è la seguente. Si sta facendo una fuga in avanti per gettare fumo negli occhi degli osservatori (e magari del sindaco Marino e dell'assessore Leonori che potrebbero così tra qualche mese esultare per l'approvazione di un Prip che, in presenza della delibera 116 non abrogata, non servirebbe a nulla), una corsa ad approvare il Prip, magari così com'è (un pateracchio) o magari con qualche modifica. Ci si rovella su 40 o 60 giorni di pubblicità del Prip per i cittadini e per le associazioni che vorranno contribuire, lasciando tuttavia quella spada di damocle della delibera 116. Praticamente la Commissione, la città, le associazioni si mettono a lavoro, investono soldi e tempo, per operare su una piattaforma che è destinata a crollare perché minata alla base dalla delibera 116/2013, una polpetta avvelenata vergognosa approvata l'ultimo giorno di consiliatura da una Giunta Alemanno. Le classiche delibere di fine consiliatura che ogni nuovo Consiglio che si rispetti e che rispetti il mandato elettorale cancella all'istante. E qui invece si trovano strade, molto impervie, per difendere, spiegare, interpretare. Ma cosa c'è da interpretare in una delibera disperata e criminogena fatta appositamente per salvare il fondoschiena a qualche amico a pochi giorni da una annunciata débàcle elettorale? Tra gli altri passaggi inquietanti anche quello, sempre di Corsetti, secondo cui la cosa si risolverà "con i bandi o con altri modi". Ma visto che altri modi non ci sono (a meno ché non si voglia rimanere nel caos attuale, dialogando proprio con chi lo ha determinato) e non ci sono stati da nessuna altra parte del mondo, perché Corsetti non ci fa sapere quale è il suo obbiettivo? Gli abbiamo spiegato che non c'è altra strada che i bandi, gli abbiamo dettagliato i motivi di questa ineluttabilità, glielo abbiamo detto in tutti i modi, gli abbiamo sottolineato che sta facendo l'interesse di realtà malavitose. Niente. Non ci ha sentito ed è andato per la sua strada (ci auguriamo solitaria all'interno del PD), ma magari ha una strada migliore: quale è? Perché non ce la rappresenta? Sarà senz'altro roba da convegno mondiale sulla cartellonistica esterna: l'unica città al mondo che riesce a sistemare una situazione simile senza incanti pubblici, magari facendo "mettere d'accordo" un centinaio di ditte e far sì che tutte e cento siano d'accordo tutte insieme con il Comune. Sarebbe come far gestire il servizio rifiuti invece che ad una società (Ama), a 100 società diverse. Ciascuna con un tot di palazzi affidati sparsi in giro per la città. E poi pretendere che questo funzioni! Sarebbe, come è evidente, l'unico modo per avere un servizio ancor peggiore rispetto a quello che Ama eroga, a prezzi superiori e con tutte le conseguenze in termini di caos, piccole ruberie, infiltrazioni.

Non decide "la politica", caro Corsetti, decide "la democrazia". (E oltre tutto decide la legge, visto che la 116 è illegittima da ogni parte la si guardi). E i cittadini si sono espressi con grande chiarezza. Anche se a te continua purtroppo a stare simpatico Gianni Alemanno e anche se trovi ogni strada (l'arrampicata sugli specchi per difendere la 116 è pazzesca, in questo video) per legittimarne le gesta, gli elettori si sono espressi in maniera completamente diversa chiedendo all'attuale classe dirigente della città di tappare le falle della precedente Giunta, non di adagiarcisi dentro. 

L'importante è che sia chiara una cosa: noialtri non ci caschiamo.


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Prima puntata, 16/09/2013 - Prima audizione Paciello
Seconda puntata, 20/09/2013 - Audizione associazioni di cittadini
Terza puntata, 04/10/2013 - Audizione rappresentanti ditte pubblicitarie