martedì 31 dicembre 2013

lunedì 30 dicembre 2013

Risposte di VAS alle 10 domande pubblicate sul blog “Esterniamo”

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/risposte-di-vas-alle-10-domande-pubblicate-sul-blog-esterniamo/

 
Immagine.logo di Esterniamo

Il 10 dicembre 2013 sul nuovo blog “Esterniamo” è stato pubblicato un articolo dal seguente titolo: “10 domande” sullo stato attuale e futuro della pubblicità esterna a Roma.

È stato presentato nel modo seguente: “Riceviamo e ripubblichiamo una nota inviataci da un associato AIPE che, confuso dai pareri emersi sullo stato attuale delle concessioni e delle autorizzazioni, su rimozioni, impianti senza scheda e PRIP, vuole rivolgere all’amministrazione capitolina, alle associazioni dei cittadini e di categoria, alcune domande, nella speranza di ricevere una risposta ad alcune questioni. Una volta per tutte.

Immagine.interrogativi

Per i suddetti  motivi le 10 domande poste da questa non meglio precisata ditta pubblicitaria rappresentata dall’A.I.P.E. (“SCI”? “APA”?), sono state trasmesse via Twitter anche a @cartellopoli @bastacartelloni e @CircoloVASRoma, ritenute evidentemente come “associazioni dei cittadini”.
La strumentalità di questo articolo è tradita dal fatto che il responsabile della suddetta non precisata ditta pubblicitaria rivolge le stesse 10 domande anche all’A.I.P.E., che è per di più la sua associazione di categoria e che benché sia collaboratrice del blog “Esterniamo” non ha a tutt’oggi dato risposta a nessuna delle 10 domande.

Anche se le domande appaiono chiaramente provocatorie, rispondo in questa sede a nome e per conto di VAS ad ognuna delle 10 domande nell’ordine in cui sono state poste. 

1° domanda – Si sa quali impianti derivano dalla procedura di riordino?(Risposta di VAS) Da un elenco non ufficiale che mi è stato fatto avere ultimamente e che riguarda le domande di riordino che sono state presentate entro la data del 9 maggio 1997, fissata come termine ultimo per presentarle, risultano i seguenti risultati:
n. 18.835 domande hanno riguardato il Modello “R” (rinnovo delle concessioni e delle autorizzazioni degli impianti pubblicitari di proprietà privata);
n. 3.235 domande hanno riguardato il Modello “R/SPQR” (rinnovo delle concessioni degli impianti pubblicitari di proprietà comunale);
- n. 1.796 domande hanno riguardato il Modello “ES” (riconferma degli impianti pubblicitari posti in opera, per i quali è stata depositata e registrata in atti la corrispondente domanda di autorizzazione o di trasferimento entro e non oltre il 31 dicembre 1994).
Gli impianti derivanti quindi dalla procedura del riordino sarebbero in tutto 23.866.
Per sapere singolarmente ed in modo puntuale quali siano esattamente questi impianti bisogna andare a vedere la Nuova Banca Dati del Comune, di cui deve ancora avvenite la pubblicazione benché prescritta dal 5 aprile 2013 dalla delibera n. 116 della Giunta Capitolina ora parzialmente revocata: la scheda relativa ad ogni impianto riporta quanto meno il tipo di scheda (“R” o “SPQR” o “ES”) a cui appartiene.

2° domanda – Si sa quali sono in regola con i pagamenti?(Risposta di VAS) Ad una domanda del genere può rispondere soltanto il Dott. Francesco Paciello quale attuale Responsabile della Unità Organizzativa  regolazione, monitoraggio e controllo delle affissioni e pubblicità, che ha già emanato diverse Determinazioni Dirigenziali di annullamento di ditte pubblicitarie morose ed insolventi.

3° domandaSi sa quali sono le ditte con morosità di vecchi canoni di concessione, di imposta di pubblicità sino al 31/12/2006 e del CIMP dal 01/01/2007, superiore a due trimestri?(Risposta di VAS) Premesso che con sentenza n. 141 depositata l’8 maggio 2009 la Corte Costituzionale ha sancito che il Canone per l’Installazione dei Mezzi Pubblicitari (CIMP) ha natura tributaria, in riferimento al 2° comma dell’art. 102 della stessa Costituzione concernente la norma secondo cui “appartengono alla giurisdizione tributaria…le controversie attinenti l’imposta o il canone comunale sulla pubblicità” (articolo 2 del Dlgs 546/1992), si ribadisce che si tratta di una domanda che andrebbe rivolta esclusivamente al dott. Francesco Paciello.

4° domanda – Si è a conoscenza di quali sono, perciò, gli impianti da rimuovere?(Risposta di VAS) La domanda è mal posta, dal momento che gli “impianti da rimuovere” non sono solo quelli delle ditte annullate per morosità o per altro motivi (come ad esempio “Gestione Impianti Pubblicitari” e “Studio Zeta Pubblicità” o “Media 2000″ oppure ancora “Vame Pubblicità”), ma anche e soprattutto tutti gli impianti accertati comunque come “abusivi”, a partire da quelli non registrati in Banca Dati, per proseguire con i cosiddetti “senza scheda” e per finire anche con gli impianti del riordino installati in violazione delle norme vigenti in materia (dettate dal Codice della Strada, dal Regolamento Comunale ed a tutela sia dei “beni culturali” che dei “beni paesaggistici”).

5° domanda - Per quanto riguarda, invece, gli impianti fuori banca dati, che sono cartelli che non fanno parte della procedura di riordino e che non sono inseriti nella banca dati e nonostante questo operano, si chiede espressamente alle associazioni:
Non sarebbe il caso di chiedere l’elenco di quelli accertati dalla On.le Vigilanza Urbana chiedendone la rimozione?(Risposta di VAS) A nome e per conto di VAS il sottoscritto ha segnalato fin dall’anno 2000 tutti gli impianti pubblicitari (ed in particolari quelli di dimensioni 6 x 3) installati dentro il parco di Veio sia del riordino (all’epoca con targhetta che riportava gli estremi del protocollo con cui era stata registrata la domanda di riordino) che totalmente abusivi (cioè senza alcuna targhetta).

Dopo l’istituzione della Nuova Banca Dati e l’attivazione a maggio del 2010 da parte dell’allora Assessore Davide Bordoni dell’indirizzo di posta elettronica segalazioniaffissioni@comune.roma.it sempre a nome e per conto dell’associazione VAS ho trasmesso fino ad oggi 441 segnalazioni che hanno riguardato anche gli impianti pubblicitari abusivi non registrati in Banca Dati: laddove i Gruppi di Polizia Locale di Roma Capitale competenti per territorio (chiamati “Vigilanza Urbana”) hanno ritenuto di dare seguito alle mie segnalazioni nel rispetto della legge n. 241/1990 e mi hanno comunicato di avere redatto e trasmesso per il seguito di competenza al Gruppo Sicurezza Sociale Urbana (G.S.S.U.) il Verbale di Accertata Violazione (V.A.V.), ho dovuto verificare che diversi di questi impianti accertati come “abusivi” e non registrati in Banca Dati non sono stati a tutt’oggi ancora rimossi.

Con Nota VAS prot. n. 26 del 9 dicembre 2013 ho chiesto al Sindaco Marino ed all’Assessore Leonori l’immediata rimozione previo oscuramento della pubblicità irregolare di ben 104 impianti sanzionati ma non ancora rimossi.

Condivido ad ogni modo l’idea di richiedere l’elenco di tutti gli impianti sanzionati in generale, chiedendone quanto meno l’immediato oscuramento della pubblicità irregolare per il tempo materiale necessario alla loro rimozione forzata d’ufficio.

6° domanda – Per ciò che concerne le rimozioni, che il Piano di Riordino prevede siano a carico dei concessionari riordinati nonché in regola con i pagamenti, chiedo:
Non è forse utile fare richiesta al Comune degli elenchi dei mezzi pubblicitari per avviare a costo zero per l’amministrazione le rimozioni senza ulteriori rinvii.(Risposta di VAS) Non mi risulta che il “Piano di Riordino” così come disciplinato dai 16 articoli approvati con la deliberazione della Giunta Comunale n. 1689 del 9 maggio 1997 preveda che le rimozioni quanto meno degli impianti altrui siano a carico dei concessionari: la lettera d) del 1° comma dell’art. 9 prevede piuttosto che “il titolare della domanda di riordino deve aver rimosso tutti gli impianti pubblicitari non suscettibili di regolarizzazione”.

Allo stesso riguardo l’art. 32 del vigente Regolamento Comunale stabilisce che “il Comune, al fine di esercitare una costante attività di prevenzione dell’abusivismo: promuove il coinvolgimento dei soggetti titolari di autorizzazione nell’azione di contrasto dell’abusivismo e dei soggetti pubblicizzati mediante apposite comunicazioni e diffide”.

Se ad ogni modo fosse vero che il Piano di Riordino prevede le rimozioni forzate degli impianti abusivi altrui a carico dei concessionari riordinati, la domanda che si pone l’associato dell’A.I.P.E. (senza ragionare sulle conseguenze) diventerebbe una autoaccusa e comunque un vero e proprio “mea culpa” perché attesterebbe che le ditte concessionarie riordinate non hanno ottemperato ad un preciso obbligo che avevano e che anche per causa del quale la situazione è precipitata facendo diventare Roma una cartellopoli.

7° domanda – Altro tema cruciale: il PRIP. Entro il prossimo 17 dicembre si potranno presentare delle osservazioni. E, anche qui, sorgono delle domande:
Le regole che verranno approvate varranno per tutti i mezzi pubblicitari? Quindi sia per quelli posti su area comunale ed anche su area privata, del demanio delle Ferrovie dello Stato RFI, ATAC, Metropolitana, Cotral, e quindi sia quelli paganti un canone in numerario o attraverso la fornitura di altri servizi o con un mix dei due, come già proposto dalla scrivente?  -  (Risposta di VAS) Premesso che la non meglio precisata “scrivente” dovrebbe chiarire come, quando e che tipo di “proposta” abbia presentato a chi, l’anonimo associato dell’A.I.P.E. in qualità di “addetto ai lavori” dovrebbe sapere che ai sensi della lettera c) del 2° comma del paragrafo 1.2 dello Schema Normativo della proposta di PRIP redatta dalla S.p.A. “Aequa Roma” non dovrebbero essere disciplinate dal PRIP “le modalità di installazione di mezzi pubblicitari all’interno delle stazioni della metropolitana e all’interno delle aree ferroviarie, disciplinati da piani regolatori specifici.

A quest’ultimo riguardo va fatto presente che ai sensi dell’articolo unico della legge n. 132 del 18 marzo 1959 “è riservato allo Stato il diritto di esercitare la pubblicità sui beni demaniali e patrimoniali affidati all’Amministrazione delle ferrovie dello Stato anche quando la pubblicità stessa sia visibile o percettibile da aree o strade comunali, provinciali e statali nonché sui veicoli di proprietà privata circolanti sulle linee”.

In recepimento del suddetto disposto normativo, il 5° comma dell’art. 23 del D.Lgs. n. 285/1992 stabilisce che “i cartelli e gli altri mezzi pubblicitari posti lungo le sedi ferroviarie, quando siano visibili dalla strada, sono soggetti alle disposizioni del presente articolo e la loro collocazione viene autorizzata dalle Ferrovie dello Stato, previo nulla osta dell’ente proprietario della strada“.
Per il caso in questione va fatto un distinguo da un lato del rispetto della proprietà non comunale, su cui però dall’altro lato il Comune dovrebbe mantenere il diritto della pianificazione.

La proposta di PRIP così come redatta pianifica sia il suolo pubblico che il suolo privato visibile dall’esterno, ed esclude quindi tutte le aree interne non visibili delle stazioni metropolitane e delle ferrovie (nonché i grandi centri commerciali), di cui quindi pianifica gli spazi esterni visibili al pubblico, mentre per quanto riguarda le pensiline di ATAC e COTRAL la loro gestione (così come quella della pubblicità dentro le stazioni della Metro) è stata finora decisa mediante appositi bandi di gara.
La scelta di estendere o meno la pianificazione anche a pensiline di ATAC e COTRAL è “politica” e dipende dalla Amministrazione Comunale, cui spetta di decidere anche se servirsi della pubblicità per finanziare servizi di pubblica utilità come da es. il Bike Sharing o gli elementi di arredo urbano.

8° domanda – Dopo l’adozione del PRIP e dei piani particolareggiati, le aziende regolari e rispettose delle norme potranno continuare a lavorare, posizionando gli impianti che dovranno essere nuovi e costruiti con i modelli stabiliti dal Comune da collocarsi nei siti che il PRIP assegnerà? - (Risposta di VAS) Il PRIP va approvato quanto meno con delle Norme Transitorie che dovranno stabilire un “regime di salvaguardia” almeno fino alla approvazione dei Piani di Localizzazione e che quindi dovranno esigere il rispetto della zonizzazione individuata ed in particolare delle zone “A” con divieto assoluto di affissione di impianti pubblicitari che invece vi risultano già installati in violazione di norme da tempo cogenti, come in particolare i divieti dettati sia dal Regolamento Comunale che dal Piano Territoriale Paesistico Regionale (P.T.P.R.), per cui andranno comunque rimossi, ivi compresi quelli del riordino, con eventuale diritto però per tutti quelli riconosciuti con un “diritto acquisito” antecedente ad una ricollocazione in altro luogo compatibile con la zonizzazione del PRIP.

Le Norme Transitorie del PRIP dovranno anche stabilire i criteri di redazione dei Piani di Localizzazione a cui spetterà di applicare gli indici di affollamento e le distanze minime prescritte dal Regolamento di Attuazione del Codice della Strada, individuando le posizioni esatte e le dimensioni di ogni futuro impianto, per poi assegnare la gestione di tutti questi nuovi futuri impianti (comunque decennale) tramite appositi bandi, a cui potranno partecipare “le aziende regolari e rispettose delle norme” assicurandosi di continuare a lavorare.

Questo è quanto dispone il vigente Regolamento comunale, che l’Assessore Leonori intende rispettare e far rispettare, ma che pone il problema della sopravvivenza o meno delle ditte operanti solo a Roma che non dovessero vincere alcun bando e che non potrebbero aspettare 10 anni per sperare di vincere uno dei nuovi bandi di gara per la gestione del secondo decennio.

La questione è aperta a varie soluzioni, da quella di fare in modo che una singola ditta pubblicitaria o associazione Temporanea di Impresa (A.T.I.) non possa vincere più di una gara, a quella di diversificare l’assegnazione degli impianti da gestire mettendone a gara solo una parte e consentendo all’altra parte un proseguimento della durata della concessione che non potrà comunque andare oltre un ulteriore rinnovo fino al 31 dicembre del 2019 di quelle già rinnovate fino al 31 dicembre 2014 (ma in numero di appena 3.189 su suolo pubblico e di 60 su suolo privato).

9° domanda  – Verrà chiesta l’adozione di gare per i numerosi impianti disponibili del Comune (già da oggi) molti dei quali abbandonati e comunque i più belli della città? Anche per gli ulteriori 40/60.000 mq disponibili (una superficie notevolissima da mettere in gara)? (Risposta di VAS) L’art. 7 del vigente Regolamento parla di 4 lotti territoriali per ognuno dei quali rilascia previa gara pubblica le “autorizzazioni” che se intese in senso lato dovrebbero riguardare anche le locazioni degli impianti “SPQR” di proprietà comunale, che però – se intese come riferite soltanto agli impianti privati su proprietà pubblica – potrebbe decidere di assegnare con proseguimento della durata della locazione che non potrà comunque andare oltre un ulteriore rinnovo fino al 31 dicembre del 2019 di quelle già rinnovate fino al 31 dicembre 2014 (ma in numero di appena 453).  

10° domanda  -  Che le norme attuali, vengano tutte revocate, e altrettanto gli accordi sottoscritti con i concessionari, impedendo a chi ha aderito al piano di
riordino di ottenere la sua giusta aspettativa, quindi annullando tutte le concessioni per affidare il monopolio della città a pochi operatori (10? 6?
1?), che di fatto diventeranno i dominus della comunicazione cittadina controvertendo 80 anni di storia cittadina e nazionale?
-
(Risposta di VAS) Va messo in risalto anzitutto che le norme attuali non saranno affatto revocate dal momento che prevedono di già le due seguenti condizioni ineludibili, a meno di voler essere un “fuorilegge”:

1)   che “le autorizzazioni all’esposizione di pubblicità con mezzi privati e le locazioni di impianti e altri beni comunali utilizzati per il medesimo fine hanno durata pari a cinque anni rinnovabili per una sola volta per altri cinque anni; in ogni caso, non vi è obbligo, da parte del Comune, di disdetta o altra formalità alla scadenza del secondo quinquennio” (art. 10) che per gli impianti del riordino è il 31 dicembre del 2014, prorogabile ai sensi del comma 9 del successivo art. 34 solo per ulteriori 5 ani e soltanto all’esito del riordino ma esclusivamente per gli impianti rinnovati sopra detti (3.189 su suolo pubblico, 60 su suolo privato e 453 SPQR);

2)   che “il Comune procede al rilascio delle autorizzazioni previa gara pubblica per ognuno dei quattro lotti territoriali”.

Ne deriva che quand’anche il Comune decidesse di non ricorrere a bandi di gara, per l’assegnazione ad esempio dei propri impianti SPQR, non potrebbe lasciare i 453 impianti con locazione rinnovata in gestione alle stesse ditte di oggi al massimo oltre il 31 dicembre 2019.
In ancor maggiore evidenza va messo in secondo luogo che diventerebbe un vero monopolio il pretendere che chi ha aderito al piano di riordino si arroghi il diritto di rimanere a vita sul territorio con i propri impianti, violando peraltro il diritto della libera concorrenza.

Quanto al pretestuoso presunto monopolio di poche ditte o A.T.I. che tramite le gare si verrebbe  a determinare, va fatto presente che per evitare che la città sia affidata ad una sola azienda o a 6 aziende o anche a 10 basta stabilire da un lato un numero di bandi superiori quanto meno ad 1 ed a 6 lotti territoriali e porre dall’altro lato la condizione che una stessa azienda non può aggiudicarsi più di un lotto.

Quand’anche, pur così facendo, dopo aver espletato i bandi di gara ci fossero una o più ditte che non siano riuscite ad aggiudicarsi nemmeno una gara, rimarrà comunque per esse il mercato libero dei molti impianti pubblicitari installabili su suolo privato che non possono essere messi a gara.
Le questioni tirate in ballo sono state tante ed hanno meritato le risposte chiare auspicate nell’articolo pubblicato sul blog “Esterniamo”.

Voglio augurarmi di aver “aiutato” l’anonimo associato dell’A.I.P.E. a fare chiarezza sui temi da lui sollevati.    

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)

giovedì 26 dicembre 2013

VAS chiede quanto meno l’oscuramento dei 104 impianti pubblicitari sanzionati dai Gruppi di Polizia Municipale competenti per territorio

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/vas-chiede-quanto-meno-loscuramento-dei-104-impianti-pubblicitari-sanzionati-dai-gruppi-di-polizia-municipale-competenti-per-territorio/

 
Logo Comune Roma 
Agli inizi del mese di maggio del 2010 l’allora Assessore al Commercio Davide Bordoni ha fatto sapere di avere attivato l’indirizzo di posta elettronica segnalazioniaffissioni@comune.roma.it  per permettere ai cittadini di segnalare gli impianti pubblicitari “non desiderati”: con Nota VAS prot. n. 16 del 14 maggio 2010 il dott. arch. Rodolfo Bosi ha fatto presente che l’associazione VAS si stava già battendo da 10 anni contro il fenomeno dell’abusivismo commerciale a Roma ed era pertanto fortemente interessata ad un filo diretto con l’amministrazione comunale per essere messa in condizione di segnalare però tutti i cartelloni pubblicitari installati in violazione della normativa vigente in materia e non certo gli impianti “non desiderati”.

Da allora ad oggi il dott. arch. Rodolfo Bosi  si è trovato a fare proprie anche le moltissime segnalazioni trasmesse all’associazione VAS da cittadini che volevano mantenere l’anonimato, arrivando a trasmettere ben 441 segnalazioni anche agli indirizzi di posta elettronica di tutti gli altri soggetti istituzionali a vario titolo interessati. 
Via Laurentina 853_18042011_02
megaimpianto in via Laurentina 853 sanzionato fin dal 2 dicembre del 2010

Dai Gruppi di Polizia Locale di Roma Capitale che hanno ritenuto di dare alle segnalazioni di VAS il seguito che è dovuto ai sensi della legge n. 241/1990 il dott. arch. Rodolfo Bosi è stato messo al corrente del numero degli impianti da loro sanzionati (addirittura fin dall’anno 2009) con la redazione del Verbale di Accertata Violazione (V.A.V.) trasmesso al Gruppo Sicurezza Sociale Urbana (G.S.S.U.) competente per il seguito di competenza, che non risulta però esserci stato nella maniera dovuta dal momento che a tutt’oggi non risultano ancora rimossi né oscurati quanto meno 104 impianti pubblicitari, di cui si rimette di seguito in allegato l’elenco con le relative segnalazioni corredate dalle foto e dalla copia delle risposte che sono state fornite per ognuno di essi.

Impianti pubblicitari sanzionati ma non ancora rimossi

 Megaimpianto tra Via Cristoforo Colombo e Via Pontina_02
megaimpianto tra via Cristoforo Colombo e via Pontina sanzionato il 14 agosto del  2011

Il vigente “Regolamento comunale in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni” prescrive l’obbligo per il dirigente del Servizio Affissioni di trasmettere una lettera “al trasgressore e al soggetto pubblicizzato” (4° comma dell’art. 31) con l’invito-diffida a “rimuovere l’impianto abusivo o difforme entro dieci giorni dalla notificazione”, decorsi inutilmente i quali “con determinazione dirigenziale viene disposta la eventuale rimozione forzata d’Ufficio, a spese del trasgressore” (5° comma dell’art. 31).
 Piazzale degli Eroi. IMG_8950
impianto in piazzale degli Eroi sanzionato ad ottobre del 2011

Il Regolamento comunale stabilisce inoltre che “in tutti i casi i competenti Uffici comunali possono provvedere altresì alla copertura immediata della pubblicità irregolare e possono disporre, …, il sequestro cautelare degli impianti abusivamente utilizzati che non siano di proprietà comunale, anche prima della loro materiale rimozione” (6° comma dell’art. 31).
 Via Cristoforo Colombo altezza piazzale dell'Industria verso Roma_sitoARP
megaimpianto in via Cristoforo Colombo altezza ponte dell’Industria sanzionato a gennaio del 2012

Ne deriva che per i 104 impianti pubblicitari sanzionati dovrebbe essere stato trasmesso ormai da tempo alle ditte pubblicitarie interessate l’invito-diffida a rimuovere i propri impianti a loro cure e spese, che non è stato evidentemente rispettato, senza però che all’inottemperanza sia seguita non solo la dovuta rimozione forzata d’ufficio, ma anche la preventiva copertura della pubblicità irregolare che continua tuttora ad essere illecitamente sfruttata su tutti i suddetti impianti .

La precedente amministrazione al governo della Capitale ha giustificato le mancate rimozioni forzate d’ufficio attribuendo la loro causa alla mancanza dei fondi occorrenti per anticipare le spese di queste operazioni, che ha sempre preso dalle entrate correnti del bilancio comunale del tutto indebitamente, considerato che il vigente Regolamento comunale prescrive l’obbligo di applicare una “indennità” pari al Canone Iniziative Pubblicitarie (C.I.P.) ed una sanzione amministrativa pecuniaria non inferiore né superiore al doppio del C.I.P., da applicare non solo alla ditta titolare dell’impianto, ma anche agli inserzionisti ed addirittura ai soggetti che producono o vendono il bene o servizio oggetto di pubblicità (1° comma art. 31): la mancata copertura della pubblicità irregolare è stata parimenti giustificata non solo con le stesse ragioni, ma anche come precisa scelta discrezionale del Comune, considerato che l’oscuramento è per norma “possibile” ma non obbligatorio.

La rimozione di un impianto pubblicitario abusivo viene a costare al massimo intorno ai 400 euro, che è una cifra comunque più bassa della sanzione minima che viene usualmente applicata e che è attualmente di 419 euro (11° comma dell’art. 23 del D.Lgs. n. 285/1992), ma che potrebbe essere in taluni casi anche di 1.376,55 euro, da far pagare in via solidale anche dal soggetto pubblicizzato (12° comma dell’art. 23 del D.Lgs. n. 285/1992).

Ne deriva che le spese occorrenti da anticipare per la rimozione forzata d’ufficio degli impianti pubblicitari debbono essere pagate con i soldi non certo dei contribuenti, ma del trasgressore e/o dell’inserzionista che quindi debbono a loro volta essere incassati prima della rimozione, per evitare in tal modo che i suoi costi vengano anticipati dal Comune proprio con i fondi pubblici.

Nel corso della audizione della Commissione Commercio che si è svolta il 21 novembre scorso il dott. Francesco Paciello ha fatto sapere a tal ultimo riguardo che non si possono a suo giudizio effettuare le rimozioni forzate d’ufficio perché nella casse del Comune ci sarebbero al momento soltanto circa 600 euro: la circostanza attesta da un lato che l’amministrazione comunale continua a sostenere queste spese prelevandole tuttora indebitamente dalle entrate correnti del bilancio comunale e che dall’altro lato non sarebbero state tuttora incassate nemmeno le sanzioni dovute per tutti i 104 impianti pubblicitari sanzionati o peggio ancora che sarebbero state stornate per pagare le rimozioni di altri impianti per i quali a loro volta non sarebbero state preventivamente incassate sia le indennità che le sanzioni.

Indipendentemente dalle giustificazioni portate, è un dato oggettivo ed inconfutabile che la precedente amministrazione al governo della Capitale ha di fatto permesso che una buona parte dell’illegalità diffusa restasse impunita e che dilagasse addirittura ancor di più il fenomeno dell’abusivismo tristemente noto con la spregevole definizione di  “cartellopoli” che continua a deturpare il decoro della città di Roma ed offendere l’immagine della capitale d’Italia.

Con Nota VAS prot. n. 26 del 9 dicembre 2013 il dott. arch. Rodolfo Bosi ha chiesto in particolare all’On. Sindaco Ignazio Marino di voler porre un freno immediato alla “cartellopoli” che imperversa in città, dando un significativo segnale di inversione di tendenza rispetto al passato, a partire dalla immediata copertura della pubblicità irregolare dei 104 impianti pubblicitari elencati nell’allegato alla presente, da mantenere per tutto il tempo che sarà necessario per incassare le dovute sanzioni a copertura delle spese da anticipare per le rimozioni forzate d’ufficio.

Staremo a vedere.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)

martedì 24 dicembre 2013

PRIP del Comune di Roma: elementi di arredo urbano e servizi di pubblica utilità che potrebbero essere finanziati dalla pubblicità

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/il-prip-del-comune-di-roma-e-gli-elementi-di-arredo-urbano-ed-i-servizi-di-pubblica-utilita-che-potrebbero-essere-finanziati-dalla-pubblicita/


Logo Comune Roma 
In precedenti articoli pubblicati su questo sito è stata fatta conoscere la regolamentazione della pubblicità che è stata approvata ed attuata a San Paolo del Brasile ed a Parigi.
A San Paolo del Brasile l’unica pubblicità ammessa è attualmente quella su elementi di arredo urbano, come pensiline per autobus, elementi che espongono l’ora, la temperatura e messaggi pubblicitari, annunci in cima a segnali stradali, caselle di posta, cassonetti pubblici e nelle edicole, nonché pubblicità con totem.

A Parigi invece la pubblicità ammessa esclusivamente su elementi di arredo urbano è consentita soltanto nella zona a pubblicità limitata chiamata “zone de publicité restreinte” (ZPR), ad alto controllo, mentre nella zona a pubblicità estesa chiamata “zone de publicité elargie” (ZPE), a controllo invece minimo, così come nella rimanente zona a regime generale disciplinata dalla normativa nazionale, a controllo standard, vengono consentite forme di pubblicità tanto su elementi di arredo urbano quanto su impianti pubblicitari di tre soli formati, che debbono però sempre finanziare servizi di pubblica utilità.

Immaginare di arrivare ad avere a Roma le stesse forme di pubblicità di San Paolo del Brasile è al momento oggettivamente utopistico.
Pensare invece di poter realizzare a Roma almeno una parte della regolamentazione della pubblicità attuata a Parigi, a partire dal PRIP, costituisce in modo altrettanto oggettivo una strada potenzialmente percorribile.
Per un opportuno confronto si riporta di seguito il piano di zonizzazione di Parigi.
 Immagine zonizzazione di Parigi
In estrema sintesi vi sono state individuate le seguenti 4 precise tipologie di aree con i rispettivi livelli di protezione in base al contesto urbano:
1)  massimo controllo (zone di colore giallo) con divieto di qualunque forma di pubblicità;
2)  alto controllo (zone di colore verde) con divieto di installazione di impianti pubblicitari e con pubblicità consentita solo su specifici elementi di arredo urbano;
3)  controllo standard (zone bianche) con pubblicità consentita tanto su elementi di arredo urbano quanto su impianti pubblicitari (installati anche su suolo privato), che tramite appositi contratti con il  Comune debbono comunque servire a finanziare a costo zero dei servizi di interesse pubblico, utili ad ogni modo per i cittadini;
4)  controllo minimo (zone di colore rosso)  con le stesse pubblicità consentite nel controllo standard, ma con prescrizioni meno restrittive.       

Su tutte e 4 le suddette tipologie è ammessa caso per caso anche la pubblicità temporanea, che può essere intensa, ma sempre limitata nel tempo (durante i lavori e per eventi di vario tipo).  
Se si adottasse per un attimo lo stesso metodo di pianificazione anche  per la città di Roma, si avrebbe il seguente esempio efficiente e semplice di come potrebbe essere suddiviso il territorio della capitale in aree di diverso controllo corrispondenti più o meno a quelle di Parigi.
 Immagine.zonizzazione a diveso controllo
 La S.p.A. “AEQUA Roma” ha redatto una proposta di Piano Regolatore Generale degli Impianti e dei Mezzi Pubblicitari (PRIP) di cui si riporta di seguito come esempio la Tav. 1.07 di zonizzazione e tipi stradali.
Immagine.Tav. 1.04 del PRIP
Immagine.legendsa Tav 1.04 PRIP 
Trasferendo le suddette 4 tipologie di controllo nella zonizzazione così come prevista nella proposta di PRIP redatta dalla S.p.A. “Aequa Roma”, si avrebbe più o meno la seguente corrispondenza:
area di massimo controllo  = zona “A” del PRIP;
area di altro controllo = “città storica” di Roma = sottozone “B/1” e B/2”;
area di controllo standard = territorio a cavallo del Grande Raccordo Anulare (GRA) = sottozone “B/2” ed in minima parte “B/3”;
area di controllo minimo =  territorio in prevalenza al di fuori del GRA = sottozone “B/2” ed in prevalenza “B/3”.

Ma per una equivalenza valida con Parigi si rende necessario capire a priori che nell’area di alto controllo corrispondente alla “città storica” di Roma (costituita dal I Municipio relativo al “centro storico” ed a diversi Municipi limitrofi), nelle sottozone “B/1” e “B/2” a cui è destinata dovrebbero essere consentiti esclusivamente elementi di arredo urbano e servizi di pubblica utilità finanziati dalla pubblicità autorizzata sia sui medesimi elementi e servizi che su impianti pubblicitari veri e propri in vari formati, da posizionare però  solo nell’area a controllo standard ed in quella a controllo minimo, a ridosso del GRA ed al suo esterno, dove debbono anche qui essere consentiti e quindi coesistere tanto gli elementi di arredo urbano quanto i servizi di pubblica utilità finanziati sempre allo stesso modo.        

Sull’esempio di Parigi il Comune di Roma potrebbe mettere a gara una serie di arredi pubblicitari che finanziano ad esempio i seguenti servizi di pubblica utilità:
- Arredi pubblicitari all’interno della struttura di servizio (ad es. pensiline)
- Arredi pubblicitari che forniscono un servizio (pannelli informativi, mappe turistiche, distributori, ecc.);
- Arredi pubblicitari autonomi che sostengono finanziariamente il servizio di pubblica utilità (ad es. chioschi di edicole).
 Immagine.arredi pubblicitari
Volendo andare oltre quanto già realizzato non solo a Parigi, si avrebbero i seguenti esempi di servizi di pubblica utilità finanziati dalla pubblicità già attuati in varie città del mondo dalle ditte più famose:
- Strutture di pubblico trasporto (pensiline, paline, ecc.)
- Bike Sharing
- Edicole, chioschi, cabine telefoniche, panchine ecc.
- Segnaletica stradale e di informazione
- Toilettes autopulenti
- Servizi di informazione e sicurezza
- Complementi di Arredo Urbano (mappe, bandiere, ecc.)
- Raccolta differenziata.  
Andiamo a vederne in corrispondenza i singoli esempi nello stesso ordine.
Immagine.strutture di pubblico trasporto
Immagine.pensilina a Parigi.1
 Ikea ha dato vita a Parigi ad una originale nuova campagna di marketing, arredando lo spazio urbano con l’utilizzo di divani e sedute di sua produzione: sono stati posizionati presso alcune principali fermate dei bus e della metropolitana cittadina, con ogni elemento d’arredo accompagnato dall’immancabile cartellino descrittivo.
Immagine.pensilina a Parigi.2
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Immagine fermata stazione a Parigi
Stazione di Parigi
 Immagine.Bike Sharing
Immagine.portapettine bici
Questa gigantesca opera è un porta biciclette a forma di pettine, sorprendente e provocatorio, che  aggiunge qualcosa di surreale e fantastico al tessuto urbano di Roanoke in Virginia. Progettato dallo studio  Knowhow, questo oggetto insegna a costruire ed a pensare ad elementi diversi un progetto divertente di arte pubblica. La rasterelliera portabiciclette è utile ed insolita: ha creato molto scalpore in città ed è stata celebrata a livello locale in occasione del “Bike Day” all’inizio di quest’anno.
Immagine.edicole e chioschi
Immagine. ingresso metro a Parigi.2
Parigi
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Immagine.scultura illuminata
La scultura solare che illumina: uno degli esempi del programma Sculpture360 della città di Clearwater in Florida. Illuminare la strada con l’energia solare anche durante la notte: questa la funzione di Sun-catcher, la scultura solare realizzata dallo studio DeeDee Morrison e installata in Florida.
 Immagine.cornice Panchine
Immagine.sedile pubblico a Parigi.4
L’evoluzione tecnologica non è in via esclusiva l’unica strada per trasformare le nostre città in “smart cities” del futuro. Talvolta per migliorare la vita urbana dei cittadini sono sufficienti piccole ma “geniali” idee. È il concetto alla base della campagna realizzata dall’agenzia Ogilvy & Mather per il progetto IBM “Smarter cities”: con grande semplicità ideativa, l’agenzia ha fuso i parametri base della pubblicità commerciale per gli spazi cittadini con elementi di arredo urbano.
Un cartellone pubblicitario che, grazie a una elementare curvatura, diventa una panchina o una pensilina per la pioggia o persino una rampa per facilitare la discesa e la salita per le scale: elementi iconici basilari, in colori carichi e riconoscibili, che incoraggiano l’utente a interagire con lo spazio, stimolando la sua attenzione per gli elementi che caratterizzano lo spazio urbano.
Visibile a Londra e Parigi, la campagna di IBM raggiungerà presto altre città nel mondo.
 Immagine fermata autobus a Parigi
Immagine di arredo urbano
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 Immagine panchina pubblica a Parigi.0.
Gamper Martino r Martino ha progettato su misura l’arredo urbano della Olympic Fringe Area di Londra, per gestire connessioni e accesso a Hackney Wick, l’area accanto allo Stadio Olimpico, lavoro commissionatogli dalla London Thames Gateway Development Corporation (LTGDC). Gamper Martino ha creato pezzi su misura costruiti con materiali riciclati, spargendo panche e sgabelli in modo da formare un percorso da Victoria Park a Olympic Park, un tragitto attualmente poco facilmente riconoscibile e percorribile.
 Immagine panchina pubblica a Parigi.0.1
Immagine panchina pubblica a Parigi.0.2
Immagine panchina pubblica a Parigi.0.3
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 Immagine panchina pubblica a Parigi
Nascono i nuovi elementi di arredo urbano Metro40, firmati da Landscape Forms, uno dei maggiori produttori mondiali di arredamento per spazi esterni, e Bmw Designworks USA. Si tratta di prodotti innovativi per migliorare il comfort di chi utilizza i mezzi di trasporto pubblici, accontentando anche lo sguardo di chi ama la bellezza dell’estetica.
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 Immagine. sedile a Parigi
Durante i Designer’s Days, i percorsi parigini di design, sono stati installati in città un buon numero di Urban Seat e Urban Table, elementi di arredamento urbano. Ideati dal designer Damien Gires e realizzati dallo studio  Le Plan B, questi tavolini e sedute sono stati immaginati per essere appoggiati ai paletti spartitraffico che a Parigi, come in molte altre città, segnano i percorsi pedonali. Si tratta di elementi dalla funzione aggregante, realizzati in un festoso giallo fluo, che possono essere utilizzati in concomitanza con eventi temporanei, happening urbani e rimossi subito dopo.
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Immagine sedile pubblico a Parigi.6.
L’arredo urbano, essendo uno specifico ambito progettuale relativo all’attrezzatura – mobile o fissa – dello spazio pubblico, é diventato ormai materia di studio universitario presso le facoltà di Architettura e Ingegneria.
Immagine panchine
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Immagine.sedile pubblico a Parigi.5
Questo tipo di arredo punta a rendere le nostre città più gradevoli e godibili.
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Immagine.era glaciale
Dalla collaborazione tra D-Shape e Modoloco design (Claudio Larcher e Flavio Mazzone), studio milanese di architettura e design, nasce il progetto Era Glaciale, l’arredo urbano costruito grazie alla tecnologia che rivoluzionerà il settore dell’edilizia e del design. Era Glaciale è un sistema di seduta modulare per arredo urbano, composto da tre elementi base, ideali per creare differenti composizioni.
Immagine.sedile a Paraigi.1
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Immagine.sedile pubblico.2
Immagine.P. Stark
 Immagine.cornice Colonne
Immagine.totem nel mondo
Immagine.segnaletica stradale
Immagine totem digitale a Parigi
Parigi
Immagine.palo stazione radio
Immagine.toilettes
Immagine.servizi informazione
Immagine pannello informativo a Parigi. 1
Immagine.pannello senior e junior
Immagine pannello informativo a Parigi.1
Pannello informativo junior e senior
Immagine.complementi di aredo urbano
Immagine.cestini
Immagine.contenitore batterie. png
Contenitore di batterie esauste
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Immagine ceniceri interattivi
Comune di Altamura (BA) – Posacicche da arredo urbano dotato di codice QR
Immagine ceniceri interaattivi.1
Il cenicero progettato è in acciaio zincato riverniciato in ghisa (o similari) e segue un profilo leggero e lineare, ideale per i centri storici. È costituito da una barra verticale sagomata della larghezza di 8 cm e da una semisfera di 15 cm di diametro ancorata ad essa che funge da posacenere vero e proprio (con sistema di svuotamento cicche). L’aspetto innovativo del posacenere progettato consiste nell’elemento tecnologico associato all’oggetto di arredo urbano. È stata pensata, infatti, la collocazione di un codice QR stampato a rilievo (o applicato con placca adesiva o similari) direttamente sull’asta verticale che consentirà di accedere ad informazioni sulle emergenze architettonico-culturali poste nelle vicinanze del posacenere.
Immagine.ceneriera
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Immagine cestino rifiuti a Parigi.1
Fashion Valley
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Immagine cestino rifiuti a Parigi
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Immagine.cestino rifiuti a Parigi.2
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Immagine.bidoni spiritosi
reinterpretare l’arredo urbano: Mentalgassi
Mentalgassi è il nome di un collettivo formato da tre street artists berlinesi, conosciuti per l’uso di grandi manifesti fotografici utilizzati per coprire elementi di arredo urbano. La filosofia alla base dei loro lavori vuole che la street art apra gli occhi di chi la osserva e risponda alla monotonia urbana con umorismo e gioco. Campane dei bidoni per la raccolta differenziata vengono trasformate in volti giganti e deformati, segnali stradali e macchinette obliteratrici diventano visi sorridenti ed ironici, così come ringhiere e saracinesche ospitano giochi ottici e ritratti (nell’ultimo caso, anche di condannati a morte in collaborazione con Amnesty).
Immagine.Obliteratrice
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Il comma 1 bis dell’art. 6 del vigente “Regolamento in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni”, approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 37/2009, stabilisce che “in deroga ai limiti di cui al presente articolo, è autorizzata l’esposizione pubblicitaria su manufatti costituenti elementi di arredo urbano, funzionali a servizi di mobilità alternativa, collocati nell’ambito della Città Storica, come definita in sede di pianificazione del territorio” con la precisazione che “l’autorizzazione ha durata di cinque anni, rinnovabile una sola volta per altri cinque anni, e può costituire anche il corrispettivo di servizi inerenti il decoro urbano o la mobilità alternativa”.

Viene sancita la doppia possibilità di fare pubblicità su elementi di arredo che diano servizi inerenti il decoro urbano (come la gamma di quelli illustrati in precedenza) oppure di finanziare con la pubblicità il servizio di mobilità alternativa che è il Bike Sharing.

Alla lettera E) del 1° comma del successivo art. 20 del Regolamento è previsto l’USO DI COMPONENTI E COMPLEMENTI DI ARREDO URBANO dei seguenti tipi:
1) le pensiline e paline del servizio di trasporto pubblico urbano ed extraurbano;
2) i contenitori di rifiuti solidi urbani, limitatamente ad un’unica esposizione pubblicitaria, per ciascuno, non superiore alla metà della superficie complessiva del contenitore, con esclusione di affissioni di manifesti e di applicazione di pannelli e simili;
3) le edicole delle rivendite di giornali e i banchi fissi per il commercio, che siano collocati nei mercati rionali, nonché i perimetri esterni dei mercati medesimi, secondo le modalità tecniche stabilite di concerto con le associazioni maggiormente rappresentative di categoria e, comunque, nei limiti massimi di superficie di cui alla lett. F);
4) nei seguenti impianti di pubblica utilità e di servizio pubblico conformemente alle prescrizioni di dettaglio fissate con provvedimento deliberativo della Giunta in pendenza di approvazione dei piani:
a) transenne parapedonali, anche in sequenza fra loro, ove non in contrasto con il codice della strada, a condizione che siano distanziate almeno di 1 metro l’una dall’altra e di formato non superiore a metri 1.00×0.70;
b) paline con orologio, purché il pannello informativo non superi la dimensione di metri 1.00 x 1.40;
c) indicatori di parcheggio, esclusivamente alle entrate e uscite di ciascuna area di parcheggio;
d) paline con indicatori di farmacia, in numero non superiore a due per farmacia, con indicazione dell’esatta localizzazione della medesima e a non più di metri 100 dalla farmacia da essi localizzata;
e) “cascopark”, nel limite di un impianto di ingombro non superiore a metri 1.00 x 1.40;
f) impianti e altri mezzi di informazione turistica e di indicazione stradale di proprietà del Comune;
g) altri impianti di servizio di cui all’art. 47, comma 7, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 495/1992;
h) servizi igienici pubblici.

Come si può vedere dal confronto con gli esempi precedentemente illustrati, anche il Regolamento del Comune di Roma prevede tanto il servizio di mobilità alternativa tramite Bike Sharing quanto elementi di arredo urbano che diano servizi inerenti il decoro urbano, fra i quali vanno però esclusi i “cascopark” (contenitori in ferro e cemento dei caschi dei motociclisti) che sono ingombranti, inutili ed antiestetici, oltre che oggetto di vandalismi, nonché la pubblicità sugli impianti parapedonali che è normalmente vietata nel resto delle città del mondo.
Immagine.cascopark
Cascopark

Va però messo in evidenza che la proposta di PRIP così come redatta da “Aequa Roma” prevede esclusivamente impianti pubblicitari da installare nelle sottozone “B/1”, “B/2” e “B/3” da lui individuate.
Ma se si vuole finanziare sempre con la pubblicità sia gli elementi di arredo urbano che i servizi di pubblica utilità, il problema che allora si viene a porre in termini di pianificazione è quello di avere a monte una determinata superficie espositiva pubblicitaria (e non l’equivalente numero di impianti pubblicitari individuati nelle loro rispettive posizioni sul territorio dai Piani di Localizzazione) di cui poter disporre per decidere poi a valle (in sede di assegnazione della gestione tramite appositi bandi) quanta di tale superficie espositiva si intende assegnare per consentirla su determinati elementi di arredo urbano o per avere come corrispettivo un servizio di Bike Sharing oppure ancora per finanziare comunque elementi di decoro urbano tramite tale pubblicità, in tal ultimo caso con impianti pubblicitari veri e propri.

La soluzione a tale problema non incide sulla pianificazione dei Piani di Localizzazione che arriveranno comunque ad individuare le esatte posizioni sul territorio, nonché le dimensioni e le facciate degli impianti pubblicitari.

In sede di assegnazione di tutta questa definitiva superficie espositiva, di cui dovrà  essere dotata per sempre la città di Roma, il Comune di Roma potrà fare le seguenti scelte:
1)   riservare un certo numero di impianti pubblicitari individuati dai Piani di Localizzazione con una certa rendita di posizione per metterli a gara e per avere in cambio, a costo zero, un adeguato servizio di Bike Sharing;
2)   riservare una determinata superficie espositiva (in tal caso in modo del tutto indipendente dalle posizioni sul territorio del numero degli impianti pubblicitari che vengono a costituire tale quantità di superficie) per consentire di utilizzare tale quantità di metri quadri su determinati elementi di arredo urbano di cui il Comune potrà predeterminare le loro esatte posizioni sul territorio direttamente nel bando di gara che li assegna;
3)   individuare un terzo lotto territoriale costituito da un cero numero di impianti pubblicitari individuati nelle loro esatte posizioni sul territorio dai Piani di Localizzazione, da mettere a gara al maggior offerente (in termini di aumento del Canone Iniziative Pubblicitarie) o per finanziare gli elementi di arredo urbano che non possono accogliere sulla loro stessa superficie nessuna forma pubblicitaria.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)