martedì 18 novembre 2014

La convenienza economica per le ditte pubblicitarie e non certo per il Comune di convertire ogni loro impianto di mt. 4 x 3 in due impianti di mt. 3 x 2

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/la-convenienza-economica-per-le-ditte-pubblicitarie-e-non-certo-per-il-comune-di-convertire-ogni-loro-impianto-di-mt-4-x-3-in-due-impianti-di-mt-3-x-2/


Con Nota della SCI del 14 marzo 2014è stata proposta “la proibizione … dei Maxi posters formato 4×3 trasformandoli in 3 x 2!!!”.

Oltre che all’Assessore Marta Leonori la nota è stata trasmessa al Presidente della Commissione Commercio Orlando Corsetti, che ha accolto la richiesta e l’ha fatta propria senza averne mai avuto la preventiva approvazione della IX Commissione.

Con Nota prot. n. RQ7601 del 15 aprile 2014 indirizzata all’Assessore Leonori il Presidente Corsetti ha sottolineato una serie di punti “auspicandone inserimento nel documento definitivo” (cioè il PRIP), fra i quali c’è “la diminuzione della superficie massima concedibile ad impianto a m. 3 x 2”, mai votata dalla Commissione Commercio.

Con Decisione della Giunta Capitolina n. 35 del 30 aprile 2014 è stata approvata la proposta di Piano Regolatore nella cui Normativa Tecnica di Attuazione figura che il formato massimo consentito degli impianti pubblicitari è di dimensioni 3 x 2 (articoli 16, 17 e 35): con Decisione n. 36 del 30 aprile 2014 la Giunta Capitolina ha approvato anche la proposta di modifiche ed integrazioni al “Regolamento comunale recante norme in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni”, fra le quali c’è l’abolizione del formato di mt. 4 x 3 dal punto 1) della lettera F) del 1° comma dell’art. 20.

Entrambe le suddette proposte sono state poi definitivamente approvate rispettivamente con Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 49 del 30 luglio 2014 (relativa al PRIP) e con Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 50 del 30 luglio 2014 (relativa al Regolamento), che ha modificato il 1° comma dell’art. 34 riguardante le “Norme transitorie”, stabilendo testualmente che “a decorrere dal 1 gennaio 2015 i formati di dimensioni uguali o superiori a quelli di cui all’art. 4 comma 2 lettera b) [vale a dire impianti di dimensioni uguali o superiori a mq. 12, cioè a mt. 4 x 3] sono convertiti in formati non superiori a quelli di cui all’art. 20 lett. F) punto 1) [vale a dire impianti di dimensioni di mt. 3 x 2]”.
Su questo stesso sito il 10 novembre 2014 ho pubblicato un articolo dal titolo “Quand’è che deve iniziare la rimozione di tutti gli impianti pubblicitari di mt. 4×3”, che dava fra l’altro notizia di una riconversione in atto degli impianti pubblicitari di mt. 4 x 3, in anticipo rispetto alla data fissata del prossimo 1 gennaio 2015 (http://www.vasroma.it/quande-che-deve-iniziare-la-rimozione-di-tutti-gli-impianti-pubblicitari-di-mt-4-x-3/#more-12547).

Negli ultimi tempi si sta registrando una accelerazione delle rimozioni degli impianti di mt. 4 x 3 e della loro riconversione in impianti di mt. 3 x 2 della stessa superficie espositiva di mq. 12, che dovrebbe essere giustificate dalla applicazione, interpretata però a proprio comodo, del vigente comma 12 (ex comma 13) dell’art. 34 del Regolamento di Pubblicità che testualmente recita: 

Fino all’entrata in vigore dei Piani di cui all’art. 19, allo scopo di armonizzare l’impiantistica pubblicitaria esistente e conseguentemente migliorare il decoro urbano, è consentito richiedere l’accorpamento e la trasformazione di più impianti già esistenti aventi formato diverso in nuovi impianti tutti del medesimo formato. La richiesta è consentita a condizione che il numero delle autorizzazioni e/o concessioni ed i relativi metri quadri di esposizione pubblicitaria risultanti dagli accorpamenti e dalle trasformazioni siano uguali o inferiori a quelli originari. Non sono ammesse ricollocazioni e/o spostamenti degli impianti interessati. Le richieste devono riguardare solo gli impianti già autorizzati all’esito della procedura di riordino. Sono fatti salvi, comunque, i limiti complessivi all’esposizione pubblicitaria stabiliti per legge e regolamento comunale. 

Il vero motivo di questa accelerazione è dovuto alla convenienza economica che comporta la riduzione di un’unica superficie pubblicitaria di mq. 12 in due distinte superfici pubblicitarie di mq. 6 ciascuna. 
C’è infatti da sapere che ai fini del calcolo del pagamento del Canone Iniziative Pubblicitarie (CIP) vale il criterio secondo cui i formati pubblicitari maggiori sono soggetti ad una maggiorazione progressiva della tariffa.

Immagine.Criteri di calcolo del CIPImmagine.Criteri di calcolo del CIP.1 

Gli impianti di mt. 3 x 2 rientrano in una categoria “media”, pertanto la maggiorazione è del 50%, mentre gli impianti di mt. 4×3 rientrano nella categoria massima per questo parametro e pertanto la tariffa base raddoppia.
Si riporta di seguito un esempio di calcolo a confronto di impianti di mq. 12 ed impianti di mq. 6

 Immagine.Criteri di calcolo del CIP.2

Rispetto al CIP di 1.059,84 che si deve pagare per un impianto di mt. 4 x 3 si ha una riduzione del 37,5% passando ad un 3 x 2. 
Si hanno così le seguenti riduzioni.

 Immagine.Criteri di calcolo del CIP.3

Come si può ben vedere dal raffronto, il CIP annuale per un impianto pubblicitario di mt. 4 x 3 viene a costare 1.059,84 €, mentre due impianti di mt. 3 x 2 in cui venisse convertito verrebbero a costare complessivamente 794,99 €, vale a dire 264,85 € in meno, consentendo per di più di aumentare i ricavi da una pubblicità sdoppiata in punti diversi del territorio comunale che complessivamente è sicuramente maggiore di quella che si ricava da una sola superficie pubblicitaria di mt. 4 x 3. 
Se poi dagli impianti normali passiamo agli impianti che risultano installati nell’ Elenco delle strade in categoria speciale, per le quali il CIP è maggiorato, allora abbiamo il seguente confronto.

 Immagine.Criteri di calcolo del CIP.4

Rispetto al CIP di 1.059,84 che si deve pagare per un impianto di mt. 4 x 3 si ha una riduzione che arriva ora al 43% passando ad un 3 x 2.
Si hanno così le seguenti riduzioni.

 Immagine.Critteri di calcolo del CIP.5

Come si può ben vedere anche qui dal raffronto, il CIP annuale per un impianto pubblicitario di mt. 4 x 3 in categoria speciale viene a costare 1.854,72 €, mentre due impianti di mt. 3 x 2 in cui venisse convertito verrebbero a costare complessivamente 1.589,76 €, vale a dire più o meno lo stesso guadagno di 264,96 €, oltre ai ricavi da una pubblicità sdoppiata in punti diversi del territorio comunale. 

Nella Nota della SCI del 14 marzo 2014 la proposta di proibire i 4 x 3 trasformandoli in 3 x 2 viene motivata da un lato con la conformità alle grandi capitali europee e dall’altro lato con la finalità del decoro cittadino. 

Riguardo al decoro cittadino non si può non riconoscere che verrà sicuramente peggiorato in termini se non altro di impatto ambientale, dal momento che si verranno a raddoppiare sul territorio il numero degli impianti pubblicitari e che i cittadini romani dovranno sopportare per almeno un altro anno anche questo ulteriore degrado, quanto meno ad ogni modo fino alla entrata a regime con l’assegnazione tramite i bandi di gara della gestione decennale degli impianti pubblicitari così come individuati sul territorio dai 15 Piani di Localizzazione approvati. 

Riguardo alla conformità alle grandi capitali europee c’è piuttosto da fare il paragone con la conformità di quella che è la capitale d’Italia la cui amministrazione per il caso in questione ha dimostrato di aver curato ancora una volta maggiormente l’interesse privato più che quello pubblico generale del decoro della città di Roma, per giunta in modo autolesionista, dal momento che per almeno un anno viene a perdere ulteriore gettito rispetto alla situazione di oggi. 

Per dare un esempio concreto di quanto viene a perdere il Comune di Roma con l’operazione 4 x 3, basti pensare che nel solo ex II Municipio ho registrato ben 436 impianti di dimensioni di mt. 4 x 3, che rimanendo così come sono danno un introito annuale di 693.170,24 €, mentre se riconvertiti in 872 impianti di mt. 3 x 2 (oltre al forte aumento dell’inquinamento visivo) darebbero un introito (a parità comunque di superficie espositiva complessiva) di 346.567,68 con una perdita secca di ben 346.602,56 € 

Se ipotizziamo invece che gli stessi 436 impianti stiano in categoria speciale, il loro introito annuale sarebbe di 808.657,92 €, mentre se riconvertiti in 872 impianti di mt. 3 x 2 darebbero un introito (a parità sempre di superficie espositiva complessiva) di 693.135,36 € con una minore perdita secca invece di 115.522,56 €

Anziché essere così autolesionista, l’attuale inaffidabile maggioranza del Consiglio Comunale avrebbe fatto molto meglio a mantenere anche per il futuro il formato da mt. 4 x 3, mantenendo al tempo stesso la validità della Deliberazione del Consiglio Comunale n. 609 del 3 aprile 1981 che tuttora vieta l’installazione di impianti pubblicitari di dimensioni superiori ai 6 mq. (quindi massimo 3 x 3 2) all’interno di una perimetrazione grosso modo corrispondente al Grande Raccordo Anulare, relegando gli impianti di mt. 4 x 3 al di fuori di essa. 

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)

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