venerdì 12 dicembre 2014

Finirà mai lo scandalo Cartellopoli? L'amministrazione continua incredibilmente a perdere tempo dilapidando risorse e proponendo sperimentazioni. Perché hanno paura di vincere questa partita?

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal blog Roma fa schifo: 
http://www.romafaschifo.com/2014/12/finira-mai-lo-scandalo-cartellopoli.html



È 
la solita storia romana della "sperimentazione". Quando a Roma sentite il termine "sperimentazione" tremate o mettete idealmente le mani al revoler perché avrete senz'altro qualcuno di cui guardarvi. Nell'attesa di far partire una sperimentazione sul fatto che quando il semaforo è rosso occorre fermarsi - perché arriveremo anche a questo - la città continua a "sperimentare" ciò che in tutto il mondo è "normale". Sui bus si sperimenta "solo in alcune linee e solo in alcuni momenti della giornata" la salita dalla porta davanti con validazione del ticket di fronte all'autista. In metro si sperimentano i biglietti da timbrare pure in uscita. Nella mobilità si sperimenta il bike-sharing e così via. Tutto ciò che evidentemente funzionerebbe e sistemerebbe un comparto, no viene applicato bensì viene sperimentato. Per depotenziarlo. O per dimostrare, artatamente, che non funziona. Senza considerare che magari quel servizio non funziona non perché non funzionerebbe (anzi, funzionerebbe eccome), ma non funziona proprio perché invece di essere a regime è in fase sperimentale.

Insomma, udite udite, dopo aver approvato a luglio il Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari il Comune cosa fa? Finalmente lo applica? Neppure per sogno! Impaurito dall'aver approvato finalmente un provvedimento che rischia di funzionare, che rischia di sistemare un settore dove il livello di mafiosità e la quantità di denaro farebbe apparire Buzzi e Carminati come due innocue educande, il Comune si ferma e... sperimenta! Cosa c'è di più inattaccabile di una bella sperimentazione. Approvo una legge efficace e poi la applico sperimentalmente ad una strada. Chi apprezza quella legge è felice perché inizia a vederla operativa, chi non l'apprezza è felicissimo perché sa che quella sperimentazione andrà avanti per anni e che in quegli anni di tempo recuperato potrà continuare a lucrare sul caos di tutto il resto della città quella strada esclusa. 

È quello che sta succedendo nel settore della cartellonistica a Roma dove il Comune invece di marciare spedito (Ignazio Marino ha oggi praterie davanti a se per poter marcare grandi azioni di discontinuità, e invece siamo ancora alle sperimentazioni. Per di più in un settore super strategico come l'advertising esterno) cincischia sapendo di cincischiare. Le autorizzazioni e le concessioni scadono tra 20 giorni, il Prip è stato approvato da mesi e non si è proceduto. Dove è il bando? Dove sono le pianificazioni per avere un serio bike-sharing, un sistema di toilette meccanizzate, manutenzione e arredo urbano? Perché non si va avanti? Perché non si pubblicano i bandi?

Le risposte sono evidenti e sono atroci specie alla luce di quel che emerso negli ultimi dieci giorni dalla Procura della Repubblica, in attesa che riemergano le mille carte - insabbiate fino all'arrivo di Pignatone - che riguardano la mafia dello scandalo cartellopoli. Uno scandalo, ribadiamolo con forza, dieci volte più grande di quello emerso fino ad oggi. Quali sono le risposte? Che si cerca di perdere tempo, di fare ammuina, di buttarla in caciara, di procrastinare il più possibile la sistemazione di un settore che, se non portato a regime, ogni secondo che passa fa perdere un sacco di soldi al comune e dunque a tutti noi. Uno scandalo in un momento in cui la città lotta tra tagli, risparmi e commissariamenti del debito. In tutto questo quadro un settore che potrebbe dare un contributo enorme al bilancio del Comune viene tenuto artatamente chiuso in armadio, sapendo che l'armadio è pieno di tarme e non facendo nulla per cacciarle via. Perché?





Perché si dice che il Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari - il Prip - deve ora essere sperimentato per vedere se funziona, per magari farci eventuali modifiche? Ma stiamo scherzando? E tutto questo verrebbe da input della Leonori in persona? Trasecoliamo veramente. Sembra che l'amministrazione abbia paura di chiudere positivamente questa questione. E chiuderla positivamente significa soltanto completare i piani particolareggiati, decidere come impostare le gare e cosa "chiedere in cambio alle ditte vincitrici" e infine fare i bandi e assegnare le concessioni. È la cosa più semplice del mondo e non c'è nulla da inventarsi solo copiare i modelli, ad esempio Parigi, come da indicazioni politiche chiarissime di Ignazio Marino. E invece si è trovata l'arma di distrazione di massa: impegnare risorse, tempo, energie (e poi magari comunicarlo, farsene belli) per riqualificare, liberandola dai cartelloni, una strada disabitata come Viale Oceano Pacifico. Una superstrada urbana tra Eur e Torrino che non ha nessuna rilevanza e non è indicatrice di nulla: serve solo a procrastinare sine die la risoluzione di un problema che porterebbe risorse a tutti, che farebbe guadagnare il comune, che porterebbe servizi di qualità (bike-sharing in primis), che porterebbe sicurezza e decoro ma che però non garantirebbe a vita, come invece loro credevano, le dittuncole inqualificabili della cartellopoli cittadina. Quelle che hanno ridotto la città alla mostruosità che è oggi. Quelle con le quali, magari, il Comune tratta e accetta proposte di sperimentazione come questa. Cosa si vuole dimostrare "riqualificando" Viale dell'Oceano Pacifico? Si vuole dimostrare che tutto sommato i bandi di gara non servono e che ci si può mettere d'accordo sistemando le strade così?  





Ciò che sta facendo l'amministrazione è molto grave. Sta facendo come quei giocatori che, trovandosi all'ultimo minuto di una qualche importante partita di calcio di fronte alla porta vuota degli avversari la buttano volutamente fuori costringendo tutta una squadra, che praticamente aveva già vinto il match, a ricominciare l'azione da centrocampo, col rischio, il gol, di prenderlo. Un gioco rischiosissimo e senza nessun guadagno salvo quello del quieto vivere e del buon vicinato con società con le quali invece qualsiasi amministrazione seria non prenderebbe neppure un caffè.

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