venerdì 28 febbraio 2014

Cartellopoli più che mai, ne dovevano togliere 5000 e invece ne spuntano a decine. A che gioco sta giocando l'amministrazione?

Situazione al 27 febbraio 2014

28 febbraio 2014

Piazzale Douhet.
Dobbiamo rimpiangere Alemanno&Bordoni?

Cartelloni? Orlando Corsetti e Ignazio Marino peggio di Bordoni e Alemanno. Commissioni pubbliche secretate per tutelare il malaffare


Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/la-commissione-commercio-rimanda-ancora-pretestuosamente-la-sua-valutazione-politica-sullunica-proposta-unitaria-presentata-di-modifiche-ed-integrazioni-alloriginario-piano-regolato-2/

La Commissione Commercio rimanda ancora pretestuosamente la sua valutazione politica sull’unica proposta unitaria presentata di modifiche ed integrazioni all’originario Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (PRIP) di Roma

Immagine.logo Comune Roma 
Su questo stesso sito il 18 febbraio 2014 è stato pubblicato un articolo dal titolo “Riunione della Commissione Commercio sulle controdeduzioni alla proposta unitaria di modifiche al Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (PRIP) di Roma” (http://www.vasroma.it/riunione-della-commissione-commercio-sulle-controdeduzioni-alla-proposta-unitaria-di-modifiche-al-piano-regolatore-degli-impianti-pubblicitaria-prip-di-roma/#more-5175), che si chiudeva rimandando alla prossima riunione della Commissione Commercio convocata per il 19 febbraio 2014: ma quello stesso giorno il Presidente Orlando Corsetti mi ha telefonato per avvertirmi che aveva deciso di rimandare l’audizione con il dott. Francesco Paciello, perché aveva constatato la fondatezza delle critiche da me portate ad un testo delle norme tecniche del PRIP che sarebbero state “riformulate” dalla S.p.A. “Aequa Roma” e che venivano richiamate in molte delle controdeduzioni portate alla nostra proposta unitaria, senza far sapere quale fosse il testo effettivo ed ha conseguentemente deciso di spostare la riunione al 27 febbraio, per dare tempo e modo al dott. Francesco Paciello ed all’Avv. Gianluca Giattino della S.p.A “Aequa Roma” parimenti invitato a presentarsi a questa audizione con una copia delle norme tecniche “riformulate”.
Immagine.logo Aerqua Roma
Alle ore 14,54 del 26 febbraio 2014 la Segretaria del Presidente Corsetti mi ha trasmesso in anticipo la “Normativa tecnica di attuazione” in cui è stato convertito nel frattempo dalla stessa “Aequa Roma” l’originario “Schema normativo” a seguito del parere di verifica di assoggettabilità a Valutazione Ambientale Strategica (VAS) espresso dall’Area VIA e VAS della Regione Lazio con Determinazione n.A12913 del 17 dicembre2012.

Mi è stato così possibile effettuare nel resto del pomeriggio una verifica della conformità di ogni controdeduzione mettendo a confronto il testo della nostra proposta unitaria, le controdeduzioni ad ognuno dei suoi articoli ed il testo così come “riformulato” per gli articoli accolti.

Ho potuto così accertare che, tranne in un caso (art. 30 relativo alle “Finalità e contenuti dei piani di localizzazione”), è stato controdedotto un accoglimento delle modifiche richieste in un testo “riformulato” invece in modo del tutto diverso.

I casi più eclatanti da mettere in evidenza sono i seguenti:

art. 13  (“Individuazione delle zone e sottozone”) per il quale il testo proposto individua le zone e le sottozone in conformità con la zonizzazione del P.R.G., da cui invece si discosta il PRIP originario, mentre secondo la controdeduzione “le modifiche risultano già accolte nella riformulazione del testo” che è invece esattamente lo stesso dello schema normativo !

Art. 19 (“individuazione degli ambiti territoriali”) per il quale il testo proposto ipotizza 15 ambiti territoriali corrispondenti ad ognuno dei 15 nuovi Municipi, mentre la controdeduzione parla di modifiche che “risultano già accolte nella riformulazione del testo” che però così come riformulato individua invece 7 ambiti territoriali e non 15.

Art. 33 (“Efficacia dei piani di localizzazione”) per il quale secondo la controdeduzione le modifiche richieste “sono state accolte nella riformulazione del riscritto art. 36”, dove invece non viene confermato nemmeno il testo dell’unico comma dello schema normativo, secondo il quale “all’atto dell’approvazione del piano di localizzazione sono fissate le modalità di cessazione dell’efficacia di tutte le autorizzazioni relative agli impianti ricadenti nell’area oggetto del piano”, a dimostrazione della chiara intenzione di far salvi gli impianti del “riordino”. Non c’è traccia a maggior ragione del 2° comma proposto che demanda le modalità di cessazione ad ognuno dei bandi di gara che verranno indetti per l’assegnazione della gestione decennale degli impianti individuati da tutti i Piani di Localizzazione. Non è accettabile nella maniera più assoluta che si rinunci a far sapere la “fattibilità” o meno di quanto proposto e si bocci di fatto addirittura lo stesso testo dello schema normativo con un modo siffatto di controdedurre, sperando magari che nessuno sarebbe andato a controllare la “riformulazione del riscritto art. 36” !

Va da ultimo messo in evidenza che il testo così come riformulato da “Aequa Roma” non prevede né “misure di salvaguardia” né le modalità di gestione futura degli impianti pubblicitari, per cui se venisse approvata una siffatta “normativa tecnica di attuazione” non farebbe scattare nessuna disposizione attuativa, lasciando per chissà quanto tempo ancora che a Roma rimanga la definizione dispregiativa di essere una “cartellopoli” in preda al caos ed alla più totale illegalità.

Con questa chiusa ho trasmesso la mia Verifica della conformità delle controdeduzioni alla proposta unitaria in allegato al seguente messaggio di posta elettronica che ho trasmesso alle ore 20,00 al Presidente Corsetti e per conoscenza a tutti i membri della Commissione Commercio oltre che all’Assessore Marta Leonori ed al suo collaboratore Leslie Francesco Capone.

Ringrazio personalmente il Presidente Corsetti per avermi voluto far trasmettere dalla sua Segretaria in anticipo rispetto alla audizione fissata per domani mattina il testo della “normativa tecnica di attuazione” del PRIP così come riformulata da “Aequa Roma”.
Lo ringrazio perché mi ha consentito di verificare immediatamente la rispondenza al vero di tutte le controdeduzioni alla nostra proposta unitaria che parlano di modiche accolte nel testo riformulato, senza averne però quella controprova che richiedevo nel corso dell’ultima audizione e che ha stupito il cons. Valentina Grippo.
 
La verifica mi ha portato ad accertare che non è stato accolto quasi nulla, confermando i miei legittimi sospetti.
 
Ricambio ad ogni modo la premura che mi ha riservato il Presidente Corsetti trasmettendo anch’io anticipatamente in allegato gli esiti di questa verifica, con lo scopo dichiarato di far guadagnare tempo prezioso e permettere così a tutti i membri della Commissione Commercio che leggono per conoscenza di arrivare quanto prima a prendere una decisione ponderata riguardo al PRIP da cui proporre di ripartire all’Assessore Leonori ed alla Giunta Capitolina.
 
Un cordiale saluto a tutti.
 
Alle ore 10 di giovedì 27 febbraio 2014 erano presenti, oltre al Presidente Orlando Corsetti ed al dott. Francesco Paciello ed all’Avv. Gianluca Giattino, nonché al sottoscritto ed a Lester Salis dell’associazione “Basta Cartelloni-Francesco Fiori”, i consiglieri Gianni Alemanno (Alleanza Popolare Nazionale) accompagnato dal suo consulente arch. Giuseppe Pietroforte,  Franco Marino (Lista Civica Marino Sindaco) ed Enrico Stefàno (Movimento 5 Stelle), a cui si sono aggiunti in seguito Michela Di Biase (PD), Valeria Baglio (PD) ed Immacolata Battaglia (Sinistra Ecologia e Libertà).
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Orlando Corsetti

Il cons. Gemma Azuni (anche lei di Sinistra Ecologia e Libertà) ha voluto mandare ad assistere ed a  prendere appunti il suo collaboratore Giuseppe Monterosso.
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Gemma Azuni

A partecipare alla audizione è venuto anche l’avv. Ettore Corsale, Direttore della Associazione Imprese Pubblicità Esterna (A.I.P.E.).
Immagine.logo AIPE

Sono inoltre venuti ad assistere alla audizione anche i sigg.ri Donato Mattei (di SEL dell’ex Municipio XI), Matteo Costantini (UDC) e Leonardo Ugolini titolare della S.r.l. “Engisolar”.
L’audizione è iniziata nella sala riunioni della Commissione Commercio al 2° piano di via dei Cerchi n. 6, per essere poi spostata nella Sala degli Stucchi al piano sottostante, dopo aver preso atto del numero dei presenti.

Poco dopo l’inizio il Presidente Corsetti ed il cons. Alemanno si sono dovuti assentare per circa 20 minuti per incontrare una rappresentanza sindacale in merito al problema della massima occupazione di suolo pubblico: l’attesa mi è stata utile per dialogare a guadagno di tempo sia con il dott. Francesco Paciello che con l’Avv. Gianluca Giattino e puntualizzare con loro alcuni aspetti garbatamente quanto serenamente, senza nessun tono polemico, favorito in questo dalla loro disponibilità al confronto.

Il Dott. Francesco Paciello mi ha fatto giustamente presente che gli “Uffici” da lui rappresentati non possono sostituirsi alla politica: mi ha dato l’occasione per mettergli in evidenza a mia volta che anche la nostra proposta unitaria non intende sostituirsi alla “politica”, da cui pretende però una sua valutazione ponderata, dopo avere avuto su di essa la “verifica di fattibilità” richiesta esclusivamente al Dott. Francesco Paciello nel Documento di indirizzo sul PRIP approvato dalla Commissione Commercio, ma resa invece sotto forma di “controdeduzione” assieme per giunta alla S.p.A. “Aequa Roma” e prendendo a metro di giudizio il testo riformulato della “normativa tecnica di attuazione”.

L’Avv. Giattino, che mi ha voluto esternare la sua stima personale per la profonda conoscenza della materia, mi ha assicurato che sono stati corretti tutti gli errori materiali da me unicamente rilevati e non soltanto quelli relativi alle aree vincolate che il Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) destina a “paesaggio dell’insediamento storico diffuso” con divieto tassativo di affissione, che hanno comunque abbassato il dimensionamento complessivo del PRIP da 162.500 mq. a 138.0000 mq.: a fine riunione l’Avv. Giattino mi ha anche chiarito che l’aggiornamento operato sia con la correzione d’ufficio degli errori materiali che con la trasformazione dello “schema normativo” in “normativa tecnica di attuazione” è stato messo in atto senza nessun “imput” in ottemperanza al contratto d’appalto che ha impegnato la S.p.A. “Aequa Roma” ad andare avanti con il lavoro.  

Quando la audizione si è spostata nella Sala degli Stucchi il cons. Stefàno ha chiesto ed ottenuto il permesso di registrare l’intera riunione.

Il Presidente Corsetti ha avviato quindi la discussione: è intervenuto l’Avv. Ettore Corsale che ha riconosciuto che a nome dell’A.I.P.E. sono state presentate osservazioni di carattere generale che non hanno riguardato specificatamente la proposta di PRIP di “Aequa Roma” ed ha chiesto di poter presentare a breve delle osservazioni riferite proprio al PRIP: ha chiesto anche di sapere in quale fase del procedimento in corso ci si trovi al momento.

Il Presidente Corsetti gli ha spiegato che il compito della Commissione Commercio è quello di scegliere fra le proposte pervenute entro il 17 dicembre del 2013 il tipo di PRIP da consigliare  all’Assessore Leonori ed alla Giunta Capitolina di prendere come “proposta” da cui far ripartire l’iter che deve portare alla sua definitiva approvazione da parte del Consiglio Comunale: si è anche detto favorevole ad accogliere ulteriori osservazioni dell’A.I.P.E., benché presentate abbondantemente fuori tempo massimo.

Sono a questo punto intervenuto per manifestare in modo diplomatico ma deciso la mia ferma contrarietà, di cui ho specificato le ragioni: ho ricordato a tutti i membri presenti della Commissione Commercio che con il loro Documento di indirizzo sul PRIP avevano preso l’impegno di decidere dopo 10 giorni da quale PRIP proporre alla Giunta di ripartire scegliendolo fra le proposte pervenute entro il 17 dicembre scorso, ma che di giorni a quel momento ne sono passati ben 72, per cui non potevo accettare nella maniera più assoluta che si perdesse ulteriore tempo per concedere di “risentire” l’A.I.P.E., a maggior ragione perché nel corso della trasmissione televisiva di Uno Mattina l’Assessore  Leonori ha assicurato il licenziamento della “proposta” di PRIP da parte della Giunta al massimo entro il mese di marzo.

Per dimostrare ancora meglio la mia netta contrarietà, ho messo in evidenza che non era giustificabile la richiesta dell’A.I.P.E. a maggior ragione perché per ben 2 volte (di cui l’ultima in presenza anche dello stesso Avv. Corsale) si è confrontata con il sottoscritto e con i rappresentanti di “Basta Cartelloni-Francesco Fiori” proprio per valutare eventuali punti di convergenza con la nostra proposta unitaria.

Ho quindi preteso di avere ormai una scadenza certa entro cui la Commissione Commercio possa garantire di prendere in modo definitivo la sua decisione sulla nostra unica proposta: ho anche precisato che una possibile mediazione, per venire comunque incontro alla richiesta dell’Avv. Corsale, sarebbe proprio quella di avere una data precisa certa entro cui diventa pienamente possibile valutare anche l’ulteriore contributo che vuol portare a scoppio ritardato l’A.I.P.E. senza che ciò comporti alcuna dilazione dei tempi.

Il Presidente Corsetti ha allora proposto di continuare la discussione anche nel pomeriggio oltre che la mattina del giorno dopo ed ha proposto di “chiudere” il prossimo martedì 4 marzo, ma il cons. Di Biase ha tenuto a fargli presente che la decisione spetta a tutti i membri della Commissione: ho allora insistito per avere comunque un termine, controproponendo come data ultimativa almeno la fine della prossima settimana, ma non mi è stato risposto, anche perché il Presidente Corsetti ha spostato il discorso sulla “normativa tecnica di attuazione” che ha invitato il Dott. Francesco Paciello a spiegare.
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Michela Di Biase

A questo punto sono dovuto intervenire di nuovo in modo ancor più fermo e deciso per contestare senza mezzi termini che si stava seguendo un “metodo” completamente diverso da quello che si era dato la Commissione Commercio e che ora veniva del tutto rinnegato.

A dimostrazione di questo ho ricordato che il 22 ottobre scorso l’Avv. Giattino aveva illustrato il PRIP facendo sapere anche del suo aggiornamento e che quello stesso giorno avevo posto il problema di quale fosse il PRIP da proporre di emendare: ne deriva che se la scelta di Corsetti è stata quella di ripartire dal PRIP originario e non da quello aggiornato, tenuto peraltro “nascosto” a tutti fino alla fine, benché avessi ripetutamente chiesto di poterlo almeno conoscere, appare altamente scorretto che ora si sia controdedotto alla nostra proposta unitaria  di modifiche ed integrazioni al PRIP originariamente sfornato da “Aequa Roma” prendendo a metro di paragone il PRIP invece aggiornato, quando si trattava peraltro di fare solo una “verifica di fattibilità” che non c’è invece stata: basti portare ad esempio paradossale gli articoli giudicati “ultronei” senza far sapere se sono ad ogni modo pur sempre fattibili.

Ho anche criticato fortemente che a controdedurre assieme al Dott. Paciello sia stata anche “Aequa Roma” che da soggetto di cui si doveva “controllare” il lavoro prodotto si è così arrogata il diritto di diventare lei il “controllore” delle proposte di modifiche ed integrazioni che le sono state portate, a cui ha per giunta controdedotto giudicando esclusivamente sulla base della conformità di quanto da noi proposto con quanto da lei aggiornato e non certo sulla “fattibilità” della nostre Norme Tecniche di Attuazione ! 

A Corsetti che mi ha rinfacciato di essere stato io a voler vedere e conoscere la “normativa tecnica di attuazione” ho dovuto far presente il grave quanto inaccettabile equivoco in cui stava incorrendo pretendendo ora di fare una “valutazione” ed un “esame“ di merito del PRIP aggiornato che lui stesso aveva escluso, perché io avevo invece solo chiesto in modo chiaro ed assolutamente inequivoco di verificare esclusivamente se il testo “riformulato” in accoglimento di diversi articoli delle nostre Norme Tecniche di Attuazione fosse esattamente lo stesso di quello da noi proposto, per cui l’esame e la conseguente valutazione “politica” è e deve essere fatta sempre e soltanto nel “merito” della nostra proposta unitaria, perché “legittimata” dal procedimento voluto dalla Commissione Commercio, e non certo nel “merito” degli aggiornamenti apportati da “Aequa Roma” proprio perché non “legittimati” invece in partenza.

Ho messo ad ogni modo in rilievo che la legge n. 241/1990 sulla trasparenza degli atti amministrativi obbliga la Commissione Commercio a spiegare sempre e comunque le ragioni tecniche e giuridiche che l’avranno portata ad accogliere così come a bocciare in tutto o in parte la nostra proposta unitaria. 

A questo punto è intervenuta risolutamente la consigliera Immacolata Battaglia per stigmatizzare il modo in cui è stato controdedotto in estrema sintesi che non lascia capire nulla: dopo che le ho fatto presente che ogni singolo consigliere per capirci bene qualcosa dovrebbe avere a confronto contemporaneamente il testo dello schema normativo da una parte, il testo a fronte della nostra proposta unitaria, il testo della “normativa tecnica di attuazione” riformulata da “Aequa Rona” ed il testo infine delle sintetiche controdeduzioni, ha fatto presente che Lei lavora e non ha né deve giustamente stare a perdere il suo tempo prezioso, per cui ha chiesto di avere in tempi rapidi una nota del Dott. Francesco Paciello con un quadro sinottico che consenta non solo di fare simultaneamente i suddetti 4 confronti, ma anche di capire riguardo all’aggiornamento dove e quali siano le differenze tra ieri ed oggi.
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Immacolata Battaglia

Le ha fatto eco il cons. Stefàno che ha anche lamentato il rischio di perdere altro tempo prezioso: a tal riguardo non si può non riconoscere che se ad essere sottoposto a proposte di modifiche ed integrazioni fosse stato direttamente il PRIP aggiornato, non si sarebbe perso tutto questo tempo.
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Enrico Stefàno

Di fronte alla richiesta del cons. Battaglia il Presidente Corsetti ha allora deciso di sospendere la discussione sulla “normativa tecnica di attuazione” per dare tempo e modo al dott. Francesco Paciello di provvedere, senza peraltro fissargli sul momento un termine.     
Il Presidente Corsetti mi ha impedito di proporre di continuare l’esame della “normativa tecnica di attuazione” facendo sapere articolo per articolo “riformulato” quale sia il testo che conferma l’accoglimento esatto di quanto da noi proposto: indispettito dalle mie rimostranze, ha addirittura minacciato di tenere le prossime riunioni della Commissione Commercio a porte chiuse, in barba al Regolamento comunale che le considera “pubbliche” ed “aperte al pubblico”.

Mi è arrivata notizia proprio mentre stavo finendo di scrivere questo articolo che il Presidente Corsetti ha disposto la Convocazione della Commissione Commercio per il 4 marzo 2014 specificando in modo sottolineato che “la Commissione non sarà aperta al pubblico“.
Faccio presente al riguardo che il 1° comma dell’art. 91 del vigente Regolamento del Consiglio Comunale riguarda proprio la “Pubblicità delle sedute” e dispone che “le sedute delle Commissioni sono pubbliche salvo i casi in cui la Commissione, con determinazione motivata adottata a maggioranza assoluta dei componenti, decida di adunarsi in seduta segreta per la tutela della riservatezza di persone, gruppi o imprese“.

Non mi risulta che il Presidente Corsetti abbia riunito nel pomeriggio la Commissione Commercio né che questa possa ad ogni modo avere adottato una determinazione in tal senso a maggioranza assoluta dei suoi componenti (cioè quanto meno di 8 consiglieri sul totale di 12, considerato se non altro che alla riunione del 27 febbraio hanno partecipato in 7) che non avrebbe comunque potuto motivare, visto che la materia in discussione, oltre ad essere il proseguimento di quella già tenuta a cui hanno partecipato un pari numero di 7 persone, non presenta nella maniera più assoluta i caratteri ”della riservatezza di persone, gruppi o imprese” da tutelare.

Mi riservo pertanto di scrivere immediatamente al Presidente Corsetti ed a tutti i membri della Commissione Commercio  per segnalare questo illecito eccesso di potere non consentito dalla normativa vigente in materia ed invitare tutti, ciascuno nell’ambito delle rispettive competenze, a lasciar aperta al pubblico la riunione di martedì 4 marzo 2014, riservandomi in caso contrario di parteciparvi di prepotenza presentandomi con la stampa e  con la forza pubblica: il Presidente Corsetti può togliermi se vuole il diritto di parlare e di intervenire, come mi ha finora democraticamente consentito e lo voglio ringraziare per questo, ma non può impedirmi nella maniera più assoluta di assistere alla riunione per vedere dove si vuole andare veramente a parare, a maggior ragione perché a dover essere valutata è proprio la nostra proposta unitaria che è costata mesi di duro lavoro e confronto reciproco e che non intendo vedere umiliata ed offesa in questo modo ! 

Prima che fosse chiusa del tutto la riunione, ho consegnato al Dott. Francesco Paciello quelle che ho definito 2 “chicche”, vale a dire le foto a colori di 2 accorpamenti illeciti di impianti pubblicitari contigui a formare 2 maxi impianti di mt. 8 x 3 in due tratti della via Cassia, per dimostragli che – mentre da una parte si continua a perdere del tempo prezioso – dall’altra parte continua impunito il Far West a Roma della più completa illegalità. 

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Immagine.Altro megaimpianto del 2014
Una volta finita la riunione ho chiesto ed ottenuto dal Presidente Corsetti di essere ricevuto nel suo ufficio personale assieme a Lester Salis: gli ho messo in grande evidenza che – se fossi stato un credulone e mi fossi fidato ciecamente (senza alcun controllo da S. Tommaso) di tutti i testi dichiarati accolti così come riformulati e presi pari pari nella proposta di PRIP da cui ripartire – mi sarei trovato di fronte al fatto compiuto di una “normativa tecnica di attuazione” che è completamente diversa dal testo delle nostre Norme Tecniche di Attuazione.

Mi sarei trovato soprattutto di fronte alla ripartenza di un PRIP che è sostanzialmente lo stesso di quello licenziato dalla Giunta di Alemanno, di cui è stata cambiata solo la “veste” dello “schema normativo” trasformato in “normativa tecnica di attuazione”, fatta eccezione da un lato per gli errori materiali corretti d’ufficio che non vanno comunque ascritti a merito di “Aequa Roma” visto che è stata costretta a farlo dal sottoscritto e dall’altro lato per il passo indietro da gambero con cui è stato invece rinnegato il testo dello schema normativo relativo alla efficacia dei Piani di Localizzazione, che a mio giudizio è la dimostrazione palese delle pressioni e delle forzature subite da parte delle ditte pubblicitarie che non vogliono i bandi di gara, ma che al tempo stesso pretendono che durino in eterno le concessioni dei loro impianti del “riordino” in un autentico regime di monopolio.

A tal ultimo riguardo lo stesso Avv. Giattino mi ha anche lui confessato che tutte le concessioni così come tutte le autorizzazioni prima poi scadono, per cui è semplicemente assurda e del tutto fuorilegge la pretesa di farle durare in eterno.

Al Presidente Corsetti ho detto senza peli sulla lingua che tutti questi ritardi lasciano adito a legittimi sospetti di non stare dalla parte dell’interesse pubblico generale, perché è un dato di fatto inconfutabile che si sta permettendo alle ditte pubblicitarie che hanno installato impianti abusivi di continuare a sfruttarne la pubblicità irregolare, visto che l’Assessore Leonori non si è sognata fin qui di oscurare nemmeno i 5.000 impianti “senza scheda” da rimuovere entro il prossimo 19 marzo.
Davanti a tutti gli italiani che l’hanno vista e sentita quando l’11 febbraio scorso ha partecipato alla trasmissione di Uno Mattina si è impegnata ad oscurare i suddetti 5.000 impianti ed a licenziare il PRIP al massimo entro marzo.

Di impianti oscurati a Roma non c’è ancora traccia alcuna: quanto al mese di marzo, visto l’andazzo e le “manovre” in corso, che hanno fatto diventare il procedimento  avviato dalla Commissione Commercio una telenovela di cui non si sa la fine, c’è da osservare che a questo punto si tratta sicuramente di un mese ma non si sa di quale anno.  

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)

martedì 25 febbraio 2014

Non bastava un mostro cartellonaro ad oscurare l'ingresso delle Catacombe di Priscilla, questa notte è arrivato il secondo

Situazione al 24 febbraio 2014
25 febbraio 2014
Piazza di Priscilla, di fronte all'ingresso delle Catacombe di Priscilla. I vigili del secondo municipio contattati in merito hanno risposto: "ma veramente lo hanno messo stanotte? Non è possibile!".

lunedì 24 febbraio 2014

È partita la campagna dello IAP per una pubblicità corretta e onesta

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/e-partita-la-campagna-dello-iap-per-una-pubblicita-corretta-e-onesta/

Immagine.logo IAP  
La pubblicità ha radici antiche, almeno sotto forma di propaganda; a Pompei si possono leggere ancora oggi delle scritte, sui muri delle case romane distrutte dal vulcano nel 79 d.C., che invitano i passanti a votare per un certo candidato alle elezioni.

Il primo annuncio pubblicitario successivo all’invenzione della stampa risale al 1630 ed è apparso su un giornale dell’epoca: si trattava di una semplice inserzione che richiamava il nome del prodotto.
Con la rivoluzione industriale e l’aumento della produzione di merci si è imposto poi il modello pubblicitario che tutti noi conosciamo: il prodotto di una scienza che usa tecniche raffinate e si avvale dell’apporto di psicologi, artisti, disegnatori e registi famosi.

È un fenomeno che coinvolge masse enormi di persone ed è un’industria che investe ingenti capitali, impiega intelligenze sopraffine e dà lavoro a milioni di persone.

Strutture di controllo della pubblicità e delle ricerche di mercato

Ogni anno le aziende investono cifre cospicue nella pubblicità e nelle ricerche di mercato.
Se le aziende che non curano direttamente la propria pubblicità vogliono ottenere dei risultati il più possibile efficaci, devono rivolgersi ad agenzie di consulenza: a loro volta le agenzie di consulenza, per offrire al committente la garanzia che le soluzioni da loro proposte siano rispettose delle leggi, si sono riunite nelle due seguenti associazioni: lo IAP (Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria), che è nato nel 1966, e l’ASSIRM (Associazione tra Istituti per le Ricerche di Mercato) che è nata a Milano nel novembre del 1991 e che rappresenta attualmente 42 fra i maggiori Istituti italiani di ricerche di mercato, sondaggi di opinione, ricerca sociale.

Immagine.ASSIRM

C’è poi l’AGCM (Autorità garante della Concorrenza e del Mercato), nota anche come ANTITRUST, che  è una “Autorità indipendente” istituita dalla legge n. 287 del 10 ottobre 1990 (“Norme per la tutela della concorrenza e del mercato“).

Immagine.AGCM

Con il termine Autorità indipendente si fa riferimento a un’amministrazione pubblica che prende le proprie decisioni sulla base della legge, senza possibilità di ingerenze da parte del Governo né di altri organi della rappresentanza politica.
Essa ha anche competenze in materia di pubblicità ingannevole e di pubblicità comparativa, così come stabilito dalla Sezione I del decreto legislativo n. 206 del 6 settembre 2005, modificato dal decreto legislativo n. 67 del 25 febbraio 2000 e dalla legge 6 aprile 2005 n. 49, emanati in attuazione di Direttive comunitarie e in materia di conflitti di interesse, come stabilito dalla legge n. 215 del 20 luglio 2004.

Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria

Nel 1951 l’UPA (Utenti di Pubblicità Associati) ha proposto un “Codice morale della pubblicità”: ad esso nel 1952 ha fatto seguito un nuovo codice proposto dalla FIP (Federazione Italiana di Pubblicità).
Entrambi questi codici hanno avuto però un’applicazione praticamente nulla.

Nel 1966, per l’esigenza di operare un’autodisciplina del settore, che era emersa già durante il VII congresso pubblicità (1963), sono state introdotte le regole del CAP (Codice di Autodisciplina Pubblicitaria), ispirato al “Codice delle pratiche leali in materia di pubblicità” varato dalla Camera di Commercio Internazionale nel lontano 1937, con lo scopo di agire affinché la pubblicità sia onesta, veritiera, corretta e realizzata nell’interesse generale: ne fanno parte le principali associazioni di utenti, professionisti e mezzi pubblicitari (stampa, radiotelevisione, cinema, affissioni…) ed è quindi riconosciuto da molteplici associazioni di operatori del settore: UPA, FIP, FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali), RAI, SIPRA, ecc. : in pratica la quasi completa generalità degli operatori italiani del settore.

Immagine.locandina IAP

Nel corso del tempo, il Codice italiano è stato costantemente aggiornato e affinato con l’intento di “assicurare che la pubblicità nello svolgimento del suo ruolo  venga realizzata  come servizio per il pubblico, con speciale riguardo alla sua influenza sul consumatore”: l’edizione 2013 è la 57a.
Le norme autodisciplinari prevedono il divieto di ogni forma di pubblicità ingannevole, cioè ”tale da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni non palesemente iperboliche, specie per quanto riguarda le caratteristiche e gli effetti del prodotto, il prezzo, la gratuità, le condizioni di vendita, la diffusione, l’identità delle persone rappresentate, i premi o riconoscimenti”.

Il divieto è esteso anche alla pubblicità occulta: l’articolo 7 precisa che “la pubblicità deve essere sempre riconoscibile come tale. Nei mezzi in cui, oltre la pubblicità, vengono comunicati al pubblico informazioni e contenuti di altro genere, la pubblicità inserita deve essere nettamente distinta per mezzo di idonei accorgimenti”.

Un’importante funzione dell’Istituto è il compito educativo e dissuasivo che esercita sugli operatori pubblicitari associati, cercando di prevenire la diffusione di messaggi non conformi ai principi del Codice.
Alcuni media non vi aderiscono e quindi non sono vincolati a rispettarlo.

Il CAP dunque “è vincolante per aziende che investono in pubblicità, agenzie, consulenti pubblicitari, mezzi di diffusione della pubblicità, le loro concessionarie e per tutti coloro che lo abbiano accettato direttamente o tramite la propria associazione, ovvero mediante la sottoscrizione di un contratto di pubblicità."

Le norme del Codice di autodisciplina sono accolte come usi e consuetudini commerciali da numerose Camere di Commercio e sono state riconosciute anche dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 1529 del 15 febbraio 1999 come validi parametri di valutazione del principio della correttezza professionale in campo pubblicitario, in quanto espressione di quel dover essere dei comportamenti (inteso come il costume professionale e commerciale eticamente qualificato) alla cui tutela è finalizzato il punto 3) del 1° comma dell’art. l’articolo 2598 del Codice Civile.

Il codice di autodisciplina è una “legge” il cui scopo è di “assicurare che la pubblicità, nello svolgimento del suo ruolo particolarmente utile nel processo economico, venga realizzata come servizio per l’informazione del pubblico, con speciale riguardo alla sua influenza sul consumatore. Il Codice assicura quindi che la pubblicità sia onesta, veritiera e corretta”.
Dunque, il CAP è la “legge” e la “magistratura” interna, che è incaricata di reprimere chi lo vìola, si compone di due organi:
  • il Comitato di controllo, con un ruolo inquirente simile a quello di un pubblico ministero;
  • il Giurì, con funzione giudicante.
il Comitato di controllo:
  • su segnalazione di consumatori, di loro associazioni, o direttamente in funzione del monitoraggio svolto dai componenti del Comitato medesimo e dalla Segreteria dell’Istituto, sottopone al Giurì la pubblicità ritenuta non conforme alle norme del Codice che tutelano il consumatore e la pubblicità;
  • può invitare in via preventiva a modificare la pubblicità che ritiene non conforme al Codice;
  • emette ingiunzioni di desistenza nei confronti di pubblicità manifestamente contrarie a norme del Codice;
  • su richiesta della parte interessata, esprime in via preventiva il proprio parere su messaggi pubblicitari non ancora diffusi.
Un particolare procedimento è costituito dunque dalla ingiunzione di desistenza della diffusione di una pubblicità che appaia manifestamente contraria a una o più norme del codice.
Questo provvedimento spetta come detto al Comitato di controllo, il quale àvoca a sé un potere giudicante per un “rito abbreviato“: l’ingiunzione acquista l’efficacia di una decisione se una delle parti non presenta opposizione entro dieci giorni.

Di fronte ad una opposizione di parte, il presidente del Comitato può revocare l’ingiunzione (nello schema “SI”) oppure trasmettere gli atti (nello schema “NO”) al presidente del Giurì, il quale, a sua volta, può:
  • giudicare del tutto priva di fondamento      l’opposizione e quindi rendere definitiva l’ingiunzione;
  • avvalersi dell’intero organismo di autocontrollo      in un nuovo giudizio con rito ordinario.
Chiunque ritenga di subire pregiudizio da attività pubblicitarie contrarie al Codice di autodisciplina può richiedere l’intervento del Giurì nei confronti di chi, avendo accettato il Codice stesso, abbia commesso le attività ritenute pregiudizievoli”.
Il Giurì:
  • esamina la pubblicità che gli viene sottoposta – dal Comitato o da aziende – e si pronuncia su di essa secondo il Codice, con decisione definitiva;
  • se la decisione stabilisce che la pubblicità è contraria al Codice, ordina agli interessati di desistere immediatamente dalla sua diffusione; i mezzi pubblicitari sono impegnati a osservare la decisione;
  • può ordinare la pubblicazione per estratto della sua decisione; in caso di inosservanza della decisione, il Giurì dispone che se ne dia notizia al pubblico.
I membri del Giurì e del Comitato di controllo svolgono le loro funzioni secondo il proprio convincimento e non in rappresentanza di interessi di categoria. Il Giurì e il Comitato esplicano le loro funzioni senza formalità, fatto salvo quanto disposto dallo stesso Codice.
svolgimento del procedimento
Lo schema seguente illustra il procedimento per violazioni del codice di autodisciplina pubblicitaria.

Immagine.schema procedura autodisciplina

Il Giurì è un collegio presieduto da un alto magistrato e composto da un minimo di nove ed un massimo di 14 membri “scelti tra esperti di diritto, di problemi di consumatori e di comunicazione”.

Il Giurì esamina la pubblicità che gli viene sottoposta e si pronuncia su di essa in base al Codice, “con decisione definitiva”: un giudizio quindi inappellabile, che avvenendo per direttissima è concluso in tempi molto più stretti (generalmente un mese, tra la segnalazione e la definizione) di quelli della giustizia ordinaria. 

La pubblicità può essere sottoposta al Giurì, non solo dal Comitato, ma anche – come già detto – da “chiunque ritenga di subire pregiudizio da attività pubblicitarie contrarie al Codice di autodisciplina”: in genere si tratta di aziende concorrenti rispetto a quella che ha commissionato la campagna sotto accusa.

La particolarità di questo processo è che l’onere della prova non spetta all’accusa, bensì all’accusato (non si ha quindi presunzione d’innocenza fino al verdetto) che viene chiamato a dimostrare la veridicità e l’attendibilità di quanto sostenuto nella propria campagna.
Un aspetto rilevante è che le procedure di segnalazione e reclamo sono basate su interventi rapidi, non onerosi per i consumatori e dai risulti efficaci: solitamente i tempi della decisione sono meno di un mese.

La decisione del Giurì è definitiva, non ha prove di appello e chiunque abbia aderito al Codice di autodisciplina è tenuto ad osservare le decisioni adottate.

 Immagine.pubblicità censurata

Se dal punto di vista operativo lo IAP può sembrare meno efficace dell’AGCM in quanto la sua autorità è limitata agli aderenti, agli effetti pratici presenta un vantaggio fondamentale per il consumatore: gli aderenti, sebbene possano non rispettare puntualmente il CAP, si comportano generalmente in modo più corretto rispetto ai “battitori liberi”: operatori presenti particolarmente in rete con siti off-shore.

 Il 21 gennaio 2014 lo IAP ha emanato il seguente

Comunicato Stampa
LA CAMPAGNA IAP: PUBBLICITÀ PER UNA PUBBLICITÀ MIGLIORE
Esce il 22 gennaio 2014, su quotidiani e periodici, sul web e in affissioni, la nuova campagna istituzionale IAP.

L’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria è l’organizzazione non profit che blocca le campagne pubblicitarie offensive, false, volgari o tali da incoraggiare comportamenti violenti, impedendone l’ulteriore pubblicazione o trasmissione sui mass media.

IAP è attivo in Italia dal 1966, ma non tutti ne conoscono l’esistenza. E non tutti sanno che ogni privato cittadino può segnalare a IAP una pubblicità che ritiene scorretta: bastano un clic sul sito e cinque minuti per compilare il modulo.

L’intervento di IAP è rapido: le campagne segnalate vengono esaminate nel giro di pochissimi giorni dagli organismi di controllo, composti da membri esperti e indipendenti i cui giudizi sono rispettati da aziende, agenzie di pubblicità e mass media. Le decisioni sono subito operative.

Immagine.pubblicità scorretta

TRE MESSAGGI IMPORTANTI PER TUTTI
Obiettivo della campagna è diffondere e promuovere la conoscenza e la fruizione dei servizi offerti da IAP. La campagna si articola su tre messaggi, ciascuno con un distinto gruppo di obiettivi.
1)    Comunicare l’esistenza di IAP e i suoi compiti. Comunicare l’indirizzo del sito e la possibilità, aperta a tutti, di fare segnalazioni online. Spiegare come funziona il processo di giudizio. Coinvolgere il pubblico.
2)    Sottolineare la dimensione europea dell’Autodisciplina. Organismi analoghi a IAP esistono in tutta Europa e tutti, come IAP, aderiscono a EASA (European Advertising Standard Alliance). EASA ha promulgato nel 2002 i Principi Comuni che individuano standard condivisi di correttezza per tutta la pubblicità europea, e che la Commissione Europea ha riconosciuto.

Immagine.logo EASA

3)    Segnalare la molteplicità dei servizi offerti da IAP. Oltre a ricevere e gestire gratuitamente le segnalazioni dei cittadini, e oltre ad effettuare una costante azione di monitoraggio delle campagne pubblicitarie, IAP offre ad aziende e a professionisti tre strumenti efficaci per difendere le buone pratiche della comunicazione: tutela delle idee creative, pareri preventivi, intervento su istanza di parte per casi di concorrenza sleale.
La campagna è stata ideata dall’agenzia Progetti Nuovi di Milano sotto la direzione creativa di Annamaria Testa.

Le illustrazioni sono di Pierluigi Longo.
Sempre dal 22 gennaio sarà online il nuovo sito IAP totalmente ristrutturato, nei contenuti e nella grafica e ben fruibile con qualunque dispositivo.

Un sito user friendly, che consente un dialogo immediato con i cittadini, i quali avranno a disposizione anche un nuovo modulo per fare le proprie segnalazioni, utile anche agli operatori della comunicazione commerciale per fruire dei servizi loro dedicati.

La ristrutturazione del sito IAP è stata affidata all’agenzia Hagakure.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)

giovedì 20 febbraio 2014

Controdeduzioni alle rimanenti 17 proposte di modifiche al Piano Regolatore degli Impianti Pubblcitari (PRIP) di Roma

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/controdeduzioni-alle-rimanenti-17-proposte-di-modifiche-al-piano-regolatore-degli-impianti-pubblcitari-prip-di-roma/

Immagine.logo Comune Roma 

Per opportuna conoscenza di tutti si riportano di seguito le controdeduzioni che sono state fatte riguardo alle 17 rimanenti proposte di modifiche al PRIP pervenute entro il 17 dicembre 2013.
Per ognuna delle proposte elencate nello stesso ordine seguito dalle controdeduzioni (che non è quello strettamente cronologico) viene data una sintesi dei relativi contenuti, per consentire di capire meglio la rispettiva controdeduzione, riportata subito di seguito.

1)      AIPE – Associazione Imprese Pubblicità Esterna
Avente ad oggetto Proposta e linee guida per il settore della pubblicità esterna e per il rispetto della legalità e del decoro nella città di Roma” composta di 10 capitoli.
Dopo una “Introduzione”, dedicata alla presentazione di questa associazione di categoria, si passa alla descrizione della “Situazione attuale” che si conclude con la considerazione che “oggi è finalmente possibile da un lato godere dei frutti della procedura del riordino, avendo quindi chiarezza sugli impianti autorizzati e quelli che non lo sono, e dall’altro pianificare la collocazione degli stessi con un documento aggiornato e che prende in considerazione tutte le specificità della città di Roma”.
Vengono quindi richiamate le “Norme vigenti” in  materia arrivando alla conclusione che “evidenzia chiaramente che se la regola dell’assegnazione ex novo delle concessioni e delle autorizzazioni prevede in un regime contingentato la necessità dell’emissione di un bando, tale regola non è assolutamente applicabile alle concessioni in essere” che però a loro volta non possono avere una durata che superi l’ulteriore ed unico rinnovo consentito di 5 anni: ignorando o non tenendo comunque conto della inevitabile definitiva scadenza prima o poi dei titoli autorizzativi di tutti gli impianti del riordino, l’A.I.P.E. arriva ad affermare che “in via generale infatti rientra nella ordinaria discrezionalità delle amministrazioni la scelta se rinnovare i titoli esistenti o lasciarli scadere per emetterne di nuovi”.
Nel capitolo dedicato agli “Obiettivi” che si dovrebbe prefiggere il Comune viene indicato da un lato che “occorre assicurare una importantissima fonte di entrate per le casse comunali” e che dall’altro lato ci deve essere l’obiettivo “di portare decoro e pulizia nel settore, riducendo vistosamente il numero degli impianti pubblicitari esistenti”: segnala inoltre che “il regolamento comunale prevede la possibilità che ai concessionari venga imposta la fornitura di una serie di servizi, che possono essere integrati o comunque legati ai singoli impianti (stazioni di servizio per la mobilità alternativa, pulizia e gestione delle aree verdi, videosorveglianza ecc.).
Nel capitolo dedicato a “Tempi e controindicazioni per il progetto di azzeramento” l’A.I.P.E. ritiene che “qualora Roma capitale decidesse di cambiare le scelte fatte in sede di regolamento per azzerare e riassegnare le concessioni per mezzo di un bando pubblico dovrebbe prima definire una serie di adempimenti”, di cui come primo l’approvazione del PRIP e come secondo la predisposizione e approvazione dei Piani dei Localizzazione, per poi  “approvare una delibera di Consiglio che modifichi il Regolamento di Pubblicità laddove è previsto che all’esito del piano di riordino siano rilasciati i titoli concessori. All’esito di ciò occorrerebbe bandire la gara ed assegnarla”.
Per un opportuno confronto è doveroso far presente al riguardo che il riferimento normativo citato è il comma 9 dell’art. 34 del vigente Regolamento il quale dispone che “le concessioni … rinnovate, … per cinque … anni, all’esito del procedimento di riordino …., possono essere rinnovate per ulteriori periodi, ciascuno non superiore, …, a cinque … anni”: ne deriva quindi una possibilità e non un obbligo per il Comune, che non ha quindi alcun bisogno di modificare il Regolamento.
Secondo l’A.I.P.E. “sulla necessità di modificare il regolamento non è condivisibile il ragionamento operato da alcuni che ritengono che le concessioni del riordino siano in scadenza alla data del 31/12/2014”.
Sempre per un opportuno confronto è altrettanto doveroso far presente che il 1° comma dell’art. 14 del Piano di Riordino disciplinato dalla Deliberazione della Giunta Comunale n. 1689 del 9 maggio 1997 disponeva che “Il rinnovo ha una durata di 5 anni, per le concessioni, …., fatto salvo l’ulteriore rinnovo previsto dalla deliberazione regolamentare n. 289/94”: la disposizione è stata recepita e quindi confermata anche nel vigente Regolamento che all’art. 10 stabilisce da un lato che “le autorizzazioni all’esposizione di pubblicità con mezzi privati e le locazioni di impianti e altri beni comunali utilizzati per il medesimo fine hanno durata pari a cinque anni rinnovabili per una sola volta per altri cinque anni” senza che in ogni caso ci sia “obbligo, da parte del Comune, di disdetta o altra formalità alla scadenza del secondo quinquennio”, ma dall’altro lato fa salvo proprio quanto disposto dal comma 9 del successivo art. 34 che dà la possibilità (senza quindi un preciso obbligo) di  un ulteriore 2° rinnovo esclusivamente però “all’esito del procedimento di riordino”.
La scadenza del primo quinquennio delle concessioni è stata prorogata al 31 dicembre 2009 dalla Deliberazione della Giunta Comunale n. 426 del 2 luglio 2004: al 1 gennaio 2010 è stato registrato dalla Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma “l’intervenuto rinnovo di 3.189 impianti privati su suolo pubblico, 60 su suolo privato e 453 impianti di proprietà di Roma Capitale (SPQR), con scadenza 31 dicembre 2014”, che attesta che non si tratta affatto di un “ragionamento operato da alcuni”, a maggior ragione perché le cifre date sono state fornite dallo stesso dott. Francesco Paciello ad una Agenzia del Comune che a tal riguardo ritiene addirittura che ““l’intervenuto rinnovo … potrebbe ritardare fino a tale data la piena attuazione alle procedure di gara previste nel regolamento della pubblicità e delle pubbliche affissioni.”
A conferma indiretta delle norme sopra richiamate viene la stessa A.I.P.E. perché afferma che “i titoli concessori per i quali dovrebbe scadere il secondo quinquennio al termine del 2014 non sono stati mai rilasciati, se non in minima parte” e ritiene che “pertanto il decennio di legalità assicurato alla chiusura del riordino non è mai iniziato mentre lo si vorrebbe considerare finito”.
Per un ulteriore ed opportuno confronto al riguardo è doveroso mettere in evidenza che con la recentissima Deliberazione della Giunta Capitolina n. 425 del 13 dicembre 2013 è stata revocata in parte la deliberazione della precedente Giunta n. 116/2013 ed è stato stabilito già nelle premesse che “prescrivendo l’inserimento automatico delle risultanze del procedimento di riordino nei Piani di Localizzazione, tuttavia la deliberazione di Giunta Capitolina n. 116/2013 non altera la scadenza naturale dei titoli degli impianti di cui alla procedura di riordino, senza pertanto voler introdurre alcuna forma derogatoria alle disposizioni vigenti in tema di durata dei titoli autorizzatori” ed ha conseguentemente deliberato “di precisare, in riferimento al sesto capoverso della deliberazione di Giunta Capitolina n. 116/2013, che il recepimento automatico delle risultanze del procedimento di riordino all’interno del Piano Regolatore e nei conseguenti Piani di Localizzazione non altera, tuttavia, la scadenza naturale dei titoli degli impianti di cui alla medesima procedura di riordino”.
Ne deriva che anche a voler considerare rinnovati pure i rimanenti impianti pubblicitari del riordino con il semplice pagamento del canone ai sensi del 1° comma dell’art. 64 del D.Lgs. n. 446/1997, rimane sempre la conclusione della scadenza improrogabile del 31 dicembre 2014 indistintamente per tutti gli impianti del riordino, che il Comune può ma non deve eventualmente rinnovare per un ulteriore e comunque  ultimo quinquennio fino al 31 dicembre del 2019.
L’A.I.P.E. non considera tutto questo e paventa come controindicazione in caso di “progetto di azzeramento” “una mole di ricorsi alle competenti autorità giudiziarie tale da mettere a serio rischio il buon esito dell’operazione”.
Nel capitolo dedicato al “Periodo transitorio” l’A.I.P.E. arriva  a sostenere che l’Amministrazione dovrebbe “obbligarsi a lasciare invariata la situazione attuale per tutto il periodo necessario al percorso indicato (approvazione piani e modifiche al regolamento, espletamento gara)”, quando invece rilasciando i “titoli concessori previsti” le ditte pubblicitarie potrebbero collaborare per “la rimozione degli impianti privi di titolo” e “senza scheda … (… 7000 …)”.
Sempre per un opportuno confronto è doveroso far presente al riguardo che con la deliberazione n. 425 del 13 dicembre 2013 la Giunta Capitolina ha deliberato “di stabilire che gli impianti qualificati nella Nuova Banca Dati di tipo c.d. ‘senza scheda’, ivi compresi quelli del ‘circuito cultura e spettacolo’ dovranno essere rimossi, previa diffida, a cura e spese dei proprietari entro (90) novanta giorni dalla pubblicazione del presente provvedimento, pena l’applicazione delle sanzioni previste negli articoli 31 e seguenti del vigente Regolamento di Pubblicità (deliberazione Consiglio Comunale n. 37/2009)”.             
L’A.I.P.E. arriva ad ogni modo ad ipotizzare di poter arrivare “all’approvazione dei piani con una superficie pubblicitaria molto inferiore a quella attualmente installata, con ciò, permettendo di espletare le gare per l’assegnazione delle superfici ancora disponibili, oltre che di speciali tipologie di impianti quali ad esempio quelli di proprietà del Comune (SPQR)” ed a sostenere che “anche altri progetti potrebbero essere portati avanti senza aumento delle superfici: ad esempio per ottenere le stazioni per il bike sharing  potrebbero essere utilizzate le superfici già autorizzate, senza necessità di aumentare il numero degli impianti. Inoltre i concessionari che si vedranno riconosciuto il rinnovo possono finanziare altri progetti di mobilità sostenibile o di videosorveglianza o di servizio sociale”.
Va rilevato al riguardo che lo stesso servizio di bike sharing così come gli stessi progetti (ed altri ancora) potrebbero essere finanziati dalla pubblicità consentita comunque dai Piani di Localizzazione, senza dover essere necessariamente legata esclusivamente agli impianti del riordino.
Nel capitolo dedicato a “L’esperienza di altri comuni” l’A.I.P.E. porta a conoscenza di come hanno operato altri Comuni d’Italia in tema di gare.
Nel successivo capitolo dedicato a “Riordino e PRIP” l’A.I.P.E. richiama il passo della delibera n. 116/2013 secondo cui “gli impianti di cui alla procedura di riordino …. costituiscono parte interante dei Piani di Localizzazione” per specificare come non sia vero che “qualora il Piano di localizzazione non li prevede gli impianti rimangono dove sono” perché “le superfici sarebbero quindi ricollocate comunque in aderenza ai Piani di Localizzazione, senza con ciò porre nel nulla la pianificazione decisa”.
Il penultimo capitolo è dedicato ai “Vantaggi rispetto al progetto di azzeramento lasciando invariato l’obiettivo del PRIP” dove l’A.I.P.E. elenca i vantaggi che potrebbe comportare invece “proseguire sulla strada tracciata dall’attuale regolamento pubblicità anziché virare nella direzione dell’azzeramento.”
Nel capitolo finale dedicato alle “Conclusioni” l’A.I.P.E. ribadisce da un lato che “il rinnovo dei titoli del riordino è un atto assolutamente dovuto”  e che dall’altro lato “al contrario, il progetto di azzeramento dei titoli e di rassegnazione degli stessi con gara non solo non garantisce gli introiti attuali al Comune ma , soprattutto, rischia concretamente di arenarsi nelle aule di Tribunale”.
Controdeduzione: <<La proposta presenta argomentazioni di carattere generale e non vi è alcuna specifica previsione di modifica dell’articolato normativo. Per quanto concerne il regime transitorio si richiama quanto già espresso in premesse>>, vale a dire che <<trattandosi di un piano generale di programmazione dell’utilizzo del territorio ai fini dell’esposizione pubblicitaria, prescinde dallo stato attuale dei luoghi>> per cui <<il passaggio al progettato modello di sviluppo è demandato ad un autonomo documento che dovrà tener conto delle norme transitorie previste dall’art. 34 del regolamento di Pubblicità>>.

2) Roberto Boggi
Avente ad oggetto “Eliminate i cartelloni su via della scafa ce ne saranno cento”.
Controdeduzione: <<Al riguardo si rappresenta che l’osservazione non è accoglibile in quanto formulata in modo non idoneo ad essere funzionalmente inserita nel testo del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari. Inoltre, risulta in contrasto con i criteri di redazione previsti dagli artt. 19 e 20 del Regolamento di Pubblicità>>.
 
2)      Giovanni De Lorenzo
Avente ad oggetto “Piano regolatore impianti pubblicitari”.
Messaggio trasmesso da un privato cittadino che “al fine di salvaguardare l’incolumità dei pedoni non vedenti e di non rendere più difficile la loro già faticosa deambulazione in autonomia” chiede ”con forza che cartelloni e insegne pubblicitarie siano posti uniformemente in tutta la città in unico allineamento a bordo marciapiede o, in alternativa, in stretta adiacenza ai muri o alle spalle degli edifici. In ogni caso (Art. 8.2.1, u.c., del D.M. 236/1989), il bordo inferiore della tabella deve trovarsi ad un’altezza da terra non inferiore a metri 2,10 ”.
Con il  Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici n. 236 del 14 giugno 1989 sono state dettate le “Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche”: l’articolo 8.2 è riferito agli “spazi esterni” mentre il subarticolo 8.2.1. è riferito ai “percorsi” e stabilisce per l’appunto che “fino ad un’altezza minima di 2,10 m dal calpestio, non devono esistere ostacoli di nessun genere, quali tabelle segnaletiche o elementi sporgenti dai fabbricati, che possono essere causa di infortunio ad una persona in movimento”.
Controdeduzione: <<Distanza e altezza degli impianti pubblicitari sono disciplinate dalle norme del Titolo II del Regolamento di esecuzione e di attuazione del Nuovo Codice della Strada (DPR 494/1992). Pertanto, la redazione del PRIP avviene nel rispetto della suddetta normativa>>.

4) flafer1974@libero.it
Avente ad oggetto: “PRIP”.
Messaggio trasmesso da un privato cittadino che segnala che “in nessuna città d’Europa … si trovano così diffusamente impianti pubblicitari ovunque … più cartelloni pubblicitari che segnali stradali … più cartelloni che alberi … si ritiene la pubblicità sui cartelloni efficace … ci sono più cartelloni che panchine .. si distruggono i marciapiedi per piazzarci i cartelloni” e vorrebbe “pertanto, che un giorno ci fosse la totale eliminazione qualunque tipo di cartellone soprattutto sui marciapiedi”.
Controdeduzione: <<Al riguardo si rappresenta che le osservazioni non sono accoglibili in quanto formulate in modo non idoneo ad essere funzionalmente inserita nel testo del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari. Inoltre, risulta in contrasto con i criteri di redazione previsti dagli artt. 19 e 20 del Regolamento di Pubblicità>>.
 
5) Massimo Moretti
Avente ad oggetto “impianti a rotazione e sanzioni amministrative”.
Propone da un lato “la possibilità di imporre alle aziende l’utilizzo di un numero minimo di impianti con la pubblicità a rotazione” “al fine di diminuire ulteriormente il numero dei cartelloni pubblicitari” e ritiene che sarebbe opportuno dall’altro lato “trovare forme di sanzioni amministrative certe e che siano d’esempio per tutti”.
Controdeduzione: <<La pubblicità su mezzi elettronici e meccanici a messaggio variabile è già prevista dall’art. 4 del Regolamento di Pubblicità e dalle norme inderogabili del Codice della Strada. È prevista la riserva di legge per quanto concerne le sanzioni amministrative>>.

6) Alessandro Pontecorvo
Avente ad oggetto “Risparmiamo gli edifici scolastici di valore storico”.
Lamenta l’installazione di 3 enormi cartelloni (di cui allega “immagini di qualche mese fa”) “sul muro perimetrale della scuola materna, elementare e media sita tra via Boezio e via Cassiodoro (Umberto I, Dante Alighieri) ospitate nell’edificio  più antico di Prati – risalente all’epoca di Pio IX –“.
Controdeduzione: <<Non può considerarsi una risposta, piuttosto di segnalazione che si è già provveduto a trattare nell’ambito della procedura di reclamo>>.

7) Maurizio Migliotti
Avente ad oggetto “Proposte di Piano regolatore degli impianti pubblicitari”.
Messaggio trasmesso da un privato cittadino, che propone – “qualora non fosse già previsto” –  l’installazione di impianti pubblicitari “sui marciapiedi di dimensioni inferiori a mt. 1,50 di larghezza, questo per permettere il libero transito sia ai normodotati che agli utenti con ridotte capacità motorie”.
Controdeduzione: <<Distanza e altezza degli impianti pubblicitari sono disciplinate dalle norme del Titolo II del Regolamento di esecuzione e di attuazione del Nuovo Codice della Strada (DPR 494/1992). Pertanto, la redazione del PRIP avviene nel rispetto della suddetta normativa>>.

8) Franco Ercolani
Avente ad oggetto “Osservazioni alla proposta di Nuovo Piano Regolatore degli Impianti Pubbllicitari”.
Messaggio trasmesso da un privato cittadino che ritiene che il nuovo PRIP “debba contenere i seguenti punti fondamentali:
  1. stabilire criteri e tempi certi per la rimozione      degli ‘impianti pubblicitari’ illegali o ‘sconvenienti’ (…. intendo un      impianto pubblicitario che, …., sia oggettivamente incompatibile con il      contesto circostante);
  2. creare un ‘format’ sui siti dei Municipi      utilizzabile da privati cittadini e associazione per segnalare abusi e      anomalie;
  3. istituire, presso i Municipi, un Comitato di      sorveglianza …”.
Controdeduzione: <<In merito alle osservazioni presentate, si rappresenta che il Regolamento Pubblicità agli artt. 31 e 32 prevede le sanzioni in caso di installazione di mezzi non autorizzati nonché la procedura di rimozione degli stessi. Per quanto concerne la previsione di un “format” per eventuali segnalazioni e reclami, si rappresenta che è già attiva la mail segnalazioniaffissioni@comune.roma.it>>.

9) – Silvana Ciocca
Avente ad oggetto “Campagna manifesti pubblicitari”.
Lamenta che i “manifesti pubblicitari: sono troppi, inutili la maggior parte e diseducativi (mi riferisco anche a quelli sui mezzi pubblici), soprattutto quelli politici e dei sindacati”.
Controdeduzione: <<Al riguardo si rappresenta che le osservazioni non sono accoglibili in quanto formulate in modo non idoneo ad essere funzionalmente inserita nel testo del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari. Inoltre, risulta in contrasto con i criteri di redazione previsti dagli artt. 19 e 20 del Regolamento di Pubblicità>>.
 
10) Daniele Amadio
Avente ad oggetto “Proposte PRIP”.
Messaggio trasmesso da un privato cittadino che propone “di incentivare le affissioni pubblicitarie sulle transenne parapedonali agli angoli delle strade a discapito di affissioni più invadenti. Con i soldi ricavati dalla pubblicità ristrutturare l’angolo del marciapiede su cui questa insiste creando le cosiddette ‘orecchie’, utili a contrastare il degrado derivato dalla sosta selvaggia e a migliorare la qualità della vita dei cittadini”.
Controdeduzione: <<Al riguardo si rappresenta che le osservazioni non sono accoglibili in quanto formulate in modo non idoneo ad essere funzionalmente inserita nel testo del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari. Inoltre, risulta in contrasto con i criteri di redazione previsti dagli artt. 19 e 20 del Regolamento di Pubblicità>>.
 
11) Nando Zampini
Avente ad oggetto “Distanza di sicurezza dei cartelli stradali per le persone cieche e ipovedenti ”.
Messaggio trasmesso da un privato cittadino che “al fine di salvaguardare l’incolumità dei pedoni non vedenti e di non rendere più difficile la loro già faticosa deambulazione in autonomia” chiede ”con forza che cartelloni e insegne pubblicitarie siano posti uniformemente in tutta la città in unico allineamento a bordo marciapiede o, in alternativa, in stretta adiacenza ai muri o alle spalle degli edifici. In ogni caso (Art. 8.2.1, u.c., del D.M. 236/1989), il bordo inferiore della tabella deve trovarsi ad un’altezza da terra non inferiore a metri 2,10 ”.
Con il  Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici n. 236 del 14 giugno 1989 sono state dettate le “Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche”: l’articolo 8.2 è riferito agli “spazi esterni” mentre il subarticolo 8.2.1. è riferito ai “percorsi” e stabilisce per l’appunto che “fino ad un’altezza minima di 2,10 m dal calpestio, non devono esistere ostacoli di nessun genere, quali tabelle segnaletiche o elementi sporgenti dai fabbricati, che possono essere causa di infortunio ad una persona in movimento”.
Controdeduzione: <<Distanza e altezza degli impianti pubblicitari sono disciplinate dalle norme del Titolo II del Regolamento di esecuzione e di attuazione del Nuovo Codice della Strada (DPR 494/1992). Pertanto, la redazione del PRIP avviene nel rispetto della suddetta normativa>>.

12) Chiara Zampini
Avente ad oggetto “Distanza di sicurezza dei cartelli stradali per le persone cieche e ipovedenti ”.
Messaggio trasmesso da un privato cittadino che “in ottemperanza di precise norme di legge e rigardo alla delibera del piano regolatore, al fine di salvaguardare l’incolumità dei pedoni non vedenti e di non rendere più difficile la loro già faticosa deambulazione in autonomia” chiede ”con forza che cartelloni e insegne pubblicitarie siano posti uniformemente in tutta la città in unico allineamento a bordo marciapiede o, in alternativa, in stretta adiacenza ai muri o alle spalle degli edifici. In ogni caso (Art. 8.2.1, u.c., del D.M. 236/1989), il bordo inferiore della tabella deve trovarsi ad un’altezza da terra non inferiore a metri 2,10 ”.
Con il  Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici n. 236 del 14 giugno 1989 sono state dettate le “Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche”: l’articolo 8.2 è riferito agli “spazi esterni” mentre il subarticolo 8.2.1. è riferito ai “percorsi” e stabilisce per l’appunto che “fino ad un’altezza minima di 2,10 m dal calpestio, non devono esistere ostacoli di nessun genere, quali tabelle segnaletiche o elementi sporgenti dai fabbricati, che possono essere causa di infortunio ad una persona in movimento”.
Controdeduzione: <<Distanza e altezza degli impianti pubblicitari sono disciplinate dalle norme del Titolo II del Regolamento di esecuzione e di attuazione del Nuovo Codice della Strada (DPR 494/1992). Pertanto, la redazione del PRIP avviene nel rispetto della suddetta normativa>>.

13) Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – Onlus
Avente per oggetto “Piano Regolatore Impianti Pubblicitari”.
Messaggio trasmesso da UICRoma che “in relazione al piano regolatore di che trattasi, …, al fine di salvaguardare l’incolumità dei pedoni non vedenti e di non rendere più difficile la loro già faticosa deambulazione in autonomia” chiede ”con forza che cartelloni e insegne pubblicitarie siano posti uniformemente in tutta la città in unico allineamento a bordo marciapiede o, in alternativa, in stretta adiacenza ai muri o alle spalle degli edifici. In ogni caso (Art. 8.2.1, u.c., del D.M. 236/1989), il bordo inferiore della tabella deve trovarsi ad un’altezza da terra non inferiore a metri 2,10 ”.
Con il  Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici n. 236 del 14 giugno 1989 sono state dettate le “Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche”: l’articolo 8.2 è riferito agli “spazi esterni” mentre il subarticolo 8.2.1. è riferito ai “percorsi” e stabilisce per l’appunto che “fino ad un’altezza minima di 2,10 m dal calpestio, non devono esistere ostacoli di nessun genere, quali tabelle segnaletiche o elementi sporgenti dai fabbricati, che possono essere causa di infortunio ad una persona in movimento”.
Controdeduzione: <<Distanza e altezza degli impianti pubblicitari sono disciplinate dalle norme del Titolo II del Regolamento di esecuzione e di attuazione del Nuovo Codice della Strada (DPR 494/1992). Pertanto, la redazione del PRIP avviene nel rispetto della suddetta normativa>>.

14) Luca Perfetti
Avente ad oggetto “Proposta nuovo regolamento impianti pubblicitari”.
Messaggio trasmesso da un privato cittadino che propone di “prevedere, oltre ad un riordino standardizzato della cartellonistica, per tutta la città e a prescindere dalla ditta pubblicitaria, un piano sanzionatorio che punisca sia le Ditte che i clienti”.
Controdeduzione: <<È prevista la riserva di legge per quanto concerne le sanzioni amministrative>>.

15) Clear Channel
Avente per oggetto “osservazioni sul Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari del Comune di Roma”.
Fa presente anzitutto “come il Gruppo Clear Channel da sempre rappresenti, di gran lunga, il più grande contribuente del Comune di Roma per quanto riguarda l’ambito delle entrate (imposte e canoni) collegate alla pubblicità esterna”: precisa in secondo luogo che “è aderente all’associazione di categoria AAPI, la quale ha prodotto un documento unitario in cui sono compiutamente illustrate una serie di osservazioni e suggerimenti e che ritroverete anche nel presente documento” e che “tuttavia abbiamo ritenuto necessaria la redazione di un documento autonomo per riprendere, enfatizzare ed approfondire alcuni temi ”.
Rileva che “il documento ora oggetto di analisi non è stato ufficialmente nuovamente adottato dai competenti organi di governo della città ed essendo terminata la ‘legislatura’ in cui lo è stato, dovrà essere oggetto di nuova approvazione” per cui “alla luce di tutto questo, all’atto della sua adozione dovrà essere prevista una nuova fase di analisi e condivisione tra Amministrazione e cointeressati  per cui ci riserviamo ulteriori osservazioni in un tavolo operativo che sarà aperto a seguito di ciò”.
La Clear Channel si rifà anche al passo del paragrafo 4.1 della Relazione illustrativa del PRIP secondo cui la redazione dei Piani di Localizzazione può essere affidata anche a soggetti privati ed  “a questo proposito il Comune ha già avviato una serie di esperienze sperimentali di piani promossi da alcune ditte pubblicitarie titolari di licenze che in forma associata hanno presentato proposte di riorganizzazione degli impianti su alcune strade finalizzate ad una ottimizzazione degli spazi disponibili”.
Evidenzia inoltre come da un lato “nel Piano manchi del tutto una disciplina transitoria” e dall’altro lato “è indispensabile che si avvii una severa lotta all’abusivismo”.
Sottolinea infine “la necessità di operare delle necessarie deroghe alla collocazione degli impianti in ordine alle norme stabilite dal regolamento di attuazione del codice della strada” e propone le seguenti deroghe al Codice della Strada:
Fermi restando i divieti stabiliti dal Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della Strada e successive modificazioni il Comune dispone le seguenti deroghe alle distanze:
  • distanza minima da intersezione semaforizzata: tipologia a) mt 15 prima dell’intersezione,  mt 10 dopo l’intersezione; tipologia b) nessuna distanza minima dall’intersezione; tipologia c)  nessuna distanza minima dall’intersezione;
  • distanze minime da intersezione non semaforizzata: tipologia a) mt 15 prima dell’intersezione e mt 10 dopo l’intersezione; tipologia b) nessuna distanza minima dall’intersezione; tipologia c)  nessuna distanza minima dall’intersezione;
  • distanza minima dai segnali di pericolo, prescrizione e indicazione: tipologia a) prima del cartello mt 12,5, dopo il cartello mt 10; tipologia b) nessuna distanza minima; tipologia c) nessuna distanza minima;
  • distanza minima da passaggi pedonali non su intersezione e non semaforizzati: tipologia a) prima del passaggio pedonale mt 12,5, e dopo mt 12,5; la stessa distanza per la tipologia b); per entrambe le tipologie non deve essere rispettata la predetta distanza ove gli impianti siano di altezza superiore a mt 2,20; tipologia c) nessuna distanza minima;
  • distanza minima da imbocchi di gallerie e sottopassi mt 50 anziché 100 per le tipologie a), b);
  • le tipologie sono le seguenti: a = impianti su suolo, b = impianti in appoggio o in aderenza a fabbricato o in sopraelevazione a recinzione, c = impianti di pubblica utilità.
Le distanze dai segnali di pericolo, prescrizione e indicazione, sopra indicate, debbono essere misurate in linea retta , ossia considerando l’allineamento del mezzo pubblicitario rispetto al segnale, in modo che lo stesso possa essere percepito dall’utente della strada a partire dalla distanza minima; pertanto, se l’impianto pubblicitario per il suo posizionamento non è allineato al segnale, tali distanze non debbono essere considerate in quanto il mezzo pubblicitario non occulta il segnale stesso e non ne impedisce l’avvistamento.
Gli impianti pubblicitari aventi messaggio variabile dovranno avere una variabilità non inferiore a 10 secondi. 
Gli impianti in posizione perpendicolare al senso di marcia dei veicoli dovranno essere installati ad almeno cinquanta metri dalla carreggiata: mt 1,50 per gli impianti posti in posizione parallela al senso di marcia dei veicoli; le predette distanze dovranno essere misurate dalla proiezione al suolo dell’impianto pubblicitario. Gli impianti posti in aderenza a fabbricati e recinzioni non dovranno rispettare nessuna distanza.
Gli impianti pubblicitari non debbono in alcun modo occultarsi reciprocamente.;
In ogni caso vengono stabilite le seguenti distanze tra i cartelli posti in posizione perpendicolare al senso di marcia dei veicoli in ragione delle loro dimensioni: impianti pubblicitari aventi dimensioni fino a 6 mq (per facciata), distanza minima dagli altri mezzi pubblicitari perpendicolari mt 20; impianti pubblicitari aventi una dimensione superiore a 6,  mq 30; ove non collocati sul medesimo asse, tali distanze possono essere ridotte, a condizione che gli impianti pubblicitari non si occultino reciprocamente; sono escluse dal computo di queste distanze le insegne di esercizio e le transenne parapedonali.
Controdeduzione: <<La proposta presenta argomentazioni di carattere generale e non vi è alcuna specifica previsione di modifica dell’articolato normativo. Per quanto concerne il regime transitorio si richiama quanto già espresso in premesse>>, vale a dire che <<trattandosi di un piano generale di programmazione dell’utilizzo del territorio ai fini dell’esposizione pubblicitaria, prescinde dallo stato attuale dei luoghi>> per cui <<il passaggio al progettato modello di sviluppo è demandato ad un autonomo documento che dovrà tener conto delle norme transitorie previste dall’art. 34 del regolamento di Pubblicità>>.
<<Per quanto concerne la previsione di deroghe delle distanze previste dal Codice della Strada si precisa che tale modifica attiene al Regolamento della Pubblicità e non al PRIP>>.

16) S.P.A.R. (Società Pubblicitarie Associate Romane)
Avente ad oggetto “Proposta A,  Proposta B,  Proposta C,  Proposta D”.
Sono state presentate 4 distinte proposte, tre delle quali hanno però identici i seguenti primi 4 punti ed il punto finale:
“- Confermare la delibera del C.C. n. 254/95 e successiva Delibera della G.C. 1689/97 nel PRIP per tutta l’impiantistica pubblicitaria inserita nel Piano di Riordino, con il mantenimento dei 300.000 metri quadri sul territorio o con una parziale riduzione dei metri quadri concordati con un Protocollo d’intesa stabilito con le aziende pubblicitarie che hanno titolo (concessioni) e che risultino nella Nuova Banca Dati del 2009 con provenienza dal Piano di Riordino;
-  Stabilire con i Piani di Localizzazione successivamente alla approvazione del PRIP, l’applicazione della dimensione complessiva relativa alla superficie espositiva che risulterà dalla loro esecuzione, nel rispetto del Nuovo Codice della Strada, seguendo l’ordine cronologico per le aziende inserite nel Piano di Riordino, relativamente agli anni di attribuzione delle Ordinanze o Titoli precedentemente concessi;
-  Conferma della Delibera n. 116del 05/04/013 con modificazioni e integrazioni d’approvare;
-  Si confermano per le affissioni dei 4×3 le limitazioni disposti dal C.C. con Del. N. 609 del 03/04/1981 (al di fuori della perimetrazione stabilita).”
Sulla suddetta identica base le prime 3 proposte si differenziano invece per quanto riguarda il penultimo punto relativo ai bandi di gara nel seguente modo:
-  “Bando di Gara per assegnazione di lotti esclusivamente e soltanto nel Centro Storico di Roma per impianti innovativi di pubblica utilità” (proposta A);
-  “Con l’approvazione del PRIP stabilire Bando di Gara a lotti per il numero risultante di tutti gli impianti di tipo “senza scheda” già inseriti nella Nuova Baca Dati del 2009 e non riconducibili al Piano di Riordino e per il numero risultante di tutti quegli impianti destinati esclusivamente alla promozione d’iniziative culturali e dello spettacolo come ’circuito cultura e spettacolo’ che risultano della Nuova Banca Dati“ (proposta B);
-  Con l’approvazione del PRIP stabilire Bando di Gara a lotti per il numero risultante di tutti gli impianti di tipo “senza scheda” già inseriti nella Nuova Baca Dati del 2009 e non riconducibili al Piano di Riordino e per il numero risultante di tutti quegli impianti approvati come schede ‘E’ e quelli destinati esclusivamente alla promozione d’iniziative culturali e dello spettacolo come ’circuito cultura e spettacolo’ che risultano della Nuova Banca Dati“ (proposta C).
Il suddetto penultimo punto della proposta C è confermato anche nella proposta D di cui è invece diverso il seguente diverso 1° punto:
Confermare la delibera del C.C. n. 254/95 e successiva Delibera della G.C. 1689/97 nel PRIP per tutta l’impiantistica pubblicitaria inserita nel Piano di Riordino, solo con il mantenimento delle schede ‘S.P.Q.R.’ sia per l’utilizzo delle affissioni che per la pubblicità permanente (con applicazione delle deroghe al C.d.S.), con il mantenimento delle schede ‘R’ esclusivamente solo per l’utilizzo della pubblicità permanente. Le schede ‘E’ ed ‘ES’ invece verranno esaminate e autorizzate in base all’ordine cronologico esclusivamente per la pubblicità permanente solo dopo la conclusione dei Piani di Localizzazione. Successivamente all’approvazione del PRIP. Con una parziale riduzione dei metri quadri concordati con le aziende pubblicitarie che hanno titolo (concessioni) e che risultino nella Nuova Banca Dati del 2009 con provenienza dal Piano di Riordino”.
Controdeduzione: <<Tutte e 4 le proposte presentano argomentazioni di carattere generale e non vi è alcuna specifica previsione di modifica dell’articolato normativo. Per quanto concerne il regime transitorio si richiama quanto già espresso in premesse>>, vale a dire che <<trattandosi di un piano generale di programmazione dell’utilizzo del territorio ai fini dell’esposizione pubblicitaria, prescinde dallo stato attuale dei luoghi>> per cui <<il passaggio al progettato modello di sviluppo è demandato ad un autonomo documento che dovrà tener conto delle norme transitorie previste dall’art. 34 del regolamento di Pubblicità>>.

17) A.A.P.I. (Associazione Aziende Pubblicitarie Italiane)
L’A.A.P.I. ritiene “in primo luogo opportuno osservare che da un punto di vista procedurale il documento ora oggetto di osservazioni non è stato ufficialmente adottato dai competenti organi di governo della città e quindi ci riserviamo ulteriori osservazioni nel momento in cui lo stesso dovesse essere riproposto in base alle procedure stabilite dal regolamento comunale per l’adozione di strumenti di pianificazione. Le nostre osservazioni non saranno pertanto svolte sotto forma di modifiche tramite emendamenti specifici, ma avranno necessariamente una impostazione più generale”.
Riguardo al Regolamento approvato dal Consiglio Comunale con delibera n. 100 del 2006 lamenta che “l’impostazione data da questi articoli risente quindi del tempo passato in particolare per le caratteristiche dei mezzi pubblicitari previsti, per le modalità di collocazione degli stessi e per le considerazioni svolte in merito alla loro collocazione”.
Dopo aver rilevato che “l’attuale situazione dell’impiantistica pubblicitaria è contraddistinta da una diffusione, incredibilmente disordinata” l’A.A.P.I. arriva a concludere che il PRIP “per risultare adeguato dovrebbe considerare il territorio come completamente libero da impianti pubblicitari … Infatti se si vuole realizzare una pianificazione sensata da un punto di vita sia economico che del decoro è necessario operare in questo modo, altrimenti si perpetua più o meno bene lo stato esistente”.
Per l’A.A.P.I. il tipo di attività che dovrebbe svolgere il PRIP “non è presente nel piano in oggetto per le ragioni intrinseche che abbiamo evidenziato: la vetustà del regolamento da cui deriva e la mancanza di un preciso indirizzo progettuale per il futuro.
 Rileva poi che “il piano compie una lodevole attività di ricognizione dei vincoli paesistici ed architettonici esistenti senza però definire con chiarezza gli elementi pubblicitari ammissibili e compatibili con questi vincoli in ragione della disciplina nazionale in materia”, ignorando più o meno deliberatamente che la disciplina nazionale o comunque sovraordinata al Comune e quindi allo stesso PRIP comprende anche le prescrizioni dettate a tutela dei vincoli dal Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) che con estrema chiarezza impongono i divieti tassativi di affissioni pubblicitarie, peraltro puntualmente richiamati nella relazione illustrativa della proposta di PRIP redatta da “Aequa Roma”.
Secondo l’A.A.P.I. “il piano inoltre non considera la necessità di operare delle necessarie deroghe alla collocazione degli impianti in ordine alle norme stabilite dal regolamento di attuazione del codice della strada” senza le quali a suo giudizio “l’esito di questo piano … sarà il totale azzeramento della possibilità di mantenere il settore della pubblicità esterna e genererà una consistente perdita di gettito per l’amministrazione comunale valutabile in oltre 20 milioni di euro” che non si capisce però per quale ragione il Comune non subisca di già come perdita.
L’A.A.P.I. propone “di conseguenza che vengano adottate le seguenti deroghe:
Fermi restando i divieti stabiliti dal Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della Strada e successive modificazioni il Comune dispone le seguenti deroghe alle distanze:
  • distanza minima da intersezione semaforizzata: tipologia a) mt 15 prima dell’intersezione,  mt 10 dopo l’intersezione; tipologia b) nessuna distanza minima dall’intersezione; tipologia c)  nessuna distanza minima dall’intersezione;
  • distanze minime da intersezione non semaforizzata: tipologia a) mt 15 prima dell’intersezione e mt 10 dopo l’intersezione; tipologia b) nessuna distanza minima dall’intersezione; tipologia c)  nessuna distanza minima dall’intersezione;
  • distanza minima dai segnali di pericolo, prescrizione e indicazione: tipologia a) prima del cartello mt 12,5, dopo il cartello mt 10; tipologia b) nessuna distanza minima; tipologia c) nessuna distanza minima;
  • distanza minima da passaggi pedonali non su intersezione e non semaforizzati: tipologia a) prima del passaggio pedonale mt 12,5, e dopo mt 12,5; la stessa distanza per la tipologia b); per entrambe le tipologie non deve essere rispettata la predetta distanza ove gli impianti siano di altezza superiore a mt 2,20; tipologia c) nessuna distanza minima;
  • distanza minima da imbocchi di gallerie e sottopassi mt 50 anziché 100 per le tipologie a), b);
  • le tipologie sono le seguenti: a = impianti su suolo, b = impianti in appoggio o in aderenza a fabbricato o in sopraelevazione a recinzione, c = impianti di pubblica utilità.
Le distanze dai segnali di pericolo, prescrizione e indicazione, sopra indicate, debbono essere misurate in linea retta , ossia considerando l’allineamento del mezzo pubblicitario rispetto al segnale, in modo che lo stesso possa essere percepito dall’utente della strada a partire dalla distanza minima; pertanto, se l’impianto pubblicitario per il suo posizionamento non è allineato al segnale, tali distanze non debbono essere considerate in quanto il mezzo pubblicitario non occulta il segnale stesso e non ne impedisce l’avvistamento.
Gli impianti pubblicitari aventi messaggio variabile dovranno avere una variabilità non inferiore a 10 secondi. 
Gli impianti in posizione perpendicolare al senso di marcia dei veicoli dovranno essere installati ad almeno cinquanta metri dalla carreggiata: mt 1,50 per gli impianti posti in posizione parallela al senso di marcia dei veicoli; le predette distanze dovranno essere misurate dalla proiezione al suolo dell’impianto pubblicitario. Gli impianti posti in aderenza a fabbricati e recinzioni non dovranno rispettare nessuna distanza.
Gli impianti pubblicitari non debbono in alcun modo occultarsi reciprocamente.;
In ogni caso vengono stabilite le seguenti distanze tra i cartelli posti in posizione perpendicolare al senso di marcia dei veicoli in ragione delle loro dimensioni: impianti pubblicitari aventi dimensioni fino a 6 mq (per facciata), distanza minima dagli altri mezzi pubblicitari perpendicolari mt 20; impianti pubblicitari aventi una dimensione superiore a 6,  mq 30; ove non collocati sul medesimo asse, tali distanze possono essere ridotte, a condizione che gli impianti pubblicitari non si occultino reciprocamente; sono escluse dal computo di queste distanze le insegne di esercizio e le transenne parapedonali.
L’A.A.P.I. precisa che “tali deroghe sono sostanzialmente le stesse che sono state adottate nel comune di Milano e che “regole analoghe sono state adottate dai comuni di Torino e di Napoli”.
Precisa inoltre che “questa nostra proposta venne già formulata nelle precedenti osservazioni al PRIP”: l’A.A.P.I. ignora che la stessa identica proposta è stata formulata anche nel “parere” dato al PRIP dall’allora Consiglio del XIII Municipio, riformulando il 5° comma dell’art. 4 del vigente Regolamento che riguarda le deroghe consentite al Codice della Strada e che verrebbero sostituite con lo stesso testo integrale proposto dal XIII Municipio.
L’A.A.P.I. ignora anche che la suddetta proposta è stata accolta dalla precedente Giunta Capitolina nelle Controdeduzioni ai pareri sul PRIP espressi dai Municipi, approvate il 22 giugno 2011.
In termini di “metodo”, prima ancora che di “metodo” è doveroso far presente che le deroghe sono disciplinate nel vigente Regolamento e non riguardano ad ogni modo il PRIP, ma caso mai i Piani di Localizzazione che dovranno applicare e pianificare le distanze minime prescritte dal Regolamento di attuazione del Codice della Strada che saranno in vigore in quel momento.
L’A.A.P.I. ritiene infine “opportuno prevedere la possibilità di revisione del PRIP dopo la prima adozione e ad esito dei primi piani di localizzazione, in modo da poter apportare gli opportuni correttivi”.
Controdeduzione: <<La proposta presenta argomentazioni di carattere generale e non vi è alcuna specifica previsione di modifica dell’articolato normativo. Per quanto concerne il regime transitorio si richiama quanto già espresso in premessa>>, vale a dire che <<trattandosi di un piano generale di programmazione dell’utilizzo del territorio ai fini dell’esposizione pubblicitaria, prescinde dallo stato attuale dei luoghi>> per cui <<il passaggio al progettato modello di sviluppo è demandato ad un autonomo documento che dovrà tener conto delle norme transitorie previste dall’art. 34 del regolamento di Pubblicità>>.
<<Per quanto concerne la previsione di deroghe delle distanze previste dal Codice della Strada si precisa che tale modifica attiene al Regolamento della Pubblicità e non al PRIP>>.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)