venerdì 28 marzo 2014

Il Consiglio del VII Municipio approva all’unanimità la proposta di risoluzione su cartellopoli per il ripristino del decoro predisposta da VAS e presentata dal Movimento 5 Stelle

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi: 
http://www.vasroma.it/il-consiglio-del-vii-municipio-approva-allunanimita-la-proposta-di-risoluzione-su-cartellopoli-per-il-ripristino-del-decoro-predisposta-da-vas-e-presentata-dal-movimento-5-stelle/

Immagine.logo ex Municipio IX  
Il 10 dicembre 2013 ho trasmesso il seguente messaggio di posta elettronica alla Presidente dell’attuale VII Municipio Susi fantino Susana Ana Maria Fantino (Susi Fantino).

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Susi Fantino

<< Presidente Susi Fantino,
in occasione del convegno organizzato dall’allora Presidente dell’XI Municipio Andrea Catarci, che si è svolto il 24 novembre del 2011, ho consegnato agli atti un documento che elencava le 6 possibili azioni di competenza dei Presidenti di ogni Municipio per combattere il dilagare dei cartelloni pubblicitari abusivi. 
Quel documento non è stato preso da Lei nella dovuta considerazione, anche perché il campo d’azione dei Presidenti dei Municipi, specie di centro-sinistra, era ostacolato a livello centrale dalla precedente Amministrazione al governo della città.

I tempi sono ora cambiati al punto che nel discorso inaugurale che il Sindaco Ignazio Marino ha tenuto di fronte alla Assemblea Capitolina ha fra l’altro rilasciato la seguente dichiarazione: “Per risolvere tanti annosi problemi di questa magnifica città serve anche l’impegno dei romani. Abbiamo bisogno di cittadini capaci di indignarsi, capaci di denunciare le cose che non vanno e i malfunzionamenti della pubblica amministrazione.

Ma abbiamo bisogno anche di cittadini che si sentano parte di una comunità, di cittadini disposti a impegnarsi in prima persona, di cittadini che riconoscano il valore del bene comune e lo considerino il tesoro più prezioso che si possa condividere con gli altri.

Come responsabile di una associazione ambientalista che è portatrice di interessi diffusi ho particolarmente apprezzato il riconoscimento da parte del Sindaco del contributo che può venire dal basso ad opera di cittadini riuniti in Comitati e di associazioni  che credono nella democrazia partecipata anche da Lei sempre ben considerata.

Mi sento pertanto legittimato a portare un personale contributo trasmettendole in allegato una specifica proposta di risoluzione da sottoporre alla approvazione del Consiglio del VII Municipio per  impegnarla ad una serie di azioni finalizzate al ripristino del decoro che spetta al VII Municipio.

Le faccio presente che una analoga proposta di risoluzione è stata approvata ieri mattina dalla Commissione Commercio del XV Municipio e che altre analoghe proposte di risoluzione sono in procinto di essere presentate nel II, VI e XIII Municipio, oltre che nell’VIII Municipio di Andrea Catarci a cui mi sono premurato di trasmettere una analoga proposta.

Nell’augurio di avere portato un contributo che si possa rivelare comunque utile a colpire la cartellopoli che imperversa anche nel suo Municipio porgo i miei più distinti saluti.
Dott. Arch. Rodolfo Bosi >>

Al suddetto messaggio di posta elettronica non ho avuto nessun riscontro.
Il 2 gennaio 2014 ho trasmesso la stessa Proposta di risoluzione del Consiglio del VII Muncipio al consigliere del Movimento 5 Stelle Andrea Coia che me l’aveva peraltro richiesta e che ha preso l’impegno di presentarla quanto prima assieme al consigliere  Monica Lozzi.

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 Andrea Coia

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Monica Lozzi

La proposta di risoluzione è stata poi trasformata in schema di mozione n. 5 che il 20 marzo 2014 il Presidente Ascenzo Villa ha posto in votazione per alzata di mano e che è stato  approvato all’unanimità con 18 voti favorevoli e l’astensione del consigliere Francesco Laddaga (Lista Civica Marino).

Hanno espresso voto favorevole il Presidente del Municipio Susi Fantino ed i Consiglieri: Aldo Benassi (SEL), Stella Caccamo (PD), Antonio Ciancio (PD), Emiliano Cofano (SEL), Andrea Coia (M5S), Francesco Gugliotta (PD), Cinzia Lancia (PD), Maria Lanotte (Cittadini per Roma Alemanno), Christian Lelli (PD), Federica Lenci (Lista Civica Marino), Umberto Matronola Forza Italia.PDL), Marco Poli (PD), Rocca Stelitano (PD), Ilaria Tredicine (PDL), Davide Tutino (Lista Civica Marino), Ascenzo Villa (PD), Valeria Vitrotti (PD).

Con il suddetto voto il VII Municipio si aggiunge al XIII Municipio che due giorni prima (18 marzo 2013),  aveva approvato una analoga risoluzione.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)

giovedì 27 marzo 2014

La ridicola pantomima della Commissione Commercio è rimandata a data da destinarsi. Marta Leonori dove sei?


Ieri mattina si è svolta l'ennesima seduta della Commissione Commercio, seduta a cui noi di Cartellopoli non abbiamo volutamente partecipato ed i motivi li abbiamo spiegati qui.
Era presente però il Dott. Arch. Rodolfo Bosi di VAS che ci ha raccontato che quello che è successo è stato qualcosa di incredibile. Non per noi però, che sapevamo benissimo che sarebbe andata a finire così.

Ci ha raccontato che un legale delle ditte pubblicitarie, ieri erano presenti quasi tutte in grande spolvero, ad inizio seduta ha letto il nostro articolo riguardante ciò che era successo venerdì scorso ed ha ravvisato che con il contenuto è stata diffamata la Commissione Commercio. Perché lo debba dire un rappresentante delle ditte e il motivo per cui lo faccia rimane per noi un mistero. Comunque un ottimo inizio. Se questi azzeccagarbugli non perdono occasione per mettere in cattiva luce (o per procurare noie legali) al nostro blog ci riempie d'orgoglio.

Cosa ben più grave è la bocciatura senza alcuna motivazione da parte di Corsetti della "zonizzazione" proposta dall'associazione "Verdi Ambiente e Società" e dall'associazione "Basta Cartelloni-Francesco Fiori". Ancora più grave ma non ci sorprende nemmeno un po' il rimando dei bandi ad un "approfondimento" politico. Questo significherà al 101% la bocciatura dell'entrata a regime con i bandi o peggio ancora con l'esclusone da questi degli impianti del riordino o con qualche altra "trovata" del tutto illecita tipo "ditte storiche" e "premi" vari. Si accettano scommesse. Ci si domanda come mai Orlando Corsetti stia dilapidando la sua carriera politica sull'altare dei cartellonari. Così facendo, infatti, il politico del PD mette una seria ipoteca sul suo futuro politico: se dovesse osare ricandidarsi alle prossime elezioni tutti i blog (ormai non influenti, ma influentissimi sulla scena cittadina) non perderanno occasione per raccontare agli elettori tutto quello che l'ex Presidente del I Municipio è stato capace di fare in questi mesi.

Ma la cosa più ridicola di tutte e di cui già Corsetti aveva anticipato qualcosa venerdì scorso è "la sperimentazione". Ebbene si, a quanto pare si farà. È stato concordato con le ditte presenti, o per meglio dire le "ditte storiche" (quelle che storicamente hanno massacrato la città), di fare un gruppo di lavoro e sono state scelte quattro strade: piazzale della Radio, viale Marconi, via del Corso e piazza Bologna. Una scelta che è difficile da commentare. Ma sperimentare di cosa? Viene dato compito a chi ha massacrato la città di trovare la soluzione? Ma andate a vedere dove il problema si è risolto! Scelta che è volta chiaramente ed unicamente a rimandare a chissà quando la vera risoluzione della cartellopoli romana. Un arzigogolo di cui anche un bambino capisce l'utilità: rimandare, rimandare, rimandare. Corsetti pensa che chi segue queste questioni (e i cittadini che lo hanno votato e che hanno votato il PD avendo una speranza di cambiamento rispetto agli anni di Alemanno) sia completamente scemo. Ma così non è: abbiamo capito perfettamente quale è la strategia!

Corsetti ha poi chiuso dicendo che posticipa l'approvazione da parte della Commissione del documento finale sul PRIP a dopo che il gruppo di lavoro avrà finito il suo "mandato di sperimentazione". In pratica non prima del 2036. Una mossa geniale, da autentica politica di serie C. Ritorna la domanda: perché quest'uomo sta distruggendo la sua credibilità politica e la sua stessa carriera sull'altare delle ditte cartellonare?

Non ci sorprende il comportamento di chi dall'inizio di questo percorso ha parlato subito di "ditte storiche" e dal suo delirio di onnipotenza, certo non credevamo di arrivare a questo punto, ci sorprende invece il silenzio di Marta Leonori. Marta Leonori dove sei? Se ci sei batti un colpo. Altrimenti penseremo che anche la Giunta è d'accordo con quello che si sta facendo in Commissione, e sarebbe gravissimo. Perché significherebbe un peggioramento, addirittura un peggioramento, rispetto all'epoca Alemanno. Una totale truffa agli elettori.

martedì 25 marzo 2014

La Commissione Commercio approva le misure di salvaguardia del PRIP proposte dalle associazioni VAS e Basta Cartelloni-Francesco Fiori

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi: 
http://www.vasroma.it/la-commissione-commercio-approva-le-misure-di-salvaguardia-del-prip-proposte-dalle-associazioni-vas-e-basta-cartelloni-francesco-fiori/

Immagine.logo Comune Roma 
La seduta della Commissione Commercio che si è tenuta il 21 marzo 2014 è stata dedicata al prosieguo della valutazione delle Norme Tecniche di Attuazione proposte dalle associazioni VAS e Basta Cartelloni – Francesco Fiori, che nella precedente seduta si erano fermate all’articolo 38, lasciando da approfondire l’art. 13 sulla individuazione delle zone e delle sottozone.

Quella che segue è pertanto una verbalizzazione la più fedele possibile dell’esatto svolgimento di quest’altra importante seduta della Commissione Commercio, che si è sviluppata stavolta in un clima di sereno e costruttivo confronto fra tutti i presenti, senza più velenosi picchi polemici, specialmente nei miei confronti, fors’anche per la assenza proprio di chi nelle precedenti sedute è voluto intervenire solo per provocare.
Oltre al Presidente Orlando Corsetti (PD) erano presenti la consigliera Immacolata Battaglia (SEL), che è poi andata via prima della fine della seduta, ed i consiglieri Franco Marino (Lista Civica Marino Sindaco), anche lui andato via prima ancora di Immacolata Battaglia,  e Gianni Alemanno (Alleanza Nazionale Popolare) che è arrivato a seduta iniziata da un po’, sostituito in questo frattempo dal suo consulente l’arch. Alberto Pietroforte: a causa della concomitanza di impegni in altre Commissioni il cons. Enrico Stefàno (M5S) ha mandato una sua collaboratrice ad assistere alla seduta.

Hanno partecipato alla seduta anche il Dott. Francesco Paciello, che è arrivato un po’ in ritardo, ed il cons. Dario Nanni (PD).

Sono venuti ad assistere alla seduta anche l’avv. Ettore Corsale, Direttore dell’ A.I.P.E. (Associazione Imprese Pubblicità Esterna), che ha poi partecipato attivamente alla discussione,  assieme al sig. Rodolfo Moretti della “Moretti Pubblicità“ e ad una collaboratrice romana della Clear Channel Affitalia).

Immagine.logo AIPE                       

Erano presenti anche il sig. Giuseppe Monterosso collaboratore della consigliera Maria Gemma Azuni (SEL) ed il sig. Gaspare Bacchini della Segreteria Politica dell’On. Orlando Corsetti.
Per l’associazione Basta Cartelloni – Francesco Fiori era presente Filippo Guardascione.

Il Presidente Corsetti ha dato inizio ai lavori della Commissione Commercio precisando che si ripartiva dal comma 1 dell’art. 38 delle Norme Tecniche di Attuazione del PRIP proposte dalle associazioni VAS e Basta Cartelloni-Francesco Fiori che riguarda il “Rapporto con lo stato dell’impiantistica esistente” e che ha il seguente testo:

<<1 – Tutti gli impianti pubblicitari installati abusivamente in proprietà sia pubblica che privata ed autodenunciati, per i quali sia stata pagata una “indennità”, nonché tutti gli impianti facenti parte della procedura del “riordino”, per i quali sia decaduta di diritto l’autorizzazione per le cause di cui commi 3 e 3 bis dell’art. 7 del vigente Regolamento, risultano individuati all’apposito elenco allegato al presente Piano: entro e non oltre trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente Piano la Direzione Regolazione e Gestione Affissioni e Pubblicità deve trasmettere ad ognuna  delle ditte l’elenco degli impianti abusivi di cui sono titolari e che debbono  essere rimossi a loro cura e spese entro il termine di dieci giorni dalla notificazione, trascorso inutilmente il quale per ognuno di essi verrà applicata la sanzione amministrativa di cui al 1° comma dell’art. 31 del vigente Regolamento e disposta con Determinazione Dirigenziale la rimozione forzata d’ufficio con la somma ricavata dalle sanzioni, ferme restando tutte le spese occorse a carico del trasgressore, ai sensi del successivo 5° comma del medesimo art. 31.>>

Rodolfo Moretti ha chiesto chiarimenti sul dispositivo dei commi 3 e 3 bis dell’art. 7 del vigente Regolamento che il Presidente Corsetti ha letto interamente, premettendo anche che si tratta di un testo che in termini di metodo potrebbe essere “politicamente” anche cambiato.

Per opportuna conoscenza di tutti si riporta il testo di entrambi i commi.

<<3. Costituiscono causa di decadenza di diritto dall’autorizzazione: l’accertamento delle violazioni degli obblighi stabiliti nell’autorizzazione; la cessione non autorizzata del contratto d’azienda a norma dell’art. 11; la perdita dei requisiti previsti per la partecipazione alle procedure con gara pubblica, ovvero l’accertamento del loro mancato possesso ai fini del rilascio dell’autorizzazione; la mancata costituzione o reintegrazione della cauzione, a norma dell’art. 12 comma 1: il mancato pagamento del canone per un importo pari a due rate, anche non consecutive e non riferite alla stessa annualità; l’accertata difformità dell’impianto o del mezzo dalle norme tecniche ovvero dalle specifiche di cui agli artt. 4, comma 3, e 12, comma 3; la mancata installazione del mezzo pubblicitario entro 60 giorni dalla comunicazione dell’avvenuto rilascio del titolo, salvo giustificato motivo, la morte o sopravvenuta incapacità della persona fisica oppure l’estinzione della persona giuridica e la sentenza dichiarativa di fallimento e la liquidazione coatta amministrativa salvo i casi previsti dall’art. 1; la mancata esibizione di un titolo comprovante il legittimo possesso dell’area; il possesso non lecito accertato con sentenza esecutiva. In caso di possesso non lecito accertato con sentenza esecutiva, l’autorizzazione decade di diritto, senza possibilità alcuna di trasformazione o spostamento.
3bis. Sono causa di decadenza dell’autorizzazione dell’insegna di esercizio:
a) il mancato pagamento del canone dovuto;
b) il mancato rispetto delle prescrizioni contenute nell’atto autorizzativo come
accertata difformità dell’impianto;
c) la mancata installazione del mezzo senza giustificato motivo entro 60 gg. dalla
comunicazione dell’avvenuto rilascio del titolo.>>

Dopo che è stato compreso appieno il contenuto dei 2 suddetti commi ed il dovuto richiamo ad essi, il comma 1 dell’art. 38 è stato accolto così come proposto.

Si è passati poi all’esame del successivo comma 4 cha ha il seguente testo:
<<4. Gli impianti già installati che fanno parte della “procedura di riordino” e che sono assistiti da titolo autorizzativo rinnovato, così come gli impianti già installati perché successivamente autorizzati in forza del Regolamento approvato dal Consiglio Comunale con delibera n. 37/2009, le cui collocazioni sul territorio risultino compatibili con la zonizzazione ed i tipi stradali del presente Piano, così come individuati negli elenchi allegati al presente Piano, possono rimanere installati fino alla approvazione dei rispettivi Piani di Localizzazione ed all’esito dei conseguenti bandi di gara.>>

L’Avv. Ettore Corsale è intervenuto per porre l’accento sull’espressione “titolo autorizzativo rinnovato” che ho dovuto spiegare facendo presente che il rinnovo delle “autorizzazioni” degli impianti del “riordino scade il 31 dicembre di quest’anno: l’Avv. Corsale mi ha replicato per affermare che il rinnovo del riordino non è mai avvenuto in forza del comma 5 bis dell’art. 34 del vigente Regolamento in combinazione con il successivi commi 9 e 10 dello stesso articolo.

 Immagine.Ettore Corsale
Ettore Corsale

Per opportuna conoscenza di tutti i presenti il Presidente Corsetti ha letto il testo di tutti e tre i commi che è il seguente:
<< 5bis. L’esame delle domande di riordino ancora in fase istruttoria è sospeso e sarà effettuato sulla base dei criteri introdotti dai Piani di cui al precedente articolo 19.
9. Le concessioni e le autorizzazioni rinnovate, rispettivamente per cinque e per tre anni, all’esito del procedimento di riordino di cui alle deliberazioni del Consiglio Comunale n. 289/1994 e n. 254/1995, in conformità all’art. 14 della deliberazione della Giunta Comunale n. 1689/1997, possono essere rinnovate per ulteriori periodi, ciascuno non superiore, rispettivamente, a cinque e tre anni.
10. L’Amministrazione Comunale potrà disporre il suddetto rinnovo in conformità al presente regolamento e al Piano regolatore degli impianti e dei mezzi pubblicitari ed ai Piani di localizzazione dei medesimi, di cui all’art. 19, sempre a condizione che l’intestatario del titolo originario risulti in possesso dei requisiti prescritti, non abbia installato od usato impianti o mezzi pubblicitari abusivi e dimostri di essere in regola con i pagamenti dell’imposta di pubblicità o dei canoni di concessione. L’Amministrazione Comunale disporrà il predetto rinnovo qualora, fatto salvo quanto previsto dal comma 9 e l’assenza a carico del richiedente di pendenze in materia di tributi e canoni con l’Amministrazione medesima, il soggetto che ne fa istanza, almeno 180 giorni prima della scadenza, si obblighi ad ottemperare agli adeguamenti degli impianti, delle localizzazioni a quanto previsto dai piani di cui all’art. 19 del presente regolamento, nonché alle prescrizioni impartite dall’Amministrazione in materia di servizi di recupero, arredo o riarredo, miglioramento del decoro dei siti in cui insistono i mezzi autorizzati.>>.

A quel punto ho dovuto chiarire quello che ho già definito “pasticciaccio brutto” del procedimento del “riordino”, partendo dalla Deliberazione del Consiglio Comunale n. 426 del 2 luglio 2004 con cui è stato stabilito che <<per tutte le concessioni il primo quinquennio, rinnovabile, avrà termine il 31 dicembre 2009>>.

Ho quindi messo in evidenza che alla data del 1 gennaio 2010 il Dott. Francesco Paciello (a quel momento ancora assente) in ottemperanza al 9° comma dell’art. 34 sopra riportato ha dovuto – suo malgrado – rinnovare soltanto le concessioni che erano arrivate “all’esito del procedimento di riordino”, vale a dire che erano state istruite, e che hanno riguardato <<3.189 impianti privati su suolo pubblico, 60 su suolo privato e 453 impianti di proprietà di Roma Capitale (SPQR), con scadenza 31 dicembre 2014>>: ho precisato che i dati da me forniti non erano di certo inventati, in quanto pubblicati nella “Indagine sul settore affissioni e pubblicità a Roma” reso pubblico alla fine di gennaio del 2011 dalla Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma a cui lo stesso dott. Paciello ha fornito questi dati.

Ho quindi messo in risalto che le concessioni/autorizzazioni rinnovate rappresentano circa il 10%  della totalità degli impianti del “riordino” e che per tutto un certo periodo ho considerato scaduti i titoli autorizzativi del rimanente 90% degli impianti del riordino per ignoranza della materia, dal momento che ai sensi del 1° comma dell’art. 64 del D.Lgs. n. 446 del 15 dicembre 1997 <<le autorizzazioni alla installazione di mezzi pubblicitari e le concessioni di spazi ed aree pubbliche, rilasciate anteriormente alla data dalla quale hanno effetto i regolamenti previsti negli articoli 62 e 63, sono rinnovate a richiesta del relativo titolare o con il pagamento del canone ivi previsto, salva la loro revoca per il contrasto con le norme regolamentari>>.

Ho quindi fatto presente, in particolare al cons. Gianni Alemanno, arrivato nel frattempo, che anche la Deliberazione della Giunta Capitolina n. 116 del 5 aprile 2013 aveva confermato questa mia successiva convinzione, dal momento che al 5° capoverso del dispositivo stabiliva <<di confermare che l’efficacia nel tempo della posizione amministrativa degli impianti di cui al precedente capoverso è regolata dal combinato disposto dell’art. 34 comma 9 del Regolamento di Pubblicità, come modificato dalla deliberazione Commissario Straordinario con i poteri della Giunta Comunale n. 38/2008, e dell’art. 64 del D.Lgs. n. 446/1997, a condizione che sia ottemperato alle prescrizioni impartite dall’Amministrazione nei modi e nelle forme di cui al comma 10 predetto art. 34>>.

Ho messo quindi nella massima evidenza che la Deliberazione della Giunta Capitolina n. 425 del 13 dicembre 2013 ha stabilito nelle premesse che il suddetto 5° capoverso <<deve considerarsi un mero errore materiale, in quanto risulta irrilevante ai fini della definizione della durata nel tempo delle posizioni amministrative riferite agli impianti di cui alla procedura di riordino>> e che <<infatti, l’Amministrazione ha già affrontato in modo specifico il tema della durata degli impianti di cui alla procedura di riordino, sia con la previsione di cui all’art. 34 comma 9 sia con le modalità dell’eventuale rinnovo delle autorizzazioni di cui al comma 10 del medesimo articolo, rispetto alla quale nulla può innovare la deliberazione di Giunta Capitolina n. 116/2013 avente, tra l’altro, diversa forza giuridica>> per cui nel dispositivo ha deciso <<di sostituire il quinto capoverso della deliberazione di Giunta Capitolina n. 116 del 5 aprile 2013 con il seguente “di confermare che l’efficacia nel tempo della posizione amministrativa degli impianti di cui al precedente capoverso è regolata dal disposto dell’art. 34, comma 9 del Regolamento di Pubblicità, come modificato dalla deliberazione del Commissario Straordinario adottata con i poteri della Giunta Comunale n. 38/2008, a condizione che sia ottemperato alle prescrizioni impartite dall’Amministrazione nei modi e nelle forme di cui al comma 10 del predetto art. 34”>>.

Ho quindi affermato che in forza della deliberazione n. 425/2013 debbono considerarsi scaduti tutti i titoli autorizzativi del 90% degli impianti del “riordino”, in assenza dei quali ai sensi dell’art. 1 del vigente Regolamento <<le iniziative pubblicitarie … sono da considerarsi abusive a tutti gli effetti>>.

Ho tenuto a precisare che per quanto mi riguardava consideravo “opportuno” – per non inasprire su questo specifico aspetto il dibattito sia “politico” che “economico-amministrativo” – considerare comunque che alla fine di quest’anno scadono le “autorizzazioni” di tutti gli impianti del “riordino”.

Ma ho anche messo in grande evidenza che tanto la delibera n. 116/2013 quanto la delibera 425/2013 considerano “chiusa” la procedura del “riordino” assicurando la permanenza sul territorio di tutti i relativi impianti fino alla adozione del PRIP, a condizione però che non risultino in violazione delle prescrizioni dettate dal Codice della Strada e dal suo Regolamento di attuazione e dei divieti imposti dal vigente Regolamento ed a tutela delle aree vincolate: ho messo in risalto l’estrema evidente contraddizione di una simile disposizione, perché è lapalissiano che per verificare le suddette condizioni occorre pur sempre fare una istruttoria delle domande di partecipazione al “riordino” a conclusione soltanto della quale si può parlare a ragione di una “chiusura” del riordino”.    

È arrivato proprio in quel momento il dott. Francesco Paciello che ha confermato l’avvenuto rinnovo solo per il 10% degli impianti del “riordino”, proprio perché le istanze relative al rimanente 90% degli impianti ancora in itinere sono state sospese dal comma 5 bis dell’art. 34 del vigente Regolamento: con una estrema soddisfazione interiore da parte mia mi sono venute in mente in quel preciso momento tutte le volte che sono stato contestato su questi punti fermi e sulla scadenza del 31 dicembre 2014 da parte di certe ditte pubblicitarie ed in particolare dal sig. Ranieri Randaccio della ditta S.C.I. che nell’intervallo di una precedente seduta della Commissione Commercio ma ha voluto deliberatamente offendere affermando che stavo a fare un “comizio”.

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Francesco Paciello

Il Dott. Paciello ha fatto presente a quel punto che per superare “giuridicamente” il problema che si è venuto a determinare bisognerebbe modificare sia il comma 5 bis che i commi 9 e 10 dell’art. 34 del vigente Regolamento.

Il quel momento il cons. Franco Marino è andato via, mentre la consigliera Immacolata Battaglia proponeva provocatoriamente che il Comune mi doveva assumere come Capo Dipartimento per la mia profonda conoscenza della materia: per reazione scherzosa il dott. Paciello si è alzato facendo finta di andar via, chiedendosi altrettanto provocatoriamente tra le risa generali che ci stava allora a fare lui !

Dal momento che il comma 5 bis demanda di fatto al PRIP la fine della sospensione delle domande di riordino, sono allora intervenuto per avanzare una proposta di integrazione del comma 4 dell’art. 38 delle Norme Tecniche di Attuazione proposte da VAS e Basta Cartelloni-Francesco Fiori, che il Presidente Corsetti mi ha dato il tempo di stendere come comma 4 bis e che è stata la seguente:
<<Per gli impianti pubblicitari del “riordino” senza titolo rinnovato, perché ne è stata sospesa l’istruttoria ai sensi del comma 5 bis dell’art. 34 del vigente Regolamento fino all’entrata in vigore del presente piano, in sede di completamento istruttorio si deve tener conto, ai fini del rinnovo del titolo, della compatibilità con il presente piano di cui al precedente comma>>.

Con mia somma sorpresa la proposta non è stata accolta dall’Avv. Corsale, che ha sollevato argomentazioni comunque non utili a trovare una soluzione al problema.

Ho allora proposto in alternativa al comma 4 bis di integrare direttamente il testo del comma 4 aggiungendo dopo l’espressione “titolo autorizzativo rinnovato ” la seguente: <<o riconosciuto come tale>>.

Il dott. Francesco Paciello ha fatto presente che una tale dicitura non sarebbe giuridicamente inattaccabile in quanto si presterebbe ad “interpretazioni” del tutto discrezionali e comunque non  oggettive.
A questo punto il Presidente Corsetti ha rinunciato a dibattere ulteriormente la questione, che ha rimandato ad un successivo approfondimento, considerando comunque approvato con quest’unica riserva l’intero articolo 38 della Norme Tecniche di Attuazione proposte dalle associazioni VAS e Basta Cartelloni-Francesco Fiori. 

Ma la discussione successiva, anziché proseguire sulla valutazione dei rimanenti articoli 39, 40 e 41 delle Norme Tecniche di Attuazione proposte, è stata indirizzata dal Presidente Corsetti su una serie di questioni da lui proposte.

È stato dibattuto in un primo momento sul presunto obbligo di approvazione contestualmente sia il PRIP che i Piani di Localizzazione perché secondo qualcuno sarebbe prevista dal vigente Regolamento.

Faccio presente al riguardo che gli articoli 19 e 20 del vigente Regolamento, dedicati rispettivamente a “Piano regolatore e Piani di localizzazione degli impianti e dei mezzi pubblicitari” ed ai “Criteri per la redazione del Piano Regolatore degli impianti e dei mezzi pubblicitari”, in nessun comma prevedono che il PRIP debba essere approvato contestualmente ai Piani di Localizzazione e che questa “interpretazione” della normativa deriva piuttosto dal fatto che al successivo art. 34 del Regolamento vigente dedicato alle “Norme transitorie” si cita più volte <<l’entrata in vigore dei Piani di cui all’art. 19 >> che non significa nella maniera più assoluta che il PRIP debba essere approvato contestualmente ai Piani di Localizzazione.
Sono intervenuto al riguardo facendo presente che non è comunque possibile l’approvazione contestuale, anche se fosse espressamente prevista, dal momento che è sulla base del PRIP che debbono essere solo dopo redatti i Piani di Localizzazione.

Anche il cons. Gianni Alemanno ha convenuto sulla opportunità di posticipare al PRIP i Piani di Localizzazione e di modificare il vigente Regolamento nel caso che veramente disponga la loro contestuale approvazione.

A questo punto il Presidente Corsetti è voluto tornare sull’art. 19 delle Norme Tecniche di Attuazione proposte, relativo alla “Individuazione degli ambiti territoriali”, di cui è stato approvato il testo nel corso della precedente seduta della Commissione Commercio che dispone che <<Ai fini della distribuzione e dell’installazione degli impianti pubblicitari disciplinati dal presente piano, il territorio capitolino é articolato in 15 ambiti territoriali corrispondenti ciascuno al nuovo Municipio che ha lo stesso numero>> , per precisare anzitutto che ai 15 ambiti  fanno seguito 15 Piani di Localizzazione ma non certo 15 bandi di gara, dal momento che dovranno essere scelti da un accorpamento dei Piani di Localizzazione nel numero di bando volto.

È arrivato a questo punto il cons. Dario Nanni (PD).

 Immagine.Dario Nanni
Dario Nanni

Gli ho fatto presente che secondo il comma 1 bis dell’art. 7 del vigente Regolamento <<Il territorio comunale viene suddiviso in quattro lotti territoriali>> , per cui se si vorrà decidere “politicamente“ un numero maggiore di bandi di gara bisognerà modificare questo comma: ho messo inoltre in rilievo che l’art. 7 del precedente Regolamento approvato con Deliberazione del Consiglio Comunale n. 100 del 12 aprile 2006 disciplinava le forme e le modalità con cui fare i bandi, che sono state invece cancellate con la Deliberazione del Consiglio Comunale n. 37 del 30 marzo 2009.

Il Presidente Corsetti ha proposto di aggiungere un art. 19 bis o un comma 1 bis o un comma 2 all’art. 19 per chiarire come – una volta approvati i Piani di Localizzazione – verranno organizzati i bandi, per mettere a reddito il parco impianti con dei bandi di gara “appetibili” ed ha iniziato ad indicare il numero ed i tipi di bandi.

Non ha fatto però in tempo a finire di descrivere il 1° dei bandi che era intenzionato a proporre , perché è stato interrotto dalla consigliera Immacolata Battaglia che lo ha contestato per l’impossibilità di fare a monte una seria ed oggettiva valutazione economica senza avere ancora la qualificazione e la localizzazione degli impianti.

 Immagine.Immacolata Battaglaia
Immacolata Battaglia
Sono intervenuto per rafforzare la critica della consigliera Battaglia, portando a paragone il bando del servizio di Bike Sharing voluto dall’allora Assessore all’Ambiente Marco Visconti che è fallito anche e soprattutto perché offriva a chi avesse vinto la gara un corrispettivo di 1.500 mq. di superficie pubblicitaria senza far sapere però la esatta posizione degli impianti sul territorio, non consentendo così alle ditte di fare una analisi comparata dei costi-benefici per capire quanto convenisse partecipare a quel bando.
È arrivato a questo punto Filippo Guardascione di Basta Cartelloni-Francesco Fiori.

La consigliera Battaglia ha tenuto a precisare che la valutazione economica va fatta a mosaico e non a spicchi.

L’Avv. Ettore Corsale è intervenuto per far sapere di condividere l’approccio ed ha sottolineato che nella valutazione economica bisognerebbe tener conto anche dell’<> da lui inteso come <>.

È voluto intervenire al riguardo anche il dott. Francesco Paciello per essere d’aiuto per quanto di sua stretta competenza, facendo presente che – se si vuole superare la dimensione territoriale -  occorre allora cambiare il comma 1 bis dell’art. 7 del vigente Regolamento, proprio perché impostato sul concetto della territorialità.

Sono intervenuto a mia volta per evidenziare per la 1° volta pubblicamente che l’interesse delle associazioni VAS e Basta Cartelloni-Francesco Fiori è quello di ripristinare la legalità ed il decoro che spetta alla città di Roma e che questo obiettivo sarà almeno per me raggiunto quando si arriverà ad approvare dei buoni Piani di Localizzazione che avranno stabilito le esatte posizioni sul territorio in cui dovranno essere installati in eterno i futuri impianti pubblicitari: ho quindi messo in risalto che conseguentemente queste due associazioni non hanno “titolo” più di tanto a metter bocca anche sui bandi di gara per l’assegnazione della gestione degli impianti, precisando che su questo aspetto  ho avuto anche degli screzi con alcuni dei membri di Basta Cartelloni-Francesco Fiori.

Ho tenuto a specificare che da parte nostra ci sarà però sempre il controllo sulla piena legittimità delle forme e dei modi con cui la parte “politica” deciderà di indire i bandi di gara,.
Per un opportuno confronto ho fatto presente quanto hanno deciso di fare le maggiori capitali d’Europa con il rispettivo parco di impianti, decidendo contestualmente i seguenti tre precisi “indirizzi politici”:
1 – assegnare una quota percentuale al servizio di Bike Sharing finanziato dalla pubblicità, che per Roma impegnerebbe grosso modo il 10-15% dell’intero parco di impianti per un servizio congruo di 300-400 stazioni in cambio dell’utilizzo di 6.500-7.000 mq. circa di superficie pubblicitraia;
2 – assegnare un’altra quota percentuale per dotare la città di elementi di arredo urbano utili a migliorare la vita dei cittadini, che per Roma consentirebbero di superare il divieto tassativo di installare sul suolo pubblico del centro storico di  Roma impianti pubblicitari di proprietà privata, sull’esempio del centro storico di Parigi; 
3 – ricavare il maggior incasso dal rimanente parco di impianti con bandi di gara impostati sulla maggiore offerta di Canone Iniziative Pubblicitarie (CIP).
A questo punto il Presidente Corsetti, anziché proseguire con la valutazione del successivo art. 39 delle Norme Tecniche di Attuazione proposte, ha proposto di far sparire da Roma gli impianti di mt. 4 x 3.
Avendo avanzato la stessa proposta il sig. Ranieri Randaccio a nome e per conto della S.C.I. in una nota trasmessa proprio al Presidente Corsetti e registrata al protocollo della sua Segretaria n. RQ 5103 del 14 marzo 2014, chiedendo però in cambio di trasformarli tutti in impianti di mt. 3x 2, sono intervenuto per far presente che la proposta non era assolutamente accettabile alle condizioni poste dalla S.C.I. perché avrebbe significato in termini di grave impatto ambientale sul territorio il raddoppio del numero degli impianti se tutti monofacciali.

All’Avv. Ettore Corsale che si è risentito pensando che mi riferissi anche a tutte le altre ditte pubblicitarie, ho dovuto fargli presente che non aveva capito che mi ero riferito esclusivamente alla sola proposta presentata da Ranieri Randaccio: ho colto l’occasione per far presente che nelle Norme Tecniche di Attuazione così come a da noi proposte sono previsti anche gli impianti a messaggio variabile.    

A questo punto il Presidente Corsetti ha proposto come ulteriore novità la riduzione a 100.000 mq. della superficie espositiva complessiva prevista dal PRIP, giustificando la proposta con il fatto che <<fare pubblicità a Roma è un privilegio che va pagato>>.

A questo punto la consigliera Immacolata Battaglia è andata via.

Ho obiettato al Presidente Corsetti che non ero d’accordo con questo “metodo” di procedere, ribadendo che mi ero già pronunciato contro i 138.000 mq. a cui l’aggiornamento del PRIP fatto da “Aequa Roma” ha abbassato ora dai 162.5000 mq. iniziale la superficie espositiva complessiva, perché un dato del genere potrebbe essere strumentalmente “interpretato” come il dimensionamento definitivo su Roma, che dovrà invece abbassarsi ulteriormente con i Piani di Localizzazione in quanto dovranno rispettare le distanze minime prescritte dal Codice della Strada e dal suo Regolamento di Attuazione.

Immagine.logo Aerqua Roma 

Ho quindi messo in evidenza che, a fronte del dato fornito da “Aequa Roma” che bene o male dovrebbe avere una certa base di scientificità, proporre un abbassamento ulteriore di stampo solo “politico” assumerebbe il significato implicito di una specie di mercanteggiamento alla “Porta Portese” che non  mi sento di condividere anche se va chiaramente a nostro vantaggio.
Rodolfo Moretti è intervenuto per far presente che quantomeno bisognerebbe sottoporre a “sperimentazione” una simile eventualità.

Gli ha fatto seguito il cons. Gianni Alemanno per far presente l’opportunità di una certa cautela al riguardo: ha precisato che la cattiva immagine della città è causata anche e soprattutto dall’abusivismo, per cui è discutibile scendere a 100.000 mq. senza una vera analisi di mercato: con riguardo al decoro ha quindi proposto di fare una implementazione del design.

 Immagine.Gianni Alemanno
Gianni Alemanno

Il dibattito si è quindi dilungato sui nuovi possibili progetti degli impianti che anche secondo l’avv. Ettore Corsale debbono essere comunque approvati dall’Amministrazione Capitolina.
A questo punto è andato via il cons. Dario Nanni.
Ho fatto presente che l’Assessore Marta Leonori è orientata verso un modello unico di impianto condiviso da tutti i soggetti istituzionali ed in particolare dalle Soprintendenze competenti.
Ho fatto un distinguo tra impianti luminosi ed impianti illuminati, ricordando che c’è una legge regionale del Lazio che disciplina l’inquinamento luminoso, a proposito del quale ho posto l’attenzione sui maxi impianti illuminati per tutta la notte, portando a paragone utile da prendere in considerazione la città di Parigi dove ultimamente hanno prescritto lo spegnimento di tutti i megaimpianti luminosi dalle due di notte alle 7 del mattino.

A questo punto il Presidente Corsetti ha voluto introdurre la penultima delle sue “proposte”, premettendo che con l’approvazione del PRIP la “politica” sarà in grado di disporre di 3-4 “location” (inteso credo come “località”) su cui effettuare una certo tipo di sperimentazione, individuando ad esempio quanti impianti possono stare in modo ottimale su alcuni tratti di strada presi a campione: al sottoscritto che gli ha immediatamente obiettato che questo compito spetta esclusivamente ai Piani di Localizzazione e che non gli risulta che ci sia una norma di questo nostro Stato di diritto che autorizzi una scavalcamento del genere di ruoli altrui, mi ha risposto che intenderebbe comunque fare questo tentativo con la istituzione di un apposito gruppo di lavoro congiunto a cui possono partecipare tutti i soggetti interessati.

 Immagine.Orlando Corsetti.A
Orlando Corsetti

Per un opportuno confronto faccio presente che quando il 22 ottobre 2013 il Presidente Corsetti ha dato avvio a questo percorso di partecipazione, aprendoci un dibattito, ha preso la parola anche Daniele Aga Rossi, Presidente dellaAssociazione Imprese Pubblicità Esterna” (A.I.P.E.), nonché amministratrice unica della ditta “A.P.Italia”, che quel giorno ha definito “provocazione” la sua proposta di provare a far fare alle ditte un Piano di Localizzazione limitato alla progettazione di una arteria.

È intervenuto il cons. Gianni Alemanno per sostenere che bisogna stabilire quanti siano i mq. “appetibili” in questa città.
Ho dovuto ricordare ad entrambi che, quando il 28 maggio 2013 ci siamo incontrati con le associazioni di categoria A.A.P.I. ed A.I.P.E. per un confronto sulla nostra proposta unitaria presentata il precedente 3 maggio, il dott. Franco Meroni ha sollevato il problema delle deroghe al Codice della Strada che ha poi ribadito nelle osservazioni presentate a nome dell’A.A.P.I. il 17 dicembre scorso: ho fatto presente che quel giorno avevamo convenuto in termini di “metodo” la possibilità di studiare assieme forme e modi che consentissero di individuare ulteriori deroghe al Codice della Strada, oltre a quelle già consentite, ma pur sempre e soltanto nel pieno rispetto delle prescrizioni vigenti.
Ho quindi ventilato l’ipotesi che si possa istituire anche un gruppo di lavoro ma con l’esclusivo compito di studiare “schemi” e “modi” percorribili da poter poi inserire nei criteri da dettare a monte per la redazione dei Piani di Localizzazione, a cui soltanto spetta di decidere i mq. definitivi che dovrà avere la città di Roma.
Il Presidente Corsetti ha glissato il mio intervento, per poter introdurre prima della fine dei lavori l’ultima delle sue “proposte” della giornata.

Ha esordito premettendo che bisogna assicurare una certa tutela a quelle ditte che si sono fin qui comportate bene, a differenza ad esempio di quelle che si sono rese responsabili della installazione degli impianti “senza scheda”, come se implicitamente per differenza tutte le ditte che fanno parte del “riordino” siano automaticamente delle “santarelline” (quando così non è affatto), ed ha proseguito sostenendo (ma senza dimostrarlo) che la sua proposta sarebbe prevista dal Regolamento vigente e consisterebbe nello stabilire una certa percentuale di impianti pubblicitari di proprietà delle ditte “virtuose” da esentare dall’obbligo dei bandi.

Faccio presente per inciso che il Presidente Corsetti sembra aver fatto propria (senza dichiararlo esplicitamente) la “proposta” avanzata dal sig. Ranieri Randaccio con la Nota della SCI del 14 marzo 2014, secondo cui <<Fatta salva la procedura di riordino e quindi previo inserimento nei piani di Localizzazione degli impianti di cui alla medesima procedura di riordino che sono sottoposti, come noto, ad una procedura diversa da quella di gara, siamo d’accordo a che vengano messi in gara le restanti superfici disponibili che al momento si quantificano in ben 40.000 mq.!!!!>>.

Anche Corsetti ha dato per “noto” quello che non è, affermando che su questa proposta intende comunque avere alla fine il “parere” del Segretario Comunale.
Senza fargli il suddetto accostamento che solo ora ho accertato, gli ho fatto dapprima scherzosamente presente che quel giorno per la 2° volta (dopo la battuta di Immacolata Battaglia) si stava esautorando il dott. Francesco Paciello, che è invece quello che su una “proposta” di questo genere deve essere il primo ad esprimere il proprio “parere” sulla fattibilità tecnica e soprattutto giuridica di un simile percorso: ho quindi messo in risalto che non mi risulta nella maniera più assoluta che nel nostro Stato di diritto ci sia una norma che consenta alla “politica” di fare una cosa del genere.

Il 21 marzo scorso non ho avuto tempo e modo di far presenti i due gravi vizi di legittimità che verrebbero immediatamente rilevati in un tal modo di procedere e che intendo portare a conoscenza in questa sede.

Oltre alla violazione del principio europeo di libera concorrenza, che si ravviserebbe con l’esclusione dalla gara di un enorme numero di impianti pubblicitari, peraltro non individuati dai Piani di Localizzazione nelle loro rispettive posizioni sul territorio, quand’anche fosse fattibile una tale procedura, per permettere agli impianti del “riordino” delle ditte “virtuose” di rimanere “premiati” restando in eterno  sul territorio si verrebbe a violare la scadenza decennale delle concessioni che danno loro il diritto di stare in piedi.

Per un opportuno ulteriore confronto debbo far presente che nel corso del dibattito che si è avuto il 22 ottobre 2013 è intervenuta Daniele Aga Rossi per fare la sua seconda “provocazione”: fare in modo che i bandi non possano escludere le ditte che hanno rispettato le norme, preservando i loro impianti travasandoli nei Piani di Localizzazione, perché sono a suo giudizio due anime che possono convivere fra di loro !
In considerazione dell’ora tarda,  il Presidente Corsetti ha rimandato alle ore 9 di mercoledì 26 marzo la chiusura della valutazione degli articoli 39, 40 e 41 delle Norme Tecniche di Attuazione, relative alle “Procedure per l’autorizzazione all’esposizione pubblicitaria con mezzi privati su suolo Pubblico”, alle “Procedure per la locazione degli impianti pubblicitari di proprietà del Comune di Roma” ed alle “Misure di contrasto all’abusivismo”, nonché al sospeso art. 13 relativo alla “Individuazione delle zone e sottozone”.

Corsetti ha precisato che intende sottoporre alla preventiva approvazione dei capigruppo di maggioranza il documento conclusivo del PRIP che emergerà dall’accoglimento più o meno totale delle modifiche ed integrazioni proposte da VAS e Basta Cartelloni-Francesco Fiori, ma forse anche di una parte se non tutte le “proposte” da lui avanzate nel corso di questa seduta.
Staremo a vedere se domani mattina si arriverà alla chiusura di questo percorso di partecipazione se non altro in termini di “metodo”, riservandoci di valutare in termini di “merito” se il documento del PRIP che sfornerà la Commissione Commercio sia stato volutamente infarcito o meno di “norme spurie” ma soprattutto illecite, che legittimerebbero a quel punto il sospetto di essere state “aggiunte” con la malcelata finalità di far affondare il PRIP fin dalla sua nascita.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)

lunedì 24 marzo 2014

PRIP: quando la presunzione e l’arroganza fanno perdere il lume della ragione e spingono una associazione di categoria come l’A.A.P.I. a lanciare pesanti insinuazioni su Bosi e lo stesso Assessore Leonori

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi: 
http://www.vasroma.it/prip-quando-la-presunzione-e-larroganza-fanno-perdere-il-lume-della-ragione-e-spingono-una-associazione-di-categoria-a-lanciare-pesanti-insinuazioni-su-bosi-e-lo-stesso-assessore-leonori/ 

Immagine.logo Comune Roma 
All’inizio della seduta della Commissione Commercio che si è tenuta l’11 marzo 2014 il Presidente Orlando Corsetti ha comunicato che gli era pervenuta una nota dell’A.A.P.I. che chiedeva a che titolo mi sarei permesso di fare delle “mie” controdeduzioni alle osservazioni che sono pervenute entro il 17 settembre 2013: dal momento che sono stato direttamente chiamato in causa senza che mi fosse stato spiegato l’esatto contenuto di quella nota, ho chiesto di averne copia con Nota VAS prot. n. 7 del 12 marzo 2014

La Lettera della associazione di categoria A.A.P.I. (Associazione Aziende Pubblicitarie Italiane) porta la data del 25 febbraio 2014 ed ha questo testuale oggetto: <<Ruolo dell’Arch. Bosi di VAS e sue controdeduzioni alle osservazioni presentate al PRIP del Comune di Roma>>.

Per la gravità di quanto ha voluto sottoscrivere il Presidente dell’A.A.P.I. Sergio Verrecchia  se ne riporta integralmente il testo.

<<La scrivente associazione, che rappresenta più del 60% del mercato nazionale e che vanta tra i propri aderenti i principali contribuenti del Comune di Roma per il canone sostituivo dell’imposta sulla pubblicità, chiede di conoscere il ruolo assunto dall’arch. Bosi in ordine al Prip.

La sensazione che l’arch. Bosi ha dato, sia negli interventi in sede televisiva (partecipazione ad Uno mattina della RAI) ed in particolare con la trasmissione delle sue controdeduzioni alle osservazioni presentate al Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari è stata quella di operare più come un consulente dell’Amministrazione che come un esponente di una associazione.

L’arch. Bosi è in possesso di documentazione cartacea con tutte le osservazioni inviate da società ed associazioni sul nuovo PRIP.

Presumiamo che questi atti siano stati consegnati dall’Assessorato del Comune di Roma.
Vi chiediamo quindi se dobbiamo considerare l’Arch. Bosi come un consulente dell’Amministrazione, anche perché nella sostanza sembra suggerire la linea politica dell’Amministrazione su questo settore, oppure come un membro di una associazione che esprime i propri legittimi giudizi, ma di parte, e partecipa ad una attività amministrativa al pari delle altre associazioni che rappresentano un preciso punto di vista.

Ci chiediamo in sostanza se i ruoli e le attività proprie dei processi amministrativi sono quelli nelle sedi istituzionali o se invece ci troviamo davanti ad una politica eterodiretta da soggetti diversi da quelli deputati ad assumere decisione ed a presiedere alla corretta amministrazione del bene comune.

La complessità del settore affissionistico del Comune di Roma non solo c’è ampiamente nota, ma sono anni che ci battiamo per eliminare l’abusivismo che fa di Roma la prima capitale d’Europa.
Offrendo anche tutto il supporto tecnico possibile.

Noi non crediamo che un processo così complicato come il PRIP possa essere discusso e deciso all’interno di rapporti privilegiati con chicchessia, escludendo di fatto le realtà più rappresentative.

Chiediamo in sostanza di poter operare su un reale piano di parità nel rispetto della entità di rappresentanza nel pieno rispetto dei principi stabiliti dalla legge.
Restiamo in attesa di conoscere le vostre determinazioni in merito alla nostra richiesta di chiarimento.

Distinti saluti.

Il presidente
Sergio Verrecchia >>
 Immagine.logo A.A.P.I.
Quando ho letto il testo suddetto, ho considerato ma solo per un attimo che - se avessi veramente avuto il potere di  ipnotizzare l’Assessore Marta Leonori per obbligarla ad una “politica eterodiretta” dal sottoscritto – a quest’ora sarebbe stato già licenziato dalla Giunta Capitolina il PRIP così come modificato ed integrato secondo la proposta unitaria che ho redatto assieme alla associazione “Basta Cartelloni-Francesco Fiori” e consegnato personalmente a mano il 27 novembre 2013 nella Segreteria della Commissione Commercio.

Ho ritenuto subito dopo doveroso o  rispondere ad una lettera così sbalorditiva con la Nota VAS prot. n. 8 del 17 marzo 2014, che ho trasmesso per conoscenza (a differenza sua) anche al Presidente dell’A.A.P.I. Sergio Verrecchia e di cui riporto di seguito integralmente il testo.

< Sono venuto così a sapere che A.A.P.I. nella sua nota afferma che il sottoscritto tramite <<la trasmissione delle sue controdeduzioni alle osservazioni presentate al Piano Regolatore degli impianti Pubblicitari>> ha dato la sensazione di <<operare più come consulente dell’Amministrazione che come un esponente di una associazione>>, dal momento che <<l’arch. Bosi è in possesso di documentazione cartacea con tutte le osservazioni inviate da società ed associazioni sul nuovo PRIP>> e quindi <<presumiamo che questi atti siano stati consegnati dall’Assessorato del Comune di Roma>>.

Riguardo alla “documentazione cartacea” di cui sono effettivamente venuto in possesso debbo anzitutto far presente la totale infondatezza di quanto presunto dall’A.A.P.I., che tradisce, fin da queste prime battute, tutta la pretestuosa strumentalità della nota che è stata voluta trasmettere, perché si tratta inequivocabilmente della documentazione prodotta nell’ambito del percorso di partecipazione deciso dal Presidente Orlando Corsetti ed approvato il 22 ottobre 2013 dalla IX Commissione  Commercio con un documento di indirizzo: le 18 osservazioni e proposte di modifiche ed integrazioni al PRIP originario pervenute entro la scadenza fissata del 17 dicembre scorso sono state tutte consegnate a mano direttamente alla Segreteria della Commissione Commercio o trasmesse per posta elettronica all’indirizzo proposteprip@comune.roma.it attivato dal Presidente Corsetti e non certo dal’Assessorato alle attività Produttive.

Mi corre ad ogni modo l’obbligo di precisare che il giorno dopo il 17 dicembre 2013 (di chiusura della presentazione delle osservazioni e proposte presentate al PRIP) ho chiesto ed ottenuto dal Presidente della Commissione Commercio di avere copia di tutta  la documentazione pervenuta, di cui ho riportato l’elenco in ordine cronologico con una sintetica descrizione dei rispettivi contenuti in un apposito articolo pubblicato il 20 dicembre 2013 sul sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS www.vasroma.it  trasmettendolo altresì al Presidente Orlando Corsetti ed a tutti i membri della IX Commissione Commercio, nonché per conoscenza all’Assessore Marta Leonori e al Dott.. Leslie Francesco Capone.

Con la stessa dichiarata finalità di portare un contributo utile, lo stesso messaggio con il suo allegato è stato da me trasmesso anche al sig. Franco Meroni (Direttore dell’A.A.P.I.), alla sig.ra Daniela Aga Rossi presidente dell’A.I.P.E. (Associazione Imprese Pubblicità Esterna), al sig. Gianfranco Festa Presidente della S.P.A.R. (Società Pubblicitarie Associate Romane), nonché ai rappresentanti legali delle ditte “Clear Channel”, “IGPDécaux”, “SCI”, “APA”, “Moretti Pubblicità”, “De Renzis Pubblicità”, “Cosmo Pubblicità”, “New Poster”, “Ars” e “GBE”.

Utile anche ricordare che a valle della presentazione (3 maggio 2013) della proposta unitaria di modifiche ed integrazioni al PRIP elaborata assieme alla associazione “Basta Cartelloni-Francesco Fiori” è stata indetta  una  conferenza stampa a cui ha partecipato intervenendo il citato Direttore dell’A.A.P.I. Franco Meroni con il quale ci siamo poi confrontati per verificare se ci fossero dei punti di convergenza da condividere al fine di massimizzare il percorso di partecipazione  voluto dal Presidente di Commissione, il tutto nell’interesse della città.

Ulteriore importante premessa: le osservazioni al PRIP originario presentate dall’A.A.P.I. il 17 dicembre 2013 si sono ridotte a far presente <<la necessità di operare delle necessarie deroghe alla collocazione degli impianti in ordine alle norme stabilite dal regolamento di attuazione del codice della strada assicura>>, e appaiono quindi oggettivamente insufficienti a coprire tutta quelle serie di norme che vanno integrate/modificate al fine di ottenere un articolato attuabile ed efficiente.

Successivamente vi sono stati 2 incontri con lo stesso Direttore Meroni, ed in particolare quello svoltosi a valle della riunione tenuta il 22 ottobre 2013 (in cui il Presidente Corsetti ha annunciato l’avvio del percorso di partecipazione)  è avvenuto il 12 novembre 2013, quando è emersa una grande insistenza a rifiutare l’ipotesi dei bandi di gara per l’assegnazione degli spazi.

In quella sede ho ricordato la sentenza n. 5 del 25 febbraio 2013 emanata dal Consiglio di Stato in adunanza plenaria con cui è stato sancito il pieno diritto di ogni amministrazione comunale di affidare la gestione degli impianti tramite bandi ed è stato contestualmente bocciato il ricorso, presentato proprio dall’A.A.P.I. che, facendo ora finta di disconoscere la sopra citata sentenza a lei avversa, pretende che l’Assessore Leonori non indica nessun bando per l’assegnazione delle concessioni!

Ebbene, quel mio documento non è stato contestato da nessuno e quindi nemmeno dall’A.A.P.I., che solo ora si palesa riguardo alle mie presunte “controdeduzioni” alle osservazioni presentate entro il 17 dicembre 2013 sui cui mi sento in obbligo di fornire tutti i dovuti chiarimenti.

Con nota prot. n. QH/8993 del 12 febbraio 2014 il Dott. Francesco Paciello ha trasmesso al Presidente della IX Commissione Commercio le “Controdeduzioni alle proposte di modifiche al Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (PRIP)”.

Quando ho partecipato alla audizione della Commissione Commercio di giovedì 13 febbraio 2014 ho chiesto ed ottenuto dal Presidente Corsetti una copia delle controdeduzioni alle 18 proposte relative al PRIP originario redatto dalla S.p.A. “Aequa Roma” pervenute entro il 17 dicembre 2013, che ho esaminato attentamente.

Quello stesso giorno ho trasmesso al Presidente Orlando Corsetti ed a tutti i membri della IX Commissione Commercio, nonché per conoscenza all’Assessore Marta Leonori e al Dott.. Leslie Francesco Capone, il seguente messaggio di posta elettronica: <<Ritenendo di portare un contributo utile rimetto in allegato le controdeduzioni alle rimanenti 17 proposte elencate nello stesso ordine seguito dalle controdeduzioni (che non è quello strettamente cronologico) per ognuna delle quali viene data una sintesi dei relativi contenuti, per consentire di capire meglio e subito (a guadagno quindi di tempo) la rispettiva controdeduzione, riportata subito dopo in grassetto di colore blu. Su questo tipo di documento ho avuto il preventivo assenso del Presidente Orlando Corsetti, che ne ha apprezzato l’utilità come strumento di lavoro>>.

In allegato ho rimesso il documento con le controdeduzioni di cui non ho specificato la paternità, ma che erano chiaramente riferite a quelle formulate dal dott. Francesco Paciello e dall’avv. Gianluca Giattino di “Aequa Roma”: ho trasmesso il documento anche alle stesse associazioni di categoria ed alle stesse ditte pubblicitarie a cui il 20 dicembre scorso avevo trasmesso l’elenco delle osservazioni e delle proposte pervenute entro il 17 dicembre 2013.

L’A.A.P.I. ha quindi scambiato per “mie” le controdeduzioni e su questo macrospospico qui pro quo  intende ora contestare il mio “ruolo” con una nota indirizzata sia all’Assessore Leonori che al Presidente della Commissione Commercio Corsetti !   
 
A fine di evidenziare quanto pretenziosa sia l’azione del Sig.Verrecchia, sottolineo che lo stesso Verrecchia o il suo Direttore Meroni potevano tranquillamente approfondire il tema con me visto che l’11 marzo scorzo lo stesso Franco Meroni ha partecipato alla seduta della Commissione Commercio soffermandosi poi con il sottoscritto su ogni singolo articolo delle Norme Tecniche di Attuazione da noi proposte unitariamente gentilmente parlando a lungo con me prima dell’inizio della seduta, senza ritenere doveroso avvertirmi della nota di cui il Presidente Corsetti mi ha portato a conoscenza poco dopo!!

Un comportamento del genere si può spiegare solo con un intenzionale e strumentale attacco alla mia persona, e a quella dell’Assessore Leonori prima ancora che del Presidente Corsetti !

La nota arriva ad insinuare che io abbia assunto addirittura il ruolo di “consulente” dell’Assessore ed anche il noto intervento alla trasmissione televisiva “Uno Mattina” viene addirittura pesantemente criticato, ed in modo del tutto scomposto ed infondato!

L’insinuazione prosegue presumendo che l’Assessore Leonori mi abbia consegnato una copia delle osservazioni e delle proposte di modifiche al PRIP originario pervenute peraltro non a lei, ma alla Commissione Commercio, entro il 17 dicembre 2014.

Ignorando (voglio augurami in buona fede) che le “controdeduzioni” sono state formulate congiuntamente dal Dott. Francesco Paciello e dall’Avv. Gianluca Giattino, il sig. Sergio Verrecchia dà per scontato che siano invece mie quelle stesse  “controdeduzioni”, sulla base unicamente delle quali si permette di insinuare che io sembro <<suggerire la linea politica dell’Amministrazione su questo settore>>, dimostrando implicitamente di non essere d’accordo nemmeno con il PRIP che emerge proprio da queste stesse “controdeduzioni” portate recependo il PRIP aggiornato.

Non vi è quindi chi non veda che la nota dell’A.A.P.I., totalmente evanescente in materia di contributo tecnico al lavoro della commissione,  risulti  soltanto un pretestuoso attacco rivolto alla mia persona e al lavoro che si sta svolgendo con l’obiettivo di modificare l’attuale indecorosa situazione in cui versa il comparto della pubblicità a Roma.
La linea di trasparenza e chiarezza dell’amministrazione è stata peraltro ribadita lo scorso  13 novembre dallo stesso Assessore Leonori, che ha voluto ricevere tutte le associazioni di categoria,  ribadendo i passaggi del percorso del PRIP.
È bene che si sappia che a valle di quei propositi organizzammo un incontro (dove partecipò anche l’A.A.P.I, il 12 novembre 2013) che si concluse con l’intesa di sottoscrivere un documento congiunto in cui ci offrivamo di portare un serio contributo alla lotta all’abusivismo nelle forme e nei modi che ci avrebbe poi concesso l’amministrazione capitolina: ma il testo da me predisposto non è stato poi voluto firmare dall’A.I.P.E., con il tacito assenso dell’A.A.P.I. che ora si erge a paladino della legalità e attacca strumentalmente il sottoscritto.

La nota dell’A.A.P.I. si chiude infine con la richiesta <<in sostanza di poter operare su un reale piano di parità nel rispetto della entità di rappresentanza nel pieno rispetto dei principi stabiliti dalla legge>>.
Un’affermazione del genere suona come una ennesima diffamazione agli occhi di un responsabile di una associazione ambientalista che è portatrice di interessi diffusi riconosciuti dall’art. 9 della legge n. 241/1990, unicamente a nome della quale il 22 luglio 2013 ha presentato la proposta unitaria di modifiche ed integrazioni al PRIP, ripresentandola integrata il 27 novembre 2013 nell’ambito del percorso di partecipazione avviato dal Presidente della Commissione Commercio Corsetti.

Per uno come me che si batte da sempre per il rispetto della legalità e che lo pretende a tutti i livelli, sentirsi dire che con il mio operato starei alterando un “reale piano di parità” suona come un’offesa ancora più infamante, perché è vero l’esatto contrario, quanto meno fino ad oggi, cioè che le associazioni di categoria e le ditte pubblicitarie da esse rappresentate hanno avuto sia con l’Assessore Leonori che separatamente con il Dott. Leslie Francesco Capone un numero di incontri sicuramente maggiore dell’unico concesso a noi.
È inammissibile che A.A.P.I. si scagli contro il sottoscritto e, ad esempio, nulla dica (visto che il suo “enunciato” obiettivo sarebbe la regolarità del settore) riguardo il processo di presentazione delle osservazioni e delle proposte che avrebbe dovuto terminare inderogabilmente il 17 dicembre 2013 e che invece si sta irrimediabilmente trascinando.

Con che faccia tosta l’A.A.P.I. si permette di lamentare “un reale piano di parità” quando nel corso della seduta della Commissione Commercio dello scorso 11 marzo 2014  anche il sig. Franco Meroni ha avuto la sfacciataggine di chiedere anche lui di presentare a nome dell’A.A.P.I. ulteriori emendamenti?
Perché non l’ha fatto entro i termini fissati?
In questo modo è evidente che la tempistica viene a dilatarsi in modo esponenziale mentre la situazione di degrado a Roma è sotto gli occhi di tutti.
Qual è il reale obiettivo di questi comportamenti?

In considerazione di tutto quanto sopra esposto ed evidenziato, esigo che il sig. Sergio Verrecchia, che legge per conoscenza, ritiri tutto ciò che si è permesso impunemente di scrivere e presenti immediatamente  una rettifica a nome dell’A.A.P.I. per le gravi insinuazioni altamente lesive del sottoscritto e anche della correttezza dell’operato dell’Assessore Marta Leonori prima ancora che del Presidente della Commissione Commercio Orlando Corsetti e questo anche volendo per un attimo far finta di credere che la nota di cui all’oggetto sia stata determinata da un equivoco e non da una strategia di tentare di “zittire” coloro che vogliono realmente cambiare l’attuale inaccettabile situazione e questo senza contare il tempo che il sig. Verrecchia ha fatto perdere a tutti i soggetti da lui coinvolti nell’inoltrare una istanza che è servita solo ad inasprire gli animi ma contribuendo però a palesare quale sia il vero obiettivo di questa associazione..
Infine,  comunico  sin d’ora che mi riservo di chiedere alla Magistratura di voler accertare se nella nota di cui all’oggetto si possano ravvisare gli estremi del reato di diffamazione nei confronti del sottoscritto e della mia associazione, di cui è stata lesa certamente l’immagine ed invito sia l’Assessore Marta Leonori che il Presidente della Commissione Commercio Orlando Corsetti a fare altrettanto affinché tali azioni intimidatorie non abbiano più a ripetersi

Nel pieno rispetto dei principi stabiliti dalla legge”, a cui si richiama solo a parole l’A.A.P.I., chiedo un cortese riscontro da parte dell’Assessore Leonori e del Presidente Corsetti ai sensi degli articoli 2 (obbligo di risposta entro 30 giorni), 3 (motivazioni della risposta) e 9 (diritto di intervenire nel procedimento) della legge n. 241/1990.


Distinti saluti.
Dott. Arch. Rodolfo Bosi >>

A distanza ormai di una settimana non si è fatto sentire ancora né l’Assessore Marta Leonori, né il Presidente Orlando Corsetti né il sig. Sergio Verrecchia.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)

Le ragioni dei due decreti del TAR del Lazio di sospensione della deliberazione della Giunta Capitolina n. 425/2013 che ha prescritto la rimozione dei 5.000 impianti pubblicitari “senza scheda”

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi: 
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Come dovrebbe essere ormai noto, la Deliberazione della Giunta Capitolina n. 425 del 13 dicembre 2013 ha deciso <<di stabilire che gli impianti qualificati nella Nuova Banca Dati di tipo c.d. “senza scheda”, ivi compresi quelli del “circuito cultura e spettacolo” dovranno essere rimossi, previa diffida, a cura e spese dei proprietari entro (90) novanta giorni dalla pubblicazione del presente provvedimento, pena l’applicazione delle sanzioni previste negli articoli 31 e seguenti del vigente Regolamento di Pubblicità (deliberazione Consiglio Comunale n. 37/2009)>>.
I 90 giorni scadevano il 19 marzo 2014.

Nel corso della seduta della Commissione Commercio sul PRIP che si è svolta il 21 marzo scorso ho avuto modo di far sapere del Decreto cautelare n. 1193 del 13 marzo 2014 a quel momento di mia conoscenza che ha sospeso l’efficacia del suddetto dispositivo fissando per la <<trattazione collegiale della domanda di sospensiva la camera di consiglio del 2 aprile 2014>>.

Dal momento che la Commissione Commercio era all’oscuro della notizia, il dott. Francesco Paciello che ha partecipato alla seduta ha spiegato le ragioni che hanno portato ad emanare non solo quel provvedimento.

Immagine.Francesco Paciello
Francesco Paciello
Ha fatto sapere che in esecuzione della suddetta deliberazione intorno al mese di febbraio ha trasmesso alle ditte proprietarie degli impianti “senza scheda”, ivi compresi quelli del circuito cultura e spettacolo, una nota di diffida alla rimozione corredata dall’elenco degli impianti ricadenti nelle tipologie predette.

Fra queste ci sono la nota prot. n. 6397 trasmessa alla ditta “Screen City Adv” S.r.l., registrata in Banca Dati con il numero di codice 84, e la nota prot. n. 6475 del 4 febbraio 2014 trasmessa alla ditta “Message” S.r.l., registrata in Banca Dati con il numero di codice 136 : non posso non notare al riguardo come dalla data del 13 dicembre 2013 di approvazione delle delibera n. 425 il dott. Francesco Paciello abbia deciso di ottemperarvi a distanza di  ben quasi due mesi.

Il dott. Paciello ha anche aggiunto di avere trasmesso a tutte le società inserite nella Nuova Banca Dati una nota avente per oggetto la <<Insistenza sul territorio di impianti cd. “senza scheda” dopo il 19 marzo 2014>>.

La Nota del dott. Francesco Paciello prot. QH 15018 del 6 marzo 2014 afferma che <<appare opportuno ricordare che l’eventuale comportamento delle Società titolari di impianti pubblicitari appartenenti alla cd. “Procedura di riordino” consistente nel mantenere sul territorio, dopo il 19.3.2014, gli impianti della tipologia “senza scheda” determinerà, per fatto imputabile alla Società, il prodursi delle condizioni per l’applicazione delle decadenze di cui all’art. 31 comma 14 Regolamento di Pubblicità (Deliberazione C.C. 37/09)>>.

Il citato comma 14 dispone testualmente: << Nel caso di installazione di impianti privi di autorizzazione, all’ordine di rimozione d’Ufficio conseguono la decadenza dall’autorizzazione all’effettuazione della pubblicità per conto terzi ed all’uso degli impianti pubblicitari nonché, in caso di istallazione di impianti sul suolo o su beni comunali, la decadenza automatica del contratto di locazione. In particolare la prima violazione darà luogo alla pronuncia di decadenza per il 5 per cento delle autorizzazioni, con priorità per quelle rilasciate nell’ambito del medesimo Municipio; la seconda violazione darà luogo alla pronuncia di decadenza per il 20 per cento delle autorizzazioni, con priorità per quelle rilasciate nell’ambito del medesimo Municipio; la terza violazione darà luogo alla pronuncia di decadenza per il 50 per cento delle autorizzazioni, con priorità per quelle rilasciate nell’ambito del medesimo Municipio; l’ulteriore violazione darà luogo alla pronuncia di decadenza delle restanti autorizzazioni. La ditta pubblicitaria che ha ricevuto nell’ultimo biennio due diffide a rimuovere la pubblicità di cui all’art. 4 comma 1, lett. i) è esclusa dall’uso del medesimo mezzo pubblicitario per il periodo di un anno nell’intero territorio del Comune.>>

L’applicazione pratica della suddetta disposizione è che, in caso di più di 3 rimozioni forzate di impianti pubblicitari “senza scheda”, alla ditta pubblicitaria che ne è proprietaria debbono essere dichiarate decadute tutte le autorizzazioni regolarmente rilasciate per i rimanenti impianti di questa stessa ditta, che viene quindi così a sparire dal mercato di Roma.

Appare di tutta evidenza che alla ditta pubblicitaria che ha installato quanto meno 4 impianti “senza scheda” ma che non fa parte della “procedura del riordino” non si possono dichiarate decadute le “autorizzazioni” regolari del “riordino” che non le possono essere state materialmente rilasciate, mentre rischia concretamente le sanzioni sopra richiamate (fino alla sparizione dal mercato di Roma) la ditta che abbia partecipato alla “procedura del riordino” con molti suoi impianti e che si sia resa responsabile della installazione del tutto abusiva di impianti “senza scheda”, ivi compresi quelli del circuito cultura e spettacolo.

Per questi motivi il dott. Francesco Paciello ha ritenuto doveroso avvertire tutte le società inserite nella Nuova Banca Dati, ricordando per massima chiarezza <<che gli impianti “senza scheda” sono stati dichiarati tali mediante attestazione da parte di ogni Società in sede di censimento per la nuova Banca Dati>> per cui <<è fatta salva l’autotutela, su richiesta della Società, volta a dare prova che l’impianto “senza scheda” è in realtà riconducibile alla cd. Procedura di riordino>>: ha in conclusione avvertito che <<gli accertamenti della Polizia Locale, condotti successivamente al 19.3.2014, saranno utilizzati anche ai fini dei procedimenti di cui all’art. 31 comma 14 predetto>>.

Nel corso della seduta del 21 marzo scorso ho fatto sapere di essere a conoscenza di questa nota del dott. Paciello, a cui ho chiesto di spiegare come possa essere possibile che qualche impianto “senza scheda” sia in realtà riconducibile alla procedura di riordino senza che il Comune non lo sappia prima, considerato che ogni impianto pubblicitario censito nella Nuova Banca Dati è provvisto di un numero di codice identificativo che sulla sua scheda relativa allo “storico” consente di stabilire  se faccia parte o no del “riordino”.
La risposta del dott. Paciello è stata evasiva e comunque non soddisfacente: credo di aver trovato io in questo frattempo quale possa essere la probabile risposta.

Alla data di chiusura delle domande di partecipazione alla procedura del riordino, fissata per il 9 maggio 1997, risultano essere state presentate richieste di rilascio di nuove “concessioni” o “autorizzazioni”  ovvero di spostamenti o trasferimenti degli impianti pubblicitari, presentate entro e non oltre il 31 dicembre 1994: ammontavano a ben 23.128 nuovi impianti (Modelli “E”) di cui 1.796 nel frattempo installati senza attendere la dovuta istruttoria (Modelli “ES”) che quindi sono stati poi censiti ed inseriti nella Nuova Banca Dati con i rispettivi numeri di codice identificativo.
Ne deriva che i rimanenti 21.332 impianti di cui è stato richiesto il rilascio della “concessione” non possono risultare nella Nuova Banca Dati in quanto non ancora nemmeno installati.

Ai sensi della lettera d) del 1° comma dell’art. 9 della disciplina del procedimento del riordino approvata con Deliberazione della Giunta Comunale n. 1689 del 9 maggio 1997 ai fini del rilascio delle concessioni e delle autorizzazioni <<il titolare della domanda di riordino deve aver rimosso tutti gli impianti pubblicitari non suscettibili di regolarizzazione e deve presentarne, entro 15 giorni dal ricevimento di apposita richiesta, l’elenco dettagliato autocertificato ai sensi della legge n. 15/68, nonché le attestazioni dei pagamenti.>>

Non essendo stato dato il seguito dovuto all’istruttoria delle pratiche ed alla verifica della documentazione per l’immobilismo dell’Amministrazione che si è protratto per oltre 4 anni, fino cioè ai primi mesi dell’anno 2000, si è verificato il devastante effetto di incoraggiare oltre ogni limite la pratica dell’installazione di impianti abusivi da parte delle aziende pubblicitarie prive di scrupoli, ivi comprese anche quelle che hanno partecipato alla procedura di “riordino” e che hanno installato buona parte dei 21.332 impianti di cui avevano chiesto il rilascio della concessione/autorizzazione.

Si tratta di impianti che non sono  registrati fra quelli dichiarati alla data del 9 maggio 1997 come già installati e facenti parte del “riordino” e che quindi nella Nuova Banca Dati sono stati registrati come “senza scheda” e quindi comunque da rimuovere.

Si mette in grande risalto al riguardo che una volta assunto il suo incarico il dott. Francesco Paciello ha costruito la Nuova Banca Dati soprattutto grazie a ai verbali di partecipazione al procedimento del riordino che nel 1999 ha fatto sottoscrivere a tutte le ditte pubblicitarie che hanno dichiarato quanti impianti del riordino avevano a quel momento: se ne riposta un esempio con il Verbale di partecipazione al riordino della ditta Seipertre. che me lo ha a suo tempo voluto gentilmente far conoscere.

Questo ha permesso al dott. Francesco Paciello il confronto anche per tipologie del numero degli impianti dichiarati nel 2009 con il numero degli impianti del riordino dichiarati tra il 1996 ed il 1997, prendendo i dovuti provvedimenti nei confronti di quelle ditte  di cui è stato poi accertato che hanno dichiarato il falso a loro esclusivo vantaggio, come si dirà nello specifico più avanti.  
Anche per i suddetti motivi diverse ditte pubblicitarie hanno impugnato presso il TAR del Lazio non solo il dispositivo della deliberazione n. 425/2013 che prescrive la rimozione entro il 19 marzo 2014 di tutti i 5.000 impianti “senza scheda”, ma anche le note di diffida alla rimozione di questi impianti trasmesse dal dott. Francesco Paciello.    

Fra le ditte che hanno presentato ricorso ci sono il “Gruppo ODP Pubblicità“, la “Message” S.r.l. (ricorso n. 3053/2014) e la “Screen City Adv” S.r.l. (ricorso n. 3245/2014) che hanno impugnato sia la deliberazione n. 425/2013 che la diffida a rimuovere i propri impianti “senza scheda” trasmessa ad esse dal dott. Paciello rispettivamente con note prot. n. 6397 e 6475 del 4 febbraio 2014.

Immagine.Screen City

Metto in grande evidenza che entrambe le suddette ditte non figurano fra quelle che risultano alla data del 9 maggio 1997 di chiusura delle domande di partecipazione al “riordino”.

Entrambe hanno proposto le “misure cautelari monocratiche” previste dall’art. 56 del Codice processo amministrativo che dispone testualmente che <<prima della trattazione della domanda cautelare da parte del collegio, in caso di estrema gravità ed urgenza, tale da non consentire neppure la dilazione fino alla data della camera di consiglio, il ricorrente può, con la domanda cautelare o con distinto ricorso notificato alle controparti, chiedere al presidente del tribunale amministrativo regionale, o della sezione cui il ricorso è assegnato, di disporre misure cautelari provvisorie.>>

Il caso di estrema gravità ed urgenza è stato da loro ravvisato nella preannunciata rimozione d’ufficio a partire dal 20 marzo 2014 <<in punto di irreparabilità del danno derivante dalla preannunciata rimozione forzata degli impianti>>.

Come precisato dal dott. Paciello, la S.r.l. “Message” in particolare ha sostenuto di essere proprietaria di impianti considerati “senza scheda” che sono invece riconducibili alla cosiddetta Procedura di riordino.

Per i suddetti motivi il Presidente della Seconda Sezione del TAR del Lazio dott. Luigi Tosti ha accolto entrambi i ricorsi fissando <<la Camera di Consiglio per il giorno 2 aprile 2014 per l’esame della richiesta sospensiva>> con Decreto cautelare n. 1156 dell’11 marzo 2014 e con Decreto cautelare n. 1193 del 13 marzo 2014

Il dott. Francesco Paciello ha tenuto a spiegare che si è trattato di un provvedimento obbligatorio che per la ravvisata gravità ed urgenza è stato emanato ”inaudita altera parte”, senza cioè aver sentito il Comune che avrà comunque la possibilità di difendersi in sede di Camera di Consiglio fissata per il 2 aprile 2014.
Come ho già detto precedentemente,  sia la “Message” S.r.l. che la “Screen City Adv” S.r.l. non figurano fra le ditte pubblicitarie che risultano alla data del 9 maggio 1997 di chiusura delle domande di partecipazione al “riordino”, ma presso il TAR hanno sostenuto di essere proprietarie di impianti considerati “senza scheda” che sono invece riconducibili alla cosiddetta procedura di riordino.

A tal riguardo faccio presente che l’art. 13 della disciplina della procedura di riordino approvata con deliberazione n. 1689/1997 dispone che <<in sede di riordino, l’intestazione della concessione o dell’autorizzazione può essere aggiornata, per effetto dei sopravvenuti cambi di denominazione o di forma giuridica ovvero delle istanze già presentate come volture e subingressi, anche degli impianti pubblicitari di proprietà comunale>>.

Nel corso della seduta del 21 marzo scorso ho ricordato al dott. Francesco Paciello le Determinazioni Dirigenziali con cui ha dichiarato annullate o decadute diverse ditte pubblicitarie proprio perché si erano dichiarate subentrate a società che avevano partecipato al riordino dichiarando un numero falso di impianti.
Fra queste ci sono in particolare la S.r.l. “EMMETRE PUBBLICITA’ C. P. di CARLO SIGNORETTI & C. s.n.c.”  che il 30 dicembre del 1996  aveva presentato istanza di partecipazione al riordino che aveva riguardato 32 Mod. R e 30 Mod. E senza autodenuncia di avvenuta installazione per nessuno di essi, ma che il 4 agosto 2009 per mano del sig. Carlo Signoretti stavolta in qualità di amministratore unico della S.r.l. “EMMETRE PUBBLICITA’ ” ha sottoscritto con l’amministrazione comunale un verbale di partecipazione al procedimento del riordino in cui ha riconosciuto la proprietà di 80 impianti di cui 50 riferiti alla procedura del riordino, ma con i rimanenti 30 senza dimostrazione dei rispettivi titoli autorizzatori.

Immagine.Emmetre Pubblicità

In data 24 marzo 2009 la S.r.l. “EMMETRE PUBBLICITA’ ” aveva inviato a mezzo raccomandata il “contratto cessione pratiche”, regolarmente registrato all’Agenzia delle Entrate, tra la Emmetre pubblicità C.P. di Carlo Signoretti & C. s.n.c. e la Emmetre Pubblicità S.r.l.: ma l’atto datato 3 marzo 2009 e sottoscritto dal sig. Carlo Signoretti nella qualità di amministratore unico di entrambe le società non é autenticato.

A seguito di una verifica amministrativa che ha accertato che non esiste alcun rapporto fra le due società e che il trasferimento delle autorizzazioni non consegue  automaticamente alla cessione d’azienda, di cui va comunque fatta apposita comunicazione di voltura, il Dott. Francesco Paciello ha emanato la Determinazione Dirigenziale n. 2599 del 10 agosto 2010 con cui ha dichiarato annullata la suddetta società.

Fra le ditte va ricordata anche la  “Europa PUBBLICITA’ C. P.92 di CARLO SIGNORETTI & C. s.n.c.” che il 30 dicembre 1996 aveva presentato istanza di partecipazione al riordino che ha riguardato 94 Mod. E senza autodenuncia di avvenuta installazione per nessuno di essi, ma che il 4 agosto 2009 per mano del sig. Carlo Signoretti stavolta in qualità di amministratore unico della S.r.l. “EUROPA PUBBLICITA’ 92” ha sottoscritto con l’amministrazione comunale un verbale di partecipazione al procedimento del riordino in cui ha riconosciuto la proprietà di 108 impianti riferiti a Mod. E della procedura del riordino.

In data 24 marzo 2009 la S.r.l. “EUROPA PUBBLICITA’ 92” aveva inviato a mezzo raccomandata il “contratto cessione pratiche, regolarmente registrato all’Agenzia delle Entrate, tra la Europa Pubblicità 92 di Carlo Signoretti & C. s.n.c. e la Europa Pubblicità 92 S.r.l.: ma l’atto datato 3 marzo 2009 e sottoscritto dal sig. Carlo Signoretti nella qualità di amministratore unico di entrambe le società non era autenticato.

A seguito di una verifica amministrativa che ha accertato la duplicazione addirittura di ben 6 Modelli E e che non esiste alcun rapporto fra le due società e che il trasferimento delle autorizzazioni non consegue automaticamente alla cessione d’azienda, di cui va comunque fatta apposita comunicazione di voltura, il Dott. Francesco Paciello ha sottoscritto la Determinazione Dirigenziale n. 2600 del 10 agosto 2010 con cui ha dichiarato annullata anche la suddetta società.

Nel corso della seduta del 18 marzo 2014 ho sollecitato il dott. Francesco Paciello a presentare a nome del Comune di Roma una dovuta memoria difensiva anche sulla base di tali provvedimenti, per essere a maggior ragione sicuri che venga rigettata dal TAR del Lazio la richiesta di sospensiva presentata dalle suddette ditte che hanno fatto ricorso contro la deliberazione n. 425/2013.

Il dott. Francesco Paciello ha assicurato a tutti i presenti che aveva già in mente di integrare la memoria difensiva del Comune di Roma anche con queste valide argomentazioni da esporre nella Camera di Consiglio del prossimo 2 aprile 2014.
 
Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)