martedì 29 aprile 2014

Gli impianti pubblicitari “senza scheda” riconducibili alla procedura di riordino

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi: 
http://www.vasroma.it/gli-impianti-pubblicitari-senza-scheda-riconducibili-alla-procedura-di-riordino/

Immagine.logo Comune Roma 
Con la Deliberazione della Giunta Capitolina n. 425 del 13 dicembre 2013 sono state decise due precise disposizioni apparentemente a sé stanti che non dovrebbero ad ogni modo interferire l’una con l’altra.
Da un lato è stato deciso <<di assicurare la permanenza sul territorio di tutti gli impianti pubblicitari contenuti nella Nuova Banca Dati, limitatamente alle tipologie “SPQR”, “R”, “ES”, “E” nonché di quelli di cui all’articolo 33bis del Regolamento di Pubblicità e di quelli di tipo “CONV”, di cui all’art. 34, comma 4 bis del Regolamento, a titolo temporaneo nelle more dell’adozione del Piano Regolatore degli impianti pubblicitari e dei suoi relativi piani di localizzazione a condizione che gli impianti rispettino le prescrizioni del Codice della Strada e del suo Regolamento attuativo>>.

Per capire bene e meglio la suddetta disposizione è opportuno dare i seguenti chiarimenti.
Gli impianti pubblicitari di cui sono indicate le tipologie sono quelli che fanno parte della cosiddetta procedura di riordino, per la quale entro e non oltre il 9 maggio 1997 sono state presentate le domande in relazione proprio alle diverse tipologie.

È stata approntata a tal fine una modulistica particolare mediante la quale le ditte pubblicitarie hanno dovuto dichiarare la posizione dei propri impianti e precisamente:
-          Modelli R per la indicazione degli impianti di proprietà privata assistiti da titolo autorizzatorio, per i quali si chiedeva il rinnovo;
-          Modelli SPQR per la indicazione degli impianti di proprietà comunale concessi in locazione, per i quali si chiedeva il rinnovo;
-          Modelli E per la segnalazione delle istanze per nuovi impianti presentate negli anni precedenti, in attesa di risposta, da specificare in MODELLI ES se già installati.

Il citato art. 33 bis dall’art. 33 bis del vigente Regolamento riguarda gli impianti pubblicitari accorpati: dispone che <<le domande presentate nell’ambito della procedura di riordino possono, su istanza dell’interessato, essere esaminate nell’ambito di progetti di accorpamento o trasformazione mantenendo invariata la superficie richiesta” con la precisazione che “le istanze presentate nell’ambito della procedura di riordino per impianti su area pubblica possono essere esaminate e definite solo nel caso di trasformazione di impianti monofacciali già esistenti in bifacciali>>.

il richiamato comma 4 Bis dell’art. 34 del vigente Regolamento riguarda invece gli impianti autorizzati da altri enti proprietari delle strade trasferiti al Comune di Roma: dispone che <<gli impianti autorizzati da altri enti proprietari delle strade che, a seguito del trasferimento delle stesse al Comune di Roma come da specifica deliberazione delimitante il centro abitato, insistono oggi su strade di proprietà del Comune di Roma si intendono autorizzati fino alle medesime scadenze stabilite per gli impianti inseriti nella procedura di riordino, ove inseriti nella medesima procedura di riordino e all’esito positivo della stessa>>, che tale viene dichiarata con il semplice inserimento di tali impianti nella Banca Dati.

Con la suddetta disposizione agli impianti pubblicitari che fanno pare del procedimento di riordino viene assicurata una permanenza sul territorio fino alla entrata in vigore del PRIP, senza alterare però la <<la scadenza naturale dei titoli degli impianti>>, che può avvenire quindi anche prima della approvazione del PRIP.

Dall’altro lato con la deliberazione n. 425/2013 è stato deciso invece <<di stabilire che gli impianti qualificati nella Nuova Banca Dati di tipo c.d. “senza scheda”, ivi compresi quelli del “circuito cultura e spettacolo” dovranno essere rimossi, previa diffida, a cura e spese dei proprietari entro (90) novanta giorni dalla pubblicazione del presente provvedimento, pena l’applicazione delle sanzioni previste negli articoli 31 e seguenti del vigente Regolamento di Pubblicità (deliberazione Consiglio Comunale n. 37/2009)>>.

Per capire bene e meglio la suddetta disposizione è opportuno dare anche per essa i seguenti chiarimenti.
In un comunicato pubblicato il 13 dicembre 2013 sul sito web del Comune è stato fatto sapere che la Deliberazione della Giunta Capitolina n. 116 del 5 aprile 2013 <<ha determinato “una sorta di temporanea sanatoria per gli impianti abusivamente installati, ‘senza scheda’, consentendone la permanenza sul territorio”. Dove per ‘senza scheda’ s’intendono le pubblicità senza titolo, non rientrate nella procedura di riordino ma comunque inserite nella banca dati del 2007>>, a seguito di autodenuncia da parte delle ditte che ne sono titolari.

Il 10° capoverso della deliberazione n. 425/2013 parla “di qualificare gli impianti di dimensione mt. 2 x 2 destinati esclusivamente alla promozione di iniziative culturali e dello spettacolo come “circuito cultura e spettacolo”, che hanno però la medesima natura giuridica di quelli del tipo cosiddetto “senza scheda”, in quanto anch’ essi non riconducibili alla procedura di riordino.

Fra le sanzioni previste dall’art. 31 del vigente Regolamento ci sono in particolare quelle del comma 14 che testualmente recita: <<Nel caso di installazione di impianti privi di autorizzazione, all’ordine di rimozione d’Ufficio conseguono la decadenza dall’autorizzazione all’effettuazione della pubblicità per conto terzi ed all’uso degli impianti pubblicitari nonché, in caso di istallazione di impianti sul suolo o su beni comunali, la decadenza automatica del contratto di locazione. In particolare la prima violazione darà luogo alla pronuncia di decadenza per il 5 per cento delle autorizzazioni, con priorità per quelle rilasciate nell’ambito del medesimo Municipio; la seconda violazione darà luogo alla pronuncia di decadenza per il 20 per cento delle autorizzazioni, con priorità per quelle rilasciate nell’ambito del medesimo Municipio; la terza violazione darà luogo alla pronuncia di decadenza per il 50 per cento delle autorizzazioni, con priorità per quelle rilasciate nell’ambito del medesimo Municipio; l’ulteriore violazione darà luogo alla pronuncia di decadenza delle restanti autorizzazioni. La ditta pubblicitaria che ha ricevuto nell’ultimo biennio due diffide a rimuovere la pubblicità di cui all’art. 4 comma 1, lett. i) è esclusa dall’uso del medesimo mezzo pubblicitario per il periodo di un anno nell’intero territorio del Comune>>.

Il comunicato del Comune ha fatto anche sapere che a Roma ci sono <<5.000 impianti “senza scheda” collocati da 70 ditte>>: ne deriverebbe che ognuna delle suddette 70 ditte avrebbe installato abusivamente una media di 71 impianti “senza scheda”, per cui – in caso di loro rimozione forzata – si dovrebbe applicare il comma 14 dell’art. 31 del vigente Regolamento e dichiarare decadute tutte le autorizzazioni rilasciate per gli impianti pubblicitari appartenenti alle medesime 70 ditte, che sparirebbero in tal caso letteralmente dal mercato di Roma.

I 90 giorni dalla pubblicazione della deliberazione n. 425/2013 scadevano il 19 marzo 2014: ai primi del mese di febbraio 2014 il dott. Francesco Paciello ha trasmesso alle suddette 70 ditte note corredate dall’elenco degli impianti ricadenti nelle tipologie suddette con cui ha diffidato a rimuovere a proprie cure e spese gli impianti “senza scheda” entro e non oltre il 19 marzo 2014, a pena di rimozione forzata a partire dal 20 marzo 2014.

Fra le ditte diffidate ci sono le seguenti 8:
  • Battage S.r.l. (nota prot. n. 6275 del 3 febbraio 2014);
  • D.D.N. S.r.l. (nota prot. gen. n 6283 del 3 febbraio 2014);
  • DND Project & service S.r.l. (nota prot. n.  6286 del 3 febbraio 2014);
  • F.A.R.G. Pubblicità di Tonatti Maria e c. s.a.s. (nota prot. n. 6290 del 3 febbraio 2014);
  • Studio Immagine di Vincenzo Angeletti (nota prot. n. 6299 del 3 febbraio 2014);
  • Gruppo ODP Pubblicità (nota prot. n. 6306 del 3 febbraio 2014);
  • Studio Immagine di Vincenzo Angeletti (nota prot. n. 6299 del 3 febbraio 2014);
  • Screen City (nota prot. n. 6397 del 4 febbraio 2014);
  • Message (nota prot. n.6475 del 4 febbraio 2014).
Si mette in evidenza che delle suddette ditte la D.D.N. , la F.A.R.G. e Studio Immagine hanno partecipato alla procedura di riordino richiedendo rispettivamente il rilascio di autorizzazione per 85 impianti, 2 impianti e 52 impianti di tipo “E”, senza averne installato nessuno entro il 9 maggio 1997.

Si deve mettere in evidenza al riguardo che il comma 13-bis dell’art. 23 del D. Lgs. n. 285/1992, con cui è stato emanato il Codice della Strada, prescrive testualmente che <<l’ente proprietario della strada diffida l’autore della violazione e il proprietario o il possessore del suolo privato, nei modi di legge, a rimuovere il mezzo pubblicitario a loro spese entro e non oltre dieci giorni dalla data di comunicazione dell’atto>>.

La suddetta prescrizione è stata recepita nel 5° comma dell’art. 31 del vigente Regolamento ai sensi del quale <<il trasgressore è invitato a rimuovere l’impianto abusivo o difforme entro dieci giorni dalla notificazione>>: ciò nonostante il dott. Francesco Paciello con le sue note di diffida ha invitato a rimuovere gli impianti “senza scheda” entro il 19 marzo 2014, in applicazione letterale del dispositivo della deliberazione n. 425/2013 secondo cui i 5.000 impianti “senza scheda” <<dovranno essere rimossi, previa diffida, a cura e spese dei proprietari entro (90) novanta giorni dalla pubblicazione del presente provvedimento>>.

Non si può non rilevare al riguardo come un atto amministrativo quale è la deliberazione di Giunta n. 425/2013 non possa scavalcare una precisa prescrizione imposta sia dalla normativa statale che da un Regolamento approvato dal Consiglio Comunale.

Nel comunicato pubblicato il 13 dicembre 2013 sul sito web del Comune non è precisato se le 70 ditte pubblicitarie siano proprietarie anche di impianti facenti parte della procedura di riordino o comunque riconducibili ad essa. 

A tal ultimo riguardo si fa presente che il dispositivo della deliberazione della Giunta Capitolina n. 116/2013 parlava di <<impianti di tipo “senza scheda” già inseriti nella Nuova Banca Dati e non riconducibili alla procedura di riordino>>: quest’ultimo particolare non è stato invece riportato nel dispositivo della deliberazione n. 425/2013.

Ma della riconducibilità degli impianti “senza scheda” alla procedura di riordino si è invece parlato nella Nota del dott. Francesco Paciello prot. QH 15018 del 6 marzo 2014, che è stata trasmessa <<A tutte le società inserite nella Nuova Banca Dati>>.

Il Dott. Francesco Paciello ha voluto far sapere che <<il 19 marzo 2014 costituisce la data entro cui gli impianti qualificati nella Nuova Banca Dati del tipo “senza scheda”, ivi compresi quelli del “circuito cultura e spettacolo“, dovranno essere rimossi a cura e spese dei proprietari in applicazione della deliberazione G.C. n. 425/2013>>, precisando che <<Dopo quella data l’impianto sarà qualificato con lo stato “cessato dal 20/3/2013 ex Deliberazione G.C. 425/2013”>>.

Ha quindi ritenuto opportuno ricordare che <<l’eventuale comportamento delle Società titolari di impianti pubblicitari appartenenti alla cd. “Procedura di riordino” consistente nel mantenere sul territorio, dopo il 19.3.2014, gli impianti della tipologia “senza scheda” determinerà, per fatto imputabile alla società, il prodursi delle condizioni per l’applicazione delle decadenze di cui all’art. 31 comma 14 Regolamento di Pubblicità (Deliberazione C.C. 37/2009)>>.

Con la suddetta precisazione Il Dott. Francesco Paciello ha lasciato intendere che diverse della 70 ditte che hanno autodenunciato impianti installati “senza scheda” possono essere anche titolari di impianti pubblicitari appartenenti alla procedura di riordino, le cui regolari autorizzazioni rilasciate a suo tempo dovrebbero in tal caso essere dichiarate decadute in percentuale ai sensi del comma 14 dell’art. 31 del vigente Regolamento: a tal riguardo ha precisato che <<gli accertamenti della Polizia Locale, condotti successivamente al 19.3.2014, saranno utilizzati anche ai fini dei procedimenti di cui all’art. 31 comma 14 predetto>>.

Appare infatti di tutta evidenza che alla ditta pubblicitaria che ha installato quanto meno 4 impianti “senza scheda” ma che non fa parte della “procedura del riordino” non si possono dichiarare decadute le “autorizzazioni” regolari del “riordino” che non le possono essere state materialmente rilasciate, mentre rischia concretamente le sanzioni sopra richiamate (fino alla sparizione dal mercato di Roma) la ditta che abbia partecipato alla procedura di riordino con molti suoi impianti e che si sia resa responsabile della installazione del tutto abusiva di impianti “senza scheda”, ivi compresi quelli del circuito cultura e spettacolo.

Ma nella sua nota il dott. Francesco Paciello ha tenuto a far presente che <<È fatta salva l’autotutela, su richiesta della Società, volta a dare prova che l’impianto “senza scheda” è in realtà riconducibile alla cd. Procedura di riordino>>.    

La spiegazione su come sia possibile che un impianto qualificato “senza scheda”, vale a dire senza alcun titolo autorizzativo, possa anche essere riconducibile alla procedura di riordino sta nelle seguenti considerazioni.
Alla data di chiusura delle domande di partecipazione alla procedura del riordino, fissata per il 9 maggio 1997, risultano essere state presentate richieste di rilascio di nuove “concessioni” o “autorizzazioni” ovvero di spostamenti o trasferimenti degli impianti pubblicitari, presentate entro e non oltre il 31 dicembre 1994.

Ammontavano a ben 23.128 nuovi impianti (Modelli “E”) di cui 1.796 nel frattempo installati senza attendere la dovuta istruttoria (Modelli “ES”) che quindi sono stati poi censiti ed inseriti nella Nuova Banca Dati con i rispettivi numeri di codice identificativo.

Ne deriva che i rimanenti 21.332 impianti (Modelli “E”) di cui è stato richiesto il rilascio della “concessione” non possono risultare nella Nuova Banca Dati se non sono stati poi mai installati.

Ma la Deliberazione della Giunta Capitolina n. 116 del 5 aprile 2013 parla invece di <<inserimento nella Nuova Banca Dati degli impianti di tipo …. “E”>> e la Deliberazione della Giunta Capitolina n. 425 del 13 dicembre 2013 assicura <<la permanenza sul territorio di tutti gli impianti pubblicitari contenuti nella Nuova Banca Dati, limitatamente alle tipologie ….. “E”>>.
 
Per non voler considerare un errore materiale l’inserimento in Banca Dati anche di impianti di tipo “E”, di cui è stata solo fatta richiesta di rilascio delle rispettive autorizzazioni, occorre ipotizzare non solo che questi impianti siano stati installati sul territorio ed in quanto tali inseriti nella Nuova Banca Dati con i rispettivi numeri di codice identificativo, ma anche che sono stati registrati come impianti “senza scheda” in quanto non appartenenti alla procedura di riordino secondo le domande presentate entro il 9 maggio del 1997: quest’unico caso è dato dalla possibilità che molti dei 21.332 impianti (Modelli “E”), di cui era stato richiesto il rilascio della “concessione” e che in quanto tali non erano stati inizialmente registrati nella Nuova Banca Dati costruita nel 2009, siano stati installati negli anni successivi e censiti come “senza scheda” in quanto autodenunciati. 

Si mette in grande risalto al riguardo che una volta assunto il suo incarico il dott. Francesco Paciello ha costruito la Nuova Banca Dati soprattutto grazie ai verbali di partecipazione al procedimento del riordino che nel 2009 ha fatto sottoscrivere a tutte le ditte pubblicitarie che hanno dichiarato quanti impianti del riordino avevano a quel momento: se ne riposta un esempio con il Verbale di partecipazione al riordino della ditta Seipertre. che me lo ha a suo tempo voluto gentilmente far conoscere.

Questo ha permesso al dott. Francesco Paciello il confronto anche per tipologie del numero degli impianti dichiarati nel 2009 con il numero degli impianti del riordino dichiarati tra il 1996 ed il 1997, prendendo i dovuti provvedimenti nei confronti di quelle ditte  di cui è stato poi accertato che hanno dichiarato il falso a loro esclusivo vantaggio.  

Anche per i suddetti motivi diverse ditte pubblicitarie hanno impugnato presso il TAR del Lazio non solo il dispositivo della deliberazione n. 425/2013 che prescrive la rimozione entro il 19 marzo 2014 di tutti i 5.000 impianti “senza scheda”, ma anche le note di diffida alla rimozione di questi impianti trasmesse dal dott. Francesco Paciello.    

Come ho già detto precedentemente,  5 delle 8 ditte pubblicitarie fatte oggetto di diffida non figurano fra quelle che risultano alla data del 9 maggio 1997 di chiusura della presentazione delle domande di partecipazione al “riordino”, ma presso il TAR hanno sostenuto di essere proprietarie di impianti considerati “senza scheda” che sono invece riconducibili alla cosiddetta procedura di riordino.

A tal riguardo faccio presente che l’art. 13 della disciplina della procedura di riordino approvata con deliberazione n. 1689/1997 dispone che <<in sede di riordino, l’intestazione della concessione o dell’autorizzazione può essere aggiornata, per effetto dei sopravvenuti cambi di denominazione o di forma giuridica ovvero delle istanze già presentate come volture e subingressi, anche degli impianti pubblicitari di proprietà comunale>>.

L’interrogativo che si pone per gli impianti “senza scheda” riconducibili alla procedura di riordino è se la “autotutelasu richiesta della Società”, che la nota del dott. Francesco Paciello fa salva per darne la prova oggettiva, possa costituire una condizione sufficiente ad evitare la rimozione di tali impianti.

La circostanza che specialmente dall’anno 2009 in poi siano stati installati anche impianti pubblicitari di cui nell’ambito della procedura di riordino entro la data del 9 maggio 1997 erano state presentate richieste di rilascio di nuove “concessioni” o “autorizzazioni”, ovvero di spostamenti o trasferimenti degli impianti pubblicitari (Modelli “E”), non toglie ad essi la natura del tutto “abusiva” in quanto impianti installati comunque senza alcun titolo autorizzativo, per giunta dopo il 9 maggio 1997, data ultima entro cui andavano denunciati gli impianti Modello “ES” installati cioè senza aspettare l’esito della rispettive istruttorie.

Dovrebbero pertanto essere comunque rimossi a maggior ragione perché nella deliberazione della Giunta Capitolina n. 425/20013 è stato eliminato il distinguo tra impianti “senza scheda” riconducibili o non riconducibili alla procedura di riordino. 

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)  

lunedì 28 aprile 2014

Tangenziale Est - Stazione Tiburtina. Un nuovo incidente mortale contro un cartellone?


Cosa è successo sotto la Tangenziale Est proprio di fronte alla sfavillante (e già massacrata dai graffiti, dalle scritte all'acido e dalla sosta selvaggia) Stazione Tiburtina? Un cartellone posizionato in mezzo ad una intersezione - il Codice della Strada cosa dice a riguardo? -; una losanga di fiori, delle scritte, la segnaletica stradale addobbata, un cuore con delle scritte. Cosa è successo? Che incidente c'è stato? Ci sono stati feriti? Vittime? Il cartellone c'entra qualcosa come sembrerebbe? Chi sa, parli...

mercoledì 23 aprile 2014

Al termine di una sbalorditiva seduta il Consiglio del XII Municipio approva all’unanimità la proposta di risoluzione su cartellopoli predisposta da VAS

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi: 
http://www.vasroma.it/al-termine-di-una-sbalorditiva-seduta-il-consiglio-del-xii-municipio-approva-allunanimita-la-proposta-di-risoluzione-su-cartellopoli-predisposta-da-vas/

Immagine.logo XII Municipio 
Il 16 gennaio 2014 il cons. del XII Municipio (ex XVI) Daniele Diaco (capogruppo del Movimento 5 Stelle) mi ha chiesto per posta elettronica di indicargli eventuali problemi specifici che riguardano il suo municipio, in modo da poterli inserire nella proposta di risoluzione sulla cartellopoli romana che intendeva presentare.
Immagine.Daniele Diaco
Daniele Diaco

Lo stesso giorno gli ho trasmesso la Proposta di risoluzione del Consiglio del XII Municipio, che avevo provveduto ad integrare con specifico riferimento agli impianti cosiddetti “senza scheda”: il giorno successivo il cons. Diaco mi ha scritto che avrebbe provveduto a presentare quanto prima la risoluzione da me elaborata, senza però farmi poi sapere più nulla.
Il 9 marzo 2014 un rappresentante della associazione “Basta Cartelloni-Francesco Fiori” ha allegato la proposta da me elaborata ad un messaggio di posta elettronica trasmesso al cons. di maggioranza Fabio Bomarsi (PD), Vice Presidente Vicario della VI Commissione del XII Municipio (Politiche dell’Ambiente – Decoro Urbano – Politiche della Sicurezza – Politiche delle Attività Produttive, del Commercio, dello Sviluppo Economico e del Lavoro), con cui gli ha chiesto di controllare se il cons. Diaco avesse presentato la sua proposta di risoluzione, perché differentemente poteva essere presentata da lui: il successivo 13 marzo mi ha messo in contato direttamente con lui per poter collaborare assieme alla revisione del testo.
 Immagine.Fabio Bomarsi
Fabio Bomarsi

Il 14 marzo 2014 il cons. Bomarsi si è incontrato con l’assessore al Commercio Francesco Geraci e con il nucleo affissioni e decoro del XII Gruppo Monteverde di Polizia Locale di Roma Capitale, da cui ha saputo che sono 380 gli impianti pubblicitari “senza scheda” installati nel XII Municipio:   assieme hanno modificato l’atto trasmettendomene poi il testo che ho a mia volta proposto di rettificare.
Il 16 marzo il cons. Bomarsi mi ha ringraziato per il “contributo decisamente utilissimo” e mi ha allegato le rettifiche adottate del testo della Proposta di risoluzione su Cartellopoli che il 17 marzo è stata approvata dalla VI Commissione e calendarizzata per essere sottoposta alla approvazione del Consiglio del XII Municipio nella seduta dell’8 aprile 2014.
Il 4 aprile 2014 il cons. Bomarsi ha confermato la convocazione per martedì 8 della seduta del Consiglio Con inizio alle ore 15 e termine entro le ore 16,15 ed ha pregato il sottoscritto ed i rappresentanti di “Basta Cartelloni-Francesco Fiori” di essere presenti: al riguardo ha fatto sapere di aver chiesto ed ottenuto che si sospenda il Consiglio per dare la parola sull’argomento anche se per pochi minuti.
A partecipare alla seduta quel giorno ero l’unico cittadino.
La seduta è iniziata alle ore 15,30, con mezz’ora quindi di ritardo: in questo frattempo mi ha voluto  parlare la consigliera di maggioranza Alberta Maranzano (Sinistra Ecologia e Libertà), che a tenuto a dirmi che già mi conosceva.
Immagine.Alberta Maranzano
Alberta Maranzano

All’appello sono risultati presenti 19 consiglieri ed assenti i rimanenti 6.
Ha chiesto ed ottenuto di parlare la consigliera di maggioranza Francesca Romana Ferri (PD) per esprimere piena “solidarietà ai lavoratori che oggi sono stati vittime di un attacco orrendo”, con riferimento ad un blitz messo in atto la mattina dai movimenti per il diritto all’abitare.
 Immagine.Francesca Romana Ferri
Francesca Romana Ferri

La Presidente del Consiglio del XII Municipio Alessia Salmoni (Lista Civica Marino) ha posto in approvazione i verbali n. 15 e n. 16.
 Immagine.Alessia Salmoni
Alessia Salmoni

Subito dopo ha interrotto la seduta del Consiglio per darmi la parola: sono stato invitato ad entrare  nella sala di Consiglio per avvicinarmi ad un microfono.
Ho ringraziato tutti i presenti ed in particolare il cons. Bomarsi per l’attuazione data ad un esempio di democrazia partecipata, accogliendo un contributo venuto dai cittadini, e per l’occasione che veniva concessa per la 1° volta ad un rappresentante di una associazione ambientalista che è portatrice di interessi diffusi, fra i quali non possono non rientrare quelli di ripristinare il decoro che spetta anche al territorio del XII Municipio e che è al momento infangato da una marea di cartelloni pubblicitari abusivi, come attestano i 380 impianti “senza scheda” accertati dal XII Gruppo Monteverde.
Ho messo in evidenza che è un preciso diritto-dovere di ogni consigliere rispettare e far rispettare la legalità.
Alla ripresa dei lavori del Consiglio, il Presidente ha dato la invitato il cons. Bomarsi ad illustrare la proposta di risoluzione, di cui è stato il primo firmatario.
Ha premesso che si tratta di una risoluzione molto vasta e molto impegnativa, che rappresenta il riconoscimento che si deve a questa città: ha parlato di inefficienza da superare, facendo presente al riguardo che non è mai stata applicata ad esempio la sanzione massima prevista fino a 13.000 euro.
Ha messo in evidenza come già i 5.000 impianti “senza scheda” danno un’idea del degrado a cui si è arrivati.
Ha fatto presente che occorre sollecitare l’Assessore Marta Leonori a far approvare il Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (PRIP) entro il 31 dicembre del 2014 e che in questo frattempo occorre provvedere alla rimozione dei 380 impianti “senza scheda” installati nel XII Municipio, che al momento non risultano essere nemmeno oscurati con il paradosso che continuerebbero ad essere sfruttati per guadagni illeciti quanto meno fino alla fine di dicembre di quest’anno.
Ha messo in risalto come assolutamente scandaloso che dai 750.000 € incassati dalla pubblicità nel 2008 si sia passati ai 150.000 € incassati nel 2012: ha posto in rilievo che occorre andare verso la stessa situazione di qualunque altra città d’Europa.
Dopo aver parlato di “giungla” delle ditte presenti a Roma (circa 300) ha concluso con una domanda ben precisa, che ci sia il decentramento amministrativo che possa portare risorse al Municipio.
Ha quindi chiesto ed ottenuto di parlare il cons. di opposizione Franco Bernardini (capogruppo di Fratelli d’Italia).
 Immagine.Franco Bernardini
Franco Bernardini

Ha esordito affermando che è molto piacevole che il pubblico intervenga, anche se però l’intervento gli è sembrato piuttosto una spiegazione, quasi a voler significare che non ci fosse stata una sufficiente informazione da parte dei consiglieri.
Ha quindi fatto presente che l’argomento della cartellonistica abusiva, che sta molto a cuore al cons. Bomarsi, gli interessa anche per il decoro relativo all’abusivismo del commercio delle bancarelle.
Ha rilevato che “non siamo in grado di far gestire la normativa vigente in materia o per mancanza di volontà politica o per mancanza di forze”.
Con riferimento all’oscuramento della pubblicità fatta sui cartelloni abusivi ha fatto presente che per coprirla “non è che mi posso arrampicare” e si è chiesto “ma se non ci sono i soldi ?” per rispondersi da solo che allora è molto difficile da rimuovere: mi sono sentito in dovere a questo punto di interromperlo, benché non consentito e ripreso per questo dalla Presidente Alessia Salmoni, per chiedergli se conosce il Regolamento almeno nella parte che prescrive l’obbligo di multare non solo <<il titolare di autorizzazione per l’esposizione pubblicitaria e di locazione degli impianti comunali>>, ma anche  <<in via solidale il soggetto richiedente la pubblicità ed il soggetto che produce o vende il bene o servizio oggetto della pubblicità>>.
Il cons. Bernardini ha proseguito sostenendo che “possiamo quindi fare tutti i voli pindarici che vogliamo, ma gradirei che si applichino le stesse regole a tutto l’abusivismo.”.
Ha concluso affermando che “Rutelli non ha saputo sfruttare la massa di finanziamenti che ha avuto. Ce l’hanno detto i Vigili.
Ha chiesto ed ottenuto di parlare il cons. di maggioranza Augusto Rossi (PD).
Immagine.Augusto Rossi
Augusto Rossi

Ha detto che la prima richiesta da fare deve essere quella di incrementare l’organico dei Vigili: deve essere chiesto poi di applicare il massimo delle sanzioni, ricordando che con la legge n. 111/2011  sono state innalzate “da euro 1.376,55 a euro 13.765,50 in via solidale con il soggetto pubblicizzato”.
Ha chiesto ed ottenuto di parlare il cons. di opposizione Gianni De Lucia (Forza Italia)
Immagine.Gianni De Lucia
Gianni De Lucia

È voluto intervenire perché a suo dire ha sentito alcune imprecisioni ed ha voluto rimettere in ordine le cifre.
Nel 2013 il Comune ha incassato 14 milioni ed 800.000, per cui una quota parte potrebbe a suo dire essere destinata alle rimozioni: non posso non far presente al riguardo che si tratta di entrate correnti del bilancio dell’amministrazione comunale prelevando dalle quali di commetterebbe una “distrazione di fondi pubblici”.
Ha fatto presnete che l’unico fatto oggettivo è la Deliberazione della Giunta Capitolina n. 425 del 13 dicembre 2013 che ha modificato al Deliberazione della Giunta Capitolina n. 116 del 5 aprile 2013.
Il cons. Gianni De Lucia ha ricordato l’inchiesta che alla fine del 2011 ha voluto l’allora Sindaco Alemanno quando ha parlato di “mafia” e ci ha messo la faccia: per chi non lo sapesse l’inchiesta affidata al Vice Comandante Antonio di Maggio si è conclusa con la denuncia di 44 rappresentanti legali delle ditte pubblicitarie e dello stesso dirigente dott. Francesco Paciello, costretto a dimettersi ma poi riabilitato, e che quando il Pubblico Ministero Alberto Pioletti ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta il Sindaco Alemanno (che era l’unico a potersi opporre) non si è fatto vivo.
 Immagine.Antonio Di Maggio
Antonio Di Maggio

Immagine.Alberto Pioletti
Alberto Pioletti

Il cons. Gianni De Lucia ha ricordato la forte azione del comune di Roma che c’è stata nel rimuovere i cartelloni pubblicitari abusivi quando Sindaco era Gianni Alemanno e per evidenziare che al confronto oggi ci sono a suo giudizio “sanatorie dell’ultima ora”: non posso non fare presente al riguardo che alla fine del 2011 il Comune di Roma ha promosso una campagna di rimozione di circa 1.000 impianti stanziando una cifra complessiva di 1.100.000 € che sono stato costretto a denunciare alla Corte dei Conti per “distrazione di fondi pubblici” con Nota VAS prot. 3 del 21 febbraio 2012, mentre ora la Giunta Capitolina ha prescritto la rimozione di 5.000 impianti “senza scheda”.
Dopo aver ribadito che Gianni Alemanno è stato l’unico a metterci la faccia, il cons. Gianni De Lucia si è interrogato sul PRIP a suo tempo licenziato dalla Giunta di Alemanno: “vediamo ora se Marino lo farà approvare”.
Ha proseguito affermando che “bisogna mettere le cose in fila in questa faccenda: ha ragione VAS a ricordare che vanno rimossi i 5.000 ‘senza scheda’; sollecitiamo un termine ultimativo entro cui approvare il PRIP ed avere una parte degli introiti per le rimozioni”.
Ha chiesto quindi ed ottenuto di parlare il cons. di maggioranza Manuel Giugliano (capogruppo di Sinistra Ecologia e Libertà).
Immagine.Manuel Giugliano
Manuel Giugliano

Ha fatto presente che “con l’ordine del giorno di oggi mettiamo sicuramente la parola fine” al fenomeno della cartellopoli: ha ricordato il morto che c’è stato ai primi di novembre del 2011 a seguito di uno scontro contro un cartellone pubblicitario abusivo installato sullo spartitraffico della via Tuscolana.
Ha ricordato anche l’inquinamento visivo provocato dai cartelloni pubblicitari abusivi installati attorno al Circo Massimo.
È  giusto quindi sollevare il problema: dobbiamo fare in modo che nel bilancio del Municipio ci siano i fondi necessari per le rimozioni”.
Ha concluso dicendo che “noi qualcosa la dobbiamo dire e fare. Una cosa la possiamo cominciare a fare: ad esempio la denuncia delle ditte abusive alla Camera di Commercio. L’atto di oggi è un atto dovuto.
Ha chiesto ed ottenuto di parlare il cons. di opposizione Antonio Aumenta (Forza Italia).
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Antonio Aumenta

Ha esordito affermando che “sicuramente una delle problematiche che questa città sta subendo negli ultimi 20 anni è la mafia dei cartelloni abusivi e che è indecorosa la colpa che è stata data ad Alemanno ed alla sua Giunta: non sento più parlare oggi di cartellopoli, ma vedo che i cartelloni proliferano lo stesso e non vedo più tagliare i cartelloni da chi oggi è in silenzio con la sua Giunta. Cartellopoli è viva, è presente: allora di cosa parliamo ? Vorremmo allora che da parte di questa maggioranza ci fosse una rivolta contro il Sindaco di oggi. Finché non vedrò questo vi taccerò di essere incoerenti ed opportunisti. Bomarsi si è fatta la più classica delle marchette. Non ci stiamo. Siamo stufi. Vogliamo i fatti da questa maggioranza che ha governato da sempre rispetto ai soli 5 anni della Giunta di Alemanno.”
Ne è seguito un battibecco con il cons. Bomarsi con il discorso che si sposta per un attimo sull’art. 58 del Regolamento del XII Municipio: sono intervenuti nella disputa anche 2 consiglieri di opposizione.
Quando il cons. Antonio Aumenta ha potuto riprendere la parola, con riferimento all’ordine del giorno ha detto: “Noi lo voteremo: è inutile che vi innervosite”.
Ha voluto ricordare l’azione contro la cartellonistica stradale abusiva operata dall’allora Assessore al Commercio Davide Bordoni, per metterla provocatoriamente a confronto con l’azione svolta in XII Municipio dall’allora Presidente Fabio Bellini (PD), ora consigliere regionale.
 Immagine.Davide Bordoni
Davide Bordoni

 Immagine.Fabio Bellini
Fabio Bellini

Ha quindi parlato delle multe non riscosse, che non sarà in grado di riscuotere nemmeno Equitalia: debbo far presente al riguardo che a Roma le multe le incassa la S.p.A. “Aequa Roma” che ha redatto anche il PRIP.
 Immagine.logo Aerqua Roma
Dopo essersi chiesto come fa Bomarsi ad incassare i 100.000 € al posto delle ditte, ha chiuso il suo intervento affermando: “Voteremo favorevolmente.
È iniziata a questo punto una violentissima discussione sul fatto che la seduta del Consiglio doveva finire in base al Regolamento alle ore 16,15 a quel momento superate anche per causa della mezz’‘ora di ritardo dell’inizio dei lavori, oltre che per gli interventi prolungati soprattutto dei consiglieri di opposizione.
Il Direttore del Municipio Guglielmo Sabatini, per superare le voci dei cons. Aumenta e Bernardini che lo contestavano, ha dovuto leggere quasi urlando al microfono il 4° comma dell’art. 17 del Regolamento, secondo il quale si può andare anche oltre l’orario di chiusura fissato, ma votando per la prosecuzione, precisando che si deve rivotare anche nel caso che si superino le 7 ore di dibattito.
Il Presidente del Consiglio Alessia Salmoni ha messo in votazione la prosecuzione dei lavori del Consiglio, che ha visto i voti contrari dei 3 consiglieri di opposizione.
Ha chiesto quindi ed ottenuto di intervenire il cons. di opposizione Marco Giudici (capogruppo del Gruppo Misto).
 Immagine.Marco Giuidici
Marco Giudici

 “Continuo a sollevare molte perplessità sul modo di interpretare i Regolamenti di questo Consiglio: non riesco a capire come sia possibile con un atto dei capigruppo comprimere il diritto di intervenire.
Ne è seguita una polemica furiosa che ha costretto la Presidente del Consiglio a sospendere la seduta per qualche minuto.
Ha ridato poi la parola al cons. Marco Giudici che è tornato a dibattere ancora sul Regolamento: “Siccome mi piace approfondire la materia, è riconosciuto che c’è un tempo tecnico concesso e quindi per questo caso c’è un ritardo”.
È stato interrotto dal cons. Bomarsi prima e dalla Presidente Alessia Salmoni, che l’ha invitato ripetutamente <<a fare un intervento inerente>> all’argomento all’ordine del giorno, altrimenti avrebbe dato la parola a qualche altro consigliere.
Dopo una velata polemica riferita ad un precedente caso a me non noto, il cons. Marco Giudici ha proseguito sostenendo di essere “ovviamente favorevole a questa iniziativa”.
Ha quindi concluso nel modo seguente: “Vi faccio un applauso: questa è giustizia? questa è legalità? La stessa che l’altro giorno si doveva votare sul territorio? Mi associo e chiedo coerentemente che sia portata avanti una battaglia di legalità e di sicurezza”.
La Presidente Alessia Salmoni ha chiuso il dibattito ed ha dato spazio alle dichiarazioni di voto.
È intervenuto il cons. Fabio Bomarsi per replicare anzitutto al cons. Aumenta mettendo il evidenza la differenza tra questa maggioranza e l’opposizione: “non l’ho sentito fare lo stesso ragionamento che facciamo noi. Con Bordoni non l’ho mai sentito fiatare. Oggi stiamo parlando di cartelloni e basta, mentre ieri con Bordoni gli impianti venivano installati di notte per essere poi autodenunciati la mattina seguente. Oggi noi ci assumiamo un preciso impegno politico. Voto naturalmente a favore.
È intervenuto il cons. Daniele Diaco per far sapere che il Movimento 5 Stelle vota a favore della risoluzione.
È intervenuto infine il cons. Antonio Aumenta: “Forza Italia vota a favore, ma annuncio che vi accompagneremo volentieri a portare quest’atto in Comune”.
Ha chiuso polemicamente il suo intervento con riferimento a chi ha sporcato di più la città, citando il Presidente del PD romano Eugenio Patanè.
 Immagine.Eugenio Patanè
La Presidente del Consiglio ha quindi messo in votazione la proposta di risoluzione, che è stata approvata all’unanimità. 
Questa dell’8 aprile 2014 è la quarta approvazione all’unanimità della proposta di risoluzione su cartellopoli per il ripristino della legalità e con essa del decoro del territorio dei Municipi.
Si aggiunge in ordine cronologico alle risoluzioni approvate tutte all’unanimità da parte dei Consigli dei seguenti Municipi:
Non posso non mettere in risalto la differenza che c’è stata tra questa seduta del Consiglio del XII municipio, che ha consentito l’intervento del sottoscritto, e quella del 18 marzo scorso del Consiglio del III Municipio, che a parti politiche invertite mi ha invece negato il diritto di parlare per poi bocciare la proposta di risoluzione presentata dal Movimento 5 Stelle. (http://www.vasroma.it/il-consiglio-del-iii-municipio-boccia-la-proposta-di-risoluzione-su-cartellopoli-per-il-ripristino-del-decoro-predisposta-da-vas-e-presentata-dal-movimento-5-stelle/)  
Una analoga proposta presentata sempre dal Movimento 5 Stelle è stata bocciata pretestuosamente dal Consiglio del VI Municipio,  mentre sono in attesa di essere calendarizzate per essere sottoposte alla approvazione dei rispettivi Consigli le risoluzioni dei seguenti Municipi:
  • Municipio II;
  • Municipio VIII;
  • Municipio XI;
  • Municipio XV.
Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)  

martedì 22 aprile 2014

Quanti posti di lavoro generano le ditte cartellonare? E quali sono le condizioni di lavoro? Una testimonianza

Abbiamo raccolto una testimonianza, che per ovvie ragioni proteggiamo come anonima, riguardo alle condizioni di lavoro nelle ditte cartellonare. Pare che alcune ditte – ovviamente non tutte – non abbiano mano d'opera interna per gestire le affissioni, ma si affidino a società esterne che, poi, sono gestite come potete leggere qui. Quanti posti di lavoro regolari e dunque quanto gettito fiscale, quante tasse, quanto contributo all’occupazione potrebbero scaturire invece da una riforma del settore come è avvenuto in tutte le città europee e in molte città italiane?

Qualche tempo fa facevo proprio questo lavoro pensando fosse niente di ché, una cosa da prendere alla leggera, ma non fu così. Mi stravolse tutta la mia routine, non avevo più tempo per me. Il periodo in cui ho lavorato è andato da ottobre 2012 fino a settembre 2013. Essendo un ragazzo giovane ero disposto a fare dei cambiamenti nella mia vita per lavoro, ma non sono stato mai gratificato dal mio datore di lavoro. Orari insoliti notte e giorno si lavorava solo sab-dom-lun-mar-mer poi si rimaneva fermi per 10 giorni e si riprendeva il sabato dopo. Avevamo due tipi di cartelloni da fare: i piccoli 2x2 o i grandi 4x3. La paga per i 2x2 era 1€ per chi bagnava e 1,50€ chi attaccava (non importava se erano monofacciali o bifacciali sempre quella era la paga a impianto). Invece per i 4x3 pagavano 2€ a chi bagnava e 3€ a chi attaccava (a facciata, al contrario dei piccoli, quindi bifacciale 4€ e 6€). Ovviamente tutto in nero.
Facevamo trenta 4x3 a notte invece quando uscivamo per i piccoli ne facevamo minimo 45 e orari non ce ne erano, avevamo all'incirca 150 cartelloni grandi e 150 piccoli. Eravamo tre squadre.
Le ditte di cartelloni non posso rivelarvele, ma sono sicuro che avrete visto molti di questi cartelloni in giro. Non lavoravo direttamente con le ditte proprietarie dei cartelloni ma per conto di uno che faceva da tramite.
L'unico contatto diretto era quando andavo fisicamente a prendere i manifesti che dovevamo attaccare sui cartelloni.
I soldi li prendevamo quando questa persona aveva una qualche liquidità, molte volte iniziavamo l'affissione ancor prima che finisse di saldare quella precedente perché le ditte pagavano sempre in ritardo.
Alcune ditte pagavano talmente in ritardo l'affissione che non abbiamo più attaccato per quella ditta.
Sentendo quello che lavorava con me da molti più anni, prima si guadagnava benissimo, c'erano i cartelloni abusivi che venivano pagati 30€/35€ a facciata al "capo", lui ovviamente ti pagava meglio ma aveva sempre un eccellente guadagno. Sono venuto poi a conoscenza che il "capo" negli anni penso '80 e '90 aveva 150 cartelloni di sua proprietà comprati grazie ai soldi delle affissioni abusive. Alla fine mi ha detto che non guadagnava tanto e mi voleva pagare non più a cartellone ma a giornata, in pratica 50€ per 30 cartelloni. Ho rinunciato.
Tutte le persone con cui ho collaborato in questo ambito speravano che si tornasse a lavorare con i cartelloni abusivi in modo tale da aumentare il guadagno.