lunedì 30 giugno 2014

Il Consiglio di Stato respinge tutti e 6 gli ulteriori ricorsi contro le Ordinanze Cautelari del TAR che avevano rigettato i rispettivi ricorsi delle ditte proprietarie degli impianti pubblicitari “senza scheda”

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/il-consiglio-di-stato-respinge-tutti-e-6-gli-ulteriori-ricorsi-contro-le-ordinanze-cautelari-del-tar-che-avevano-rigettato-i-rispettivi-ricorsi-delle-ditte-proprietarie-degli-impianti-pubblicitari-2/


Immagine.logo Consiglio di Stato 
Su questo stesso sito il 14 aprile 2014 è stato pubblicato un articolo dal titolo <<Il TAR rigetta le due istanze di sospensiva della delibera della Giunta Capitolina che prescrive la rimozione di 5.000 impianti “senza scheda”>>, che dava notizia del rigetto da parte del TAR del Lazio delle richieste di sospensiva presentate dalle ditte “MESSAGE” (Ordinanza n. 1504 del 3 aprile 2014 ) e “SCREEN CITY” (Ordinanza n. 1513 del 3 aprile 2014 ) (http://www.vasroma.it/il-tar-rigetta-le-due-istanze-di-sospensiva-della-delibera-della-giunta-capitolina-che-prescrive-la-rimozione-di-5-000-impianti-senza-scheda/#more-6359).

Il successivo 18 aprile 2014 è stato pubblicato un altro articolo dal titolo <<Il TAR del Lazio respinge anche le ulteriori 6 richieste di sospensiva della delibera della Giunta Capitolina che prescrive la rimozione di 5.000 impianti “senza scheda”>>, che dava notizia del rigetto da parte del TAR del Lazio dei ricorsi presentati dalle ditte “GRUPPO ODP PUBBLICITÀ” (Ordinanza n. 1775 del 17 aprile 2014), “STUDIO IMMAGINE DI VINCENZO ANGELETTI” (Ordinanza n. 1779 del 17 aprile 2014), “DND PROJECT & SERVICE S.r.l. “ (Ordinanza n. 1783 del 17 aprile 2014), “F.A.R.G. PUBBLICITA’ DI TONATTI MARIA E C. S.A.S.” (Ordinanza n. 1792 del 17 aprile 2014), “ D.D.N. S.r.l.” (Ordinanza n. 1794 del 17 aprile 2014) e “BATTAGE S.r.l.” (Ordinanza n. 1795 del 17 aprile 2014). (http://www.vasroma.it/il-tar-del-lazio-respinge-anche-le-ulteriori-6-richieste-di-sospensiva-della-delibera-della-giunta-capitolina-che-prescrive-la-rimozione-di-5-000-impianti-senza-scheda/#more-6536).
È sfuggito che a presentare ricorso al TAR del Lazio ed a vederselo respinto sono state anche le ditte “SEP S.r.l.” (Ordinanza del TAR del Lazio n. 2008 dell8 maggio 2014), “MEDIALINK S.r.l. (Ordinanza del TAR del Lazio n. 2011 dell’8 maggio 2014),“ANGIAL S.r.l.” (Ordinanza del TAR del Lazio n. 2013 dell’8 maggio 2014), “TRE C PUBBLICITÀ S.r.l.” (Ordinanza del TAR del Lazio n. 2023 dell’8 maggio 2014) e “MEDIACOM S.r.l.” (Ordinanza del TAR del Lazio n. 2025 dell’8 maggio 2014).

Con un ulteriore articolo pubblicato il 29 maggio 2014 dal titolo <<Anche il Consiglio di Stato respinge tutti e 4 i ricorsi contro le Ordinanze Cautelari del TAR che avevano rigettato i rispettivi ricorsi delle ditte proprietarie degli impianti pubblicitari “senza scheda”>> è stata data notizia del rigetto da parte del Consiglio di Stato dei ricorsi presentati dalle ditte “D.D.N. S.r.l.” (Ordinanza del Consiglio di Stato n. 2233 del 28 maggio 2014), “STUDIO IMMAGINE DI VINCENZO ANGELETTI” (Ordinanza del Consiglio di Stato n. 2234 del 28 maggio 2014), “BATTAGE S.r.l.” (Ordinanza del Consiglio di Stato n. 2237 del 28 maggio 2014) e “SCREEN CITY ADV. S.R.L.” (Ordinanza del Consiglio di Stato n. 2241 del 28 maggio 2014) (http://www.vasroma.it/anche-il-consiglio-di-stato-respinge-tutti-e-4-i-ricorsi-che-hanno-impugnato-le-ordinanze-cautelari-del-tar-che-avevano-rigettato-i-rispettivi-ricorsi-delle-ditte-proprietarie-degli-impianti-pubblicit/#more-7566).

Hanno presentato ricorso presso il Consiglio di Stato, che nell’udienza del 17 giugno 2014 li ha tutti respinti, anche le rimanenti ditte “ANGIAL S.r.l.” (Ordinanza del Consiglio di Stato n. 2587 del 18 giugno 2014 ), “TRE C PUBBLICITÀ S.r.l.” (Ordinanza del Consiglio di Stato n. 2588 del 18 giugno 2014), “MEDIALINK S.r.l.”(Ordinanza del Consiglio di Stato n. 2612 del 18 giugno 2014) e “MEDIACOM S.r.l.” (Ordinanza del Consiglio di Stato n. 2614 del 18 giugno 2014), “SEP S.r.l.” (Ordinanza del Consiglio di Stato n. 2615 del 18 giugno 2014) e “GRUPPO ODP PUBBLICITÀ” (Ordinanza del Consiglio di Stato n. 2616 del 18 giugno 2014).

Tutti e 6 i suddetti ricorsi sono stati presentati dall’Avv. Giuseppe Scavuzzo.
Va precisato che le ditte “ANGIAL S.r.l.” “TRE C PUBBLICITÀ S.r.l.” e “MEDIACOM S.r.l.”, dopo aver presentato il ricorso, con atto depositato da parte di ognuna in data 14 giugno 2014 hanno dichiarato di rinunciare all’appello sulla sospensiva e conseguentemente il Consiglio di Stato ha dichiarato <<improcedibile l’appello cautelare per sopravvenuta carenza di interesse>> ed ha stabilito la compensazione delle spese, mentre per le altre Ordinanze ha condanna condannato <<l’appellante alla relativa refusione in favore di Roma Capitale, nella misura di € 2.500,00, oltre agli accessori di legge>>.

Va altresì fatto sapere che nel ricorso presentato dal “GRUPPO ODP PUBBLICITÀ” sono intervenute ad opponendum le Associazioni “Istituto internazionale per il consumo e l’ambiente (IICA)”e “Centro d’iniziativa per la legalità democratica (CILD)”.

Immagine.ILCA

Le motivazioni del rigetto dei ricorsi di “MEDIALINK S.r.l.”, “SEP S.r.l.” e “GRUPPO ODP PUBBLICITÀ” hanno tutte e tre la seguente premessa: <<Ritenuto che le argomentazioni contenute nel presente appello non inducano ad una prognosi sull’esito del ricorso ex art. 55, comma 9, cod. proc. amm. diversa da quella effettuata dal TAR, come peraltro già statuito da questa Sezione su appelli cautelari proposti da altre imprese nei confronti degli stessi provvedimenti qui impugnati (ordinanze cautelari nn. 2233, 2237 e 2241 del 28 maggio 2014; evidenziato in particolare che nei precedenti in questione, così come nell’ordinanza appellata, si è condivisibilmente dato rilievo decisivo all’assenza di un formale titolo autorizzatorio all’installazione degli impianti, tale da escludere la configurabilità di un affidamento tutelabile in capo all’odierna appellante>>.
La motivazione seguente per i ricorsi di “MEDIALINK S.r.l.” e “SEP S.r.l.” è la seguente: <<rilevato inoltre, sotto questo profilo, che la consapevolezza della situazione di abusività – non esclusa dal censimento degli impianti illo tempore avviato dall’amministrazione, avente esclusiva finalità di regolarizzazione dal punto di vista fiscale – rende la medesima appellante legittimamente esposta ai mutamenti di indirizzo che nella materia in esame l’amministrazione comunale abbia inteso adottare>>.

Per il ricorso invece del “GRUPPO ODP PUBBLICITÀ” è stata data la seguente motivazione conclusiva: <<considerato che non sono condivisibili nemmeno le deduzioni svolte dall’appellante Odp Pubblicità nella memoria difensiva depositata il 14 giugno, volte ad evidenziare che l’installazione dei propri cartelli pubblicitari è avvenuta in virtù di “un’autorizzazione atipica”, in applicazione di precisi indirizzi della giunta comunale (memoria di giunta istitutiva banca dati degli impianti pubblicitari del 3 febbraio 2009), nelle more dell’approvazione del piano regolatore degli impianti pubblicitari, e nell’ambito del “circuito cultura e spettacolo”, tale da non renderli riconducibili agli impianti “senza scheda” oggetto del provvedimento di rimozione; rilevato infatti che la stessa appellante finisce per ammettere l’assenza di un formale titolo autorizzatorio, che nondimeno non può nemmeno essere ricavato implicitamente; considerato, a questo riguardo, che nell’ambito del procedimento per la costituzione di un “circuito pubblicitario” relativo alla cultura e spettacolo, l’amministrazione ha sempre manifestato la propria posizione, significando che si trattava di un’iniziativa di carattere “temporaneo” (cfr. note del 29 luglio e 2 agosto 2010, prodotte dalla stessa appellante), i cui conseguenti accertamenti erano unicamente finalizzati “a verificare la rispondenza dei siti in questione alle prescrizioni del Codice della Strada” o all’assenza di altri divieti, in ogni caso negando esplicitamente che il rilascio di appositi numeri identificativi “costituisce autorizzazione”;ritenuto infine, quanto alle spese del presente appello, che non sussistano ragioni per derogare al criterio della soccombenza nei rapporti con l’amministrazione resistente, mentre possono essere compensate nei confronti degli intervenienti ad opponendum>>.

Ma messo in grande evidenza, in un momento così delicato come questo, che nel dibattito sul PRIP vede la Commissione Commercio impantanata da mesi per voler riconoscere a tutti i costi una “premialità” alle ditte “virtuose”, senza saperle individuare con criteri precisi ed oggettivi, che le suddette 13 ditte pubblicitarie hanno installato impianti “senza scheda” che debbono essere forzatamente rimossi dal Comune e che non le dovrebbero far rientrare di certo nel novero delle ditte “virtuose”. 

Metto in evidenza anche che al procedimento del riordino ha partecipato nel 1997 una ditta “FARG”: se è la stessa della attuale F.A.R.G. PUBBLICITA’ DI TONATTI MARIA E C. S.A.S.”, allora fra le ditte di certo non virtuose c’è anche una ditta che è proprietaria di impianti del “riordino”.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)   

domenica 29 giugno 2014

PRIP: questa maggioranza sta con la Giunta di Marino o con la Giunta di Alemanno ? Corsetti vuole a tutti i costi ottenere delle larghe intese per “premiare” certe ditte “virtuose”

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/prip-questa-maggioranza-sta-con-la-giunta-di-marino-o-con-la-giunta-di-alemanno-corsetti-vuole-a-tutti-i-costo-ottenere-delle-larghe-intese-per-premiare-certe-ditte-vituo/


 Immagine.Slide copertina 
Al termine dell’ultima seduta della Commissione Commercio, che si è tenuta il 26 giugno scorso e che ho descritto nell’articolo pubblicato il giorno dopo (http://www.vasroma.it/per-dare-una-premialita-a-tutti-i-costi-alle-ditte-virtuose-senza-nemmeno-sapere-come-e-quali-sono-la-commissione-commercio-boccia-lemendamento-gia-conco/#more-8270), il Presidente Orlando Corsetti ha fatto sapere che non era stato raggiunto un accordo con l’opposizione sul criterio per garantire una “premialità” alle ditte “virtuose”, per cui è stato deciso di rimandare il voto ad una nuova riunione congiunta con la I° Commissione Bilancio in data da destinarsi.
Nel pomeriggio di venerdì 27 giugno 2014 sul sito del Comune è stata pubblicata la seguente convocazione.

Immagine.Convocazione del 1 luglio 2014

Da come è stata impostata la convocazione, si dovrebbe finalmente arrivare a votare il “parere” sulle due proposte di deliberazione propedeutiche al bilancio n. 59 e n. 61, che la Commissione Commercio ha iniziato ad esaminare il 22 maggio scorso (vedi http://www.vasroma.it/la-commissione-commercio-rimanda-lespressione-del-parere-sul-prip/#more-7324), vale a dire più di un mese fa, senza che sia riuscita a decidersi, per cui debbo dirla alla Nino Manfredi: <<Fusse che t’arifusse la vorta bòna>> che gliela fanno a votare ed a finirla con questi continui rimandi.
Ma da un consigliere che l’ha fatto sapere non solo a me sono venuto a sapere che Corsetti ha convocato una riunione della Commissione Commercio per le ore 11,00 di domani lunedì 30 giugno 2014 presso la sala Massimiliano Parsi al 1° piano di via dei Cerchi n. 6 con il seguente ordine del giorno.

Immagine.Convocazione del 30 giugno 2014

Appare evidente la propedeuticità di questa riunione, che tradisce l’ostinata volontà di Orlando Corsetti di cercare di arrivare a tutti i costi a delle “larghe intese” con Bordoni ed Alemanno sulla “premialità” da riconoscere a certe ditte “virtuose”.
Dopo la seduta del 26 giugno scorso, che ha visto l’adesione dichiarata alla mia proposta di soluzione alternativa da parte dei responsabili di due associazioni di categoria come l’ISPRA e la SPAR e di ditte come “Gregor”, “Pubbli Roma”, “ARS” e “Cosmo Pubblicità”, mentre il Direttore dell’AIPE si è mantenuto nel vago evitando di pronunciarsi, le ditte “virtuose” sembrano ormai essere – se non altro per esclusione – soprattutto quelle rappresentate dall’AIPE, che è stata peraltro la 1° a lanciare la “provocazione” della “premialità” ad opera della sua Presidente Daniela Aga Rossi, dando avvio a quella che è poi diventata una interminabile “trattativa” con l’opposizione.

È un obbligo istituzionale di ogni maggioranza di turno al governo della città di Roma mantenere il dialogo ed il confronto con l’opposizione per prendere in seria considerazione l’utile contributo che può portare a scegliere per il meglio e cercare quindi di arrivare volta per volta a decisioni che siano le più largamente condivise, ma che siano anche le più rispettose di tutta la normativa vigente in materia.

Si tratta di un confronto che deve sempre volare alto e curare l’interesse della città e dei suoi cittadini, ma che invece per quanto riguarda il PRIP è arrivato ai livelli a cui l’ha fatto scadere Orlando Corsetti, con il beneplacito della maggioranza dei consiglieri della Commissione Commercio che sono arrivati al punto di proporre sia da una parte che dall’altra “emendamenti” che sono in sfacciata violazione della normativa europea vigente in materia di bandi di gara.
Non è dato di sapere se a questo livello di basso stampo “politico” si sia arrivati nella più crassa ignoranza della normativa da rispettare oppure in modo cosciente e deliberato: è dato invece di sapere che il “confronto” si è tramutato in una estenuante “trattativa” che è degenerata al livello di autentico mercato da Porta Portese, che – se alla fine porta ad approvare anche in modo bipartisan un “emendamento nella più totale illegalità – potrebbe legittimare poi l’avvio da parte di qualche Pubblico Ministero di una inchiesta penale finalizzata ad accertare se in questa “operazione” sussistano gli estremi del reato di interessi privati in atti dovuti d’ufficio.
Provo a dimostrare oggettivamente quanto meno come si è evoluto questo mercato da Porta Portese con la seguente cronologia. 

1 – 17 settembre 2013 - Più di un mese prima dell’avvio del precorso partecipativo sul PRIP partito il 22 ottobre del 2013, c’è stata una audizione della Commissione Commercio con il dott. Francesco Paciello, a cui il giorno dopo sul sito www.cartellopoli.net è stato dedicato un articolo dal titolo <<Non è assurdo che il PD, dopo aver preso i voti per cambiare la orribile Roma di Alemanno, si ponga attraverso Orlando Corsetti presidente della Commissione Commercio come il più grande amico dei cartellonari?>> (http://www.cartellopoli.net/2013/09/non-e-assurdo-che-il-pd-dopo-aver-preso.html).
Ne riporto il seguente passo e di seguito le foto che sono state pubblicate con lo stesso ordine: <<È assurdo e scorretto perché chi parla di “ditte storiche” si è servito delle stesse ditte storiche durante la campagna elettorale. Se ne è servito pagando? Se ne è servito beneficiando di un gentile omaggio? Se ne è servito a prezzi scontati? Non ci interessa e siamo certi che il Presidente della Commissione Commercio sia perfettamente in regola (ma dovrebbe interessare i membri della Commissione Commercio che potrebbero chiedere le ricevute, giusto per fugare ogni dubbio), perché il conflitto di interesse resta lo stesso: Orlando Corsetti sta parlando comunque di suoi fornitori, di società di cui lui è o è stato cliente. Dovrebbe semplicemente astenersi dal farlo. Prima di astenersi ci dica: la ditta Apa, la ditta Sci o la ditta Moretti, di cui l’attuale presidente della Commissione Corsetti si è servito durante la campagna elettorale (si tratta dell’unico consigliere del PD che è ricorso a questa tipologia di promozione), sono tra le ditte che lui definisce “storiche”? Fanno parte delle ditte elette che, eludendo un regolare bando pubblico, potranno continuare a operare a Roma tenendo alla porta le pericolose multinazionali che però gestiscono questo particolare settore economico in tutte (ma tutte tutte) le altre città occidentali e ormai quasi tutte le città italiane?>>.

Immagine.Corsetti-SCI
Immagine.Corsetti-APA
Immagine.Corsetti-Moretti
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Immagine.Corsetti-Moretti.1
Immagine.Corestti-APA.1
Immagine.Corsetti-Moretti.2
È un dato oggettivo che tutte e tre le ditte sono rappresentate dall’AIPE presieduta da Daniela Aga Rossi e che la SCI ha poi chiesto ufficialmente di essere fuori con i suoi impianti del “riordino” da ogni “regolare bando pubblico”: è altrettanto oggettivo che tutti e tre i responsabili di tali ditte (Ranieri Randaccio, Rodolfo Moretti e Paolo Paglia) hanno partecipato per più di 6 mesi a quasi tutte  le sedute della Commissione Commercio sul PRIP.

2 – 22 ottobre 2013 – Daniela Aga Rossi lancia pubblicamente la “provocazione” di fare in modo che dai bandi di gara siano escluse le ditte pubblicitarie del “riordino” che hanno rispettato le norme.
Quel giorno Orlando Corsetti ha preso l’impegno di sottoporre all’esame della Commissione quella “provocazione”, precisando al riguardo che non c’è consigliere comunale che non si ponga il problema: sulla stessa lunghezza d’onda si è pronunciata sempre quel giorno la consigliera Michela Di Biase (PD) che è voluta intervenire nel dibattito per rilevare che non solo non c’è la volontà di “uccidere” nessuno, ma che la Commissione tiene ben presente il problema.

 Immagine.Michela Di Biase. Buona
Michela Di Biase

La cons.ra Di Biase ha fatto presente la volontà di tenere ben presenti le realtà economiche e produttive di Roma ed ha quindi concluso affermando che i bandi si scrivono, ma ci lavorano tutti, e sono aperte pertanto tutte le possibilità per un percorso condiviso, “legittimando” conseguentemente l’inizio di una “trattativa” al riguardo.
Quel giorno è intervenuto anche Paolo Paglia, amministratore unico della ditta “Agenzia Pubblicità Affissioni (A.P.A.), per pronunciarsi a favore della deliberazione della Giunta Capitolina n. 116 del 5 aprile 2013 116/2013 e per chiedere quali impianti si salveranno degli allora 162.500 mq. di superficie pubblicitaria a cui il PRIP originario già riduceva gli attuali 230.000 mq. dichiarati dall’avv. Giattino di “Aequa Roma”.

3 – 13 marzo 2014Il responsabile della ditta “SCI” (Società Concessioni Internazionali) Ranieri Randaccio trasmette all’Assessore Leonori ed al Presidente Corsetti la Nota della SCI del 14 marzo 2014 (data di registrazione al protocollo della Commissione Commercio) con cui sostiene che è un “punto condiviso” riguardo alle gare che <<fatta salva la procedura di riordino e quindi previo inserimento nei Piani di Localizzazione degli impianti di cui alla medesima procedura di riordino che sono sottoposti, come noto, ad una procedura diversa da quella di gara, siamo d’accordo [chi ?] a che vengano messi in gara le restanti superfici disponibili che al momento si quantificano in ben 40.000 mq.!!!!>>.

Immagine.Ranieri Randaaccio
Ranieri Randaccio

Dal momento che la superficie espositiva complessiva prevista dal PRIP è di 138.000 mq., ne deriva che secondo il “punto condiviso” del sig. Randaccio gli impianti del riordino da fare salvi avrebbero una superficie totale di 98.000 mq. (138.000 – 40.000) che è pari al 71% circa dei 138.000 mq., di cui debbono essere messi a gara solo il 29% ! 
È questa la 1° fase della trattativa da Porta Portese.

4 – 21 marzo 2014A distanza di una settimana esatta dalla proposta di Ranieri Randaccio, il Presidente Corsetti ha affermato che bisogna assicurare una certa tutela a quelle ditte che si sono fin qui comportate “bene”, a differenza ad esempio di quelle che si sono rese responsabili della installazione degli impianti “senza scheda”, come se implicitamente per differenza tutte le ditte che fanno parte del “riordino” siano automaticamente delle “santarelline” (quando invece così non è affatto), ed ha proseguito sostenendo (ma senza dimostrarlo) che la sua proposta sarebbe prevista addirittura dal Regolamento vigente e consisterebbe nello stabilire una certa percentuale di impianti pubblicitari di proprietà delle ditte “virtuose” da esentare dall’obbligo dei bandi di gara.
Per un opportuno confronto a dimostrazione della “trattativa” da Porta Portese” faccio presente che l’ultimo “emendamento” della maggioranza della Commissione Commercio è invece di riservare una certa percentuale all’interno dei bandi di gara.

5 – 16 giugno 2014Il Presidente della Commissione Commercio dichiara che la “premialità” da riconoscere alle ditte “virtuose” secondo l’Avvocatura Comunale sarebbe un percorso giuridicamente possibile, se la “politica” si prefigge l’obiettivo del premio ed ha precisato che sarebbe sbagliato riservare al premio l’80% dei mq. previsti dal PRIP e dai Piani di Localizzazione, mentre andrebbe bene mettere da parte il 30-40% di quanto messo a gara.
Al riguardo non posso non mettere in evidenza come Orlando Corsetti abbia rivisto al ribasso la pretesa iniziale del sig. Randaccio di vedersi riservato il 71% circa dei 138.000 mq., ma abbia comunque recepito la sua proposta di tenere gli impianti del riordino al di fuori di ogni gara, sostenendo che anche l’Avvocatura si sarebbe espressa in tale senso, quando invece così non è affatto: anche e soprattutto in considerazione dell’emendamento poi redatto con l’Avv. Baroni.

6 – 24 giugno 2014Nel corso della seduta congiunta delle Commissioni Bilancio e Commercio è stata distribuita copia dell’emendamento redatto assieme all’Avvocatura Comunale, che costituisce la posizione della Giunta Capitolina al riguardo e che ha il seguente testo: <<le prime procedure di gara per l’assegnazione degli impianti pubblicitari individuati dai Piani di Localizzazione dovranno contenere, nel rispetto dei principi anche comunitari che regolano le selezioni ad evidenza pubblica, criteri di valutazione che tengano conto del corretto comportamento tenuto dai soggetti già inseriti nella procedura di riordino>>.
Come si può ben vedere, è sparita dalla “trattativa” ogni previsione di percentuale di superficie pubblicitaria da riservare a non meglio precisate ditte “virtuose”, per giunta al di fuori di ogni bando di gara: quel giorno non si è voluto votare questo emendamento, perché è stato ritenuto ben più importante arrivare a delle “larghe intese” sulle percentuali e sui bandi di gara.

7 – 26 giugno 2014I consiglieri di maggioranza della Commissione Commercio concordano sulla proposta del cons. Franco Marino di rispettare la scadenza del 31.12.2014 e l’obbligo di fare i bandi di gara, ma riservandone uno soltanto a non meglio individuate “ditte virtuose” a cui sarebbe assicurato un 15% dell’intera superficie espositiva del PRIP che è di 138.000 mq..

Immagine.Franco Marino buona
 Franco Marino

I consiglieri di opposizione Bordoni ed Alemanno propongono per contro il 50% dei 138.000 mq. da riservare al di fuori dei bandi di gara agli impianti del riordino delle sole ditte “virtuose”, prorogando la scadenza del prossimo 31 dicembre di almeno altri 5 anni.

Immagine.Bordoni ed Alemanno
 Bordoni ed Alemanno

Partita dalla proposta di Randaccio di riservare alle ditte del “riordino” il 71% di tutti i 138.000 mq. previsti dal PRIP licenziato dalla Giunta Capitolina, la “trattativa” da Porta Portese si è al momento insabbiata per causa della differenza tra l’offerta della maggioranza del 15% dentro i bandi di gara e l’offerta dell’opposizione del 50% fuori dei bandi di gara, nel più totale menefreghismo che entrambi i suddetti “emendamenti” sono in totale violazione della Direttiva 2004/18/CE sui bandi di gara per i “Servizi Pubblicitari” e del Decreto Legislativo n. 163 del 12 aprile 2006 che l’ha recepita. 

Voglio sperare che domani mattina qualcuno faccia presente l’illegalità di entrambi i suddetti “emendamenti” e riporti l’ambito della discussione sull’emendamento redatto assieme all’Avvocatura Comunale, se non proprio sulla mia proposta di soluzione alternativa.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)   

venerdì 27 giugno 2014

Per dare una “premialità” a tutti i costi alle ditte “virtuose”, senza nemmeno sapere come e quali sono, la Commissione Commercio boccia l’emendamento già concordato con l’Assessore Leonori premiando di fatto anche e soprattutto le ditte “non virtuose”, ma rimanendo spaccata su due subemendamenti che smantellano entrambi l’intelaiatura del PRIP

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/per-dare-una-premialita-a-tutti-i-costi-alle-ditte-virtuose-senza-nemmeno-sapere-come-e-quali-sono-la-commissione-commercio-boccia-lemendamento-gia-conco/

Immagine.Slide copertina
La cronaca della ennesima seduta della Commissione Commercio, che c’è stata ieri pomeriggio e che ha raggiunto ormai il livello di una farsa indecente, parte dalla convocazione tumultuosa con cui si è arrivati a tenerla.
Il 25 giugno 2014 sul sito del Comune è stata pubblicata la seguente anomala convocazione.

 Immagine.Convocazione del 26 giugno 2014

Dalla Segreteria della Commissione Commercio sono poi venuto a sapere che le ragioni di quella inusuale convocazione erano dovute alla concomitanza delle seduta dell’Assemblea Capitolina che è stata però disdetta nel tardo pomeriggio, costringendo il Presidente Orlando Corsetti a comunicare direttamente ad ogni membro della Commissione la riconvocazione per le ore 15,30 del 26 giugno 2014 presso la sala riunioni al 2° piano di via dei Cerchi n. 6, non avendo potuto a quel momento fare la prenotazione della sala Massimiliano Parsi al 1° piano, poi successivamente richiesta ed ottenuta.
Non sapendolo, alle ore 15,10 circa mi sono recato presso la sala riunioni della Commissione Commercio, dove con mia sorpresa ho trovato già in corso una riunione, a cui ho intravisto che partecipava anche il Capo della Segreteria Leslie Francesco Capone (l’Assessore non vi ha potuto partecipare perché impegnata in Giunta nel piano di rientro): solo dopo ho saputo essere una riunione propedeutica della sola maggioranza, perché Corsetti mi ha solo detto invece che era una seduta a porte chiuse a cui non potevo partecipare.

Dopo che ho avuto i dovuti chiarimenti dalla Segreteria sono sceso al 1° piano dove ho incontrato l’Avv. Giuseppe Scavuzzo che mi ha voluto salutare e ne ho subito approfittato per chiedergli se avesse letto per caso il mio articolo pubblicato proprio quella mattina: con una certa mia sorpresa mi ha risposto di condividerne totalmente i contenuti, motivandone la ragione con il fatto che non possono esistere nella maniera più assoluta dei criteri per stabilire la “premialità” e che la mia proposta per esclusione andava invece più che bene. 

Giuseppe Scavuzzo ha tenuto a precisarmi per l’occasione che lui non è “Presidente” della associazione di categoria Imprese Romane Pubblicitarie Associate (I.R.P.A), come invece ho scritto erroneamente in tutti i miei precedenti articoli.
A partecipare alla seduta, malgrado la convocazione anomala, erano presenti l’Avv. Ettore Corsale, Direttore Generale della associazione di categoria “Associazione Imprese Pubblicità Esterna” (A.I.P.E.), Gianfranco Festa, responsabile della associazione di categoria “Società Pubblicitarie Associate Romane” (SPAR) e della ditta “ARS”, venuto con la moglie, Rodolfo Moretti, responsabile della ditta “Moretti Pubblicità”, Alessandro Di Gregorio, responsabile delle ditte “Gregor”  e “Fox”, Oberdan Zuccaroli, responsabile della ditta “Pubbli Roma”, e Giorgio Genova, amministratore unico della ditta “Cosmo Pubblicità”.
Per le associazioni, oltre al sottoscritto per “Verdi Ambiente e Società” (VAS), erano presenti Filippo Guardascione, Franco Quaranta e Lester Salis per “Basta Cartelloni-Francesco Fiori”.
Dei membri della Commissione Commercio erano presenti, oltre al Presidente Orlando Corsetti, Davide Bordoni (Forza Italia, Vice Presidente), Giovanni Alemanno (Alleanza Popolare Nazionale), Michela Di Biase (Partito Democratico), Franco Marino (Lista Civica Marino Sindaco), Ilaria Piccolo (Partito Democratico) ed Enrico Stefàno (Movimento 5 Stelle).
Erano inoltre presenti i consiglieri Luca Giansanti (Presidente della Lista Civica Marino Sindaco, venuto per la prima volta dopo tutti questi mesi),   Roberto Cantiani (Gruppo Misto) ed Athos De Luca (Partito Democratico).
Immagine.Luca Giansanti
Luca Giansanti

Oltre che al Segretario di Alemanno De Micheli era presente anche il Segretario di Bordoni.
Con mezz’ora di ritardo, alle ore 16,05 il Presidente Orlando Corsetti ha dato inizio ai lavori nel modo seguente: <<Concorderei con la seguente metodologia di lavoro. Siccome il comma 1 dell’art. 91 del Regolamento del Consiglio Comunale, che vado a leggere, stabilisce che “le sedute delle Commissioni sono pubbliche salvo i casi in cui la Commissione, con determinazione motivata adottata a maggioranza assoluta dei componenti, decida di adunarsi in seduta segreta per la tutela della riservatezza di persone, gruppi o imprese”, avendo già svolto una riunione preliminare di maggioranza arrivando a conclusioni che vorremmo sottoporre ora all’esame dell’opposizione, debbo tenere a porte chiuse questa prima parte della seduta e prego pertanto tutti i presenti di uscire. Alla fine di questo confronto la seduta tornerà ad essere aperta e si passerà alla votazione.>>

Siamo stati richiamati tutti a rientrare dopo un’ora ! 
In tutto questo frattempo mi sono potuto intrattenere a parlare della mia proposta di soluzione alternativa alla “premialità”, su cui si sono dichiarati d’accordo anche Gianfranco Festa, Oberdan Zuccaroli, Alessandro Di Gregorio, e Giorgio Genova. 
 
Alle ore 17,07 il Presidente Orlando Corsetti ha premesso di avere informato l’opposizione della volontà della maggioranza di mantenere propedeutiche al bilancio le due proposte di deliberazione n. 59 e n. 61.

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Orlando Corsetti  

Come secondo passaggio ha parlato della possibilità di arrivare ad una posizione unitaria e non di scontro sia con l’opposizione che con l’altra Commissione Bilancio. 
Ha fatto sapere quindi su quali punti c’è stata condivisione all’unanimità anche con l’opposizione. 
Sono i due seguenti:
-  Progetti speciali di Bike Sharing ed elementi di arredo urbano, nonché progetti su aree demaniali ferroviarie, da sottoporre alla approvazione della Assemblea Capitolina;
Contrarietà alle deroghe per i progetti speciali di Bike Sharing ed elementi di arredo urbano, ammettendo soltanto deroghe per aspetti non commerciali di tipo turistico, culturale, artigianale e di sicurezza, da sottoporre comunque al parere della Assemblea Capitolina, ma con la clausola voluta dal cons. Luca Giansanti di una pronuncia entro un termine perentorio di 30-60 giorni. 

Dopo di che il Presidente Corsetti ha portato a conoscenza tutti i presenti che non si sarebbe votato quel giorno perché in quell’ora di discussione a porte chiuse non era stato raggiunto un accordo con l’opposizione sul criterio per garantire una “premialità” alle ditte “virtuose”, per cui è stato deciso di rimandare il voto ad una nuova riunione congiunta con la I° Commissione Bilancio in data da destinarsi. 

Orlando Corsetti ha fatto sapere che nella riunione preliminare della sola maggioranza riguardo alla “premialità” è stata concordata la proposta del cons. Franco Marino di rispettare la scadenza del 31.12.2014 e l’obbligo di fare i bandi di gara, ma riservandone uno soltanto a non meglio individuate “ditte virtuose” a cui sarebbe assicurato un 15% dell’intera superficie espositiva del PRIP che è di 138.000 mq.: ha precisato che questa proposta non è stata accettata dal cons. Enrico Stefàno, che a maggior ragione si è dichiarato contrario alla proposta dell’opposizione (Bordoni ed Alemanno) che pretende invece il 50% dei 138.000 mq. da riservare al di fuori dei bandi di gara agli impianti del riordino delle sole ditte “virtuose”, prorogando la scadenza del prossimo 31 dicembre di almeno altri 5 anni. 

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Franco Marino
 
Il cons. Davide Bordoni ha tenuto a precisare che su quest’ultimo suddetto punto <<abbiamo interrotto la trattativa politica>>.

 Immagine.Davide Bordoni
Davide Bordoni

Ho chiesto a questo punto di poter intervenire per parlare della soluzione alternativa da me proposta e portare a conoscenza dei consiglieri presenti da quali associazioni di categoria e da quali ditte pubblicitarie è stata già condivisa. 
Fra lo stupore di non pochi sono stato bruscamente interrotto dal Presidente Orlando Corsetti che ha affermato che i tempi delle “proposte” sono finiti e che per queste c’è tempo ormai direttamente in aula Giulio Cesare con gli emendamenti che vorranno presentare i gruppi politici o singoli consiglieri.

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Per opportuna conoscenza di chi legge, alla fine della riunione del 24 giugno scorso – come ho già avuto modo di scrivere – avevo <<invitato Corsetti a “ragionare” un po’ di più e meglio, andando oltre la semplice ipotesi del 30% della superficie pubblicitaria da mettere a gara da un lato, ma sempre come impianti del riordino da riservare dall’altro lato esclusivamente alle ditte romane “virtuose”: l’ho invitato ad interrogarsi seriamente su come sia possibile una ipotesi così madornale.>> 

Non ho scritto che quel giorno mi ha chiesto di aiutarlo, come ho fatto puntualmente il giorno prima delle riunione in questione telefonandogli per anticipargli per sommi capi i contenuti delle mia soluzione alternativa alla “premialità”: mentre mi stava ascoltando quasi interessato è andata via la linea telefonica e non sono più riuscito a rimettermi in contatto con lui per tutto il resto delle giornata. 

Lascio giudicare a chi legge se il suo cellulare sia rimasto perennemente isolato o se invece non mi abbia deliberatamente più voluto sentire. 

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Come valutazione politica di quanto è successo ieri ed in particolare dei due subemendamenti che si sono contrapposti, determinando l’ennesima “fumata nera”, non posso astenermi anzitutto dal mettere in grande risalto che la proposta del cons. Franco Marino concordata dalla maggioranza presente in quel momento (a giudicare da chi poi è sceso dal 2° piano, sembra costituita da Corsetti, Di Biase e Piccolo) ha bocciato clamorosamente l’emendamento già concordato con l’Assessore Leonori, il cui testo dato in copia nel corso della precedente riunione del 24 giugno è stato addirittura redatto assieme all’Avvocatura Comunale, stando a quanto mi è stato garantito. 
La gravità di un tale comportamento è secondo me del più basso stampo della “politica” (con la “p” volutamente minuscola), perché porta a chiedermi e dovrebbe portare anche chi legge a chiedersi se la proposta di riservare quel 15% sia frutto di una “ignoranza” (nel senso letterale di “chi non sa” la normativa che va ad infrangere) oppure è coscientemente voluta proprio per far bocciare deliberatamente il PRIP sul nascere. 

In un caso come nell’altro si tratta di una irresponsabilità, a cui assisto come cittadino inorridito.  
Sempre per opportuna conoscenza del grado dimostrato di “matura” conoscenza delle norme, mi è stato poi riferito che il 15% è stato inteso all’interno della maggioranza addirittura nei due seguenti modi del tutto diversi tra di loro:
1 – 15% di superficie espositiva da riservare agli impianti così come individuati dai Piani di Localizzazione, di cui quindi verrà rilasciata l’autorizzazione per 10 anni esclusivamente alle ditte “virtuose” (domanda: avete mai visto e soprattutto è per voi regolare un bando in cui si sa a priori chi ha diritto esclusivo a parteciparci, in dispregio del rispetto del principio comunitario della libera concorrenza ?);
2 – 15% di superficie espositiva da riservare agli impianti del “riordino” ovviamente di proprietà esclusivamente sempre delle ditte “virtuose”, a cui invece dovrebbero essere prorogate di 10 anni (se non altro per “par condicio”) le concessioni che scadranno il 31 dicembre 2014, che viene però mantenuta in generale, ma non per questi impianti particolari così “premiati” (alla faccia dell’obbligo costituzionale di evitare disparità di trattamento).  
Ovviamente anche nel riguardi dell’emendamento proposto da Bordoni ed Alemanno c’è da chiedersi se il pretenderlo sia frutto di una loro crassa ignoranza o sia invece finalizzato a far bocciare il PRIP. 

Se si chiede che la metà dei 138.000 mq. di superficie espositiva complessiva (pari a circa 17.000 impianti) deve essere tenuta al di fuori delle gare e riservata agli impianti del “riordino” (magari solo scheda “R” e scheda “SPQR”) di non si sa bene quali e quante ditte “virtuose”, per giunta non tenendo conto della scadenza del 31 dicembre 2014 che dovrebbe essere del tutto scavalcata da un rinnovo delle concessioni fino al 31.12.2024, vi sembra possibile secondo voi che il Comune di Roma possa fare 10 lotti soltanto su 69.000 mq. ed assegnare fuori gara gli altri 69.000 mq. alle ditte “romane”, di cui Bordoni ed Alemanno non si sono accorti forse che fanno parte a pieno diritto anche due multinazionali del calibro della Clear Channel e della IGP Dèdacux (oppure pretenderanno razzisticamente di tenerle fuori ?), senza incorrere in nessun procedimento di infrazione da parte delle Comunità Economica Europea ? 

Siccome la legge non ammette ignoranza e peggio che mai dalle Amministrazioni Pubbliche, di cui fanno parte questi emeriti consiglieri della Commissione Commercio sia della maggioranza che dell’opposizione, mi viene spontanea la domanda se conoscano la Direttiva 2004/18/CE e il Decreto Legislativo n. 163 del 12 aprile 2006 che l’ha recepita e che stanno infrangendo in un modo sfacciato. 

La mia proposta alternativa alla “premialità” è servita secondo me a fare da cartina di tornasole per capire bene chi vuole veramente che la “virtuosità” delle ditte debba costituire per espressa previsione di legge (articolo 38 del D.Lgs. 163/2006) il requisito di ammissione alle gare e chi invece dietro il fin troppo comodo ritornello (iniziato il 22 ottobre del 2013) di dover riconoscere una “premialità” a ditte “virtuose”, senza mai sbilanciarsi a darne dei criteri precisi ed oggettivi ed a far sapere quindi quali siano veramente, fa di tutto un fascio e premia anche così proprio le ditte “non virtuose”. 

Diceva Cicerone: «O tempora, o mores !»

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)

giovedì 26 giugno 2014

L’AIPE e la Clear Channel hanno dimostrato una ignoranza che è inammissibile per degli addetti ai lavori oppure hanno mentito sapendo di mentire pur di screditare il PRIP licenziato dalla Giunta Capitolina

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/laipe-e-la-clear-channel-hanno-dimostrato-una-ignoranza-che-e-inammissibile-per-degli-addetti-ai-lavori-oppure-hanno-mentito-sapendo-di-mentire-pur-di-screditare-il-prip-licenziato-dalla-giun/


Immagine.Slide copertina 
Il 10 giugno 2014 l’associazione di categoria AIPE assieme alla ditta Clear Channel ha consegnato un documento relativo ad una “Sperimentazione sul PRIP di AIPE e CLEAR CHANNEL”, che è stato allegato ad una Nota congiunta di AIPE e CLEAR CHANNEL  trasmessa lo stesso giorno nel seguente ordine al Sindaco Ignazio Marino, al Presidente dell’Assemblea Capitolina Mirko Coratti, all’Assessore a Roma Produttiva Marta Leonori, all’Assessore alla Mobilità e Trasporti Guido Improta, al Presidente della Commissione Commercio Orlando Corsetti, al Presidente dei Sistemi Informativi, Innovazione e Sviluppo della Tecnologia, Smart City e Beni Comuni Immacolata Battaglia, al Presidente della Commissione Bilancio Alfredo Ferrari ed infine a tutti i consiglieri.
 Immagine.logo AIPE.1
 Immagine.logo Clear Channel
Immagine.Alberto Gualerzi
 Alberto Gualerzi
Regional Development Manager della Clear Channel/Affitalia

A conclusione del documento la Presidente dell’A.I.P.E. Daniel Aga Rossi è arrivata ad affermare che <<la sperimentazione da noi effettuata con la Clear Channel ha evidenziato che sulle strade campione neppure la metà dei metri quadri previsti è localizzabile. Verosimilmente con le attuali norme se ne possono posizionare 50-60mila, e non è detto che siano commercialmente appetibili>>.
 Immagine.copertina sperimentazione

Su questo stesso sito il 15 giugno 2014 ho pubblicato un mio articolo dal titolo <<Le false verità che continua a propinare l’AIPE, ora assieme a Clear Channel, per ostacolare l’approvazione delle proposte sul PRIP e sul Regolamento di Pubblicità licenziate dalla Giunta Capitolina>>, che dimostra quanto non sia vera la “tesi” della impossibilità di localizzare in base agli 8 indici di affollamento  tutti i 138.000 mq. previsti dal PRIP. (http://www.vasroma.it/le-false-verita-che-continua-a-propinare-laipe-ora-assieme-a-clear-channel-per-ostacolare-lapprovazione-delle-proposte-sul-prip-e-sul-regolamento-di-pubblicita-licenziate-dalla-giu/#more-7907)

Nel corso della riunione della Commissione Commercio che si è svolta il 16 giugno 2014 e che ho verbalizzato nell’articolo pubblicato il 17.6.2014 (http://www.vasroma.it/gli-emendamenti-a-cui-orlando-corsetti-vuol-subordinare-il-parere-della-commissione-commercio-da-lui-presieduta-rischiano-quanto-meno-di-ritardare-se-non-di-far-annullare-l/#more-7940) sono intervenuto per fare anzitutto presente che l’A.I.P.E. assieme alla Clear Channel ha preferito dimostrare falsamente la” tesi” che con questi 8 indici di affollamento si potranno collocare solo 50-60.000 dei 138.000 complessivi previsti, quando così non è come ho dimostrato nell’articolo pubblicato il 15 giugno 2014 da cui risulta che solo per viale Marconi non si riuscirebbe a “piazzare” l’intera superficie prevista.

Per tali casi ho fatto presente quel giorno che ci potrebbero essere le tre seguenti soluzioni:
1 – perdere i mq. non posizionabili altrimenti ed avere quindi alla fine anche meno dei 138.000 mq., come ha lasciato intendere il 10 giugno scorso l’Assessore Leonori;
2 – spostare i mq. che mancano sulle strade limitrofe, anche se non pianificate dal PRIP, come mi è stato detto da un esperto;
3 – introdurre in modo corretto ulteriori deroghe alle distanze minime, come proposto a suo tempo dalla associazione di categoria A.A.P.I. e dalla stessa Clear Channel.

Nei giorni successivi ho voluto chiarire a me stesso la effettiva fattibilità di una delle tre suddette strade ed ho approfittato della cortesia dell’Avv. Gianluca Giattino di “Aequa Roma” per chiedergli per telefono una sua valutazione professionale al riguardo.

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Gianluca Giattino

Mi ha risposto che la possibilità da me ipotizzata dispostare i mq. che mancano sulle strade limitrofe, anche se non pianificate dal PRIP, è prevista della Normativa Tecnica di Attuazione del PRIP, così come licenziata dalla Giunta Capitolina il 30 aprile scorso.
In effetti l’ultimo comma dell’art. 30 della suddetta normativa testualmente dispone:

 <<Nell’ambito dei piani di localizzazione può essere distribuita fino al 15% della superficie espositiva di cui alla lettera a) lungo le strade, le piazze ed i larghi non classificati nei tipi stradali indicati all’art. 10 e ricadenti nelle sottozone B2 e B3, di cui all’art. 13, nel rispetto dell’indice massimo di affollamento di 4 mq di superficie espositiva, ogni 100 ml e limitatamente alle seguenti tipologie di impianti di cui al Titolo VI:
1.C – Palina SPQR – formato 100×100
1.E – Parapedonale SPQR – formato 100×70
2.A – Parapedonale – formato 100×70
2.B – Palina con orologio – formati 100×70.>>

Ne deriva che in tal modo sono localizzabili comunque tutti i 138.000 mq. previsti dal PRIP e non certo i 50-60.000 mq. ipotizzati dall’AIPE assieme alla Clear Channel.

Ora se può essere comprensibile da parte mia la disattenzione che c’è stata rispetto alla suddetta disposizione normativa, anche perché divulgata solo negli ultimi mesi, non si può dire altrettanto per una associazione di categoria come l’AIPE ed una ditta dell’importanza di Clear Channel per entrambe le quali è imperdonabile una ignoranza del genere in qualità di addetti ai lavori, a maggior ragione perché hanno speso dei soldi per far fare una “sperimentazione” a dei tecnici che avrebbero dovuto a loro volta essere a perfetta conoscenza della “Normativa Tecnica di Attuazione” del PRIP. 

Ne deriva per esclusione che hanno mentito sapendo di mentire per arrivare a dare alla “sperimentazione” la conclusione del tutto sbagliata decisa in partenza. 
Anche questo modo altamente scorretto di farsi sentire non giova alla buona immagine sia dell’AIPE che della Clear Channel e soprattutto non serve a trovare serenamente un punto di mediazione “politica” che possa essere il più largamente condiviso.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)   

La soluzione per non far fallire nessuna delle ditte pubblicitarie storiche non sta nel riconoscere ad esse una “premialità” che è del tutto illecita, ma consiste nell’individuare per differenza quelle che hanno le carte in regola per partecipare alle gare, escludendo da queste tutte quelle ditte non “virtuose” in base ad ineludibili norme di legge

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/la-soluzione-per-non-far-fallire-nessuna-delle-ditte-pubblicitarie-storiche-non-sta-nel-riconoscere-ad-esse-una-premialita-che-e-del-tutto-illecita-ma-consiste-nellindividu/


Immagine.Slide copertina
Dal 22 ottobre del 2013, da quando cioè la Presidente della “Associazione Imprese Pubblicità Esterna” (A.I.P.E.), Daniela Aga Rossi, ha lanciato la “provocazione” di veder riconosciuta una “premialità” alle ditte pubblicitarie storiche che hanno rispettato le norme, poi riproposta ufficialmente dal sig. Ranieri Randaccio con la Nota della SCI del 14 marzo 2014, quasi tutti i membri della IX Commissione Commercio (ed ultimamente anche della I Commissione Bilancio) sia di maggioranza che di opposizione hanno “sposato” la tesi della “premialità”, impantanandosi sulle forme e sui modi per riconoscerla in qualche modo, facendo salvi gli impianti del riordino, senza accorgersi o comunque ignorando del tutto la fattibilità tecnico-giuridica delle casistiche man mano ipotizzate che riassumo sinteticamente di seguito.

Prima però debbo mettere in assoluto risalto l’insuperabile doppio scoglio che è stato fin qui completamente ignorato di due condizioni di legge ineludibili e soprattutto insuperabili, che sono da un lato la scadenza improrogabile del 31 dicembre 2014 e dall’altro lato l’obbligo di fare i bandi di gara per l’assegnazione della gestione decennale degli impianti: si tratta di due condizioni (improntate alla legalità e alla trasparenza e imparzialità delle procedure di assegnazione) che fermano sul nascere qualsiasi qualunque tentativo fatto finora per cercare di scavalcarle. 
Se infatti si fa l’ipotesi di rimandare “politicamente” a tempi biblici l’approvazione del PRIP prima e dei Piani di Localizzazione poi, per evitare che si facciano i bandi di gara (tentativo tuttora in atto) e pensare di far salvi sine die in tal modo gli impianti del “riordino”, si va a sbattere contro la scadenza del 31 dicembre 2014 entro cui decadranno inesorabilmente tutte le concessioni rilasciate agli impianti del “riordino” che diventa così morto automaticamente come procedura. 
Se invece si accetta l’ipotesi di arrivare a regime con i bandi di gara, tenendo fuori di esse gli impianti del riordino o lasciandovi dentro una percentuale di impianti del “riordino” da fare comunque salvi, senza accorgersi che in tal caso stiamo “premiando” non certo le presunte ditte “virtuose” ma i loro impianti, si va a sbattere in modo altrettanto inesorabile contro la finalità stessa dei bandi di gara che è quella di rilasciare nuove “autorizzazioni” decennali per gli impianti individuati dai Piani di Localizzazione e la conseguente impossibilità di mantenere come valide, fuori gara, le concessioni degli impianti del riordino scadute dal 31.12.2014 o peggio ancora di assegnare l’esclusiva a certe ditte su certi impianti comunque a priori, addirittura dentro una gara, nel dispregio più assoluto del principio di libera concorrenza e della durata dei titoli autorizzativi.     

A fronte delle suddette considerazioni, l’ostinazione “politica” di volere a tutti i costi trovare un modo per riconoscere una “premialità” solo a certe ditte pubblicitarie “virtuose”, non meglio identificabili senza incorrere comunque in una censurabilissima ed illegittima discrezionalità, rischia o tradisce la volontà di arrivare alla fine a fare di tutto un fascio, facendo rientrare soprattutto le ditte “non virtuose” che hanno rovinato il mercato di Roma e soprattutto infangato il decoro della città, dietro la fin troppo comoda quanto scontata giustificazione che non si vuol far fallire nessuno con i bandi di gara. 

Se si considera preliminarmente che questo tipo di atteggiamento “politico” non può e non deve preoccuparsi di non far fallire, o meglio ancora di far sparire dal mercato di Roma, anche le ditte che si sono fin qui comportate irregolarmente in modo sistematico ormai comprovato, si arriva allora a trovare la soluzione in un modo esattamente opposto e perfettamente rispettoso della normativa vigente in materia, individuando le ditte che hanno diritto di partecipare ai bandi per esclusione fra quelle che hanno “virtuosamente” rispettato le regole, impedendo di gareggiare a tutte quelle che sono sicuramente “non virtuose” in base a condizioni ineludibili dettate da criteri oggettivi ed in quanto tali non impugnabili né presso il TAR né presso il Consiglio di Stato. 

Nell’emendamento riguardante la “premialità” fatto conoscere in copia nel corso della seduta congiunta delle Commissioni Bilancio e Commercio che si è tenuta il 24 giugno 2014 si dispone che <<le prime procedure di gara per l’assegnazione degli impianti pubblicitari individuati dai Piani di Localizzazione dovranno contenere, nel rispetto dei principi anche comunitari che regolano le selezioni ad evidenza pubblica, criteri di valutazione che ten gano conto del corretto comportamento tenuto dai soggetti già inseriti nella procedura di riordino>>. 
Dal suddetto testo mi sembra di capire che al tema della “premialità” si sia arrivati senza sapere nemmeno quale sia esattamente la normativa vigente in materia di bandi di gara, che anche il Comune di Roma dovrà rispettare e che è il Decreto Legislativo n. 163 del 12 aprile 2006, con cui l’Italia ha recepito la Direttiva 2004/18/CE. 
Se se ne fosse stati a dovuta conoscenza prima, non si sarebbe parlato di“prime procedure di gara”, lasciando capire che le altre potrebbero essere diverse, quando invece tutte le procedure dio gara sono obbligate a rispettare il D.Lgs. n. 163/2006 che sancisce proprio dei principi comunitari e non come erroneamente riportato “principi anche comunitari”.  
Si tratta del “Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE“, che al n. 13 dell’Allegato II A (relativo all’ “Elenco dei servizi di cui all’articolo 20 e 21”) include i “Servizi Pubblicitari” da appaltare, disciplinati per l’appunto dagli artt. 20 e 21, ma anche e soprattutto dagli articoli 38 (relativo ai “Requisiti di ordine generale”) e 42-42 (relativi rispettivamente alla “Capacità tecnica e professionale dei fornitori e dei prestatori di servizi” ed alle “Norme di garanzia della qualità”). 

la “virtuosità” delle imprese costituisce (anzi: deve costituire) per espressa previsione di legge (articolo 38 del D.lgs. 163/2006) requisito di ammissione alle gare: e ciò
- sia sotto il profilo della regolarità dei pagamenti al Comune per canoni ed imposte (l’articolo 38 del D.lgs. 163/2006 prevede – al comma 1, lett. “g” –  che non possano concorrere alle pubbliche gare coloro che “hanno commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato in cui sono stabiliti”);
- sia per quanto riguarda l’assenza di impianti abusivi (che costituirebbe non solo una violazione tributaria grave ma anche – cfr. ancora l’articolo 38, comma 1, lett. “f” - un episodio di “grave negligenza o malafede nell’esecuzione delle prestazioni” che saranno oggetto della gara e comunque “un errore grave nell’esercizio della..attività professionale” dell’impresa interessata). 
L’inutilità di riconoscere una “premialità” in base ai due criteri della regolarità dei pagamenti e di non avere installato impianti abusivi viene dall’art. 38 perché precisa ai sensi del 1° comma quali sono i soggetti che “sono esclusi dalla partecipazione alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi, né possono essere affidatari di subappalti, e non possono stipulare i relativi contratti”: ne deriva che tutti gli altri soggetti sono per esclusione implicitamente “virtuosi” e comunque nel pieno diritto di partecipare alle gare. 
Ne deriva, per dirla ancora meglio, che la “virtuosità” delle imprese costituisce (anzi: deve costituire) per espressa previsione di legge (vale a dire l’art. 38 del D.lgs. 163/2006) requisito di ammissione alle gare e ciò:
- sia sotto il profilo della regolarità dei pagamenti al Comune per canoni ed imposte (l’articolo 38 del D.lgs. 163/2006 prevede – al comma 1, lett. “g” –  che non possano concorrere alle pubbliche gare coloro che “hanno commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato in cui sono stabiliti”);
- sia per quanto riguarda l’assenza di impianti abusivi (che costituirebbe non solo una violazione tributaria grave ma anche – cfr. ancora l’articolo 38, comma 1, lett. “f” - un episodio di “grave negligenza o malafede nell’esecuzione delle prestazioni” che saranno oggetto della gara e comunque “un errore grave nell’esercizio della..attività professionale” dell’impresa interessata). 

Ma il suddetto D.Lgs. n. 163/2006 impone al Comune di Roma di porre delle condizioni di sbarramento alla partecipazione alle gare da parte di ditte da ritenersi “non virtuose” senza alcuna discrezionalità quanto meno sulla base dei seguenti oggettivi criteri di esclusione. 
1 – Non hanno diritto a partecipare a nessun bando di gara quelle ditte pubblicitarie che non abbiano partecipato al riordino ed abbiano installato impianti “senza scheda”, privi cioè di qualunque titolo autorizzativo, o peggio ancora impianti abusivi nemmeno registrati nella Nuova Banca Dati. 
2 – Non hanno diritto a partecipare a nessun bando di gara quelle ditte pubblicitarie che pur avendo partecipato al procedimento del riordino, abbiano successivamente installato senza alcun preventivo rilascio di titolo autorizzativo, impianti pubblicitari accertati come “senza scheda”.  
3 – Non hanno diritto a partecipare a nessun bando di gara quelle ditte pubblicitarie che pur avendo partecipato al procedimento del riordino, dichiarando alla data del 9 maggio del 1997 di avere installato un certo numero di impianti del tipo scheda “ES”, abbiano in seguito installato ulteriori impianti fra quelli dichiarati del tipo “E”, senza alcun preventivo rilascio di titolo autorizzativo e da considerare quindi anch’essi “senza scheda”.  
4 – Non hanno diritto a partecipare a nessun bando di gara quelle ditte pubblicitarie i cui rappresentanti legali, pur avendo partecipato al procedimento del riordino, si siano successivamente avvalsi della Deliberazione Giunta Comunale n. 395 del 3 dicembre 2008 per ricollocare uno o più impianti nemmeno in violazione delle norme inderogabili del Codice della Strada in posizioni da rendita di posizione economicamente più vantaggiosa, ma del tutto illecite, dichiarandone in modo mendace la piena regolarità allegando anche una falsa asseverazione di tecnico abilitato. 

Debbo mettere in evidenza che fra le cause di esclusione dai bandi di gara non possono essere annoverate anche le sanzioni amministrative emanate contro impianti del riordino installati con regolare concessione rilasciata dal Comune in una certa posizione sul territorio, risultata poi in violazione delle norme inderogabili del Codice della Strada subentrate dopo (nell’anno 1992) o di vincoli paesaggistici imposti sempre dopo o norme di salvaguardia di aree naturali protette istituite pur esse dopo il rilascio dei titoli autorizzativi: si tratta di evidenti casi in cui vanno riconosciuti agli impianti dei “diritti acquisiti” che consentono quindi una loro ricollocazione ai sensi della deliberazione della Giunta Comunale n. 395 del 3 dicembre 2008. 

Come si può ben vedere, ad eccezione dei casi suddetti, si tratta di 4 precise condizioni di esclusione da tutti i futuri bandi di gara, dettate dal più totale rispetto della legalità e quindi inattaccabili sia al TAR che al Consiglio di Stato, entrambi i quali si sono peraltro già pronunciati rigettando i ricorsi presentati proprio contro la rimozione degli impianti “senza scheda”. 
Il rispetto delle suddette 4 condizioni porterebbe ad escludere da tutti i futuri bandi di gara molte delle ditte “romane” o “non romane” ma che hanno distrutto Roma: per differenza e per esclusione, sarebbero molto poche o si ridurrebbe comunque di molto il numero delle ditte che avranno diritto a partecipare a tutti i futuri bandi di gara, avendo come unico requisito di “virtuosità” quello di stare con tutte le carte in regola, così come prescrive la legge. 

A chi obiettasse che stiamo pur sempre in un paese in cui vige il detto che “fatta la legge trovato l’inganno”, che in tal caso sarebbe il camuffamento delle ditte malavitose sotto la forma di neo nate ditte “verginelle”, faccio presente che il D.Lgs. n. 163/2006 dà facoltà anche al Comune di Roma di esigere che i partecipanti siano in possesso di requisiti tecnici ed economici in linea con le caratteristiche dell’appalto, e questo a tutela stessa dell’Amministrazione che deve poter essere certa di affidare le concessioni ad operatori di comprovata esperienza e solvibilità.  

Ricordo proprio a tal riguardo che il bando per il servizio di Bike Sharing indetto dalla precedente Giunta Comunale è stato impugnato dalla ditta “SCI” del sig. Ranieri Randaccio che ha ottenuto l’annullamento del bando, che si è rivelato però stato una vittoria di Pirro, dal momento che con Sentenza del TAR del Lazio n. 4707 del 16 maggio 2012 gli sono state respinte proprio buona parte delle accuse sul presunto monopolio delle multinazionali che sta portando ostinatamente ancora avanti assieme all’AIPE (la “SCI” si era opposta proprio ai criteri di selezione imposti dal bando che richiedeva, così come tutti gli appalti al mondo di questo tipo, che i concorrenti avessero delle caratteristiche tali da garantire la stazione appaltante). 

La Sezione Seconda Ter del Lazio ha respinto soprattutto le censure portate proprio alle capacità tecniche e professionali richieste per partecipare a quel bando di gara. 
Ne riporto per opportuna conoscenza i seguenti estratti. 
<<Per giurisprudenza che può oramai dirsi consolidata al riguardo, peraltro, appartiene alla discrezionalità della stazione appaltante fissare i requisiti di partecipazione alla singola gara, anche superiori rispetto a quelli previsti dalla legge essendo coessenziale il potere-dovere di apprestare (attraverso la specifica individuazione dei requisiti di ammissione e di partecipazione ad una gara) gli strumenti e le misure più adeguati, congrui, efficienti ed efficaci ai fini del corretto ed effettivo perseguimento dell’interesse pubblico concreto, oggetto dell’appalto da affidare; l’unico limite a detta insindacabilità della scelta, si rinviene allorché la stessa sia manifestamente irragionevole, irrazionale, arbitraria, sproporzionata, illogica e contraddittoria, nonché lesiva della concorrenza, alla stregua di una valutazione da effettuare non in astratto, ma in correlazione al valore dell’appalto>>. 
<<In particolare, tanto l’A.V.C.P. con la deliberazione n. 20/2007 quanto il giudice amministrativo ritengono non incongrua né limitativa dell’accesso alla gara la richiesta di un fatturato, nel triennio pregresso, sino al doppio dell’importo posto a base della stessa ( T.A.R. Emilia Romagna-Bologna, sez. I, 11 aprile 2008, n. 1424 e T.A.R. Molise, sez. I, 2 aprile 2008, n. 107).>> 
<Capacità tecnica e professionale dei fornitori e dei prestatori di servizi
”, dispone, al comma 1, lett. a), che “1. Negli appalti di servizi e forniture la dimostrazione delle capacità tecniche dei concorrenti può essere fornita in uno o più dei seguenti modi, a seconda della natura, della quantità o dell’importanza e dell’uso delle forniture o dei servizi: a)   presentazione dell’elenco dei principali servizi o delle principali forniture prestati negli ultimi tre anni con l’indicazione degli importi, delle date e dei destinatari, pubblici o privati, dei servizi o forniture stessi; se trattasi di servizi e forniture prestati a favore di amministrazioni o enti pubblici, esse sono provate da certificati rilasciati e vistati dalle amministrazioni o dagli enti medesimi; se trattasi di servizi e forniture prestati a privati, l’effettuazione effettiva della prestazione è dichiarata da questi o, in mancanza, dallo stesso concorrente; …>>.  
<<In applicazione della norma richiamata la scelta al riguardo costituisce espressione della discrezionalità di cui l’amministrazione gode nell’indicare i requisiti di capacità tecnica professionale delle ditte partecipanti alla procedura di gara, purché ciò avvenga entro i limiti della logicità e della proporzionalità e sempre che questi non rappresentino un evidente limitazione alla partecipazione alla gara.>> 
<<In sostanza le determinazioni in materia di requisiti soggettivi di partecipazione alle gare non devono essere illogiche, arbitrarie, inutili o superflue e devono essere rispettose del principio di proporzionalità, il quale esige che ogni requisito individuato sia al tempo stesso necessario ed adeguato rispetto agli scopi perseguiti; il concreto esercizio del potere discrezionale deve, dunque, essere funzionalmente coerente con il complesso degli interessi pubblici e privati coinvolti dal pubblico incanto e deve rispettare i principi del codice dei contratti. Nella scelta dei requisiti di partecipazione, quindi, il ricordato principio di non discriminazione impone che la stazione appaltante debba ricorrere a quelli che comportino le minori turbative per l’esercizio dell’attività economica. In definitiva, l’intero impianto dell’avviso non deve costituire una violazione sostanziale dei principi di libera concorrenza, “par condicio”, non discriminazione e trasparenza di cui all’articolo 2, comma 1, del D.lg. n. 163 del 2006 (T.A.R. Lazio- Roma, sez. II, 7 ottobre 2010, n. 32717).>>
<<L’adeguatezza e la proporzionalità dei requisiti soggettivi di partecipazione alle gare pubbliche, con particolare riguardo proprio alla capacità tecnica, deve essere, tuttavia, valutata con riguardo non solo al mero importo economico della base di asta di cui al bando ma anche, e soprattutto, all’oggetto concreto dell’appalto in gara con riferimento in particolare alle sue specifiche peculiarità; e la capacità tecnico-organizzativa afferente ai servizi in pregresso prestati, di cui alla richiamata lettera a) del comma 1 dell’articolo 42 del D. Lgs. n. 163 del 2006, non solo analoghi ma anche specificatamente identici, garantisce effettivamente all’amministrazione l’affidabilità contrattuale del proprio interlocutore con riguardo alle prestazioni oggetto di affidamento. >> 
<<Nel caso di specie la capacità tecnica è stata agganciata all’espletamento della medesima tipologia di servizio (gestione e sviluppo del servizio di Bike Sharing, comprensivi della fornitura del sistema e della manutenzione e gestione dello stesso) con la specificazione della consistenza del relativo oggetto contrattuale che è stato in concreto agganciato alla dimensione dell’oggetto della procedura in questione; a fronte di n. 80 stazioni da gestire, e in parte preponderante da rinnovare e realizzare ex novo, è stata richiesta la comprovata stipulazione di un contratto relativo alla realizzazione e gestione di n. 40 stazioni.>> 
in relazione al rischio che la “virtuosità” venga artefatta dissolvendo un impresa disonesta per costituirne una nuova ad hoc per le gare, occorre ricordare in conclusione che un’impresa di nuova costituzione sarebbe - proprio perché nuova – necessariamente priva dei requisiti della cosiddetta “capacità tecnico-organizzativa” ed “economico-finanziari” come definiti ed imposti dagli articoli 41 e 42 del D.lgs. 163/2006.
Ed infatti: 
- la prima delle due norme prevede che la “la dimostrazione della capacità finanziaria ed economica delle imprese concorrenti può essere fornita” con referenze bancarie, bilanci e – soprattutto – con  “il fatturato globale d’impresa e l’importo relativo ai servizi o forniture nel settore oggetto della gara, realizzati negli ultimi tre esercizi”.
-  la seconda disposizione (l’articolo 42) prevede anch’essa che “la dimostrazione delle capacità tecniche dei concorrenti può essere fornita … a seconda della natura, della quantità o dell’importanza e dell’uso delle forniture o dei servizi” con (tra l’altro, ma non solo) la “presentazione dell’elenco dei principali servizi o delle principali forniture prestati negli ultimi tre anni con l’indicazione degli importi, delle date e dei destinatari, pubblici o privati, dei servizi o forniture stessi”. 

Come ultima annotazione a margine debbo far presente che nell’indire le gare in questione il Comune sarà tenuto a fissare requisiti di ammissione tecnici (in termini di esperienza pregressa) ed economici (fatturato specifico nel settore) che siano adeguati alla natura delle prestazioni richieste, al valore dell’affidamento e alla sua durata ed importanza, essendo già stato evidenziato (cfr. TAR Lazio, Sez. I, 18 maggio 2006 n. 3572) che è illegittimo un bando privo di requisiti minimi di partecipazione congrui e pertinenti con l’oggetto della gara:  e questo proprio perché dalla previsione dei suddetti requisiti minimi «in sede di elaborazione della disciplina di gara, non può in alcun modo prescindersi … a tutela del principio di buona andamento ed efficienza dell’azione amministrativa» (TAR Lazio, 3572/2016 cit.)  

Ne deriva in conclusione che con un numero limitato da un lato delle ditte pubblicitarie che hanno diritto a partecipare a tutti i bandi di gara, ma con la condizione dall’altro lato della possibilità di limitare l’aggiudicazione ad esempio a non più di due (vagliando bene in tal caso la non impugnabilità di una simile limitazione), è quasi certo che non si farà fallire nessuna di queste ditte, se non altro perché tutte si potranno aggiudicare quanto meno una gara partecipando in Associazione Temporanea di Imprese (ATI). 

Ne deriva altresì che chi d’ora in poi si ostinerà a voler riconoscere una “premialità” a presunte ma non meglio identificate ditte “virtuose” tradirà malamente la volontà di assecondare cani e porci, facendo rientrare in tal modo quanto meno una parte delle ditte “non virtuose” così come da me sopra individuate in base ai 4 criteri di esclusione sopra elencati.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)

mercoledì 25 giugno 2014

Le Commissioni congiunte Bilancio e Commercio rimandano ogni decisione sul PRIP per definire meglio i criteri con cui riconoscere una “premialità” alle ditte “virtuose”

Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:
http://www.vasroma.it/le-commissioni-congiunte-bilancio-e-commercio-rimandano-ogni-decisione-sul-prip-per-definire-meglio-i-criteri-con-cui-riconoscere-una-premialita-alle-ditte-virtuose/


Si è svolta ieri mattina la seduta congiunta della I Commissione Bilancio e della IX Commissione Commercio per esprimere il “parere” sulle proposte di deliberazione n. 59, relativa al Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (PRIP), e n. 61, relativa alle modifiche ed integrazioni del Regolamento Pubblicità.
La seduta doveva essere tenuta a partire dalle ore 9,00 nella sala riunioni del 3° Piano di Largo Lamberto Loria n. 3, che era più che adatta al numero delle persone previste, ma il Presidente della I Commissione Bilancio Alfredo Ferrari (Partito Democratico) ha deciso all’ultimo minuto di tenerla nella sala riunioni a fianco del suo ufficio al 5° piano, attorno ad un tavolo per 10 persone soltanto, costringendo alla fine a stare in piedi non solo le persone che hanno ritenuto di partecipare alla riunione, ma diversi consiglieri stessi.
 Immagine.Alfredo Ferrari
 Alfredo Ferrari

Alle ore 9,00 in punto era presente l’Assessore Marta Leonori accompagnata dal suo Capo della Segreteria avv. Leslie Francesco Capone e da una addetta stampa del Comune.
Per gli uffici era presente il dott. Francesco Paciello.
Anche se arrivati in tempi diversi, della I° Commissione Bilancio erano presenti, oltre al Presidente, Maria Gemma Azuni (Sinistra Ecologia e Libertà, Vice Presidente vicario) e Davide Bordoni (Forza Italia, Vice Presidente), Sveva Belviso (Nuovo Centro Destra), Ignazio Cozzoli Poli (Alleanza Popolare Nazionale), Marcello De Vito (Movimento 5 Stelle, capogruppo) e Franco Marino (Lista Civica Marino Sindaco).
Della IX° Commissione Bilancio, anche se arrivati pur essi in tempi diversi, erano presenti, oltre al Presidente Orlando Corsetti (Partito Democratico), Immacolata Battaglia (Sinistra Ecologia e Libertà, Vice Presidente vicario), Davide Bordoni (Forza Italia, Vice Presidente), Giovanni Alemanno (Alleanza Popolare Nazionale), Valeria Baglio (Partito Democratico), Michela Di Biase (Partito Democratico), Franco Marino (Lista Civica Marino Sindaco), Ilaria Piccolo (Partito Democratico) ed Enrico Stefàno (Movimento 5 Stelle).
Erano inoltre presenti i consiglieri Antonio Stampete (Partito Democratico), Roberto Cantiani (Gruppo Misto), Athos De Luca (Partito Democratico) e Valentina Grippo (Partito Democratico).
Oltre che ad un collaboratore di Alemanno erano presenti due collaboratrici rispettivamente dei consiglieri Giordano Tredicine (Popolo delle Libertà) e Massimo Caprari (Centro Democratico).
Per le associazioni di categoria erano presenti l’avv. Ettore Corsale, direttore della “Associazione Imprese Pubblicità Esterna” (A.I.P.E.), l’avv. Giuseppe Scavuzzo, presidente delle Imprese Romane Pubblicitarie Associate (I.R.P.A) ed il sig. Giancarlo Festa, presidente della Società Pubblicitarie Associate Romane (S.P.A.R.).
Per le ditte pubblicitarie erano presenti Ranieri Randaccio della “S.C.I.” (Società Concessioni Internazionali), Rodolfo Moretti,della “Moretti Pubblicità” e Oberdan Zuccaroli della “Pubbli Roma”. 
Era presente anche un giornalista della Agenzia “Omni Roma”. 
La seduta è iniziata con un’ora di ritardo: fino alle 10,00 ho visto intrattenersi dapprima Moretti con Scavuzzo e poi il cons. Bordoni con Corsale e Randaccio.
Orlando Corsetti si è intrattenuto a parlare con il cons. Antonio Stampete, con cui si è lamentato dei “progetti innovativi” perché secondo lui costituirebbero <<un modo per rientrare con la pubblicità nel centro storico>>.
L’assessore Leonori, dopo un incontro con il Presidente Ferrari nel suo ufficio, si è intrattenuta a discutere con Orlando Corsetti davanti al resto dei presenti in quel momento sul testo degli emendamenti da lui predisposti.
Li ho sentiti parlare sul seguente emendamento sui Piani di Localizzazione.

 Immagine.emendamento all'art. 19. png

Mi è stato permesso di correggere Orlando Corsetti, che mi attribuiva la paternità di quella proposta, per far presente che era stata superata dall’ultimo emendamento proposto congiuntamente anche assieme a Cittadinanzattiva, che sposta la modifica all’art. 29 della “Normativa Tecnica di Attuazione” del PRIP (relativo alla “Individuazione delle aree da sottoporre a piano di localizzazione), per evitare di far modificare gli elaborati grafici riguardanti i 7 ambiti territoriali.
Li ho sentiti quindi discutere sul seguente emendamento all’art. 19.

 Immagine.emendamento all'art. 19 del Regolamento

L’assessore Leonori ha contestato a Corsetti l’espressione “”equivalenza commerciale”, su cui ha chiamato in causa anche il dott. Francesco Paciello, per arrivare a concordare di modificare il testo parlando di “contenuto omogeneo dei Piani di Localizzazione.
Sono state nel frattempo consegnate ai consiglieri presenti copie non solo degli emendamenti fatti conoscere dal Presidente Orlando Corsetti nel corso della precedente seduta del 16 giugno 2014, ma anche del seguente emendamento sulla “premialità” da riconoscere alle ditte “virtuose”.

Immagine.emendamento sulla premialiità
Il Presidente Corsetti è passato quindi a discutere con l’assessore Leonori sul suddetto emendamento e dopo che si è trovato di fronte alla sua contestazione ha più o meno detto questo: <<Sospendiamo allora la seduta e ci aggiorniamo, visto che non c’è accordo sulle “deroghe” e quindi sulla volontà di raggiungere un punto di accordo con la Giunta>>.
Ha poi desistito dal farlo.
Poco prima delle ore 10,00 la consigliera Sveva Belviso ha chiesto di avere un aggiornamento sugli emendamenti, a guadagno di tempo, nell’attesa dell’inizio effettivo dei lavori: di fronte all’indifferenza generale ha chiesto allora di far aprire la seduta dalla consigliera Maria Gemma Azuni in qualità di Vice Presidente Vicario, che si è però rifiutata, anche perché di lì a poco iniziava una seduta delle Consigliere Elette a cui doveva partecipare.
Bene o male alle ore 10 circa è arrivato il Presidente Alfredo Ferrari che ha dato inizio ai lavori.
Quella che segue è la verbalizzazione oggettiva quanto meno della successione degli interventi che ci sono stati fino alla fine dei lavori, che dò di seguito senza stacchi l’uno dall’altro, con in corrispondenza il testo più o meno esatto (se non anche “virgolettato”) di ciò che ognuno ha detto.
Alfredo Ferrari – <<Mi scuso per il ritardo. Sarò brevissimo. Con le proposte n. 59 e 61 chiudiamo il percorso sulle delibere propedeutiche, su cui non mi dilungo perché trattano di un argomento a me ostico. Per onestà intellettuale debbo dire che nutro dei dubbi sulla legittimità di agganciare le due suddette proposte al bilancio, che però slitta al 2015. Riguarda però un tema da affrontare in modo definitivo, per cui rischierei di mettere in discussione un tema su cui ha lavorato la Commissione Commercio cercando un percorso condiviso con tutti gli operatori del settore. Chiuderei con l’invito all’assessore a cercare di vedere se riusciamo a trovare un percorso condiviso>>.
Marta Leonori – <<Oggi riprendiamo un percorso che dura da 20 anni. Abbiamo ripreso un lavoro già effettuato, che abbiano aggiornato con modifiche ed integrazioni>>. Ha confermato la scadenza improrogabile del prossimo 31 dicembre 2014 e la necessità di fare al massimo 10 bandi di gara dopo i Piani di Localizzazione per assegnare le concessioni decennali. Ha detto che PRIP e modifiche al Regolamento vanno in parallelo.
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Marta Leonori

Ha chiarito che a non poter partecipare ai bandi di gara saranno quelle ditte che non sono state in regola con i pagamenti e che abbiano installato impianti abusivi nell’ultimo quinquennio.
Ha fatto sapere che tutti i Municipi hanno espresso il loro “parere”, precisando che alcuni lo hanno fatto con “osservazioni”.
Ha detto infine che l’approvazione di queste due proposte di deliberazione serve per arrivare ai Piani di Localizzazione.
Sveva Belviso – <<Perché due delibere ?>>.

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 Sveva Belviso

Marta Leonori – <<Perché ci sono aspetti regolamentari che riguardano i bandi>>.
Sveva Belviso – Chiede all’assessore chiarimenti sul 10% riservato alle edicole ed ai chioschi del mercato. 
Marta Leonori – <<Per dare maggiori disponibilità a questo settore>>.
Orlando Corsetti – <<Se siete d’accordo entrerei nel merito degli emendamenti>>, scaturiti a suo giudizio dal confronto che negli ultimi mesi c’è stato con tutti i soggetti interessati.

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 Orlando Corsetti

Giovanni Alemanno – Fa delle obiezioni riguardo al fatto che le proposte di deliberazioni n. 59 e 61 siano propedeutiche al bilancio.
Alfredo Ferrari – Fa presente che nel bilancio di previsione ci sono proiezioni fino al 2016, per cui <<se deve essere di ostacolo, non intendo fermare un percorso anche perché per l’appunto il bilancio è pluriennale>>.
Orlando Corsetti – <<Proporrei un altro percorso. Ci portiamo appresso 6 mesi di lavoro ed abbiamo la possibilità di dare via libera al PRIP. Se ci fosse una condivisione, la propedeuticità o meno è superficiale.>>
Davide Bordoni – <<Il tema sono le modifiche al Regolamento che stravolgono tutto>>.

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Davide Bordoni

Orlando Corsetti – <<Chiedo a tutti i colleghi di fare uno sforzo per concordare gli emendamenti. Mi concentrerei sul lavoro che abbiamo portato avanti>>.
Davide Bordoni – Continua a non essere d’accordo.
Alfredo Ferrari – Commenta l’intervento di Bordoni con il seguente plurale maiestatis: <<Siete bizzarri>>.
Sveva Belviso – Obietta a sua volta.
Ignazio Cozzoli Poli – <<Non essendo materia immediatamente impattante, ci sembrava saggio togliere elementi che appesantissero il confronto ed il dibattito politico. Provo a trovare una quadra unanime: mi pare di capire che la Commissione Commercio non è riuscita ad arrivare ad un percorso condiviso, per cui è bene togliere le due proposte n. 59 e n. 61 dalle delibere propedeutiche al bilancio>>,

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Ignazio Cozzoli Poli

Franco Marino – <<Il problema non è la propedeuticità o meno: sono i 20 anni trascorsi. Dedichiamo un’ora di discussione agli emendamenti e valutiamo alla fine. Tutto sommato non mi sembra che ci siano grosse divergenze>>.
Ignazio Cozzoli Poli – <<Questa non è la sede adatta>>.
Sveva Belviso – <<Tecnicamente non è corretto: qui dobbiamo entrare nel merito>>.
Alfredo Ferrari – <<Sono talmente trasparente che non ho problemi ad entrare nel merito. Presuppongo che la Segreteria Generale non abbia fatto obiezioni in quanto si tratta di entrate del 2015>>.
Davide Bordoni – <<Se aspettiamo che venga approvato prima il piano di rientro non muore nessuno, fermo restando che non sono assolutamente d’accordo sulle modifiche al Regolamento perché favoriscono poche ditte e soprattutto le multinazionali>>.
Orlando Corsetti – <<La prima cosa ingiusta è dire che si vuole strozzare il dibattito, specie dopo tutto il lavoro che abbiamo fatto. Proposta che faccio io: verifichiamo insieme se troviamo un accordo sulle aziende “virtuose”. Abbiamo cercato un metodo che mantenesse la scadenza del prossimo 31 dicembre 2014 e venisse incontro al tempo stesso a queste ditte. Posso chiedervi la cortesia di illustrare gli emendamenti proposti e vedere se sono soddisfacenti ? Solo dopo discutiamo se riaprire il dibattito sulla propedeuticità delle due proposte di deliberazione licenziate dalla Giunta>>.
Roberto Cantiani – Ricorda gli emendamenti su cui cercare una condivisine e chiede di sapere se si approvano nella odierna seduta.

 Immagine.Roberto Cantiani
Roberto Cantiani

Alfredo Ferrari – <<Riusciamo a fare qualche passo avanti! Non è che stiamo all’aeroporto e che questo è l’ultimo volo. Il Segretario generale ha di fatto considerato regolare la “caratura normativa” delle due proposte di deliberazione. Ce la facciamo a fare un passo in avanti ?>>.
Ignazio Cozzoli Poli – <<Io non mi voglio infilare nel merito di temi che sono di competenza della Commissione Commercio>>.
Immacolata Battaglia – Ha voluto fare una premessa che <<è un po’ fuori degli schemi>>. Ha ricordato che c’è stato un lavoro di mesi e che sono stati “auditi” tutti. Riferita a Bordoni: <<Caro Davide, dire che non stiamo attenti alla tutela delle ditte romane è scorretto >>.

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Immacolata Battaglia

Sveva Belviso – <<Quante sono le aziende ?>>. 
Immacolata Battaglia – <<Non possiamo però andare in deroga. La gara deve essere di riassetto e di riorganizzazione, ma non punitiva delle ditte romane. Il nostro obiettivo è stato quello di partire da dati oggettivi riguardo a chi in questa città si è comportato bene. Studieremo il modo.>>
Davide Bordoni – Si è dichiarato “molto d’accordo” su quel “metodo”, ma ha ribadito le sue perplessità.
Sveva Belviso – <<Studiamo allora il regolamento>>.
Enrico Stefàno – Ha voluto far sapere la posizione del Movimento 5 Stelle sui due temi in discussione.
Riguardo alla propedeuticità o meno al bilancio delle due proposte di deliberazione ha fatto presente che <<è il male minore>>, anche perché assicura la approvazione del PRIP in tempi certi.
Riguardo alla “premialità” ha voluto sottolineare il “parere” tecnico reso dalla Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale, che <<considera la gara come imprescindibile>>, per cui in termini di “metodo” senza bandi di gara si mina l’intero impianto.
In termini di “merito” ci sono sicuramente delle ditte “virtuose”, ma ce ne sono molte di più che sono quelle che hanno portato all’attuale degrado di Roma: ha messo in evidenza come non siano poche le difficoltà per decidere nel Regolamento chi nel merito è “virtuoso”, mentre ha fatto presente che poi nei bandi di gara si può mettere di tutto.

 Immagine.Enrico Stefàno
Enrico Stefàno

Orlando Corsetti – <<Forse è utile che vi illustri i due punti su cui ci siamo confrontati. Il primo punto ha riguardato i criteri in deroga su cui la Commissione è unanimemente contraria>>, con riferimento al Bike Sharing ha detto che <<non è possibile usarlo per bypassare le norme>>.
Riguardo ai lotti ha precisato che <<chi partecipa ne può vincere al massimo due>> e che occorre <<fare lotti che abbiano omogeneità e quindi appetibilità commerciale>>.
Sul secondo punto che ha riguardato la “premialità” ha ribadito che i criteri per riconoscerla sono da un lato la regolarità in tutti i pagamenti e dall’altro lato il non aver installato impianti abusivi.
<<Come lo risolviamo ? Dopo diversi passaggi, tra cui uno con l’Avvocatura Comunale, siamo arrivati a fissare i seguenti tre punti:
1)   mantenere la scadenza del 31 dicembre 2014;
2)   mantenere in piedi gli impianti del riordino fino a tale scadenza;
3)   stabilire una “premialità” legata ad una percentuale congrua, mettendo a gara il resto, modificando il comma 9 dell’art. 34>>. 
Alfredo Ferrari – <<Ma rispetto a quanto detto da Corsetti siamo distanti ?>>.
Antonio Stampete – <<Sono d’accordo sulla contrarietà alle deroghe, ma fino ad un certo punto, perché ci sono circuiti particolari che ne hanno comunque bisogno>>.

Immagine.Antonio Stampete
 Antonio Stampete

Orlando Corsetti – Richiama al riguardo il seguente emendamento all’art. 6, che sottopone questi progetti speciali alla approvazione della Assemblea Capitolina e non più della Giunta.

Immagine.emendamento all'art. 6

Roberto Cantiani – <<Ma nell’emendamento al comma 1 bis c’è scritto “può”>>.
Orlando Corsetti – <<Allora lo modifichiamo in “deve”>>.
Fa quindi presente l’ultimo passaggio riguardo alla “premialità” e legge la proposta di emendamento che ha predisposto dopo l’ultima seduta del 16 giugno scorso.
Franco Marino – <<Unendomi al pensiero di tutti, tengo a far presente che sono stato, sono e sarò sempre un fautore della tutela delle aziende romane. Faccio presente a tal riguardo che bisogna comunque inserire delle clausole con criteri che siano asettici, sostenibili, raggiungibili e non legati alla simpatia con certe ditte>>.

Immagine.Franco Marino buona
Franco Marino 

Marta Leonori – <<Ieri con Corsetti riguardo alla “premialità” abbiamo individuato come criteri oggettivi la regolarità nei pagamenti e il non aver avuto nessuna sanzione>>.
Immacolata Battaglia – Ha fatto presente il caso critico di chi fa ricorso al TAR e magari poi lo vince.
Sveva Belviso – <<Ma questo criterio esclude chi si è comportato male e non chi va premiato>>.
Marta Leonori – Ha fatto presente che si tratta di impianti del riordino e che la disciplina sta già nel Regolamento di Pubblicità. C’è poi la gara ed essendoci chi è già da escludere nel Regolamento come “metodo” la “premialità” deve stare caso mai nel Regolamento e non nella gara.
Ha tenuto poi a dare i chiarimenti sui “progetti speciali”, rispetto ai quali le deroghe non sono state volute per stravolgere le norme, dal momento che a gara va tutto insieme magari entro quest’anno assegnando per 10 ani la gestione degli impianti individuati dai Piani di Localizzazione: <<ma se da qui al 2014 ci sono “progetti” diversi (ad es. sul turismo e come “Mirabilia”) o mettiamo dei 4 x 3 a fianco dei monumenti oppure ci avvaliamo di strumenti innovativi>>.
Altra cosa sono quindi gli strumenti innovativi (come ad es. oggi la pellicolazione, usata in modo opportuno e nel rispetto comunque del decoro della città): <<ma se viene fuori qualcosa di nuovo, non precluderei per 10 anni questa possibilità. Ultima cosa: sono 20 anni che manca il PRIP e ci ritroviamo come tutti possono ben vedere. Il valore di un impianto non ordinato e circondato da impianti abusivi non ha di certo il valore di uno di quelli individuati dai Piani di Localizzazione>>.
Sulla questione dell’impatto economico ha ricordato la valutazione positiva che ne ha fatto l’Agenzia per il controllo della qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale, a cui ha voluto chiedere un parere “tecnico” proprio sulle due proposte di deliberazione.
Giovanni Alemanno – <<Siamo di fronte ad una forzatura, che si fa in generale quando è l’opposizione a bloccare tutto, come è successo a me quando ero Sindaco. Ma non è ora questo il caso perché abbiamo fatto per ben 6 mesi estenuanti “audizioni”: non c’è stato quindi nessun blocco, ma anzi si è raggiunto un punto che si può condividere. Sui “progetti speciali” stiamo facendo un po’ di confusione, perché possono incidere sui metri quadri previsti dal PRIP. C’è la necessità di diritti certi per fare le gare, perché altrimenti chi ha le spalle larghe si assicura il monopolio che andrebbe a vantaggio delle solo multinazionali. Siccome non c’è volontà ostruzionistica da parte nostra, non c’è bisogno di proposte di delibere propedeutiche al bilancio>>.

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Giovanni Alemanno

Marta Leonori – <<D’accordissimo sul dare diritti certi: ricordo però che il Regolamento modificato dal Consiglio Comunale quando era Sindaco lei aveva stabilito che i lotti fossero solo 4, per cui andavano in tutt’altra direzione: averli noi portati a 10 è un chiaro indice di diritti certi. Quanto ai “progetti speciali” non c’è il rischio che paventa Alemanno e comunque intendo definirli meglio congiuntamente. Dopo di che vogliamo la certezza di gare che consentano a chi le vince di avere un territorio pulito per 10 anni e di collaborare con noi per reprimere immediatamente ogni forma di eventuale abusivismo>>.
Alfredo Ferrari – <<Penso che non siamo distanti dalla soluzione. La propedeuticità sotto un profilo c’è, sotto un altro profilo no>>. 
Ignazio Cozzoli Poli – Definisce ironicamente la suddetta affermazione “spettacolare”.
Alfredo Ferrari – <<Siccome mi sono reso conto che non siamo distanti dalla posizione dell’assessore, cerchiamo di trovare l’accordo>>. 
Ignazio Cozzoli Poli – <<La sintesi è la seguente: lo spiraglio verso un accordo che metta in subordine la propedeuticità non c’è, per cui il discorso è chiuso>>.
Alfredo Ferrari – Parla di giovedì prossimo come termine ultimo, ma per decidere assieme su una azione condivisa andando incontro sia ad Alemanno sia alla Leonori sia a Corsetti.
Roberto Cantiani – <<Non capisco questo metodo di rincorrere la forma quando qui si tratta della sostanza. Una settimana in più o in meno non cambia nulla. Vorei poi sapere cosa succede con gli impianti SPQR. Quanto al Bike Sharing il riproporlo senza una localizzazione serve a rischiare di incorrere nelle stesso fallimento della Giunta precedente. Sulla “premialità” occorre specificarla meglio ed in maniera più pesante. Faccio presente che i 4 lotti erano al netto dell’esistente e che comunque mi vanno benissimo e mi soddisfano i 10 lotti. Sui ricorsi pendenti si viene a determinare un interregno: e come la mettiamo con chi fa ricorso e vince ? >>.
Francesco Paciello – <<È corretto parlare di regolarità contabile: gli atti eventualmente impugnati con ricorsi in itinere non inficiano il criterio>>.
Alle ore 11,30 viene fata una pausa caffè, offerto ai consiglieri presenti.
Athos De Luca – <<Per quanto riguarda il gruppo del PD, sul problema della “premialità” riteniamo che si debba fare un percorso lineare e pulito che non dia adito a ricorsi. I criteri non possono né debbono essere attaccati: nessuno vuole ad ogni modo la morte delle ditte romane. Se i lotti sono almeno 10 e due soltanto possono essere vinti dalle multinazionali, le ditte romane saranno o no in grado di vincere gli altri ? Questo dobbiamo fare. Riguardo alla urgenza di legare il PRIP al bilancio, se siamo sensibili a questo problema non c’è ragione che tenga per rimandare a dopo l’estate. Vogliamo che le due proposte di deliberazione siano e rimangano propedeutiche. Dobbiamo guardare agli interessi diffusi, se no non ce la facciamo a fare le gare entro la scadenza del prossimo 31 dicembre>>.

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Athos De Luca

Enrico Stefàno – Parla di uno stato da “limbo” che è difficile da attuare. Viene interrotto da Sveva Belviso e da un chiarimento della Leonori.
<<Ci sono alcuni punti su cui in questi 6 mesi sono rimasto perplesso. Ho assistito ad una divergenza che va un poò colmata. Sono rimasto molto male dell’incontro che c’è stato con l’Avvocatura Comunale e che non mi è stato comunicato per le solite vie ufficiali>>.
Orlando Corsetti – <<Hai perfettamente ragione>>.
Alfredo Ferrrari – Accenna alla possibilità di “H72”, di decidere cioè eventualmente entro venerdì prossimo, sostenendo che la delibera propedeutica al bilancio per legge è una cosa, mentre è un’altra cosa la delibera propedeutica per necessità: ribadisce l’opportunità di discuterla subordinandola al lavoro svolto da Corsetti.
Orlando Corsetti – Fa presente che la Commissione Commercio è già convocata per tutti i giorni e che potrebbe infilare in un buco di questi l’approfondimento sulle due proposte di deliberazione.
Immacolata Battaglia – Non è d’accordo e vuole una data certa.
Athos De Luca - <<Possiamo dire che venerdì si vota ?>>.
Si è chiusa così la seduta congiunta, nell’attesa che venga definita la prossima convocazione.

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A fine riunione sono riuscito ad intrattenermi a parlare per alcuni minuti con il Presidente Orlando Corsetti in presenza del dott. Francesco Paciello, a cui ho chiesto di sapere con riferimento alle ditte “virtuose” se possono essere annoverate fra queste anche quelle che dopo la data di chiusura della presentazione delle domande di riordino (vale a dire dopo il 9 maggio del 1997) hanno installato impianti di tipo “ES” (da considerare anche questi “senza scheda”) oppure quelle che hanno ricollocato impianti sempre del riordino in posizioni illecite ma in base a dichiarazioni mendaci ed asseverazioni false.
Il dott. Francesco Paciello mi ha risposto che ha già avuto modo di denunciare all’Autorità giudiziaria qualche rappresentante legale delle ditte, ma non mi ha voluto fare il nome di nessuno. 
Mi sono quindi rivolto ad Orlando Corsetti per fargli anzitutto presente che il suo emendamento così come messo al comma 9 dell’art. 34 riconosce una “premialità” agli impianti del riordino e non certo alle ditte “virtuose”, dal momento che l’art. 34 riguarda esclusivamente il procedimento del riordino: gli ho quindi fatto notare che andrebbe caso mai inserito all’art. 7 del Regolamento che riguarda la disciplina dei bandi di gara. 
Gli ho poi messo in evidenza l’estrema contraddizione dei tre criteri del suddetto emendamento da lui spiegati nel corso della seduta congiunta appena conclusa, perché da un lato mantiene la scadenza del prossimo 31 dicembre 2014 in cui verranno a decadere tutte le concessioni degli impianti del riordino e quindi la definitiva scomparsa della stessa procedura del riordino, di cui però dall’altro lato intende premiare una certa percentuale di impianti, tenendoli fuori gara e comunque “riesumandoli”: gli ho chiesto di spiegarmi come fanno a rimanere fuori gara dal 1 gennaio del 2015 un certo numero di impianti del riordino con concessione scaduta. 
Corsetti mi ha risposto davanti al dott. Paciello che la percentuale è da tenere però dentro i bandi di gara, a dimostrazione di avere fatto ora marcia indietro se non altro rispetto a quanto hanno sempre chiesto e proposto le ditte rappresentate dall’AIPE. 
Ho allora invitato Corsetti a “ragionare” un po’ di più e meglio, andando oltre la semplice ipotesi del 30% della superficie pubblicitaria da mettere a gara da un lato, ma sempre come impianti del riordino da riservare dall’altro lato esclusivamente alle ditte romane “virtuose”: l’ho invitato ad interrogarsi seriamente su come sia possibile una ipotesi così madornale. 
Per un opportuno confronto, metto in evidenza che in occasione dell’incontro che assieme a Basta Cartelloni-Francesco Fiori ho avuto il 12 novembre 2013 con l’AIPE presso la sua stessa sede e con l’AAPI, oltre che con diverse delle ditte da loro rappresentate (SCI, APA, Moretti Pubblicità ed IGP Décaux), Rodolfo Moretti ipotizzò di considerare “buoni” solo gli impianti del “riordino” schede “R” ed “SPQR” così come previsti dalla deliberazione del Consiglio Comunale n. 254 del 6 novembre 1995 (che dette inizio a questo particolare procedimento) e non anche l’allargamento agli impianti scheda “ES” poi avallato dalla deliberazione del Consiglio Comunale n. 260 del 29 settembre 1997: in questo modo gli impianti si riducevano a 17.000 circa, divenuti poi 14.600 circa dopo la crisi ed il fallimento di diverse ditte importanti, come ad esempio la Pubblicità Esterna Speciale (PES). 
Sono presumibilmente questi gli impianti delle ditte “virtuose”, da tenere fuori gara, a cui ha fatto riferimento lo stesso sig. Ranieri Randaccio nella Nota SCI del 14 marzo 2014. 
La proposta unitaria elaborata da VAS e Basta Cartelloni-Francesco Fiori e presentata ufficialmente il 6 maggio del 2013 era rispettosa dell’attuale Regolamento di Pubblicità al punto di mantenere sul territorio gli impianti del riordino fino ai bandi di gara, a differenza ad es. di quanto invece fa la “normativa Tecnica di Attuazione” del PRIP licenziato dalla Giunta Capitolina e specifica in particolare la Relazione illustrativa, che al paragrafo 4.1 precisa che <<L’approvazione del piano di localizzazione presuppone la decadenza dei titoli autorizzativi relativi agli impianti esistenti e il conseguente rilascio di nuove autorizzazioni.>> 
Difatti con le “misure di salvaguardia” delle Norme Tecniche di Attuazione del PRIP così come proposte si ricollocano gli impianti del riordino con diritti acquisiti che sono da rimuovere da tutte le zone “A” con divieto di affissione, mentre con i Piani di Localizzazione si ricollocano ulteriormente tutti gli impianti del riordino che risultano in violazione delle distanze minime prescritte dal Codice della Strada e dal suo Regolamento di attuazione: in tal modo tutti i suddetti impianti del “riordino” rimangono sul territorio fino alla scadenza del prossimo 31 dicembre 2014 (o tutt’al più fino ad un suo slittamento a pochi mesi dopo), entro cui decadono tutte le concessioni senza nessuna ulteriore possibilità di rinnovo, per lasciare il posto – dopo l’espletamento dei bandi – ai nuovi impianti che verranno autorizzati e gestiti per 10 anni da chi vincerà le varie gare.
In un quadro regolamentare del genere non c’è posto per alcun tipo di “premialità” tanto degli impianti del riordino (i cui titoli scadono alla fine di quest’anno) quanto delle ditte “virtuose“ del “riordino” sotto qualunque punto di vista le si voglia considerare, perché non c’è nessuna normativa che la possa supportare e “legittimare” dal momento che si verrebbe sempre e comunque a violare la Direttiva 2004/18/CE sui bandi di gara ed il D.Lgs. n. 163 del 12 aprile del 2006 che l’ha recepita e che fa salvo il principio della libera concorrenza e non certo il monopolio delle ditte del riordino “virtuose”.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS)